E dunque:
1. le barche, quando fanno 180gradi, lo fanno perche' si
impuntano
2. quel che succede di solito e' che la barca si
traversa. E' istintivo da parte del timoniere, che sente la barca,
perche' e' la soluzione in cui si limitano maggiormente i danni
3. la barca coricata 'offre la chiglia' al mare, la parte piu' solida, e
di traverso offre la galleggiabilita' massima. E piu' larga di una poppa
moderna. Sale piu' che scappando di poppa. E piu' sale verso il culmine
dell'onda che incombe, meno acqua arriva addosso.
4. A barca coricata, coperta e alberi subiscono meno danni, l'acqua
frena prima contro lo scafo e scorre sopra e sotto, il ponte sta in
verticale ed e' protetto perche lo scafo fa da cuneo.
5. coricata lateralmente la barca perde poco terreno.
Di solito quando esprimo queste cose tutti mi menzionano questo libro o
quell'altro, tutti insistono col 'bisogna fuggire, bisogna fuggire...' e
nessuno, pare, riesce ad arrendersi, neanche mentalmente,
all'ineluttabile...
giancarlo
Giancarlo <gian...@navigare.net> wrote in message
3B0D97C3...@navigare.net...
> riassumo il mio pensiero a proposito del modo migliore di prendere onde
> frangenti. Il modo di prenderle, non di evitarle.
> E' una cosa che puo' capitare se si va in barca. Nessuno vorrebbe
> conoscerla ma pensarci non fa male.
>
> E dunque:
>
> 1. le barche, quando fanno 180gradi, lo fanno perche' si
> impuntano
questo è da dimostrare.
normalmente fanno 180gradi perchè si coricano sul fianco sottovento dove
trovano il cavo dell'onda che notoriamente è più basso della cresta e
espostando verso il basso il punto di spinta del lato sottovento, ne
accentua la rotazione sull'asse longitudinale già data dal vento
Inoltre, dato che l'onda frange si ha anche una minore spinta verticale
data dalla presenza di aria nell'acqua e pertanto il lato in appoggio,
quello sottovento già precedentemente sbandato, portebbe non avere un
appoggio sufficente al raddrizzamento.
>
> 2. quel che succede di solito e' che la barca si
> traversa. E' istintivo da parte del timoniere, che sente la barca,
> perche' e' la soluzione in cui si limitano maggiormente i danni
questa non l'ho capita.
per limitare i danno di solito si prendono le onde al mascone o al
giardinetto.
(le parti più solide compatibilmente con la necessità di spinta per il
galleggiamento)
> 3. la barca coricata 'offre la chiglia' al mare, la parte piu' solida, e
> di traverso offre la galleggiabilita' massima. E piu' larga di una poppa
> moderna. Sale piu' che scappando di poppa. E piu' sale verso il culmine
> dell'onda che incombe, meno acqua arriva addosso.
discutibile.
la maggiore galleggiabilità si ottiene con la barca in posizione di quiete e
cioè con l'alberatura bella verticale e la chiglia immersa in acqua. in caso
contrario, se la galleggiabilità aumenta con lo sbandamento, perchè fa il
180°.
l'aumento di galleggiabilità all'aumento dello sbandamento dovrebbe anche
produrre un aumento del raddrizzamento.
inoltre, se la barca è sbandata, si presume che sia anche abbastanza ferma
nell'onda , il frangente che vi cade sopra la vede perciò come un oggetto
rigido e non elastico ed il colpo di maglio provocato dal frangente potrebbe
comprometterne la galleggiabilità dell'insieme.
> 4. A barca coricata, coperta e alberi subiscono meno danni, l'acqua
> frena prima contro lo scafo e scorre sopra e sotto, il ponte sta in
> verticale ed e' protetto perche lo scafo fa da cuneo.
>
per mettere una barca coricata bisogna sottoporla a sforzi enormi sia perchè
bisogna tirare la chiglia fuori dall'acqua sia pèrchè l'alberatura,
che è fatta per lavorare principalmente in appoggio, si trova sottoposta a
flessioni e colpi di frusta che possono far superare il punto di rottura.
Mai vista una landa uscire per un colpo di frusta?. o un albero appoggiato
in coperta andarsene per i fatti suoi dopo avere toccato in acqua?
