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MI SONO SENTITO SCONFITTO

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Altius Tendam

unread,
Apr 27, 2002, 1:07:21 PM4/27/02
to
Cari Colleghi,
sono un insegnante di sostegno ieri ho partecipato al consiglio di classe
della seconda media dove insegno.
Tra le altre cose si è parlato anche di quei ragazzi che verranno bocciati.
Ciò non è una novità nella scuola ci sono stati sempre promossi e bocciati,
ma il mio senso di sconfitta è dovuto al fatto che dall'inizio dell'anno con
quei ragazzi pur avendole provate tutte davvero tutte con i miei colleghi
non siamo riusciti ad interessarli in alcun modo, anzi questi ragazzi negli
ultimi tempi sono diventati ancor più irrequieti, violenti e svogliati.
Esistono alle loro spalle cause ambientali, sociali e familiari. Ma è anche
vero che forse siamo proprio fuori dal mondo noi insegnanti???
E' possibile che nemmeno le materie operative interessino alcuni ragazzi???
Sbagliamo noi??? Non mi so dare una risposta.
Vorrei sentire solo un vostro parere e ve ne ringrazio.
Ieri sera, tornando a casa mi sono sentito davvero uno schifo e mi tornavano
alla mente le parole di Don Milani
<<La scuola fa parti uguali per chi uguale non è>>.
Un saluto
Francesco

Pietro De Paolis

unread,
Apr 27, 2002, 1:42:18 PM4/27/02
to
"Altius Tendam" <frances...@virgilio.it> wrote in message
news:dVAy8.27811$8D3.7...@news1.tin.it
...

> E' possibile che nemmeno le materie operative interessino alcuni ragazzi???
> Sbagliamo noi??? Non mi so dare una risposta.
C'è un detto:
"non dare le perle ai porci"
La scuola attuale fa un doppio errore.
1 - Vuole dare una cultura a chi non la chiede, come se fosse un
olio di ricino da prendersi come medicina, a forza.
2 - Non riesce a dare la cultura che serve all'alunno che la cerca,
ma ha sbagliato posto in cui trovarla.
Ecco, qui la Moratti ha ragione.
Lei trasforma l'obbligo scolastico in diritto all'istruzione.
Nel senso che chi non la vuole la istruzione può anche rinunciare ad un
suo diritto.
Chi, invece, la vuole la istruzione la deve trovare nella scuola, e non
nella società.
Comunque di docenti come te sono rimasti pochi nella scuola statale.
Io dico appena un 20%.
Gli altri colleghi sono sicuri che la nostra scuola statale è la
migliore del mondo.
Pietro De Paolis

--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

donatella beatini

unread,
Apr 27, 2002, 3:09:54 PM4/27/02
to

"Pietro De Paolis" <in...@scuolaelettrica.it> ha scritto nel messaggio
news:134c64c3399a9f1b94f...@mygate.mailgate.org...

> "Altius Tendam" <frances...@virgilio.it> wrote in message
> news:dVAy8.27811$8D3.7...@news1.tin.it
> ...
> > E' possibile che nemmeno le materie operative interessino alcuni
ragazzi???
> > Sbagliamo noi??? Non mi so dare una risposta.

> C'è un detto:
> "non dare le perle ai porci"
> La scuola attuale fa un doppio errore.
> 1 - Vuole dare una cultura a chi non la chiede, come se fosse un
> olio di ricino da prendersi come medicina, a forza.
> 2 - Non riesce a dare la cultura che serve all'alunno che la cerca,
> ma ha sbagliato posto in cui trovarla.
> Ecco, qui la Moratti ha ragione.

Cosa vuol dire cultura?
Non usiamo parole alte per un mondo che funziona a slogan e formulette e
battitura di tastiera.
Capisco, eccome, il collega. E' una delusione, maggiore o minore a
seconda delle classi e delle situazioni contingenti. Viviamo
nell'omologazione mediatica.
Felice chi trova soddisfazione nell'entusiasmo anche di uno solo, di
studenti. Se poi, con gli altri, si stabilisce una corrente di reciproco
rispetto e di umana simpatia e' gia' un successo. Si e' ascoltati e
serve, se non siamo omologati pure noi.

Insegnare e', comunque, un bel lavoro. E chi dice che e' un lavoro?
Non ci fosse il problema dello stipendio e di dover campare, sarebbe
splendido.
E poi, via, oggi siamo in trincea. Di nuovo giovani.

"Siamo realisti, per questo vogliamo l'impossibile"
Donatella


Genitore121

unread,
Apr 27, 2002, 5:27:07 PM4/27/02
to

Non asfissiateli, lasciateli decidere, considerateli delle persone
responsabili e metteteli davanti alle loro responsabilità, quindi
bocciateli.
Adesso hanno ancora qualche possibilità di cambiare rotta, non ingannateli
con la promozione forzata, non svilite chi ha lavorato con questa beffa.
Don Milani si riferiva ad una scuola completamente diversa da quella di
oggi, la scuola di massa non può mettersi a fare le parti diverse come forse
poteva fare lui a Barbiana.


Lucycall

unread,
Apr 27, 2002, 5:36:53 PM4/27/02
to

"Genitore121" <vision...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:JEEy8.103554$SR5.2...@twister1.libero.it...
>
[cut]>

> Adesso hanno ancora qualche possibilità di cambiare rotta, non ingannateli
> con la promozione forzata, non svilite chi ha lavorato con questa beffa.

Già: la promozione forzata. Con la scusa (sì, la scusa) di voler a tutti i
costi "far sì che non si sentano diversi", evitiamo di comprendere ed
accettare la loro diversità, rendendoli uguali agli altri "per forza".
Contorta forma di rispetto.....
Senza contare il bell'esempio (e le motivazioni, gli stimoli a far sempre
meglio) che diamo agli altri, a quelli che hanno faticato davvero per
meritarsela, quella promozione...

> Don Milani si riferiva ad una scuola completamente diversa da quella di
> oggi,

Appunto. Dovremmo ricordarcelo, ogni tanto (con tutto il rispetto per Don
Milani).

Lucy


Federico Spano`

unread,
Apr 27, 2002, 6:18:56 PM4/27/02
to
Il Sat, 27 Apr 2002 23:36:53 +0200, in un messaggio a nome di
"Lucycall" <ab...@tiscalinet.it> era scritto:

>> Don Milani si riferiva ad una scuola completamente diversa da quella di
>> oggi,
>
>Appunto. Dovremmo ricordarcelo, ogni tanto (con tutto il rispetto per Don
>Milani).

E magari qualcuno dovrebbe rifarlo, nella scuola di oggi, il Don
Milani. Non e' che se ne vedano tanti in giro...

--
Federico Spano`

El Bandolero

unread,
Apr 28, 2002, 10:16:53 AM4/28/02
to
"Altius Tendam" <frances...@virgilio.it> wrote in message
news:dVAy8.27811$8D3.7...@news1.tin.it

> Sbagliamo noi???

NO.

salve
El Bandolero

Davidrim

unread,
Apr 28, 2002, 3:57:49 PM4/28/02
to
> Cari Colleghi,
Non sono un collega, però volevo risponderti lo stesso...

> Ciò non è una novità nella scuola ci sono stati sempre promossi e
bocciati,
> ma il mio senso di sconfitta è dovuto al fatto che dall'inizio dell'anno
con
> quei ragazzi pur avendole provate tutte davvero tutte con i miei colleghi
> non siamo riusciti ad interessarli in alcun modo, anzi questi ragazzi
negli
> ultimi tempi sono diventati ancor più irrequieti, violenti e svogliati.
> Esistono alle loro spalle cause ambientali, sociali e familiari. Ma è
anche
> vero che forse siamo proprio fuori dal mondo noi insegnanti???
> E' possibile che nemmeno le materie operative interessino alcuni
ragazzi???
> Sbagliamo noi??? Non mi so dare una risposta.

E' brutto dirlo, però sono convinto che siate voi a sbagliare.
Non per recriminare il vostro lavoro. Ma perché credo che chiunque, se
motivato, possa 'riuscire' (nel senso più ampio). E chi deve dare una
motivazione allo studio seiete proprio vuoi, un po' perché spesso i genitori
che stanno a casa della scuola sanno poco o nulla, un po' perché in giro è
all'ordine del giorno sentir dire che la scuola, come dicevi tu, è fuori del
mondo ed è quindi inutile.
Come "inculcare" negli studenti la voglia di ottenere il massimo dai
professori, dalla scuola, il massimo della cultura? Non dico che dobbiate
avere una risposta, non dico che dobbiate riuscire a promuovere tutti i
ragazzi che vi capitano. Quando un ragazzo perde un anno, lui ha fatto un
errore enorme, voi ne avete fatto un altro come educatori. E potete solo
cercare di capire cosa non ha funzionato con i primi, sperando che
modificare qualcosa dei vostri metodi possa portare i vostri futuri studenti
ad essere migliori dei precedenti.

> Vorrei sentire solo un vostro parere e ve ne ringrazio.

Questo è il mio. ^___-

> Ieri sera, tornando a casa mi sono sentito davvero uno schifo e mi
tornavano
> alla mente le parole di Don Milani
> <<La scuola fa parti uguali per chi uguale non è>>.

Chiedo scusa, purtroppo non so chi sia. ^^;
--
Davidrim


Stefano

unread,
Apr 28, 2002, 5:24:47 PM4/28/02
to

"Pietro De Paolis" <in...@scuolaelettrica.it> ha scritto nel messaggio
news:134c64c3399a9f1b94f...@mygate.mailgate.org...

Toglimi una curiosità, fai pubblicità positiva al governo per motivi
personali o perchè ti pagano per questo?
Sono d'accordo con te quando dici che la scuola oggi vuole dare qualcosa a
qualcuno che non chiede quel qualcosa....
(poi per piacere il secondo punto se me lo spieghi che non l'ho capito.. c'è
un "ma" che non ha senso in quel contesto)
ma poi quando parli in modo certo di percentuali e di quello che "FA" la
Moratti mi sembri un po' troppo sicuro.

Stefano

P.S. IMHO la nostra scuola statale si sta adeguando a quella americana, cioè
sta diventando uno schifo. Questo poi non solo per la scuola.

Caveat Emporium

unread,
Apr 28, 2002, 5:46:30 PM4/28/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:smYy8.26635$W9.6...@twister2.libero.it...


[cut]

> E' brutto dirlo, però sono convinto che siate voi a sbagliare.
> Non per recriminare il vostro lavoro. Ma perché credo che chiunque, se
> motivato, possa 'riuscire' (nel senso più ampio).

Questo è vero!

E chi deve dare una
> motivazione allo studio seiete proprio vuoi,

La motivazione per qualsiasi cosa la si può sostenere o rinforzare, ma non
la si può dare, se uno non la possiede già.......
Questo è l'errore che in qualunque campo si commette più spesso!

Cordiali saluti
Caveat Emporium


Stefano

unread,
Apr 28, 2002, 5:59:09 PM4/28/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:smYy8.26635$W9.6...@twister2.libero.it...
> > Cari Colleghi,
> Non sono un collega, però volevo risponderti lo stesso...
>
> > Ciò non è una novità nella scuola ci sono stati sempre promossi e
> bocciati,
> > ma il mio senso di sconfitta è dovuto al fatto che dall'inizio dell'anno
> con
> > quei ragazzi pur avendole provate tutte davvero tutte con i miei
colleghi
> > non siamo riusciti ad interessarli in alcun modo, anzi questi ragazzi
> negli
> > ultimi tempi sono diventati ancor più irrequieti, violenti e svogliati.
> > Esistono alle loro spalle cause ambientali, sociali e familiari. Ma è
> anche
> > vero che forse siamo proprio fuori dal mondo noi insegnanti???
> > E' possibile che nemmeno le materie operative interessino alcuni
> ragazzi???
> > Sbagliamo noi??? Non mi so dare una risposta.
> E' brutto dirlo, però sono convinto che siate voi a sbagliare.
> Non per recriminare il vostro lavoro. Ma perché credo che chiunque, se
> motivato, possa 'riuscire' (nel senso più ampio).

Interessante. Prova a motivare un portatore di handicap con lesioni alla
spina dorsale a camminare e vedrai che ti risponde.
Tutti gli esseri umani non sono uguali, ed inoltre spesso non è questione
solo di capacità, ma anche di gusti personali.

> E chi deve dare una
> motivazione allo studio seiete proprio vuoi, un po' perché spesso i
genitori
> che stanno a casa della scuola sanno poco o nulla, un po' perché in giro è
> all'ordine del giorno sentir dire che la scuola, come dicevi tu, è fuori
del
> mondo ed è quindi inutile.

Bell'argomento.. i genitori. "Sa, io sono al lavoro tutto il giorno e mio
figlio lo vedo poco, per cui cerchi di darmi una mano per piacere"...
e nel frattempo il figlio di costui impedisce ai figli di altri genitori di
seguire le lezioni perchè in classe si mette a cantare e a fare il comico.
Certo l'insegnante dovrebbe convincere questo ragazzo "canterino" che quello
che sta facendo lede la libertà dei suoi compagni di scegliere di voler
seguire la lezione. Peccato che per farlo l'insegnante ha a disposizione
pochi minuti ogni ora di lezione e che in quel tempo ci sarebbero altri
ragazzi che dovrebbero essere "motivati" e poi "secondariamente"
l'insegnante dovrebbe anche cercare di spiegare nel modo migliore possibile
l'argomento della lezione.
Messaggio rivolto ai genitori con poco tempo da dedicare ai figli che si
lamentano con gli insegnanti perchè il proprio figlio va male a scuola:"Ma
che cazzo li avete fatti a fare i figli se poi li vedete poco. I figli non
sono un cane o un gatto, non so se ve ne siate accorti"
Inutile dire che sono abbastanza incazzato verso certi atteggiamenti.
Faccio un esempio:
"Genitore in ufficio ha lavorato tutto il giorno ad un progetto, arriva uno
alla sera e glie lo distrugge" La colpa di chi è? Del genitore ovviamente
che doveva motivare il distruttore a non fare quello che ha fatto.

Qui si sta confondendo il ruolo dell'insegnante. Motivare allo studio non
significa insegnare il rispetto verso il prossimo e le minime regole di
convivenza!!!
Arrivano alle medie superiori (ma presumo anche alle medie inferiori) degli
alunni che non hanno la benchè minima idea di che cosa sia il rispetto e
quest'ultimo sono i genitori che DEVONO insegnarlo! Per farlo hanno un bel
po' di anni. L'insegnante non può e non deve pretendere di insegnare certe
norme di comportamento agli alunni.
L'insegnante deve interessare gli alunni, fornire gli elementi fondamentali
per un corretto apprendimento delle materie scolastiche, "VIGILARE"
sull'osservanza delle norme che regolano la vita scolastica. VIGILARE,e non
modificare la psicologia di una persona(anche se ci può provare ma questo
non è il suo dovere)!

> Come "inculcare" negli studenti la voglia di ottenere il massimo dai
> professori, dalla scuola, il massimo della cultura? Non dico che dobbiate
> avere una risposta, non dico che dobbiate riuscire a promuovere tutti i
> ragazzi che vi capitano. Quando un ragazzo perde un anno, lui ha fatto un
> errore enorme, voi ne avete fatto un altro come educatori. E potete solo
> cercare di capire cosa non ha funzionato con i primi, sperando che
> modificare qualcosa dei vostri metodi possa portare i vostri futuri
studenti
> ad essere migliori dei precedenti.

Questo può succedere SOLO ed esclusivamente se l'alunno si è impegnato a
fondo per raggiungere gli obiettivi mimimi.
In genere attualmente si tende a bocciare degli studenti che non hanno mai
aperto il libro durante l'anno(a volte nemmeno i quaderni e gli astucci...).

Ti dirò inoltre che i genitori(che la pensano nel modo a cui ho fatto
riferimento prima) fanno un errore fondamentale: SI RIFERISCONO ALLA SCUOLA
CHE LORO STESSI HANNO FREQUENTATO, CHE NON é QUELLA ATTUALE.

Impossibilità di allontanare momentaneamente l'alunno dalla classe.
Inutilità del voto di condotta ai fini della bocciatura(e sospensioni
inutili).
Frequenza non obbligatoria(!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)

In queste condizioni se fossi Gesù riuscirei certamente a far si che tutti
siano promossi e che tutti siano motivati.
Non sono Gesù.

> > Vorrei sentire solo un vostro parere e ve ne ringrazio.
> Questo è il mio. ^___-

E questo era il mio.
Saluti.

Stefano.


Penna Rossa

unread,
Apr 28, 2002, 9:46:02 PM4/28/02
to

> Qui si sta confondendo il ruolo dell'insegnante. Motivare allo studio non
> significa insegnare il rispetto verso il prossimo e le minime regole di
> convivenza!!!
> Arrivano alle medie superiori (ma presumo anche alle medie inferiori)
degli
> alunni che non hanno la benchè minima idea di che cosa sia il rispetto e
> quest'ultimo sono i genitori che DEVONO insegnarlo! Per farlo hanno un bel
> po' di anni. L'insegnante non può e non deve pretendere di insegnare certe
> norme di comportamento agli alunni.

Prima delle medie superiori (e inferiori) ci sono le elementari: è qui che
dovrebbe avvenire la scolarizzazione. La capacità di vivere in modo civile e
di lavorare dentro un'aula scolastica e a contatto con gli altri bambini
dove essere insegnata alle elementari. Quali occasioni hanno i genitori di
insegnare il vivere sociale ai loro bambini ? Sono invece gli insegnanti
elementari che vivono a contatto dei bambini, molto più dei genitori e nel
(quasi) unico contesto sociale conosciuto dai bambini stessi.

E' qui che la moderna didattica ha svolto in tutta la sua geometrica potenza
i suoi effetti: orari ipertrofici, la scuola come bivacco, assenza di ogni
seria valutazione nel secondo ciclo e quindi deresponsabilizzazione dei
bambini ed evanescenza nella comunicazione scuola famiglia. Di cosa parlano
se la valutazione è un rito vuoto ?

Penna Rossa

qfwfq

unread,
Apr 29, 2002, 1:54:18 AM4/29/02
to
On Sat, 27 Apr 2002 17:42:18 +0000 (UTC), "Pietro De Paolis"
<in...@scuolaelettrica.it> wrote:

>Gli altri colleghi sono sicuri che la nostra scuola statale č la
>migliore del mondo.

Dici? Secondo me se ne fregano, e se mai ripetono lo slogan per
nascondere che non hanno ne' voglia ne' capacita' di lavorare.
La sinistra porta pigrizia: pensa alla germania, praticamente rovinata
dalla riunificazione perche' ha inglobato persone allevate nel blocco
dell'est.
Berlusconi e' pazzo quando vuole allargare l'europa ad est:
chiaramente non capisce l'importanza dell'educazione (scolastica e
no).

qfwfq

unread,
Apr 29, 2002, 1:54:20 AM4/29/02
to
On Sat, 27 Apr 2002 23:36:53 +0200, "Lucycall" <ab...@tiscalinet.it>
wrote:

>Giŕ: la promozione forzata. Con la scusa (sě, la scusa) di voler a tutti i
>costi "far sě che non si sentano diversi"

Sembra sia cominciata quando i giornali hanno attribuito suicidi e
stragi alle bocciature. Meglio attriburli alle ragazze che non ci
stanno: arriveremo alla @#@#] forzata?

Resta il fatto che ognuno e' diverso, ed e' naturale si senta diverso,
e' la scuola eguale per tutti che crea psicosi. Potenziamo le scuole
libere.

Pietro De Paolis

unread,
Apr 29, 2002, 2:40:28 AM4/29/02
to
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> wrote in message
news:smYy8.26635$W9.6...@twister2.libero.it
...

> > Ieri sera, tornando a casa mi sono sentito davvero uno schifo e mi
> tornavano
> > alla mente le parole di Don Milani
> > <<La scuola fa parti uguali per chi uguale non č>>.

> Chiedo scusa, purtroppo non so chi sia. ^^;
Sei fortunato che non lo sai.
E' il classico atteggiamento degli ipocriti: quando non hanno argomenti
da presentare si nascondono dietro le parole di uno sconosciuto
morto da diversi anni o la citazione di un giornalista.
Classico Rutelli che cita giornali inglesi e per giunta in inglese.
Ma gli italiani non sono piů tanto fessi da farsi abbindolare
da chi parla latino, inglese, o chiama i morti in suo soccorso.
Per questo credono alle parole di Berlusconi, che č vivo e vegeto.
Pietro De Paolis

Pietro De Paolis

unread,
Apr 29, 2002, 2:46:26 AM4/29/02
to
"qfwfq" <qf...@occupato.de> wrote in message
news:3ccbd4fb...@powernews.libero.it
......

