Ho provato a lasciare del vino in un contenitore aperto ma ho raccolto solo
della gran muffa :o(
qualche consiglio ?
la "mamma" dell'aceto e' un agglomerato di "esserini vivi" che i mastri
acetaioli si tramandano da generazione e la loro composizione determina
la qualità dell'aceto
difficile se non impossibile che se ne privano
sono anni che cerco di farmi dare un campione da mio cugino "'nfame"
glie la ha lasciata in eredita il padre e al padre il nonno per non so
quante generazioni
puoi pero provare a fartela da solo
anche se non raggiungerai la "qualità di quella tramandata da generazioni"
prendi un vaso di terracotta (grezza non smaltata) ci metti dentro un po
di vino proveniente da spremitura di uva possibilmente con tutte le bucce
un pezzo di mollica di pane casareccio (quello fatto con farina non
trattata)
un cucchiaio di zucchero
se ci aggiungi un po di aceto di vino buono (aretino o aromatico)
e lasci il tutto in infusione per un mese
il vaso chiuso con un tappo di sughero
aprirlo regolarmente una volta la giorno per un oretta coprendo con una
garzina
dopo un mese filtri il tutto
la parte vischiosa dovrebbe essere la mamma dell'aceto
--
Mio figlio rivuole indietro il mondo che mi ha prestato ... con gli
interessi ...
Ne deduco che tuo cugino e' di Spilamberto, giusto?!
Una damigianella da 30 litri arriva a costare anche 10mila e passa euro... ^_^
... vuota, dico!
CIAO!
mio nonno aveva una bella vigna mio zio la cantina con annessa sala di
pigiatura dove ho dato il mio personale contributo nella "pesta" e nella
torchiata
il vino a 30 e passa gradi nero da fare paura dava un aceto forte da
stonare ma buonissimo
il cugino fornitore del soave nettare e custode della mega damigiana con
la "mamma" e' sempre stato disponibile a fornirmi del bottiglione
dell'aceto ma sempre restio a darmi un pochino della pregiata mamma
e dire che l'uva per il vino era quella di famiglia "bastar.... "
> Una damigianella da 30 litri arriva a costare anche 10mila e passa euro... ^_^
azz! che prezzi
> ... vuota, dico!
>
> CIAO!
> mio nonno aveva una bella vigna mio zio la cantina con annessa sala di
> pigiatura dove ho dato il mio personale contributo nella "pesta" e nella
> torchiata
> il vino a 30 e passa gradi nero da fare paura dava un aceto forte da
> stonare ma buonissimo
> il cugino fornitore del soave nettare e custode della mega damigiana con
> la "mamma" e' sempre stato disponibile a fornirmi del bottiglione
> dell'aceto ma sempre restio a darmi un pochino della pregiata mamma
> e dire che l'uva per il vino era quella di famiglia "bastar.... "
Se tuo cugino non pastorizza l'aceto prima di dartelo hai buone
probabilità di partire da quello: lascialo tranquillo per qualche tempo
in un recipiente largo, tipo dama da 5 litri; la madre dovrebbe iniziare
a formarsi da sola. Poi aggiungi vino biologico, a piccole dosi per non
destabilizzare la popolazione dei batteri, possibilmente simile a quello
che usa tuo cugino.
Non aggiungere mai vino fallato, ovviamente.
Io ho fatto così e ho dell'ottimo aceto la cui popolazione ha almeno 50
anni.
> Se tuo cugino non pastorizza l'aceto prima di dartelo hai buone probabilità
> di partire da quello: lascialo tranquillo per qualche tempo in un recipiente
> largo, tipo dama da 5 litri; la madre dovrebbe iniziare a formarsi da sola.
> Poi aggiungi vino biologico, a piccole dosi per non destabilizzare la
> popolazione dei batteri, possibilmente simile a quello che usa tuo cugino.
> Non aggiungere mai vino fallato, ovviamente.
> Io ho fatto così e ho dell'ottimo aceto la cui popolazione ha almeno 50 anni.
Tempo fà avevo sentito parlare di mettere della pasta, tipo spaghetti o
maccheroni, nell'aceto e poi attendere.
E' una leggenda metropolitana?
Quindi tu dici che basta lasciarlo riposare e la madre si estrae da
sola?
In sostanza di depositerebbe come un qualsiasi fondo di un vino non
filtrato e travasato poco, giusto?
Ciao
Stefano
--
Enociccio
www.parenti.com
ecco il problema è questo giusto? bisogna trovare un vino senza solfiti...a
trovarlo...
> Tempo fà avevo sentito parlare di mettere della pasta, tipo spaghetti
> o maccheroni, nell'aceto e poi attendere.
> E' una leggenda metropolitana?
Lo ignoro.
> Quindi tu dici che basta lasciarlo riposare e la madre si estrae da
> sola?
> In sostanza di depositerebbe come un qualsiasi fondo di un vino non
> filtrato e travasato poco, giusto?
Alla grande. L'aceto che prendo da un acetaro qui vicino, se lo lascio li
troppo o c'e' piu' caldo del solito, riesce a formare straccetti di madre
sul fondo nel giro di un paio di mesi. Il piu' e' trovare vino con pochi
solfiti altrimenti rischi di mandare a nanna la madre.
--
Vilco
Mai guardare Trailer park Boys senza
qualcosa da bere a portata di mano
La madre si deposita sul fondo, o resta in superficie?
> Tempo fą avevo sentito parlare di mettere della pasta, tipo spaghetti
> o maccheroni, nell'aceto e poi attendere.
Sempre carboidrati sono.
Perņ con 'ste paste che non scuociono, pronte in 1 minuto, la passi
in padella ed č pronta, la tiri fuori della busta e ti salta da sola nello
stomaco... bah, non mi fiderei :-)
--
ValeRyo - GS500F "Camilla"
Comitato Per La Salvaguardia Dell'Italiano
E anche tu potrai dire: quest'hanno c'č l'ho l'iscrizione!
Se impareremmo i congiuntivi fossimo persone migliori!
> Quindi tu dici che basta lasciarlo riposare e la madre si estrae da sola?
> In sostanza di depositerebbe come un qualsiasi fondo di un vino non
> filtrato e travasato poco, giusto?