> 5. coricata lateralmente la barca perde poco terreno.
ammesso che la barca perda poco terreno, scusa ma, dove stavi andando ?
se andavi contro vento, dato che hai perso poco terreno, in realtà sei
andato leggermente dalla parte opposta. E quando ci arrivi a destinazione
forse è più semplice trovare una soluzione alternativa nell'altra direzione
e utilizzare le forze delle onde come spinta propulsiva e non come forza
contrastante ed utilizzare al meglio le caratteristiche della barca senza
sottoporla e sottoporti ad una tortura degna di Tantalo.
> Di solito quando esprimo queste cose tutti mi menzionano questo libro o
> quell'altro, tutti insistono col 'bisogna fuggire, bisogna fuggire...' e
> nessuno, pare, riesce ad arrendersi, neanche mentalmente,
> all'ineluttabile...
perchè ineluttabile?
sei tu che scegli la rotta e non la rotta che scelie te.
puoi decidere se affrontare il mare o usarne le caratteristiche per portare
a buon termine il tuo progetto.
la scelta è solo tua e non è ineluttabile.
se tuttavia ti riferisci ad una sola onda che devi affrontare assolutamente
o lei affronterà te, allora, se questo è l'ineluttabile, fammi sapere come
finisce.
Potrebbe essermi utile qualora dovesse capitare anche a me.
Io la prenderei non completamente di prua e non al mascone ma a appena
dietro alla prua verso il mascone di sopravvento in modo da ridurre la
possibilità che l'onda mi faccia scadere ed intraversare.
Non in velocità massima ma possibilmente in modo da ridurre la velocità
relativa. randa potente e non totalmente cazzata , wang libero, carrello
tutto sopravvento, fiocco libero per non trattenere l'acqua che mi
spingerebbe alla poggia e comunque perchè sarebbe sventato.
Tambuccio ed oblò tutti chiusi e possiblmente motore acceso per
eventualmente aiutarmi a non intraversarmi. l'equipaggio in sicurezza e
tutti con le dita incrociate.
e se mi va bene questa volta te la racconto io
ciao e buon vento.
chissà se prima o poi il bel tempo arriverà anche quest'anno
(:o)>
vento (:o)>
scusa, ma a proposito del coricare la barca sul fianco, prima dici
> normalmente fanno 180gradi perchè si coricano sul fianco sottovento dove
> trovano il cavo dell'onda che notoriamente è più basso della cresta e
> espostando verso il basso il punto di spinta del lato sottovento, ne
> accentua la rotazione sull'asse longitudinale già data dal vento
e poi dici
> l'aumento di galleggiabilità all'aumento dello sbandamento dovrebbe anche
> produrre un aumento del raddrizzamento.
e poi ancora dici
> per mettere una barca coricata bisogna sottoporla a sforzi enormi sia perchè
> bisogna tirare la chiglia fuori dall'acqua sia pèrchè l'alberatura,
>
mi sembrano in contrasto.
se hai una certa velocita' (stai scappando in discesa), come orzi la
barca si corica.
il problema e' semmai farlo abbastanza lentamente.
> perchè ineluttabile?
> puoi decidere se affrontare il mare o usarne le caratteristiche per
> portare
> a buon termine il tuo progetto.
> la scelta è solo tua e non è ineluttabile.
capita che non ci sia scelta al 'farsi passare l'onda addosso'. ma
non insisto...
> se tuttavia ti riferisci ad una sola onda che devi affrontare assolutamente
> o lei affronterà te,
una o tante non cambia. un'onda dalla quale capisci che non puoi
sfuggire
> Io la prenderei non completamente di prua e non al mascone ma a appena
> dietro alla prua verso il mascone di sopravvento in modo da ridurre la
> possibilità che l'onda mi faccia scadere ed intraversare.
Quindi mi confermi che anche tu ad un certo punto, da 'fuga di poppa'
dove sei, ti giri e decidi di affrontarla diversamente...
> Non in velocità massima ma possibilmente in modo da ridurre la velocità
> relativa. randa potente e non totalmente cazzata , wang libero, carrello
> tutto sopravvento, fiocco libero per non trattenere l'acqua che mi
> spingerebbe alla poggia e comunque perchè sarebbe sventato.
> Tambuccio ed oblò tutti chiusi e possiblmente motore acceso per
> eventualmente aiutarmi a non intraversarmi. l'equipaggio in sicurezza e
> tutti con le dita incrociate.
