La sindrome della lingua asfaltata. (Le solite 4 chiacchiere).

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winetaster

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Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to
Ciao a tutti i winelovers,

uno spettro si aggira per l'Europa... lo spettro della lingua asfaltata.
Se tra voi c'e un assaggiatore professionista, sommelier, o semplicemente un
wine aficionado, si sara' accorto che, col tempo, si tende sempre di piu' ad
essere esigenti col vino che si assaggia, si chiede sempre di piu', in
termini di percezione sensoriale. Naturalmente non c'e nulla di male in
questo, e' una tendenza direi fisiologica ed anche meritoria, cercare il
meglio. Pero', in questi giorni di ottobre, quando si ricomincia a parlar di
novelli, in enoteca si riaffacciano i due partiti, chi ama i novelli e chi
li vede come una specie di bizzarria enologica: questi ultimi mostrano la
chiara sintomatologia della sindrome da lingua asfaltata.

I poveri ammalati sono alla ricerca di un vino (rosso) che abbia un colore
possibilmente inchiostro; il naso deve esser fitto di sensazioni che vanno
dalla frutta, al legno balsamico, e via via spezie e 'gudron'; in bocca deve
essere potentissimo, con un residuo secco di mezz'etto, se possibile, e con
un finale di gudron, di bitume, appunto, tale da asfaltare, per sempre, la
lingua del nostro assaggiatore. Attenzione: il vino che il nostro 'malato'
richiede e' un grande vino, intendiamoci; qualcosa che tutti noi ameremmo
bere; il punto e' che la sindrome da lingua asfaltata non ti consente piu'
di tornare indietro, e quando ti si presenta di fronte un rosso leggero, un
rosato, un bianco (che non sia un Grand Cru alsaziano) ecco che il nostro
reagisce malamente: la lingua, asfaltata, non rileva piu' alcun piacere. Il
punto e' questo, la sindrome da lingua asfaltata non ti consente piu' di
bere altro, che non sia immensamente strutturato.

E', questa sindrome, assai diffusa tra certi professionisti del vino: potrei
citarvi un docente AIS, che gira l'Italia ad esaminare malcapitati allievi
sommelier, ed ormai vive di Barolo; provate a parlargli di Bardolino, e
vedete che ridere. Ora, se vi dico tutto cio', cari i miei wine lovers, e'
per mettervi in guardia da questo atteggiamento: attenti a non asfaltarvi la
lingua, ed il motivo e' semplice assai... perderete la capacita' di
assaggiare, e valutare, i vini piccoli; e, soprattutto, di goderne il sommo
valore: la freschezza, la semplicita'; che senso ha rinunciare alla
percezione dei piccoli piaceri? Tra poco arriveranno i primi novelli, e
tutti noi godremo il piacere di ri-allenare il nostro naso ed il nostro
palato sui freschi, leggeri Beaujolais, per non dire dei nostri Novelli. In
quel momento, mandiamo un pensiero ai poveri assaggiatori con la lingua
asfaltata, che si perdono tutto questo.

Un saluto,

W.

Andrea Marzo

unread,
Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to

.....grande!

saluti
am

M&F

unread,
Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to
non posso certo essere tecnico come la tua valutazione perché non ne sono
all'altezza......., ma concordo pienamente sulla felicità e gioia di poter
godere di questo prodotto della grande madre, in tutte le sue varietà e
caratteristiche senza preclusioni alcune.....
wine lover
fabio

Zilber

unread,
Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to

winetaster <winet...@my-deja.com> wrote in message
%4iL3.42169$nP6.4...@typhoon.libero.it...

> Ciao a tutti i winelovers,
> Un saluto,
>
> W.

