Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Problema con rosmetro a linea autocostruito

403 views
Skip to first unread message

Andrea IK0RNT

unread,
Nov 21, 2009, 6:36:49 PM11/21/09
to
Mi sono fatto un rosmetro dove la parte rivelatrice � fatta con circa
quattro centimetri di un pezzo di piattina (tre conduttori in tutto),
due diodi al germanio e due resistenze da 100 Ohm. Questa parte �
racchiusa in una scatoletta e le tensioni per la misurazione dell'onda
diretta e riflessa sono portate fuori tramite condensatori passanti da
un migliaio di picofarad. Trattasi di uno schema classico, menzionato
mi pare anche da Mario Held sul sito ihram. Il problema � che anche su
carico fittizio lo strumento mi indica valori alti di onde stazionarie,
cio� la lancetta rimane comunque verso il fondo scala. Mi serviva un
rosmetro per tarare antenne in banda UHF, ma quello che ho fatto non mi
funziona neanche in HF... Che ho sbagliato?

Grazie anticipate


A.

i3HEV, mario

unread,
Nov 22, 2009, 9:40:43 AM11/22/09
to
Andrea IK0RNT wrote:

> Mi sono fatto un rosmetro dove la parte rivelatrice � fatta con circa
> quattro centimetri di un pezzo di piattina (tre conduttori in tutto),

> due diodi al germanio e due resistenze da 100 Ohm. ... anche su
> carico fittizio lo strumento mi indica valori alti di onde stazionarie...
> ... Che ho sbagliato?

difficile a dirsi, senza avere in mano tutti i dati e senza aver nemmeno
visto l'oggetto in questione... ma, in prima battuta, direi che forse ti
� sfuggito qualcosa nel principio di funzionamento dell'accoppiatore.

In breve, e senza scendere troppo in dettagli, quello che l'accoppiatore
legge � un "misto" tra la tensione dell'onda diretta e di quella
inversa; ma esiste una certa proporzione (ed una sola!) che lega le
mutue induttanze e le mutue capacit� tra linea ed accoppiatori,
l'impedenza caratteristica della linea e la resistenza di terminazione,
in corrispondenza alla quale l'uscita di uno degli accoppiatori �
proporzionale solo alla tensione dell'onda diretta, mentre l'uscita
dell'altro � proporzionale solo alla tensione dell'onda riflessa.

In questa condizione, e solo in questa, realizzi effettivamente un
riflettometro, mentre in tutte le altre hai una lettura di tensioni che
non sono immediatamente riconducibili alle potenze diretta e riflessa
(pur essendo comunque ad esse legate).

Evidentemente, l'accoppiatore che hai realizzato � molto lontano da
questa condizione, per cui la lettura della tensione "inversa" in realt�
non � tale e non ci va nemmeno vicino.

Se ti interessa capire i dettagli della faccenda, sempre nel mio sito
c'� un articolo un po' pi� tecnico che affronta la cosa dal punto di
vista teorico, sia pure semplificato; c'� un po' di matematica, ma non
troppa... in questo caso, buona lettura! :)

Se invece sei interessato ad un approccio pi� pratico, il problema �:
trovare quello specifico valore della resistenza di terminazione che
mette in equilibrio l'accoppiatore in modo che "legga" solo una delle
onde (rispettivamente la diretta o la riflessa).

Per farlo, puoi seguire questa procedura:

[FIDOCAD]
PL 35 50 120 50 1
PL 55 55 100 55 1
PL 55 45 100 45 1
TY 15 45 8 4 0 1 0 * TX
MC 130 55 1 0 080
MC 130 65 0 0 045
TY 135 55 8 4 0 1 0 * Zo
LI 130 50 130 55
LI 120 50 130 50
EV 50 65 60 75
TY 53 67 8 4 0 1 0 * V
MC 55 80 0 0 045
LI 55 80 55 75
LI 55 65 55 55
MC 100 75 3 1 090
MC 100 80 0 0 045
LI 100 80 100 75
LI 100 65 100 55
TY 45 79 4 2 90 2 0 * (inversa)
MC 25 50 0 0 050
MC 30 55 0 0 045
LI 30 55 30 52


1. sostituisci la resistenza di terminazione nell'accoppiatore della
riflessa con un trimmer: possibilmente uno di quelli vecchi e
grandicelli a strato di carbone (e comunque tassativamente *** non ***
helipot o multigiri, ch� questi hanno un'eccessiva induttanza che
manderebbe a donnine allegre il funzionamento del circuito);

2. termina l'uscita su un carico fittizio preciso ed affidabile;

3. collega il voltmetro, diodo & strumentino o quel che � all'uscita
dell'accoppiatore;

4. manda in ingresso un po' di potenza (con moderazione!);

5. regola il trimmer fino ad *** azzerare *** la tensione letta.

6. blocca il trimmer con una goccia di vernice, smalto, colla o quel che
vuoi; se vuoi, puoi staccare il trimmer e sostituirlo con una resistenza
fissa di valore pari a quello trovato.

Bene, a questo punto la taratura dell'accoppiatore della riflessa � a
posto, l'operazione va ripetuta per l'accoppiatore per la diretta.
Perci�, sostituisci con un trimmer anche l'altra resistenza di
terminazione, e ripeti per l'altro accoppiatore la procedura sopra
descritta, invertendo l'ingresso con l'uscita:

[FIDOCAD]
PL 35 50 120 50 1
PL 55 55 100 55 1
PL 55 45 100 45 1 2
EV 50 65 60 75
TY 53 67 8 4 0 1 0 * V
MC 55 80 0 0 045
LI 55 80 55 75
LI 55 65 55 55
MC 100 75 3 1 090
MC 100 80 0 0 045
LI 100 80 100 75
LI 100 65 100 55
TY 45 79 4 2 90 2 0 * (inversa)
LI 100 45 100 35 2
EV 95 25 105 35 2
TY 98 27 8 4 0 1 2 * V
TY 90 39 4 2 90 2 2 * (diretta)
LI 100 25 100 15 2
MC 110 15 0 0 045
LI 100 15 110 15 2
MC 45 15 0 0 045
LI 45 15 55 15 2
LI 55 45 55 35 2
LI 55 25 55 15 2
MC 55 35 3 1 090
MC 25 55 1 0 080
MC 25 65 0 0 045
TY 30 55 8 4 0 1 0 * Zo
LI 25 50 25 55
LI 25 50 35 50
MC 120 50 0 0 050
MC 125 55 0 0 045
LI 125 55 125 52
TY 135 45 8 4 0 1 0 * TX


Una volta eseguite queste due tarature, le tensioni lette sulle uscite
degli accoppiatori saranno "ripulite" dalla componente indesiderata
(diretta per l'uno, riflessa per l'altro, secondo il verso di
connessione dello strumento) e quindi la lettura che ottieni �
effettivamente uguale - be', uguale... si fa per dire! Diciamo piuttosto
una ragionevole approssimazione :) - al ROS della linea.

