quello che mi interessava e' questo:
da quello che mi sembra di capire, tecnicamente si ha la "planata" quando il
moto dell'acqua sotto lo scafo, da "turbolento" diventa "laminare"... come
il moto dell'aria sulle vele.. quando sono in stallo e' turbolento, quando
invece "portano" diventa laminare...
ora se non sbaglio finche' il moto dell'acqua sullo scafo e' turbolento, la
barca e' disclocante, e rimane soggetta alla propria velocita' limite...(o
sbaglio?)
Le cose invece cambiano quando inizia la planata.
Ed ecco il collegamento con il surf. Non vorrei sbagliarmi ma io plano
esclusivamente con le tavole senza deriva, e quando inizia la planata te ne
accorgi di brutto... e' un po' come togliere un freno a mano che si era
dimenticato tirato. Quando ero principiante invece ed utilizzavo i tavoloni
con deriva ad un certo punto ricordo tutto iniziava a tremare e a
risuonare... ma la velocita' non aumentava di uno sputo
Ora mi chiedo se un windsurf a causa della deriva non riesce a planare....
come e' possibile dire che una barca a vela di diverse tonnellate, con
deriva e bulbo "plani" ?? A mio parere non si tratta di vera planata, ma di
semplice accelerata, perche' il moto dell'acqua continua ad essere e rimane
turbolento.
Ho detto cagate ?
C'e' qualche ingegnere areonautico che mi aiuta ?
eugenio
La planata consiste nel passaggio fra lo stato "dislocante" , cioè quando
un natante - surf o petroliera - muovendosi sposta tanta acqua pari al suo
peso, a quello "planante", in cui non vale più la regola precedente, ma il
sostentamento non è + idrostatico, ma idrodinamico ( cioè dovuto non + alla
forza di Archimede, ma ad altro tipo di forza, p.es "sasso piatto cha
saltella sull'acqua".
Il tipo di moto dell'acqua che scorre sulla carena non c'entra niente: la
differenza fra moto laminare e turbolento è dovuta essenzialmente alla
velocità ed alla forma delle appendici e della carena. Inoltre non è
sicuramente "tutto turbolento" o "tutto laminare" sull'intera carena nello
stessso momento.
La planata si ha quando il natante - che per peso, forma di carena e forza
applicata ( vela o motore) passa nella condizione idrodinamica, superando
l'onda che esso stesso produce. Per fare questo deve superare una velocità
critica, proporzionale alla sua lunghezza al galleggiamento ( in nodi > 2,4
x radice quadrata lung.gall).
Dunque un surf lungo 3 m plana ad una velocità inferiore di un natante di 10
m; allo stesso modo un maxi di 24 m non plana a fino a circa 11-12 nodi.
Esistono però casi intermedi, in cui coesistono le due situazioni: molte
barche da crociera che , per anche solo 9 m al galleggiamento, se hanno una
poppa larga su cui appoggiarsi, fanno al lasco planate parziali a 9-10 nodi
sull'onda.
Per non parlare dei catamarani.....
Casi estremi : Windsurf a carena concava (va solo se plana)------ sloop
tipo dragone (non plana ).
spero di essere stato chiaro ( e corretto ) .
Come sempre sono benvenute correzioni e/o osservazioni
Saluti
Davide
"Eugenio" <euge...@iol.it> ha scritto nel messaggio
news:5Uln7.30456$ul3.1...@news.infostrada.it...
> La planata si ha quando il natante - che per peso, forma di carena e
forza
> applicata ( vela o motore) passa nella condizione idrodinamica, superando
> l'onda che esso stesso produce. Per fare questo deve superare una velocità
> critica, proporzionale alla sua lunghezza al galleggiamento ( in nodi >
2,4
> x radice quadrata lung.gall).
Sei stato chiarissimo, complimenti !
Ma.. quindi non c'entra niente la presenza o meno del bulbo e della deriva ?
Teoricamente quindi puo' planare qualsiasi cosa se sospinto da una forza
adeguata?
grazie per la formula della velocita' critica... la ho cercata ovunque ma
non
la trovavo 8-]
sai dove trovare approfondimenti sul tema? io ho letto (in parte!!) Simmetry
of Sailing (Fisica della Vela).. ma non tratta granche' dell'argomento..
ciao,
eugenio
La deriva serve a contrastare la componente laterale della spinta del vento
sulle vele. Se poi ci metti un peso alla estremità inferiore (bulbo) puoi
contrastare l'effetto dovuto alle stesse forze- che facendo leva sulla
deriva (non sul bulbo) - fanno inclinare (sbandare) la barca lateralmente.
Qui la planata non c'entra. Semmai c'entra la velocità, che fa aumentare la
"portanza" della deriva, la cui superficie può essere proporzionalmente
ridotta quando vai + veloce. (caso limite è il windsurf ).
> Teoricamente quindi puo' planare qualsiasi cosa se sospinto da una forza
> adeguata?
Se lo scafo ha forme adatte, credo di si.
>
> grazie per la formula della velocita' critica... la ho cercata ovunque ma
> non
> la trovavo 8-]
>
> sai dove trovare approfondimenti sul tema? io ho letto (in parte!!)
Simmetry
> of Sailing (Fisica della Vela).. ma non tratta granche' dell'argomento..
>
Mah. Sulle planate il "manuale dell'allievo"della FIV liquida tutto in due
righe; sul resto è perfetto,come credo qualsiasi altro manuale di livello
medio avanzato, che puoi trovare in ogni buona libreria e sul web.