>
Bisogna vedere quanto 'sotto' sei al ricciolo, o quanto sopra questo
si e' gia'
franto e scende in cascata di spuma.. che corrisponde a pendenze
diverse.
io penso che all'ultimissimo tenterei di farla coricare sul fianco,
istintivamente la sento
come una mossa difensiva. ma dipende dalle barche, ovviamente.
appunto per cio' che dicevo. eviterei di farla incuneare, ne' di poppa
ne di prua.
Se l'acqua deve cadere dall'alto, stare col ponte orizzontale non deve
essere il massimo
giancarlo
> e poi ancora dici
>
> > per mettere una barca coricata bisogna sottoporla a sforzi enormi sia
perchè
> > bisogna tirare la chiglia fuori dall'acqua sia pèrchè l'alberatura,
> >
>
> mi sembrano in contrasto.
perchè scusa??
la spinta del vento sulla velatura porta la barca a sbandare sottovento e ,
sempre censiderando che le onde arrivino pressapoco dalla stessa direzione,
le onde provocano un ulteriore sbandamento sottovento.
ma un conto è uno sbandamento ed un conto è portare l'albero in acqua. per
farlo devi applicare una forza che se puoi è meglio evitare.
> se hai una certa velocita' (stai scappando in discesa), come orzi la
> barca si corica.
> il problema e' semmai farlo abbastanza lentamente.
>
>
> > perchè ineluttabile?
> > puoi decidere se affrontare il mare o usarne le caratteristiche per
> > portare
> > a buon termine il tuo progetto.
> > la scelta è solo tua e non è ineluttabile.
>
> capita che non ci sia scelta al 'farsi passare l'onda addosso'. ma
> non insisto...
>
> > se tuttavia ti riferisci ad una sola onda che devi affrontare
assolutamente
> > o lei affronterà te,
>
> una o tante non cambia. un'onda dalla quale capisci che non puoi
> sfuggire
è molto diverso, se è una e non puoi evitarla (e qui è l'ineluttabile)
cerchi di passarla al meglio, ma se sono tante hai scelto per una rotta
controvento e questa non è ineluttabile. è la tua scelta.
>
> > Io la prenderei non completamente di prua e non al mascone ma a appena
> > dietro alla prua verso il mascone di sopravvento in modo da ridurre la
> > possibilità che l'onda mi faccia scadere ed intraversare.
>
> Quindi mi confermi che anche tu ad un certo punto, da 'fuga di poppa'
> dove sei, ti giri e decidi di affrontarla diversamente...
>
> > Non in velocità massima ma possibilmente in modo da ridurre la velocità
> > relativa. randa potente e non totalmente cazzata , wang libero, carrello
> > tutto sopravvento, fiocco libero per non trattenere l'acqua che mi
> > spingerebbe alla poggia e comunque perchè sarebbe sventato.
> > Tambuccio ed oblò tutti chiusi e possiblmente motore acceso per
> > eventualmente aiutarmi a non intraversarmi. l'equipaggio in sicurezza e
> > tutti con le dita incrociate.
> >
>
> Bisogna vedere quanto 'sotto' sei al ricciolo, o quanto sopra questo
> si e' gia'
> franto e scende in cascata di spuma.. che corrisponde a pendenze
> diverse.
>
> io penso che all'ultimissimo tenterei di farla coricare sul fianco,
> istintivamente la sento
> come una mossa difensiva. ma dipende dalle barche, ovviamente.
>
> appunto per cio' che dicevo. eviterei di farla incuneare, ne' di poppa
> ne di prua.
> Se l'acqua deve cadere dall'alto, stare col ponte orizzontale non deve
> essere il massimo
>
> giancarlo
però devo ammettere che il tuo discorso è valido se parli di barche molto
performanti e rapide tipo regata che possano almeno in parte scegliere il
punto di inpatto con l'onda e possano in qualche maniera evitare il punto
di caduta del frangente ma ,con onde eccessivamente alte in proporzione alla
barca e con le barche di tutti i giorni credo sarebbe un'altra storia.
io preferirei non mostrare mai la fiancata della barca per la semplice
considerazione che:
un'onda di 6 metri , che per un cabinato di altura è una cosa usualmente
affrontabile, ha una notevole effetto maglio. direi 200 kg per ogni
spanna di superfice esposta considerando solo la pressione provocata dal
peso dell'acquaa l quale va sommata l'energia dinamica della velocità
dell'onda, quella della velocità della barca che va contro l'onda e quella
della caduta da sei metri di altezza.
