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DOC e DOCG

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Maurizio

unread,
Jul 18, 2003, 3:31:17 AM7/18/03
to
Mi rendo conto che è una domanda scema....ma, prezzo a parte, in cosa si
differenzia un vino DOC da uno DOCG?
Intendo dire: sotto l'aspetto qualitativo.
Me lo chiedo perché ho letto il parere di un tizio che diceva che era un
peccato che l'Amarone non fosse DOCG.
Cosa cambierebbe, in un Amarone, se diventasse DOCG e non DOC?

Senza contare che molti produttori escono dalle DOC o dalle DOCG per fare i
vini come pare a loro...

Qualcuno mi illumini...

Ciao
Maurizio


oigroiG

unread,
Jul 18, 2003, 3:44:03 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 07:31:17 GMT, "Maurizio" <so...@lippa.com> wrote:

>Mi rendo conto che è una domanda scema....ma, prezzo a parte, in cosa si
>differenzia un vino DOC da uno DOCG?

Dal disciplinare, inoltre un DOCG deve essere stato DOC per almeno 5
anni.

>Intendo dire: sotto l'aspetto qualitativo.

Teoricamente nel passaggio da DOC a DOCG le norme diventano ancora
piu' severe.

>Me lo chiedo perché ho letto il parere di un tizio che diceva che era un
>peccato che l'Amarone non fosse DOCG.
>Cosa cambierebbe, in un Amarone, se diventasse DOCG e non DOC?

L'Amarone e' un peccato che non sia DOCG perche' e' anni che e' DOC,
e' imho una delle migliori DOC italiane e non e' stata ancora
"promossa" solo perche' i produttori non si mettono d'accordo.
Tant'e' che non mi ricordo un Amarone che non mi sia piaciuto (sono
bias, mi piacciono i passiti secchi :) ).

>Senza contare che molti produttori escono dalle DOC o dalle DOCG per fare i
>vini come pare a loro...

Appunto, non e' indice di "qualita'", e' indice di "procedure
controllate", mediamente e' piu' difficile trovare un vino IGT cattivo
rispetto ad uno DOC, facci caso.

G

J. L. Picard

unread,
Jul 18, 2003, 4:32:15 AM7/18/03
to
Mike Tommasi ha scritto:

> Incapace di rispondere per mancanza di dati concreti, permettimi di
> lanciare una provocazione intorno al sistema delle DOC / AOC / AC
> europee.

> Ci sono buone ragioni per credere che i sistemi di denominazione
> controllata come sono applicati oggi rispondono a una necessita
> puramente commerciale. Constatiamo che :
> 1) Il vino viene fatto sempre di piu da aziende industriali e sempre
> meno da "viticoltori"
> 2) Il vino si vende sempre di piu nei supermercati e sempre di meno
> presso gli specialisti in enoteca.

> Sparisce quindi la nozione dell'individuo sia presso i produttori che
> nella distibuzione.

> Il consumatore medio non potendo piu beneficiare del consiglio di un
> esperto in enoteca si ritrova solo davanti a cento metri di mensole
> piene di vino, e si affida alla nozione di DOC come fattore di
> omologazione di tutti i vini in essa contenuti, semplificando quindi
> la scelta del vino.

Non sono d'accordo.
A me sembra che il sistema delle DOC/DOCG risponda ad un'elementare
esigenza di informazione nei confronti del consumatore, che in un mercato
la cui offerta e' globalizzata ha il diritto di sapere da dove arrivano i
porri e la carne che si mangia (e magari come sono stati coltivati gli
ortaggi ed allevate le bestie da macello) e da dove arriva l'uva con cui è
stato prodotto il vino che si beve (e magari come è stata vinificata).
Lo dice la parola d'altronde, Denominazione di Origine, non Garanzia di
Qualità. Già sapere da dove arriva un derminato prodotto mi sembra
importante (e per fortuna la tracciabilità piano piano si sta allargando
sempre più a tutti i prodotti alimentari), poi uno le proprie indagini
qualitative se le fa da solo, provando e riprovando. A lato ci sarebbe il
discorso della tipicità, che però meriterebbe un capitolo a parte.
Per quanto riguarda il fatto che il consumatore compri sempre più il vino
al supermercato e sempre meno in enoteca, per quanto riguarda l'Italia la
mia impressione è che non sia vero (a me sembra che le enoteche aumentino,
anziché diminuire), ma senza delle cifre concrete mi sembra un po' un
discorso campato per aria.
Non sono neanche convinto che il vino sia sempre più un prodotto
industriale, quanti sono i coltivatori che 20 anni fa conferivano le uve
ad una cooperativa sociale ed ora vinificano da sè le proprie uve? A me
sembra che questo tipo di piccole realtà sia in aumento, non in
diminuzione (parlo sempre dell'Italia, sia chiaro).
A me piacerebbe tra l'altro che il sistema delle DOC italiano venisse
emendato introducendo il concetto di cru, come avviene per l'AOC francese.

Ciao,
L.

