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Surfcasting: lezione 4

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Graziano

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Jun 15, 2000, 3:00:00 AM6/15/00
to
Le esche per il surfcasting si basano su due aspetti principali: gli odori e
la luminescenza.
Gli odori, o meglio i grassi oleosi hanno la capacità di propagarsi con la
corrente operando un richiamo per tutte le prede. Soprattutto quando c’è
mare mosso e quando la temperatura dell’acqua è più alta, i pesci ricercano
il cibo principalmente con l’olfatto. Fra le esche “odorose” possiamo
sicuramente includere le sardine, i muggini, e tutti gli anellidi che
contengono liquidi.
La capacità di un’esca di rendersi luminescente è efficace invece
soprattutto con mare calmo, quando le correnti non trasportano gli odori,
così come quando la temperatura dell’acqua non è elevata.
La luminescenza è prodotta da sostanze che ha contatto con l’acqua emettono
fosforescenze. Fra queste esche le principali sono seppia e calamaro.
L’arenicola ha tutte e due queste proprietà, ed è per questo che è la più
catturante.
Quando il mare è calmo e le acque sono calde, i pinnuti cercano quasi
esclusivamente a “vista” ed allora sono da preferirsi quelle esche
cosiddette “naturali” come crostacei, anellidi, molluschi, bivalve,
cannolicchi e murici.
Bisogna poi considerare che i pesci si dividono in predatori e grufolatori,
e quindi anche le esche de4vono essere divise sotto questo aspetto.

Vediamo ora tutte le esche(o quasi, visto che poi ogni regione prevede delle
particolarità) e soprattutto come si innescano.

SARDINA: è l’esca principe del “vero” Surfcasting, quello medio-pesante,
ottima da usare soprattutto nel periodo ottobre-dicembre e in estate come
richiamo, più che come esca.
Costa poco, qualche migliaio di lire per un kilo. La lunghezza giusta è
intorno ai 12 cm, in modo da poterla innescare intera, a filetti o solo la
testa.
Il filetto è il modo più utilizzato. Si dispone la sardina su un piano, e
con una lama ben affilata si ottengono due filetti di circa 6 cm a partire
dalla coda. Si buca con l’amo la parte più larga e si dispone l’amo
longitudinalmente al filetto con la punta verso fuori(esterna al filetto).
Si accosta il filetto e l’amo intorno ad un ago da innesco con la carne
verso l’esterno(più usato per via dell’odore) oppure con la pelle verso l’
esterno(ottimo soprattutto al tramonto per via del riflesso che lo fa
sembrare un pescetto in difficoltà). Con l’uso del filo elastico, si avvolge
il tutto creando un rotolo, molto resistente, con la punta dell’amo che
sporge fuori. Fatto questo si sfila l’ago. Una variante prevede un
galleggiantino di balsa da mettere nel filetto. Vola benissimo, sopporta
bordate incredibili, ma la sua durata in acqua non è tantissima, perché
perde molto velocemente l’odore, e quindi anche se l’innesco ci pare
perfetto, bisogna cambiarlo almeno ogni mezzora(si tasta il filetto con i
polpastrelli delle dita: se non li unge bisogna cambiarlo). Questo tipo di
innesco è micidiale con tutti i predatori, dal grongo anche enorme, al
saraghetto o la famigerata spigolona. L’amo deve essere a curva stretta e
con gambo lungo(acciaio o carbonio) della misura minima del n.4. in modo da
facilitare l’ingoio. Il terminale migliore è lo short alto di diametri non
troppo bassi(0,26 minimo).

Se il mare è mosso invece si usano ami storti, perché il pesce mangia a
strappo e difficilmente ingoia e il teminale migliore è il Pater-noster con
braccioli dello 0,40 di 30 cm massimo.
La testa si innesca facendo passare l’amo fra gli occhi e facendolo
fuoriuscire sul dorso dietro la scatola cranica.
L’innesco intero io la faccio passando l’amo sottopelle sul dorso e facendo
un nodo semplice intorno alla coda. questo sopportera tutto lo stress del
lancio.
Un altro innesco vincente si ottiene tagliando la testa, infilando da qui un
ago da sarda(ha una clips dalla parte opposta della punta) che faccio
fuoriuscire dalla coda. poi aggancio il finale alla clips e tiro l’ago che
trascinerà il filo fuori dalla coda. Si fa entrare il gambo dell’amo nella
polpa e si fa il nodo intorno alla coda con il finale. Si lega poi il capo
libero alla girella del trave.