Facci sapere com'� andata... :)

Ciao, buon lavoro e buon divertimento!
--
73 es 51 de i3hev, op. mario

Non � Radioamatore, se non gli fuma il saldatore!
- Campagna 2006 "Il Radioamatore non � uno che ascolta la radio"

it.hobby.radioamatori.moderato
http://digilander.libero.it/hamweb
http://digilander.libero.it/esperantovenezia

Andrea IK0RNT

unread,
Nov 22, 2009, 1:37:50 PM11/22/09
to
i3HEV, mario wrote:
> difficile a dirsi, senza avere in mano tutti i dati e senza aver nemmeno
> visto l'oggetto in questione... ma, in prima battuta, direi che forse ti
> � sfuggito qualcosa nel principio di funzionamento dell'accoppiatore.

Be', diciamo che ho copiato pedissequamente un circuito di Nuova
Elettronica, i valori fissi di 100 Ohm vengono da l�. Mi riferisco a
quello apparso sulla rivista 91/92. Per completezza di informazione
preciso che l� si prevedeva l'impiego di un circuito stampato, ma ho
messo da parte l'idea che questo particolare potesse fare una enorme
differenza rispetto ad altri montaggi, se comunque si usava una
struttura sufficientemente rigida e simmetrica per i tre conduttori
paralleli.


> trovare quello specifico valore della resistenza di terminazione che
> mette in equilibrio l'accoppiatore in modo che "legga" solo una delle
> onde (rispettivamente la diretta o la riflessa).

Mi sono messo presto all'opera. Sebbene rimanesse un dubbio perch� nel
circuito impiegato � presente un partitore resistivo comune al circuito
della diretta e della riflessa, controllato da un potenziometro. Si
dovrebbe sulla posizione della diretta regolare la lettura sul fondo
scala e poi commutare sulla riflessa... questo lega in qualche modo le
due letture, se ho bene capito si assume che il comportamento delle due
parti sia sufficientemente simmetrico e ci� poteva essere vero nel caso
del kit di Nuova Elettronica, che impiegava un circuito stampato, ma nel
mio caso forse no... Ho sorvolato su questo dubbio e ho messo comunque
un trimmer da un migliaio di Ohm sulla parte per la riflessa, almeno per
giocare a far abbassare la lettura della riflessa. Ne risulta che dalle
VHF circa in gi� si riesce a portare la lancetta a inizio scala quando
la misurazione � relativa alla riflessa.
Ma in UHF lo strumento poco o per nulla governabile e il
ricetrasmettitore mi segnala un rapporto SWR alto. Deduco che quando la
lunghezza d'onda � intorno ai 70 centimetri il tratto di piattina di
circa 3 centimetri � troppo reattivo. Purtroppo non saprei come
accorciare la distanza fra i due connettori fra cui il pezzo di piattina
� saldato, visto che sono stretti su due pareti opposte di una scatola
stagnata. Possibile che per avere uno strumento che funzioni in UHF io
debba ricominciare da zero con una scatola pi� piccola oppure con una
delle stesse dimensioni ma con i connettori pi� vicini sulla stessa parete?

Per ora mi fermo, casomai pi� in l� provo a togliere il pezzo di
piattina e a collegare i terminali centrali dei connettori con un
semplice filo unipolare lungo circa 3 centimetri, per vedere se pure
quello da solo � troppo reattivo in UHF. E prima di saldarlo potrei
vedere che induttanza ha con l'induttanzimetro...

Grazie mille, Mario!


A.

i3HEV, mario

unread,
Nov 22, 2009, 3:13:44 PM11/22/09
to
Andrea IK0RNT wrote:

> Be', diciamo che ho copiato pedissequamente un circuito di Nuova

> Elettronica... l� si prevedeva l'impiego di un circuito stampato, ma ho

> messo da parte l'idea che questo particolare potesse fare una enorme
> differenza rispetto ad altri montaggi, se comunque si usava una
> struttura sufficientemente rigida e simmetrica per i tre conduttori

> paralleli. ...

la struttura rigida e simmetrica � senz'altro indispensabile, altrimenti
la lettura cambia da un giorno all'altro; per� anche le dimensioni
fisiche e la geometria sono fondamentali, in quanto determinano la mutua
induttanza e la capacit�.

> Mi sono messo presto all'opera. Sebbene rimanesse un dubbio perch� nel
> circuito impiegato � presente un partitore resistivo comune al circuito
> della diretta e della riflessa, controllato da un potenziometro.

non ho lo schema sotto mano - un fido? :) - ma immagino che il partitore
serva sia o caricare meno i rivelatori o a ridurre la sensibilit� dello
strumento, forse per entrambi i motivi.

> ... se ho bene capito si assume che il comportamento delle due
> parti sia sufficientemente simmetrico...

che debba essere sufficientemente simmetrica � certo: se la sensibilit�
nei due rami � diversa, la misura non pu� essere precisa.

> ...ho messo... un trimmer... sulla parte per la riflessa, almeno per

> giocare a far abbassare la lettura della riflessa. Ne risulta che dalle
> VHF circa in gi� si riesce a portare la lancetta a inizio scala quando

> la misurazione � relativa alla riflessa. ....

ok, ma questo non basta, bisogna vedere se poi in presenza di ros la
lettura � corretta. Ad esempio, su un resistore da 100 Ohm, dovresti
leggere un ros pari a 2.

> Ma in UHF lo strumento poco o per nulla governabile e il
> ricetrasmettitore mi segnala un rapporto SWR alto. Deduco che quando la
> lunghezza d'onda � intorno ai 70 centimetri il tratto di piattina di
> circa 3 centimetri � troppo reattivo. Purtroppo non saprei come

> accorciare la distanza fra i due connettori ....

le cause di errore in UHF possono essere principalmente due, e
probabilmente sono presenti entrambe contemporaneamente:

- l'effetto di disadattamento introdotto dal tratto di linea di misura,
che non � a 50 Ohm; per ovviare a questo problema, dovresti sostituire
la linea con una avente la giusta impedenza caratteristica: potresti
usare un breve tratto coassiale, all'interno del quale inserire le due
linee di prelievo ma, data la frequenza piuttosto elevata, l'ipotesi pi�
plausibile secondo me sarebbe quella di realizzare un accoppiatore in
microstrip, realizzato con un circuito stampato a bassa perdita con un
lato di massa e sull'altro lato le tre linee (quella di trasmissione
passante e le due linee pick-up). Le dimensioni delle piste andrebbero
calcolate, anche in base al materiale del substrato, per avere
l'impedenza caratteristica corretta.

- l'effetto della lunghezza finita (nel senso di "non infinitesima")
delle linee pick-up, che caricano troppo la linea passante; per superare
questo problema, l'unica strada � realizzare le linee pick-up molto
corte, ma ovviamente cos� facendo la sensibilit� a frequenze minori
diventa modesta.

Oltre ai problemi sopra detti, devi mettere nel conto anche le risposte
dei componenti (diodi, resistori eccetera), che in UHF non � affatto
detto che si comportino bene.