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


Luk

unread,
Jul 18, 2003, 4:49:44 AM7/18/03
to

> Non sono d'accordo.
> A me sembra che il sistema delle DOC/DOCG risponda ad un'elementare
> esigenza di informazione nei confronti del consumatore, che in un mercato
> la cui offerta e' globalizzata ha il diritto di sapere da dove arrivano i
> porri e la carne che si mangia (e magari come sono stati coltivati gli
> ortaggi ed allevate le bestie da macello) e da dove arriva l'uva con cui è
> stato prodotto il vino che si beve (e magari come è stata vinificata).
> Lo dice la parola d'altronde, Denominazione di Origine, non Garanzia di
> Qualità.

D'accordo. La DOCG inoltre mi sembra (ma potrei sbagliarmi) che preveda
anche un assaggio del vino da parte del consorzio, con constatazione della
qualità. Sarebbe bello che poi tale valutazione fosse pubblicata in
etichetta in modo chiaro. Come idea non mi dispiace quella proposta dal club
del buttafuoco storico.

> al supermercato e sempre meno in enoteca, per quanto riguarda l'Italia la
> mia impressione è che non sia vero (a me sembra che le enoteche aumentino,
> anziché diminuire), ma senza delle cifre concrete mi sembra un po' un
> discorso campato per aria.

L'impressione che ho è che le enoteche siano sicuramente aumentate (non so
la competenza degli enotecari), così come il livello e la quantità dei vini
"pregiati" sugli scaffali dei supermercati. Ciò consente di trovare discrete
bottiglie a prezzi un po' più bassi. (es. Fiano base dei Feudi 9 euri alla
coop di Vado Ligure fino all'altro ieri).

> Non sono neanche convinto che il vino sia sempre più un prodotto
> industriale, quanti sono i coltivatori che 20 anni fa conferivano le uve
> ad una cooperativa sociale ed ora vinificano da sè le proprie uve? A me
> sembra che questo tipo di piccole realtà sia in aumento, non in
> diminuzione (parlo sempre dell'Italia, sia chiaro).

D'accordo anche su questo.

> A me piacerebbe tra l'altro che il sistema delle DOC italiano venisse
> emendato introducendo il concetto di cru, come avviene per l'AOC francese.

Mi basterebbe una valutazione all'assaggio di un ente affidabile.


Aggiungo una considerazione. Il vino DOC è comunque in Italia credo circa il
20% del totale prodotto. Dove va l'altro 80%? Tutto in tavernello?
Possibile?

Luk


oigroiG

unread,
Jul 18, 2003, 5:01:31 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 08:49:44 GMT, "Luk" <csm...@libero.it> wrote:

>Aggiungo una considerazione. Il vino DOC è comunque in Italia credo circa il
>20% del totale prodotto. Dove va l'altro 80%? Tutto in tavernello?
>Possibile?

Il 50% della produzione e' VDT, quindi c'e' dentro anche il
Tavernello, ma non solo.
Credo che un 20/25% sia IGT.
G

Marco Baccaglio

unread,
Jul 18, 2003, 5:07:39 AM7/18/03
to
Il 18 Lug 2003, 10:00, Mike Tommasi <mi...@tommasi.org> ha scritto:
> Ci sono buone ragioni per credere che i sistemi di denominazione
> controllata come sono applicati oggi rispondono a una necessita
> puramente commerciale. Constatiamo che :
> 1) Il vino viene fatto sempre di piu da aziende industriali e
sempre
> meno da "viticoltori"

se per industriale intendi in grossi volumi dello stesso vino sempre tutto
uguale ogni anno concordo sulla tua critica. Se per industriale invece
intendiamo che il settore si sta concentrando... non vedo realmente un
grosso problema, anzi forse ne guadagna in efficienza...

> 2) Il vino si vende sempre di piu nei supermercati e sempre di meno
> presso gli specialisti in enoteca.

Non ho statistiche, ma credo (credo) concordo con la sensazione di JL
Picard. Tanto piu' che in Italia, nella mia esperienza, non ho MAI
constatato che il vino diciamo "di qualita'" costi di meno dell'enoteca. Io
trovo i prezzi assolutamente allineati! per questo motivo personalmente
compero indifferentemente in enoteca e al supermercato, tanto pago sempre
uguale!

>
> Il consumatore medio non potendo piu beneficiare del consiglio di un
> esperto in enoteca si ritrova solo davanti a cento metri di mensole
> piene di vino, e si affida alla nozione di DOC come fattore di
> omologazione di tutti i vini in essa contenuti, semplificando quindi
> la scelta del vino.

Totalmente d'accordo. DObbiamo metterci in testa che il 90% di chi beve vino
non sono TOmmasi, Picard, Giorgio e via dicendo ma sono i loro genitori,
cugini, fratelli e amici. Per loro, cioe' per la maggioranza, il DOC e la
fascetta rosa (DOCG) sono chiaramente dei sinonimi di QUALITA' che
giustifica di pagare un PREZZO PIU' ALTO. e' stampata in testa la frase
tipica che sento: "ehi attento, questo non e' un vino normale e' un DOC".
Alla faccia... mi fermo.


> transizione verso l'acquisto presso i grandi distributori. Non c'e
> qualcuno per darmi consiglio? Non importa, ormai con le DOC posso
> scegliere da solo. La DOC quindi e' uno degli strumenti che
> favoriscono l'eliminazione del piccolo commerciante e del piccolo
> produttore.

