Soprattutto nel triennio delle superiori una DIScontinuità didattica
(parziale, di una parte dei docenti) potrebbe essere addirittura EDUCATIVO
ai fini dell'inserimento nella vita professionale (cambi repentini di
superiori, responsabili, colleghi, attività, ...)
Desidero conoscere la Vostra opinione in merito.
Saluti,
Mauro
Quest'anno sono capitato in una terza (insegno Informatica nel triennio di
un liceo scientifico tecnologico) nella quale molti insegnanti (mi sembra
addirittura quattro) sono gli stessi del biennio.
...i ragazzi sono i primi a lamentarsi proprio per alcuni dei punti che tu
evidenzi: stessa metodologia didattica, antipatie reciproche, fissazioni
varie, ecc.
Sono dell'opinione che continuità e discontinuità, nelle loro accezioni
estreme (sempre e comunque li stessi insegnanti - sempre e comunque
insegnanti diversi), siano entrambe un male, almeno nel contesto italiano.
Sono per una moderata discontinuità: vedi come doveva essere finora tra
biennio e triennio, tra medie inferiori e superiori, ecc.; ma non vedo
catastrofi se non viene mantenuta la continuità su alcune materie
all'interno di un ciclo.
Tuttavia, ci sono dei Paesi nei quali la discontinuità su tutte le materie è
obbligatoria: obbligando così gli insegnanti a una maggiore e migliore
uniformità metodologica e contenutistica che da noi non esiste proprio.
Forse la continuità didattica ha maggior ragione di essere in maniera
inversamente proporzionale all'età degli studenti; senz'altro dai
quattordici anni in su non dovrebbe essere un problema per gli studenti.
Renzo Venturi
La discontinuita' didattica gli studenti l'han sempre avuta.
Poi tra l'altro la continuita' didattica e' anche ad appannaggio del
docente, che conoscendo classi e studenti sa come comportarsi.
I cambi di docente sono all'ordine del giorno, dovuti al formarsi e disfarsi
di cattedre e indirizzi. Ma anche alla marcia di avvicinamento verso casa
dei docenti nonche' alle paturnie dei DS che usano l'assegnazione delle
cattedre come fatto punitivo o come promozione per amici e parenti.
Quindi nel parlare di continuita' didattica si parla spesso e volentieri di
una chimera.
Cosa si fa davanti a situazioni come queste....ci si organizza e si fan
discorsi che hanno valenza annuale piuttosto che di lungo periodo.
La cosa non e' impossibile anzi a mio parere sbagliano quei colleghi che si
organizzano su piu' anni lasciando i programmi incompiuti.
In merito ad antipatie e simpatie, per quelle non ci sono cure, nonostante
la paventata professionalita' da parte del docente, inconsciamente si
vengono ad avere comportamenti non sempre opportuni.
Beh, mettiamo anche questa fra le cose che i ragazzi imparano...
Ciao ciao
--
----
http://tribu.libero.it/selectGroup.phtml?id_gruppo=abaco
> Tuttavia, ci sono dei Paesi nei quali la discontinuità su tutte le materie
è
> obbligatoria: obbligando così gli insegnanti a una maggiore e migliore
> uniformità metodologica e contenutistica che da noi non esiste proprio.
Mi perdonerai intanto se qui sviluppo solo alcuni punti che mi stanno a
cuore.
L'uniformità di cui parli, almeno in certe discipline (parlo ad es. di
Storia e Filosofia) sarebbe però esiziale e rappresenterebbe assai
probabilmente: a) sotto l'aspetto formale una lesione della Libertà
d'Insegnamento e (b) sotto l'aspetto sostanziale un livellamento verso il
basso
delle competenze.
Non dimentichiamo poi che la tendenza della Scuola dell'Autonomia va proprio
in tutt'altra direzione (rispetto all'uniformità), nella misura in cui
prevede commissioni d'esame interne, progetti e curricoli individualizzati.
Come ben sai siamo stati in tanti sempre assai critici verso la scuola
dell'Autonomia. Ma ora il contesto è quello.
Concretamente io credo che, visti i tempi di rodaggio necessari a qualsiasi
docente in qualsiasi situazione, tempi che possono variare ma che comunque
ci sono sempre, l'aumento della discontinuità prodotto dalle
18 ore non potrà non avere ripercussioni negative.
> Forse la continuità didattica ha maggior ragione di essere in maniera
> inversamente proporzionale all'età degli studenti; senz'altro dai
> quattordici anni in su non dovrebbe essere un problema per gli studenti.
>
Se si andasse verso una Scuola meno Mammista, su questo punto avresti
senz'altro alcune ottime ragioni.
Ma persistendo il promozionismo e senza la ricostruzione di un diverso
orizzonte di senso dello studio i risultati rischiano di essere anche
maggiormente catastrofici...
Saluti
Al-Farid
--
"e fischiar Idre e sibilar Pitoni"
cut
> La DIScontinuità didattica permetterebbe:
> - ad uno studente di ascoltare gli stessi concetti (regole, teorie, fatti,
> ...) da dx/sin (no politica)
Il problema, nell'ambito di un'educazione alla Democrazia partecipativa, non
è tanto "no politica" quanto "come politica".
Peraltro la continuità didattica consente allo studente di iscriversi nella
sezione che preferisce o di spostarsi in caso di eclatante incompatibilità
senza vedersi piovere addosso "random" un docente diverso dopo magari un
anno o due.
cut
Quanto poi all'assunto che si debba educare alla precarietà (mi si consenta
di estremizzare qui il concetto) esso è tutto ideologico e quindi
discutibilissimo (oltre che suscettibile di impermanenza politica, non
essendo neanche un valore fondante) e inoltre non molto conforme all'idea di
Scuola come realtà tutelata (studium) e posta, almeno parzialmente, al
riparo
da meccanismi per i quali il minorenne non è ancora attrezzato.
Occorrerà piuttosto vedere, per il futuro, alla ristrutturazione dei
curricoli e alla riorganizzazione del tempo-scuola.