None, lui si riferisce, se non ho capito male, ad un bottiglione di aceto
cavato, non filtrato, da una damigiana ove risiede la madre; ovvio che
l'aceto cavato avrà una parte di popolazione batterica che, con un po' di
tempo, prolificherà e potrà continuare la specie di generazione in
generazione ;-)
Cordialità
Gi
--
Per chi avesse necessità di contattarmi privatamente:
gsassachiocciolatiscalipuntoit
Scusate il disturbo.
nik, giusto giustissimo l'uso degli spaghetti (ne bastano anche meno). i
voiello, ti diro', sono quelli piu' efficaci.
ma non concordo per nulla con il sale: diamine, il sale "uccide" i lieviti.
Anche quando facciamo il pane dobbiamo stare bene attenti a non mettere
il sale a contatto diretto con il lievito!
Aggiungiamo, infine, che il boccione stara' aperto, al max con una pezzuola
sull'imboccatura. Se e' di quelli a bocca larga e' molto piu' meglio :)
Paolo
Ma che bel thread, quanti... spunti.
G
>
>
> Alla grande. L'aceto che prendo da un acetaro qui vicino, se lo lascio li
> troppo o c'e' piu' caldo del solito, riesce a formare straccetti di madre
> sul fondo nel giro di un paio di mesi.
Quelli sono batteri morti, non madre. La madre (viva) dovrebbe avere un
aspetto compatto gelatinoso/trasparente
Luk
Lieviti...?
Che c'entrano i lieviti...?
Qui non ce ne sono di lieviti, cerdo. Solo batteri acetici.
A.
Si ma quelli dell'aceto sono batteri lattici, non lieviti...
Max
> Max
Paolo
Non sono un esperto ma la butto lě: magari l'uso del sale serve proprio per
inibire la fermentazione alcoolica dei lieviti??
Max
> Max
Paolo
E allora questo risolve ogni dubbio ;-)
Ciao
Max
Esattamente come gli straccetti che ho trovato io, quattro o cinque proprio
cosi' come li descrivi. Erano 4 o 5 madri, quindi?
Concordo con i consigli che ti hanno dato.
la mia esperienza è questa, io ho una piccolissima produzione di vino
che è sovrabbondante per le necessità della mia famiglia, pertanto
avevo pensato di farmi l'aceto in casa, visto che per varie
circostanze la madre che usava mia suocera era andata perduta
(sigh !!)
Ho comperato una damigiana da 30 lt a bocca larga che si usa appunto
come starter per l'aceto, ci ho messo una ventina di bottiglie di vino
e un po' di spaghetti e ho coperto la bocca con un pezzo di tela
sottile.
Dopo un paio di mesi, ho cominciato a sentire lo sviluppo della
fermentazione acetica ma era scarsa, il liquido sapeva molto ancora di
vino.
Quello che ha cambiato le carte in tavola è stato appunto il
ritrovamento casuale di una vecchia bottiglia di aceto di mia suocera,
l'ho aggunta al mio pseudo aceto e dopo qualche settimana è avvenuto
il miracolo. Sono ritornato autonomo per quel che riguarda l'aceto !
Adesso quando ne ho bisogno estraggo una bottiglietta di aceto (0,5
lt), e provvedo al rabbocco.
Saluti
fausto
> fausto
Paolo
Di madre ce n'è una sola!
:-)
Luk
Intendevo dire che quando ho tolto della madre da una bottiglietta dopo
qualche anno, era uno strato uniforme gelatinoso compatto, che si è
ripiegato per passare dal collo della bottiglia senza rompersi
Luk
Come no ?!?
A parte che di solito ce lo metti eccome, ma anche quando non ce lo
metti è perchè già c'è, sulle bucce !
Il principale responsabile della fermentazione alcolica è proprio il
lievito di birra, aka saccharomyces cerevisiae !
A.
Ah, dimenticavo: la marmellata la spalmo su fetta di pane appena uscito dal
forno
:)))
> A.
Paolo
P.S. ovviamente si gioca, giacche' siamo ben distanti dalla domanda
originaria: credo che cmq il ns. amico abbia info sufficienti per fare u
ottimo aceto, comunque.
>Non pensavo di far riparare la botte di mia suocera perchè è troppo
>grande e anche vuota è troppo pesante da maneggiare.
>Una botticella da 30-35 litri piena per 3 quarti penso sia l'ideale.
Si potrebbe optare anche per una nuova, l'importante che sia fatta,
altrimenti ne deve scorrere di acqua, ehm di aceto, sotto i ponti; io
valuterei la possibilità di riparare la vecchia.
Io continuo ad utilizzare una damigianetta, sia perché i quantitativi sono
pochi ma soprattutto perché non mi è riusciuto di trovare una botticella
"fatta".
> Io continuo ad utilizzare una damigianetta, sia perché i quantitativi sono
> pochi ma soprattutto perché non mi è riusciuto di trovare una botticella
> "fatta".
Nel modenese addirittura ti vendono (a prezzi da vero amatore) il kit
di 12 (sono dodici ?) botticelle a decrescere per farsi in casa
l'aceto balsamico. A me basterebbe la più grande da una trentina di
litri
e quest'estate quando ci vado con la famiglia conto di cercarne una.
Saluti
Fausto
No, forse avevo interpretato male io.
Non parte nessuna fermentazione alcolica per fare l'aceto, ci mancherebbe !
> P.S. ovviamente si gioca, giacche' siamo ben distanti dalla domanda
> originaria: credo che cmq il ns. amico abbia info sufficienti per fare u
> ottimo aceto, comunque.
...e potrebbe poi anche farcelo assaggiare, già che c'è...
buono e' sempre buono. il peggiore risultato casalingo, nelle peggiori
condizioni, e con il peggiore vino, e' sempre molte spanne sopra qualunque
aceto industriale. ovvio
Paolo
ciao
Angelo
>Ma siamo poi cosě sicuri che stuoli di artigiani, ingegneri, tecnici
>qualificati, addetti ai lavori, e chi vuole ne aggiunga pure altri,
>siano cosě stupidi da non saper usare le "loro" tecnologie al punto da
>fare e cercare di vendere un prodotto con caratteristiche inferiori?