penso che potrebbero essere alcune decine di tonellate che si schiantano su
ogni metro quadrato della fiancata. moltiplicando i metri di lunghezza per i
metri di fiancata esposta si ottiene un valore assurdo.
subito dopo la tragica regata in Tasmania di alcuni anni fa, circolava un
filmato di una barca di almeno 50 piedi che con mare in poppa si era
infilata nell'onda che la precedeva, perciò senza frangente o per lo meno
non dalla parte del frangente, quando è uscita non c'era più niente a bordo
e con niente era incluso anche l'equipaggio. pensa se ci fosse stato il
frangente e che inoltre stava fuggendo al mare.
Beh in un caso del genere io spero di non esserci.
penso che se sei sotto il frangente molto difficilmente la racconti.
ciao (:o)>
era quello che intendevo con 'coricarsi'.
> è molto diverso, se è una e non puoi evitarla (e qui è l'ineluttabile)
> cerchi di passarla al meglio, ma se sono tante hai scelto per una rotta
> controvento e questa non è ineluttabile. è la tua scelta.
pero anche tu hai detto che una la prenderesti di 3/4 di prua...
qualche libro, non so quale,
diceva di ancore galleggianti *a prua* in casi *veramente* estremi,
cioe' tante e terribili
>
> >
> > > Io la prenderei non completamente di prua e non al mascone ma a appena
> > > dietro alla prua verso il mascone di sopravvento in modo da ridurre la
> > > possibilità che l'onda mi faccia scadere ed intraversare.
> >
> > Quindi mi confermi che anche tu ad un certo punto, da 'fuga di poppa'
> > dove sei, ti giri e decidi di affrontarla diversamente...
> >
>
> però devo ammettere che il tuo discorso è valido se parli di barche molto
> performanti e rapide tipo regata che possano almeno in parte scegliere il
> punto di inpatto con l'onda e possano in qualche maniera evitare il punto
> di caduta del frangente ma ,con onde eccessivamente alte in proporzione alla
> barca e con le barche di tutti i giorni credo sarebbe un'altra storia.
mah, io credo che valga anche per barche pesanti, lente, e con grossa
stabilita'
di peso. I surfisti non hanno vele, la loro velocita' nel cavo di
un'onda
e' in proporzione al loro peso (hai letto bene, peso!) e alla loro
galleggiabilita'.
Per ruotare e cercare di risalire, dal cavo di un'onda, ho idea che
conti piu'
l' inerzia, l'abbrivio, della velocita' in se'.
C'e' un po' la paranoia del 'non traversarsi' perche' le barche
moderne
non tengono un minimo di mare al traverso
>
> io preferirei non mostrare mai la fiancata della barca per la semplice
> considerazione che:
> un'onda di 6 metri , che per un cabinato di altura è una cosa usualmente
> affrontabile, ha una notevole effetto maglio. direi 200 kg per ogni
> spanna di superfice esposta considerando solo la pressione provocata dal
> peso dell'acquaa l quale va sommata l'energia dinamica della velocità
> dell'onda, quella della velocità della barca che va contro l'onda e quella
> della caduta da sei metri di altezza.
> penso che potrebbero essere alcune decine di tonellate che si schiantano su
> ogni metro quadrato della fiancata. moltiplicando i metri di lunghezza per i
> metri di fiancata esposta si ottiene un valore assurdo.
Il fatto che ogni scafo tenda a traversarsi, cioe' tenda a disporsi di
traverso,
piegato, vuol dire qualche cosa... Se non altro che e' la posizione
di minima
resistenza alle forze dinamiche.
>
> subito dopo la tragica regata in Tasmania di alcuni anni fa, circolava un
> filmato di una barca di almeno 50 piedi che con mare in poppa si era
> infilata nell'onda che la precedeva, perciò senza frangente o per lo meno
> non dalla parte del frangente, quando è uscita non c'era più niente a bordo
> e con niente era incluso anche l'equipaggio. pensa se ci fosse stato il
> frangente e che inoltre stava fuggendo al mare.