"Arkannen" <mache...@abbiamo.noi> ha scritto nel messaggio
news:8uYEa.101253$g92.2...@news2.tin.it...
cut
>Ma anche alla marcia di avvicinamento verso casa
> dei docenti nonche' alle paturnie dei DS che usano l'assegnazione delle
> cattedre come fatto punitivo o come promozione per amici e parenti.
A me pare che qui si estremizzino alcuni casi, peraltro censurabili, fatti
passare per la realtà generale e conseguentemente santificati come norma
razionale.
> ....ci si organizza e si fan
> discorsi che hanno valenza annuale piuttosto che di lungo periodo.
La mia esperienza di entrambe le situazioni non mi lascia alcun dubbio in
proposito: meglio la continuità!
Questo non significa ovviamente che dei ragazzi non troppo problematici ed
un buon insegnante non riescano ad adattarsi ad una relativa
discontinuità -sia chiaro.
Ma la cosa avrà un prezzo.
Anche in termini di qualità della vita.
Non ci sono ricette che vanno SEMPRE bene ...
La continuita' didattica ha molti piu' vantaggi che svantaggi. Il vantaggio
piu' importante sta nel permettere una parziale compensazione dei ridicoli
tempi che ci vengono dati per insegnare le nostre materie. L'insegnamento e'
rapporto tra persone, e' comunicazione e conoscenza reciproca. Se mi cambi
la classe ogni anno mi impedisci di conoscere a fondo i ragazzi, di capire
cosa e' meglio dare loro.
Da supplente avevo ogni anno una classe diversa. Da insegnate di ruolo
affermo che si lavora meglio se c'e' la continuita' didattica, si ottiene di
piu'.
E' comico che lo stesso governo che sta proponendo il ritorno alla maestra
unica (aumento dei tempi di relazione) stia portando avanti il balletto dei
docenti delle superiori. Questo fa capire quanto sia scoordinata e
scombinata la politica scolastica dell'attuale governo.
Michele
A me pare che sei tu che vuoi far passare per realta' l'opposto.
Considerando che si passa minimo un terzo della carriera come precari, gia'
siamo al 30% dei balletti. Poi ci sta la marcia di avvicinamento che ti
porta via quando va bene un altro 20% e per finire i DS che il secondo anno
che metton piede in istituto cominciano a rivoluzionare tutto, per poi
andarsene l'anno dopo a far casini da un'altra parte.
> Considerando che si passa minimo un terzo della carriera come precari,
gia'
> siamo al 30% dei balletti.
cut
Ma nessuno si sognerebbe mai di dire che sia un bene che quelle situazioni
vadano anche ulteriormente estese.
Ho vissuto anch'io -per poco tempo per fortuna- simili situazioni e ti
garantisco che dopo sono rinato; come pure i ragazzi.
cut
>per finire i DS che il secondo anno
> che metton piede in istituto cominciano a rivoluzionare tutto, per poi
> andarsene l'anno dopo a far casini da un'altra parte.
Conclusione: il problema della compromissione della continuità didattica non
si pone perché quest'ultima in realtà non è mai esistita.
(00)
Saluti
Al-Farid
Conclusione si fa credere che sia il riportare le cattedre a 18 ore l'unica
fonte del problema.
Qualche post piu' su o giu', dipende da come avete impostato il newsreader,
chiesi se a qualcuno fosse venuto in mente di usare il 15% di quota oraria
per attenuare (risolvere) in qualche modo il problema.
Ma pare che in fondo sia piu' interessante e divertente alzare barricate
piuttosto che costruire ponti.
> L'uniformità di cui parli, almeno in certe discipline (parlo ad es. di
> Storia e Filosofia) sarebbe però esiziale e rappresenterebbe assai
> probabilmente: a) sotto l'aspetto formale una lesione della Libertà
> d'Insegnamento
Perchè mai la discontinuità dovrebbe ledere la libertà d'insegnamento? I
contenuti sono dati per legge anche ora, e mi pare che con la riforma la
libertà di insegnamento si assottigli sempre più. I programmi per la
sc.elem.sono descritti minuziosamente, poco ci manca che dicano cosa devo
fare, mettiamo, la mattina del 6 novembre dalle 10 alle 11!
Lavorando con bambini piccoli, non sono certo favorevole alla discontinuità,
ma mi sfugge il nesso "continuità=libertà d'insegnamento", quest'ultima non
può comunque essere intesa"faccio cosa voglio quando voglio"
(b) sotto l'aspetto sostanziale un livellamento verso il basso delle
competenze.
Mi pare indimostrabile. Competenze di chi? Dell'insegnante, dei ragazzi, o
di entrambi? Allo stesso modo si potrebbe affermare il contrario.
> Non dimentichiamo poi che la tendenza della Scuola dell'Autonomia va
proprio
> in tutt'altra direzione (rispetto all'uniformità), nella misura in cui
> prevede commissioni d'esame interne, progetti e curricoli
individualizzati.
Testuale, dalla legge:
"Sul piano professionale, perciò, l'atteggiamento richiesto ai docenti non è
più quello dell'applicazione e dell'esecuzione più o meno impiegatizia,
bensì quello della creativa e responsabile progettazione di scelte educative
e didattiche che declinino ed intercettino il «generale» nel «particolare»,
il «nazionale» nel «locale», «ciò che vale per tutti» in «ciò che vale per
me, per ciascuno».
Belle parole, ma io mi sento offesa. Cosa credono che abbiamo fatto finora?
Quel PIU' nel testo la dice lunga: finora siamo stati ottusi impiegati, meno
male che è arrivata la riforma.
