"Gianfranco Orsini" ha scritto nel messaggio
news:7ccab81a-c008-4a3f...@l9g2000vbj.googlegroups.com...
cut
>basilari delle varie fasi della partita. Purtroppo, da quello che ho
>potuto leggere in giro, mi pare proprio che quel validissimo libro di
>Nunn sia una mosca bianca, almeno tra quelli tradotti in italiano, e
>purtroppo l'inglese lo mastico cos� cos�.
La letteratura scacchistica � sterminata ma l'argomento da essa trattato �
cos� sfuggente tanto da far scrivere ad alcuni recensori che chi tentasse di
mettersi, con estremo rigore scientifico, a cercare di agguantarne l'essenza
creerebbe un opera letteraria... "arrogante e pretenziosa":
http://www.scacchi.biz/_ok/_com/asp/page.asp?g=pro&s=-&l=ita&id_pag={E024C8B4-10B7-4028-B52B-497CDD34D923}&c=6&k=enciclopedia
delle aperture&tr=R&p=6
Nella mia modestissima carriera di "lettore" di libri di scacchi non ho
avuto alcun mentore e quindi mi sono, come dire, inizialmente "abbuffato
alla rinfusa" capendoci men di niente e guadagnandoci un bel mal di testa.
Poi, evolvendo in altri campi, mi sono messo a cercare di evolvermi anche
nella comprensione degli scacchi iniziando a sistematizzare un tantino
argomenti e fonti per mettere in ordine e maggiormente a fuoco (e quindi a
memoria) i concetti: non si pu� dire di aver veramente memorizzato se prima
non si � veramente capito.
Ad aiutarmi molto nella formazione di un buon bagaglio culturale di concetti
fondamentali e lessico adeguato, � stato, senza dubbio "Strategia e Tattica
nel Gioco degli Scacchi" di Enrico Paoli: pur non gradendo granch� (a
livello estetico) il suo stile letterario debbo infatti ammettere che la sua
meticolosissima precisione nello scomporre ogni concetto nelle proprie
componenti primarie, portate poi ad evidenza totale tramite immagini e
schemi, e successivamente riassemblate di nuovo nell'originario concetto, mi
� stata di grande beneficio in quanto � molto adatta alla mia mentalit�.
Magari altre persone, pi� propense ad un approccio intuizionistico e
problemistico con l'argomento, invece si annoierebbero in quanto non
gradirebbero un approccio scientifico ampiamente descrittivo che non desse
alcunch� per scontato.
Ho poi letto anche altri autori classici e moderni ma quello che al momento
mi incuriosisce di pi� e John Watson del quale per� non saprei ancora
esprimere, in rapporto alla mia persona, un parere sul reale valore
didattico.
Intendiamoci: al momento non mi � ancora capitata la sensazione di aver
incontrato la perfezione didattica assoluta per la mia specifica forma
mentis. Paoli ci � andato molto vicino, Kallai molto lontano, Porreca ci ha
azzeccato abbastanza bene, Nimzowitcsh mi ha incuriosito moltissimo per
alcuni versi e reso dubbioso in altri, alcuni altri autori mi sono sembrati
dei cronachistici compilatori di sequenze di mosse piuttosto che dei veri
commentatori con qualche valore didattico (le marcature, per esempio, saran
pure commenti ridotti all'osso ma possono essere considerati con un qualche
effettivo valore didattico, oppure no?), altri autori ancora sono stati pi�
dei bravi confezionatori chicche curiose che dei veri insegnanti, ecc. ecc.
ecc..
In tutta questa storia, comunque, la bestia nera � indubbiamente la
sterminata teoria delle aperture e delle difese: azzeccarci didatticamente
in modo del tutto valido (e non a livello puramente mnemonico) in quella...
penso che sia davvero un'impresa titanica.
Al momento sto leggendo i tre volumi del Watson (nuovo manuale ragionato
delle aperture). Poi vi sapr� dire...
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Cordiali saluti,
D4
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