> Dici? Secondo me se ne fregano, e se mai ripetono lo slogan per
> nascondere che non hanno ne' voglia ne' capacita' di lavorare.
> La sinistra porta pigrizia: pensa alla germania, praticamente rovinata
> dalla riunificazione perche' ha inglobato persone allevate nel blocco
> dell'est.
Su questo hai pienamente ragione.

Maurizio Pistone

unread,
Apr 29, 2002, 6:02:31 AM4/29/02
to
qf...@occupato.de (qfwfq) ha scritto su it.istruzione.scuola:

>La sinistra porta pigrizia

Finalmente una buona notizia per la sinistra.


--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Frana

unread,
Apr 29, 2002, 9:38:38 AM4/29/02
to

Penna Rossa <saperi...@hotmail.com> wrote in message
oz1z8.110680$SR5.2...@twister1.libero.it...

>
> Prima delle medie superiori (e inferiori) ci sono le elementari: è qui che
> dovrebbe avvenire la scolarizzazione. La capacità di vivere in modo civile
e
> di lavorare dentro un'aula scolastica e a contatto con gli altri bambini
> dove essere insegnata alle elementari.

Certamente, si "comincia" ad insegnarla alle elementari,se non già alla
scuola materna, naturalmente per i bambini "più fortunati".
Quindi, si "prosegue" ad insegnarla alla scuola media inferiore e, infine, a
quella superiore.


>Quali occasioni hanno i genitori di
> insegnare il vivere sociale ai loro bambini ?

Vivendo "insieme" ai bambini.


>Sono invece gli insegnanti
> elementari che vivono a contatto dei bambini, molto più dei genitori e nel
> (quasi) unico contesto sociale conosciuto dai bambini stessi.

Non sono d'accordo.
Prima ancora degli insegnanti, nell'età pre-scolare, la funzione di
educatori è stata dei genitori.
Successivamente, in età scolare, la funzione educatrice dei genitori viene
coadiuvata da quella degli insegnanti.


> E' qui che la moderna didattica ha svolto in tutta la sua geometrica
potenza
> i suoi effetti: orari ipertrofici, la scuola come bivacco, assenza di ogni
> seria valutazione nel secondo ciclo e quindi deresponsabilizzazione dei
> bambini ed evanescenza nella comunicazione scuola famiglia. Di cosa
parlano
> se la valutazione è un rito vuoto ?

Non comprendo il tipo di critica che muovi verso la moderna didattica e, in
modo particolare, verso la valutazione del "secondo ciclo".
Mi spiegheresti?
Che vuol dire "evanescenza" nella comunicazione scuola-famiglia?
Forse la mancata o inadeguata comunicazione ai fini di un'azione educativa
coerente, a causa del frequente divario tra le due agenzie educative?

Poi, vorrei rivolgermi a Altius Tendam.
Insegno nelle quinte di una scuola elementare, facente parte di un Istituto
Comprensivo, ubicato in una "zona a rischio" della mia città. Posso soltanto
dirti che ti *comprendo* poichè anch'io spesso avverto un senso di amara
sconfitta quando, pur tentando tutte le strade finora pensate, inventate,
sperimentate, non riesco che soltanto in minima parte (e a volte nemmeno ) a
motivare la maggior parte dei miei alunni allo studio.
Ne ho parlato con le altre colleghe e siamo tutte a riscontrare lo stesso
tipo di problema.
Per fortuna, avendo instaurato un buon rapporto con le insegnanti di
sostegno di 2 di queste classi, collaboriamo e cerchiamo ancora nuove vie,
nuove strategie che possano accendere almeno una lampadina di entusiasmo da
parte di questi ragazzini.
E poi mi vien da pensare che il problema, prima di essere loro, è
soprattutto nostro, perchè siamo noi insegnanti che dobbiamo avere la forza
di non abbatterci mai (anche se spesso è tanta la voglia di gettare la
spugna ,visti i risultati), ma "abituarci" all'idea diescogitare sempre
nuove vie d'uscita,
provando "coraggiosamente" a percorrere (e, in taluni casi, ripercorrere)
tutte le strade, anche quelle apparentemente inutili.
Sono convinta che cercando di insegnare sempre provando di tutto e in ogni
caso nel modo più "umano" possibile, prima o poi (forse quando non saranno
nemmeno più alunni nostri, ma non importa) in loro nascerà la consapevolezza
di avere ricevuto , se non altro, almeno una lezione di vita.
Grazie del bel post e in bocca al lupo.
Ciao a tutti.
Franuzza

Lisa

unread,
Apr 29, 2002, 12:08:12 PM4/29/02
to
On Mon, 29 Apr 2002 06:40:28 +0000 (UTC), "Pietro De Paolis"
<in...@scuolaelettrica.it> wrote:


>> > alla mente le parole di Don Milani
>> > <<La scuola fa parti uguali per chi uguale non č>>.
>> Chiedo scusa, purtroppo non so chi sia. ^^;
>Sei fortunato che non lo sai.
>E' il classico atteggiamento degli ipocriti: quando non hanno argomenti
>da presentare si nascondono dietro le parole di uno sconosciuto
>morto da diversi anni o la citazione di un giornalista.


Se per te Don Milani e' uno sconosciuto, il problema e' solo tuo e
della tua ignoranza, non degli altri.

Lisa


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 1:24:07 PM4/29/02
to
> [cut]
> > E' brutto dirlo, però sono convinto che siate voi a sbagliare.
> > Non per recriminare il vostro lavoro. Ma perché credo che chiunque, se
> > motivato, possa 'riuscire' (nel senso più ampio).
> Questo è vero!
> E chi deve dare una
> > motivazione allo studio siete proprio vuoi,

> La motivazione per qualsiasi cosa la si può sostenere o rinforzare, ma non
> la si può dare, se uno non la possiede già.......
Per me invece si può sempre, il problema è capire come.

> Questo è l'errore che in qualunque campo si commette più spesso!

E' un errore credere che si possa dare motivazioni? Non so.
Forse mi è difficile darti ragione perché conosco poche persone che non
"capiscano" perché si deve andare a scuola. (A parte il fatto che talvolta
me lo dimentico pure io...)

--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 1:36:47 PM4/29/02
to
> >> > alla mente le parole di Don Milani
> >> > <<La scuola fa parti uguali per chi uguale non è>>.

> >> Chiedo scusa, purtroppo non so chi sia. ^^;
> >Sei fortunato che non lo sai.
> >E' il classico atteggiamento degli ipocriti: quando non hanno argomenti
> >da presentare si nascondono dietro le parole di uno sconosciuto
> >morto da diversi anni o la citazione di un giornalista.
> Se per te Don Milani e' uno sconosciuto, il problema e' solo tuo e
> della tua ignoranza, non degli altri.
Invece dire che è ignorante chi non conosce questo Don Milani, perché non ci
(mi) illumini? Per me è un completo sconosciuto, in questo ng l'ho sentito
nominare già un paio di volte e mi è venuto spontaneo chiedere chi è (era).
A me non piacciono gli insulti detti a cuor leggero, soprattutto se riferiti
a qualcuno che chiede un'informazione...: spero che tu non sia un'insegnante
o che, almeno, non ti comporti così con degli studenti. Altrimenti li
capirei se fossero demotivati dalla scuola.
Saluti.
--
Davidrim


Vittorio Delmoro

unread,
Apr 29, 2002, 1:35:54 PM4/29/02
to

"Pietro De Paolis"

Perché c'è sempre un Pietro De paolis a rovinare un treed così bello?


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 2:13:48 PM4/29/02
to
> > E' brutto dirlo, però sono convinto che siate voi a sbagliare.
> > Non per recriminare il vostro lavoro. Ma perché credo che chiunque, se
> > motivato, possa 'riuscire' (nel senso più ampio).
> Interessante. Prova a motivare un portatore di handicap con lesioni alla
> spina dorsale a camminare e vedrai che ti risponde.
> Tutti gli esseri umani non sono uguali, ed inoltre spesso non è questione
> solo di capacità, ma anche di gusti personali.
Chiedo scusa se parlo di argomenti semi-sconosciuti (non conosco portatori
di handicap con lesioni alla spina dorsale). Comunque credo che, visto che
citi i gusti personali, quale portatore di handicap non vorrebbe poter non
avere quell'handicap?
Certo però che mi sembra brutto equiparare i problemi che uno studente può
avere con società/famiglia/scuola all'avere un handicap fisico.
Poi un minimo di cultura e di coscienza del proprio comportamento
all'interno di un gruppo sono oggettivamente utili al di là dei gusti
personali. Saper scrivere in italiano è necessario, sapere l'aritmetica (non
citiamo l'algebra ^^;) è necessario. Che piaccia o meno.
Poi si possono trovare metodi più o meno stimolanti per far apprendere.

> > E chi deve dare una

> > motivazione allo studio siete proprio vuoi, un po' perché spesso i


> genitori
> > che stanno a casa della scuola sanno poco o nulla, un po' perché in giro
è
> > all'ordine del giorno sentir dire che la scuola, come dicevi tu, è fuori
> > del mondo ed è quindi inutile.
> Bell'argomento.. i genitori.

[CUT]


> Certo l'insegnante dovrebbe convincere questo ragazzo "canterino" che
quello
> che sta facendo lede la libertà dei suoi compagni di scegliere di voler
> seguire la lezione.

Insegnare non è la cosa più semplice del mondo.
C'è gente che non ha bisogno degli insegnanti e che riuscirebbe da sola ad
andare avanti con gli studi; poi ci sono gli studenti demotivati, svogliati,
pigri o più lenti (uso questo aggettivo per parlare di studenti con meno
intuito di altri): è a questi che un insegnante rivolge la maggior parte dei
propri sforzi, perché sono quelli che più hanno bisognop di aiuto, senza per
questo non incoraggiare i più volenterosi ad ulteriori approfondimenti.
Pensavo che il bello dell'insegnamento fossero proprio i problemi ad esso
correlati (che danno maggiori stimoli).

> Peccato che per farlo l'insegnante ha a disposizione
> pochi minuti ogni ora di lezione

Il problema tempo è sempre esistito. E' meno presente alle elementari, dove
i maestri hanno MOLTO più tempo rispetto ai genitori per "migliorare"
(qualunque cosa intendiate) l'educazione dei bambini.

[CUT]
Concordo sul fatto che esistano genitori per così dire incomprensibile e che
questi non possono più essere educati (purtroppo).
Questi genitori però esistono, e cercare di andarci d'accordo è
fondamentale, come, se ho capito bene, lo è il non criticarli mai davanti ai
loro figli. Di più per loro non si può fare (credo).

> Qui si sta confondendo il ruolo dell'insegnante. Motivare allo studio non
> significa insegnare il rispetto verso il prossimo e le minime regole di
> convivenza!!!

Ma la scuola dovrebbe o no insegnare a vivere nel mondo? Altrimenti
basterebbe ficcare i bebè davanti ad un computer e farli studiare la sopra.
Ripeto, IMHO il rispetto deve essere uno dei primi concetti che i bambini
devono avere in chiaro, senza questa base come si fa a trasmettere dei
contenuti?

> Arrivano alle medie superiori (ma presumo anche alle medie inferiori)
degli
> alunni che non hanno la benchè minima idea di che cosa sia il rispetto e
> quest'ultimo sono i genitori che DEVONO insegnarlo!

Concordo, ma se i genitori non ne sono in grado o perché non lo conoscono
(il rispetto) o perché a casa non ci sono mai, qualcuno dovrà pur farlo. E
gli insegnanti sono quelli a più diretto contatto con gli studenti. Perciò
anche se non dovrebbe essere il loro compito primario (educare), alla fine
in molti casi lo deve diventare.

> L'insegnante deve interessare gli alunni, fornire gli elementi
fondamentali
> per un corretto apprendimento delle materie scolastiche, "VIGILARE"
> sull'osservanza delle norme che regolano la vita scolastica. VIGILARE,e
non
> modificare la psicologia di una persona(anche se ci può provare ma questo
> non è il suo dovere)!

Modificare la psiche di n bambio è cosa da poco, nel senso che è semplice,
sono molto influenzabili...sarebbe forse più utile modificare la psiche dei
genitori...
Ma al di là di questo, dici che gli insegnanti devono vigilare. Ecco, nel
caso frequente in cui qualcuno non osserva le cosiddette norme che si fa? Lo
si sbatte fuori dalla classe? Lo si sospende? Quello sarebbe più che
contento! Vigilare non può essere sconnesso dall'educare.

> > Come "inculcare" negli studenti la voglia di ottenere il massimo dai
> > professori, dalla scuola, il massimo della cultura? Non dico che
dobbiate
> > avere una risposta, non dico che dobbiate riuscire a promuovere tutti i
> > ragazzi che vi capitano. Quando un ragazzo perde un anno, lui ha fatto
un
> > errore enorme, voi ne avete fatto un altro come educatori. E potete solo
> > cercare di capire cosa non ha funzionato con i primi, sperando che
> > modificare qualcosa dei vostri metodi possa portare i vostri futuri
> >studenti ad essere migliori dei precedenti.
> Questo può succedere SOLO ed esclusivamente se l'alunno si è impegnato a
> fondo per raggiungere gli obiettivi mimimi.

E se non si impegna di suo?
Una volta ho visto una mia ex professoressa fermarsi tutti i pomeriggi con
un ragazzo che aveva tutti i problemi del mondo. Questo oltre che non
studiare, quasi non sapeva leggere, matematica sotto lo zero etc. La mia
prof. ci provava, gli stava vicino, ci scherzava di continuo e lo
rimproverava quando faceva l'idiota, lo incoraggiava ad andare
avanti...capisco che non sia molto e che un ragazzo alla fine fa di testa
sua, ma almeno ci provava. Capisco pure che la mia prof. ci metteva tutto
l'impegno possibile e che era fin troppo gravoso "perdere tempo" tutti i
giorni così, però sempre meglio che mollarlo a se stesso. Capisco pure che
non si possa fare allo stesso modo per dieci/venti persone che stanno in 5/6
classi diverse. Però spero sia indubbio che la strada è questa.

> In genere attualmente si tende a bocciare degli studenti che non hanno mai
> aperto il libro durante l'anno(a volte nemmeno i quaderni e gli
astucci...).

Capissi il motivo di questa (che credo una) idiozia sarei molto contento.

> Ti dirò inoltre che i genitori(che la pensano nel modo a cui ho fatto
> riferimento prima) fanno un errore fondamentale: SI RIFERISCONO ALLA
SCUOLA
> CHE LORO STESSI HANNO FREQUENTATO, CHE NON é QUELLA ATTUALE.

Lo so. Ma come si fa ad insegnare ad un genitore che la scuola evolve?
Già faccio fatica io, che a scuola ancora ci vado, a capire i cambiamenti
delle elementari o delle medie...figuriamoci un genitore che non vede la
scuola dalla notte dei tempi.

> Impossibilità di allontanare momentaneamente l'alunno dalla classe.

Momentaneamente quanto? Se per qualche decina di minuti o un'oretta, l'ho
visto fare spesso.

> Inutilità del voto di condotta ai fini della bocciatura(e sospensioni
> inutili).

Concordo.

> Frequenza non obbligatoria(!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
Questo non lo sapevo.

--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 3:23:54 PM4/29/02
to
> Già: la promozione forzata. Con la scusa (sì, la scusa) di voler a tutti i
> costi "far sì che non si sentano diversi", evitiamo di comprendere ed
> accettare la loro diversità, rendendoli uguali agli altri "per forza".
Oddio! E da quando i ragazzi vogliono essere tutti uguali, da quando non
vogliono essere unici, da quando non vogliono essere orgogliosi della
propria diversità?
E chi è che pensa che uno non debba essere bocciato per paura che si senta
diverso?
Che c'entra poi l'essere uguale e diverso con l'essere o meno bocciato?
Come dire che per essere promossi basta essere tutti uguali!
Qualcuno ha visto A.I Intelligenza Artificiale? Quel bambino-macchina
progettato per comportarsi come i bambini veri; un automa che per una vita
ha creduto di essere unico e che quando ha scoperto che la fabbrica lo stava
riproducendo in massa a tentato il suicidio.
Quel bambino che...voleva essere particolare.
Non so a voi, ma a me a scuola hanno insegnato che è importante scoprire noi
stessi, le nostre particolarità, metterci alla prova, competere per scoprire
le nostre forze e le nostre debolezze, la nostra diversità, per non far
parte di una serie. Quando è cambiato questo valore? In uno dei primi giorni
di scuola alle medie, ricordo che i prof deridevano chi aveva paura della
competizione (tra i professori) e a noi insegnavano che competere fa
crescere. Fa accettare la nostra inferiorità in talune cose e superiorità in
altre. Serve a far scoprire i propri limiti e a superarli. Competere per
scoprirsi diversi. Competere per scoprirsi.
Chi mai pensa il contrario?

> Contorta forma di rispetto.....
Contorto sì...

> Senza contare il bell'esempio (e le motivazioni, gli stimoli a far sempre
> meglio) che diamo agli altri, a quelli che hanno faticato davvero per
> meritarsela, quella promozione...

Quante volte questo mi ha dato fastidio non lo so più.
Certo è, però, che avere in classe gli stessi amici dell'anno prima non mi
dispiaceva!

> Appunto. Dovremmo ricordarcelo, ogni tanto (con tutto il rispetto per Don
> Milani).

Appunto perché dovr"emmo" ricordarlo...qualcuno mi dice chi era? E perché
lo dipingete come un santo, un martire, un uomo con la ragione dalla propria
parte? Che ha combinato di tanto eclatante?
...e visto che qualcuno si è lamentato perché è da ignoranti non
conoscerlo...spero che esista almeno un tizio sulla faccia del ng che mi
sappia spiegare chi fosse!! ^___-
Così da non essere più un tale ignorante!
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 3:34:20 PM4/29/02
to
> Toglimi una curiosità, fai pubblicità positiva al governo per motivi
> personali o perchè ti pagano per questo?
ROTFL!
Stefano, però devi ammettere che è bello sentire opinioni diverse.
Pensa se tutti fossero stati convinti della perfezione della Riforma
Berlinguer...a quest'ora sarebbe stata attuata e la scuola sarebbe uguale o
peggio di ora.

> P.S. IMHO la nostra scuola statale si sta adeguando a quella americana,
cioè
> sta diventando uno schifo. Questo poi non solo per la scuola.

Anni fa, alle medie, la mia prof.sa di lettere ci aveva portato in classe un
articolo che parlava della scuola americana. Stavamo studiando geografia,
argomento: il livello culturale degli studenti americani. Gli studenti
americano non sanno fare le frazioni, con difficoltà risolvono le
moltiplicazioni, non sanno cosa siano le equazioni; pochi studenti
riconoscerebbero il presidente le lo vedessero, quasi nessuno ne saprebbe
dire il nome, né saprebbe dire qual è la capitale degli USA.
Mi sentivo orgoglioso di non essere nato in America. Mi sentivo orgoglioso
di poter frequentare la scuola italiana, così invidiata all'estero.
Ora tutto questo orgoglio è un po' diminuito. E' diminuito allorché ho
lasciato le medie, allorché sono entrato alle superiori, allorché ho
scoperto che le idee degli studenti se diverse da quelle dei professori
possono causare voti più bassi, allorché ho scoperto che la vita è un po'
diversa e che la schiettezza spesso va lasciata da parte. ^___^
Riesco sempre a dire qualcosa di OT! Cercherò di migliorare!

--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 3:39:58 PM4/29/02
to
> Sembra sia cominciata quando i giornali hanno attribuito suicidi e
> stragi alle bocciature.
Le stragi possono essere atribuite alla societą, alla scuola, ad insegnanti
poco preparati nel proprio ruolo, a genitori poco presenti...ma alle
bocciature non direi! Quelle semmai possono essere una conseguenza come il
suicidio.

Meglio attriburli alle ragazze che non ci
> stanno: arriveremo alla @#@#] forzata?

Non ho capito. ^^;
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 3:42:51 PM4/29/02
to
"Vittorio Delmoro" <so...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:aak024$dg9$1...@news.ngi.it...