:-DDD

Di-vino concetto che non andrebbe mai dimenticato, IMHVO!!!
Per quanto possa veler il mio parere concordo su tutta la line.
Esposizione spassosissima! :-)))
hi
Z.

giancarlo

unread,
Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to
Quanta ragione hai... ma tale spettro non si aggira solamente in europa e
non penalizza solamente i vini piů giovani, ma un po tutti quei vini che
puntano piů sull'eleganza dei profumi che non sulla potenza, sembra orami
che un vino non sia importante se non richiede perlomeno il cucchiaino per
berlo,e bada bene io non sono assolutamente un amante dei novelli, anzi sono
un pentito della lingua asfaltata, mi hanno stancato queste marmellate alle
spezie che pur contiunuando ad apprezzare in degustazione non riesco piů ad
abbinare nessuna pietanza.
Purtroppo perň ci sono persone come Parker e James Sucling (si scrive cosě?
comunque il redattore di Wine Spectator) che sembra non riescano ad
apprezzare altro, non per niente quest'ultimo(ai visto non ho dovuto
riscrivere il nome:-)) č un grosso esperto di Porto,e loro con le loro
recensioni hanno il potere di condizionare il consumatore e di conseguenza i
produttori.

Ciao
giancarlo


Sandro

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Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to
On Fri, 08 Oct 1999 08:39:23 GMT, "winetaster"
<winet...@my-deja.com> wrote:

>Ciao a tutti i winelovers,

>...
>Un saluto,
>
>W.

Bravo!

Ciao, Sandro.
sandro...@brembenet.it <togliere .nospam>

Martino

unread,
Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to
Sono completamente daccordo.
Penso che i vini che "asfaltano" siano ottimi da meditazione oppure da
abbinare ad un piatto anch'esso strutturato.
Però non si può rinunciare al piacere di un novello o di un vino "beverino"
!
Salutissimi.

winetaster <winet...@my-deja.com> wrote in message
%4iL3.42169$nP6.4...@typhoon.libero.it...
> Ciao a tutti i winelovers,
>

Filippo

unread,
Oct 8, 1999, 3:00:00 AM10/8/99
to
Perfettamente d'accordo, io sto appena iniziando ma mi rendo conto di cio'
che dici.
Solo il salto dal cancarone da trattoria ad un semplice ma buon novello
bevuto in enoteca ha procurato in me la prima metamorfosi, è stato poi
assaggiando un vero Barolo o un ottimo Amarone che ho cominciato a ragionare
come dici tu...bè la lingua per fortuna non è ancora asfaltata ! Grazie
infinite per questo tuo post.
Amo il vino.
Attendo con ansia il primo novello.

Ciao

Filippo

Maurizio Barabucci

unread,
Oct 9, 1999, 3:00:00 AM10/9/99
to

winetaster <winet...@my-deja.com> wrote in message
%4iL3.42169$nP6.4...@typhoon.libero.it...

> I poveri ammalati sono alla ricerca di un vino (rosso) che abbia un colore


> possibilmente inchiostro; il naso deve esser fitto di sensazioni che vanno
> dalla frutta, al legno balsamico, e via via spezie e 'gudron'; in bocca
deve
> essere potentissimo, con un residuo secco di mezz'etto, se possibile, e
con
> un finale di gudron, di bitume, appunto, tale da asfaltare, per sempre, la
> lingua del nostro assaggiatore. Attenzione: il vino che il nostro 'malato'
> richiede e' un grande vino, intendiamoci; qualcosa che tutti noi ameremmo
> bere;

Quello che descrivi non è certo il mio modello di grande vino, oggi.
Riguardo ai vini "consistenti" ho già detto la mia ed ho cercato di
spiegarlo in altri post ma tu lo hai detto molto meglio ed in maniera
simpatica, complimenti.


> il punto e' che la sindrome da lingua asfaltata non ti consente piu'
> di tornare indietro

Indietro? La sindrome da lingua asfaltata non ti fa andare avanti!!!
Io penso che il percorso che faccia qualunque amante del vino sia circolare.
Quando si inizia si prediligono i vini semplici e di buona bevibilità, poi
col passar del tempo e dei bicchieri si arriva ad avere, inevitabilmente, la
sindrome da lingua asfaltata, come la definisci tu, che, secondo me,
corrisponde al punto della circonferenza più lontano rispetto a dove siamo
partiti.
E' anche un punto difficilmente oltrepassabile in quanto la maggior parte
dei bevitori esperti, lorodicenti esperti, è ferma in questa posizione, una
posizione di stallo che li fa credere di sapere tutto del vino, facendoli
vivere questa magica e semplice bevanda con spocchia altezzosa, snobismo,
supponenza, alterigia, la usano come mezzo per esercitare e distribuire
potere, per dare a se stessi la sicurezza mentale di essere diversi, più
bravi degli altri.
E' toccato a tutti.
Ora, da questo punto non si può tornare indietro, ma si può andare avanti,
avanti fino a tornare esattamente al punto di partenza, dove si andava a
cercare il vino semplice e facilmente bevibile, con la differenza di avere
tante conoscenze in più e tanti bicchieri d'esperienza.
--