Secondo me, ti conviene cominciare fissando l'attenzione su una banda
abbastanza bassa, e cercare di fare un rosmetro che funzioni
correttamente in HF; poi, come passo successivo, ne fai uno per VHF, e
troverai vari problemi nuovi, che ti faranno dire qualche parolaccia :)
ma alla fine ne andrai fuori. Infine, munito delle armi di questa
esperienza, potrai affrontare il caso UHF, che � comprensibilmente pi�
rognosetto.

Ciao, buon lavoro e buon divertimento! :)

Andrea IK0RNT

unread,
Nov 22, 2009, 5:34:41 PM11/22/09
to
i3HEV, mario wrote:
> non ho lo schema sotto mano - un fido? :) - ma immagino che il partitore
> serva sia o caricare meno i rivelatori o a ridurre la sensibilit� dello
> strumento, forse per entrambi i motivi.

[FIDOCAD ]
PL 90 60 175 60 1
PL 110 65 155 65 1
PL 110 55 155 55 1
MC 155 90 0 0 045
LI 155 90 155 85
LI 155 75 155 65
MC 100 25 0 0 045
LI 100 25 110 25
LI 110 55 110 45
LI 110 35 110 25
MC 80 65 1 0 080
MC 80 75 0 0 045
TY 85 65 8 4 0 1 0 * Zo
LI 80 60 80 65
LI 80 60 90 60
MC 175 60 0 0 050
MC 180 65 0 0 045
LI 180 65 180 62
TY 190 55 8 4 0 1 0 * TX
MC 110 65 1 0 200
MC 155 55 3 0 200
MC 110 35 0 0 115
MC 155 75 0 0 115
MC 155 115 0 0 880
MC 195 140 0 0 114
LI 110 80 110 110
LI 110 110 155 110
LI 155 110 155 115
LI 155 40 155 35
LI 155 35 165 35
LI 165 35 165 115
LI 160 130 160 135
LI 160 135 195 135
LI 195 135 195 140
LI 240 155 240 145
MC 240 170 0 0 045
LI 240 170 240 165
EV 235 155 245 165
MC 195 160 0 0 045
LI 200 145 210 145
LI 210 145 240 145
LI 195 150 195 160
TY 245 150 5 3 0 0 0 * uA
MC 110 110 1 0 170
MC 170 35 1 0 170
MC 170 45 0 0 045
MC 110 120 0 0 045
LI 165 35 170 35

Trattasi di un circuito ridotto al minimo, i componenti stanno tutti
dentro la scatoletta tranne il potenziometro, il deviatore e lo
strumentino. I condensatori sono passanti. Nello schema di Nuova
Elettronica c'erano tre condensatori in pi�, due dopo quelli passanti
(di fuga) e uno ai capi dello strumentino. Comunque l� il "pick up"
era fatto con un circuito stampato. E comunque il tutto non era fatto
per arrivare in UHF. Sono io che ho ripreso l'idea delle linee, pensando
che fare linee pi� corte potesse bastare...


> ok, ma questo non basta, bisogna vedere se poi in presenza di ros la
> lettura � corretta. Ad esempio, su un resistore da 100 Ohm, dovresti
> leggere un ros pari a 2.

Io ho messo un carico fatto da due resistenze a carbone molto grosse da
100 Ohm in parallelo, quindi l'inizio della scala dello strumentino
(graduata per un "VU meter") era il mio riferimento.


> potresti
> usare un breve tratto coassiale, all'interno del quale inserire le due
> linee di prelievo

Cio�?! Mi costruisco un cavo coassiale con tre conduttori dentro lo
schermo? :-)

, l'ipotesi pi�
> plausibile secondo me sarebbe quella di realizzare un accoppiatore in
> microstrip, realizzato con un circuito stampato a bassa perdita con un
> lato di massa e sull'altro lato le tre linee (quella di trasmissione
> passante e le due linee pick-up). Le dimensioni delle piste andrebbero
> calcolate, anche in base al materiale del substrato, per avere
> l'impedenza caratteristica corretta.

Roba facile-facile, insomma? ;-) E pensare che ho usato il pezzo di
piattina perch� non volevo fare un circuito stampato... Come si progetta
un pezzo d'artigianato come quello di cui scrivi? Con che si fanno i
calcoli?


> - l'effetto della lunghezza finita (nel senso di "non infinitesima")
> delle linee pick-up, che caricano troppo la linea passante; per superare
> questo problema, l'unica strada � realizzare le linee pick-up molto
> corte, ma ovviamente cos� facendo la sensibilit� a frequenze minori
> diventa modesta.

Penso di accorciare queste due linee, sperando che baster�...


> Oltre ai problemi sopra detti, devi mettere nel conto anche le risposte
> dei componenti (diodi, resistori eccetera), che in UHF non � affatto
> detto che si comportino bene.

Un comune diodo al germanio che problemi pu� dare in UHF? Problemi che
volendo qualcosa che funzioni in UHF � il caso di affrontare da subito
cambiando diodo oppure problemi che si possono risolvere in seguito, con
una miglioria di quel che gi� funziona?


> Secondo me, ti conviene cominciare fissando l'attenzione su una banda
> abbastanza bassa, e cercare di fare un rosmetro che funzioni
> correttamente in HF; poi, come passo successivo, ne fai uno per VHF, e
> troverai vari problemi nuovi, che ti faranno dire qualche parolaccia :)
> ma alla fine ne andrai fuori. Infine, munito delle armi di questa
> esperienza, potrai affrontare il caso UHF, che � comprensibilmente pi�
> rognosetto.

L'esperienza che ho fatto finora ha comunque il suo valore, per� lo
scopo iniziale era tarare le antenne autocostruite per banda UHF senza
comprare uno strumento gi� fatto, non autocostruire rosmetri. Pensavo
che fosse pi� facile fare un rosmetro per UHF.
Inoltre ho gi� visto che col mio montaggio basta scendere in VHF per
cominciare a vedere un comportamento incoraggiante. Ma comunque il
rosmetro per HF e VHF gi� ce l'ho, era quello per UHF che mi mancava...

Se con l'autocostruzione non vedr� un risultato positivo in un tempo
ragionevole potrei risolvermi a comprare comunque un rosmetro per UHF
gi� fatto, per non bloccare indefinitamente la sperimentazione con le
antenne. Autocostruire � bello, ma contano pure le priorit�.

Grazie ancora!


A.

i3HEV, mario

unread,
Nov 23, 2009, 6:17:37 PM11/23/09
to
Andrea IK0RNT wrote:

> Trattasi di un circuito ridotto al minimo...

be', non c'� niente di male in questo: i circuiti pi� semplici a volte
sono anche pi� facili da far funzionare (anche se non � sempre vero).
Qualche condensatore di fuga in pi� comunque probabilmente non farebbe
male... :)

> ...Comunque l� il "pick up" era fatto con un circuito stampato. E...
> non era fatto per arrivare in UHF. ...

per arrivare alle UHF fare le linee pi� corte � necessario ma non basta:
bisogna anche scegliere resistori e diodi adatti, condensatori che si
comportino come tali e non come dei resistori, e via dicendo :)

> Io ho messo un carico fatto da due resistenze a carbone molto grosse da
> 100 Ohm in parallelo, quindi l'inizio della scala dello strumentino
> (graduata per un "VU meter") era il mio riferimento.

a strato di carbone o ad impasto? Le seconde hanno notevoli capacit�
parassite e quindi il comportamento in RF � alquanto bizzarro, che � poi
il motivo per cui sono praticamente sparite.