>Mi aspetto anche che qualcuno mi dica che il parafango della Punto,
>fatto con le presse industriali da 80 tonnellate sia inferiore al
>parafango artigianale!:-)
I prodotti legati ai sensi, qualsiasi essi siano, beneficiano di una
fabbricazione artigianale, in quanto non soggetta a standardizzazioni
e semplificazioni (quando non addirittura mistificazioni e
adulterazioni). Cio' non toglie ovviamente che anche l'artigiano possa
(debba) usare tecnologie per ottenere un prodotto migliore (ma non
per, come fa l'industria, ridurne il costo produttivo), vedi il vino.
G
> Mi aspetto anche che qualcuno mi dica che il parafango della Punto, fatto con
> le presse industriali da 80 tonnellate sia inferiore al parafango
> artigianale!:-)
Bhè, se un parafango fatto con presse da 80 ton, è ricavato da una
lamiera di 0.4 mm. preferisco quello artigianale fatto con lamiera da
1,7 mm., almeno se mi vieni contro con la tua Punto, il mio carro
armato non si ammacca neppure! :-)
Ciao
Stefano
--
Enociccio
www.parenti.com
>1,7 mm., almeno se mi vieni contro con la tua Punto, il mio carro
>armato non si ammacca neppure! :-)
Pensa a tutta la benzina che sprechi per portarti in giro un tale
peso.
--
Byebye from Verona, Italy
Bernardo Rossi b.r...@tin.it
Cavolo!!! per me anche 30 litri sarebbero tanti. Hai voglia a fare aceto.
Ad ogni buon conto sospettoche in quelle contrade ti spellino per una
botticella di quella portata, ma anche più piccola.
Se non costatte molto, una da 5 o 10 litri la prenderei pure.
Hai qualche indirizzo?
[..]
> Cavolo!!! per me anche 30 litri sarebbero tanti. Hai voglia a fare aceto.
> Ad ogni buon conto sospettoche in quelle contrade ti spellino per una
> botticella di quella portata, ma anche più piccola.
Certo che anch'io non consumo trenta litri di aceto, ma avevo pensato che
poichè quando rabbocco in genere metto una bottiglia da 0,75 lt se il
contenuto della damigiana è sui 20 lt non turbo eccessivamente l'equilibrio
del contenuto
> Se non costatte molto, una da 5 o 10 litri la prenderei pure.
> Hai qualche indirizzo?
No, ma la scorsa estate parlando con un vicino avevo capito che nei paesi
limitrofi Castelfranco, Vignola, Spilamberto si potevano trovare di queste
botticelle per aceto.
Alcune le vendono anche su E-Bay
http://stores.ebay.it/ARTE-E-PASSIONE-ARTIGIANI-BOTTI_BOTTI-PER-
ACETO_W0QQcolZ4QQdirZ1QQfsubZ15426616QQftidZ2QQtZkm
e non costano tantissimo
Saluti
Fausto
Guarda gli agenti responsabili della trasformazione del vin o in aceto non
sono lieviti ma batteri:
http://it.wikipedia.org/wiki/Acetobacter
ciao * aetius
Non mi convincono come non mi hanno convinto sino ad ora; sono tutte nuove e
quindi dovrebbero "farsi" prima di essere utilizzate, sia per vino che per
aceto.
Quantomeno, questa è la mia fissa; non è improbabile che sia in errore.
Per ora continuo con la mia damigianetta da 5 litri; non viene certo un
balsamico ma non crea bruciori di stomaco, è molto più gradevole di quello
generico acquistato, al mio gusto ovviamente. Se e quando troverò la giusta
botticella.... dubito perché una ben impregnata non viene mollata al primo
che arriva, salvo che cominci ad avere qualche problema e allora....
Io vado ad alcool! :-)
Ciao
--
Enociccio
www.parenti.com
Ma perchè non ne comperi una nuova e la riempi di aceto? Poi fra
tre-quattro anni, butti l'aceto e la riempi con il TUO aceto e poi
avrai aceto "buono" per tutta la vita.
Sono d'accordo con te: chi lo dice che un prodotto realizzato su scala
industriale debba essere inferiore a quello realizzato in casa ?
In astratto, sarebbe perfin assurdo pensare che chi fa un prodotto in
modo professionale, con competenze e investimenti adeguati, e per poi
concorrere sul mercato, finisca per produrre qualcosa "spanne" sotto
qualsiasi prodotto casalingo.
In concreto, dipende dal prodotto: quelli che risultano probabilmente
inferiori quandoi prodotti industrialmente sono:
a) quelli destinati ad essere consumati freschi (besciamella, maionese,
pasta fresca, dolci in genere, etc.), che quando vengono prodotti
industrialmente debbono essere strutturalmente diversi da quelli che si
fanno in casa per via delle necessità di conservazione.
b) quelli destinati a facilitare la preparazione e il consumo (polente
precotte, 4 salti in padella, prodotti liofilizzati, etc.), anche qui -
giocoforza - strutturalmente diversi.
c) quelli di estrema nicchia per cui il prodotto non idustriale ha costi
molto elevati (aceto balsamico e pochi altri), ma in questo caso a
eccellere non è il prodotto "fatto in casa" ma quello fatto da industrie
super-specializzate orientate sulla qualità assoluta e non sul rapporto
qualità/prezzo.
In tutti gli altri casi (e salvo dimenticanze, nelle quali non credo
comunque rientri l'aceto comune) l'affermazione non è condivisibile.
Naturalmente IMHO.
AldoX
>
> Vorrei farmi dell' aceto fatto in casa.
> So che e' necessario procurarsi la madre dell' aceto.
>
I miei due cents di un'esperienza trentennale sull'aceto fatto in casa.
Premesso che l'aceto è sostanzialmente il prodotto di una coltura
batterica di batteri del genere Acetobacter,
Per iniziare:
- una acetiera (tipo piccola damigiana) in vetro, a bocca grande e con
rubinetto sul fondo ed un pescante rialzato di 10-15 cm rispetto al fondo
della damigiana, in modo che si possa prelevare l'aceto senza agitare il
sedimento.
Più l'acetiera è grande e più è facile fare l'aceto: infatti l'habitat
sarà più stabile nell'acetiera grande che contiene più liquido (un po'
coem succede con gli acquari!).
Sconsiglio la botticella in legno, che richiede un lunghissimo periodo di
maturazione, ed il primo aceto (a volte anche il secondo) prodotto di
solito va buttato via perchè ha un sapore alterato. Inoltre, è difficile
trovare botticelle a bocca larga e con rubinetto collegato al pescante (o
almeno: io non ne ho mai trovate).