Comunque,i percorsi individualizzati dovrebbero favorire l'approccio
personale alle conoscenze da parte dell'alunno, gli estensori non hanno
certo pensato alla continuità degli insegnanti, smentita del resto dalla
faccenda del completamento a 18 ore, che non mi pare la favorisca, come
rimarchi anche tu. In compenso, ci si preoccupa di una continuità "a
singhiozzo" nella scuola elementare. Sempre dal testo:
"Il docente coordinatore-tutor, nel primo anno e nel primo biennio, è anche
docente prevalente del gruppo di allievi che gli è stato affidato per l'
intero quinquennio..."; in altro punto (che adesso non trovo) si dispone il
vincolo dell'insegnante a restare nella classe per almeno due anni, se non
ricordo male.
> Ma persistendo il promozionismo e senza la ricostruzione di un diverso
> orizzonte di senso dello studio i risultati rischiano di essere anche
> maggiormente catastrofici...
Già
Tabhall
cut
> Perchè mai la discontinuità dovrebbe ledere la libertà d'insegnamento?
Mi riferivo infatti all'uniformizzazione.
> (b) sotto l'aspetto sostanziale un livellamento verso il basso delle
> competenze.
> Mi pare indimostrabile. Competenze di chi? Dell'insegnante, dei ragazzi, o
> di entrambi? Allo stesso modo si potrebbe affermare il contrario.
>
Idem.
cut
> Belle parole, ma io mi sento offesa. Cosa credono che abbiamo fatto
finora?
Sottoscrivo.
Quanto al resto ti rimando agli altri miei post nel presente thread.
> E' comico che lo stesso governo che sta proponendo il ritorno alla maestra
> unica (aumento dei tempi di relazione) stia portando avanti il balletto dei
> docenti delle superiori. Questo fa capire quanto sia scoordinata e
> scombinata la politica scolastica dell'attuale governo.
Non c'è nessun ritorno all'insegnante unico nella scuola elementare,
come si può vedere in questo prospetto orario di una scuola
"sperimentante": http://www.primocircolo.it/html/orgaelem.htm
In una prima classe operano l'insegnante coordinatrice dell’équipe e
tutor degli alunni, l'insegnante responsabile delle attività
laboratoriali, l'insegnante di lingua inglese, l'insegnante del
laboratorio di informatica, l'insegnante del laboratorio di scienze,
l'insegnante di religione cattolica
(http://www.primocircolo.it/html/equipepedag1.htm ).
Il senso di questa ripartizione delle "competenze" a me sfugge,
probabilmente risiede altrove e non in quello che si sta attuando.
La voce di dissenso di una "onesta" dirigente tesa solo a far emergere i
problemi cui realmente si è andati incontro, a detta di un sindacalista
cisl della mia regione, sono state debitamente tacitate, la
sperimentazione ha funzionato. Ricordo inoltre che a queste scuole,
pare, sia stato dato il doppio di fondi.
E.
p. s. - a quest'url c'è anche un esempio del famigerato portfolio
http://www.primocircolo.it/html/portfolio.htm
> E' comico che lo stesso governo che sta proponendo il ritorno alla maestra
> unica (aumento dei tempi di relazione) stia portando avanti il balletto dei
> docenti delle superiori. Questo fa capire quanto sia scoordinata e
> scombinata la politica scolastica dell'attuale governo.
Non c'è nessun ritorno all'insegnante unico nella scuola elementare,
come si può vedere in questo prospetto orario di una scuola
"sperimentante": http://www.primocircolo.it/html/orgaelem.htm
In una prima classe operano l'insegnante coordinatrice dell’équipe e
tutor degli alunni, l'insegnante responsabile delle attività
laboratoriali, l'insegnante di lingua inglese, l'insegnante del
laboratorio di informatica, l'insegnante del laboratorio di scienze,
l'insegnante di religione cattolica
(http://www.primocircolo.it/html/equipepedag1.htm ).
Il senso di questa ripartizione delle "competenze" a me sfugge,
probabilmente risiede altrove e non in quello che si sta attuando.
La voce di dissenso di una "onesta" dirigente tesa solo a far emergere i
problemi cui realmente si è andati incontro, a detta di un sindacalista
cisl della mia regione, è stata debitamente tacitata, la sperimentazione
>Perchč mai la discontinuitą dovrebbe ledere la libertą d'insegnamento? I
Perche' i ragazzi magari capirebbero che alcuni dei loro professori
sono bestie che non conoscono nemmeno la loro materia.
>Tuttavia, ci sono dei Paesi nei quali la discontinuità su tutte le materie è
>obbligatoria: obbligando così gli insegnanti a una maggiore e migliore
>uniformità metodologica e contenutistica che da noi non esiste proprio.
Gia', in certi posti e' considerato disdicevole per un professore fare
la stessa materia per piu' di tre anni di seguito. Si dice che resta
fossilizzato, o che manca di maturita' generale. In altri c'e
addirittura qualche direttore che quasi giorno per giorno assegna
materia e argomento della lezione! Dicono che un professore non e' un
giradischi, e deve essere sempre pronto a insegnare qullo che si
suppone sappia.
> In altri c'e
> addirittura qualche direttore che quasi giorno per giorno assegna
> materia e argomento della lezione!
Per non parlare del terzo grado o dell'autocritica davanti al tribunale del
popolo...
E che dire poi di ben più efficaci forme di mortificazione anche corporale,
chessò, il gatto a nove code o la gogna?
Eptorix
> Non c'è nessun ritorno all'insegnante unico nella scuola elementare,
> come si può vedere in questo prospetto orario di una scuola
> "sperimentante": http://www.primocircolo.it/html/orgaelem.htm
Spero vivamente vadano a leggersela quelli che qui plaudivano alla riforma
perchè secondo loro avrebbe eliminato l'eccessiva numerosità di insegnanti
nella scuola elementare. Ho contato:
1- tutor
2 - ins.coord.laboratori
3- religione
4- inglese
5 - scienze
6 - informatica
7 - sostegno (eventuale)
Tutti presenti in una sola classe.
Per non parlare della frammentazione delle attività, e dei tempi previsti.