Questo salto mi sembra piu' audace. Credo che i piccoli produttori se fanno
bene il loro mestiere sono coperti dagli acquisti del 10% dei bevitori che
si chiamano TOmmasi, Picard e cosi' via e se lo fanno male e' meglio che,
avendo poco da perdere, diano le loro uve ai grandi. Non credi sia una
selezione naturale "giusta" e "inevitabile"?

> i Baroli devono essere uguali? Ci mancherebbe che arrivassimo a
> questo! Ma ci stiamo arrivando...
>

Caspita se provochi oggi! Quello che so e' che di Barolo DOCG (visto che
siamo in tema) tendo a berne molto molto poco. Sai, la fascetta rosa e il
mito, hanno un prezzo. Per questo, pur essendo un tifoso del nebbiolo contro
il sangiovese (sono piemontese, che ci vuoi fare...), tendo ad andare sui
nebbioli ex-Langhe...

> Fine della provocazione. Tornate a dormire. ;-)))
>
> Mike


Buonanotte. :-)))

Bacca


--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it

J. L. Picard

unread,
Jul 18, 2003, 5:26:09 AM7/18/03
to
Marco Baccaglio ha scritto:

> Per questo, pur essendo un tifoso del nebbiolo contro
> il sangiovese (sono piemontese, che ci vuoi fare...), tendo ad andare sui
> nebbioli ex-Langhe...

A settembre direi di organizzare una degustazione cieca di nebbiolo
extra-Langa, io porto il Lessona S. Sebastiano allo Zoppo di Sella!
E' ovvio che costringeremo schigi a venire, anche contro la sua volontà!
;-)))

Marco Baccaglio

unread,
Jul 18, 2003, 5:30:53 AM7/18/03
to
Il 18 Lug 2003, 11:26, luca_m...@yahoo.com (J. L. Picard) ha scritto:

> A settembre direi di organizzare una degustazione cieca di nebbiolo
> extra-Langa, io porto il Lessona S. Sebastiano allo Zoppo di Sella!
> E' ovvio che costringeremo schigi a venire, anche contro la sua volontà!
> ;-)))
>

Se volete facciamo una verticalona di CARAMINO che dite?
cosi' vediamo l'evoluzione del prodotto, no?

ciao

bacca

PS Luca, tu che sei un esperto di Veneto, domani sono nei dintorni di
Vicenza. Hai qualche dritta sui colli berici?

oigroiG

unread,
Jul 18, 2003, 5:33:43 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 11:26:09 +0200, luca_m...@yahoo.com (J. L.
Picard) wrote:

>> Per questo, pur essendo un tifoso del nebbiolo contro
>> il sangiovese (sono piemontese, che ci vuoi fare...), tendo ad andare sui
>> nebbioli ex-Langhe...
>
>A settembre direi di organizzare una degustazione cieca di nebbiolo
>extra-Langa, io porto il Lessona S. Sebastiano allo Zoppo di Sella!

Bella li' che mi disfo di un po' di vini di Dessilani!!! ;-PPP

>E' ovvio che costringeremo schigi a venire, anche contro la sua volontà!
>;-)))

E perche', il Bresesti no? :-)))
G

martello

unread,
Jul 18, 2003, 5:44:18 AM7/18/03
to

"Mike Tommasi" <mi...@tommasi.org> ha scritto nel messaggio
news:sv8fhvg8qem7dtr1h...@4ax.com...


> On Fri, 18 Jul 2003 07:31:17 GMT, "Maurizio" <so...@lippa.com> wrote:

> Incapace di rispondere per mancanza di dati concreti, permettimi di
> lanciare una provocazione intorno al sistema delle DOC / AOC / AC
> europee.
>

> Ci sono buone ragioni per credere che i sistemi di denominazione
> controllata come sono applicati oggi rispondono a una necessita
> puramente commerciale. Constatiamo che :
> 1) Il vino viene fatto sempre di piu da aziende industriali e sempre
> meno da "viticoltori"

> 2) Il vino si vende sempre di piu nei supermercati e sempre di meno
> presso gli specialisti in enoteca.
>

La DO è una indicazione che ha valore commerciale, è cosi'. Ma d'altra parte
come potrebbe essere diversamente? Non potrà mai esistere una generica
"garanzia di qualita'" ufficiale (anche sulle degustazioni delle CCIAA,
meglio stendere un velone pietoso). Sai bene che quelle che esistono sono in
genere delle cose ridicole. In effetti la DO deve compiere solo il suo
onesto lavoro di indicare la provenienza di un prodottto. That's it!
Sulla distribuzione nei supermercati piuttosto che nelle enoteche io credo
che sia un fatto piu francese che italiano. Da noi ancora vige il culto
della personalità come sai, e, almeno sul cibo grazie a Dio!
Anche se per la maggior parte dei produttori poi il miglior veicolo
pubblicitario è invece la ristorazione, dove il contatto tra cliente e
ristoratore è fondamentale (almeno nella ristorazione di qualità, che ha
passione nel vino) per la risucita diun vino.