> Cio�?! Mi costruisco un cavo coassiale con tre conduttori dentro lo
> schermo? :-)

esatto :)

Questo era il metodo pi� usato negli anni in cui i circuiti stampati non
erano ancora alla portata di tutti. La cosa poi non � tanto complicata,
basta un tubetto di rame od ottone, due dischetti di plastica da forare
per tenere in posizione i conduttori interni ed un po' di tondino in
rame od ottone per realizzare questi ultimi. Scegliendo opportunamente
le misure, si riesce ad ottenere l'impedenza caratteristica giusta, e la
perturbazione del circuito sotto misura diventa minima :)

Un altro metodo che un tempo era usato, specialmente per le costruzioni
pi� "caserecce", era quello di sfilare la calza, passare due fili
isolati intorno alla plastica che avvolge il centrale, bloccarli con
nastro di pvc e poi infilare nuovamente la calza ricostituendo il
coassiale; chiaramente, si tratta di un metodo semplice ed economico, ma
lo strumento che ne esce non � certo di alta precisione...

> Roba facile-facile, insomma? ;-) E pensare che ho usato il pezzo di
> piattina perch� non volevo fare un circuito stampato... Come si progetta
> un pezzo d'artigianato come quello di cui scrivi? Con che si fanno i
> calcoli?

La realizzazione non � pi� difficile di quella di un qualsiasi altro
circuito stampato; la difficolt� (non poca) sta tutta nel calcolare le
dimensioni delle "piste" per ottenere le caratteristiche giuste... si
tratta di conti molto complicati, che di solito si fanno fare a qualche
software, ma per prima cosa bisogna conoscere le costanti dielettriche
effettive del materiale di supporto (1) e lo spessore di questo e della
ramatura.

(1) ho scritto "le costanti dielettriche", e non "la costante
dielettrica", perch� la maggior parte dei materiali di supporto possiede
costanti dielettriche diverse secondo la direzione del campo (radiale o
normale); solo alcuni materiali particolarmente "nobili" (come ad
esempio il teflon, l'allumina, l'ossido di berillio...) hanno costanti
dielettriche uguali in tutte le direzioni, ma sono costosi e,
soprattutto, assai difficili da trovare.

> Penso di accorciare queste due linee, sperando che baster�...

non ci metterei la mano sul fuoco, ma vale la pena di provare.

> Un comune diodo al germanio che problemi pu� dare in UHF? ...

prima di tutto, il diodo deve essere molto pi� piccolo della minima
lunghezza d'onda da utilizzare; poi, il recovery time del diodo deve
essere ragionevolmente (sarebbe: molto) pi� piccolo del periodo
corrispondente alla massima frequenza da utilizzare. Infine, le
induttanze parassite dei collegamenti devono dare reattanze trascurabili
alla massima frequenza di lavoro.

> L'esperienza che ho fatto finora ha comunque il suo valore, per� lo
> scopo iniziale era tarare le antenne autocostruite per banda UHF senza
> comprare uno strumento gi� fatto, non autocostruire rosmetri. Pensavo

> che fosse pi� facile fare un rosmetro per UHF. ....

capisco il tuo punto di vista, ma in UHF non � facile niente... ma il
divertimento sta anche in questo, no? :o)

> Se con l'autocostruzione non vedr� un risultato positivo in un tempo
> ragionevole potrei risolvermi a comprare comunque un rosmetro per UHF
> gi� fatto, per non bloccare indefinitamente la sperimentazione con le

> antenne. Autocostruire � bello, ma contano pure le priorit�. ...

be', le tue priorit� sono una decisione che puoi prendere solo tu... ;)

Metti comunque in conto anche il fatto che, se vuoi fare sperimentazione
seria sulle antenne, un rosmetro "qualunque" non � la risposta ai tuoi
problemi: hai bisogno di averne uno serio ed affidabile, e l'impegno
economico per un rosmetro serio che arrivi alle UHF non � certo faccenda
di pochi euro! In buona sostanza, te ne servirebbe uno profe$$ionale,
oppure dovresti metterti a fare una campagna di verifiche, tarature e
messe a punto che non sarebbero poi tanto meno impegnative della
costruzione da zero.

D'altra parte, se l'obiettivo � lavorare sulle antenne, non hai bisogno
di grandi potenze (anzi, tutt'altro!) e quindi potresti anche pensare ad
una strada diversa, come ad esempio un semplice ponte riflettometrico
seguito magari da un rivelatore logaritmico a larga banda come l'AD8302,
che ti d� direttamente il rapporto tra due segnali (ampiezza in dB e
fase) fino a frequenze piuttosto alte (circa 2.7 GHz), da usarsi in
accoppiata con un generatore di segnali.

> Grazie ancora!

piacere mio :)

Ciao!

AleX

unread,
Nov 24, 2009, 11:08:05 AM11/24/09
to
Andrea IK0RNT <andrea....@gmail.com> wrote in
news:50jOm.97294$1s6....@twister2.libero.it:

>
> Trattasi di un circuito ridotto al minimo, i componenti stanno tutti
> dentro la scatoletta tranne il potenziometro, il deviatore e lo
> strumentino. I condensatori sono passanti. Nello schema di Nuova
> Elettronica c'erano tre condensatori in pi�, due dopo quelli passanti
> (di fuga) e uno ai capi dello strumentino. Comunque l� il "pick up"
> era fatto con un circuito stampato. E comunque il tutto non era fatto
> per arrivare in UHF. Sono io che ho ripreso l'idea delle linee,
> pensando che fare linee pi� corte potesse bastare...

Non � solo la lunghezza, ma anche la distanza. Se accoppia poco, risulta
"duro" (o sordo), se accoppia troppo, "satura".

Quelli di N.E. li ho provati a fare in diverse versioni (sempre su pcb): il
risultato ogni volta era che se lo dimensionavi bene per le HF non
funzionava correttamente in VHF e viceversa.

73's AleX (IK5NJM)

Piero Soldi

unread,
Nov 24, 2009, 3:21:38 PM11/24/09
to
Ciao Mario,

i3HEV, mario ha scritto:
> Andrea IK0RNT wrote:
>

[CUT]


>> Roba facile-facile, insomma? ;-) E pensare che ho usato il pezzo di

>> piattina perchᅵ non volevo fare un circuito stampato... Come si

>> progetta un pezzo d'artigianato come quello di cui scrivi? Con che si
>> fanno i calcoli?
>

> La realizzazione non ᅵ piᅵ difficile di quella di un qualsiasi altro
> circuito stampato; la difficoltᅵ (non poca) sta tutta nel calcolare le

> dimensioni delle "piste" per ottenere le caratteristiche giuste... si
> tratta di conti molto complicati, che di solito si fanno fare a qualche
> software, ma per prima cosa bisogna conoscere le costanti dielettriche
> effettive del materiale di supporto (1) e lo spessore di questo e della
> ramatura.