MUGGINE: è l’esca principe se si vuole insidiare il grosso
predatore(spigola, grongo, palombo, ombrina, dentici, lecce, ricciole,
serra, razzone). Può essere usato vivo, oppure come la sardina a filetti che
risultano più grossi e consistenti(bisogna però squamarli).
Gli ami sono zerati. Per innescarlo vivo, si prende un cefaletto(20 cm) e lo
si innesca sul dorso appena dietro il capo non troppo in profondità per non
ridurne la vitalità. Se c’è un predatore in giro, non passeranno più di
venti minuti e avremo una bella spigola su bagnoasciuga!! Invece del filo
elastico, si usa uno 0,18, visto che le carni sono più dure.

ANGUILLINA: abbastanza usata nel Surf in prossimità delle foci, si utilizza
solo viva. Ha una enorme resistenza, anche al lancio. La misura ideale è
intorno ai quindici centimetri e si innesca passando l’amo sottopelle a 7
centimetri dalla coda, in modo da evitare al minimo i grovigli. Si usano
longarm con ami storti. Ogni tanto si opera un piccolo recupero, perché la
cechetta tende ad infilarsi sotto la sabbia. Per evitare questo, si
inserisce un bel galleggiante a circa 2/3 del terminale.

SEPPIE E CALAMARI: quando nei mesi freddi(dicembre-febbraio), si va a caccia
di predatori, è meglio utilizzare come esca i cefalopodi. Le loro carni,
sono ricche di una sostanza che a contatto con l'ossigeno disciolto
nell'acqua si ossida, producendo una luce verdastra. Questa rappresenta un
richiamo visivo irresistibile. Quando si comprano queste esche bisogna porre
attenzione, oltre alla freschezza, allo spessore delle loro carni. La seppia
a carni più spesse del calamaro. Per essere maneggiabili e innescabili in
diversi modi, le carni non devono superare i 5mm di spessore.
I cefalopodi si possono innescare a “coda di rondine”, ottima per la
Spigola, meno per il Sarago oppure in maniera elicoidale o lineare, passando
l’amo all’interno delle carni. Le trance hanno una larghezza di un
centimetro e una lunghezza variabile a volontà. Se la corrente è forte si
utilizza l’innesco lineare(un rettangolino al cui interno viene fatto
passare l’amo. Se la corrente è debole, preferiremo l’innesco elicoidale( l’
amo entra e esce dal rettangolino più volte) per avere una maggiore
mobilità.
L’innesco a coda di rondine si ottiene tagliando un lato della
strisciolina(dove ci sarà la punta dell’amo) in modo da formare due punte.
Un innesco ottimale, è quello dei due baffi del calamaro, che risultano
morbidissimi e quindi catturantissimi(peccato sono solo due)!! Si utilizzano
ami non troppo grossi e a gambo lungo. Per migliorare la resistenza nel
lancio, si fa qualche giro di filo elastico in prossimità dell’occhiello
dell’amo.

MURICE o BOCCONE: è una specie di lumacone contenuto in un guscio durissimo,
è saporito e Orate e Saraghi ne vanno matti. E’ un esca robusta, adatta
anche ai lanci più brutali e può essere usata anche surgelata(le polpe sono
più tenere). Si innesca direttamente sulla spiaggia, rompendo con una pietra
il guscio(occorrono almeno tre colpi) e infilando un amo storto n.1 nel
piede(la parte dura) e nascondendolo poi nella parte morbida. Spesso si
utilizzano fino a tre murici sullo stesso amo. E’ un’esca dura, e quindi
resiste molto bene all’assalto di pulci e granchi. Si utilizza un long arm
basso che darà grande mobilità al tutto e farà lavorare il murice sul fondo.

