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la tragedia del Parsifal e L'autogonfiabile

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GIUSEPPE BARONE

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Jan 2, 1997, 3:00:00 AM1/2/97
to

cari amici di newsgroup mi presento sono Giuseppe Barone e quando non
faccio il dentista faccio le regate da quasi 30 anni e ho navigato in
regata con quasi tutti i tipi di barche dai moderni ilc40 alle gloriose
barche d'epoca e non ho mai visto un solo skipper sia esso italiano o
'europeo' sbarcare l'autogonfiabile per motivi di peso o d'ingombro tant'è
che negli ultimi due anni ne sono usciti in commercio di molto molto
piccoli sia da 4,6o8 persone. Ad un solo anno dalla tragedia del Parsifal
dovuta propio alla perdita dell'autogonfiabile sentir parlare di problemi
di spazio su un argomento cosi importante mi fa rabbrividire cosi' come una
persona che dice di aver navigato per 20000 miglia senza aver mai trovato
situazioni limite che per mare nessuno si va mai a cercare ma che spesso
capitano.
Da circa 10 anni sono un esaminatore per le patenti nautiche a vela oltre
le sei miglia alla capiteneria di porto di Anzio e posseggo il GATSBY un
Ron Holland in lamellare di mogano di 10 metri e subito sotto alla scaletta
in dinette ho il mio autogonfiabile perfettamente in regola con le altre
dotazioni e quando si avvicina qualche barca delle forze dell'ordine saluto
cordialmente.
Ciao a tutti Peppe.

Catja Moeller

unread,
Jan 2, 1997, 3:00:00 AM1/2/97
to

gat...@rm3.flashnet.it ("GIUSEPPE BARONE") wrote:

Troncherei volentieri questo thread (non devo convincere nessuno), ma
la tua presa di posizione e' troppo buffa, esige una risposta:

SCNR (Sorry Could Not Resist), come si dice in Internettese ;-)

1. Amico, se volevi "vendermi" un autogonfiabile, avresti dovuto
portarmi l'esempio di un equipaggio che si e' *salvato* da un
naufragio per merito di esso, non un esempio che ne dimostra la
relativa inutilita'.

Avendo visto solo le interviste ai superstiti trasmesse in TV, credevo
che sul Parsifal l'autogonfiabile non fosse stato usato perche' non
c'era stato il tempo di metterlo in acqua, ma anche se le cose sono
andate come dici tu, la sostanza del discorso non cambia:

Ammesso (e non concesso) che esista una sia pure infinitesimale
possibilita' che la barca affondi in mare aperto, se da questa
possibilita' sottraggo una non indifferente quota di casi in cui
l'attrezzo non serve

a. perche' si e' perso prima dell'incidente
b. perche' non si e' avuto il tempo di vararlo
c. perche' al momento buono non si e' gonfiato
d. perche' salendoci sopra si e' rotto
c. ecc. ecc. tutti casi abbondantemente documentati

mi dici dove arriviamo? Io dico che se non si raggiunge lo zero
astratto/matematico, si arriva comunque ad un "zero di fatto" per
quanto riguarda l'utilita' dell'autogonfiabile.

2. Dopo tutto quello che si e' detto, mi citi una barca da regata,
affondata durante una regata, palesemente a causa di scelte
stravanganti persino per un regatante!

La tempesta durante la quale sono affondati era ampiamente
preannunciata, sono partiti mentre altri sono rimasti in porto.

Hanno proseguito quando altri sono riusciti a tornare di dove erano
venuti.

Hanno insistito su una rotta intenibile, mentre altri si sono arresi
all'evidenza, cambiando rotta almeno quando se la sono vista brutta.

Come se tutto cio' non bastasse, sono stati avanzati anche dubbi sulla
solidita' della barca. Non mi esprimo, ma, visti i risultati, e
sapendo che si trattava di barca da regata di costruzione artigianale,
i dubbi non sembrano campati in aria.

Ho notizie di prima mano di due naufragi soltanto: un Mattia 11
rovesciatosi nel Golfo del Leone (mori' Chioatto, insieme ad altri) e
il naufragio della barca di Fred (uno strano olandese che vive a S.ta
Teresa di Gallura, forse qualcuno di voi lo conosce).

Nel primo caso l'autogonfiabile non e' stato usato perche' l'incidente
e' stato troppo improvviso, nel secondo non e' servito, perche' la
barca in avaria ha raggiunto comunque le coste della Sardegna, per
infrangersi poi sugli scogli.

Se non l'hai mai letto, ti consiglio "Fastnet forza 10", un libro un
po' vecchiotto che racconta le disgrazie di quel Fastnet famoso di una
quindicina di anni fa.