Anche qui siamo d'accordo, inpuntarsi di poppa o di prua e' la cosa
peggiore
> ciao (:o)>
> I surfisti non hanno vele, la loro velocita' nel cavo di
> un'onda
> e' in proporzione al loro peso (hai letto bene, peso!) e alla loro
> galleggiabilita'.
Cioe' scendendo giu' da un onda che sale alle spalle, un surfista
pesante va piu' veloce di un surfista leggero...
E se ambedue andassero pure alla stessa velocita, come si traversano
per tentare di risalire, quello piu' leggero perde molta piu'
velocita' di quello pesante...
Anche queste riflessioni sembrano andare contro il 'comun pensiero'...
Giancarlo
l'ancora galleggiante la si usa di poppa , quella a paracadute viene usata
da prua.
praticamente è la stessa cosa ma molto più grande ed è diventata di moda
negli ultimi anni.
la si usa unicamente per sopravvivere, quello non è più scegliere di
navigare.
In quel caso si che saresti veramente all'ineluttabile. Saresti in mano al
mare e ci sarebbe solo da sperare che sia clemente.
>
>
riguardo al fatto se le prenderei di prua.
dipende. Posso dirti che tutto dipende dal tipo di mare e vento, dalla barca
e da molte altre circostanze ma, se appena potessi evitare di farlo me ne
andre in favore di mare.
e non vedo perchè dovrei poi voltarmi e tornare indietro ad affrontarlo
io parto dalla considerazione che se il mare è molto formato inevitabilmente
scadrei sottovento, in particolare se le onde rompono, perciò mi troverei
ad arretrare ed un osservatore fermo esterno alla mia barca la vedrebbe
procederebbe nella stessa direzione delle onde ma stranamente con la prua
rivolta verso le onde che sopraggiungono.
Non mi sembra una andatura efficace e soprattutto sicura.
>
> >
> > però devo ammettere che il tuo discorso è valido se parli di barche
molto
> > performanti e rapide tipo regata che possano almeno in parte scegliere
il
> > punto di inpatto con l'onda e possano in qualche maniera evitare il
punto
> > di caduta del frangente ma ,con onde eccessivamente alte in proporzione
alla
> > barca e con le barche di tutti i giorni credo sarebbe un'altra storia.
>
> mah, io credo che valga anche per barche pesanti, lente, e con grossa
> stabilita'
> di peso.
se parli di stabilità di peso non puoi prendere a dimostrazione una tavola
da surf che è il massimo esempio della stabilità di forma.
(stabilità di peso = centro di gravità molto più basso del centro di
galleggiamento)
I surfisti non hanno vele, la loro velocita' nel cavo di
> un'onda
> e' in proporzione al loro peso (hai letto bene, peso!) e alla loro
> galleggiabilita'.
perfettamente.
ma un barca a vela pur avendo le stesse dinamiche della tavola del surfista
ha dei pesi e reazioni di tutt'altro tipo
Certo, il surfista può fare le sue belle evoluzioni e scendere le onde con
le traiettorie più incredibili
ma , non ho mai visto un cabinato fare il derapage sull'onda , risalire ,
scendere, risalire, fare un bel 360 e poi infilarsi nel tunnel ed uscirne
tutto bello arzillo..
E poi comunque la maggior parte dei surfisti al termine della surfata
finisce a gambe all'aria, ed io se permetti, quando sono su una barca cerco
per quanto possibile di orientarmi su una soluzione più conservativa.
Inoltre, il surfista parte con il preciso proposito di farsi portare
dall'onda e non di affrontarla di prua e questo mi sembrava il punto
iniziale della nostra conversazione.
>
> Per ruotare e cercare di risalire, dal cavo di un'onda, ho idea che
> conti piu'
> l' inerzia, l'abbrivio, della velocita' in se'.
certamente ma un piccolo aiuto dato dal motore acceso potrebbe essere
utile, non si sa mai, al limite poi lo spengo subito.
>
> C'e' un po' la paranoia del 'non traversarsi' perche' le barche
> moderne
> non tengono un minimo di mare al traverso
>
> Il fatto che ogni scafo tenda a traversarsi, cioe' tenda a disporsi di
> traverso,
> piegato, vuol dire qualche cosa... Se non altro che e' la posizione
> di minima
> resistenza alle forze dinamiche.