> "Pietro De Paolis"
> Perché c'è sempre un Pietro De paolis a rovinare un treed così bello?
Perché c'è sempre gente che non accetta le idee altrui?
Perché invece di criticare gli altri non provi a dirmi chi è quel Don
Milani?
^_______________-
Magari se continuo a chiederlo alla fine mi risponderà un'anima pia!
Saluti!
--
Davidrim


Frana

unread,
Apr 29, 2002, 3:44:50 PM4/29/02
to

Davidrim <davidri...@freemail.it> wrote in message
_Wfz8.31202$W9.7...@twister2.libero.it...

> > Peccato che per farlo l'insegnante ha a disposizione
> > pochi minuti ogni ora di lezione
> Il problema tempo è sempre esistito. E' meno presente alle elementari,
dove
> i maestri hanno MOLTO più tempo rispetto ai genitori per "migliorare"
> (qualunque cosa intendiate) l'educazione dei bambini.

Non capisco perchè alle elementari sarebbe maggiore il tempo da dedicare
all'educazione dei bambini rispetto ai loro genitori. Ti ringrazio in
anticipo della tua eventuale delucidazione.

Nota importante: molti bambini della scuola elementare non diventeranno
forse i ragazzi della scuola media e poi anche della scuola superiore? :-)
E, malgrado i loro cambiamenti nel tempo, queste persone non saranno sempre
figli degli "stessi" genitori (con gli stessi eventuali problemi di "tempi"
da dedicare loro)?


> > Ti dirò inoltre che i genitori(che la pensano nel modo a cui ho fatto
> > riferimento prima) fanno un errore fondamentale: SI RIFERISCONO ALLA
> SCUOLA
> > CHE LORO STESSI HANNO FREQUENTATO, CHE NON é QUELLA ATTUALE.
> Lo so. Ma come si fa ad insegnare ad un genitore che la scuola evolve?
> Già faccio fatica io, che a scuola ancora ci vado, a capire i cambiamenti
> delle elementari o delle medie...figuriamoci un genitore che non vede la
> scuola dalla notte dei tempi.

E, infatti, tra i cambiamenti alle elementari, con l'ingresso dei
"moduli", c'è stata la modifica dell'orario scolastico in vista di una
maggiore adattabilità e flessibilità alle nuove esigenze dell'utenza e dei
tempi che corrono.
Di contro, l'orario spesso risulta carico di insegnamenti diversi ed
esasperato dall'avvicendarsi di parecchie insegnanti(il numero va da 3 a 6
insegnanti ogni due classi, solitamente).
Da qui la difficoltà di tenere "testa" a tutte le bellissime cose che si
desiderebbe (a volte che si dovrebbe) insegnare, per mancanza di tempi
adeguati alle singole necessità dei bambini.
Attenzione: io sono una giovane insegnante e non condanno affatto la
modularità ,anzi mi sta pure bene.
E' bello"specializzarsi" nell'insegnamento di un ambito e di un'educazione e
far leva su un progetto di collaborazione didattica con altre insegnanti.Si
apprende molto dal confronto (e anche dallo scontro) con altri colleghi del
modulo.
Mi spiace soltanto di dover spesso "insegnare di corsa", per poter
rispettare
il monte orario minimo previsto per ogni disciplina ed ogni educazione che
tutte le colleghe del modulo abbiamo il diritto/dovere d'insegnare.
Per questo rivedrei volentieri (innanzitutto)l'aspetto della "flessibilità"
dell'orario, per collocarvi tutti gli insegnamenti in un modo meno
"stressante" per tutti coloro che vivono nel mondo della scuola, ma in modo
particolare per i loro fruitori.


> > Frequenza non obbligatoria(!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
> Questo non lo sapevo.

Era ironico, almeno credo.
:-)
Ciao.
Franuzza

donatella beatini

unread,
Apr 29, 2002, 3:59:01 PM4/29/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:cofz8.30828$W9.7...@twister2.libero.it...

> > Se per te Don Milani e' uno sconosciuto, il problema e' solo tuo e
> > della tua ignoranza, non degli altri.

> Invece dire che è ignorante chi non conosce questo Don Milani, perché
non ci
> (mi) illumini? Per me è un completo sconosciuto, in questo ng l'ho
sentito
> nominare già un paio di volte e mi è venuto spontaneo chiedere chi è
(era).
> A me non piacciono gli insulti detti a cuor leggero, soprattutto se
riferiti
> a qualcuno che chiede un'informazione...: spero che tu non sia
un'insegnante
> o che, almeno, non ti comporti così con degli studenti. Altrimenti li
> capirei se fossero demotivati dalla scuola.

Don Lorenzo Milani e' stato un gran personaggio.
Non amo dare giudizi, ne' imporre il mio modo di vedere le cose.
Preferisco le fonti. Ognuno, poi, sulla base dei documenti ( le fonti )
ragiona, rapporta, sviluppa le sue idee.
Ti mando due titoli:
"Lettera a una professoressa"
"L' obbedienza non e' piu' una virtu'"
Ha scritto pure altre cose, ma queste sono quelle che ho letto con
passione ad inizio carriera e che ancora amo. Partigiana, confesso.
Le puoi trovare edite dalla "Libreria editrice fiorentina".
Io li' le ho ritrovate, visto che i miei vecchi, ma non superati, testi
li ho dati in giro e, come spesso succede, non mi sono piu' stati
restituiti.
Buono.Sono piaciuti.
Leggili. Anche se i tempi sono mutati, sono estremamente importanti.
Caspita, mica vogliamo dire che Omero, Saffo, Catullo, Ovidio,
Leopardi - e qui mi fermo, ma solo per non per non intasare le larghe
bande - sono inattuali?

> Saluti.
> --
> Davidrim
Ciao, donatella


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 4:20:14 PM4/29/02
to
> > Il problema tempo è sempre esistito. E' meno presente alle elementari,
> dove
> > i maestri hanno MOLTO più tempo rispetto ai genitori per "migliorare"
> > (qualunque cosa intendiate) l'educazione dei bambini.
> Non capisco perchè alle elementari sarebbe maggiore il tempo da dedicare
> all'educazione dei bambini rispetto ai loro genitori. Ti ringrazio in
> anticipo della tua eventuale delucidazione.
Forse è vero, come diceva qualcuno che quando si parla della scuola si fa
sempre riferimento alla propria esperienza personale e non al mondo della
scuola attuale.
Alle elementari facevo almeno OTTO ore: entravo alle 7.15 (il pre-scuola...)
e uscivo alle 16.30.
Mia madre la vedevo pochissimo, mio padre solo la sera a tavola, spesso
neanche lì.
Ancora oggi credo, e dico credo perché non tutti sono d'accordo con me, che
l'educazione e i valori mi siano stati insegnati alle elementari dalle mie
maestre.
Otto ore: 4 di materie letterarie, 4 di materie scientifiche. A confronto
col tempo passato a casa, le ore di scuola facevano la parte del leone. A
casa c'era la tv, che era il secondo mezzo d'informazione, unico mass media
che conoscevo, e cui dedicavo tutto il tempo che non passavo in classe.
Ora non so se e in che modo le elementari siano cambiate, faccio fatica a
seguirvi, non solo te, quando parlate di modularità, di più insegnanti
insieme che ti seguono alle elementari etc.
Trovo assurdo l'avere 3, 6 insegnanti contemporaneamente alle elementari.
Io vedevo le mie due maestre come la seconda e la terza mamma. Ma avere
altre 3, 6 mamme oltre quella originale mi è davvero difficile da pensare.

> Nota importante: molti bambini della scuola elementare non diventeranno
> forse i ragazzi della scuola media e poi anche della scuola superiore? :-)
> E, malgrado i loro cambiamenti nel tempo, queste persone non saranno
sempre
> figli degli "stessi" genitori (con gli stessi eventuali problemi di
"tempi"
> da dedicare loro)?

Spero che ora la mia netta distinzione fra elementari e il resto delle
scuole sia più chiaro.

> > > Ti dirò inoltre che i genitori(che la pensano nel modo a cui ho fatto
> > > riferimento prima) fanno un errore fondamentale: SI RIFERISCONO ALLA
> > SCUOLA
> > > CHE LORO STESSI HANNO FREQUENTATO, CHE NON é QUELLA ATTUALE.
> > Lo so. Ma come si fa ad insegnare ad un genitore che la scuola evolve?
> > Già faccio fatica io, che a scuola ancora ci vado, a capire i
cambiamenti
> > delle elementari o delle medie...figuriamoci un genitore che non vede la
> > scuola dalla notte dei tempi.
> E, infatti, tra i cambiamenti alle elementari, con l'ingresso dei
> "moduli", c'è stata la modifica dell'orario scolastico in vista di una
> maggiore adattabilità e flessibilità alle nuove esigenze dell'utenza e
dei
> tempi che corrono.

Questi moduli in cosa consistono esattamente?
Quante ore vanno a ciascuno?
Si parla solo di tempo pieno?

> Da qui la difficoltà di tenere "testa" a tutte le bellissime cose che si
> desiderebbe (a volte che si dovrebbe) insegnare, per mancanza di tempi
> adeguati alle singole necessità dei bambini.

Ma ogni insegnante, d'accordo che debba avere due classi e quindi circa 40
bambini da gestire, non avrebbe ad ogni modo ben 5 anni da gestire con i
propri studenti?
5 anni sono un sacco di tempo per fare.

> Mi spiace soltanto di dover spesso "insegnare di corsa", per poter
> rispettare
> il monte orario minimo previsto per ogni disciplina ed ogni educazione che
> tutte le colleghe del modulo abbiamo il diritto/dovere d'insegnare.

E questo mi è totalmente oscuro.

Grazie!
Noto sempre più con piacere che uno studente che discute della scuola parla
volentieri di come erano i propri professori, di quanto erano sbagliati i
loro metodi etc, mentre un insegnante che parla di scuola sposta sempre i
problemi sul lato governo, "gestione" professori etc.. E' strano vedere due
volti dello stesso problema così distanti e vicini allo stesso tempo!
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 29, 2002, 4:31:53 PM4/29/02
to
> > Invece dire che è ignorante chi non conosce questo Don Milani, perché
> non ci
> > (mi) illumini? Per me è un completo sconosciuto, in questo ng l'ho
> sentito
> > nominare già un paio di volte e mi è venuto spontaneo chiedere chi è
> (era).
> Don Lorenzo Milani e' stato un gran personaggio.
> Non amo dare giudizi, ne' imporre il mio modo di vedere le cose.
Speravo in qualche spiegazione più rapida, ma mi accontento:
appena finisco di leggere 'La zona morta' (manca poco), provo a cercarli in
biblioteca.
In ogni caso se tratta di insegnanti è un argomento che mi interessa...spero
solo che siano scritti in italiano avvincente... non che i professori non
siano avvincenti...nooo...
;-)))))

> Leggili. Anche se i tempi sono mutati, sono estremamente importanti.
> Caspita, mica vogliamo dire che Omero, Saffo, Catullo, Ovidio,
> Leopardi - e qui mi fermo, ma solo per non per non intasare le larghe
> bande - sono inattuali?

Inattuali non credo, inflazionati forse.
CIAO!
--
Davidrim


Federico Spano`

unread,
Apr 29, 2002, 4:49:20 PM4/29/02
to
Il Mon, 29 Apr 2002 21:23:54 +0200, in un messaggio a nome di
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> era scritto:

>spero che esista almeno un tizio sulla faccia del ng che mi
>sappia spiegare chi fosse

Ma una santa ricerca con Google, no, eh?

Io non lo so, chi era, solo che ne ho sentito tanto parlare da aver
capito (per intuito) che faceva. A quanto ho capito era un prete che
in una situazione deprivata (campagna povera) aveva realizzato una
scuola che funzionava bene, grazie a capacita' pedagogiche e
didattiche non comuni, che ha tentato poi invano di trasmettere ad
altri :(
Devo avere anche un suo piccolo libro che non ho letto.

Era sicuramente una personalita' enorme. L'unico suo limite fu quello
di non capire bene che sono in pochi, ad essere enormi.

Ciao


--
Federico Spano`

"non ingannateli con la promozione forzata, non svilite chi ha lavorato con questa beffa."

Lucycall

unread,
Apr 29, 2002, 4:58:55 PM4/29/02
to

"qfwfq" <qf...@occupato.de> ha scritto nel messaggio
news:3ccbd629...@powernews.libero.it...
[cut]

> Resta il fatto che ognuno e' diverso, ed e' naturale si senta diverso,
> e' la scuola eguale per tutti che crea psicosi.

La scuola "deve" essere uguale per tutti, cosě come lo dovrebbe essere la
legge...:-)
A creare le psicosi sono quegli operatori scolastici che pensano che "scuola
uguale per tutti" equivalga a "tutti uguali a scuola"....

Lucy


Lucycall

unread,
Apr 29, 2002, 5:05:18 PM4/29/02
to

"Penna Rossa" <saperi...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:oz1z8.110680$SR5.2...@twister1.libero.it...
[cut]

> Prima delle medie superiori (e inferiori) ci sono le elementari: è qui che
> dovrebbe avvenire la scolarizzazione. La capacità di vivere in modo civile
e
> di lavorare dentro un'aula scolastica e a contatto con gli altri bambini
> dove essere insegnata alle elementari. Quali occasioni hanno i genitori di
> insegnare il vivere sociale ai loro bambini ? Sono invece gli insegnanti
> elementari che vivono a contatto dei bambini, molto più dei genitori e nel
> (quasi) unico contesto sociale conosciuto dai bambini stessi.

assolutamente d'accordo sul ruolo scolarizzante della scuola elementare, è
comunque da sottolineare il fatto che non può essere demandato solo alla
scuola l'insegnamento del vivere sociale. Che gli insegnanti elementari
siano più tempo a contatto con i bambini, rispetto ai loro genitori, è
errato (e sarebbe terribile, se fosse vero): nel peggiore dei casi, le ore
passate a scuola sono 8, quindi relativamente poche per poter essere
realmente significative

>
> E' qui che la moderna didattica ha svolto in tutta la sua geometrica
potenza
> i suoi effetti: orari ipertrofici, la scuola come bivacco, assenza di ogni
> seria valutazione nel secondo ciclo e quindi deresponsabilizzazione dei
> bambini ed evanescenza nella comunicazione scuola famiglia. Di cosa
parlano
> se la valutazione è un rito vuoto ?

Sostituirei la parola "didattica" con il termine "pedagogia", poi confermo
tutto:-)
Aggiungerei che l'assenza di valutazione avviene anche nel primo ciclo,
dove, secondo me, sarebbe invece ancor più importante: fermare un bambino in
prima o in seconda sarebbe molto meno traumatizzante e molto più producente
che farlo più avanti, dopo averlo illuso per anni.
Per quanto riguarda "di cosa parlano", ci vorrebbero giorni per
raccontarlo.....vogliamo dire "di niente"?

Lucy
>
> Penna Rossa
>
>
>


sandra

unread,
Apr 29, 2002, 5:17:28 PM4/29/02
to

"Federico Spano`" <fsp...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:aakbiq$q31$1...@newsreader.mailgate.org...

> Devo avere anche un suo piccolo libro che non ho letto.
>
Leggilo :-)
ciao
sandra


Elisabetta Marcovich

unread,
Apr 29, 2002, 5:27:45 PM4/29/02
to
> E magari qualcuno dovrebbe rifarlo, nella scuola di oggi, il Don
> Milani. Non e' che se ne vedano tanti in giro...

a me piacerebbe vedere don Milani -pace all'anima sua - nella scuola d'oggi!

--
Elisabetta Marcovich,
Trieste


Elisabetta Marcovich

unread,
Apr 29, 2002, 5:31:05 PM4/29/02
to

"> Leggilo :-)
quando l'ho letto, tanti anni fa, mi chiedevo come un sacerdote potesse aver
scritto un libro cosě pieno d'odio per la scuola com'era ai suoi tempi

--
Elisabetta Marcovich,
Trieste


Lucycall

unread,
Apr 29, 2002, 5:30:39 PM4/29/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:C7hz8.31739$W9.7...@twister2.libero.it...

> E chi è che pensa che uno non debba essere bocciato per paura che si senta
> diverso?

Beh, la mia psicopedagogista, per esempio. Anche un sacco di altre persone
più importanti di lei:-)

> Che c'entra poi l'essere uguale e diverso con l'essere o meno bocciato?
> Come dire che per essere promossi basta essere tutti uguali!

No, è il contrario: per essere tutti uguali basta essere promossi....

> Non so a voi, ma a me a scuola hanno insegnato che è importante scoprire
noi
> stessi, le nostre particolarità, metterci alla prova, competere per
scoprire
> le nostre forze e le nostre debolezze, la nostra diversità, per non far
> parte di una serie. Quando è cambiato questo valore?

Qualche anno fa. Hanno deciso che la competitività non è un valore, che era
preferibile avere alunni tutti allo stesso livello (possibilmente basso)....

Competere per
> scoprirsi diversi. Competere per scoprirsi.
> Chi mai pensa il contrario?

Vedi sopra

> > Senza contare il bell'esempio (e le motivazioni, gli stimoli a far
sempre
> > meglio) che diamo agli altri, a quelli che hanno faticato davvero per
> > meritarsela, quella promozione...
> Quante volte questo mi ha dato fastidio non lo so più.

Anche a molti dei miei alunni. Anche a me.

> Certo è, però, che avere in classe gli stessi amici dell'anno prima non mi
> dispiaceva!

Questa è una delle più forti motivazioni alla non-bocciatura che mi dà di
solito il mio ds.....

Lucy


sandra

unread,
Apr 29, 2002, 5:39:18 PM4/29/02
to
Premi e castighi a Barbiana
Ermanno Detti

La frusta e la penna
"Noi per i casi estremi si adopera anche la frusta. Non faccia la
schizzinosa e lasci stare le teorie dei pedagogisti. Se vuol la frusta
gliela porto io, ma butti giù la penna dal registro. La sua penna lascia il
segno per un anno. La frusta il giorno dopo non si conosce più."

Sono parole dure, che fanno sobbalzare il lettore di Lettera a una
professoressa. Viene da chiedersi se si tratti di provocazioni. Non lo sono.
La provocazione è una sorta di strumento retorico per stupire e attirare
l'attenzione, Don Milani vuole stupire ma sputando in faccia la verità al
lettore. Una verità che non solo crede giusta, ma che intende dimostrare
giusta. In alcune parti il tono si fa addirittura sferzante: "La scuola a
tempo pieno presume una famiglia che non intralcia. Per esempio quella di
due insegnanti, marito e moglie, che avessero dentro la scuola una casa
aperta a tutti senza orario. Gandhi l'ha fatto. E ha mescolato i suoi
figlioli agli altri al prezzo di vederli crescere tanto diversi da lui. Ve
la sentite? L'altra soluzione è il celibato. È una parola che non è di moda.
Mao ha additato all'ammirazione dei compagni un operaio che s'è castrato (i
"cinesi" italiani si vergognano a raccontarlo)".

Oggi queste parole farebbero rabbrividire un giovane studente? È
probabile. Ma all'epoca la discriminazione di classe gridava vendetta, e don
Milani voleva una vendetta, che non fosse però una sterile rivincita ma un
vero e proprio riscatto sociale. E alla professoressa rinfaccia
esplicitamente gli effetti provocati dalla penna, ovvero dalla bocciatura,
dalla selezione: "Gianni per quella sua penna "moderna" e perbenino non
leggerà mai un libro in vita sua. Non saprà mai scrivere una lettere
decente. Un castigo sproporzionato e crudele".

La professoressa deve saper fino in fondo quale tipo di discriminazione
scaturisce dal suo atteggiamento superficiale e falsamente sbarazzino.
Scaturisce una mentalità contorta che porta le stesse vittime della
discriminazione ad accettare un mondo fatto di stupidità, un mondo allegro
ma falso perché quell'allegria è funzionale a chi è ricco e detiene il
potere mentre invece è una condanna senza appello per i poveri, sia quelli
che vivono nelle campagna, sia quelli che vivono nelle borgate delle città.
I bocciati di Vicchio, dice Don Milani, non erano timidi come i montanari di
Barbiana, ma "consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un
sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e
che andarci è un privilegio".