--------------------------------------------------------------------------


>
> (1) ho scritto "le costanti dielettriche", e non "la costante

> dielettrica", perchᅵ la maggior parte dei materiali di supporto possiede

> costanti dielettriche diverse secondo la direzione del campo (radiale o
> normale); solo alcuni materiali particolarmente "nobili" (come ad
> esempio il teflon, l'allumina, l'ossido di berillio...) hanno costanti
> dielettriche uguali in tutte le direzioni, ma sono costosi e,
> soprattutto, assai difficili da trovare.
>

--------------------------------------------------------------------------

Questa non la sapevo !!!

Puoi, se ne hai voglia, espandere questa info ?


>> Un comune diodo al germanio che problemi puᅵ dare in UHF? ...
>
> prima di tutto, il diodo deve essere molto piᅵ piccolo della minima

> lunghezza d'onda da utilizzare; poi, il recovery time del diodo deve

> essere ragionevolmente (sarebbe: molto) piᅵ piccolo del periodo

> corrispondente alla massima frequenza da utilizzare. Infine, le
> induttanze parassite dei collegamenti devono dare reattanze trascurabili
> alla massima frequenza di lavoro.

Per me, usare 2 diodi schottky come gli 1N5711, comunissimi, forse
piu' reperibili di quelli al germanio ( e sto pensando agli 1N82A
di vetusta memoria, usati come mixer nei convertitori UHF che si
aggiungevano ai TV che avevano solo il 1^ canale in VHF )...

Di quelli al germanio che conosco sono i piu' adatti, ma ora gli
schottky costano poco e si trovano facilmente.

..........

>
> D'altra parte, se l'obiettivo ᅵ lavorare sulle antenne, non hai bisogno

> di grandi potenze (anzi, tutt'altro!) e quindi potresti anche pensare ad
> una strada diversa, come ad esempio un semplice ponte riflettometrico
> seguito magari da un rivelatore logaritmico a larga banda come l'AD8302,

> che ti dᅵ direttamente il rapporto tra due segnali (ampiezza in dB e

> fase) fino a frequenze piuttosto alte (circa 2.7 GHz), da usarsi in
> accoppiata con un generatore di segnali.
>

Questa mi sembra una strada validissima, ma bisogna vedere la
dimestichezza di Andrea con questi integrati, anche perche'
c'e' da fare uno stampato non proprio per principianti.

Semmai realizzare uno stampato con le 3 linee *incise* con un
taglierino o simile e poi "pelare" la parte eccedente, non mi
sembra poi cosi' difficile...
Questo potrebbe risolvere il problema della sonda rosmetrica,
oppure, per quelli pigri come me, ;-) farsi mandare un kit come
questo su Exxy tedesco :

Oggetto numero 180070116107 Ponte riflettometrico fino a 1300 MHz.

Costo, compreso spedizione, 30 euro.

Per chi comincia, potrebbe essere un modo per imparare senza
dover dare capocciate che fanno desistere da altri tentativi di
autocostruzione.


>> Grazie ancora!
>
> piacere mio :)
>
> Ciao!

Ciao ad ambedue,

Piero I5SPO.

i3HEV, mario

unread,
Nov 24, 2009, 6:08:30 PM11/24/09
to
Ciao Piero! Ogni tanto ci si legge... :)

Piero Soldi wrote:


>> ...la maggior parte dei materiali di supporto
>> possiede costanti dielettriche diverse secondo la direzione del campo...

> Questa non la sapevo !!!
>
> Puoi, se ne hai voglia, espandere questa info ?

Be', l'argomento ᅵ piuttosto vasto, ma cercherᅵ di stringere a poche
parole, sperando di riuscire ad essere comprensibile... :)

Parliamo prima di materiali omogenei: in questo caso, la costante
dielettrica, come del resto molte altre costanti fisiche, ᅵ una maniera
per esprimere macroscopicamente ed "in media" delle proprietᅵ che hanno
origine nell'interazione dei campi con le singole particelle costituenti
la materia; perciᅵ, il suo valore dipende dalla struttura a livello
atomico/molecolare del materiale, che non ᅵ detto sia la stessa in ogni
direzione - anzi, in generale, per i composti cristallini questo non si
verifica affatto: abbiamo alcune direzioni privilegiate (i cosiddetti
"assi cristallografici") lungo le quali il cristallo mostra
comportamenti diversi, anche parecchio, a causa del fatto che il
reticolo non ᅵ isotropo.

La conseguenza di questo fatto ᅵ immediatamente evidente se analizziamo
un cristallo trasparente: il suo indice di rifrazione (che ᅵ legato
strettamente alla sua costante dielettrica) assume un determinato valore
per ciascun asse cristallografico, mentre in tutte le direzioni
intermedie assume valori parimenti intermedi. Ad esempio, il nitruro di
boro, che viene usato come substrato per la produzione di microstrip, ha
una costante dielettrica radiale pari a circa 5.12, mentre quella
longitudinale vale circa 3.4.

I materiali piᅵ "sfigati" possono avere addirittura tre costanti
dielettriche diverse, ma ce ne sono anche di piᅵ "simpatici" che, grazie
ad una struttura molto regolare, le hanno tutte uguali (per cui in
pratica ne hanno una sola), come ad es. il Si (11.7ᅵ12.9), il Ge (~16),
il GaAs (12.9) e via dicendo.

Per i materiali non omogenei invece l'anisotropia puᅵ essere addirittura
a livello macroscopico: un tipico esempio ᅵ il fiberglass, molto usato
per i circuiti stampati sia da solo che come materiale di "carico" per
il teflon; questo, essendo costituito da fibre lunghe e sottili, si
comporta in maniera diversa lungo la fibra o nelle direzioni
trasversali, per cui abbiamo una costante dielettrica radiale tipica
intorno a 2.84, mentre nella direzione assiale siamo intorno a 2.45. Per
inciso, per ovviare a questa differenza si usa il teflon caricato in
micro-fiberglass, in cui le fibre sono molto piᅵ piccole e corte, e di
conseguenza le costanti sono molto meno diverse (rispettivamente 2.26 e
2.20), ma a quanto ne so costicchia... :)

E' ovvio che, nel progettare una stripline, non si puᅵ non tenere conto
del fatto che i campi radiali viaggiano a velocitᅵ diversa da quelli
assiali, perchᅵ questo rende necessario correggere le lunghezze d'onda
in maniera diversa secondo la direzione del campo. Questo purtroppo
complica notevolmente le formule di calcolo, che in pratica sono ben
gestibili con un pc - ma i conti a mano io di sicuro non mi metterei a
farli...

> Per me, usare 2 diodi schottky come gli 1N5711, comunissimi, forse

> piu' reperibili di quelli al germanio ...