J. L. Picard

unread,
Jul 18, 2003, 5:55:17 AM7/18/03
to
Marco Baccaglio ha scritto:

> Se volete facciamo una verticalona di CARAMINO che dite?
> cosi' vediamo l'evoluzione del prodotto, no?

Beh, adesso non esageriamo!!! ;-)))

> PS Luca, tu che sei un esperto di Veneto, domani sono nei dintorni di
> Vicenza. Hai qualche dritta sui colli berici?

Mah, io bazzico piu'che altro il veronese, in zona Vicenza mi viene in
mente solo Breganze, dove il buon Fausto Maculan qualche bottiglia bbona
la produce, ma se la fa anche pagare cara. Anzi, a pensarci bene, visto
che recentemente si parlava di vino biodinamico, c'è a Gambellara
l'azienda di Angiolino Maule, La Biancara, quella potrebbe essere molto
interessante.

Mike Tommasi

unread,
Jul 18, 2003, 6:50:19 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 09:44:18 GMT, "martello"
<gpp123...@supereva.it> wrote:

Contento di leggervi, credevo foste tutti al mare...

>La DO è una indicazione che ha valore commerciale, è cosi'. Ma d'altra parte
>come potrebbe essere diversamente? Non potrà mai esistere una generica
>"garanzia di qualita'" ufficiale (anche sulle degustazioni delle CCIAA,
>meglio stendere un velone pietoso). Sai bene che quelle che esistono sono in
>genere delle cose ridicole.

I know

>In effetti la DO deve compiere solo il suo
>onesto lavoro di indicare la provenienza di un prodottto. That's it!

Non credo che questo sia l'unico obiettivo delle DO, altrimenti perche
stipulare i vitigni autorizzati e le percentuali? Perche imporre
limiti ai rendimenti? C'e di mezzo una nozione di quello che e'
"tipico" (parola pericilosa) della zona, no? E quello che mi disturba
e' proprio questo, voler imporre una nozione di tipicita' con criteri
che nulla contribuiscono alla qualita del vino. E perche una nozione
fumosa come la tipicita' possa essere applicata, deve per forza essere
semplificata al massimo, e ne risulta un allineamento di tutti i vini
di quella DOC a questo standard elementare, che alla fine conviene sia
alla distribuzione locale che all'export.

>Sulla distribuzione nei supermercati piuttosto che nelle enoteche io credo
>che sia un fatto piu francese che italiano. Da noi ancora vige il culto
>della personalità come sai, e, almeno sul cibo grazie a Dio!

Statistiche sui principali luoghi d'acquisto del vino, secondo il
Salone del Vino di Torino:
supermercato e ipermercato (39%),
piccolo dettaglio (10%),
enoteca (16%),
approvvigionamento diretto (32%) e
vendite per corrispondenza (3%).

Risultato di un sondaggio francese:
supermercato e ipermercato (43%),
enoteca (17%),
approvvigionamento diretto (34%)
internet (4%) e
vendite per corrispondenza (1%).

Siano li, piu o meno uguale...

>Anche se per la maggior parte dei produttori poi il miglior veicolo
>pubblicitario è invece la ristorazione, dove il contatto tra cliente e
>ristoratore è fondamentale (almeno nella ristorazione di qualità, che ha
>passione nel vino) per la risucita diun vino.

Concordo, ma sono pochi i luoghi di ristorazione che svolgono questa
funzione essenziale in maniera competente. Anche li' purtroppo si
tende a consigliare una DOC, non un vino...

Saluti

Mike

Mike Tommasi

unread,
Jul 18, 2003, 7:00:10 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 10:32:15 +0200, luca_m...@yahoo.com (J. L.
Picard) wrote:

Ciao Captain Picard

>
>Non sono d'accordo.
>A me sembra che il sistema delle DOC/DOCG risponda ad un'elementare
>esigenza di informazione nei confronti del consumatore, che in un mercato
>la cui offerta e' globalizzata ha il diritto di sapere da dove arrivano i
>porri e la carne che si mangia (e magari come sono stati coltivati gli
>ortaggi ed allevate le bestie da macello) e da dove arriva l'uva con cui è
>stato prodotto il vino che si beve (e magari come è stata vinificata).

Sono d'accordissimo, tra l'altro sono coinvolto in varie azioni per
difendere i prodotti tipici delle nostre regioni d'Europa. Ma la sola
origine non e' sufficiente. Ci sono DOP e IGP valide, che cercano di
inglobare criteri di qualita', e poi ce ne sono altre molto piu
superficiali. La DOP del formaggio Ossau Iraty dei Pirenei e' un vero
scandalo, basta che venga dai pirenei da latte di quadrupede erbivoro
e lo puoi chiamare Ossau Iraty...

Ma nel contesto vino la situazione e' diversa, la funzione di base e'
l'identificazione del luogo d'origine, ma la pretesa delle DOC e' di
andare oltre, governando l'uso dei vitigni, i metodi, ecc..

>Lo dice la parola d'altronde, Denominazione di Origine, non Garanzia di
>Qualità. Già sapere da dove arriva un derminato prodotto mi sembra
>importante (e per fortuna la tracciabilità piano piano si sta allargando
>sempre più a tutti i prodotti alimentari),

e credo che francamente, nonostante la globalizzazione, e' incredibile
che siamo riusciti, almeno in Europa, a salvaguardare la nozione di
origine e di tracciabilita.