Che laboratorio vuoi fare con un'ora sola a disposizione con bambini di 5
anni, magari in una classe da 25! Il tempo di salutarli, di consolare quello
a cui è morto il canarino, di medicare quella che si è sbucciata il
ginocchio, di aprire il quaderno, ed è già passata l'ora.
In una mattinata questi bimbi hanno: prima ora tutor+ins.laboratori, seconda
ora tutor da solo, terza ora si dividono in gruppi misti con l'altra classe,
quarta ora si dividono in gruppi della loro classe per livelli, la quarta
ora hanno religione+ins.laboratori. Nemmeno io, che sono una sostenitrice
del lavoro d'equipe, avrei mai osato immaginare tanto ;-)
Tabhall
> Ma pare che in fondo sia piu' interessante e divertente alzare barricate
> piuttosto che costruire ponti.
Se arriva la piena, è più saggio stare dietro le barricate che sui ponti.
Battuta celebre di Krusciov: " sono i politici che costruiscono ponti
anche dove non ci sono fiumi". Se non sbaglio, sei tu che sostieni che la
riforma non c'è, e se c'è, si vedrà poi. Intanto, vacci piano coi mattoni.
Tabhall
>Soprattutto nel triennio delle superiori una DIScontinuità didattica
>(parziale, di una parte dei docenti) potrebbe essere addirittura EDUCATIVO
>ai fini dell'inserimento nella vita professionale (cambi repentini di
>superiori, responsabili, colleghi, attività, ...)
Cioè? Il protocollo scolastico dovrebbe essere la fotocopia
del Dlgs attuativo della legge n.30/2003?
>obbligatoria: obbligando così gli insegnanti a una maggiore e migliore
>uniformità metodologica e contenutistica che da noi non esiste proprio.
una sorta di reductio ad unum?
> Spero vivamente vadano a leggersela quelli che qui plaudivano alla riforma
> perchè secondo loro avrebbe eliminato l'eccessiva numerosità di insegnanti
> nella scuola elementare.
Perché tu hai notizia di qualcuno che plaudiva alla riforma ? Fammelo
conoscere ;). Saranno quelli di Latisana, dove - voci - la riforma è
solo sulla carta e non è stata attuata.
Si presenta ancora peggiore e desensata l'organizzazione del tempo
pieno, se ancora ci sarà.
Ciao ;)
E.
Ma che cazzo dici?
>Perché tu hai notizia di qualcuno che plaudiva alla riforma ?
C'era un comico - forse Aldo Fabrizi, non ricordo - che poco dopo la
fine della seconda guerra mondiale, in un'Italia dove tutti si
dicevano antifascisti, si chiedeva come avesse fatto, lui poverino, a
fare tutto quel disastro da solo.
Mi sa che sia già cominciata la grande fuga.
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Assolutamente no.
Ma cerchiamo di non confondere la *libertà d'insegnamento* (nata
propriamente nell'ambito universitario) con la *licenza* di interpretare e
stravolgere i programmi come più ci aggrada.
Alcuni anni fa mi sono ritrovato commissario in liceo scientifico
tecnologico nel quale, a causa proprio del fatto che ogni anno la classe
aveva avuto un insegnante d'Informatica diverso, gli allievi avevano
ripetuto per tutti e tre gli anni il programma di terza, ignorando
sistematicamente quello di quarta e di quinta (il programma di terza verte
grossomodo sulla programmazione, mentre quello di quarta e di quinta è
sostanzialmente il programma di Sistemi degli ITIS).
Se questo vi pare corretto, anche verso il diritto di chi vuole *veramente*
imparare qualcosa...
Ognuno di noi ha un proprio metodo didattico che discende dalla sua storia
personale e dalla sua indole e personalità, e credo sia un bene che i
ragazzi si possano confrontare con metodi didattici e insegnanti diversi, ma
che almeno i contenuti, per classi parallele, siano uniformi ! o non è
questa una delle caratteristiche che deve avere la scuola statale ?
E ricordiamoci che comunque siamo pagati lo siamo per porre in atto la
volontà espressa dal Popolo attraverso il Parlamento, e non per fare sempre
e solamente il nostro porco comodo.
Renzo Venturi
>Ma cerchiamo di non confondere la *libertā d'insegnamento* (nata
>propriamente nell'ambito universitario) con la *licenza* di interpretare e
>stravolgere i programmi come pių ci aggrada.
su questo sono perfettamente d'accordo; vorrei che fosse d'accordo
anche il Ministero, e quindi, visto che c'ha un sito Internčt tutto
suo, ci mettesse sopra (in formato leggibile) i programmi attualmente
in vigore di tutti gli indirizzi.
Chiunque abbia fatto una ricerca in proposito, sa invece che si tratta
di testi quasi introvabili, peggio dei codici di Qumrān.
P. S. Era cosė anche con la Sinistra: cosė rispetto la pār condėscio.
> Perché tu hai notizia di qualcuno che plaudiva alla riforma ? Fammelo
> conoscere ;).
Non pensavo agli insegnanti - nella scuola elem. finora non ho trovato
nessun favorevole - ma ai genitori, se non ricordo male un po' di tempo fa
qui sul ng c'era stato qualche intervento a favore, soprattutto in
riferimento all'insegnante unico
<Saranno quelli di Latisana, dove - voci - la riforma č
> solo sulla carta e non č stata attuata.
O saranno quei lombardi che conosco io, idem.
Tabhall
> vorrei che fosse d'accordo
>anche il Ministero, e quindi, visto che c'ha un sito Internčt tutto
>suo, ci mettesse sopra (in formato leggibile) i programmi attualmente
>in vigore di tutti gli indirizzi.
Tanto nessuno li segue: pensa che ricorsi e che processi se ci si
volesse impuntare sui punti di programma non svolti!
>>obbligatoria: obbligando così gli insegnanti a una maggiore e migliore
>>uniformità metodologica e contenutistica che da noi non esiste proprio.
>
>una sorta di reductio ad unum?