Ciao Maurizio

winet...@my-deja.com

unread,
Oct 9, 1999, 3:00:00 AM10/9/99
to

maurizio wrote, tra l'altro:

> E' anche un punto difficilmente oltrepassabile in quanto la maggior
parte
> dei bevitori esperti, lorodicenti esperti, è ferma in questa
posizione, una
> posizione di stallo che li fa credere di sapere tutto del vino,
facendoli
> vivere questa magica e semplice bevanda con spocchia altezzosa,
snobismo,
> supponenza, alterigia, la usano come mezzo per esercitare e
distribuire
> potere, per dare a se stessi la sicurezza mentale di essere diversi,
più
> bravi degli altri.
> E' toccato a tutti.


concordo. questa e' decisamente la parte meno piacevole della
sintomatologia, direi.

saluti a te (e a tutti!)

w.


Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.

mauro zabot

unread,
Oct 15, 1999, 3:00:00 AM10/15/99
to

winetaster ha scritto nel messaggio


>Ciao a tutti i winelovers,
>
>uno spettro si aggira per l'Europa...

.....


>novelli, in enoteca si riaffacciano i due partiti, chi ama i novelli e chi
>li vede come una specie di bizzarria enologica: questi ultimi mostrano la
>chiara sintomatologia della sindrome da lingua asfaltata.
>


Devo dire che non si può non concordare con te..... almeno in parte. D'altra
parte dopo aver fatto la diagnosi ammetti che la ricerca fatta dai malati è
diretta ad un grande vino, quindi non un gran male dopo tutto. :-)

Credo però che si debba cercare dei capire meglio perché questa sindrome si
sviluppa. Affermando in primo luogo che nelle sue forme più gravi, quando fa
perdere la capacità di "giudicare" oggettivamente i vini piccoli si tratta
di malattia grave specie per i professionisti. Mentre nelle forme più lievi
in cui gli effetti si limitano a non far "apprezzare" tali vini si può
considerare la sindrome da lingua asfaltata poco più di una fastidiosa
irritazione.

Per fare un discorso completo occorre partire da una premessa. Non si deve
confondere la bontà di un vino con la sua qualità.
La bontà di un vino (ma potrebbe anche essere un altro cibo) può essere
soggettiva;a me piace quindi per me è buono. Può essere
statistico-oggettiva; piace alla maggioranza quindi è buono. Può essere di
tendenza; il gourmet, "l'esperto", l'opinion maker dice che è buono quindi
lo è.

La qualità è invece una caratteristica intrinseca del prodotto che IMHO
intendo come l'opposto dell'ordinarietà.
Un vino può essere disposto lungo una graduatoria che va dal massimo
dell'ordinario al massimo della qualità. Ma cosa fa di un vino un vino di
qualità? Potrei dire la sua rarità, la difficoltà oggettiva che si incontra
nel produrlo. I vini piccoli sono per loro natura vini di poca qualità, come
IMHO i vini bianchi, o almeno la maggior parte di essi. Il fatto è che per
produrre tali vini non occorrono uve di provenienza particolare, di perfetta
maturazione ed assolutamente perfette. Con uve più o meno facilmente
reperibili ovunque questi vini, se vinificati correttamente, possono essere
prodotti. Molto più del materiale di partenza conta per questo prodotto la
tecnologia di cantina ed ovviamente la volontà di fare bene. Che di per se
non guasta mai.

