Non meravigliatevi se iniziamo dal recupero, tempo fa lessi un libro del
gioco degli scacchi e appunto per prima cosa si studiavano i finali,
perchè una partita si gioca meglio se si fa come finirla, noi adotteremo
lo stesso metodo, pescheremo meglio se sappiamo cosa ci aspetta dopo e se
sappiamo farlo bene.
Quindi signori e signori: Il Recupero.
Tecnicamente possiamo avere due tipi di recupero: da breve distanza o
da lunga distanza, ci limitermo a parlare dei caratteri essenziali di
entrambi tralasciando quel tratto di recupero che porta da una lunga a
una breve distanza la preda allamata.
Diamo per acquistio che un pesce in acqua pesa un quarto del proprio peso
in aria e che un buon monofilo dello 0,08 si abbina bene con un 0,10
e male con un 0,14 (ma questa è un'altra dispensa).
Il concetto che ci ispira ovvero la regola nr. 1 è: Il pesce
allamato va messo nella nassa! PUNTO.
Ciò vuol dire che eviteremo assolutamente quegli atteggiamenti che ci
deconcentrano, molte volte un pesciolino snobbato e perso nel recupero
ci rpiva di quel quel grammo che fa scattare nella bilancia il Ventino
che ci regala un punticino a noi e anche tre-quattro posizioni alla
squadra,
molte volte l'edonismo e il piacere del capannello di curiosi dietro di noi
ci fa perdere il Pezzo da 10 Kg, troppe volte vedo agonisti che nel
recupero da lontano di un carassio si distrae e commette errori... I
pezzi persi pesano più di quelli nella nassa quindi occhio.
Quindi il pesce allamato va nella nassa, dalla umile alborella da 5
grammi alla nonna carpa, fa eccezzione la cattura che valutiamo che non
sarà recuperabile in tempo o mai, allora occorre prendere subito la
decisione o viene o rompe subito, forzando al massimo otterremo la
rottura del finale e rientreremo subito in pesca e non perderemo tempo
prezioso.
In una edizione del Trofeo Nazionale Master Junior al Palazzo Ducale di
Parma un ragazzo rimase per due ore con un amur in fondo alla lenza e lo
perse a 5 minuti prima del fine gara: Ultimo di gara!
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Cosa recuperiamo??
Capire cosa abbiamo in fondo alla lenza è importante per prevedere le mosse
del nostro avversario, di seguito scrivo alcuni tipi di pesce e chi
ne ha voglia riposta il caratteristico movimento della fuga,
limitiamoci ai pesci indicati e non aggiungetene più di uno a testa
(ovviamente quotate),
(Pezzatura media max 2KG)
1- carpa regina
2- carpa a specchi
3- carpa cuoio
4- carassio
6- cavedano
7- amur
8- carpa grande (5-6 Kg ed oltre)
Una volta che sappiamo cosa abbiamo in fondo al filo dobbiamo
assolutamente parare le fughe e impostare il recupero che si concluderà
ovviamente NEL GUADINO.
Tralasciando le varie caratterizzizazioni delle prede che giocheremo
nella fase intermedia tra la prima fase del recupero e l'ultima parliamo
brevemente di queste due.
Fase prima,
Senza soluzione di continuità con la ferrata dobbiamo sfruttare la
sorpresa del pesce per "GIRARGLI LA TESTA LATERALMENTE" e più il pesce è
grande e maggiore è questa necessità, non è assolutamente facile ma chi
ha la capacità di farlo prevale su chi ne è incapace.
Per farlo c'è solo un modo TIRARE, dare uno "strattone" di lato di modo
che le successive fughe siano laterali alla sponda e non dirette verso il
largo dove per diversi motivi il pesce avrebbe maggiore probabilità di
rompere.
A questa prima fase segue la seconda dove a seconda delle preda avremo
comportamenti e nostre risposte diverse ma che comunque devono portare
alla terza fase:
DESCRIVETE con riferimento ai pesci di cui sopra i diversi comportamenti
in questa particolare fase.
Fase terza:
recupero finale e guadinata..
Sarebbe ideale che nel recupero finale il pesce ormai domato si trovi in
una certa posizione, cioè abbastanza distante dalla zona di pesca e non
troppo vicino da poterlo perdere nel momento critico, quando cioè per
ovvi motivi dobbiamo aggallarlo per farlo entrare nella testa del guadino.
Ho elaborato alcuni disegni e schemi per questa fase, ma preferisco
fermarmi qui per poteci concentrare e discutere tutti su quanto sopra.
Ciao a tutti
Elitefra.