GRANCHIO e CICALA: è un’esca importantissima, tra le migliori, ma
sottovalutata sbagliando!! Infatti è universale. Basta aprire qualsiasi
pesce di opportune dimensioni e si scoprirà nelle loro pancie una manciata
di quei teneri granchietti chiari che si trovano sul bagnioasciuga. Costa
zero lire e si procura direttamente sulla spiaggia legando le interiora di
un pesce precedentemente catturato su un pezzo di cannuccia che verrà
infilata sulla sabbia là dove il mare arriva e non arriva. Cotrollando di
tanto in tanto cattureremo manciate di granchi ogni volta! Si può innescare
in due modi. O si passa l’amo storto tra le due giunture delle zampe
laterali dopo aver tolto le chele, oppure ed è quello che prediligo
isegnatomi dal mio amico Alberto,
senza togliere ne zampe ne chele, si incastra un amo storto di misura
adeguata al granchio, sotto il carapace longitudinalmente(la punta dell’amo
gli capiterà in vicinanza della bocca). Con il filo elastico poi si effettua
una legatura dell’amo e del carapace insieme orizzontalmente, stando attenti
a lasciare due zampe da una parte e due zampe dall’altra della legatura.
Resistentissimo al lancio, non si intacca in nessuna maniera la sua
vitalità, e sarà impossibile per lui insabbiarsi, risultando un esca
graditissima soprattutto alle Orate, ma anche a mormoroni e spigole di
qualsiasi dimensione. Naturalmente non teme attacchi da altri granchi. Si
utilizzano longarm dell0 0,23 0,26.

La cicala, parente dell’aragosta si utilizza soprattutto in settori misti,
dove ci sono scogli affioranti. E’ rivolta soprattutto alla cattura di
saraghi e orate. Si innesca passando l’amo nella parte addominale dalla coda
fin verso la testa. La misura delle cicale da innescare è di 5-7 cm. Da
preferire il longarm.

CANNOLICCHIO: è un’esca ottima soprattutto in primavera con mare poco mosso
e soprattutto quando l’acqua del mare non è trasparentissima. Infatti il
colore bianco delle sue carni è di facile richiamo in queste situazioni.
Ottimo soprattutto in Sardegna e Corsica, dove è appetito da tutte le specie
orate, mormore, saraghi, ombrine e razze su tutte. Sembra un coltello a
serramanico, e per innescarlo(ottimo quello di circa 11 cm) bisogna privarlo
del guscio ed utilizzare il piede(bianco).
Si innesca come un verme, con l’aiuto dell’ago, provvedendo prima di
passarlo sull’amo a renderlo più consistente con qualche giro di filo
elastico. Bisogna comunque porre attenzione in fase di lancio e soprattutto
subisce l’attacco di granchi e pescetti vari. Per questo è da utilizzare
soprattutto in quei momenti di grossa mangianza. La sua preferenza è dovuta
al fatto che molto spesso fa parte lui stesso dei sedimenti organici
scoperti dalle mareggiate.
Da preferire il suo utilizzo fresco, comunque può essere conservato,
provvedendo a sbollentarlo per una 20 di secondi in acqua salata e
provvedendo poi a richiudere le valve che tendono ad aprirsi, riunendoli in
mazzetti da 10 che legheremo con un elastico mantenendoli poi nel
congelatore. Una vota congelòati in questo modo, manterranno una alta
consistenza(altrimenti si squagliano).

BIBI: ottimo soprattutto per Orate e saraghi, con mare poco mosso o mosso.
Ha un ottimo potere pasturante grazie al liquido che contiene. Vive sulla
sabbia nelle lagune salmastri. È da preferire quello di piccole dimensioni.
Assomiglia ad un wurstel di colorw beige. Va innescato su ami a gambo
dritto, con una curva abbastanza larga per facilitare lo spostamento dall’
ago all’amo. È importantissimo infatti ridurre la perdita del prezioso
liquido durante la fase di innesco. Sopporta i lanci potenti, ma non
potentissimi e non teme l’attacco di granchi. Quasi sempre, se pesce è, è di
notevole dimensione!!
Non si conserva facilmente. L’unico modo è di svuotarlo dalle interiora e
dalla sabbia, tagliandolo alle due estremità, e passandolo in un composto di
sale e zucchero. Riunito in postine da 10 pezzi si può scongelare e
ricongelare quante volte si vuole.
Per innescarlo si mette sull’amo e si lega con il filo elastico alle due
estremità. A contatto con l’acqua si gonfia, sembrando vivo. Solo che non ha
all’interno il suo prezioso liquido!!
Il bibi richiede quasi sempre lo short rovesciato.