I grandi vini rossi, quelli da lingua asfaltata sono invece il frutto di un
lavoro particolare in vigna, oltre che di una serie di fattori
incontrollabili come la posizione delle vigne e l'andamento del tempo nel
corso della campagna.
I fattori limitanti, che caratterizzano il prodotto ma ne limitano la
producibilità, sono fattori di qualità, non però necessariamente di bontà.
Comunque la si voglia intendere. In modo inverso un vino di poca qualità, ad
esempio un novello (IMHO), può essere buonissimo.

Il fatto che con il procedere nella scoperta DEL VINO (non dei vini) si
tenda a cercare sempre più vini di qualità è, sempre IMVHO, legata al fatto
che nella ricerca del vino una rilevante parte del piacere che si prova di
fronte ad un nuovo prodotto, ad un nuovo assaggio, sia un piacere
intellettuale. Piacere che proviene dalla scoperta di bouquet sempre più
ampi e complessi, da vini sempre più ricchi di struttura. Piacere che
proviene dell'idea di cosa quella bottiglia di vino sia il frutto.

Quindi non credo, alla fine della storia che la sindrome da lingua asfaltata
sia poi una malattia, ma solo un sintomo di crescita. Almeno fino a quando
non fa perdere di vista l'obiettività di giudizio.

Mauro
__ ._ .._ ._. ___ __.. ._ _... ___ _
Visita virtuale a Costa Prà
http://welcome.to/costapra


Maurizio Barabucci

unread,
Oct 15, 1999, 3:00:00 AM10/15/99
to

mauro zabot <m.zabot@nospam_areacom.it> wrote in message
7u5p44$nnb$1...@serv1.iunet.it...

> Per fare un discorso completo occorre partire da una premessa. Non si deve
> confondere la bontà di un vino con la sua qualità.

Io partirei da una pre-premessa molto più importante: cos'è il vino, a cosa
serve?
Io, personalmente penso sia una cosa da bere, una bevanda, ma forse mi
sbaglio.
Col tuo ragionamento vorresti dire che un vino schifoso potrebbe anche
essere di qualità. :-((


>In modo inverso un vino di poca qualità, ad esempio un novello (IMHO), può
essere >buonissimo.

Incredibile, un vino *buonissimo* può essere di scarsa qualità. :-((


> La qualità è invece una caratteristica intrinseca del prodotto che IMHO
> intendo come l'opposto dell'ordinarietà.

Un vino non comune, dunque, è di qualità.
Anche se è cattivo?


> Ma cosa fa di un vino un vino di
> qualità? Potrei dire la sua rarità, la difficoltà oggettiva che si
incontra
> nel produrlo.

Un vino difficile da produrre, dunque, è di qualità.
Anche se è cattivo?


> I vini piccoli sono per loro natura vini di poca qualità, come
> IMHO i vini bianchi, o almeno la maggior parte di essi.
> Il fatto è che per produrre tali vini non occorrono uve di provenienza
particolare, di perfetta
> maturazione ed assolutamente perfette.

Stanchezza da vendemmia? :-)


> Quindi non credo, alla fine della storia che la sindrome da lingua
asfaltata

> sia poi una malattia.

Per me ne sei un portatore sano. :-))
--


Ciao Maurizio


winetaster

unread,
Oct 15, 1999, 3:00:00 AM10/15/99
to
Caro Mauro, vedo che hai trovato un momento per fuggir dalla cantina. A
proposito, che valutazione dai di questa vendemmia in Langa? Ho sentito
pareri discordanti.

Dal tuo post si evince che la polpa dei rossi ti seduce piu' della
leggarezza dei bianchi, soprattutto nella parte in cui dici che <<i vini


piccoli sono per loro natura vini di poca qualità, come IMHO i vini bianchi,
o almeno la maggior parte di essi. Il fatto è che per produrre tali vini non
occorrono uve di provenienza particolare, di perfetta maturazione ed

assolutamente perfette>>. Comunque, lungi da me iniziare un dibattito sulla
preferenza bianchi/rossi, direi che il tempo a nostra disposizione non e'
cosi' illimitato... nella mia storiella sulla sindrome da lingua asfaltata
ho voluto stigmatizzare essenzialmente l'atteggiamento di chi e' consumatore
critico di vino, ma che assume presto un atteggiamento di scarsa tolleranza
per quei vini che hanno l'unica colpa di non sollecitar assai le loro
(asfaltate?) papille. E certo, nei professionisti tale errore mi sembra
ancor piu' grave; i docenti di corsi di degustazione che trasmettono tali
valori agli allievi combinano, essenzialmente, dei guai.