>
assolutamente si .
il probblerma è che io vorrei presentare la mia barca alle onde con la
massima resistenza alle forze dinamiche perchè non ho nessuna intenzione di
farla dividere in due avendola presentata dalla parte con la minima
resistenza e perciò più debole.
due pugili che si affrontano, e se vai di prua stai affrontando l'avversario
(permettimi la similitudine), si mostrano reciprocamente la minima
superficie possibile e tra quelle scelgono le più potenti come le spalle e
le braccia e nella guardia normalmente difendono il fianco e le parti
delicate .
poi comunque anche per loro va come va.
nella stessa maniera io cercherei di ricevere la minore superfice possibile
di onda e presenterei la minore superfice possibile della barca e tra queste
quelle più robuste, cioè poppa o prua ma, necessitando di maggiore
galleggiabilità nell'ingresso dell'onda opterei per il giardinetto o per il
mascone.
nella tua precedente mi è sembrato avessi accennato alla possibilità di
straorzare che avrei scendendo in planata.
certo il problema di straorzare quando vai in planata è sempre lì che
attende.
Però, senza scomodare i bellissimi libri della vela classica che ci hanno
fatto sognare ma che si riferiscono ad imbarcazioni differenti da quelle
moderne, avrai letto la news dei ragazzi che ci hanno fatti partecipe della
loro fantastica planata sugli ufo.
Da come hanno raccontato l'avventura direi che a loro le straorzate non
creano un problema insormontabile.
tanta attenzione, molta sensibilità, il timoniere che diventa tutt'uno con
la barra e le onde e via che voli come un gabbiano e godi come una
bertuccia. Poi alle volte tremi come una bertuccia ma fa parte del gioco.
Certo per farlo bisogna averlo già fatto molte altre volte e tutto
l'equipaggio deve essere all'altezza o sicuramentre Felci sarà molto
contento di vendergliene un altro.
Se invece non vuoi volare ma vuoi stare più conservativo, fai come faccio io
quando sono stanco o non voglio esporre eccessivamente un timoniere che stà
provando le sue prime planate. Fai filare due cime da poppa e la barca
molto difficilmente partirà in straorza o perlomeno lo farà meno
violentemente.
facendo dei nodi sulle cime puoi anche modificare il grado di frenata o
mettendo l'ancora galleggiante puoi risolvere completamente il problema ma a
quel punto ne apriresti un altro : Potresti essere troppo lento ed allora il
vantaggio di fuggire in poppa si potrebbe trasformare in qualcosa di non
molto sicuro o addirittura controproducente.
ciao
> farla dividere in due avendola presentata dalla parte con la minima
> resistenza e perciò più debole.
Offrire la minima resistenza vuol dire anche minimizzare l'impatto.
La chiglia non e' affatto la parte piu' debole, anzi, in una barca con
la chiglia lunga e' la parte piu' solida.
La barca si comporta come un 'volano', con cui si gioca con le
racchette in spiaggia.
La parte piu' pesante e meno voluminosa, la chiglia, rimane
sopravvento, e prende l'impatto.
La parte piu' leggera e voluminosa, l'opera morta, si dispone nel
letto del vento e del mare.
>
> due pugili che si affrontano, e se vai di prua stai affrontando l'avversario
> (permettimi la similitudine), si mostrano reciprocamente la minima
> superficie possibile e tra quelle scelgono le più potenti come le spalle e
> le braccia e nella guardia normalmente difendono il fianco e le parti
> delicate .
> poi comunque anche per loro va come va.
>
> nella stessa maniera io cercherei di ricevere la minore superfice possibile
> di onda e presenterei la minore superfice possibile della barca e tra queste
> quelle più robuste, cioè poppa o prua ma, necessitando di maggiore
> galleggiabilità nell'ingresso dell'onda opterei per il giardinetto o per il
> mascone.
>
> nella tua precedente mi è sembrato avessi accennato alla possibilità di
> straorzare che avrei scendendo in planata.
> certo il problema di straorzare quando vai in planata è sempre lì che
> attende.
> Però, senza scomodare i bellissimi libri della vela classica che ci hanno
> fatto sognare ma che si riferiscono ad imbarcazioni differenti da quelle
> moderne,
Ti ringrazio per le tue riflessioni, che mi ha fatto piacere leggere.