> poi uno le proprie indagini
>qualitative se le fa da solo, provando e riprovando. A lato ci sarebbe il
>discorso della tipicità, che però meriterebbe un capitolo a parte.

Bravo. E se si parlasse di tipicita, argomento esplosivo, almeno qui
in Francia

Ciao

Mike

Apteryx

unread,
Jul 18, 2003, 7:26:35 AM7/18/03
to

"Mike Tommasi" <mi...@tommasi.org> ha scritto

> Il consumatore medio non potendo piu beneficiare del consiglio di un


> esperto in enoteca si ritrova solo davanti a cento metri di mensole
> piene di vino, e si affida alla nozione di DOC come fattore di
> omologazione di tutti i vini in essa contenuti, semplificando quindi
> la scelta del vino.

Per me si tende a sopravvalutare il servizio svolto dall'enoteca, è una cosa
troppo soggettiva (sia per chi vende che per chi compra) e non si può
generalizzare.


danilo

unread,
Jul 18, 2003, 7:52:57 AM7/18/03
to
so...@lippa.com wrote:

> Mi rendo conto che è una domanda scema....ma, prezzo a parte, in cosa si
> differenzia un vino DOC da uno DOCG?

Non so in che misura ma credo che DOCG preveda anche l'intervento di un
degustatore oltre a criteri più tecnici (resa, provenienza, tipo uve ecc).
Ovviamente, se quanto dico corrispondesse al vero, si può discutere
all'infinito in merito all'attendibilità e all'oggettività del degustatore
e della 'degustazione' intrinsecamente parlando.
In merito all'utilità della DOC e più in generale a tutte le denominazioni
di garanzia (DOP DOCG ecc ecc) io credo che sia un po' rischioso
considerarle dal solo punto di vista dell'esperto.
Criticare il comportamento (ignorante nel senso che 'ignora') di chi
sceglie in vino DOC piuttosto che uno 'da tavola' lascia il tempo che
trova se non consideriamo che ad avere questo comportamento è:
1) la massaia che compra il vino per la famiglia e non il sommelier
2) chi sceglie e pensa che, in generale, DOC sia sinonimo di
'so-che-qualcuno-ha-controllato-certe-cose-e-va-tutto-bene'
3) colui che COMUNQUE si fida di una certificazione di un certo tipo.

Se è vero che non sempre DOC è meglio di 'Vino da tavola' sarà anche vero,
eccheccazzo, che al supermercato, facilmente, 'vino da tavola' è peggio di
DOC!

E qui scatta la seconda parte: il supermercato, le DOC e le enoteche e la
spersonalizzazione della produzione (intesa come mancanza di
riconoscimento dell'operato umano). Mi sembra veramente una provocazione
indicare nella metodologia DOC un pericolo per l'esistenza delle enoteche
(fenomeno invece in espansione a Milano, almeno a pelle). Se da un lato
una certa faciloneria è criticabile io la metto su questo piano: cosa
succederebbe SENZA DOC ? Come si orienterebbe il consumatore MEDIO tra due
bottiglie di Nero d'Avola, entrambe non DOC? Molto probabilmente il prezzo
il che porterebbe grande acqua al mulino delle grosse aziende e non certo
dei piccoli produttori.

Non so bene se dare la DOCG all'Amarone possa essere un vantaggio per il
vino, la sua cultura e l'economia di quel territoroi. Sospetto che '
economia' sia forse la motivazione più forte ormai ma questo è un altro
terreno, vedi valtellina....

Ciao
Danilo


J. L. Picard

unread,
Jul 18, 2003, 8:17:40 AM7/18/03
to
Mike Tommasi ha scritto:

> Ciao Captain Picard

Finalmente una persona con il dovuto rispetto per un comandante della
flotta stellare! :-))

> Bravo. E se si parlasse di tipicita, argomento esplosivo, almeno qui
> in Francia

La tipicità è sempre un argomento esplosivo, perché quando si parla di
tipicità si finisce sempre per imbattersi in qualche talebano, su entrambe
le sponde della barricata (o della barrique... :-))).
Da una parte chi difende a tutti i costi la tradizione, nella quale
identifica la tipicità, anche quando la tradizione costringe il vino a
soste troppo lunghe in botte grande (ogni riferimento al Brunello di
Montalcino è del tutto casuale...) o comunque prevede delle pratiche che
limitano in qualche modo le possibilità espressive del vino.
Dall'altro chi se ne frega completamente del concetto di tipicità e si
limita ad inseguire mode e mercati, con l'inevitabile omologazione dei
prodotti, introducendo ad esempio vitigni "migliorativi" o pratiche di
cantina piuttosto disinvolte.
Io cerco di avere un approccio "laico" all'argomento, per cui sono ben
contento che esista una tipicità che consente una certa differenziazione
dei prodotti, ma non mi scandalizzo se determinati produttori si
distaccano parzialmente dalla tradizione o dalla tipicità per offrire un
prodotto migliore. Alla fine credo che il vero obiettivo di ogni
produttore sia sempre quello di tirare fuori il meglio da quello che la
sua terra gli offre.
Faccio un esempio su di un vino che peraltro amo molto: il Verdicchio dei
Castelli di Jesi. Com'è noto caratteristiche "tipiche" di questo vino sono
un'acidità piuttosto elevata ed il retrogusto leggermente amaro: è
abbastanza evidente che l'esasperazione di queste caratteristiche
"tipiche" nuocerebbe alla piacevolezza di beva, per cui se qualcuno
produce un vino in cui queste caratteristiche sono smussate (ad esempio il
Contrada Balciana di Sartarelli) non mi scandalizzo (anche se poi mi amo
molto anche esemplari più tipici come il Villa Bucci riserva).