La scuola come privilegio
Ecco, il principio chiave del pensiero di don Milani ruota fortemente
attorno a questa istanza di scuola come privilegio. Che poi è il principio
del diritto allo studio, sancito dalla Costituzione italiana e non a caso
messo continuamente in discussione dalle forze conservatrici che gestiscono
il potere.

L'individuo, specie se appartenente ai ceti meno abbienti, che non comprende
che la scuola è un privilegio, diviene persona falsa, abituata al
sotterfugio. Non perché nella scuola non si debba parlare di tutto, non
perché si debbano studiare solo inutili nozioni, ma perché la formazione
culturale è l'unico strumento capace di formare le coscienze e quindi di
riscattare la persona da una condanna senza appelli. Belle a questo
proposito le pagine sul sesso, dalle quali si evince anche il principio di
una sana educazione sessuale. Scrive don Milani dei ragazzi che la penna
della professoressa ha bocciato: "Anche sul sesso gli stessi sotterfugi.
Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su
una gallina si davano gomitate come se avessero visto un adulterio. Comunque
sul principio era l'unica materia scolastica che li risvegliasse. Avevamo un
libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio. Due pagine
erano tutte consumate. Più tardi scoprirono che son belline anche le altre.
Poi si accorsero che è bella anche la storia. Qualcuno non s'è più fermato.
Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.
Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un'altra volta".

Il calore umano e la lotta di classe

Quest'ultima frase tradisce il profondo calore e la profonda umanità che
don Milani cercava quasi di nascondere parlando di frusta e di castighi nei
confronti dei giovani. Il peccato (sì, per don Milani si tratta di vero e
proprio peccato) che la professoressa può compiere è proprio quello di
ghiacciare l'entusiasmo e la freschezza di un giovane. E soprattutto di
ghiacciarlo per tutta la vita marchiandolo con una semplice annotazione sul
registro. Al contrario, una giusta punizione per don Milani mette in
comunicazione profonda docente e discente, perché fa sentire al discente
quanto il maestro ci tenga al suo bene: lo punisce perché vuole il suo bene,
vuole che non cada nella trappola dei suoi nemici di classe, vuole
svegliarlo, dirgli a chiare note quali pericoli lo minacciano in una società
che fa della discriminazione il punto di forza del suo sistema.

Don Milani sa che i nemici di classe non solo esistono, ma che sono spietati
e che non si può davvero combatterli con dolcezza o chiedendo, come diceva
Manzoni, la loro indulgenza e la loro comprensione. Si possono combattere
solo facendo il contrario di quello che essi ti propongono ovvero
impossessandosi degli strumenti culturali importanti (e non di quelli falsi
o superati che la scuola invece propina). Si giunge così alla questione
centrale, quella dei contenuti, che nel Sessantotto venne tanto sentita dai
giovani della contestazione studentesca.

La corruzione dei giovani e il suo fine
Don Milani teme la corruzione dei giovani perché se i giovani si lasciano
corrompere per loro è la fine, vince il sistema. E precisa anche cos'è la
corruzione: non è quella del demonio, come dice la Chiesa, ma quella di una
società che rischia di fondarsi su valori falsi, come l'arrivismo, la
competizione sfrenata, la furbizia, il sotterfugio o addirittura l'arte di
cavarsela con la battuta pronta. Perché tutto questo discrimina colui che ha
meno strumenti culturali di base, che si acquisiscono in famiglia, e
discrimina il più lento anche se più intelligente. In un paragrafo,
intitolato "Arrivisti a 12 anni", scrive ai professori: "Anche il fine dei
vostri ragazzi è un mistero. Forse non esiste, forse è volgare. Giorno per
giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto
si distraggono dalle cose belle che studiano. Lingua, storia, scienze, tutto
diventa voto e null'altro. Dietro a quei fogli di carta c'è solo l'interesse
individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi
stringi il succo è quello. Per studiare volentieri alle vostre scuole
bisognerebbe essere già arrivisti a 12 anni. A 12 anni gli arrivisti son
pochi. Tant'è vero che la maggioranza dei vostri ragazzi odia la scuola. Il
vostro invito volgare non meritava altra risposta".

Tutto questo secondo don Milani è funzionale al consumismo che fa della
corruzione la sua forza. Il mondo che circonda il ragazzo sembra fatto
apposta per distrarlo, per ingannarlo e avviarlo verso tutto ciò che è
effimero, non è serio. Allora un ostacolo da rimuovere sono le mode che il
sistema propone ai giovani come mezzo per mettersi in mostra o per
costruirsi una identità, che nella realtà risulterà falsa e fittizia.
Specchietti delle allodole per i giovani, le mode illudono ma lasciano l'
amaro in bocca dopo aver spremuto l'essenza migliore e più sana dei ragazzi
più poveri e culturalmente più indifesi.

Leggiamo ancora in Lettera a una professoressa: "Un giorno a proposito della
televisione Gianni ci disse: "Ce le danno queste cose. Se ci dessero la
scuola s'andrebbe a scuola". Con quel soggetto impersonale voleva dire che
la società, il mondo, qualcuno di indefinibile che guida le scelte dei
poveri. Noi si coprì d'insulti: "Di scuole ne avevi due e le hai lasciate".
Ma, detto tra noi, è proprio vero che ha scelto liberamente? In paese pesano
su di lui tutte le mode fuorché quelle buone. Chi non le accetta si isola...
Le mode gli dicono che i 12-21 anni sono l'età dei giochi sportivi e
sessuali, dell'odio per lo studio. Gli hanno nascosto che i 12-15 anni sono
l'età adatta per impadronirsi della parola. I 15-21 per usarla nei sindacati
e nei partiti. L'unica difesa dei poveri contro le mode potreste essere voi.
Lo Stato vi dà 800 miliardi l'anno per questo scopo. Ma siete ben miseri
educatori voi che offrite 185 giorni di vacanza contro 180 di scuola.
Quattro ore di scuola contro dodici senza scuola. Un imbecille di preside
che entra in classe e dice: "Il provveditore ha concesso vacanza anche il 3
novembre" sente un urlo di gioia e ne sorride compiaciuto. Avete presentato
la scuola come un male e dovevano riuscire ad amarla i ragazzi?".

Tutto questo non è casuale, ripete don Milani ai poveri. Tutto questo è
fatto per discriminare la povera gente e per mandare avanti il solito
Pierino, il figlio del farmacista! Ecco descritto con una semplicità
straordinaria il meccanismo discriminante: "Un insegnante con la Gazzetta in
tasca s'intende bene con un babbo operaio con la Gazzetta in tasca, per
parlare d'un figliolo con pallone sotto braccio o d'una figliola che sta
un'ora dal parrucchiere. Poi l'insegnante fa un piccolo segno sul registro e
i figlioli dell'operaio vanno a lavorare quando ancora non sanno leggere. I
figlioli dell'insegnante seguitano a studiare a oltranza anche se "non hanno
voglia" o "non capiscono nulla".

Il cerchio si è chiuso. Seguendo questa logica è davvero meglio il segno
della frusta del segno sul registro".

I meccanismi della discriminazione seguono poi precise regole che si
ricollegano alla selezione scolastica. Ma perché la selezione?

Lo scopo della selezione è il potere e il mantenimento di privilegi che
soltanto una discriminazione di feroce classe può mantenere. Nella scuola
tutto sembra fatto per benino. Ma di fronte alla perdita di privilegi, la
classe più abbiente non si ferma, scatena, come ha scatenato in passato, la
guerra, il fascismo, il razzismo, la disoccupazione. I ricchi, insomma. se
fosse necessario abbraccerebbero senza battere ciglio anche il comunismo.
Per questo ogni legge della nostra società "sembra tagliata su misura perché
giovi a Pierino e freghi noi che non si può più credere nel caso". Don
Milani lancia così l'idea di un complotto planetario contro i poveri, un
complotto che però non è stato studiato da un'unica persona, ma che si è
andato addirittura strutturando nei secoli.

Per questo in Parlamento, dove dovrebbero sedere i rappresentanti dei
cittadini, i quali sono in bassissima percentuale laureati, siedono invece
quasi tutte persone con la laurea. Siedono anche nei banchi del partiti
della sinistra che rappresentano i lavoratori. Più che di vari partiti, don
Milani parla di un partito unico, trasversale a tutti, il P.I.L ovvero
Partito Italiano Laureati.

E' il segno più evidente del fine della cultura. E' il motivo per cui anche
le punizioni possono essere giustificate per spezzare questo terribile
cerchio.

E' ancora attuale la proposta di don Milani?
Noi sinceramente crediamo di sì. Non solo per creare persone che abbiano
una spina dorsale robusta, per evitare le mollezze frutto di un consumismo
senza freni, ma anche perché oggi più che negli anni passati si tende a una
scuola di classe che viene costruita sulle istanze di un falso e sbarazzino
rinnovamento.

Oggi la "nuova" scuola va contro i principi di don Milani. Egli voleva il
tempo pieno che invece viene abolito, voleva una scuola che istruisce su
nuovi contenuti e si ripropone invece un'istruzione tradizionale, voleva una
scuola impegnata e invece si torna alle discipline tradizionali. Ma
soprattutto voleva una scuola che non discrimina mentre invece si creano
meccanismi più raffinati di selezione di classe.

Certo, la società di oggi non è più quella degli anni Cinquanta e Sessanta,
il discriminato a scuola può cavarsela meglio del laureato e una nuova
ignoranza circola anche tra persone ormai benestanti. Ma tutto questo ha il
suo prezzo.

I giovani del Sessantotto che si ispiravano a don Milani credevano in una
nuova scuola, che fosse nuova perché capace di formare uomini diversi, con
una maggiore coscienza e una maggiore consapevolezza, più solidali tra loro,
migliori perché capaci di capire le ragioni degli altri, con una tale
formazione che li portasse ad essere pacifisti, non razzisti, non fascisti,
lavoratori seri e onesti. Insomma attraverso la scuola si credeva di poter
creare un nuovo mondo.

"Elisabetta Marcovich" <ema...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:XSiz8.32601$W9.7...@twister2.libero.it...

Elisabetta Marcovich

unread,
Apr 29, 2002, 5:43:34 PM4/29/02
to

"> Perché invece di criticare gli altri non provi a dirmi chi è quel Don
> Milani?
> ^_______________-
> Magari se continuo a chiederlo alla fine mi risponderà un'anima pia!

Un prete che insegnava negli anni Sessanta. Quella volta la scuola media non
era ancora unificata, chi la faceva sarebbe poi proseguito al liceo e chi
non la faceva andava all'avviamento al lavoro (una versione tipo istituto
professionale ma già a undici anni).
Don Milani vedeva che i suoi alunni di campagna non andavano bene nella
scuola media di allora e ne dava la colpa alla selettività e soprattutto al
latino.
Scrisse un libro " lettera a una professoressa" in cui descrive tale prof
come un'arpia senza cuore . Questo in soldoni, se trovi in biblioteca
scolastica il libro leggilo, non è lungo, e vedrai soprattutto quale era la
scuola contro cui lottava don Milani, che a me sembra sia lontana anni luce
dall'attuale. Riesco a confrontarle perchè io feci a quei tempi le medie ed
ho insegnato nella scuola attuale fino all'anno scorso.

--
Elisabetta Marcovich,
Trieste


sandra

unread,
Apr 29, 2002, 5:50:10 PM4/29/02
to

"Elisabetta Marcovich" <ema...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:M5jz8.32704$W9.7...@twister2.libero.it...

>
> vedrai soprattutto quale era la
> scuola contro cui lottava don Milani, che a me sembra sia lontana anni
luce
> dall'attuale.

Sì - però leggi anche questo, compresa la conclusione: A me sembra
abbastanza attuale.


Quel prete e quei suoi scolari
Giorgio Bini
.....omissis....
il testo intero è in www.cgilscuola.it

Intanto apriamo la Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana
(Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1967; dopo trentacinque anni questo
libro fastidiosissimo continua ad essere stampato, venduto e comprato,
letto. Quasi un miracolo). A pag. 94 ,trattando del fine della scuola
necessaria per i '"poveri", dicono don Milani e i suoi scolari: <<Bisogna
che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null'altro che d'
essere uomo. Cioè che vada bene per credenti e atei>>. Qualcuno ha
ricordato, cercando di arruolare don Milani fra i precursori di donna
Letizia e delle destre, clericali e no, che la sua era una scuola privata.
Gli attuali sostenitori della scuola privata, partecipando al dibattito sull
'istruzione chiedono che quella scuola sia finanziata con fondi pubblici.
Durante la cosiddetta prima repubblica la richiesta di finanziamenti
pubblici era agitata come una questione di principio - ad esempio ad ogni
inizio di legislatura l'intero gruppo democristiano della Camera presentava
una proposta di legge in proposito - ma senza nessuna vera azione politica
per ottenerlo. Bisognava attendere i liberal, i postfascisti, i nostalgici
di Craxi, i berlusconiani (per onestà d'informazione sarà bene non tacere
che alcune sciagurate iniziative del centro-sinistra hanno preparato il
terreno). Quelli di Barbiana erano ben lontani dall'avanzare simili oscene
proposte: non erano contenti della scuola di tutti; ne criticavano, senza
dubbio ingenerosamente e impoliticamente, il personale; si fecero la loro
scuola e certamente non chiesero sussidi a quelli che consideravano i nemici
d'una scuola di e per tutti, e laica per giunta, cosicché credenti e non
credenti potessero sentirvisi a loro agio.

Fare parti uguali fra disuguali?

Torniamo ancora un poco alla questione dell'essere e del non
essere liberali. Una parte della gente di sinistra pensava, giustamente, che
le "libertà borghesi", la "democrazia borghese" dovessero essere considerate
una conquista per tutti i cittadini e le cittadine, acquistare un valore, se
si può dire, universale e perenne; che la società più uguale che si pensava
di poter costruire dovesse mantenere, perpetuare e ampliare quelle libertà e
quella democrazia, non certo abolirle. Insomma, non potevamo non dirci, o
quasi.

Su un punto però i più avvertiti, pochissimi prima della
Lettera, non condividevano la concezione liberale: non condividevano la
concezione liberale della scuola, la stessa che è scritta anche nella
Costituzione: la scuola è aperta a tutti; per alcuni anni è obbligatoria. I
capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi hanno diritto a raggiungere i
livelli più alti degli studi. Una concezione dignitosa e decorosa. Ma a ben
vedere il processo dell'istruzione vi è descritto come una sorta di nobile
gare nella quale, in condizioni di parità (parità di che: d'intelligenza? di
volontà e motivazione?) tutti possono competere e chi non s'impegna e perciò
non raggiunge i livelli più alti deve incolpare se stesso (e, direbbe donna
Letizia e direbbero il professor Panebianco e alcuni altri, pagare il fio
frequentando la scuola professionale, alla quale qualche voce autorevole
attribuirà pari dignità sapendo di mentire).

La sociologia dell'educazione aveva già mostrato e
continuava a mostrare, sine ira ac studio, scientificamente, indagando e
calcolando, che quella gara aveva regole truccate: i "capaci e meritevoli"
provenivano infatti in maggior parte dai ceti economicamente e
culturalmente favoriti e gli esclusi appartenevano in prevalenza ai ceti
meno favoriti. Tutto questo processo presentava, come dicono ancor oggi
certe persone rozze che usano certi termini obsoleti, un aspetto, un
contenuto e un esito di classe. Ma un conto era dirlo sine ira ac studio, un
conto gridarlo con la violenza d'un manifesto politico com'era la Lettera e
come fu intesa dall'iniziale movimento studentesco che l'assunse come un
proprio libro e lo discusse con seria partecipazione.

La Lettera non negava valore scientifico alla dottrina
liberale dell'istruzione, ma le negava valore politico, la smascherava
mostrando che era una dottrina ideologicamente fondata sull'idea di
disuguaglianza. Nella miglior delle ipotesi (quando non è al servizio delle
destre postfasciste e berlusconiane) la dottrina liberale può svilupparsi in
proposte non razziste e a lor modo democratiche: aiutare i "capaci e
meritevoli" più socialmente sfavoriti, negare che la disuguaglianza sia
giustificata geneticamente, che cioè quelli che non hanno successo ereditino
l'inadeguatezza. Ma, con la solita mancanza di rispetto per l'argomentare
pacato e scientifico, quelli di Barbiana formulavano il medesimo concetto
alzando il tono: ci sono Pierino figlio del dottore e Gianni contadino con
due destini scolastici radicalmente diversi: per caso il primo ha i
cromosomi adatti per poter riuscire e il secondo no? Sarebbe come sostenere
che <<Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio
non fa questi dispetti ai poveri. E' più facile che i dispettosi siate voi>>
(pag. 60). E' meglio dire <<che tutti i ragazzi nascono eguali e se in
seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare>> (pag. 61),
come dice persino la Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di
<<rimuovere gli ostacoli>> etc.

Le scienze dell'educazione a questo punto correggerebbero il
testo della Lettera là dov'è troppo rousseauiano: si nasce tutti diversi,
non tutti uguali, ma occorre evitare che la diversità diventi un ostacolo
insormontabile allo sviluppo personale. Come? Le scienze non ce lo dicono ,
o almeno non v'insistono perché dircelo è compito della filosofia dell'
educazione (cioè della pedagogia se non si mascherasse da scienza) e della
politica, che possono legittimamente fare un uso pragmatico, normativo,
performativo della lingua (far appello ad agire per cambiare le cose del
mondo): in sostanza si tratta d'evitare l'ingiustizia di <<far le parti
eguali fra disuguali>> (pag. 55), si tratta di lavorare per l'uguaglianza,
per il <<sogno dell'eguaglianza>>: <<I. Non bocciare.// II. A quelli che
sembrano cretini dagli la scuola e pieno tempo.// Agli svogliati basta
dargli uno scopo>> (pag.80), senza trincerarsi <<dietro la teoria razzista
delle attitudini>> (pag. 81).

Le scienze (dell'educazione e no) ci dicono che di per sé la
"teoria delle attitudini" non è razzista se si limita a sostenere che
ciascuno è più portato per un ramo di attività o per un settore di
apprendimento ma non nega che ciascuno in condizioni di normalità possa
apprendere quanto è necessario per comprendere sé, gli altri e il mondo
naturale e umano.

Il fine giusto

<<Il fine giusto è dedicarsi al prossimo>>. Nello stesso
paragrafo in cui si enuncia questa massima naturaliter christiana si
aggiunge, andando un po' oltre: <<E in questo secolo come vuole amare se non
con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il
tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi,
contro la fame, l'analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali>>(p. 94).

Le cose non sono andate in quella direzione; fra le speranze
diffuse di allora e la realtà di oggi c'è un baratro. Oggi donna Letizia si
dedica al prossimo quando va a San Patrignano a trascorrere il week end. Per
il resto, obbedisce alla "regole ferree" dell'economia, che oggi c'
indirizzano verso il liberismo e verso il culto del mercato come arbitro
supremo dei rapporti fra le persone. E' vero che neppure il papa, per non
dire del cardinale Martini, approva queste concezioni nefande; ma spesso l'
economia e la politica non si curano più di tanto di ciò che va predicando
il papa o un cardinale.

L'idea di uguaglianza nel 1967 era diffusa in tutta la
popolazione: tra i figli dei borghesi che andavano all'università, leggevano
la Lettera e perseguivano ideali maoisti credendoli veramente rivoluzionari,
fra i lavoratori, fra gl'intellettuali. Oggi, dopo tante sconfitte, sembra
trionfare l'idea non della diversità come risorsa culturale e civile da
mettere al servizio di tutti - che anzi il sistema dei media ci propone
modelli conformistici - ma della disuguaglianza come strumento di selezione
e discriminazione. Nella scuola il principio della disuguaglianza potrebbe
essere così formulato: un apprendimento comune, il più breve possibile, e
una separazione successiva, la più radicale possibile, fra quelli che
andranno a lavorare o s'illuderanno che la scuola possa insegnargli a
lavorare, e quelli che anche con lo studio disinteressato si costruiranno
il destino di ceto dirigente.

La Lettera proponeva urlando, con le sue invettive
fastidiose, ideali che sono stati sconfitti ma non per questo perdono
valore, almeno per chi conserva un senso della propria dignità e dei diritti
delle persone; l'uso che si fa della scuola - anche per gli errori commessi
da quelli che predicavano di volerla cambiare - e ancor più quello che se ne
vuol fare è lo stesso di allora: selezionare con effetti sociali privando
quante più persone è possibile del loro diritto ad un'istruzione che le
renda più uguali e più consapevolmente partecipi dello stato di cittadino e
cittadina.