OLOTURIA: detta anche “cazzo di mare”, vive vicino agli scogli ed assomiglia
ad un cetriolo di colore scuro. Per innescarlo bisogna aprirlo, togliere il
dentro e con un coltello affilatissimo staccare la parte bianca, molliccia
che vediamo al suo interno. Con quella faremo dei bocconi che saranno
irresistibili per Saraghi e Orate. Si usa su qualsiasi terminale.

FASOLARE: detta anche “lingua rossa” è un bivalve racchiuso in una grossa
conchiglia con all’interno appunto una lingua rossa. È assai robusta ed è
appetita da qualsiasi sparide, ma anche dalla spigola e dall’ombrina. Ha un
sapore fortissimo, ed è quindi da utilizzare prevalentemente con mare mosso.
Si innesca privandola delle valve e nascondendo l’amo storto nelle sue carni
che possono anche essere sezionate. Ottima per tutto il periodo dell’anno, è
però difficile da trovare. Funziona con terminali corti.

COZZA: tanto appetibile da Saraghi e Orate, tanto da me, quindi
difficilmente riescono a sopravvivere alla mia fame, anche perché è un esca
molto fragile da lanciare. Quelle poche che arrivano a pesca, o si innescano
privandole delle valve e nascondendo l’amo nel suo muscolo(più cozze
insieme) oppure si usano degli stratagemmi come quello appena raccontato dal
nostro amico “James”
Si apre la cozza, si infila l’amo nel muscolo usando anche altre cozze
sgusciate in modo da aumentare l’inganno. Si richiude il tutto con alcuni
giri di filo idrosolubile. Si lancia, il filo si scioglie, la cozza si apre
e le Orate se ci sono, non mancheranno di abboccare all’inganno. Ottimo
anche il sistema di usare due o tre giri di filo dello stesso terminale,
incastrandolo poi nel guscio. Quando l’esca arriva in acqua, si ferra
energicamente scastrando il terminale e aprendo la cozza. Si usano terminali
molto lunghi e ami storti.

Vediamo ora le esche più usate, e cioè gli anellidi, per i quali si usano
tutti i tipi di terminali, e come ami, ad occhiello o a paletta, basta che
siano a gambo abbastanza lungo e affilatissimi:

MURIDDU: verme di allevamento, distribuito in scatolette di 10 esemplari
circa, è robusto ed efficace, appetito soprattutto dalle mormore. Anni fa
era sicuramente il più usato, oggi molto meno, forse perché non è più bello
come prima. Non serve l’ago per innescarlo, ma è preferibile usarlo.

TRIMULIGGIONE: si trova solo in Sardegna, vive nelle lagune dove si
costruisce un tubo, nel quale vive. Ottimo nelle serate di luna piena per
via della sua iridescenza. È di colore verde, e non è molto resistente. Il
costa è di 300 lire l’uno. Per innescarlo si usa un procedimento
particolare. Si prende un tubetto con il verme. Si rompe sotto, e partendo
dall’alto si spinge in giù pollice e indice. Si vedrà a poco a poco il verme
scivolare in giù e cascare sulla sabbia. Si prende e si infila per metà sull
’ago, a partire dalla testa. Si infila poi nell’amo, e la parte
penzolante(la coda del verme che si trova sul filo) si attorciglia sul resto
del verme, dando poi consistenza al tutto con alcuni giri di filo elastico.
Otteniamo così un bel boccone che sarà anche resistente. Si catturano
soprattutto mormore e Spigole.

AMERICANO: verme molto sanguinolento, lungo, dotato di una testa retrattile.
Per innescarlo bisogna infilare l’ago nella testa quando questa esce(attenti
perché mozzica!!). Abbastanza resistente, è ottima nel periodo autunnale e
invernale. In alcuni periodi dell’estate poi, sembra che le Orate mangino
solo lui. Costa circa 1000 lire a verme in scatolette da 4-5. Per tutti i
pesci. Si conserva in frigo senza problemi, anche per una settimana.

VERME DI RIMINI: forse pochi lo conoscono. È un vermone di due tre etti con
tanti piedini, che vive in adriatico e che si compra singolarmente. Attenti
alla testa perché se ti prende fa veramente male. Si innesca quindi
tagliando il pezzetto che ci interessa a partire dalla coda e innescandolo
sull’amo anche senza ago. È luminescente e funziona benissimo soprattutto
con mare mosso, grazie alla sua consistenza. Fa perdere la testa a tutti i
pesci grossi: Orate, spigole, ombrine e saraghi su tutti.
Si mantiene a lungo anche se già “incominciato”. Data la mole, si utilizzano
ami in acciaio abbastanza grossi. Così il pesce sarà quasi sempre grosso.