BTW, caro Mike, tornando sulla biodinamicità: bevuto mercoledì sera il
Puligny-Montrachet Les Folatières di Mme Leroy ('96), se tutti i vini
biodinamici sono così, datemi la bandiera della biodinamicità che mi
propongo come alfiere!!!! ;-))

oigroiG

unread,
Jul 18, 2003, 8:36:56 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 14:17:40 +0200, luca_m...@yahoo.com (J. L.
Picard) wrote:

>BTW, caro Mike, tornando sulla biodinamicità: bevuto mercoledì sera il
>Puligny-Montrachet Les Folatières di Mme Leroy ('96), se tutti i vini
>biodinamici sono così, datemi la bandiera della biodinamicità che mi
>propongo come alfiere!!!! ;-))

Continua a girare il coltello nella piaga, mi raccomando! :)
G

nico pisanelli

unread,
Jul 18, 2003, 9:05:58 AM7/18/03
to

Maurizio wrote:

> Senza contare che molti produttori escono dalle DOC o dalle DOCG per fare i
> vini come pare a loro...


e questo puo' anche essere un fatto positivo
se il disciplinare non ti consente degli esperimenti e tu li vuoi fare,
che fai?

esempi di vini non DOC buonissimi se ne potrebbero fare a iosa


N.

Maurizio

unread,
Jul 18, 2003, 9:00:11 AM7/18/03
to
> Come si orienterebbe il consumatore MEDIO tra due
> bottiglie di Nero d'Avola, entrambe non DOC?

Come oggi, visto che la DOC Nero d'Avola non esiste ;-)

Ciao
Maurizio


Mike Tommasi

unread,
Jul 18, 2003, 9:04:59 AM7/18/03
to
On Fri, 18 Jul 2003 14:17:40 +0200, luca_m...@yahoo.com (J. L.
Picard) wrote:

>La tipicità è sempre un argomento esplosivo, perché quando si parla di
>tipicità si finisce sempre per imbattersi in qualche talebano, su entrambe
>le sponde della barricata (o della barrique... :-))).
>Da una parte chi difende a tutti i costi la tradizione, nella quale
>identifica la tipicità, anche quando la tradizione costringe il vino a
>soste troppo lunghe in botte grande (ogni riferimento al Brunello di
>Montalcino è del tutto casuale...) o comunque prevede delle pratiche che
>limitano in qualche modo le possibilità espressive del vino.

Ma la tipicita e l'argomento della tradizione spesso include gli
elementi che hanno ancorato una DOC a terra, impedendo (per legge)
ogni tipo di innovazione (non parlo di tecnologia).

>Dall'altro chi se ne frega completamente del concetto di tipicità e si
>limita ad inseguire mode e mercati, con l'inevitabile omologazione dei
>prodotti, introducendo ad esempio vitigni "migliorativi" o pratiche di
>cantina piuttosto disinvolte.

Esiste comunque la possibilita che uno faccia vino eccezionale al di
fuori del modello vino-Gambero alla moda... ;-)))

>Io cerco di avere un approccio "laico" all'argomento, per cui sono ben
>contento che esista una tipicità che consente una certa differenziazione
>dei prodotti, ma non mi scandalizzo se determinati produttori si
>distaccano parzialmente dalla tradizione o dalla tipicità per offrire un
>prodotto migliore. Alla fine credo che il vero obiettivo di ogni
>produttore sia sempre quello di tirare fuori il meglio da quello che la
>sua terra gli offre.

Allora anche il mio e' un aproccio laico...

Di nuovo sulla tipicita', devi anche considerare che quello che viene
considerato tipico e' un consenso di un certo numero di attori del
settore che non sempre sono guidati da fervore tradizionalista, ma
piuttosto da interesse economico. Da una maggioranza quindi. Come se
si potesse decidere democraticamente cosa e' tipico.

Il caso da noi diventa flagrante. I personaggi leader di una AOC,
proprio quelli che rendono la AOC rispettabile, sono quasi sempre gli
innovatori, quelli che vogliono far progredire le cose (nel senso di
progresso vero, di ricerca di vini migliori). Siccome nelle nostre AOC
per ogni annata e' prevista una degustazione alla cieca di tutti i
vini prima che ottengano il diritto di usare la menzione AOC, e'
chiaro che ogni anno alcuni vengono bocciati. Ebbene, vengono bocciati
non solo casi semplici (vini cattivi), ma anche vini eccellenti ma
giudicati "atipici". E' una vera mafia, e' un modo di stroncare la
volonta di una minoranza di far progredire la AOC. Quando il Domaine
de Causse Marines, una delle star del Gaillac, e' stato bocciato, era
perche il suo vino e' talmente diverso, talmente piu' buono della
media di Gaillac, che anche alla cieca lo riconosci subito!