Roma, 26 aprile 2002

Paolo Francini

unread,
Apr 29, 2002, 6:34:59 PM4/29/02
to
"Elisabetta Marcovich" <ema...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:M5jz8.32704$W9.7...@twister2.libero.it...

>
> "> Perché invece di criticare gli altri non provi a dirmi chi è quel Don
> > Milani?
> > ^_______________-
> > Magari se continuo a chiederlo alla fine mi risponderà un'anima pia!
>
> Un prete che insegnava negli anni Sessanta.
> Don Milani vedeva che i suoi alunni di campagna non andavano bene nella
> scuola media di allora e ne dava la colpa alla selettività e soprattutto
al
> latino.
> Scrisse un libro " lettera a una professoressa" in cui descrive tale prof
> come un'arpia senza cuore . Questo in soldoni, se trovi in biblioteca
> scolastica il libro leggilo, non è lungo, e vedrai soprattutto quale era
la
> scuola contro cui lottava don Milani, che a me sembra sia lontana anni
luce
> dall'attuale.

esatto; io non riesco a capire perché lo si citi come una specie di santone
di sinistra. O meglio: santone può pure esserlo stato, ma non capisco che
c'entrano i campagnoli di Barbiana con i coatti della Magliana -- che
c'hanno il telefonino e internet, guardano il Grande Fratello, il padre c'ha
il negozio, e loro vogliono diventare calciatori


sandra

unread,
Apr 29, 2002, 11:47:11 PM4/29/02
to
"Paolo Francini" <paolof...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio

, ma non capisco che
> c'entrano i campagnoli di Barbiana con i coatti della Magliana -- che
> c'hanno il telefonino e internet, guardano il Grande Fratello, il padre
c'ha
> il negozio, e loro vogliono diventare calciatori
>
Fammi un piacere, leggi il paragrafo: La corruzione dei giovani e il suo
fine, nel testo di Ermanno Detti che ho postato in risposta ad
Elisabetta....
sandra


Emilio

unread,
Apr 30, 2002, 4:24:03 AM4/30/02
to

Davidrim wrote:

vai all'indirizzo
www.barbiana.it

Emilio


Pietro De Paolis

unread,
Apr 30, 2002, 5:24:43 AM4/30/02
to
"donatella beatini" <donata_...@hotmail.com> wrote in message
news:9Chz8.78445$vF6.2...@news2.tin.it
....

> Don Lorenzo Milani e' stato un gran personaggio.
Ha conosciuto la scuola della sinistra dal 1962 al 13 maggio del 2001?
Si è letto il rapporto Bertagna e la riforma dei cicli della Moratti?
Si è studiato la riforma di Berlinguer?
Se la risposta è si, allora ha voce in capitolo.
Ma poiché è già morto, lasciamo stare i morti, rispettiamoli per
quello che hanno fatto.
Non facciamo dire loro cose che non hanno detto, in quanto essendo
morti non possono né prevedere né giudicare la scuola di oggi.
....

> Caspita, mica vogliamo dire che Omero, Saffo, Catullo, Ovidio,
> Leopardi - e qui mi fermo, ma solo per non per non intasare le larghe
> bande - sono inattuali?
...
Certo che sono inattuali.
Se la Moratti vuole ricostruire la scuola di 40 anni fa la critichiamo,
anche se non è assolutamente vero; poi si mettono in mezzo
le parole di uno che ha parlato male della scuola di 40 anni fa,
in quanto non si hanno argomenti validi per criticare la scuola della
Moratti.
Ditelo chiaramente che non volete una scuola che funzioni,
almeno sappiamo che sono parole delle persone vive, non parole dei
morti.
Omero ha conosciuto il duemila?
E allora a chi serve Omero?
Ai professori di greco per non perdere il posto?
Saffo ha scritto su Novella duemila le sue esperienze erotiche?
E allora che ne sa lei dell'erotismo reale e virtuale dei nostri giorni?
Ovidio è in grado di fare la satira a Berlusconi?
Leopardi è in grado di far innamorare una Silvia dei nostri giorni?
Ecco, lo studio degli antichi va bene nei regimi totalitari,
quando, essendo eliminata la libertà di stampa, lo studio dei classici
serve per porre problemi che il regime totalitario non consente.
Ma oggi siamo in un regime totalitario?
E allora che senso ha richiamare e discutere sulla scuola degli anni 50,
ormai morta e sepolta, e non si guarda invece alla scuola che, iniziata
negli anni 62 è ancora viva e vegeta con tutti i suoi professori,
privilegi, pregi e
difetti?
Pietro De Paolis


--
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Luisa Belli

unread,
Apr 30, 2002, 6:33:32 AM4/30/02
to
(Megacut)

> E' ancora attuale la proposta di don Milani?
> Noi sinceramente crediamo di sì.

Sinceramente la scuola descritta da don Milani secondo me non ha
assolutamente niente in comune non solo con la scuola attuale, ma nemmeno
con quella che ho frequentato io, negli anni '80. La selezione di classe???
A me sembra una cosa d'altri tempi (per fortuna ovviamente), già ampiamente
superata quando io andavo a scuola.
Senza entrare nel merito della riforma della Moratti, che la si critichi
utilizzando argomenti che riguardavano la scuola, la società e il mondo di
40 anni fa mi lascia molto perplessa; tra tante cose di cui si potrebbe
discutere questa della "scuola di classe" mi sembra la più fuori dal mondo.
Comunque il mondo è bello perché è vario;-)
Luisa

"sandra" <sand...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:aakef7$bglgl$1...@ID-65363.news.dfncis.de...

sandra

unread,
Apr 30, 2002, 7:34:28 AM4/30/02
to
Il 30 Apr 2002, 12:33, "Luisa Belli" <luisabe...@inwind.it> ha
scritto:
>(Megacut)
>> E' ancora attuale la proposta di don Milani?
>>
Noi sinceramente crediamo di sì.

> Sinceramente la scuola descritta da
don Milani secondo me non ha
>assolutamente niente in comune non solo con
la scuola attuale, ma nemmeno
>con quella che ho frequentato io, negli
anni '80. La selezione di
>classe???

Quindi tu credi davvero che oggi
(non parliamo poi di domani alla luce delle riforme promesse) un bambino o
un ragazzo abbia nella scuola pari opportunità, qualunque sia la sua
provenienza dal punto di vista economico e sociale e di ambiente? (Guarda,
non sto parlando solo di livelli di reddito)?
A me pare di no, e mi pare
una realtà talmente lampante...

E non ti pare che oggi si possa parlare


di
>una società che rischia di fondarsi su valori falsi, come
l'arrivismo, la
> competizione sfrenata, la furbizia, il sotterfugio o
addirittura l'arte di
> cavarsela con la battuta pronta. Perché tutto
questo discrimina colui che
ha
> meno strumenti culturali di base, che si
acquisiscono in famiglia, e
> discrimina il più lento anche se più
intelligente.

E soprattutto l'ultima parte dell'articolo mi sembra
quanto mai attuale.

sandra

--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it

Luisa Belli

unread,
Apr 30, 2002, 10:03:51 AM4/30/02
to
Ciao Sandra,

>>>>>>>Quindi tu credi davvero che oggi
(non parliamo poi di domani alla luce delle riforme promesse) un bambino o
un ragazzo abbia nella scuola pari opportunità, qualunque sia la sua
provenienza dal punto di vista economico e sociale e di ambiente? (Guarda,
non sto parlando solo di livelli di reddito)?
A me pare di no, e mi pare
una realtà talmente lampante...<<<<<

Mi chiedi se ogni bambino NELLA SCUOLA ha pari opportunità? Secondo me sì.
Invece secondo te un bambino a scuola può essere discriminato???? E nella
scuola futura cosa cambierà? Anche adesso a 14 anni i ragazzi scelgono se
fare un liceo, una scuola tecnica o una professionale. Secondo te non è
giusto? Secondo te sarebbe stato meglio dare a tutte le scuole superiori il
nome di licei come voleva fare Berlinguer e continuare a tenere insieme chi
ha voglia di studiare e chi non ne ha voglia, che impara facilmente e chi
non riesce ad imparare?
Ho avuto, e ho, a scuola ragazzi a cui non importa assolutamente niente di
imparare qualcosa, che mi dicono "Ma cosa vuole che impari l'inglese se non
so nemmeno l'italiano" e il brutto è che hanno ragione! Ho un ragazzo
praticamente analfabeta in seconda media, cosa gli faccio fare? All'inizio
in prima pretendevo le stesse cose che volevo dagli altri, poi ho provato a
fargli fare cose più semplici però, per fargli scrivere due parole, dovevo
controllarlo continuamente, arrabbiarmi, insistere.... e il resto della
classe? Ho convocato i suoi genitori e non si sono mai fatti vedere, a
questo punto ci ho rinunciato anch'io. Lui sta lì, non fa niente finché non
disturba. Ha senso? Secondo me no, però non posso dire che non abbia avuto
le stesse opportunità degli altri A SCUOLA, probabilmente non le ha avute in
famiglia, però quando ha cominciato le elementari era allo stesso punto
degli altri, però altri ragazzi magari con famiglie simili alle spalle hanno
imparato più di lui (non ci vuole molto;-)). Avrebbe senso tenerlo insieme
agli altri anche alle superiori, a seguire lezioni di inglese, di francese,
di matematica che ormai, già a questo punto, sono troppo difficili per lui
(oltre al fatto che a lui non gliene potrebbe fregare di meno, proprio
l'idea di studiare qualcosa non lo sfiora minimamente).
Secondo me bisogna rispettare anche chi non ha voglia di studiare, non gli
interessa, preferisce fare altre cose. E' ovvio che bisognerebbe dargli una
preparazione di base e insegnargli un mestiere; conosco un sacco di ragazzi
che hanno smesso di studiare dopo le scuole medie e sono contenti così.
Perché bisogna costringere tutti ad andare a scuola fino a 18 anni, tutti
insieme, regalare loro un diploma che non vogliono e ovviamente abassare il
livello della preparazione degli altri, di quelli a cui piace studiare e che
non sono necessariamente (come sembra voler far credere qualcuno,
riferendosi a un mondo superato che era quello di don Milani) i figli del
farmacista, del notaio, dell'insegnante, ma possono essere anche i figli del
contadino, dell'operaio, del muratore.
Questa è la mia opinione...
Ciao
Luisa


Lisa

unread,
Apr 30, 2002, 10:33:12 AM4/30/02
to
On Mon, 29 Apr 2002 19:36:47 +0200, "Davidrim"
<davidri...@freemail.it> wrote:

>Invece dire che è ignorante chi non conosce questo Don Milani, perché non ci
>(mi) illumini? Per me è un completo sconosciuto, in questo ng l'ho sentito
>nominare già un paio di volte e mi è venuto spontaneo chiedere chi è (era).
>A me non piacciono gli insulti detti a cuor leggero, soprattutto se riferiti
>a qualcuno che chiede un'informazione...: spero che tu non sia un'insegnante
>o che, almeno, non ti comporti così con degli studenti. Altrimenti li
>capirei se fossero demotivati dalla scuola.


Io non tratto certamente cosi' i miei studenti, che sono giovani,
vengono a scuola per imparare, e la cultura se la stanno facendo
adesso. Tratto cosi' una persona perfettamente adulta e vaccinata, che
da mesi non ha fatto altro che pontificare arrogantemente su cose che
non sa, millantando competenze che non ha, e proclamandosi
perseguitato ogni volta che glielo si fa notare. Se il non sapere chi
fosse Don Milani e' comprensibile per un giovane studente, non lo e'
affatto, invece, per una persona che afferma di aver lavorato molti
anni nella scuola, e di seguire con passione i problemi che la
riguardano. Insomma, se mia nonna dichiara di non sapere dove si trova
l'osso ioide, non ho certo alcuna ragione di svergognarla o di darle
di incompetente, mentre se il mio medico dichiara la stessa cosa, si'.

saluti
Lisa


qfwfq

unread,
Apr 30, 2002, 12:55:25 PM4/30/02
to
On Mon, 29 Apr 2002 21:23:54 +0200, "Davidrim"
<davidri...@freemail.it> wrote:

>Oddio! E da quando i ragazzi vogliono essere tutti uguali, da quando non
>vogliono essere unici, da quando non vogliono essere orgogliosi della
>propria diversità?

Gia', l'altro ieri ieri si sentivano unici quando si mettevano il
Montgomery, ieri quando si mettevano le Timberland...

qfwfq

unread,
Apr 30, 2002, 12:55:27 PM4/30/02
to
On Sun, 28 Apr 2002 21:57:49 +0200, "Davidrim"
<davidri...@freemail.it> wrote:

>Come "inculcare" negli studenti la voglia di ottenere il massimo dai
>professori, dalla scuola, il massimo della cultura?

Scusa, ma cosa sarebbe questo massimo? Non vedo un ordinamento
lineare.

qfwfq

unread,
Apr 30, 2002, 12:55:29 PM4/30/02
to
On Mon, 29 Apr 2002 20:13:48 +0200, "Davidrim"
<davidri...@freemail.it> wrote:

>Certo perņ che mi sembra brutto equiparare i problemi che uno studente puņ
>avere con societą/famiglia/scuola all'avere un handicap fisico.

In realta' c'e' tutta una serie di sfumature dall'handicap fisico
grave a problematiche evanescenti (forse fisiche) che pure (a volte)
influiscono sul rendimento scolastico. Pensa alla dislessia, alla
colite, alla digestione pesante.
A proposito, qualcuno sa darmi l'etimologia e la storia di "fetente"?
Sospetto problemi digestivi.
Che voleva dire Catullo quando diceva che impastando le feci di un
tale non ci si sporcava le mani? Problema fisico o sociale?

Maurizio Pistone

unread,
Apr 30, 2002, 1:42:33 PM4/30/02
to
"sandra" <sand...@inwind.it> ha riportato su
it.istruzione.scuola una frase del libro della scuola di Barbiana:

>Avevamo un
>libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio. Due pagine
>erano tutte consumate. Più tardi scoprirono che son belline anche le altre.
>Poi si accorsero che è bella anche la storia. Qualcuno non s'è più fermato.
>Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.
>Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un'altra volta

Cioè: tutto quel che c'è di buono l'abbiamo fatto noi. Tutto quel
che c'è di cattivo l'avete fatto voi.

Spero di non farmi troppi nemici se dico che le due massime:

1. il cretino è nato cretino
2. il cretino è diventato cretino per colpa della società

sono perfettamente equivalenti nel loro dogmatismo.


--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Davidrim

unread,
Apr 30, 2002, 3:17:15 PM4/30/02
to
> >spero che esista almeno un tizio sulla faccia del ng che mi
> >sappia spiegare chi fosse
> Ma una santa ricerca con Google, no, eh?
Sì, è possibile (tra le altre cose non capisco quando Google sia diventato
così predominante sui ng rispetto ad altri motori, devo essermi perso
qualcosa).
Il motivo per cui su molti messaggi ho richiesto di sapere chi è Don Milani
è oltre che per curiosità, per "rincrescimento" per aver sentito dire da una
donna (ma fosse un uomo non cambierebbe qualcosa) che è ignorante chi non lo
conosce (con un tono non troppo "bilanciato" IMHO), sperando così di indurla
a rispondermi. Tutto qui.
Poi certo che posso fare una ricerca, ma quando sento parlare di qualcuno ,
che fra le altre cose dovrebbe pure essere IT col ng, mi viene spontaneo in
primo luogo chiedere al ng stesso. Cmq già mi sono stati consigliati dei
libri in proposito che se mi piaceranno saranno da me letti. (Grazie per il
consiglio)

> Io non lo so, chi era, solo che ne ho sentito tanto parlare da aver
> capito (per intuito) che faceva.

Idem per me, ma l'intuito può portare ad errori, quindi ho considerato più
utile chiedere qui!

[CUT]
Grazie per le INFO!
^_______^
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 30, 2002, 3:25:16 PM4/30/02
to
Secondo me tutto il tuo intervento ha ragion d'essere solo in questo
limitato ng.
Cerco di spiegarmi:
Tutti gli autori citati per parlare degli attuali problemi della scuola non
servono a nulla o quasi. Però se si estende l'argomentazione anche a
questioni più vaste, come puoi dire che sono inattuali? Certo che Leopardi
(cito quello che conosco meglio) non riuscirebbe a far innamorare oggi una
Silvia qualunque (fra l'altro, se ti riferisci alla poesia "A Silvia", non
mi risulta fosse stata scritta per attirare l'attenzione di una giovincella
già morta...). Però è innegabile che altre sue idee, altre problematiche da
lui affrontate siano, si può dire, eterne per gli esseri umani.
CIAO ^_____-
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 30, 2002, 3:39:30 PM4/30/02
to
> >Come "inculcare" negli studenti la voglia di ottenere il massimo dai
> >professori, dalla scuola, il massimo della cultura?
> Scusa, ma cosa sarebbe questo massimo? Non vedo un ordinamento
> lineare.
In effetti tutta la frase come è composta fa schifo ^^;
Devi scusarmi, ma negli ultimi due anni scrivere non è stata l'attività che
più ho cercato di migliorare. Piàù che altro da noi si pensa a vettori,
forze e cose del genere...^^;;
peccato che ad ingegneria non siano presenti anche materie letterarie!
Lasciando stare la precedente divagazione, provo a riformulare:
Come "inculcare" la voglia di ottenere il massimo dai professori?
E qui per massimo intendevo domandarmi come si può riuscire a far si che gli
studenti spremano al massimo sia i professori sia la scuola per ottenere, in
questo modo, tutta la (il massimo della) cultura che può esser loro offerta.
Dovrebbe esser più chiaro. ^__^
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 30, 2002, 3:44:06 PM4/30/02
to
> assolutamente d'accordo sul ruolo scolarizzante della scuola elementare, è
> comunque da sottolineare il fatto che non può essere demandato solo alla
> scuola l'insegnamento del vivere sociale. Che gli insegnanti elementari
> siano più tempo a contatto con i bambini, rispetto ai loro genitori, è
> errato (e sarebbe terribile, se fosse vero): nel peggiore dei casi, le ore
> passate a scuola sono 8, quindi relativamente poche per poter essere
> realmente significative
Otto ore ti sembrano davvero così marginali?
Sono tantissime. Durante quelle ore senti sempre le stesse persone che ti
trasmettono inevitabilmente il loro punto di vista del mondo (ricordo come
la mia maestra ci ripeteva spessisimo di fare attenzione a quei cattivoni
dell M.S.I., ed io ad un certo punto son finito per l'averne paura!). Di
contro, in casa, spesso e volentieri si parla poco; vedo spesso ragazzini
sbattuti davanti alla tv fino all'ora di cena. Otto ore sono un'infinità di
tempo.
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 30, 2002, 3:53:32 PM4/30/02
to
> > E chi è che pensa che uno non debba essere bocciato per paura che si
senta
> > diverso?
> Beh, la mia psicopedagogista, per esempio. Anche un sacco di altre persone
> più importanti di lei:-)
Forse è anche perché avevo una sorta di divinizzazione di una mia prof. ,
però lei era una laureata in lettere, filosofia e specializzata in
criminologia giovanile (non so se si chiama così, ma dovrei esser riuscito a
rendere l'idea). E' stata lei a trasmetterci l'idea secondo cui la
competizione è positiva. Ed ora, visti gli effetti ne sono convinto pure io.
Per esempio, alle superiori, quando vedevo i miei amici andare meglio di me
in mate, studiavo tantissimo, andavo da solo avanti col programma perché mi
dava fastidio non esser "all'altezza della situazione", quando poi il più
bravo sono diventato io ho praticamente smesso di studiare qualunque cosa...
...stessa cosa adesso all'univerrsità. Per un anno mi sono creduto
imbattibile, ora ho conosciuto gente molto più esperta di me e mi è tornata
la voglia di mettermi in gioco, di provare a me stesso che posso raggiungere
gli altri e superarli, se mi impegno.
Mi chiedo: sono l'unico che la pensa così? In quale passaggio mi sarei
dovuto sentire a terra per una competizione?

> > Che c'entra poi l'essere uguale e diverso con l'essere o meno bocciato?
> > Come dire che per essere promossi basta essere tutti uguali!
> No, è il contrario: per essere tutti uguali basta essere promossi....