- vino "artigianale" ossia fatto in casa; non è importante che sia vino
"buono" al gusto, anzi, se tira un po' all'acido è meglio! L'importante è
che non vi siano stati aggiunti additivi (solfito ecc.). La mia
esperienza con vini commerciali è sempre stata negativa. Non utilizzare
assolutamente vino andato a male. Anche il vino troppo vecchio (le
classiche bottiglie dimenticate) non è consgliabile.
- la "madre" non è indispensabile. Basta farsi dare da qualcuno che già
produce l'aceto in casa una piccola quantità di aceto, che servirà da
starter. E' meglio che lo starter venga prelevato dall'imboccatura con un
mestolo (e non con il solito rubinetto), in modo da raccogliere un po' di
sedimento che è ricchissimo di batteri. Lo starter dovrà essere almeno il
5% rispetto al vino, meglio 10%. Ossia, acetiera con 4.5 litri di vino +
0.5 litri di starter.
- non riempire mai l'acetiera, è necessaria una grande superficie di
contatto liquido-aria. Infatti Acetobacter hanno bisogno di ossigeno per
convertire l'etanolo in acido acetico. L'ideale è riempire poco oltre la
metà. Non chiudere il tappo; non usare una garza (col tempo si può
riempire di polvere e impedire il passaggio dell'aria). Il sistema
migliore - secondo me - è quello di appoggiare semplicemente il tappo
sull'imboccatura, mantenendolo però un po' rialzato (io ho fatto un
apposito supporto in filo di ferro plasticato)
- mettere l'acetiera in un posto buio, tranquillo e possibilmente a
temperatura costante. Non va bene troppo freddo (i batteri arrestano la
crescita) né troppo caldo (i batteri crescono troppo velocemente e
l'aceto non viene buono). Io lo tengo in cantina (t min 8, max 25).
- dimenticarsi dell'acetiera per molti mesi... per fare l'aceto non ci
vuole fretta, se se il tipo che va a "vedere cosa è successo" ogni 2-3
giorni, lascia perdere, la produzione dell'aceto, non fa per te... :-)
- l'aceto può essere (a) "forte" e (b) "buono". E' forte quando contiene
molto acido acetico. Più il vino è alcolico, e più l'aceto viene forte.
L'acidità dell'aceto dipende solo dal contenuto in acido acetico, che è
una molecola molto semplice ed identica con qualsiasi procedimento venga
ottenuta. Si può ottenere un aceto forte semplicemente aggiungendo acido
acetico commerciale. Ovviamente un aceto forte non è sinonimo di aceto
buono... il sapore e l'aroma (aceto buono!) viene infatti conferito da
una serie di composti che erano presenti nel vino e che sono stati
trasformati durante la fermentazione batterica.
Non usare vini troppo alcolici allo scopo di ottenere un aceto più forte:
oltre un certo grado alcolico, il processo di acetificazione diviene più
difficile. Analogamente, non devi usare vini a basso contenuto alcolico:
anch'essi danno un aceto di scarsa qualità e sono più proni ad inquinamen
to da altri batteri o muffe. Il meglio è sui 12-13 gradi. Io uso un
rosso a 12 gradi bello nero, tipo gutturnio; alla fine della stagionatura
(almeno un paio d'anni!) ottengo un aceto chiaro, con colore leggermente
rosato, un non-esperto direbbe che è sttao ottenuto da un vino bianco.
- sconsiglio l'aggiunta di pasta o altre sostanze che servono come
nutrimento per gli Acetobacter allo scopo di accelerare il processo di
acetificazione. Un buon aceto si ottiene solo con il tempo.
- l'ideale è avere almeno due acetiere. Infatti, dopo un periodo più o
meno lungo il sedimento (formato da batteri vivi e morti) si sarà
accumulato in gran quantità e la madre avrà raggiunto una dimensione
notevole. Allora sarà necessario: (a) prelevare ed imbottigliare tutto
l'aceto (b) svuotare l'acetiera, eliminando il sedimento tranne una
piccola quota (c) estrarre la madre e sciacquarla rapidamente in acqua;
(d) lavare bene l'acetiera SOLO con acqua; (e) risciacquare madre ed
acetiera con vino che poi va buttato (e) mettere una parte della madre e
del sedimento nell'acetiera, aggiungere il vino... futuro aceto!
ciao a tutti e... buon appetito!
aetius
>
> Vorrei farmi dell' aceto fatto in casa.
> So che e' necessario procurarsi la madre dell' aceto.
>
I miei due cents di un'esperienza trentennale sull'aceto fatto in casa.
Per iniziare:
> - mettere l'acetiera in un posto buio, tranquillo e possibilmente a
> temperatura costante. Non va bene troppo freddo (i batteri arrestano la
> crescita) né troppo caldo (i batteri crescono troppo velocemente e
> l'aceto non viene buono). Io lo tengo in cantina (t min 8, max 25).
17 gradi di sbalzo di temperatura! Tu la ritieni costante?
Scusa, ma può andare per fare il Madera, ma sicuramente non buona per
il vino.
Per l'aceto non so!
Ciao
Stefano
> ciao a tutti e... buon appetito!
> aetius
--
Enociccio
www.parenti.com
> Scriveva aetius sabato, 01/03/2008:
>
> 17 gradi di sbalzo di temperatura! Tu la ritieni costante?
> Scusa, ma puň andare per fare il Madera, ma sicuramente non buona per
> il vino.
> Per l'aceto non so!
> Ciao
> Stefano
... hai ragione, ma ho messo "possibilmente" costante..., il senso di
quello che ho scritto era: "scegli il posto dove non non fa troppo
freddo, e non fa troppo caldo, e la temperatura subisce meno
oscillazioni". Poi ognuno fa con quel che ha a disposizione, ed io...
quello ho!
Comunque il range di 17 gradi della mia cantina č il range (valore
registrato nel giorno piů caldo meno valore del giorno piů freddo). Per
la maggior parte dell'anno (diciamo 9 mesi?) ci sono 14-18 gradi, e
quindi la temperatura puň essere considerata ragionevolmente "costante".
Comunque, l'aceto viene bene!
ciao
aetius
Grazie mille
Fausto
>
>>Poi aggiungi vino biologico
>
>ecco il problema è questo giusto? bisogna trovare un vino senza solfiti...a
>trovarlo...