Tutto questo per dire che le DOC non vanno leiminate, al contrario,
vanno riviste per includere il concetto di garanzia di qualita e di
origine, tralasciando concetti come la tipicita' che sono troppo vaghi
per essere codificati, e troppo soggettivi.

>BTW, caro Mike, tornando sulla biodinamicità: bevuto mercoledì sera il
>Puligny-Montrachet Les Folatières di Mme Leroy ('96), se tutti i vini
>biodinamici sono così, datemi la bandiera della biodinamicità che mi
>propongo come alfiere!!!! ;-))

Ti dico, ce ne sono di buonissimi, e non ne ho ancora assaggiato uno
di cattivo, salvo uno. MEntre nel bio e' altra cosa

Mike

danilo

unread,
Jul 18, 2003, 10:20:58 AM7/18/03
to

> Come oggi, visto che la DOC Nero d'Avola non esiste ;-)


giusta puntualizzazione ma, a parte l'esempio errato ?

D.

Daniela

unread,
Jul 18, 2003, 3:55:21 PM7/18/03
to
Mamma mia che bella discussione.
La differenza princpale e sostanziale tra DOC e DOCG, in definitiva, sta nel
fatto che della DOCG, in teoria, si sa quante bottiglie vengono confezionate
e vendute, mentre la DOC si vende anche in cisterna. Ecc. Ecc.
Dopo di che la DOCG deve rispondere a regole e sull'Amarone, ad esempio, la
questione è assai complessa ma, si spera, in via di soluzione. Complessa,
per fare un esempio, perchè l'uva dell'Amarone, del Recioto e del
Valpolicella si ricavano teoricamente dalla stessa vigna, dunque non sembra
possibile iscrivere un vigneto all'albo della DOCG Amarone e così via.
Complessa perchè se si stabilisce che l'uva migliore va in Amarone e Recione
il Valpolicella cos'è? Roba di scarto? Complessa perchè non c'è accordo
sull'estensione territoriale della DOCG, complessa perchè.... insomma ci sta
lavorando un gruppo tencico. Vediamo che succederà

"Maurizio" <so...@lippa.com> ha scritto nel messaggio
news:9nNRa.184455$lK4.5...@twister1.libero.it...

martello

unread,
Jul 19, 2003, 2:51:07 AM7/19/03
to
"Mike Tommasi" <mi...@tommasi.org> ha scritto nel messaggio
news:udjfhvghf04it99hg...@4ax.com...

> On Fri, 18 Jul 2003 09:44:18 GMT, "martello"
> <gpp123...@supereva.it> wrote:

>
> Non credo che questo sia l'unico obiettivo delle DO, altrimenti perche
> stipulare i vitigni autorizzati e le percentuali? Perche imporre
> limiti ai rendimenti? C'e di mezzo una nozione di quello che e'
> "tipico" (parola pericilosa) della zona, no? E quello che mi disturba
> e' proprio questo, voler imporre una nozione di tipicita' con criteri
> che nulla contribuiscono alla qualita del vino. E perche una nozione
> fumosa come la tipicita' possa essere applicata, deve per forza essere
> semplificata al massimo, e ne risulta un allineamento di tutti i vini
> di quella DOC a questo standard elementare, che alla fine conviene sia
> alla distribuzione locale che all'export.

Mah, su quello che impongono i disciplinari a livello di tipicità c'e'
veramente da sbracarsi dalle risate: il morellino di scansano, cito a
memoria: il vino deve avere un sapore vinoso e deve essere giustamente
tannico. Ma che cavolo vuol dire e sopratutto a che serve una definizione
cosi'?

> Statistiche sui principali luoghi d'acquisto del vino, secondo il
> Salone del Vino di Torino:
> supermercato e ipermercato (39%),
> piccolo dettaglio (10%),
> enoteca (16%),
> approvvigionamento diretto (32%) e
> vendite per corrispondenza (3%).

> Risultato di un sondaggio francese:
> supermercato e ipermercato (43%),
> enoteca (17%),
> approvvigionamento diretto (34%)
> internet (4%) e
> vendite per corrispondenza (1%).
>
> Siano li, piu o meno uguale...

Si però credo che le tipologie di vino in vendita nei supermercati in
Francia siano su un livello in genere più alto che il corrispondente
italiano. E' vero che il 39% è venduto nei supermercati ma scommetterei che
non supera la media dei 5 euro a bottiglia.

In conclusione, non sono tanto convinto che ci sia realmente un modo per
rendere la DO un simbolo di garanzia mediante qualche regolamento. L'unico
modo per cui può diventare tale è quando ci sono tanti produttori che
lavorano bene all'interno di una data DO, altrimenti la vedo un po
difficile.