Ma adesso uguali o diversi si è promossi lo stesso, per essere tutti uguali!
E' un po' un gioco di parole, ma nasconde verità, giusto? ;)

> Questa è una delle più forti motivazioni alla non-bocciatura che mi dà di
> solito il mio ds.....

'ds' sta per?
--
Davidrim


Davidrim

unread,
Apr 30, 2002, 3:55:31 PM4/30/02
to
> >Oddio! E da quando i ragazzi vogliono essere tutti uguali, da quando non
> >vogliono essere unici, da quando non vogliono essere orgogliosi della
> >propria diversità?
> Gia', l'altro ieri ieri si sentivano unici quando si mettevano il
> Montgomery, ieri quando si mettevano le Timberland...
Forse ho vissuto in un'altro mondo, però nella mia classe, quando ci
chiedevano che ne pensiamo della moda, tutti dicevano che la roba di marca
non è così essenziale, basta vestire bene.
Boh! Poi è pur vero che la Nike spopolava...
--
Davidrim


Lucycall

unread,
Apr 30, 2002, 5:16:17 PM4/30/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:vlCz8.36978$W9.8...@twister2.libero.it...

> > assolutamente d'accordo sul ruolo scolarizzante della scuola elementare,
è
> > comunque da sottolineare il fatto che non può essere demandato solo alla
> > scuola l'insegnamento del vivere sociale. Che gli insegnanti elementari
> > siano più tempo a contatto con i bambini, rispetto ai loro genitori, è
> > errato (e sarebbe terribile, se fosse vero): nel peggiore dei casi, le
ore
> > passate a scuola sono 8, quindi relativamente poche per poter essere
> > realmente significative

> Otto ore ti sembrano davvero così marginali?

otto ore sono il massimo - in molte scuole sono 4/5 . In entrambi i casi si
lascia molto spazio ad un tempo dedicabile (secondo il msg d'inizio) al
vivere sociale del bambino. Che non significa solo, come ha inteso qualcuno,
stare a parlare con i genitori; il pomeriggio passato con la baby sitter al
parco a giocare con gli altri bambini non insegna il "vivere sociale"? O
stare con i nonni, tanto per fare un paio di esempi?
(nel modulo 4 su 3 puoi ritrovarti ad avere una classe per 8 ore alla
settimana: ti assicuro che non sono un'infinità di tempo:-))
Lucy


Lucycall

unread,
Apr 30, 2002, 5:17:25 PM4/30/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:muCz8.37036$W9.8...@twister2.libero.it...

> 'ds' sta per?

dirigente scolastico. Mi spiace, non mi riesce di scriverlo con le
maiuscole....

Lucy


Stefano

unread,
Apr 30, 2002, 5:24:20 PM4/30/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:D7hz8.31740$W9.7...@twister2.libero.it...
> > Toglimi una curiosità, fai pubblicità positiva al governo per motivi
> > personali o perchè ti pagano per questo?
> ROTFL!
> Stefano, però devi ammettere che è bello sentire opinioni diverse.
> Pensa se tutti fossero stati convinti della perfezione della Riforma
> Berlinguer...a quest'ora sarebbe stata attuata e la scuola sarebbe uguale
o
> peggio di ora.

Meglio che non dica come la penso sulla riforma Berlinguer(perchè sarei
probabilmente offensivo... non sono e non ero favorevole a quella riforma).

Stefano

unread,
Apr 30, 2002, 6:16:09 PM4/30/02
to

> Poi un minimo di cultura e di coscienza del proprio comportamento
> all'interno di un gruppo sono oggettivamente utili al di là dei gusti
> personali. Saper scrivere in italiano è necessario, sapere l'aritmetica
(non
> citiamo l'algebra ^^;) è necessario. Che piaccia o meno.
> Poi si possono trovare metodi più o meno stimolanti per far apprendere.

Si, ma questo lo si deve fare alle elementari, non alle medie superiori.
Se uno alle medie superiori non sa l'alfabeto ci sono 2 possibilità:
1) Dedichi tutto il tempo che hai per fare l'insegnante di sostegno per
quell'alunno. E questo implica che non fai lezione agli altri alunni(e così
l'insegnante diventa "discriminatorio")
2) Non fai frequentare all'alunno una scuola dove sono necessari certi
prerequisiti di conoscenze per poter seguire proficuamente le lezioni.

> [CUT]
> > Certo l'insegnante dovrebbe convincere questo ragazzo "canterino" che
> quello
> > che sta facendo lede la libertà dei suoi compagni di scegliere di voler
> > seguire la lezione.
> Insegnare non è la cosa più semplice del mondo.
> C'è gente che non ha bisogno degli insegnanti e che riuscirebbe da sola ad
> andare avanti con gli studi; poi ci sono gli studenti demotivati,
svogliati,
> pigri o più lenti (uso questo aggettivo per parlare di studenti con meno
> intuito di altri): è a questi che un insegnante rivolge la maggior parte
dei
> propri sforzi, perché sono quelli che più hanno bisognop di aiuto, senza
per
> questo non incoraggiare i più volenterosi ad ulteriori approfondimenti.
> Pensavo che il bello dell'insegnamento fossero proprio i problemi ad esso
> correlati (che danno maggiori stimoli).

Ehmm... forse non hai idea del comportamento di certi giovani d'oggi in
classe.
Per quanto riguarda gli svogliati comprendo benissimo e non ti preoccupare
che per questo c'è rimedio.
Il problema è che non si tratta di svogliatezza ma di maleducazione presente
nell'alunno già prima di mettere piede alle medie superiori(maleducazione
alimentata dal fatto che gli insegnanti ormai non possono più decidere di
bocciare una persona se ha meno di 7 in condotta...).
Maleducazione a cui si somma la inconsapevolezza ,del disturbatore, del
fatto che un comportamento sbagliato provoca danni anche al resto della
classe.

> > Peccato che per farlo l'insegnante ha a disposizione
> > pochi minuti ogni ora di lezione
> Il problema tempo è sempre esistito. E' meno presente alle elementari,
dove
> i maestri hanno MOLTO più tempo rispetto ai genitori per "migliorare"
> (qualunque cosa intendiate) l'educazione dei bambini.

Questo ammetto non è il mio campo. Probabilmente alle elementari si potrebbe
fare di più, ma non so se anche lì siano ridotti i poteri "decisionali"
degli insegnanti. In quest'ultimo caso gli insegnanti sarebbero a mio avviso
più che giustificati.

> [CUT]
> Concordo sul fatto che esistano genitori per così dire incomprensibile e
che
> questi non possono più essere educati (purtroppo).
> Questi genitori però esistono, e cercare di andarci d'accordo è
> fondamentale, come, se ho capito bene, lo è il non criticarli mai davanti
ai
> loro figli. Di più per loro non si può fare (credo).

Hai presente il detto "tale padre tale figlio"?(ma la parola "padre" può
anche essere sostituita con la parola "madre")
Beh ho visto genitori di tutti i tipi. Il problema è che esistono pure
quelli che non solo giustificano il figlio che ti offende, ma ti offendono
pure loro senza che tu gli abbia detto niente!(per fortuna sono rari)

> > Qui si sta confondendo il ruolo dell'insegnante. Motivare allo studio
non
> > significa insegnare il rispetto verso il prossimo e le minime regole di
> > convivenza!!!
> Ma la scuola dovrebbe o no insegnare a vivere nel mondo?

La scuola potrebbe essere un "coaudiuvante" forse fino alla media inferiore,
ma per le medie superiori è un altro discoso. Se la scuola media superiore
dovesse insegnare a vivere nel mondo tutti quelli che si sono fermati alla
terza media o alla quinta elementare(tantissimi) sarebbero rovinati!
Iinvece ci sono moltissime persone dignitose e rispettabili che meritano
tutto il bene di questo mondo che non hanno frequentato le superiori.

> Altrimenti
> basterebbe ficcare i bebè davanti ad un computer e farli studiare la
sopra.
> Ripeto, IMHO il rispetto deve essere uno dei primi concetti che i bambini
> devono avere in chiaro, senza questa base come si fa a trasmettere dei
> contenuti?

Si, sono d'accordo con te. Ma il rispetto lo deve insegnare il genitore.

> > Arrivano alle medie superiori (ma presumo anche alle medie inferiori)
> degli
> > alunni che non hanno la benchè minima idea di che cosa sia il rispetto e
> > quest'ultimo sono i genitori che DEVONO insegnarlo!
> Concordo, ma se i genitori non ne sono in grado o perché non lo conoscono
> (il rispetto) o perché a casa non ci sono mai, qualcuno dovrà pur farlo. E
> gli insegnanti sono quelli a più diretto contatto con gli studenti. Perciò
> anche se non dovrebbe essere il loro compito primario (educare), alla fine
> in molti casi lo deve diventare.

In molti casi lo deve diventare per disgrazia , ma così facendo si toglie
molto agli alunni che invece il rispetto ce l'anno e vorrebbero vedere
l'insegnante che parla di matematica, storia, elettronica, ecc... invece di
doversi sorbire ogni volta prediche fastidiose.
Per evitare di rompere le scatole troppo agli studenti educati una volta
c'era il "voto di condotta" che dava la possibilità, a colui che doveva
essere educato, di sentire le prediche anche un'altro anno(dopo essere stato
bocciato) e ,agli altri studenti, di seguire lezioni più ricche di elementi
tecnici senza disturbi di varia natura, gli anni successivi(dopo essere
stati promossi). Oggi manca questa possibilità. Questa cosa non dovrebbe
succedere in uno stato di diritto dove i più deboli dovrebbero essere
tutelati(in questo caso i più deboli sono proprio gli studenti "educati").


> Modificare la psiche di n bambio è cosa da poco, nel senso che è semplice,
> sono molto influenzabili...sarebbe forse più utile modificare la psiche
dei
> genitori...
> Ma al di là di questo, dici che gli insegnanti devono vigilare. Ecco, nel
> caso frequente in cui qualcuno non osserva le cosiddette norme che si fa?
Lo
> si sbatte fuori dalla classe? Lo si sospende? Quello sarebbe più che
> contento! Vigilare non può essere sconnesso dall'educare.


Lo si boccia. Così sarebbero più contenti gli altri che vorrebbero che
nessuno ledesse i propri diritti di seguire la lezione.
Comunque non puoi sbatterlo fuori dalla classe o sospenderlo(ti rammento che
la scuola non è com'era "una volta").
Per sospendere un alunno tre giorni ci sono voluti quasi 7 mesi (e in quel
lasso di tempo pensa ai suoi compagni di classe...)

> > > Come "inculcare" negli studenti la voglia di ottenere il massimo dai

> > > professori, dalla scuola, il massimo della cultura? Non dico che
> dobbiate
> > > avere una risposta, non dico che dobbiate riuscire a promuovere tutti
i
> > > ragazzi che vi capitano. Quando un ragazzo perde un anno, lui ha fatto
> un
> > > errore enorme, voi ne avete fatto un altro come educatori. E potete
solo
> > > cercare di capire cosa non ha funzionato con i primi, sperando che
> > > modificare qualcosa dei vostri metodi possa portare i vostri futuri
> > >studenti ad essere migliori dei precedenti.
> > Questo può succedere SOLO ed esclusivamente se l'alunno si è impegnato a
> > fondo per raggiungere gli obiettivi mimimi.
> E se non si impegna di suo?
> Una volta ho visto una mia ex professoressa fermarsi tutti i pomeriggi con
> un ragazzo che aveva tutti i problemi del mondo. Questo oltre che non
> studiare, quasi non sapeva leggere, matematica sotto lo zero etc. La mia
> prof. ci provava, gli stava vicino, ci scherzava di continuo e lo
> rimproverava quando faceva l'idiota, lo incoraggiava ad andare
> avanti...capisco che non sia molto e che un ragazzo alla fine fa di testa
> sua, ma almeno ci provava. Capisco pure che la mia prof. ci metteva tutto
> l'impegno possibile e che era fin troppo gravoso "perdere tempo" tutti i
> giorni così, però sempre meglio che mollarlo a se stesso. Capisco pure che
> non si possa fare allo stesso modo per dieci/venti persone che stanno in
5/6
> classi diverse. Però spero sia indubbio che la strada è questa.

Bene, ti sei risposto da solo. Considera che gli alunni di quel tipo sono
circa 4 o 5 per classe, considera che se anche ti rendi disponibile il
pomeriggio questi non si presentano proprio(e non si possono nemmeno
bocciare per le assenze, perchè ti ricordo la frequenza non obbligatoria),
in pratica succede(ed è veramente successo evidentemente se te lo dico..)
che ti tovi da solo... insegnante che parla al muro.
E' indubbio che la strada non è questa invece. Non si può obbligare una
persona a studiare anche se non lo vuole. Qui si pretende di fornire
competenze a tutti indistintamente anche se le capacità sono diverse.
Se un alunno si vuole fermare alle medie è giusto che vada a lavorare,
magari dopo un periodo di formazione, ma sempre al lavoro.

> > Ti dirò inoltre che i genitori(che la pensano nel modo a cui ho fatto
> > riferimento prima) fanno un errore fondamentale: SI RIFERISCONO ALLA
> SCUOLA
> > CHE LORO STESSI HANNO FREQUENTATO, CHE NON é QUELLA ATTUALE.
> Lo so. Ma come si fa ad insegnare ad un genitore che la scuola evolve?
> Già faccio fatica io, che a scuola ancora ci vado, a capire i cambiamenti
> delle elementari o delle medie...figuriamoci un genitore che non vede la
> scuola dalla notte dei tempi.

Non lo si insegna. O cambiano le norme sulla disciplina o peggiorerà sempre
di più.

> > Impossibilità di allontanare momentaneamente l'alunno dalla classe.
> Momentaneamente quanto? Se per qualche decina di minuti o un'oretta, l'ho
> visto fare spesso.

Io invece ho visto spesso il dirigente scolastico minacciare di denuncie gli
insegnanti che lo facevano.

> > Inutilità del voto di condotta ai fini della bocciatura(e sospensioni
> > inutili).
> Concordo.

Concordi cosa!?? Ci vorrebbe un calcio nel culo , altro che! Gente che da
fuoco alle strutture scolastiche , che canta e balla e picchia i compagni.
Ma che cazzo di scuola vorresti avere?? Un bordello?
Da parte mia se un alunno prova a picchiare un suo compagno di classe,
quando sto facendo lezione, questo si prende una denuncia ai carabinieri
Siamo in Italia e per quanto i regolamenti in questo senso lascino a
desiderare, c'è sempre la magistratura ordinaria.

> > Frequenza non obbligatoria(!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
> Questo non lo sapevo.

Nemmeno io. Ma di fatto è così.

Saluti.

Stefano


Stefano

unread,
Apr 30, 2002, 6:19:04 PM4/30/02
to

> > > Frequenza non obbligatoria(!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
> > Questo non lo sapevo.
>
> Era ironico, almeno credo.

Non è ironico, magari lo fosse.
Di questo "stratagemma" se ne sono accorti numerosi ragazzi "furbi".


Federico Spano`

unread,
Apr 30, 2002, 7:12:32 PM4/30/02
to
Il Mon, 29 Apr 2002 23:30:39 +0200, in un messaggio a nome di
"Lucycall" <ab...@tiscalinet.it> era scritto:

>"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio

>news:C7hz8.31739$W9.7...@twister2.libero.it...
>> E chi č che pensa che uno non debba essere bocciato per paura che si senta


>> diverso?
>
>Beh, la mia psicopedagogista, per esempio. Anche un sacco di altre persone

>piů importanti di lei:-)

Questo continua a darmi dolore. Devo ritrovare il parere che mi ha
dato, su mia diretta richiesta, un professore dell'universita' di
Torino, e postarlo (ho gia' il suo permesso).

Comunque, per dirla in modo semplice, la tua psicopedagogista e'
ascientifica :) E anche un sacco di persone piu' importanti di lei.
Sembra un'affermazione pesante, ma in realta' per gli addetti ai
lavori e' banale. Chi sostiene che la bocciatura fa male ha operato
un'analisi parziale della realta'. Basta portare un paio di argomenti
e si trova a non poter controbattere.

Per fortuna non l'ho mai visto succedere direttamente, perche' a quel
punto gli "importanti" danno luogo a scene pietose alla Sgarbi, o
cominciano a delirare (cominciano a dire cose senza senso).

Ciao


--
Federico Spano`

"non ingannateli con la promozione forzata, non svilite chi ha lavorato con questa beffa."

Federico Spano`

unread,
Apr 30, 2002, 7:13:03 PM4/30/02
to
Il Mon, 29 Apr 2002 23:31:05 +0200, in un messaggio a nome di
"Elisabetta Marcovich" <ema...@libero.it> era scritto:

>
>"> Leggilo :-)
>quando l'ho letto, tanti anni fa, mi chiedevo come un sacerdote potesse aver
>scritto un libro cosě pieno d'odio per la scuola com'era ai suoi tempi

Non credo che sia lo stesso libro, il mio non e' la fanosa "lettera".

Solo per la precisione :)

Federico Spano`

unread,
Apr 30, 2002, 7:20:22 PM4/30/02
to
Il Mon, 29 Apr 2002 23:39:18 +0200, in un messaggio a nome di "sandra"
<sand...@inwind.it> era scritto:

>I giovani del Sessantotto che si ispiravano a don Milani credevano in una
>nuova scuola, che fosse nuova perché capace di formare uomini diversi, con
>una maggiore coscienza e una maggiore consapevolezza, più solidali tra loro,
>migliori perché capaci di capire le ragioni degli altri, con una tale
>formazione che li portasse ad essere pacifisti, non razzisti, non fascisti,
>lavoratori seri e onesti. Insomma attraverso la scuola si credeva di poter
>creare un nuovo mondo.

Ma, come ho gia' detto, non avevano le basi per farlo.

Comunque grazie Sandra, mi ha fatto bene venire a sapere che qualcuno
aveva capito esattamente che cos'e' e come funziona la scuola.

L'ho gia' detto, era un grande uomo. Grande perche' non ha solo capito
(a quello ci arriviamo in tanti), ha anche fatto. Fortunato chi l'ha
incontrato. Peccato che la nostra nazione (e perche', le altre
invece?) non l'abbia meritato.

Ciao

Federico Spano`

unread,
Apr 30, 2002, 7:24:04 PM4/30/02
to
Il Mon, 29 Apr 2002 23:50:10 +0200, in un messaggio a nome di "sandra"
<sand...@inwind.it> era scritto:

>Oggi donna Letizia si
>dedica al prossimo quando va a San Patrignano a trascorrere il week end

E gli effetti sulla sua coscienza le si leggono chiaramente in faccia.

Federico Spano`

unread,
Apr 30, 2002, 7:40:04 PM4/30/02
to
Il Tue, 30 Apr 2002 21:17:15 +0200, in un messaggio a nome di
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> era scritto:

>non capisco quando Google sia diventato

>cosě predominante sui ng rispetto ad altri motori, devo essermi perso
>qualcosa

Io l'ho letto su una rivista qualche mese fa. C'era una tabella con i
principali motori di ricerca, e Google e' di gran lunga quello con
l'archivio piu' grande. Dire "completo" sarebbe una enorme
esagerazione. E poi la cache e' incredibilmente utile.

Ciao

Davidrim

unread,
May 1, 2002, 3:14:58 AM5/1/02
to
> > > Che gli insegnanti elementari
> > > siano più tempo a contatto con i bambini, rispetto ai loro genitori, è
> > > errato (e sarebbe terribile, se fosse vero): nel peggiore dei casi, le
> ore
> > > passate a scuola sono 8, quindi relativamente poche per poter essere
> > > realmente significative
> > Otto ore ti sembrano davvero così marginali?
[CUT]

> (nel modulo 4 su 3 puoi ritrovarti ad avere una classe per 8 ore alla
> settimana: ti assicuro che non sono un'infinità di tempo:-))
A come dici che stanno le cose adesso, non posso che darti ragione, otto ore
al giorno possono essere tante, ma alla settimana sono pochissime ^^;
Sai per caso se sono più i bambini che fanno tempo pieno di 8 ore o quelli
che fanno 4/5 ore giornaliere?
Ciao.
--
Davidrim


Davidrim

unread,
May 1, 2002, 3:17:06 AM5/1/02
to
Però un paio di anni fa, quando dovevo fare l'esame di maturità, ricordo che
i professori avevano contato tutte le assenze fatte durante l'anno e se
trovavano giorni non giustificati o un numero troppo elevato di
assenze/ritardi/uscite anticipate avevano un punteggio più basso all'esame.
Non so se fosse legale, ma era così.
--
Davidrim


El Bandolero

unread,
May 1, 2002, 6:08:32 AM5/1/02
to
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> wrote in message
news:smYy8.26635$W9.6...@twister2.libero.it

> E' brutto dirlo, però sono convinto che siate voi a sbagliare.
> Non per recriminare il vostro lavoro. Ma perché credo che chiunque, se
> motivato, possa 'riuscire' (nel senso più ampio). E chi deve dare una
> motivazione allo studio seiete proprio vuoi

Non sono assolutamente d'accordo.
Noi insegnanti non sbagliamo (quasi) mai.
Mi baso sia sulla mia esperienza come studente, sia sugli scambi avuti
con studenti e colleghi.