Gia', non e' molto liberale, ma una maggior comunicazione tra docenti
che amorevolmente si scambino suggerimenti e notizie anche per evitare
trappole non guasterebbe certo. Per non parlare dei collegamenti tra
materie ed impostazioni.
Pensa che c'e' chi pensa che Cartesio fosse un filosofo e chi pensa
che fosse un matematico. Invece era suolo uno che pensava (dunque
esisteva): mica aveva bisogno dela patente europea!
>> >Soprattutto nel triennio delle superiori una DIScontinuità didattica
>> >(parziale, di una parte dei docenti) potrebbe essere addirittura
>EDUCATIVO
>> >ai fini dell'inserimento nella vita professionale (cambi repentini di
>> >superiori, responsabili, colleghi, attività, ...)
>>
>>
>> Cioè? Il protocollo scolastico dovrebbe essere la fotocopia
>> del Dlgs attuativo della legge n.30/2003?
>
>Ma che cazzo dici?
Ecco quello che cazzo dico:
se il mercato del lavoro va ad assumere una certa configurazione
per la quale la tendenza é quella di cancellare qualsiasi forma
di occupazione stabile nel tempo (cioé, nel lungo periodo) e nello
spazio (cioé, in una stessa sede di impiego), come esplicitato e
regolato nella bozza di Dlgs recentemente approvata dal CdM,
(job on call, job sharing, staff leasing, lavoro a progetto, lavoro
occasionale) - sarà, per questo, la Scuola tenuta a conformare
pedissequamente il proprio, originale, programma di intevento
didattico-educativo a quella tendenza?
Rispetto al Modello (discontinuo) dei cambi repentini di superiori,
responsabili, colleghi, attività, ... la Scuola deve poter scegliere
proprie, tipiche, linee-guida o deve ricalcare fino alla
discontinuità didattica quella discontinuità di impiego fatta
sistema nei recenti provvedimenti sul mercato del lavoro?
Questa era - ed é - la mia domanda.
cut
> a causa proprio del fatto che ogni anno la classe
> aveva avuto un insegnante d'Informatica diverso, gli allievi avevano
> ripetuto per tutti e tre gli anni il programma di terza, ignorando
> sistematicamente quello di quarta e di quinta
cut
E questo dimostra appunto ancora una volta gli inconvenienti della
discontinuità.
cut
> Se questo vi pare corretto, anche verso il diritto di chi vuole
*veramente*
> imparare qualcosa...
Ovviamente no.
cut
> che almeno i contenuti, per classi parallele, siano uniformi ! o non è
> questa una delle caratteristiche che deve avere la scuola statale ?
Una delle ragioni di maggiore opposizione alla scuola dell'autonomia fu
proprio su questo punto. Qualcuno ricorderà ancora le critiche di
Bontempelli.
Puntare parecchio su moduli e su competenze/capacità significa
ridimensionare assai, non tanto i contenuti quanto la possibilità di una
loro verifica standardizzata.
[Secondo me la Libertà d'insegnamento riguarda oltre che il taglio
(sicuramente molto più avvertibile nelle materie umanistiche) diciamo così
"ideologico", anche e soprattutto la metodologia.
In un contesto di pluralismo e differenziazione dell' "offerta formativa"
(che brutta espressione) la cosa è del massimo rilievo.]
Ecco io avverto da diversi anni, da parte del Ministero il procedere spesso
su binari "schizoidi": da un lato propositi di centralizzazione delle
verifiche, batterie di test, ISO ecc. e dall'altra progetti e peculiarità
proprie dell'autonomia.
E che dire adesso della "quota" spettante alle Regioni in relazione alla
modifica del titolo V della Costituzione?
In realtà stiamo ancora aspettando i nuovi programmi. Speriamo bene, perché
questo è un altro grosso discorsaccio e prevedo grosse discussioni.
> E ricordiamoci che comunque siamo pagati lo siamo per porre in atto la
> volontà espressa dal Popolo attraverso il Parlamento, e non per fare
sempre
> e solamente il nostro porco comodo.
Credo che i più dannosi per i ragazzi siano non tanto quelli che vanno
controcorrente o
che seguono rotte personali quanto quelli
che galleggiano facendo "il morto".
Approfitto dell'occasione per aggiungere un'ulteriore osservazione su questa
questione delle 18 ore per tutti comunque, senza se e senza ma: il
tourbillon annuale di assegnazioni di cattedre metterà molto probabilmente
nuovamente insieme, almeno per qualche tempo, nello stesso CdC, persone che
i Presidi avevano prudentemente separato per incompatibilità.
Questo dimostra che hanno avuto tre docenti che non sanno lavorare. Perche'
non e' possibile che si debba ripetere ogni volta lo stesso programma, ne
che gli studenti vengano forgiati a immagine e somiglianza dell'insegnante.
--
----
http://tribu.libero.it/selectGroup.phtml?id_gruppo=abaco
> Questo dimostra che hanno avuto tre docenti che non sanno lavorare.
E' indubbio che con un unico insegnante una cosa del genere sarebbe stata
ben più difficile da "realizzare".
Saluti
Al-Farid
>Tanto nessuno li segue: pensa che ricorsi e che processi se ci si
>volesse impuntare sui punti di programma non svolti!
be', io in linea di massa li seguo; e cosě quasi tutti i miei
colleghi.
Aggiungo: e che coerentemente a cio' emanasse una circolare che abolisca le
programmazioni di inizio anno.
Michele
>Ecco io avverto da diversi anni, da parte del Ministero il procedere spesso
>su binari "schizoidi": da un lato propositi di centralizzazione delle
>verifiche, batterie di test, ISO ecc. e dall'altra progetti e peculiarità
>proprie dell'autonomia.
E' la storia del colore del gatto: basta prenda i topi.
>>Tanto nessuno li segue: pensa che ricorsi e che processi se ci si
>>volesse impuntare sui punti di programma non svolti!
>
>be', io in linea di massa li seguo; e cosě quasi tutti i miei
>colleghi.