Dopo aver descritto tutto quello che e' successo, nell'ultimo capitolo
l'autore trae qualche conclusione:

1. Gli incidenti si sono verificati solo ed escusivamente sulle barche
piu' piccole (= bisogna proprio andarsela a cercare).

2. I morti e dispersi si sono avuti solo ed esclusivamente tra gli
equipaggi che hanno tentato di abbandonare le barche (a volte a causa
di zattere difettose).

3. *Tutte* le barche che sono state abbandonate sono state
successivamente recuperate a galla e in discrete condizioni.

Chiacchierando ci e' anche venuto in mente almeno un buon motivo per
tenere un'autogonfiabile:

Se su una barca da regata o charter devo disporre di un mezzo capace
di imbarcare tutta la Banda d'Affori, devo *per forza* ripiegare su un
autogonfiabile, non posso mica tirarmi dietro un convoglio di 2 o 3
gommoni ;-)

Pero', per piacere, consideralo un misero *ripiego* e ...remember: non
c'e' come usare la testa (e una buona dose di umilta' e pazienza).

>persona che dice di aver navigato per 20000 miglia senza aver mai trovato
>situazioni limite che per mare nessuno si va mai a cercare ma che spesso
>capitano.

E' soprattutto questo che contesto: bisogna andarsele a cercare, NON
capitano da se'.

>in dinette ho il mio autogonfiabile perfettamente in regola con le altre
>dotazioni e quando si avvicina qualche barca delle forze dell'ordine saluto
>cordialmente.

Urca! Sei il primo che sento, paghi anche l'abbonamento alla TV??????

Ciao, regatante :-)))
Catja

Govinda

unread,
Jan 3, 1997, 3:00:00 AM1/3/97
to

gat...@rm3.flashnet.it ("GIUSEPPE BARONE") ha scritto (wrote):

> Ad un solo anno dalla tragedia del Parsifal
>dovuta propio alla perdita dell'autogonfiabile sentir parlare di problemi
>di spazio su un argomento cosi importante mi fa rabbrividire cosi' come una

>persona che dice di aver navigato per 20000 miglia senza aver mai trovato
>situazioni limite che per mare nessuno si va mai a cercare ma che spesso
>capitano.

Infatti, a tutto c'e` una spiegazione: ci lamentiamo della nostra
classe politica e con occhi foderati di prosciutto non ci rendiamo
conto che e` esattattamente cio` che l'elettorato(cioe` NOI) puo`
esprimere, ci meravigliamo della disastrosa situazione nautica e
portuale del nostro paese, peninsola nel cuore del Mediterraneo, ma
basta ascoltare (o leggere) i "discorsi di banchina" per capirne il
perche`.
Sono proprio gli elementi culturali di base della "mentalita` del
mare" ad essere totalmente alieni al 99% dei diportisti.
A me capita che piu` navigo, piu` ho rispetto del mare, un rispetto
per una Natura le cui complesse forze possono divenire di una violenza
immane, spropositata a fronte di qualsiasi cosa l'uomo possa
costruire. Piu` esperienza accumulo (ma quanto mi sembra poca!) e piu`
mi sento fragile, in balia delle onde, nelle mani di Dio.
Per la mia sicurezza faccio tutto quel che posso, navigo con
un'attenzione estrema ad ogni possibile fonte di informazione, cerco
di predevere tutto il prevedibile, anticipare ogni manovra,
controllare tutto.... e sempre c'e` qualcosa che mi fa dire: ho
sbagliato, avrei dovuto far meglio, se ce l'ho fatta e` stato per
un'ennesimo colpo di fortuna, il mare ha voluto ancora una volta
risparmiarmi, lassu` qualcuno mi ama e mi protegge.
Cosa posso rispondere quando sento chi dichiara di "non avere
assolutamente paura", o che sono perfettamente sicuri della barca, che
se avessero un minimo dubbio, non ci salirebbero nemmeno?

Quando affondo` il Parsifal, io avevo appena doppiato il golfo del
Leone, con rotta opposta alla loro. Anche se non fossi stato in
solitario mai e poi mai (con le burrasche che si avvicendavano come
sempre, del resto, alla fine dell'estate) avrei "tagliato" QUEL golfo
e dire che ce li avevo di poppa quei trenta nodi e passa, che si
alzavano quasi ogni giorno!! Mi accontentavo di macinare 30-50 miglia
al giorno, ed ogni sera mi ficcavo in porto, stanco ed imbottito di
Voltaren per la sciatica che mi tormentava. Ma alla sera che gioia,
che fascino scoprire un altro posto nuovo, nuovi volti, nuovi amici,
nuovi amori.
Anche per questo odio le regate oggi IMPERANTI, che non solo
alimentano l'incoscienza degli armatori e degli skipper, ma fanno si`
che le nuove leve vengano su convinte che quello sia il giusto modo di
navigare, mentre tra regatare e navigare c'e` la stessa differenza che
c'e` tra fare gare di formula 1 e viaggiare in camper per visitare il
mondo.
Ed ora ci si mettono, come se non bastasse, anche gli sponsor, la
moda, la pubblicita` a fare del mare un "cabaret", per il consumismo
piu` sfrenato...ma questo e` un'altro discorso.