>
Che c'entra il vino da agricoltura biologica col vino senza
solfiti????
Mah...
A.
Anche oggi è un giorno meraviglioso!
www.filicaja.it
>
> Vorrei farmi dell' aceto fatto in casa.
> So che e' necessario procurarsi la madre dell' aceto.
>
> Ho provato a lasciare del vino in un contenitore aperto ma ho raccolto
> solo
> della gran muffa :o(
>
> qualche consiglio ?
>
Compra il vino più genuino. Se ti fa la muffa
ma non diventa aceto, vuol dire che in quel
vino di uva strizzata non ce ne era molta,
oppure non ce ne era proprio.
Il vino d'uva se lasciato senza olio o tappi
a sigillo deve diventare aceto a prescindere
da mollica di pane, bucce d'uva e zucchero.
Va da se che questi componenti lo aiutino.
In genere distinguerei nettamente fra la produzione industriale e quella
artigianale di buon livello, per ovvi motivi.
Quella casalinga può venire bene ma può anche venire male, dipende da
molti fattori a volte non controllabili soprattutto quando si deve stare
al di sotto di un livello minimo di produzione e tecnologia che in casa
non è affrontabile.
In effetti la frase era un po' buttata lě, diciamo vino possibilmente da
uve biologiche e senza eccessivi pastrugnamenti in cantina.
> Mi aspetto anche che qualcuno mi dica che il parafango della Punto, fatto con
> le presse industriali da 80 tonnellate sia inferiore al parafango
> artigianale!:-)
premesso che non mi sognerei mai di condire l'insalata con il parafango
di una punto ;-) , viste le realizzazioni caserecce di certi
appassionati di modellismo mi sentirei di dire che la pressa
industriale da 80 ton. no da un risultato migliore. Pero' non oso
pensare a quanto ti costerebbe una Punto fatta interamente a mano. La
produzione industriale serve anche (e forse soprattutto) a diminuire i
costi di produzione e a standardizzare il prodotto.
Adriano
p.s. mi risulta che Lamborghini si affidi ancora in larga parte
all'abilita' e alla manualita' dei suoi tecnici; ovviamente la parte
manuale non puo' comprendere determinate parti meccaniche, ma per
esempio gli allestimenti interni e buona parte dell'assemblaggio. Costi
e qualita' sono ovviamente elevatissimi, molto piu' di una Punto venuta
fuori dalla linea di produzione senza che essere umano l'abbia vista
durante il processo produttivo
>Mike Tommasi wrote:
>> Antonio Nardi-Dei da Filicaja Dotti wrote:
>>> On Fri, 29 Feb 2008 08:23:50 +0100 "Salvo" <nonv...@perfinta.it>
>>> wrote:
>>>
>>>>> Poi aggiungi vino biologico
>>>> ecco il problema è questo giusto? bisogna trovare un vino senza
>>>> solfiti...a trovarlo...
>>>
>>> Che c'entra il vino da agricoltura biologica col vino senza
>>> solfiti????
>>
>> Stavo per chiederlo anch'io... il vino biologico non esiste, almeno non
>> è riconosciuto dalle leggi europee. Esistono uve da agricoltura
>> biologica. Con i quali si fa vino con o senza solfiti, ma piu spesso con.
>
>In effetti la frase era un po' buttata lì, diciamo vino possibilmente da
>uve biologiche e senza eccessivi pastrugnamenti in cantina.
Ah, ok! :-)
A.
ps: Lo trovo scritto in etichetta "senza pastrugnamenti"? ;-)
Ossia...?!?
'Ma lo sa che il vino lo fanno anche con i manici di ombrello? Il mio
no, ovviamente.'
Giuro che l'ho sentita dire da un produttore dell'oltrepò...
Ebbè, gli ombrelli... con tutta l'acqua che prendono...
Ovvio poi che viene la muffa !
A.
E forse in quegli anni aveva pure ragione :-))
Scherzi a parte: c'è davvero qualcuno che pensa che in Italia il vino,
anche quello più a buon mercato, si faccia "con le polverine" ?
Non dico le "polverine" che ci si può aggiungere per renderlo un po' più
di questo, un po' meno di quell'altro, dico proprio usare una materia
prima che non sia l'uva, tanto da poter dire:
>>> Se ti fa la muffa
>>> ma non diventa aceto, vuol dire che in quel
>>> vino di uva strizzata non ce ne era molta,
>>> oppure non ce ne era proprio.
A.
Ah, si fa cosi'?
Io... ecco, ho il problema opposto.
Voglio iniziare a studiare come fare l'aceto con tutti i crismi, perche'
mi sto stufando di fare le cose a spanne.
Certo, il "mio" vino, acetizza che e' un piacere (per forza: niente di
niente, solo uva!), ma vorrei studiare la teoria.
Fabrizio
> - una acetiera (tipo piccola damigiana) in vetro, a bocca grande e con
> rubinetto sul fondo ed un pescante rialzato di 10-15 cm rispetto al
> fondo della damigiana, in modo che si possa prelevare l'aceto senza
> agitare il sedimento.
Ma a che serve il rubinetto, se si usa il tubo rialzato?
Oppure ho capito male ed il rubinetto, va attaccato al pescante rialzato?
(si deve fare, oppure si trovano gia' fatti?)
> vino troppo vecchio (le classiche bottiglie dimenticate) non è
> consgliabile.
Niente vino marsalato, insomma.
> - l'aceto può essere (a) "forte" e (b) "buono". E' forte quando
> contiene molto acido acetico. Più il vino è alcolico, e più l'aceto
> viene forte. L'acidità dell'aceto dipende solo dal contenuto in acido
Ecco perche' il "mio" aceto, e' sempre venuto forte. Cosi' forte, da
decolorarmi le mucose.
Adoro, quella sensazione. Ed al ristorante, dimezzo sempre quei liquidini
insapori, cercando di raggiungere l'acidita' a cui sono abituato.
> - l'ideale è avere almeno due acetiere. Infatti, dopo un periodo più o
> meno lungo il sedimento (formato da batteri vivi e morti) si sarà
> accumulato in gran quantità e la madre avrà raggiunto una dimensione
> notevole. Allora sarà necessario: (a) prelevare ed imbottigliare tutto
> l'aceto (b) svuotare l'acetiera, eliminando il sedimento tranne una
> piccola quota (c) estrarre la madre e sciacquarla rapidamente in
> acqua; (d) lavare bene l'acetiera SOLO con acqua; (e) risciacquare
> madre ed acetiera con vino che poi va buttato (e) mettere una parte
> della madre e del sedimento nell'acetiera, aggiungere il vino...