CORDELLA: esca estiva, di recente introduzione, è di calore rosato e si
mantiene a temperature superiori ai 25 gradi. Come il verme di rimini si
innesca a partire dalla coda, anche se non morde come lui. Va bene con tutti
i pesci, ma io non ci ho mai preso niente!

TREMOLINA: si usa soprattutto in gara nel sottoriva per i cefali o a galla
per sugheri e lecce.

ARENICOLA: finalmente!! È la più usata in tutta Italia, soprattutto quando
il mare non è molto mosso. Si innesca con l’aiuto dell’ago. Bisogna
prenderla sempre dalla testa(altrimenti si spezzetta tutta). Si inserisce il
verme sull’ago a partire dalla testa, e se è lunga(anche 80 cm!!) si spezza
in due o in tre parti. Si scorre sull’amo e si lancia senza alcun problema,
perché è resistente allo strappo ed è sicuramente quella che fra le nostre
esche può arrivare più lontano possibile.
Ci si prende praticamente di tutto, anche granchi e stelle marine!!! Ottima
anche a galla per sugherelli e lecce con l’aiuto di un galleggiantino magari
luminoso sul terminale, accanto all’esca.
Si può anche innescare a “ciliegia” realizzando appunto un boccone
consistente in prossimità della punta dell’amo. Non si può lanciare però con
violenza e quindi lontano, ma le mormore ne vanno pazze.
È l’esca più utilizzata in gara, grazie alla sua universalità e al richiamo
dovuto sia alla luminescenza che al liquido che ha all’interno. Costa da
1000 lire a verme(a Roma) fino a 2000.
E’ opinione comune che sia poco durevole come esca. Io insieme al mio amico
Carlo ne abbiamo liberata una confezione, opportunamente mantenuta, a
distanza di un anno, da una Canna d’Oro all’altra.
La cosa più importante è non fargli prendere sbalzi di temperatura, che deve
mantenersi sempre fra i 15 e i 18 gradi. Quindi importantissimi luoghi come
cantine e garage. Mai assolutamente in frigo!! Per trasportarla bisogna
usare i frigoriferi portatili che provvederemo a raffreddare solo d’estate
con un ghiaccetto che però non deve mai venire a contatto con la scatola di
arenicola, altrimenti la “brucia”. Io metto il ghiaccetto sopra le scatole
di americano!!
La seconda cosa è fargli gli “sciacquetti” con acqua di mare pulita e a
temperatura costante, ogni due giorni. Poi ogni due settimane bisogna
cambiargli la sabbia completamente. Si mette acqua di mare in abbondanza
nelle vaschette(io uso quelle di plastica da congelatore abbastanza grandi)
e si provvede a scuoterle velocemente. L’arenicola verrà a poco a poco a
galla e possiamo così prenderla e cambiargli scatola. Tempo due tre minuti e
la vedremo nuovamente insabbiarsi.
Importante è poi avere come ho già detto scatole di plastica lunghe per dar
modo ai vermi di allungarsi a piacimento.
Mi prenderete per pazzo, lo so, ma io così facendo difficilmente butto
qualche verme e vi assicuro che quando partite per una gara con una 50 di
scatole a testa(200.000 mila lire minimo), saper mantenere l’arenicola è un
risparmio enorme!!!

Bene, ora che sappiamo come e soprattutto con che cosa innescare i nostri
ami, siamo pronti a lanciare in acqua le canne.

Come? Lo vedremo nella prossima lezione!!!!

Ciao Graziano


Aber Rock

unread,
Jun 15, 2000, 3:00:00 AM6/15/00
to

Graziano <gra...@tin.it> wrote in message 8ib0hj$c07$1...@nslave2.tin.it...

> Le esche per il surfcasting si basano su due aspetti principali: gli odori
e
> la luminescenza.

Ineccepibile: non manca davvero nulla. Proprio a voler fare i rompicojoni ci
si può mettere anche il paguro, il bottacciolo o ophelia e il vituperato
coreano che una sua importanza in certe condizioni e con certi terminali ce
l'ha... Le prime due sono esche d'"emergenza" ma a volte risolvono
situazioni disperate (trovarsi a Riu Siccu con i mumungioni che danno come
pazzi e aver finito americano, arenicola, bibi...) la terza è un'esca
secondo me molto "tecnica" a patto di saperla ben usare.