Spiegami una cosa Davidrim: com'è che all'Università cambiate così
tanto? Diventate (giustamente) esigenti nei confronti dei prof, e della
facoltà,
studiate molto, ci tenete al voto alto, non tagliate le lezioni, non
arrivate in ritardo, eccetera eccetera?
Io una risposta ce l'ho, ma volevo sentire prima il tuo parere ;-)


saluti
El Bandolero


--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

El Bandolero

unread,
May 1, 2002, 6:14:11 AM5/1/02
to
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> wrote in message
news:lcfz8.30762$W9.7...@twister2.libero.it


> > > motivazione allo studio siete proprio vuoi,
> > La motivazione per qualsiasi cosa la si può sostenere o rinforzare, ma non
> > la si può dare, se uno non la possiede già.......
> Per me invece si può sempre, il problema è capire come.
>

Sei giovane e ti perdono ;-))
Però sono tante le persone non giovani che ho incontrato che la pesano
come te, tipo la mia ex-preside, che mi ha reso il lavoro meno lieto
(viva gli eufemismi :-)

Vuoi sapere una cosa? In più di dieci hanni di rapporto di lavoro non se
n'è uscita UNA volta che sia una con un suggerimento su come, appunto,
motivare gli studenti.
Perchè? Perchè non c'è, non esiste "motivare" lo studente è una
categoria artificiale di una certa didattica sinistrese (e sono di
sinistra, pensa un po'... :-)

El Bandolero

unread,
May 1, 2002, 6:19:58 AM5/1/02
to
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> wrote in message
news:cofz8.30828$W9.7...@twister2.libero.it

> > >> > alla mente le parole di Don Milani
> > >> > <<La scuola fa parti uguali per chi uguale non è>>.
> > >> Chiedo scusa, purtroppo non so chi sia. ^^;
> > >Sei fortunato che non lo sai.
> > >E' il classico atteggiamento degli ipocriti: quando non hanno argomenti
> > >da presentare si nascondono dietro le parole di uno sconosciuto
> > >morto da diversi anni o la citazione di un giornalista.
> > Se per te Don Milani e' uno sconosciuto, il problema e' solo tuo e
> > della tua ignoranza, non degli altri.


> Invece dire che è ignorante chi non conosce questo Don Milani, perché non ci
> (mi) illumini? Per me è un completo sconosciuto, in questo ng l'ho sentito
> nominare già un paio di volte e mi è venuto spontaneo chiedere chi è (era).
> A me non piacciono gli insulti detti a cuor leggero, soprattutto se riferiti
> a qualcuno che chiede un'informazione...: spero che tu non sia un'insegnante
> o che, almeno, non ti comporti così con degli studenti. Altrimenti li
> capirei se fossero demotivati dalla scuola.

Hai torto Davidrim. Mi spiace dirlo, ma hai torto (per parafrasare un
tuo post).
La cultura ed il sapere non sono dovuti. Se leggo di Don Milani in un
articolo giornalistico non mi vado ad incazzare con il giornalista
perchè non mi spiega chi è.
Vado in biblioteca, oops scusa, su internet e mi informo, ECC!

Come il mormone (americano) 21enne che non sapeva chi è Woody Allen!!!!!
E io mica gliel'ho detto...

El Bandolero

unread,
May 1, 2002, 6:23:00 AM5/1/02
to
"Pietro De Paolis" <in...@scuolaelettrica.it> wrote in message
news:9dee535200ce4da42ec...@mygate.mailgate.org

> Omero ha conosciuto il duemila?
> E allora a chi serve Omero?

Ma questo da che istituto psichiatrico è stato rilasciato?
La magistratura è al corrente?

Gesù Gesù queste sono cose da pazzi DA PAZZI...

El Bandolero

unread,
May 1, 2002, 6:26:52 AM5/1/02
to
"Davidrim" <davidri...@freemail.it> wrote in message
news:xehz8.31772$W9.7...@twister2.libero.it

> > "Pietro De Paolis"
> > Perché c'è sempre un Pietro De paolis a rovinare un treed così bello?
> Perché c'è sempre gente che non accetta le idee altrui?

Accettare di buttare Omero nella pattumiera perchè non è del Duemila?


saluti
El Bandolero

PS
Davidrim perchè non dici pubblicamente quanti anni hai così a Lisa le
torna la pressione normale ;-)

Gioachino Colombrita

unread,
May 1, 2002, 8:18:23 AM5/1/02
to
On Wed, 1 May 2002 10:23:00 +0000 (UTC), "El Bandolero"
<elbando...@hotmail.com> wrote:

>"Pietro De Paolis" <in...@scuolaelettrica.it> wrote in message
>news:9dee535200ce4da42ec...@mygate.mailgate.org
>
>> Omero ha conosciuto il duemila?
>> E allora a chi serve Omero?
>
>Ma questo da che istituto psichiatrico è stato rilasciato?
>La magistratura è al corrente?
>
>Gesù Gesù queste sono cose da pazzi DA PAZZI...
>
>
>saluti
>El Bandolero

Prova a leggerti tutti i suoi interventi, dato che da qualche mese
imperversa su questo NG: ci sarebbe molto materiale da proporre
all'attenzione di uno psichiatra... oppure ti fai quattro risate!
Nonostante questo, PDP risulta a volte simpatico per l'ingenuita' che
sembra dimostrare quando si cimenta nei suoi complessi e tortuosi
ragionamenti. A volte, invero raramente, condivido qualcosa...
Questo e' il bello di internet: ognuno puo' liberamente esporre il
proprio pensiero.
Saluti

Gioachino Colombrita
Cesena

Stefano

unread,
May 1, 2002, 10:05:19 AM5/1/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
news:bvMz8.38949$W9.9...@twister2.libero.it...

Non è questione di legalità, si tratta di "stimoli" . O se preferisci
chiamala "motivazione" alla frequenza.
Sta di fatto che è uno schifo che non possano bocciare uno che ha
frequentato si e no il 50% delle lezioni.

Saluti.


lilkat

unread,
May 1, 2002, 11:05:16 AM5/1/02
to

"Davidrim" <davidri...@freemail.it> ha scritto nel messaggio

news:_Wfz8.31202$W9.7...@twister2.libero.it...
> > Bell'argomento.. i genitori.


> [CUT]
>
> Concordo sul fatto che esistano genitori per così dire incomprensibile e
che
> questi non possono più essere educati (purtroppo).
> Questi genitori però esistono, e cercare di andarci d'accordo è
> fondamentale, come, se ho capito bene, lo è il non criticarli mai davanti
ai
> loro figli. Di più per loro non si può fare (credo).
>

Sentita all'uscita di una scuola elementare:-Ma quella p........ della
maestra, non poteva scrivertelo lei l'avviso?

a proposito di critica......

liliana


Federico Spano`

unread,
May 1, 2002, 2:35:33 PM5/1/02
to
Il Wed, 1 May 2002 10:14:11 +0000 (UTC), in un messaggio a nome di "El
Bandolero" <elbando...@hotmail.com> era scritto:

>Perchč? Perchč non c'č, non esiste "motivare" lo studente č una


>categoria artificiale di una certa didattica sinistrese (e sono di
>sinistra, pensa un po'... :-)

Teoricamente, in certi casi, e' possibile. Si tratterebbe di trovare
un aggancio, nella vita personale dello studente, che gli faccia
_percepire_ che studiare quella cosa lo fara' vivere meglio. Io per
esempio cerco spesso di spiegare perche' diavolo spreco tutto quel
fiato con loro. E' chiaro che 1. non e' possibile ottenere risultati
ottimali con 30 persone per volta, e 2. in molti casi lo studente e'
una persona che non puo' in alcun modo trarre vantaggio da quello che
gli stai proponendo.

Poi c'e' un altro modo, che e' quello degli insegnanti carismatici, ma
quello non fa testo. Sono troppo pochi.

Frana

unread,
May 1, 2002, 4:13:18 PM5/1/02
to

Davidrim <davidri...@freemail.it> wrote in message
rNhz8.32059$W9.7...@twister2.libero.it...
> Trovo assurdo l'avere 3, 6 insegnanti contemporaneamente alle elementari.
> Io vedevo le mie due maestre come la seconda e la terza mamma. Ma avere
> altre 3, 6 mamme oltre quella originale mi è davvero difficile da pensare.

E infatti non esistono più nè seconde, nè terze, nè tantomeno quarte
ecc....mamme.
Al massimo può esserci la percezione di una simpatia particolare nei
confronti di una maestra e delle discipline che insegna.
Al massimo si parla di "maestra preferita"..che poi allo stato attuale delle
cose, non è poi così "male", eh? ;-)


> > E, infatti, tra i cambiamenti alle elementari, con l'ingresso dei
> > "moduli", c'è stata la modifica dell'orario scolastico in vista di una
> > maggiore adattabilità e flessibilità alle nuove esigenze dell'utenza e
> dei
> > tempi che corrono.
> Questi moduli in cosa consistono esattamente?
> Quante ore vanno a ciascuno?
> Si parla solo di tempo pieno

Parto dall'ultima domanda: non si parla più di "tempo pieno", perchè non
esiste più.
Al massimo potrai trovare scuole, le quali (secondo l'*autonomia*di ogni
Istituto, che dovrebbe far leva sulle esigenze dell'utenza cui si
rivolge)possono decidere di attuare una sorta di "tempo prolungato" (e non
tutti i giorni, ma soltanto alcuni della settimana ), ovvero un
prolungamento delle attività scolastiche della mattina (il cosiddetto
"curricolo"), con attività esclusivamente extracurricolari, come, ad
esempio, quelle definite laboratoriali (es: laboratorio d'informatica, lab.
di ceramica , lab.di *seconda* lingua straniera, ecc...),le quali, non
facendo più parte del curricolo, sono frequentate solamente da chi ha
"scelto" quel tipo di attività, quel tipo di laboratorio.

Per quanto riguarda i "moduli": secondo l'accezione della *scuola
elementare* -dico così perchè so che alla scuola media con questo termine si
fa riferimento a "insiemi di argomenti" interconnessi tra loro non solo
all'interno di una disciplina, ma anche (possibilmente) interdisciplinari:
correggetemi se sbaglio, colleghi professori :-) - dicevo, si fa riferimento
all'insegnamento di *più* insegnanti *contitolari* (ovvero con pari dignità
professionale) delle medesime classi, ovvero -per esempio nel mio caso -del
modulo VA-VB-VC.
Ora, come dicevo nella scorsa risposta, i moduli sono composti da un minimo
di 3 insegnanti contitolari nella didattica di 2 classi. I 3 docenti si
"spartiscono" le discipline e le educazioni da insegnare,che vengono
raggruppate nei cosiddetti "ambiti": linguistico-espressivo (lingua
italiana), logico-matematico (matematica e scienze) antropologico (storia,
geografia, studi sociali). A questi tradizionali ambiti vengono "accorpate"
le educazioni (rispettivamente: educazione all'immagine, educazione al
suono, educazione motoria). Può succedere che in una o in entrambe le classi
del
modulo siano presenti dei bambini in situazione di handicap, per cui occorre
il sostegno di uno o anche di due (uno per classe) insegnanti specialisti.
Per quanto riguarda le altre discipline, come religione e prima lingua
straniera (dalla terza elementare obbligatoria, anche se si può cominciare
ad insegnarla dalla seconda, se non addirittura dalla prima) l'insegnamento
viene assegnato secondo le "risorse" disponibili in quella scuola.
Ecco spiegato come il numero di insegnanti cresce fino a poter vedere un
"team" composto da 8 insegnanti, come nel mio caso: insegno in un modulo
"anomalo" (perchè si verifica in quei rarissimi casi in cui non è possibile
attuare "altre" e migliori soluzioni) di tre quinte.
Considera che io insegno 7 ore per classe alla settimana.
E' dura comunicare e realizzare tutte quelle belle "cose" (e prima di tutto
la famigerata motivazione, ahimè!) che si vorrebbero insegnare ai bambini,
non trovi?
Anche se il mio motto è diventato per forza di cose "chi la dura la
vince"...e non di certo nel senso che ha voluto dare al proverbio una
personalità pubblica , quando la pronunzia "alla sua maniera"...:-)))

E comunque, come saggiamente indichi tu stesso, utilizzando come parametro
e
punto d'arrivo) l'arco del quinquennio forse, dico forse, l'insegnamento,
anche quello nelle realtà scolastiche difficili (purtroppo moltissime
ormai), verrebbe percepito meno stressante e più motivante.

Grazie per lo scambio di opinioni e in bocca al lupo per i tuoi studi in
Ingegneria.
Ma chi lo sa se la tua strada non sia proprio quella dell'insegnamento...
:-)
Ciao.
Franuzza
P.S.: David, spesso leggendoti non riesco a capire a "chi" ti rivolgi. Va
bene che dobbiamo guardare innanzitutto al contenuto di chi
s'esprime...però, che ne diresti di quotare anche l'interlocutore al quale
rispondi? Grazie.


Lucycall

unread,
May 1, 2002, 4:14:20 PM5/1/02
to

"Federico Spano`" <fsp...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:aan8b9$f74$1...@newsreader.mailgate.org...

> Comunque, per dirla in modo semplice, la tua psicopedagogista e'
> ascientifica :) E anche un sacco di persone piu' importanti di lei.
> Sembra un'affermazione pesante, ma in realta' per gli addetti ai
> lavori e' banale. Chi sostiene che la bocciatura fa male ha operato
> un'analisi parziale della realta'. Basta portare un paio di argomenti
> e si trova a non poter controbattere.

Infatti!!!!! (per mia fortuna..:-))

Lucy

qfwfq

unread,
May 1, 2002, 5:15:08 PM5/1/02
to
On Wed, 01 May 2002 01:12:32 +0200, Federico Spano`
<fsp...@tiscali.it> wrote:

>Comunque, per dirla in modo semplice, la tua psicopedagogista e'
>ascientifica :)

Esiste una psicopedagogia scientifica? Che dia risultati
controllabili, intendo. Mica come i sondaggi a pera.

Federico Spano`

unread,
May 2, 2002, 10:38:50 AM5/2/02
to
Il Wed, 01 May 2002 21:15:08 GMT, in un messaggio a nome di
qf...@occupato.de (qfwfq) era scritto:

Non voglio entrare in una diatriba vecchia come il mondo (o almeno
come il metodo galileiano). Preferisco chiarire il mio pensiero:

La sua psicopedagogista analizza la realta' in modo parziale, e cioe'
senza far uso di tutte le conoscenze e teorie ragionevolmente
disponibili.

Quello che ho appena scritto, per un ingegnere magari sara' un po'
vago, ma e' semplicemente un richiamo al buon senso. Non mi sembra
invece di buon senso esprimere pareri che possono essere confutati con
due o tre semplici osservazioni che lo stesso confutato non avra'
difficolta' ad accettare. Nel linguaggio comune, questo si chiama
"essere superficiali" o "non aver pensato abbastanza prima di
parlare".

Se poi i fisici non accettano questo mio modo di argomentare, sappiano
che sono perfettamente d'accordo se mi propongono di licenziare gli
psicopedagogisti.

Quello che dico e' che se li stipendiamo abbiamo il diritto di
pretendere il massimo da loro (dove l'ho gia' sentita, questa?:)

Frana

unread,
May 2, 2002, 10:57:03 AM5/2/02
to

Federico Spano` <fsp...@tiscali.it> wrote in message
aarj02$fdf$1...@newsreader.mailgate.org...

> Il Wed, 01 May 2002 21:15:08 GMT, in un messaggio a nome di
> qf...@occupato.de (qfwfq) era scritto:
>
> >Esiste una psicopedagogia scientifica? Che dia risultati
> >controllabili, intendo. Mica come i sondaggi a pera.

cut

> La sua psicopedagogista analizza la realta' in modo parziale, e cioe'
> senza far uso di tutte le conoscenze e teorie ragionevolmente
> disponibili.

cut

> Quello che dico e' che se li stipendiamo abbiamo il diritto di
> pretendere il massimo da loro (dove l'ho gia' sentita, questa?:)

Certamente.
Ma quali sono i compiti che dovrebbe assolvere un/una psicopedagogista?
E poi: non è che c'è un po' di "confusione" di pareri a tal proposito? :-/
Grazie dell'eventuale confronto.
Franuzza (che spera un giorno -dopo la laurea in Psicologia- di poter essere
utile proprio come O.P. nella scuola )

Federico Spano`

unread,
May 2, 2002, 11:44:43 AM5/2/02
to
Il Thu, 02 May 2002 14:57:03 GMT, in un messaggio a nome di "Frana"
<sad...@hotmail.com> era scritto:

>quali sono i compiti che dovrebbe assolvere un/una psicopedagogista?

Non ho letto le leggi, ma immagino che sia qualcosa di molto simile
agli operatori che intervengono attualmente nei glh, applicato pero' a
tutti gli alunni. A questo punto si possono fare le osservazioni ovvie
come per esempio il fatto che una persona per 700 alunni non e' che
possa fare miracoli.

Il mio parere personale invece verte su altri punti. Prima il peggio:
essendo personalmente di formazione psicoanalitica, ritengo che un
laureato in psicologia non abbia nessuna competenza psicologica, e lo
stesso vale per gli specializzati di tutte le scuole psicoterapeutiche
che non tengono conto dell'inconscio (sono la maggior parte, ormai).

Puo' sembrare pesante, ma non e' che la posizione ben nota di tutti
gli psicoanalisti, e anche di molti come me, che non sono
psicoanalisti ma hanno avuto una formazione di quel tipo.

E adesso il meglio. Da pochi mesi ho cambiato la mia posizione
rispetto all'utilita' di psicologi, psicopedagogisti e simili nella
scuola. Ritengo che siano molto utili. Anche se sul piano scientifico
le mie convinzioni restano quelle, sul piano pratico credo che una
persona di buon senso, di buon carattere e con una laurea in
psicologia possa dare un contributo anche determinante al lavoro degli
insegnanti. Una persona con le caratteristiche che ho elencato non
attuera' mai interventi dannosi, e la sua presenza invece avra' un
effetto discretamente tranquillizzante sulla maggior parte delle
persone che vivono a scuola (alunni, docenti ecc.). Anche se il suo
ruolo si esprimesse unicamente come apporto di energia, sarebbe gia'
una buona cosa.

>E poi: non è che c'è un po' di "confusione" di pareri a tal proposito? :-/

Il mondo e' bello perche' e' vario :)

Il mio parere e' che fai bene a farlo, ma vai anche in analisi :).
Anche se non puoi.

Ciao

El Bandolero

unread,
May 2, 2002, 1:21:41 PM5/2/02
to
On Wed, 01 May 2002 20:35:33 +0200, Federico Spano`
<fsp...@tiscali.it> wrote:

>Poi c'e' un altro modo, che e' quello degli insegnanti carismatici, ma
>quello non fa testo. Sono troppo pochi.

mito
leggenda
mai conosciuto uno

ciao
El Bandolero
--
sono allergico agli adolescenti

elan

unread,
May 2, 2002, 1:57:43 PM5/2/02
to
"Luisa Belli" <luisabe...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:aam8b0$bqgea$1...@ID-73597.news.dfncis.de...
[...]
| Ho convocato i suoi genitori e non si sono mai fatti vedere, a
| questo punto ci ho rinunciato anch'io. Lui sta lì, non fa niente
| finché non disturba.
[...]

Spero solo a contattare i genitori e non altro, sarebbe la differenza fra
sentirsi sconfitti ed esserlo.

Un insegnante non può e non deve rinunciare, per lealtà alla sua
professione, non ai genitori, non ai colleghi, non al ds, non al governo e
non a letizia, in ordine sparso.