> futuro aceto!
Qui, mi sto perdendo. Da dilettante, mi sfugge la necessita' di questi
interventi.
Deduco, comunque, di sbagliare, ad agitare la damigianina.
Fabrizio
> Niente vino marsalato, insomma.
no, direi di usare quello che qui in zona prende il nome di vino "spunto".
>
> Qui, mi sto perdendo. Da dilettante, mi sfugge la necessita' di questi
> interventi.
> Deduco, comunque, di sbagliare, ad agitare la damigianina.
direi proprio di si. la procedura indicata dice sostanzialmente: "troppa"
madre fa aceto troppo forte. cosi'come il tuo agitare. in ogni caso
l'agitazione e' deleteria, e di questo son sicuro. le damigiane, le botti,
e piu' importante di tutti l'aceto balsamico, non si agitano proprio per
nulla. riposano, tranquilli, e godono dell'alternare delle stagioni. quando
inizia il caldo, nel silenzio del solaio le senti "borbottare". nulla di
piu'. si apre delicatamente rubinetto, o si estrae delicatamente con la
pipa di vetro dall'alto
Paolo
> aetius wrote:
>> vitt.b...@libero.it wrote in
> Ma a che serve il rubinetto, se si usa il tubo rialzato?
> Oppure ho capito male ed il rubinetto, va attaccato al pescante
> rialzato? (si deve fare, oppure si trovano gia' fatti?)
Sì, il rubinetto è ovviamente all'esterno e posizionato alla base della
damigiana, che è sostenuta da un piccolo treppiede in ferro. Il
rubinetto comunica con un tubo che risale al centro della damigiana e
pesca a 10-15 cm dal fondo. Si trovano già fatte da un buon ferramenta.
>> - l'ideale è avere almeno due acetiere. Infatti, dopo un periodo più
>> o meno lungo il sedimento (formato da batteri vivi e morti) si sarà
>> accumulato in gran quantità e la madre avrà raggiunto una dimensione
>> notevole. Allora sarà necessario: (a) prelevare ed imbottigliare
>> tutto l'aceto (b) svuotare l'acetiera, eliminando il sedimento tranne
>> una piccola quota (c) estrarre la madre e sciacquarla rapidamente in
>> acqua; (d) lavare bene l'acetiera SOLO con acqua; (e) risciacquare
>> madre ed acetiera con vino che poi va buttato (e) mettere una parte
>> della madre e del sedimento nell'acetiera, aggiungere il vino...
>> futuro aceto!
>
> Qui, mi sto perdendo. Da dilettante, mi sfugge la necessita' di questi
> interventi.
> Deduco, comunque, di sbagliare, ad agitare la damigianina.
Con gli anni il sedimento aumenta, ed arriva un momento in cui dal
rubinetto l'aceto invece di scendere (quasi) limpido, è molto torbido.
Ciò significa che hai un eccesso di sedimento che ha ricoperto il
pescante.
Per quanto rigurda l'agitazione, io l'acetiera non la agito mai. Secondo
me, è inutile ma non dannoso. L'unico inconveniente è che intorbidi il
tutto...
> Sì, il rubinetto è ovviamente all'esterno e posizionato alla base
> della damigiana, che è sostenuta da un piccolo treppiede in ferro. Il
> rubinetto comunica con un tubo che risale al centro della damigiana e
> pesca a 10-15 cm dal fondo. Si trovano già fatte da un buon
> ferramenta.
Interessante.
Ho giusto una damigiana da una trentina di litri di vino del 2004,
dimenticato ahime' fino ad oggi, che gia' sa di aceto.
A questo punto, mi manca il sifone, che ad occhio, e' un tubo, legato ad
un bastone (10-15 cm) che esce dalla damigiana e termina in un rubinetto e
funziona, appunto, a mo' di sifone.
Qualche damigiana di aceto vecchietto dovrei averne... well, farsi il vino
in casa, e' una tradizione di famiglia e l'aceto viene da solo.
Sara' per questo, che sono abituato ad aceti veramente forti. ;-)
>> Qui, mi sto perdendo. Da dilettante, mi sfugge la necessita' di
>> questi interventi.
>> Deduco, comunque, di sbagliare, ad agitare la damigianina.
> Con gli anni il sedimento aumenta, ed arriva un momento in cui dal
> rubinetto l'aceto invece di scendere (quasi) limpido, è molto torbido.
> Ciò significa che hai un eccesso di sedimento che ha ricoperto il
> pescante.
Ah, ecco, facciamo la differenza tra sedimento e "madre". Che e' una
poltiglia gelatinosa.
Che va possibilmente estratta, sciacquata (poco) in acqua e poi con vino,
poi rimessa in loco.
Si puo' anche fare.
> Per quanto rigurda l'agitazione, io l'acetiera non la agito mai.
Dovro' dire una voce a mio padre, che quasi ribalta la damigiana per
versare l'aceto.
Solo che la SUA damigiana, avra' almeno 50 anni e mi sembrava gia'
sbagliato.
Dovro' fare un giretto in un centro enologico.
Molte grazie, nel frattempo.
Fabrizio
>
> Molte grazie, nel frattempo.
>
> Fabrizio
>
Di nulla e facci sapere... fra un bel po' di mesi!
ciao * aetius
>
>>> Poi aggiungi vino biologico
>> ecco il problema è questo giusto? bisogna trovare un vino senza solfiti...a
>> trovarlo...
>>
>
> Che c'entra il vino da agricoltura biologica col vino senza
> solfiti????
E poi non e' vero che un vino solfitato non puo' diventare aceto. Quello
che inbisce l'acetobacter e' il livello di solforosa libera. Basta
ossigenare ben bene il vino e tutta la solforosa rimasta libera si combina.
.....
..................
...........
Ma..... alloraaa..... ?? :-)
Se con la bombola dell'ossigeno del cannello ossiacetilenico,di tanto in
tanto do una soffiata alla madre dell'aceto... ho un ottimo aceto??