Aggiungo dunque:

Paguro: è un'esca generica, facilmente reperibile, specie d'estate e
graditissima a molte specie, gli sparidi in primo luogo. I suoi clienti sono
infatti l'orata, il pagello, il sarago e forse un pò meno la mormora. E'
un'esca che dà il meglio di sè con mare non troppo formato e sul misto. Le
orate preferiranno decisamente quelli più grossi, anche di 6/7cm sgusciati,
mentre gli altri pesci non esiteranno nemmeno con gli esmplari di misura più
ridotta, 2/3cm bastano. Va estratto dalla conchiglia che lo ospita con
delicatezza e innescato a partire dall'addome rigorosamente su robusti ami
storti a gambo corto, trapassandolo all'altezza della parte inferiore del
carapace, e montato su terminali preferibilmente un pò lunghi. E' un'esca
più "da fondo", ma può fare dei miracoli su un branco di pagelli.

Ophelia o bottacciòlo: è un vermetto tozzo di colore rosso violaceo
iridescente, con screziature color verde metallico che abita nella rena del
bagnasciuga, potendo raggiungere la lunghezza di una decina di cm, ma
solitamente si mantiene tra i 4 e i 6. E' un'esca delicata, ma semplicissima
da reperire in caso di necessità. E' un indicatore molto affidabile della
pulizia delle acque, perchè non si trova su spiaggie in cui l'acqua è appena
inquinata. Numerosissimo in sardegna, basta scavare per pochi centimetri a
ridosso della linea bagnata dalla risacca per trovarne tantissimi in poco
tempo: il trucco è che si dispongono in gruppi più densi e numerosi in
prossimità di curve o sporgenze della linea di battigia. Molto gradito da
mormore e ombrine, è necessario innescarne anche 5/6 per volta con aghi
molto sottili e sostituirli abbastanza spesso. Qualsiasi lunghezza di
terminale, ami a filo fino.

Coreano: non è un'esca molto appetita per il suo odore e sapore, la sua
unica caratteristica in grado di renderlo interessante per il surfcasting è
la sua straordinaria mobilità, che in certe situazioni lo fanno scambiare
facilmente per una cechetta o per un altro pesce dai predatori. Quasi del
tutto inutile se presentato a fondo, dà il meglio di sè se presentato su uno
short rovesciato con un flotterino sul bracciolo nella pesca a media e corta
distanza con mare increspato (lecce stella e aguglie) o mosso (spigole, e
nemmeno sempre piccole) . Va innescato solo per pochi centimetri e a partire
dalla testa, intero, lasciando un lungo scodinzolo libero dall'amo, che
potrà essere un Gama 120N o un aberdeen leggero piccolo, purchè non ne
mortifichi la mobilità, nelle misure dal 6 al 10 a seconda della taglia dei
vermi e dei pesci.

Ciao
Aber
Rock


Graziano

unread,
Jun 15, 2000, 3:00:00 AM6/15/00
to
Grazie, il paguro mi sono accorto di averlo dimenticato quando ho riletto il
mio post, alle altre due proprio non ci avevo pensato.
inseriscile sul Ng nella mia stessa lezione, così facciamo un bel lavoretto

Ciao Graziano

Aber Rock ha scritto nel messaggio ...


>
>Graziano <gra...@tin.it> wrote in message 8ib0hj$c07$1...@nslave2.tin.it...

>> Le esche per il surfcasting si basano su due aspetti principali: gli
odori
>e
>> la luminescenza.
>

Anchise

unread,
Jun 16, 2000, 3:00:00 AM6/16/00
to
On Thu, 15 Jun 2000 23:41:21 +0200, "Graziano" <gra...@tin.it> wrote:

>Grazie, il paguro mi sono accorto di averlo dimenticato quando ho riletto il
>mio post, alle altre due proprio non ci avevo pensato.

>inseriscile sul Ng nella mia stessa lezione, cosě facciamo un bel lavoretto
>
>Ciao Graziano

Ecco un bell'esempio di collaborazione!
Bravi ragazzi.. se continuate cosě ne esce un libro.. e di quelli
belli!
Grazie
Anchise.

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