Elan

--

egli e lui s'intende preparavano i luoghi dopo la metà del giorno
e saranno intere le stelle a completare gli addii (g.a., lg)


Davidrim

unread,
May 2, 2002, 3:05:32 PM5/2/02
to
> >Poi c'e' un altro modo, che e' quello degli insegnanti carismatici, ma
> >quello non fa testo. Sono troppo pochi.
>
> mito
> leggenda
> mai conosciuto uno
No, no...l'altro mex che mi hai scritto può aspettare, cercherò di risp
domani o stanotte (tra poco vado al cinema...), però a questo rispondo
subito dicendoti che non sono né miti né leggende. Di davvero carismatici,
se capisco che intendete, ne ho avuti almeno una. Torinese, potrei darvi
anche indirizzo e nome della scuola in cui insegna, ma non mi sembra il
caso. Cmq era in grado di trascinarci sempre, era divertente, ma se sgarravi
di mezza virgola era capace di fucilarti con lo sguardo (quello che temevo
di più), urlava pochissimo, forse due o tre volte in tre anni (scuola
media), ma era stato perché ne avevamo combinate di pesanti...
Potrei elencare almeno altre due, ma forse per un solo studente è già troppo
averne citata una!
Pensa che arrivato alle superiori ero straconvinto che i professori fossero
tutti come lei...immagina la delusione ;PPP
--
Davidrim


El Bandolero

unread,
May 2, 2002, 3:04:01 PM5/2/02
to
On Thu, 2 May 2002 19:57:43 +0200, "elan" <elaniz...@spin.it>
wrote:

>Un insegnante non può e non deve rinunciare, per lealtà alla sua
>professione

cosa significa "lealtà alla sua professione"?
Prevede l'accanimento pedagogico?

El Bandolero

unread,
May 2, 2002, 3:08:48 PM5/2/02
to
On Tue, 30 Apr 2002 21:39:30 +0200, "Davidrim"
<davidri...@freemail.it> wrote:

>negli ultimi due anni scrivere non è stata l'attività che
>più ho cercato di migliorare

neanche leggere davidrim, neanche leggere ;-)
leggi almeno i post fino in fondo, pliz :-)

El Bandolero

unread,
May 2, 2002, 3:13:44 PM5/2/02
to
On Wed, 1 May 2002 16:05:19 +0200, "Stefano" <n...@nondisp.com> wrote:

>> i professori avevano contato tutte le assenze fatte durante l'anno e se
>> trovavano giorni non giustificati o un numero troppo elevato di
>> assenze/ritardi/uscite anticipate avevano un punteggio più basso
>all'esame.
>> Non so se fosse legale, ma era così.
>
>Non è questione di legalità, si tratta di "stimoli" . O se preferisci
>chiamala "motivazione" alla frequenza.

per i ragazzi tutto è dovuto e tutto è un loro diritto. un giorno che
c'era sciopero era assente mezza classe, in una prima, ed erano tutti
agitati e farneticavano che non c'era "il numero legale" per fare
lezione.
Ma sapessero quanto me ne importa!!!

Ho aperto il giornale ed ho lasciato che chiacchierassero tutto il
tempo: pare che sia la cosa che gli riesce meglio...

Maurizio Pistone

unread,
May 2, 2002, 3:30:15 PM5/2/02
to
El Bandolero <ha...@la.victoria.siempre> ha scritto su
it.istruzione.scuola:

>Ho aperto il giornale ed ho lasciato che chiacchierassero tutto il
>tempo: pare che sia la cosa che gli riesce meglio...

Io invece faccio lezione anche con uno solo in lcasse.

Non che cambi granché.


--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Federico Spano`

unread,
May 2, 2002, 3:38:34 PM5/2/02
to
Il Thu, 02 May 2002 19:21:41 +0200, in un messaggio a nome di El
Bandolero <ha...@la.victoria.siempre> era scritto:

>On Wed, 01 May 2002 20:35:33 +0200, Federico Spano`
><fsp...@tiscali.it> wrote:
>>Poi c'e' un altro modo, che e' quello degli insegnanti carismatici, ma
>>quello non fa testo. Sono troppo pochi.
>mito
>leggenda
>mai conosciuto uno


Io almeno una, tuttora in attivita' (e per un bel po' d'anni a venire,
ancora).

Lucycall

unread,
May 2, 2002, 4:24:59 PM5/2/02
to

"Federico Spano`" <fsp...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:aarmrk$j3c$1...@newsreader.mailgate.org...

> Il Thu, 02 May 2002 14:57:03 GMT, in un messaggio a nome di "Frana"
> <sad...@hotmail.com> era scritto:
>
> >quali sono i compiti che dovrebbe assolvere un/una psicopedagogista?
[cut]

>
> E adesso il meglio. Da pochi mesi ho cambiato la mia posizione
> rispetto all'utilita' di psicologi, psicopedagogisti e simili nella
> scuola. Ritengo che siano molto utili. Anche se sul piano scientifico
> le mie convinzioni restano quelle, sul piano pratico credo che una
> persona di buon senso, di buon carattere e con una laurea in
> psicologia possa dare un contributo anche determinante al lavoro degli
> insegnanti. Una persona con le caratteristiche che ho elencato non
> attuera' mai interventi dannosi, e la sua presenza invece avra' un
> effetto discretamente tranquillizzante sulla maggior parte delle
> persone che vivono a scuola (alunni, docenti ecc.). Anche se il suo
> ruolo si esprimesse unicamente come apporto di energia, sarebbe gia'
> una buona cosa.

Concordo pienamente. E' sicuramente una risorsa: intanto perchè si occupa di
tutte le questioni burocratiche inerenti alle certificazioni (e non è poco),
poi perchè spesso e volentieri è un "sostegno" agli insegnanti........sempre
che sappia fare bene il suo lavoro, è ovvio....

Lucy


Luisa Belli

unread,
May 2, 2002, 5:28:18 PM5/2/02
to
>>>>>> Un insegnante non può e non deve rinunciare, per lealtà alla sua
> professione, non ai genitori, non ai colleghi, non al ds, non al governo e
> non a letizia, in ordine sparso.<<<<<

Ma cosa intendi per "lealtà alla sua professione"? Io ho tre ore alla
settimana in quella classe (come nelle altre) per insegnare inglese. Se devo
insistere con lui continuamente solo per fargli scrivere una parola e appena
volto l'occhio lui smette le possibilità sono due: o mi disinteresso della
classe e seguo lui oppure mi divido in due;-). Con altre materie so che lo
portano fuori dalla classe e lo fanno lavorare da solo (anche se non è
certificato), durante le mie ore (con mio grande piacere;-)) sta sempre in
classe. Sinceramente l'idea di togliere tempo agli altri ragazzi che
studiano e imparano per far imparare una o due parole a lui non mi convince
per niente. E non per questo la considero una sconfitta. Si possono dare
tutte le opportunità, nei limiti dell'umanamente possibile, ma se a uno non
gliene frega niente ed è assolutamente impermeabile a qualsiasi tipo di
insegnamento cosa si fa? Cosa devo studiare io per lui? Cosa faccio gli apro
la testa e ci metto dentro quello che non vuole imparare? Perché altrimenti
è una sconfitta? Secondo me sarebbe una sconfitta non riuscire a fare
lezioni per i ragazzi a cui interessa imparare qualcosa o anche per quelli a
cui interessa poco, ma a forza di insistere si ottiene qualcosa. Più che di
lealtà io parlerei di responsabilità nei confronti dei ragazzi e delle loro
famiglie che si aspettano - giustamente - che io gli faccia imparare, almeno
un po', di inglese.
Buona notte
Luisa

"


Frana

unread,
May 2, 2002, 6:32:07 PM5/2/02
to

Federico Spano` <fsp...@tiscali.it> wrote in message
aarmrk$j3c$1...@newsreader.mailgate.org...

> Il Thu, 02 May 2002 14:57:03 GMT, in un messaggio a nome di "Frana"

> Il mio parere personale invece verte su altri punti. Prima il peggio:


> essendo personalmente di formazione psicoanalitica, ritengo che un
> laureato in psicologia non abbia nessuna competenza psicologica,

Naturalmente non sono d'accordo e figurati!!! :-)
Un laureato in Psicologia deve necessariamente essere competente in
Psicologia, altrimenti che laureato in Psicologia
sarebbe? :-)

>e lo
> stesso vale per gli specializzati di tutte le scuole psicoterapeutiche
> che non tengono conto dell'inconscio (sono la maggior parte, ormai).

Ma il nostro "disaccordo" dipende probabilmente dal modo diverso in cui
ognuno di noi due intende le "competenze psicologiche".
Credo che tu veda la figura dello psicologo interconnessa alla figura dello
"psicoterapeuta" , se non addirittura un tutt'uno. Correggimi se sbaglio.
Oltretutto il laureato in Psicologia non ha alcuna competenza
psicoterapeutica, almeno fino a quando non frequenterà uno dei corsi di
specializzazione (quadriennale) in Psicoterapia.(con *obbligatorio* percorso
di analisi).
Figuriamoci, allora, se deve essere lo psicopedagogista a possedere tali
tipi di requisiti. :-)

A proposito delle scuole di Psicoterapia che che non tengono conto
dell'inconscio: tu dici che sono ormai la maggior parte.
Semmai è esattamente il contrario:le scuole più diffuse sono proprio quelle
con orientamento psicodinamico; soltanto che all'interno di questo "vasto"
ambiente si differenziano vari approcci più o meno evoluti ed innovativi
rispetto alla "vecchia" psicoanalisi freudiana (e poi oltre all'analisi sul
"singolo" esistono anche le "gruppoanalisi", di cui sicuramente avrai
sentito parlare).
E' vero anche che ,oltre alle psicoterapie di indirizzo psicodinamico (o
psicoanalitico), esistono alcune grandi e validissime scuole (es:
cognitivismo, costruttivismo ecc..) che dalle prime hanno preso le
"distanze" (ma grazie alle quali sono "sorte"!) per far emergere modalità
nuove di guardare alla psiche attraverso angolazioni diverse.
Ho imparato (da conversazioni avute con persone davvero competenti in
materia) che uno psicoterapeuta, per poter svolgere "bene" il proprio
lavoro, non dovrebbe mai chiudersi e fossilizzarsi in un unico orientamento,
ma (anzi!) aprirsi alla conoscenza di approcci diversi, per poter usare lo
stile di volta in volta più adatto al percorso intrapreso dal paziente.

> Puo' sembrare pesante, ma non e' che la posizione ben nota di tutti
> gli psicoanalisti, e anche di molti come me, che non sono
> psicoanalisti ma hanno avuto una formazione di quel tipo.

Autodidatta?

>cut<


>. Anche se il suo
> ruolo si esprimesse unicamente come apporto di energia, sarebbe gia'
> una buona cosa.

A proposito di quella che dovrebbe essere la vera "funzione" che l'O.P è
chiamata ad assolvere,
copio-incollo dal sito di Psychomedia le parti che, a parer mio, potranno
sembrare più interessanti
in questa sede.

Lo psicopedagogista, una figura di sistema

Il progressivo aggiornamento dei sistemi istituzionali in rapporto alle
mutanti esigenze sociali ha fatto registrare l'introduzione negli
ordinamenti scolastici della figura dell'operatore psicopedagogico fin dal
1978, da quando cioè è andata via via maturando nella scuola dell'obbligo
l'esigenza di fruire di insegnanti sempre più qualificati professionalmente,
così da essere in grado di rispondere ai diversi bisogni cognitivi,
relazionali e psicologici di ogni alunno.

La figura dello psicopedagogista quale docente comandato a svolgere il
servizio psicopedagogico nasce dunque nel 1978 con la Circolare Ministeriale
n°167/78, che individua e regolamenta le funzioni da assolvere:

- all'interno della scuola:

a) collaborazione con gli insegnanti per interventi relativi alla componente
psicologica dell'azione educativa ed ai fenomeni di disadattamento
scolastico;

b) collaborazione alla programmazione delle iniziative per l'attività
educativa individualizzata;

- all'esterno della scuola :

c) collaborazione con gli specialisti delle strutture socio-sanitarie e
riabilitative del territorio, per assicurare il necessario coordinamento
degli interventi, al fine di assecondare il processo di integrazione
scolastica degli handicappati;

d) collaborazione con i servizi di orientamento e di prevenzione esistenti
sul territorio.

Nell'anno successivo viene emanata una seconda direttiva, la C.M. n° 158/79,
che ridefinisce le funzioni dello psicopedagogista nei seguenti termini:

a) collaborazione con gli insegnanti per interventi relativi alla componente
psicopedagogica dell'azione educativa, con particolare riferimento alla
programmazione della stessa;

b) collaborazione con gli insegnanti per interventi relativi ai fenomeni di
disadattamento scolastico e per l'attività educativa individualizzata,

c) partecipazione a titolo consultivo ai vari Consigli di Classe,
Interclasse e Collegi dei Docenti;

d) collaborazione con gli insegnanti nel rapporto con gli specialisti delle
strutture assistenziali e sanitarie del territorio.

La figura dello psicopedagogista nasce per colmare il vuoto creatosi con la
scomparsa delle equipés medico-socio-psicopedagogiche operanti nella scuola,
in quanto la legge istitutiva del S.S.N. aveva sancito il principio che
l'istituzione scolastica dovesse essere solo luogo di educazione e
formazione ed *in alcun modo di terapia*, compito questo delegato alle
U.SS.LL. (le attuali A.S.L.).

cut

Anche la legge quadro che regolamenta l'inserimento degli alunni portatori
di handicap (Legge 104/92) prevede, all'art. 12, la necessaria presenza
dell'operatore psicopedagogico per la definizione del profilo
dinamico-funzionale e per la stesura del piano di lavoro personalizzato; in
realtà nella stragrande maggioranza delle scuole italiane ove sono inseriti
gli alunni portatori di handicaps non hanno mai operato dei docenti
psicopedagogisti.

> Il mio parere e' che fai bene a farlo, ma vai anche in analisi :).
> Anche se non puoi.

Ti ringrazio del consiglio.
E' una di quelle cose a cui penso già da un po' di tempo, ma non finalizzata
al futuro (spero) lavoro di O.P., ma esclusivamente per migliorare il
rapporto con me stessa e, di conseguenza anche quello con gli altri.
Voglio dire che non credo che l'analisi serva "direttamente" per svolgere
meglio il lavoro di psicopedagogista, che, ricordiamo, non è quello di
"psicoterapeuta".


Sempre dal sito di Psychomedia:

La figura dello psicopedagogista - come quella del futuro psicologo
dell'educazione -in qualità di insegnante esperto nonché di informatore,
consulente, promotore e coordinatore degli interventi dei docenti e di altri
specialisti del settore, non può essere confusa con figure di similare
denominazione, aventi aree di intervento e competenze professionali ben
diverse (quali ad esempio lo psicologo delle A.S.L.).

L'excursus storico del ruolo dello psicopedagogista sintetizzato in queste
pagine, evidenzia come tale figura abbia contribuito in maniera determinante
a modificare dall'interno della struttura l'approccio nei confronti del
disagio scolastico, non più unicamente oggettivato nella persona
dell'alunno, ma espressione di un contesto familiare e scolastico non
favorevole all'adeguato sviluppo formativo dei singoli individui.

Inoltre la progettualità e le sperimentazioni realizzate attraverso
l'operato dello psicopedagogista hanno reso possibile una diversa
organizzazione scolastica, maggiormente finalizzata alla prevenzione delle
diverse forme del disagio e al potenziamento del benessere dell'intera
collettività: alunni, docenti e genitori.

Naturalmente la discontinuità degli incarichi affidati agli
psicopedagogisti - subordinati alla presenza di personale docente
soprannumerario nella dotazione organica provinciale - ha, in molti casi,
ostacolato il pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi sopra indicati;
pertanto alla luce di quanto già attuato anche a livello europeo, si delinea

una futura figura di psicologo scolastico che, per essere efficiente ed
efficace dovrà veder garantita a livello contrattuale la propria presenza
pluriennale nella medesima istituzione scolastica.

I piani di intervento attuati dagli psicopedagogisti, quasi sempre
comparabili fra loro, costituiscono un elemento fondante nella costruzione
del pensiero della psicologia dell'educazione e forniscono concrete
indicazioni operative per l'attuazione della futura funzione di psicologo
dell'educazione.

Grazie alla comune formazione psicologica, i docenti psicologi che hanno
operato in tutti questi anni sono riusciti a progettare e a realizzare delle
attività e delle modalità di intervento che, anche se solo sottese dalle
Circolari Ministeriali emanate, troviamo evidenziate in tutti i Disegni di
Legge finora presentati al Parlamento Italiano.


Scusa (scusate tutti) la lunghezza del post e grazie di aver letto fin qui.
Ciao.
Franuzza


Federico Spano`

unread,
May 3, 2002, 1:07:50 PM5/3/02
to
Il Thu, 02 May 2002 22:32:07 GMT, in un messaggio a nome di "Frana"
<sad...@hotmail.com> era scritto:

>Federico Spano` <fsp...@tiscali.it> wrote in message
>aarmrk$j3c$1...@newsreader.mailgate.org...
>> Il Thu, 02 May 2002 14:57:03 GMT, in un messaggio a nome di "Frana"
>
>> Il mio parere personale invece verte su altri punti. Prima il peggio:
>> essendo personalmente di formazione psicoanalitica, ritengo che un
>> laureato in psicologia non abbia nessuna competenza psicologica,
>
>Naturalmente non sono d'accordo e figurati!!! :-)
>Un laureato in Psicologia deve necessariamente essere competente in
>Psicologia, altrimenti che laureato in Psicologia
>sarebbe? :-)
>Ma il nostro "disaccordo" dipende probabilmente dal modo diverso in cui
>ognuno di noi due intende le "competenze psicologiche".

La mia posizione in realta' e' molto semplice: non puoi sostenere di
avere competenze psicologiche se non hai conosciuto l'inconscio, che
e' qualcosa come il 99% della psiche.
Sarebbe come essere ingegnere senza aver studiato fisica e chimica,
diciamo.

>Credo che tu veda la figura dello psicologo interconnessa alla figura dello
>"psicoterapeuta" , se non addirittura un tutt'uno. Correggimi se sbaglio.

No, certo che se vuoi fare terapia devi essere terapeuta, ma la mia
posizione rimane quella che ho spiegato gia'.

>A proposito delle scuole di Psicoterapia che che non tengono conto
>dell'inconscio: tu dici che sono ormai la maggior parte.

Beh, io parlo in termini di utenza, puo' darsi anche che sbaglio, dato
che non ho dati esatti. Sulle gruppoanalisi preferirei sorvolare.

>Autodidatta?

No, in questo campo l'unico autodidatta e' stato Freud! Io sono
analizzato e con analisi didattica in corso :). Solo che non ho
affatto deciso di diventare analista, altrimenti mi presenterei come
futuro analista.

>Voglio dire che non credo che l'analisi serva "direttamente" per svolgere
>meglio il lavoro di psicopedagogista, che, ricordiamo, non è quello di
>"psicoterapeuta".

Il mio parere e' che la comprensione dei fenomeni psichici aumenta
esponenzialmente con l'analisi. Immagino che si possa parlare di
psicologia anche in assenza di formazione analitica, ma non capisco
che uso si possa fare delle nozioni apprese. Sara' un mio limite. In
ogni caso se vuoi sapere esattamente come la penso basta che leggi il
manifesto di free.it.psicoanalisi :)

elan

unread,
May 3, 2002, 1:12:48 PM5/3/02
to
"Luisa Belli" <luisabe...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:aasb1d$dc63n$1...@ID-73597.news.dfncis.de...

| Ma cosa intendi per "lealtà alla sua professione"?

Lealtà deriva da legale.
Dimmi tu che cosa significa "ho rinunciato". Non penso che lo scriverai
nelle scartoffie ufficiali, vero?

Naturalmente comprendo, per esperienza quotidiana, tutte le difficoltà
della situazione.

Ciao
Elan


elan

unread,
May 3, 2002, 1:14:29 PM5/3/02
to
"El Bandolero" <ha...@la.victoria.siempre> ha scritto nel messaggio
news:pb33dusr929lfj2lt...@4ax.com...

| cosa significa "lealtà alla sua professione"?
| Prevede l'accanimento pedagogico?

| ciao
| El Bandolero

Non so. E' prevista l'eutanasia?

Ciao :-)
Elan

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