Resta il fatto che i grandi rossi asfaltanti siano grandi vini! Su questo
spero non ci siano equivoci. Iersera ho fatto un prelievo di cantina per
controllar lo stato di evoluzione d'un vino a scaffale (orizzontale,
tranquilli); ed ho scelto il Cabernet Sauvignon Atlas Peak 95, Napa Valley
(California); beh, assai asfaltante, ma che piacere. Ancora un po' verde, ma
evolve notevolmente, meraviglioso naso tostato di vaniglia e caffe', a
distanza di molte ore, ancora sento i tannini dolci tra i denti... stasera,
giuro, Bardolino.

Ciao (a tutti.)

w.

Filippo

unread,
Oct 15, 1999, 3:00:00 AM10/15/99
to
Ciao a tutti, vedo che questo thread ha coinvolto abbastanza !
Molto simpatico il post precedente di winetaster.
Vorrei dare ancora un mio (modestissimo) parere sulla questione.
Per quanto riguarda il mio gusto personale, trovo che i "piccoli" vini
abbiano l'unica "pecca" di
non dare tutta quella gioia e quelle sensazioni uniche che danno i "grandi".
Questa pecca pero', secondo me, è solo apparente, mi spiego.
Se ci si mette a tavola senza grandi progetti, nella quotidianità, un pranzo
o una cena "qualunque" con un primo o
un secondo "qualunque", sarà difficile dare una grande importanza al vino in
tavola, non dico di accompagnare
con un cancarone, ma un buon (soggettivamente) novello, puo' andare
benissimo giusto ? Saranno in pochi a pasteggiare SEMPRE a Barolo ;-)))
Credo che sia quando si appresta una cena un po' piu' ricercata, da soli o
in compagnia, magari alla fine di una settimana di lavoro, che forse si fa
piu' attenzione a cio' che si beve, e vi si da, giustamente, una maggiore
importanza, un po' come quando, invece di mangiare a casa, si decide di
andare al ristorante...
In queste ultime occasioni, ecco che magari si predilige un grande vino.
E' qui che, a mio avviso, entra in gioco la "apparenza" della "pecca" di cui
sopra : personalmente, prediligo l'ascesa al grande vino, avanti quindi con
i "piccoli" prima dei "grandi".
Ecco, in questa qualità di apripista, di avvinamento della bocca, di
preparazione (anch'essa piacevole, s'intende !) credo che anche i (buoni)
"piccoli" manifestino la loro grandezza.
Chiedo sin d'ora scusa per la contorsione del pensiero !

Ciao

Filippo

---------------------------------------------------------------------
Primary e-mail : fel...@ares.newnetworks.it
Secondary e-mail : serfi...@hotmail.com
Icq # 23896333
Msn Messenger Activated
Ho proposto : it.discussioni.ristoranti
it.discussioni.hotel
---------------------------------------------------------------------

marco zabot (il Padre)

unread,
Oct 15, 1999, 3:00:00 AM10/15/99
to
Il Fri, 15 Oct 1999 08:17:01 GMT, "winetaster"
<winet...@my-deja.com> scrisse tra le altre cose:

>Caro Mauro,


>Dal tuo post si evince che la polpa dei rossi ti seduce piu' della
>leggarezza dei bianchi, soprattutto nella parte in cui dici che <<i vini
>piccoli sono per loro natura vini di poca qualità, come IMHO i vini bianchi,
>o almeno la maggior parte di essi.

Ci tengo a sottolineare che il fatto che a Mauro non piacciano i
bianchi NON è una questione genetica. A me piacciono !
marco

Manutengolo di Http://welcome.to/ihc
Tenuta di Costaprà - M. Zabot -Clavesana (CN) _____
_____|_____|_____|_____|_____|_____|_____|_____|
___|____|_____|_____|_____|_____|_____|_____|____
_____|____ http://welcome.to/costapra ___|__
http://members.xoom.com/fuet/

Maurizio Barabucci

unread,
Oct 16, 1999, 3:00:00 AM10/16/99
to

mauro zabot <m.zabot@nospam_areacom.it> wrote in message
7u8a7q$4ft$1...@serv1.iunet.it...