In linea di massima. Pensa al chirugo che ha imparato ad operare "in
linea di massima", ma che ha perso qualche dettaglio sulla asepsi.
> In altri c'e
>addirittura qualche direttore che quasi giorno per giorno assegna
>materia e argomento della lezione!
Allucinante, vero? Eppure succede a tutti gli artigiani: i cuochi di
un grande buon ristorante sono assegnati ai vari compiti secondo
necessita'.
No, e lo sai bene! succedono queste cose perché non c'è (e la mia esperienza
ormai oltre ventennale mi dice che non c'è mai stato) nessuno che controlla
quello che tutti noi insegnanti facciamo quando siamo in classe. Nella
scuola si può anche controllare, giustamente, tutto il resto: chi entra in
classe sempre in ritardo, chi svicola dai Collegi dei Docenti mezz'ora dopo
aver firmato, chi vuole cambiare libro di testo perché quello che ha
adottato l'anno prima è risultato essere una schifezza, ma mai, e insisto
sul MAI, c'è qualcuno che controlla VERAMENTE, e non burocraticamente,
quanto e come insegniamo in classe.
I primi anni che insegnavo, avrei pagato per avere qualcuno che mi guidasse
nella metodologia didattica, nella modulazione dell'importanza dei contenuti
(i primi due anni mi sono ritrovato a insegnare Elettrotecnica senza sapere
neanche cosa fosse! ho insegnato, certo, ho imparato, certo, ma sulla pelle
dei ragazzi), nel comportamento da tenere e da chiedere.
Credo anche di essere diventato un buon insegnante (sono molto presuntuoso,
ma qui sono in ottima compagnia -:)) ), ma non certo perché qualcuno mi ha
insegnato o mi ci ha costretto.
Ah già, dimenticavo: ora ci sono le SISS...
Ma speriamo che loro sappiano tutto, che gli sia stato insegnato tutto
quello che deve sapere e fare un buon insegnante, perché, comunque, da
quando vengono lasciati soli in classe neanche loro vengono, né verranno più
controllati.
E allora alla via così!
Ma allora perché stare a sindacare continuità didattica sì, continuità
didattica no ? Il problema non è l'idea, è come la si mette in pratica!
Renzo Venturi
Dici che andrebbe esasperato quel trattamento gastronomico
dell' "offerta formativa" incoraggiato nelle scuole dal tale -
innominabile - ministro?
In fondo, in quella prospettiva, che cos'é il Pof?
Il menu dell'istituto.
> > E' indubbio che con un unico insegnante una cosa del genere sarebbe
stata
> > ben più difficile da "realizzare".
> No, e lo sai bene!
Se lo sapessi bene non starei qui a polemizzare con te, che diàmine ;-)
Vorrai pur ammettere che un insegnante che ripete per tre anni le stesse
cose dia più nell'occhio di tre che si succedono...suvvìa, i ragazzi fanno
di tutto per non lavorare, come è natuale, ma se appena appena salta fuori
il fannullone poco furbo (nb) se lo mangiano.
> succedono queste cose perché non c'è (e la mia esperienza
> ormai oltre ventennale mi dice che non >c'è mai stato) nessuno che
controlla
> quello che tutti noi insegnanti facciamo quando siamo in classe.
Pienamente d'accordo, anche se i controlli
sugli eccessivi rigori ci sono sempre stati.
;-)
cut
> Ma allora perché stare a sindacare continuità didattica sì, continuità
> didattica no ? Il problema non è l'idea, è >come la si mette in pratica!
La continuità didattica è sempre stato un assunto centrale nella pedagogia e
nella didattica (sia per gli aspetti relazionali che cognitivi) e non certo
a caso; lo si può desumere, anche nell'ambito di questo thread, dalla
qualità delle argomentazioni avanzate.
Tu stesso hai criticato gli "eccessi" ma non l'assunto, se ho letto bene.
I DS, presumo seguendo anche indicazioni ministeriali stanno proprio in
questi giorni chiarendo che l' applicazione del cosiddetto "decreto
sfasciacattedre" deve avvenire salvaguardando il più possibile la continuità
didattica.
E allora se pensiamo che il Governo faccia bene a tagliare posti di lavoro
per risparmiare o per qualsiasi altra ragione alla quale sacrificare la
continuità didattica, cerchiamo di argomentare in maniera sensata, magari
cercando di non essere più realisti del re.
Altrimenti tanto vale spostarsi su it.discussioni.polo e
it.discussioni.ulivo.
Saluti
Al-Farid
ps
>Credo anche di essere diventato un buon >insegnante (sono molto
presuntuoso,
>ma qui sono in ottima compagnia -:)) ),
E' vero, è vero -che sei in buona compagnia: certe volte mi chiedo come
faccio a sopportarvi ;-)))
Però in tanti, in questo ng, non sanno che tu sei anche un benefattore
dell'umanità, da quando oltre che alla preparazione culturale dei giovani
hai realizzato una macchina che consente loro di trovare anche l'anima
gemella ;-)))
>>>Tanto nessuno li segue: pensa che ricorsi e che processi se ci si
>>>volesse impuntare sui punti di programma non svolti!
>>
>>be', io in linea di massa li seguo; e così quasi tutti i miei
>>colleghi.
>
>In linea di massima. Pensa al chirugo che ha imparato ad operare "in
>linea di massima", ma che ha perso qualche dettaglio sulla asepsi.
no, calma, si tratta di cose completamente diverse.
Quando nella scuola italiana esistevano i programmi (adesso forse ci
sono ancora, ma nessuno sa dove stiano - non certo al Ministero)
precise disposizioni dicevano che le indicazioni dei programmi
dovevano essere seguite nelle loro linee generali, ma dovevano essere
di volta in volta adattate alla realtà della classe.
Questo vuol dire che se in quinta si deve fare la storia del '900,
devi fare la storia del '900; ma di volta in volta cerchi di
raccordarti con quello che hai fatto l'anno precedente; di volta in
volta ti capita di arrivare fino ad un certo punto, che non è mai lo
stesso; di volta in volta ti trovi a fare degli approfondimenti che
non sono mai gli stessi. Questo, tra l'altro, rientra nella libertà
d'insegnamento.