E' vero, perᅵ quelli al germanio hanno una tensione di soglia piᅵ bassa,
per cui alle piccole potenze si comportano meglio. L'ideale per le
piccole potenze sarebbero i "backdiode", una specie di diodi tunnel
ottimizzati per una risposta quadratica, ma costano un botto e non sono
esattamente facili da trovare.

> Questa mi sembra una strada validissima, ma bisogna vedere la
> dimestichezza di Andrea con questi integrati, anche perche'

> c'e' da fare uno stampato non proprio per principianti. ...

be', sᅵ, sono piccoli e rognosetti... ma funzionano bene! :)

Ciao!
--
73 es 51 de i3hev, op. mario

Non ᅵ Radioamatore, se non gli fuma il saldatore!
- Campagna 2006 "Il Radioamatore non ᅵ uno che ascolta la radio"

AleX

unread,
Nov 24, 2009, 5:01:56 PM11/24/09
to
Andrea IK0RNT <andrea....@gmail.com> wrote in
news:2yfOm.97213$1s6....@twister2.libero.it:
> Ho
> sorvolato su questo dubbio e ho messo comunque un trimmer da un
> migliaio di Ohm sulla parte per la riflessa, almeno per giocare a far
> abbassare la lettura della riflessa.
> Ne risulta che dalle VHF circa
> in gi� si riesce a portare la lancetta a inizio scala quando la
> misurazione � relativa alla riflessa.

Aspetta: c'� qualcosa che non mi quadra. Hai messo un trimmer in pi� sulla
sezione relativa alla riflessa? Ma in quel modo il circuito non �
simmetrico.

Quel tipo di rosmetro � a lettura relativa, devi sempre fare regolare il
potenziometro per portare la lettura a fondo scala sulla diretta quindi
commutare su riflessa e leggere il ros *senza toccare* il potenziometro.
(ros di 3 --> met� scala).

Se sulla diretta non riesci a regolare il fondo scala correttamente pu�
significare che:

a)accoppia troppo
b)usi troppa potenza (vedi "a")
c)hai rf a spasso.

Hai provato a scambiare ingresso con uscita? Se l'accoppiatore � simmetrico
ti si scambia la funzione del deviatore (riflessa<->diretta) ma la lettura
deve essere uguale (nei limiti di precisione dello strumento).

Se l'accoppiatore direzionale non � simmetrico invece otterrai due letture
diverse (e questo significher� che quello che misuri, una volta fatto il
f.s. in diretta, non � il ros).

73's AleX (IK5NJM)

Piero Soldi

unread,
Nov 25, 2009, 2:52:55 PM11/25/09
to
i3HEV, mario ha scritto:

> Ciao Piero! Ogni tanto ci si legge... :)
>

Quando ci sono argomenti interessanti, leggo sempre
mooolto volentieri...

Grazie per la spiegazione, in effetti e' logica e plausibile,
ma non ci avevo mai pensato.

Sapevo della igroscopicita' della fibra di vetro, che crea problemi
ai condensatori fatti con questo sistema, ma non altro.

73, Piero.

Andrea IK0RNT

unread,
Nov 25, 2009, 5:26:17 PM11/25/09
to
i3HEV, mario wrote:
> a strato di carbone o ad impasto? Le seconde hanno notevoli capacit�
> parassite e quindi il comportamento in RF � alquanto bizzarro, che � poi
> il motivo per cui sono praticamente sparite.

Sicuramente non sono a filo, esteriormente si presentano come la
versione pi� robusta di quelle dello stessa famiglia delle pi�
diffuse resistenze da 1/4 W, suppongo siano da 2 W o 3 W: quindi sono
"a strato di carbone" o "a impasto"?! :-)


> Questo era il metodo pi� usato negli anni in cui i circuiti stampati non
> erano ancora alla portata di tutti. La cosa poi non � tanto complicata,
> basta un tubetto di rame od ottone, due dischetti di plastica da forare
> per tenere in posizione i conduttori interni ed un po' di tondino in
> rame od ottone per realizzare questi ultimi. Scegliendo opportunamente
> le misure, si riesce ad ottenere l'impedenza caratteristica giusta, e la
> perturbazione del circuito sotto misura diventa minima :)

Non mi � ancora la voglia di mettermi a giocare coi tubetti, ;-) ma
comunque qual'� la strada per "scegliere opportunamente le misure"?


> Un altro metodo che un tempo era usato, specialmente per le costruzioni
> pi� "caserecce", era quello di sfilare la calza, passare due fili
> isolati intorno alla plastica che avvolge il centrale, bloccarli con
> nastro di pvc e poi infilare nuovamente la calza ricostituendo il
> coassiale; chiaramente, si tratta di un metodo semplice ed economico, ma
> lo strumento che ne esce non � certo di alta precisione...

Mi sono perso, non capisco alla fine che ci si fa con schermo, guaina
esterna e fili... cio� praticamente nulla! :-) Ci vorrebbe un
equivalente di fidocad per i filmati... ;-)

> prima di tutto, il diodo deve essere molto pi� piccolo della minima
> lunghezza d'onda da utilizzare; poi, il recovery time del diodo deve
> essere ragionevolmente (sarebbe: molto) pi� piccolo del periodo
> corrispondente alla massima frequenza da utilizzare.

C'ho degli Schottky in un cassettino, dei BAT46, speriamo che vadano
bene. Data la classe di questi dispositivi posso darlo per scontato o
devo comunque verificare nel data sheet? Inoltre � opportuno
selezionarne due "simili"?


> Metti comunque in conto anche il fatto che, se vuoi fare sperimentazione
> seria sulle antenne, un rosmetro "qualunque" non � la risposta ai tuoi
> problemi: hai bisogno di averne uno serio ed affidabile, e l'impegno
> economico per un rosmetro serio che arrivi alle UHF non � certo faccenda
> di pochi euro! In buona sostanza, te ne servirebbe uno profe$$ionale,
> oppure dovresti metterti a fare una campagna di verifiche, tarature e
> messe a punto che non sarebbero poi tanto meno impegnative della
> costruzione da zero.

Ti � possibile indicare una corrispondenza fra fascia di prezzo e
"professionalit�"? Inoltre non so che intendi per "sperimentazione seria
sulle antenne". Per il momento mi sarei accontentato per esempio di
regolare opportunamente la lunghezza degli elementi di ground plane
autocostruite. Possibile che con strumenti economici io possa non riuscirci?


> D'altra parte, se l'obiettivo � lavorare sulle antenne, non hai bisogno
> di grandi potenze (anzi, tutt'altro!) e quindi potresti anche pensare ad
> una strada diversa, come ad esempio un semplice ponte riflettometrico
> seguito magari da un rivelatore logaritmico a larga banda come l'AD8302,
> che ti d� direttamente il rapporto tra due segnali (ampiezza in dB e
> fase) fino a frequenze piuttosto alte (circa 2.7 GHz), da usarsi in
> accoppiata con un generatore di segnali.