** QUI ED ORA ** SONO/SEI/E' ** L'ETERNO INFINITO **

Massimo Polo

unread,
Jan 4, 1997, 3:00:00 AM1/4/97
to

dev...@iperbole.bologna.it (Govinda) wrote:

>Anche per questo odio le regate oggi IMPERANTI, che non solo
>alimentano l'incoscienza degli armatori e degli skipper, ma fanno si`
>che le nuove leve vengano su convinte che quello sia il giusto modo di
>navigare, mentre tra regatare e navigare c'e` la stessa differenza che
>c'e` tra fare gare di formula 1 e viaggiare in camper per visitare il
>mondo.

Beh, credo che ognuno sia in grado di scegliersi il modo piu' adatto
di andare in barca : regatare in condizioni estreme (accettando i
rischi che questo comporta) o navigare in tranquillita' e sicurezza.
Entrambi gli approcci hanno il loro fascino, e dipendono dall'indole
di chi li pratica. Nel primo caso e' illusorio pensare che i rischi
non ci siano, anche in presenza dei piu' sofisticati marchingegni
elettronici (come l'Epirb che c'era sul Parsifal). La "sfida" e'
veramente tale quando c'e' una certa (anche se sperabilmente minima)
dose di rischio.

Massimo Polo
J/24 "Fandis" ITA-310


Massimo Polo

unread,
Jan 4, 1997, 3:00:00 AM1/4/97
to

moe...@galactica.it (Catja Moeller) wrote:

>2. Dopo tutto quello che si e' detto, mi citi una barca da regata,
>affondata durante una regata, palesemente a causa di scelte
>stravanganti persino per un regatante!

Il Parsifal barca da regata ? Mah, credo proprio che il suo
progettista Carlo Sciarelli avrebbe qualcosa da ridire ... :-)

Massimo Polo


Govinda

unread,
Jan 5, 1997, 3:00:00 AM1/5/97
to

po...@qnet.conecta.it (Massimo Polo) ha scritto (wrote):

>Beh, credo che ognuno sia in grado di scegliersi il modo piu' adatto
>di andare in barca :

No, Massimo, non sono d'accordo: per molti l'approccio e` traumatico e
non ci mettono piu` piede, in altri piu` fortunati (o sfortunati?) si
crea una sorta di tronfia sicurezza, tipica di chi CREDE di sapere e
quando poi scopre quanto si sbagliava, e` troppo tardi: non resta che
panico urla al VHF.

> regatare in condizioni estreme (accettando i
>rischi che questo comporta) o navigare in tranquillita' e sicurezza.

Sara` che il mare mi ha reso scaramantico, ma io ci metterei un bel
RELATIVA davanti a "tranquillita` e sicurezza" :-)

>Entrambi gli approcci hanno il loro fascino, e dipendono dall'indole
>di chi li pratica. Nel primo caso e' illusorio pensare che i rischi
>non ci siano, anche in presenza dei piu' sofisticati marchingegni
>elettronici (come l'Epirb che c'era sul Parsifal). La "sfida" e'
>veramente tale quando c'e' una certa (anche se sperabilmente minima)
>dose di rischio.

Anche nel secondo caso, Massimo: il mare e` mare per tutti. La mia
opinione e` che non c'e` bisogno di "sfidarlo" per correre dei rischi,
basta affrontarlo.
Comunque accetto il tuo punto di vista generale: ognuno sceglie per se
stesso dove, quando, perche` e soprattutto come avventurarvisi.
Ma... tu credi che tutta la pubblicita` e lo sfuttamento a fini
commerciali e/o spettacolari che fanno i mass-media e gli sponsor,
nonche` le cose che si insegnano nelle scuole nautiche, i programmi
per i rilasci delle patenti nautiche etc. etc. siano tali da fare
scegliere in maniera corretta e sufficientemente informata?
Allora come mai l'Italia e` forse l'unico paese al mondo in cui il
numero delle imbarcazioni da diporto a motore supera (e di molto!)
quelle a vela?
E poi, come mai fra quelle a vela (sempre solo in Italia), quelle
attrezzate piu` per regatare (lasciamo perdere se poi regatano
davvero) che per navigare seriamente, siano il 10-20% e forse piu`?
Non sara` che qui si abbia l'idea che navigare sia SOLO uno sport?
e pure agonistico?
Qualcuno forse caschera` dalle nuvole scoprendo che la barca e`
soprattutto e innanzitutto un mezzo di trasporto!
Del resto ci sono molti paesi del terzo mondo dove cio` che da noi si
pensa della barca, si pensa anche dell'automobile :-)

Massimo Polo

unread,
Jan 6, 1997, 3:00:00 AM1/6/97
to

dev...@iperbole.bologna.it (Govinda) wrote:

>Allora come mai l'Italia e` forse l'unico paese al mondo in cui il
>numero delle imbarcazioni da diporto a motore supera (e di molto!)
>quelle a vela?