Questo non vuol dire che puoi permetterti di di fare la storia degli
avvistamenti degli UFO, né recuperare in quinta il programma di storia
medievale che non è stato completato in seconda e terza, né dire che
la storia del '900 è troppo triste e noiosa e quindi preferisci fare
la storia della Terra di Mezzo, che è molto più divertente.
Tutto ciò rientra nell'ambito della discrezionalità che appartiene ad
ogni professionista. Altrimenti chiunque sarebbe in grado di insegnare
- basterebe seguire passo passo il manuale di istruzioni. E chiunque
sarebbe capace di operare: basterebbe seguire passo passo una
procedura prestabilita e uguale per tutti.
Altrimenti non è scuola, ma al massimo la Scuola Radio Elettra.
>Aggiungo: e che coerentemente a cio' emanasse una circolare che abolisca le
>programmazioni di inizio anno.
Sarei d'accordo anch'io, ma in realtà sono due cose diverse. Una cosa
è dire che in quinta si fa la storia del '900'; un'altra è il modo in
cui la si fa. Può darsi che sia inutile - o forse impossibile -
dichiarare esplicitamente all'inizio dell'anno le modalità concrete di
realizzazione del programma in quella certa classe: ma è un'altra
cosa.
>>Ecco io avverto da diversi anni, da parte del Ministero il procedere spesso
>>su binari "schizoidi": da un lato propositi di centralizzazione delle
>>verifiche, batterie di test, ISO ecc. e dall'altra progetti e peculiarità
>>proprie dell'autonomia.
>
>E' la storia del colore del gatto: basta prenda i topi.
qui non si tratta di gatti - che sarebbero gli insegnanti; si tratta
delle procedure a cui i gatti devono attenersi per acchiappare i topi.
In piemontese esiste un detto che esprime chiaramente questa
situazione: mostré aj gat a rampiésse (insegnare ai gatti ad
arrampicarsi)
>non c'è (e la mia esperienza
>ormai oltre ventennale mi dice che non c'è mai stato) nessuno che controlla
>quello che tutti noi insegnanti facciamo quando siamo in classe
esistono procedure reali che permettano di effettuare un controllo non
puramente formale su quello che un insegnante sa insegnare - su quello
che in generale la scuola dà ai ragazzi? Procedure che non violino la
libertà didattica?
Io ne conoscevo una: formare una commissione di insegnanti esterni
alla scuola, che esaminano gli studenti alla fine del corso di studi
per vedere quello che realmente sanno.
Essendo una commissione esterna, non era legata ai docenti da
pregiudizi favorevoli o sfavorevoli. Essendo composta di volta in
volta in modo diverso, poteva rappresentare una ragionevole media di
quello che la scuola si aspetta che si sia realizzato alla fine del
corso di studi. Essendo formata da insegnanti, e - si spera - da
insegnanti di una certa esperienza, sapeva in quali condizioni reali
avviene l'insegnamento, quali sono le competenze effettive che si
possono richiedere da uno studente di capacità mediamente buone,
sapeva anche quali competenze scientifiche e quali doti comunicative
deve avere un insegnante mediamente buono per svolgere in modo
accettabile il suo mestiere.
Era un sistema tutto sommato ragionevole; un sistema non esente dai
difetti che tutti sappiamo, ma che nessuno ha saputo sostuire con un
sistema migliore.
Un sistema che si è cercato in tutti i modi di scardinare.
In primo luogo si è data ai commissari d'esame un'indennità del tutto
inadeguata, con il risultato che il compito veniva il più possibile
evitato dagli insegnanti di una certa esperienza, e si doveva
ricorrere a supplenti a caccia di quattro soldi (una volta ho fatto
parte di una commissione d'esame in cui ero l'unico insegnante di
ruolo: tutti gli altri erano precari alle prime armi, mentre il
presidente era un pensionato).
In secondo luogo si è fatta una campagna terroristica sulle
commissioni buone e cattive, sui ricorsi dei bocciati e sui suicidi
degli adolescenti.
Poi si sono inventate procedure cervellotiche e macchinose, come il
meccanismo dei crediti.
Poi si è deciso che i commissari dovevano essere gli insegnanti della
classe, cioè controllori e insieme controllati.
Alla fine qualche bello spirito ha detto che una cosa così non serve a
niente, e quindi l'esame va abolito. Un po' come si fa con i boschi:
prima si brucia il bosco, poi si dice che il bosco tanto non c'è più e
quindi l'area può diventare edificabile.
(Dimenticavo, le prove oggettive. I test a crocette, tipo esame di
guida. Buoni quelli).
<omissis>
> --
> Maurizio Pistone - Torino
> strenua nos exercet inertia Hor.
> scri...@mauriziopistone.it
> http://www.mauriziopistone.it
> http://www.lacabalesta.it
Completamente d'accordo su tutto, anche se sarebbe stato meglio
ufficializzare, promuovere e utilizzare pesantemente i risultati degli esami
come misura delle capacità e dell'efficacia di noi insegnanti.
Nel caso delle commissioni esterne, però, avrei aggiunto anche che
avrebbero dovuto essere formate da insegnanti provenienti da province NON
limitrofe a quella sede d'esame. Credo che anche tu abbia assistito a casi
di "voto di scambio"...
Renzo Venturi
>No, e lo sai bene! succedono queste cose perché non c'è (e la mia esperienza
>ormai oltre ventennale mi dice che non c'è mai stato) nessuno che controlla
>quello che tutti noi insegnanti facciamo quando siamo in classe.
Mi pare che la Falcucci brontolasse perche' non c'erano piu' le note
di qualifica. Prima ancora direttori ed ispettori ogni tanto
assistevano a qualche lezione ed interrogavano qualche ragazzo (ogni
tanto: una settimana di diaria per vedere una classe al giorno
possibilmente in zona turistica...)