> Se parliamo di vini da meditazione allora si, sono delle bevande,
> ma se parliamo di un vino su una tavola IMHO si tratta di un condimento
del
> cibo non di una bevanda.

Domanda personale:
non essendo i tuoi vini da meditazione, li consideri condimento per il cibo?
Se si, li sconsigli, dunque, fuori dai pasti? :-))
Se si, perchè?


> Cos'è schifoso?... Non buono?.... Ma non buono soggettivo, oggettivo, o di
> tendenza.

No, non buono è, per me, un vino diluito e/o aspro e/o puzzolente.
Però non è ordinario, ha un'odore, come dire, personale, mooolto
particolare,
ha una vasta gamma di odori, perciò è complesso (profumi e puzzette
insieme), un'odore difficilmente riscontrabile in altri vini, e poi quanti
sacrifici per produrlo, sai, la
vigna da cui proviene è quasi inaccessibile, impossibile raggiungerla con i
mezzi agricoli, si fa proprio tutto a mano, anche in cantina.
E' di qualità?
Piace al produttore (ogni scarrafone...) e a pochissimi altri, è di qualità?
Non è ordinario e difficile da produrre, è di qualità?


> La Coca Cola (non è un vino :-)) può senza dubbio essere considerata
buona,
> almeno stando ai volumi che si vendono. E' un prodotto di qualità?
> (insetticida sulle lattine a parte:-))

Se non consideriamo come viene ottenuta, è di qualità, come gusto è
abbastanza di qualità.
Riesce gradevolmente ad associare freschezza e dolcezza anche se potrebbe
essere migliore.
Le sue vendite comunque sono dovute anche allo strapotere economico che le
sta dietro.


> >Un vino difficile da produrre, dunque, è di qualità.
> >Anche se è cattivo?
> >

> No, ma non deve piacere proprio a nessuno, altrimenti è un vino di qualità
> che piace a pochi.

Alla storia del vino per pochi e che pochi possono capire non ho mai
creduto, ne' al
vino ne' a questo modo di pensare.
--


Ciao Maurizio


mauro zabot

unread,
Oct 20, 1999, 3:00:00 AM10/20/99
to

Maurizio Barabucci ha scritto nel messaggio <7u9tvq$m4e$1...@nslave1.tin.it>...


>
>Domanda personale:
>non essendo i tuoi vini da meditazione, li consideri condimento per il
cibo?

1- chi ha detto che non sono vini da meditazione?
2- tutte le volte che stanno su una tavola imbandita si.

>Se si, li sconsigli, dunque, fuori dai pasti? :-))
>Se si, perchè?
>

Anzi, specialmente quelli più qualitativi (ed asfaltanti) fuori pasto sono
apprezzabilissimi. Certo non per sostituire l'acqua minerale in una
scampagnata. Davanti ad un camino acceso, in giornate come questa e con un
buon libro tra le mani sono perfetti. IMHO certamente.


> Cos'è schifoso?... Non buono?.... Ma non buono soggettivo, oggettivo, o
di
>> tendenza.
>

>No, non buono è, per me.....

OK allora schifoso = non buono soggettivo.

>Se non consideriamo come viene ottenuta, è di qualità, come gusto è
>abbastanza di qualità.


Perché, la stessa cosa può allora essere di qualità o meno se consideri o
non come è ottenuta? Ma se è sempre la stessa. IMHO non puoi considerare la
qualità, almeno in questo settore (alimentare) in modo disgiunto dalle sue
origini.


>
>Alla storia del vino per pochi e che pochi possono capire non ho mai
>creduto, ne' al
>vino ne' a questo modo di pensare.
>--


Non lo capisci perché vuoi invertire i termini della questione. Non si
tratta di dire che un vino (causa) è destinato a pochi intenditori
(effetto). Ma che un vino che piace anche a pochi (causa) non può essere
considerato cattivo (effetto).

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