Ecco, veramente all'impedenzimetro come alternativa al rosmetro, ci
avevo pensato io stesso; ma veramente un ponte di Weathstone in UHF �
meno critico di un rosmetro a linea?! Presumibilmente s�, visto che col
menzionato ponte nel mio caso la radiofrequenza passerebbe quasi solo
attraverso una resistenza di 50 Ohm...

Ciao e grazie


A.

Andrea Grillini

unread,
Nov 26, 2009, 3:38:29 AM11/26/09
to
AleX wrote:
> Aspetta: c'� qualcosa che non mi quadra. Hai messo un trimmer in pi� sulla
> sezione relativa alla riflessa? Ma in quel modo il circuito non �
> simmetrico.

S�, l'ho consapevolmente reso non simmetrico perch� volevo trovare un
ipotetico pi� opportuno valore della resistenza di terminazione, che nel
circuito di Nuova Elettronica (lo ricito, visto che t'� familiare :-) )
� 100 Ohm. Questo perch�, ottenendo letture comunque molto alte di ros,
nonostante all'uscita ci fosse un carico fittizio, sospettavo che queste
letture non fossero proporzionali solo all'onda diretta o all'onda
riflessa (questo � ci� che Mario mi ha suggerito). In realt� strada
facendo � emerso che lo stesso complesso di linee potrebbe introdurre
disadattamento, tant'� vero che lo stesso RTX mi segnalava un ros troppo
alto...

Quanto alle tue ipotesi sulla lettura "diretta", il mio problema non era
ottenere il fondo scala, quello in UHF lo ottenevo sempre anche con una
potenza bassa. Il problema era che era troppo vicina al fondo scala
anche la lettura "riflessa"...

Grazie


A.

AleX

unread,
Nov 26, 2009, 4:22:30 PM11/26/09
to
Andrea Grillini <andrea.grill...@inwind.it> wrote in
news:98rPm.98734$1s6....@twister2.libero.it:


> S�, l'ho consapevolmente reso non simmetrico perch� volevo trovare un
> ipotetico pi� opportuno valore della resistenza di terminazione, che
> nel circuito di Nuova Elettronica (lo ricito, visto che t'� familiare
> :-) ) � 100 Ohm.

Ma se � non simmetrico non puoi leggere il ros con la procedura
descritta nell'altro post.

/QUOTE ON


regolare il potenziometro per portare la lettura a fondo scala sulla
diretta quindi commutare su riflessa e leggere il ros *senza toccare* il
potenziometro.

/QUOTE OFF

Al limite, tracciando opportunamente le scale, potresti usare uno
strumento a doppio indice (se ne trovano alle fiere).

> In realt�
> strada facendo � emerso che lo stesso complesso di linee potrebbe
> introdurre disadattamento, tant'� vero che lo stesso RTX mi segnalava
> un ros troppo alto...

Pu� capitare. :-)



> Quanto alle tue ipotesi sulla lettura "diretta", il mio problema non
> era ottenere il fondo scala, quello in UHF lo ottenevo sempre anche
> con una potenza bassa.

Il problema poteva essere che andava sempre a fondo scala... per
qualunque posizione del potenziometro (come ho scritto nell'altro post).

>Il problema era che era troppo vicina al fondo
> scala anche la lettura "riflessa"...

Hai provato a scambiare ingresso con uscita? cosa succede?

73's AleX (IK5NJM)

i3HEV, mario

unread,
Nov 26, 2009, 5:02:23 PM11/26/09
to
Andrea IK0RNT wrote:

> Sicuramente non sono a filo...

oh be', lo spero bene! :)

> ...esteriormente si presentano come la


> versione pi� robusta di quelle dello stessa famiglia delle pi�
> diffuse resistenze da 1/4 W, suppongo siano da 2 W o 3 W: quindi sono
> "a strato di carbone" o "a impasto"?! :-)

boh??? Non � che la descrizione mi dica molto... ma, su una pura base
statistica, direi che � molto pi� probabile che siano a strato che non
ad impasto, dato che queste ultime sono praticamente scomparse ;)

> Non mi � ancora la voglia di mettermi a giocare coi tubetti, ;-) ma
> comunque qual'� la strada per "scegliere opportunamente le misure"?

be', in pratica si tratta di calcolare le dimensioni necessarie per
ottenere un tratto di linea coassiale con l'impedenza caratteristica
giusta - e, possibilmente, anche un accoppiamento sufficientemente lasco
tra il conduttore centrale e i due tratti di pick-up. Francamente, sono
parecchi anni che non faccio pi� questo tipo di calcoli e, al massimo,
potrei ricordarmi su quali libri cercare... <:)

> Mi sono perso, non capisco alla fine che ci si fa con schermo, guaina
> esterna e fili... cio� praticamente nulla! :-) Ci vorrebbe un
> equivalente di fidocad per i filmati... ;-)

allora, ci riprovo con una "spiegazione a passi":

1. prendi un pezzo di coassiale, sfili la guaina esterna e la calza,
senza danneggiare quest'ultima, che comunque dev'essere sufficientemente
fitta, e non una di quelle calze pro forma dei coassiali da due soldi al
kilometro :)

2. prendi il tratto di centrale con il suo dielettrico distanziatore
intorno e lo blocchi per bene in maniera che stia fermo;

3. con un taglierino pratichi due sottili incisioni simmetriche
nell'isolante, che serviranno da alloggiamento per i due fili pick-up;

4. Ora prendi due pezzi di filo sottile isolato, ne spelli e stagni le
estremit� (dopo sarebbe difficile farlo) e li disponi in maniera
perfettamente simmetrica nelle scanalature cos� create;

5. con un giro di nastro di teflon sottile (quello per idraulica)
avvolgi il tutto, in modo che i due pick-up siano perfettamente
bloccati, ma senza fare spessore;

6. infili nuovamente la calza sopra il tutto e, con delicatezza, ne fai
uscire fuori i terminali dei pick-up - fatto :)

Provo a fare un disegnino: non � gran che, ma ora come ora di meglio non
riesco a fare, e ti dovrai accontentare :)

[FIDOCAD]
EV 65 85 70 95 1
LI 67 85 232 85 1
LI 68 95 233 95 1
EV 75 65 90 115
LI 82 65 217 65
BE 232 85 236 86 236 92 233 95 1
PL 96 115 205 115 4 2
PL 205 115 205 145 4 2
PL 96 145 96 115 4 2
PL 205 65 96 65 4 2
PL 96 65 96 35 4 2
PL 205 35 205 65 4 2
BE 217 65 230 70 230 110 218 115
LI 83 115 218 115
EV 275 85 285 95 1
EV 255 65 305 115
EP 278 113 283 118 2
EP 278 63 283 68 2
LI 292 81 327 59 2
LI 280 90 325 112 2
LI 281 65 312 41 2
LI 281 116 309 138 2
TY 314 40 8 4 0 1 2 * pick-up
TY 310 138 8 4 0 1 2 * pick-up
TY 327 59 8 4 0 1 2 * dielettrico
TY 325 112 8 4 0 1 2 * centrale
EV 250 60 310 120 1
LI 310 85 349 95 2
TY 320 95 8 4 0 1 2 * nastratura in teflon
EV 245 55 315 125 1
TY 226 140 8 4 0 1 2 * calza schermo
LI 260 120 235 141 2
PL 280 136 280 116 2 2
PL 280 64 280 44 2 2
TY 143 139 8 4 0 1 2 * pick-up
LI 114 117 142 139 2
TY 150 31 8 4 0 1 2 * pick-up
LI 118 60 149 31 2
TY 51 137 8 4 0 1 2 * centrale
LI 65 95 51 137 2
TY 85 151 8 4 0 1 2 * dielettrico
LI 88 116 85 151 2