>Dici che andrebbe esasperato quel trattamento gastronomico
>dell' "offerta formativa" incoraggiato nelle scuole dal tale -
>innominabile - ministro?
No, solo di riflettere anche a questo.
Per esempio non mi va che i supplenti tirino a perder tempo invece di
andare avanti.
>On Tue, 10 Jun 2003 21:28:24 GMT, ab...@freemail.it (abba) wrote:
>
>>>obbligatoria: obbligando così gli insegnanti a una maggiore e migliore
>>>uniformità metodologica e contenutistica che da noi non esiste proprio.
>>
>>una sorta di reductio ad unum?
>
>Gia', non e' molto liberale, ma una maggior comunicazione tra docenti
>che amorevolmente si scambino suggerimenti e notizie anche per evitare
>trappole non guasterebbe certo. Per non parlare dei collegamenti tra
>materie ed impostazioni.
Si vuole che questa comunicazione sia "maggiore"?
Benissimo... Si cominci con il liberare i docenti di tutte le
incombenze improprie - cioè di tutti quei lavori burocratici
che, prima della "grande valanga", faceva la Segreteria
- e di quelle deleghe che il ds, quando era preside, non
si sognava di scaricare sui docenti...
("Riunione dei docenti delegati a presiedere"...
Non c'é cosa più inutile, eppure... bisogna andare)
Come dice il vecchio proverbio: Non si può volere la botte
piena e la moglie ubriaca.
>neanche cosa fosse! ho insegnato, certo, ho imparato, certo, ma sulla pelle
>dei ragazzi), nel comportamento da tenere e da chiedere.
Sta' tranquillo, anche loro hanno imparato sulla tua pelle...
>no, calma, si tratta di cose completamente diverse.
Sono calmissimo.
>
>Quando nella scuola italiana esistevano i programmi (adesso forse ci
>sono ancora, ma nessuno sa dove stiano - non certo al Ministero)
>precise disposizioni dicevano che le indicazioni dei programmi
>dovevano essere seguite nelle loro linee generali, ma dovevano essere
>di volta in volta adattate alla realtà della classe.
La solita logica italiana secondo cui "la liberta' di pensiero e'
sacra, salvo alcune eccezioni" e "Lo sciopero e' libero nell'ambito
delle leggi che lo regolano", "questo e' obbligatorio, nella giusta
misura".
Il guaio e' appunto che con la scusa della "realta' della classe" si
puo' fare qualunque cosa, sempre "nella linea generale". Poi ci si
trova davanti a un geometra che progetta una casa in cui per ragioni
geometriche non si possono mettere i mobili (e' successo, poi cause
eccetera...).
>In piemontese esiste un detto che esprime chiaramente questa
>situazione: mostré aj gat a rampiésse (insegnare ai gatti ad
>arrampicarsi)
Hai in mente i didatti che non hanno mai insegnato a livello
secondario?
A l'e mei fruste de scarpe che d linsoil.
>A l'e mei fruste de scarpe che d linsoil.
ch' sie' ditt'??
--
Federico Spano`
>La solita logica italiana secondo cui "la liberta' di pensiero e'
>sacra, salvo alcune eccezioni" e "Lo sciopero e' libero nell'ambito
>delle leggi che lo regolano", "questo e' obbligatorio, nella giusta
>misura".
>Il guaio e' appunto che con la scusa della "realta' della classe" si
>puo' fare qualunque cosa, sempre "nella linea generale". Poi ci si
>trova davanti a un geometra che progetta una casa in cui per ragioni
>geometriche non si possono mettere i mobili (e' successo, poi cause
>eccetera...).
ultima replica, anche se ho paura che qui aualcuno sia de coccio: il
codice della strada dice che io posso passare un incrocio col verde,
ma se uno si è fermato in mezzo alla strada, che faccio? Lo metto
sotto, per evitare italianissime circostanze ed eccezioni?
# ultima replica, anche se ho paura che qui aualcuno sia de coccio: il
# codice della strada dice che io posso passare un incrocio col verde,
# ma se uno si č fermato in mezzo alla strada, che faccio? Lo metto
# sotto, per evitare italianissime circostanze ed eccezioni?
Se vieni da destra, penso di sě. Ach, dura skorza ti prote fascisten !
--
"La violenza č l'ultimo rifugio degli incapaci"
Salvor Hardin da "Cronache della Galassia" di I. Asimov
> A l'e mei fruste de scarpe che d linsoil.
Ma 'l linseul, da sol ò 'n compagnia?
--
La luce e' la mano sinistra delle tenebre,
e le tenebre la mano destra della luce.
(Ursula K. Le Guin)
E' meglio consumare le scarpe che le lenzuola
>>>A l'e mei fruste de scarpe che d linsoil.
>>
>> ch' sie' ditt'??
>
>E' meglio consumare le scarpe che le lenzuola
dove va l'accento su fruste?
>On Fri, 13 Jun 2003 13:53:37 +0200, Federico Spano` wrote:
>> ch' sie' ditt'??
>
>E' meglio consumare le scarpe che le lenzuola
Ci hai messo tre giorni a trovare un interprete? :)
--
Federico Spano`
> "lefthand" <mia...@casamia.it> ha scritto su it.istruzione.scuola:
>
>>>>A l'e mei fruste de scarpe che d linsoil.
>>>
>>> ch' sie' ditt'??
>>
>>E' meglio consumare le scarpe che le lenzuola
>
> dove va l'accento su fruste?
Accento acuto sulla e, con u alla francese. Comunque io scriverei
"A l'è mej frusté der scarpe che di linseuj".
>>>E' meglio consumare le scarpe che le lenzuola
>>
>> dove va l'accento su fruste?
>
>Accento acuto sulla e, con u alla francese. Comunque io scriverei
>"A l'è mej frusté der scarpe che di linseuj".
se è così, è praticamente identico al piemontese
> se è così, è praticamente identico al piemontese
Che strano!