> ciao,
>
> eugenio
>
>
>
>
>
ciao
Davide
Scusate l'OT
Raffaele Bonivento
:-) :-)
"Raffaele Bonivento" <lelelin...@iol.it> ha scritto nel messaggio
news:TYNn7.42246$ul3.1...@news.infostrada.it...
OT stava per Off Thread eh eh eh :-)
Una volta, dopo una estenuante regata di Classe A a Cesenatico con 20-25 nodi e 50 ritirati su 63 partenti, un gommone mi ha "accompagnato a riva". Ero disfatto e quindi procedevo in condizioni "di estrema riserva": albero bloccato, randa completamente in stallo, derive estratte, non facevo neancher il trapezio.... teoricamente un chiodo. Arrivati a terra il gommone mi ha detto che facevo 22 nodi!!!
Carlo
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Questo messaggio e` stato inviato da http://www.inwind.it
e dillo che ti sei fatto trainare
> .. Arrivati a terra il gommone mi ha detto che facevo 22 nodi!!!
Il gommone parlante aveva un bel motore!
:-)
> Carlo
Ciao, Lemcos
davide berrone <dbe...@tin.it> wrote in message
Nbon7.166058$TS4.1...@news2.tin.it...
Mi complimento anch'io per la chiarezza con cui Davide ha spiegato la
planata.
Per la verità, mi sembra che "La fisica della vela" di Garrett tratti in
modo abbastanza approfondito l'argomento. Le considerazioni sulla planata
non riguardano solo barche a vela e windsurf, ma sono valide per qualsiasi
altro corpo immerso nell'acqua. Cerco di riassumere quello che mi sembra
d'aver capito.
A pagina 52 (dell'edizione italiana), viene illustrata la resistenza delle
onde al variare della velocità dello scafo. Un grafico mostra come la
resistenza delle onde superi quella d'attrito per una velocità in nodi
della barca di 2,4 * rad(LWL), dove rad(LWL) è la radice quadrata della
lunghezza al galleggiamento in metri.
A pagina 63 e successive, si parla invece della planata e più in generale
della portanza dello scafo.
Una barca ferma galleggia quando sposta tanta acqua quanta la propria
massa, cioè quando la forza di Archimede equivale alla forza peso. Se la
barca si muove sull'acqua, un'altra forza agisce verticalmente: la portanza
dello scafo, cioè la componente verticale della resistenza dell'acqua. In
questo caso, la forza peso equivale alla somma della forza di Archimede e
della portanza: quindi l'acqua dislocata diminuisce all'aumentare della
portanza. In parole semplici, la barca viene sostenuta dal suo "rimbalzo"
sull'acqua, dovuto alla velocità con cui avanza. L'esempio del sasso piatto
che rimbalza sull'acqua, portato da Davide, mi sembra il più indicato per
vedere come la portanza possa contrastare le forza peso.
Appena la barca si muove, l'effetto di portanza è sempre presente, anche
quando "disloca".
L'inizio della planata corrisponde invece a una condizione empirica, cioè
quando, all'aumentare della velocità, la resistenza all'avanzamento della
barca diminuisce invece che aumentare. Questo è dovuto al fatto che la
portanza solleva la barca fino al punto di diminuire drasticamente la
resistenza d'onda, che è la causa principale della resistenza
all'avanzamento sopra la velocità critica, come detto sopra.
In pratica, una barca può superare la sua velocità critica solo se plana.
La portanza dipende dalla forma dello scafo. Sulla "Fisica della vela", vi
sono i risultati sperimentali riguardanti delle lastre piane che scivolano
sulla superficie dell'acqua: un caso limite, non troppo lontano però da una
tavola da surf. Un risultato trovato è quello che la resistenza è minima
per un angolo di inclinazione sulla superficie dell'acqua di 7°. Se la
tavola di impenna di un angolo superiore a 7°, la resistenza aumenta per
effetto dei vortici che si formano nella scia.
Uno scafo adatto alla planata è largo e piatto anche a prua, come windsurf,
gommoni e motoscafi tipo Boston. Questi sono molto veloci quando la spinta
della vela o del motore è sufficiente per mantenere la planata. Sono invece
molto sconvenienti quando non planano: a questo si spiega la brusca
accelerazione che si ha quando entrano in planata.
In condizioni "dislocanti", a parità di massa, è conveniente uno scafo
stretto e affusolato, che presenta il minimo attrito sull'acqua ma che non
plana facilmente. Per questa ragione le moderne barche a vela da regata
hanno delle forme che sono un compromesso tra l'ideale per la planata e
quello per il dislocamento. Se, per assurdo, una barca avesse le forme
dello scafo di un windsurf perderebbe di bolina con poco vento molto più
che guadagnare nelle planate di poppa. Diverso è il discorso per barche
come Fila, disegnate per andature portanti con molto vento.
A pagina 284, vi è il paragrafo "planando sulle onde", abbastanza
complicato. Si chiarisce perché il surf da onda può mantenere una velocità
elevata, planando davanti alla cresta.
A pagina 290, si studia invece l'effetto di un'onda di 2,7 metri di altezza
che investe lateralmente una barca: interessante per capire cosa succede a
una barca a vela che passa da una planata con onda di poppa a una
straorzata con onda al traverso... forse ciò è dovuta l'eccitazione di chi
plana sull'onda con un cabinato a vela, rilevata da Eugenio: le conseguenze
di un errore in quelle condizioni possono essere più drammatiche che su un
windsurf...
ciao
E-Mail: l.an...@libero.it