> C'ho degli Schottky in un cassettino, dei BAT46, speriamo che vadano
> bene. Data la classe di questi dispositivi posso darlo per scontato o
> devo comunque verificare nel data sheet? Inoltre � opportuno
> selezionarne due "simili"?

in HF vanno bene di sicuro, in VHF gi� per� non saprei, hanno una
capacit� di giunzione abbastanza alta (10 pF); per le UHF passerei
decisamente a qualcosa di pi� adatto, con capacit� pi� bassa e tempi di
recovery dichiarati; ad esempio, gli 1N5711, che hanno un reverse
recovery time intorno al nanosecondo dovrebbero andare gi� benino, ma
probabilmente con un po' di pazienza puoi trovare anche di meglio.

Selezionarne due simili, poi, � assolutamente necessario se vuoi che lo
strumento sia almeno ragionevolmente attendibile :)

> Ti � possibile indicare una corrispondenza fra fascia di prezzo e
> "professionalit�"? Inoltre non so che intendi per "sperimentazione seria
> sulle antenne". Per il momento mi sarei accontentato per esempio di
> regolare opportunamente la lunghezza degli elementi di ground plane
> autocostruite. Possibile che con strumenti economici io possa non
> riuscirci?

be', se ti accontenti di questo, che sostanzialmente � una taratura, non
serve uno strumento di alta precisione - ma d'altra parte sulle gp non
c'� molto da sperimentare, se ne sa praticamente tutto :)
Profe$$ionale per un rosmetro si scrive con *almeno* tre zeri...

> Ecco, veramente all'impedenzimetro come alternativa al rosmetro, ci
> avevo pensato io stesso; ma veramente un ponte di Weathstone in UHF �

> meno critico di un rosmetro a linea?! ...

be', un ponte riflettometrico ha solo qualche resistore, e secondo me �
senz'altro meno critico del riflettometro... poi non dimenticare che c'�
sempre anche l'antennascope :)

Andrea IK0RNT

unread,
Dec 1, 2009, 10:41:04 AM12/1/09
to
i3HEV, mario wrote:
> be', se ti accontenti di questo, che sostanzialmente � una taratura, non
> serve uno strumento di alta precisione - ma d'altra parte sulle gp non
> c'� molto da sperimentare, se ne sa praticamente tutto :)

In effetti la sperimentazione non era sulla ground plane in s�, ma sul
confronto fra verticali 5/8 che si comprano e le classiche semplici
ground plane 1/4 d'onda quando i segnali che si intendono ricevere sono
segnali VHF e UHF molto lontani che vengono da ponti ripetitori non
locali. Un mio amico mi ha detto che in quel caso il diagramma di
radiazione della ground plane 1/4 d'onda � pi� opportuno e volevo
ritrovare questo risultato, visto che ho l'obiettivo personale di usare
ponti umbri da Roma.

Grazie


A.

Andrea IK0RNT

unread,
Dec 1, 2009, 10:45:09 AM12/1/09
to
AleX wrote:
> Hai provato a scambiare ingresso con uscita? cosa succede?

No. O almeno non ancora. Ma dato lo sfacelo generale penso che non
basterebbe per avere uno strumento funzionante, no?

Grazie


A.

i3HEV, mario

unread,
Dec 1, 2009, 4:24:32 PM12/1/09
to
Andrea IK0RNT wrote:

> ... la sperimentazione non era sulla ground plane in s�, ma sul


> confronto fra verticali 5/8 che si comprano e le classiche semplici

> ground plane 1/4 d'onda quando i segnali... sono... molto lontani ...

ah, capisco... allora, facendo un po' di esperimenti ti troverai con
qualche sorpresina :)

Il discorso � pi� o meno questo: la ground plane, nel vuoto, ha un
angolo di elevazione (teorico) nullo, mentre la 5/8 ha poco pi� di una
ventina di gradi sull'orizzonte; perci�, dato che i segnali di terra
lontani ti arrivano praticamente paralleli all'orizzonte, la GP dovrebbe
andare meglio - o quanto meno, suppongo che sia questo il ragionamento
che ha fatto il tuo amico.

Purtroppo, per�, nel mondo reale le antenne non sono nel vuoto, ma sono
montate su un palo ad una certa distanza dal suolo - che teoricamente
scegli tu, ma in pratica � scelta dal venditore di pali... :) - la cui
presenza incide pesantemente sulla forma del lobo di radiazione, alzandola.

Per chiarire il concetto, ho fatto qualche simulazione con l'ottimo
MMana (che non sar� perfetto ma aiuta molto a capire), e ne ho ricavato
qualche numerino interessante:

NEL VUOTO :

GP 1/4 lambda, radiali orizzontali: elevazione 0,7�
GP 1/4 lambda, radiali a 30�: elevazione 0.8�
GP 1/4 lambda, radiali a 45�: elevazione 0.0�

GP 5/8 lambda, radiali 1/4 L orizzontali: elevazione 22.2�
GP 5/8 lambda, radiali 1/4 L a 30�: elevazione 30.6�
GP 5/8 lambda, radiali 1/4 L a 45�: elevazione 32.9�


SU TERRENO "REALE", PALO h = 3m :

GP 1/4 lambda, radiali orizzontali: elevazione 8.0�
GP 1/4 lambda, radiali a 30�: elevazione 8.3�
GP 1/4 lambda, radiali a 45�: elevazione 8.4�

GP 5/8 lambda, radiali 1/4 L orizzontali: elevazione 6.9�
GP 5/8 lambda, radiali 1/4 L a 30�: elevazione 6.8�
GP 5/8 lambda, radiali 1/4 L a 45�: elevazione 21.8�

Come vedi, per una 5/8 con radiali a 30�, contro quello che si potrebbe
immaginare, l'angolo di elevazione � addirittura minore che per la GP...
insomma, quando c'� di mezzo il mondo reale, bisogna vedere caso per
caso cosa succede.

AleX

unread,
Dec 1, 2009, 4:33:49 PM12/1/09
to
Andrea IK0RNT <andrea....@ANTISPAM.gmail.com> wrote in
news:9SaRm.101221$1s6....@twister2.libero.it:


> No. O almeno non ancora. Ma dato lo sfacelo generale penso che non
> basterebbe per avere uno strumento funzionante, no?

No, ma ti farebbe capire se hai realizzato un accoppiatore direzionale
simmetrico o meno. (Condizione necessaria).

73's AleX (IK5NJM)

0 new messages