E' quello che mi chiedo anch'io... Ma non mi sembra che questo dipenda
dal fatto che l'andar per mare venga visto come sport o sfida. Anzi mi
sembra che questo dimostri il contrario : l'andar per mare a motore e'
meno "avventuroso", piu' "comodo", piu' da italiano che "tiene
famiglia" e che guarda la partita la domenica (...che brividi...) 8-)

>E poi, come mai fra quelle a vela (sempre solo in Italia), quelle
>attrezzate piu` per regatare (lasciamo perdere se poi regatano
>davvero) che per navigare seriamente, siano il 10-20% e forse piu`?
>Non sara` che qui si abbia l'idea che navigare sia SOLO uno sport?
>e pure agonistico?

I tuoi numeri dimostrano che l'80-90% delle imbarcazioni e'
attrezzato per "navigare seriamente" e *solo* il 10-20% per
regatare.... :-)

Ciao !


Massimo


Govinda

unread,
Jan 7, 1997, 3:00:00 AM1/7/97
to

po...@qnet.conecta.it (Massimo Polo) ha scritto (wrote):

>l'andar per mare a motore e'


>meno "avventuroso", piu' "comodo", piu' da italiano che "tiene
>famiglia" e che guarda la partita la domenica (...che brividi...) 8-)

Sai ,Massimo, di come vanno per mare gli altri a me interessa
relativamente...mi "tocca!" molto di piu` come vanno all'ormeggio :-)
e ti assicuro che sono mooolto meno tranquillo (sottolineo in Italia e
d'estate) quando sta per accostarmi un veliero, piuttosto che un
motoscafo:
a parita`di esperienza "parcheggia" meglio questo, con due bei motori
e due eliche, e anche se il tizio fosse piu` un contadino che un
marinaio, almeno un trattore lo sapra` portare!
Drammatico e` invece l'arrivo degli "sportivi" in barca a vela,
innanzitutto non guardano piu` l'anemometro (di cui hanno pure una
ricchissima dotazione!) come se il vento esistesse solo andando a vela
(si "spegne" girando la chiavetta del motore) e si traversano come
delle lampughe all'amo!
Poi dell'effetto evolutivo dell'elica in retro, credi che se ne siano
mai accorti? quando mai: sculettano come delle baldracche, sbraitando
a piu` non posso contro la moglie (oppure i figli, o gli amici)
finche` la poveretta, sudata e tremante "butta" un malloppo di corda
aggrovigliata in acqua, quando sono a circa SETTE metri dal pontile,
invariabilmente sottovento: oh! mai che ci azzecchino per sbaglio?
Ho rinforzato tutti i candelieri con quattro bulloni dell'otto su
ciascun bicchierino (me li avevano ormai acciaccati tutti!), cosi`,
quando li vedo (e li sento!) arrivare, mi ficco nel cesso e mi siedo
sulla tazza, aspettando che "le acque si calmino", per poi salire in
coperta sfoggiando un radioso sorriso ai "nuovi vicini" :-)

> I tuoi numeri dimostrano che l'80-90% delle imbarcazioni e'
>attrezzato per "navigare seriamente" e *solo* il 10-20% per
>regatare.... :-)

Bravo! Questo si chiama "rivoltare la frittata", ma non risolve il
problema.
Ho scritto "10-20% e forse piu`" solo per non scatenare una disputa
sui numeri: sono stato volutamente basso.
Ma anche cosi` e` pur sempre un'enormita` a confronto con gli altri
paesi europei, dove le barche da regata sono pochissime (un solo
esempio: lungo il Tamigi, tra migliaia di barche ormeggiate, non sono
riuscito ad undividuare un solo sloop con piu` di due ordini di
crocette). In compenso quel'un per mille regata veramente, e vincono!
Da noi e` tutta una messa in scena, un atteggiarsi.
Come ai saloni nautici: al London Boat Exibition la gente e` vestita
normalmente, da citta`, i pochi pagliacci con le Sperry e l'Henry
Lloyd sta sicuro che sono italiani! Al Nautico di Genova, invece,
sembrano tutti appena sbarcati... (dal treno! 8-))).

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