Mike Tommasi

unread,
Jul 19, 2003, 5:50:19 AM7/19/03
to
On Sat, 19 Jul 2003 06:51:07 GMT, "martello"
<gpp123...@supereva.it> wrote:

>"Mike Tommasi" <mi...@tommasi.org> ha scritto nel messaggio
>news:udjfhvghf04it99hg...@4ax.com...
>> On Fri, 18 Jul 2003 09:44:18 GMT, "martello"
>> <gpp123...@supereva.it> wrote:
>
>>

>Si perň credo che le tipologie di vino in vendita nei supermercati in
>Francia siano su un livello in genere piů alto che il corrispondente
>italiano. E' vero che il 39% č venduto nei supermercati ma scommetterei che


>non supera la media dei 5 euro a bottiglia.

Chiaro

Tra l'altro, bisognerebbe uyn giorno discutere il vino BiB, nel mare
di liquidi fetenti che vengono impacchettati ci sono dei prodotti che,
sorpresa, sono piu che buoni e a prezzi incredibili, soprattutto se
vengono da certe cooperative serie del Languedoc... altro che DOC o
AOC. ;-)))

>
>In conclusione, non sono tanto convinto che ci sia realmente un modo per
>rendere la DO un simbolo di garanzia mediante qualche regolamento. L'unico

>modo per cui puň diventare tale č quando ci sono tanti produttori che


>lavorano bene all'interno di una data DO, altrimenti la vedo un po
>difficile.
>

Chiaro, ma alla fine una denominazione deve funzionare su principi piu
o meno democratici, e se la maggioranza vuol fare vino cattivo, la DOC
o AOC rimarra mediocre.

Spiegami, in Italia le DOC prevedono una degustazione alla cieca per
omologare i vini annata per annata?

Mike

martello

unread,
Jul 19, 2003, 6:09:11 AM7/19/03
to

"Mike Tommasi" <mi...@tommasi.org> ha scritto nel messaggio

news:4r4ihvonchvl5grho...@4ax.com...

Qualcosa di simile. Ogni volta che si imbottiglia un lotto deve passare
l'approvazione di una commissione di assaggio composta da "esperti", per il
momento presso le Camere di commercio, con la nuova legge 164 che istituisce
l'erga omnes (ovvero i consorzi che rientrano in certe condizioni posso
prendere la tutela anche nei confronti dei non associati) forse lo faranno i
consorzi. In più vengono fatte delle analisi chimiche per quei parametri
imposti dai disciplinari o dalla legge in genere (alcol, acidità, pH,
estratti, solforose, ecc.). Il risultato è lo stesso che in francia, basta
che i parametri siano giusti fanno passare qualsiasi ciofeca. Se un vino è
buono, ma ha, mettiamo, l'acidità totale di 4,9 anziché 5 lo possono
bocciare, o fare rivedibile. Insomma è quasi una cosa proforma, ed in genere
può penalizzare i vini magari buoni ma che per un motivo o l'altro sono
"diversi" piuttosto che i troiai che però di solito hanno i parametri
giusti.


Mike Tommasi

unread,
Jul 19, 2003, 6:24:20 AM7/19/03
to

OK, capito. Ma qui da noi devi considerare che l'AOC et il Vin de Pays
e' amministrato dall'INAO, organismo creato dai viticoltori, e quindi
la degustazione viene fatta dai viticoltori stessi, alla cieca. Non
credo che avvengano analisi chimiche, quelle le fanno i viticoltori
per prepararsi alla degustazione.

Mike

Daniela

unread,
Jul 19, 2003, 2:14:46 PM7/19/03
to
Non è errato. Lqa domanda è la stessa di: come si comporterebbe un
consumaotre di fronte a due bottiglie di Cabernet entrambe DOC?

"Maurizio" <so...@lippa.com> ha scritto nel messaggio
news:vbSRa.185400$lK4.5...@twister1.libero.it...

Mike Tommasi

unread,
Jul 19, 2003, 7:38:07 PM7/19/03
to
On Sat, 19 Jul 2003 18:14:46 GMT, "Daniela" <d.del...@tin.it> wrote:

>Non č errato. Lqa domanda č la stessa di: come si comporterebbe un


>consumaotre di fronte a due bottiglie di Cabernet entrambe DOC?
>
>"Maurizio" <so...@lippa.com> ha scritto nel messaggio
>news:vbSRa.185400$lK4.5...@twister1.libero.it...
>> > Come si orienterebbe il consumatore MEDIO tra due
>> > bottiglie di Nero d'Avola, entrambe non DOC?


In ambedue i casi, se le bottiglie sono di qualita equivalente e se
sono alla stessa distanza dal consumatore, e se il consumatore e' un
essere perfettamente razionale, il risultato inevitabile e' che il
consumatore non puo' scegliere e quindi muore di sete.

;-)))

Mike

Daniela

unread,
Jul 20, 2003, 3:00:35 AM7/20/03
to
L'asino di Buridano ...... mamma mia quanti secoli sono passati
Ma di solito il consumatore fa una sua scelta. E se sbaglia (o ritiene di
aver sbagliato una volta), la successiva sceglie altro....

"Mike Tommasi" <mi...@tommasi.org> ha scritto nel messaggio
news:ucljhvsirmdbcl77q...@4ax.com...


> On Sat, 19 Jul 2003 18:14:46 GMT, "Daniela" <d.del...@tin.it> wrote:
>

> >Non è errato. Lqa domanda è la stessa di: come si comporterebbe un

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