(Tu starai pensando che ti sto prendendo in giro... ma io dico sul
serio,,, in teoria dovrebbe funzionare no??)
ciao
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
>
> Se con la bombola dell'ossigeno del cannello ossiacetilenico,di tanto in
> tanto do una soffiata alla madre dell'aceto... ho un ottimo aceto??
Piu' che altro credo che ammazzi la madre. Franti!
Prova a darti una soffiata di ossigeno puro sulla mano, e vedi l'effetto
che fa.
>Piu' che altro credo che ammazzi la madre. Franti!
>Prova a darti una soffiata di ossigeno puro sulla mano, e vedi l'effetto
>che fa.
Cosa dovrebbe fare?
Max
--
il Massimo... del bere!
http://www.bombsguide.org/
Ti ossida con violenza
:-)
>>
>>> Piu' che altro credo che ammazzi la madre. Franti!
>>> Prova a darti una soffiata di ossigeno puro sulla mano, e vedi l'effetto
>>> che fa.
>> Cosa dovrebbe fare?
>
> Ti ossida con violenza
E se sei particolarmente sculato, parte la reazione di combustione. E se
parte, in presenza di atmosfera satura di ossigeno, non la ferma nemmeno
gesu'.
Scusa, cosa vuol dire esattamente? Cosa succederebbe in pratica?
Brucia
Luk
Allora chissà tutti quelli che respirano ossigeno puro in ambulanza o in
rianimazione, o per insufficienza polmonare... che fanno, esplodono?
> Brucia
Cazzaruola, ci ho il nonnetto coll'ossigeno attaccato che mi si stà
ossidando!
Vabbè che colle mazzette che danno agli amministratori degli ospedali
gli daranno tutto tranne che l'ossigeno puro...
Scappo.
--
"Voglio sapere come Dio creò questo mondo.
Non sono interessato in questo o quel fenomeno, né negli elementi;
voglio sapere i Suoi pensieri, il resto sono dettagli".
Albert
Alla lunga non fa affatto bene. E se ricordo bene in una camera
iperbarica di Milano qualche anno fa è successo proprio questo!
Luk
Si ma dire che "ossida con violenza" e "brucia" la mano sono cagate pazzesche.
Io ho lavorato per anni con ossigeno puro, e respirato pure (facevo subacquea
tecnica), e le attenzioni da usare che conosco benissimo visto che c'era in
ballo la mia vita, sono ben altre, non certo quello di non farlo soffiare
sulla mano!
L'ossigeno è solo un comburente, anzi IL comburente... da solo non fa proprio
niente, neanche se te lo soffi sulla mano per un anno. Irrita gli alveoli
polmonari ma solo appunto se respirato continuativamente per mesi o anni...
Diverso è il discorso se l'atmosfera è ricca di ossigeno, ma soprattutto se ci
sono combustibili ed inneschi (fiamme, scintille)! Di per se l'ossigeno non
brucia e nemmeno scatena una combustione da solo. Alimenta invece le
combustioni già avvenute o scatenate dalla presenza di combustibile + un
innesco di calore + ossigeno (la terna della combustione). Se manca uno di
questi 3 elementi, niente combustione.
Certo che se poi la combustione parte e l'ossigeno è tanto, sono dolori... la
lancia termica si basa su questo principio: una fiamma data da un combustibile
in presenza di un forte getto d'ossigeno crea un sistema che fa BRUCIARE anche
acciaio, cemento armato, ecc. Ovvero non fondono: l'acciao brucia come se
fosse un combustibile. Ma appunto è la lancia termica, ed è costruita in
maniera apposita ed ha, oltre l'ossigeno, anche un combustibile e l'innesco
ovvero l'accensione della fiammella pilota.
Al Galeazzi c'era atmosfera carica di ossigeno per un errore dovuto al sistema
di areazione: nella camera iperbarica l'ossigeno è respirato solo dai pazienti
con mascherine ed immediatamente riciclato o espulso all'esterno da un sistema
di ricircolo all'interno della mascherina stessa. In più ci sono allarmi per
un'eccessiva quantità di ossigeno nella camera iperbarica stessa.
Tutto questo non funzionava al Galeazzi... in più un pazzo suicida-omicida ha
acceso un fornelletto!!! La combustione si è propagata a tutto quanto in
maniera impressionante. Aggiungi poi che l'impianto antincendio era guasto da
anni!
Max
No, non č una cagata pazzesca. Il carbonio delle cellule di lievito (e
della tua mano) č un ottimo combustibile. Poi č vero che ci vuole un
innesco per la reazione di combustione autoalimentante (fiamma), ma le
cellule di lievito (o della mano) si ossidano egualmente, anche se
molto piů lentamente. Una prolungata esposizione a ossigeno puro porta
sempre ad un danneggiamento cellulare.
Luk
>> Si ma dire che "ossida con violenza" e "brucia" la mano sono cagate
>> pazzesche.
>> Io ho lavorato per anni con ossigeno puro, e respirato pure (facevo
>> subacquea tecnica), e le attenzioni da usare che conosco benissimo visto
>> che c'era in ballo la mia vita, sono ben altre, non certo quello di non
>> farlo soffiare sulla mano!
>
>No, non č una cagata pazzesca. Il carbonio delle cellule di lievito (e
>della tua mano) č un ottimo combustibile. Poi č vero che ci vuole un
>innesco per la reazione di combustione autoalimentante (fiamma), ma le
>cellule di lievito (o della mano) si ossidano egualmente, anche se
>molto piů lentamente. Una prolungata esposizione a ossigeno puro porta
>sempre ad un danneggiamento cellulare.
No Luk,
"ossidazione violenta" e' il risultato della combustione, quindi manca
l'innesco.
Che in saturazione di ossigeno l'ossidazione sia piu' veloce e'
indubbio, ma non tanto da causare dolore o cose simili.
G
Certamente dolore no, ma danneggiamento (alla lunga) si. Quanto
all'innesco la possibilitŕ che ciň avvenga ad alte concentrazioni di
ossigeno, č molto elevata, anche per solo sfregamento di un vestito.
Infine, per tornare OT, ai nostri acetici, di sicuro elevate
concentrazioni di O2 piacciono poco.
http://www.cineas.it/n/il-rischio-ossigeno-176-n.htm
Luk
>Certamente dolore no, ma danneggiamento (alla lunga) si. Quanto
>all'innesco la possibilità che ciò avvenga ad alte concentrazioni di
>ossigeno, è molto elevata, anche per solo sfregamento di un vestito.
>Infine, per tornare OT, ai nostri acetici, di sicuro elevate
>concentrazioni di O2 piacciono poco.
>
>http://www.cineas.it/n/il-rischio-ossigeno-176-n.htm
Guarda, ci rinuncio...
Hai tirato fuori una cosa verissima che abbiamo già detto anche noi: in
ambiente iperossigenato, è molto probabile e pericolosa una combustione.
Ma il fatto che l'ossigeno "danneggi" o "ossidi con violenza i tessuti" o che
"le cellule della mano si ossidano egualmente" o che "Una prolungata
esposizione a ossigeno puro porta sempre ad un danneggiamento cellulare" sono
cose senza fondamento.
Probabilmente perché ignori il concetto di radicale libero
Luk
Cito ancora da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Ossigeno
"Un'esposizione prolungata all'ossigeno puro ad alte pressioni può essere
tossica, provocando conseguenze a livello polmonare e neurologico. Gli
effetti polmonari includono perdita di capacità e danni ai tessuti. Gli
effetti neurologici possono comprendere cecità, convulsioni e coma.
Composti di ossigeno quali l'ozono, i perossidi e i superossidi sono
altamente tossici. Sorgenti altamente concentrate di ossigeno possono
produrre combustione rapida ed esplosioni se in presenza di combustibili.
Questo è vero anche per composti come clorati, perclorati dicromati, ecc.
Composti con un alto potenziale ossidante possono spesso causare bruciature
chimiche."
Quindi, quali cagate avrei detto?
Luk
>Probabilmente perché ignori il concetto di radicale libero
E' vero, Pannella brucia di brutto, di sicuro fuma.
G
E ridaje: stai parlando dei già citati effetti di tossicità polmonare, e
quelli neurologici, che non c'entrano molto perchè si manifestano solo in
ambienti iperbarici (cerca OTU e CNS).
Quello che tu hai detto e che continua a non essere corretto o quantomeno da
te non dimostrato, è che ci siano danni ad altri tessuti eccetto quello
polmonare (es. la mano da te citata) in ambiente iperossigenato.
Dammi una prova tangibile (non certo Wikipedia!) e mi ricrederò.
Max
> Cito ancora da Wikipedia
> http://it.wikipedia.org/wiki/Ossigeno
>
> "Un'esposizione prolungata all'ossigeno puro ad alte pressioni può
> essere tossica, provocando conseguenze a livello polmonare e
> neurologico.
E da questo capisci che soffiando ossigeno sulla mano la vedrò
bruciare, come hai detto in
<47d8f5ec$0$4787$4faf...@reader4.news.tin.it> ?
--
ValeRyo - GS500F "Camilla"
Comitato Per La Salvaguardia Dell'Italiano
E anche tu potrai dire: quest'hanno c'è l'ho l'iscrizione!
Se impareremmo i congiuntivi fossimo persone migliori!
Infatti ;-)
> Quello che tu hai detto e che continua a non essere corretto o
> quantomeno da te non dimostrato, è che ci siano danni ad altri tessuti
> eccetto quello polmonare (es. la mano da te citata) in ambiente
> iperossigenato.
1) Non mi risulta che tessuto polmonare e neurologico siano la stessa cosa
2) La mano non l'ho citata io ma Filippo.
> Dammi una prova tangibile (non certo Wikipedia!) e mi ricrederò.
3) Visto che siamo ancora fissati sulla mano, credo di essere abbastanza
certo che se riesci a tenere la mano sotto un flusso di ossigeno in
espansione da una bombola, otterrai una ostione criogenica.
Luk
Ma cosa stai dicendo !?!?!??!
Hai mai provato ad aprire una bombola da sub a 200 atmosfere e a metterci la
mano davanti? Secondo te cosa succede? NIENTE!
No, vale solo per quei gas la cui temperatura di inversione è
sufficientemente alta. L'aria si, solo perché è composta
prevalentemente da azoto o ossigeno. Per l'idrogeno ad esempio vale
esattamente il contrario, cioè espandendo adiabaticamente si scalda.
Luk
Bene, hai scoperto che l'effetto Joule-Thomson non è vero. Penso
prenderai il Nobel!
:-)
Luk
Luk, non prendiamoci in giro: l'aria compressa (e anche l'ossigeno) in
espansione da 200 a 0 bar si raffredda ed č piů fresca, ma non certo da fare
una "combustione criogenica" come dici tu!
Ma caspita, prova... e poi riferisci.
Paolo
Belle le immersioni sottoghiaccio... quello a cui devi stare attento è proprio
evitare l'autoerogazione fuori dall'acqua, perchè vista la temperatura esterna
solitamente prossima o sotto lo zero, in quel caso l'espansione dell'aria
raffredda ulteriormente di qualche grado e fa ghiacciare l'erogatore, anche se
moltissimi hanno i sistemi anti-freeze.
Le bombolette di aria compressa che uso io per la pulizia delle lenti
ottiche o per spolverare gli oggetti delicati ghiacciano regolarmente
sull'ugello.
Luk
>"Un'esposizione prolungata all'ossigeno puro ad alte pressioni può essere
>tossica, provocando conseguenze a livello polmonare e neurologico. Gli
>effetti polmonari includono perdita di capacità e danni ai tessuti. Gli
>effetti neurologici possono comprendere cecità, convulsioni e coma.
L'ossigeno diventa tossico sopra le due atmosfere di pressione
parziale. Percio', se lo respiri puro, non puoi scendere in immersione
sotto i 10 metri, e se respiri aria compressa, non puoi scendere sotto
i 100 metri (circa).
A pressione atmosferica, e in assenza di scintille o altri inneschi,
l'ossigeno non fa pressoche' niente.
La sua estrema pericolosita' deriva dal fatto che evitare le scintille
e' cosa molto difficile: ogni volta che accendi la luce di casa o
inserisci una spina nella presa e' molto probabile fare un piccolo
arco voltaico che fa da innesco. Click-Bum!, per capirci... ;)
--
Ciao, | R: Perche' incasina l'ordine con cui si legge un messaggio
Speck | D: Perche' quotare sotto da' cosi' fastidio?
| R: Quotare sotto.
| D: Qual e' la cosa piu' seccante su usenet e in e-mail?
Ho detto ustione criogenica, e non voglio ptendere in giro nessuno.
Luk