Ora ti confesso che tutto questo discorso e' iniziato proprio perche',
passato dopo anni da una barca 'moderna' (Jeanneau) ad una super
tradizionale (un Colin Archer), ti devo dire che mi sento molto, ma
molto piu' sicuro con quest'ultima, anche se in fl di ruota e'
pericolosissima, cioe' il timone non conta piu' niente e l'onda la
prende o di qua o di la', non riesce a tenersi in mezzo.
Anche di prua, a un certo punto, il timone non conta piu' nulla, e
difatti con mare forte devo virare di poppa, se non voglio alzare
delle vele per la sola virata.
Ma al traverso, con delle onde quasi indescrivibili, non si rolla
assolutamente, sembra completamente indifferente al piano inclinato
dell'onda che sopravviene. Praticamente sale e scende molto, e si
piega quasi nulla. E timona meglio da sola che con qualcuno alla
ruota.
Sono stato un po' estremo nei miei paragoni, ma i ragionamenti 'per
estremi' servono a comprendere cosa succede nelle situazioni piu'
normali.
Penso che per questo tipo di barca che ho ora, l'ancora galleggiante
di prua deve essere la soluzione migliore.
Nella tua prima risposta mi chiedevi dove stessi andando.
Beh, onde anche abbastanza normali, evolvono a ripidi frangenti
soprattutto in prossimita' di bassi fondali, cioe' vicino alla terra.
Della serie 'i mali non vengono mai soli'.
Per cui l'esigenza di non perdere terreno, e l'impossibilita' di
fuggire.
Il tutto era nato a proposito, infatti, dell'onda anomala che si sono
beccati i regatanti all'ingresso di Portosardo, dove a mezzo miglio si
vedono gli scogli.
Ciao e buon vento
giancarlo
> Di solito quando esprimo queste cose tutti mi menzionano questo libro o
> quell'altro, tutti insistono col 'bisogna fuggire, bisogna fuggire...' e
> nessuno, pare, riesce ad arrendersi, neanche mentalmente,
> all'ineluttabile...
Perdonami ma l'unica cosa ineluttabile č che tu hai molte idee ma
assolutamente confuse.
News.syton.it, che con un simile nick dimostra di non avere le idee chiare
su come si configuri un news reader, ti ha perň risposto non concisamente ma
correttamente, unico tra tutti a districarsi nella giungla di inesattezze da
te sostenute come postulati imprescindibili.
Non entrero' nel merito della discussione che, credo di non essere il solo,
trovo delirante ma mi permetto di chiederti 4 cose:
1. Hai mai timonato e se sě su quali barche e in quali mari?
2. Hai mai vissuto realmente quanto descrivi nelle tue teorie?
3. Questa storia dell'onda che ti frange in testa č un incubo ricorrente o č
frutto di qualche lettura o film visto?
4. Che cosa fumi? :-)
> News.syton.it, che con un simile nick dimostra di non avere le idee chiare
> su come si configuri un news reader
hai ragione non ci ho ancora capito molto.
provvederò al più presto
Abele
> Perdonami ma l'unica cosa ineluttabile è che tu hai molte idee ma
> assolutamente confuse.
La mia domanda era chiara:
il modo migliore di farsi passare un'onda addosso
se hai qualche risposta meno confusa, dalla.
> Non entrero' nel merito della discussione che, credo di non essere il solo,
> trovo delirante
non credo di dover chieder scusa per il fastidio arrecato.
> ma mi permetto di chiederti 4 cose:
ti permetti troppo
giancarlo
> > ma mi permetto di chiederti 4 cose:
>
> ti permetti troppo
>
> giancarlo
Questo conferma che sei un buffone, e che l'onda ti ha già colpito.
>riassumo il mio pensiero a proposito del modo migliore di prendere onde
>frangenti. Il modo di prenderle, non di evitarle.
>E' una cosa che puo' capitare se si va in barca. Nessuno vorrebbe
>conoscerla ma pensarci non fa male.
>
>2. quel che succede di solito e' che la barca si
>traversa. E' istintivo da parte del timoniere, che sente la barca,
>perche' e' la soluzione in cui si limitano maggiormente i danni
>
>3. la barca coricata 'offre la chiglia' al mare, la parte piu' solida, e
>di traverso offre la galleggiabilita' massima. E piu' larga di una poppa
>moderna. Sale piu' che scappando di poppa. E piu' sale verso il culmine
>dell'onda che incombe, meno acqua arriva addosso.
>
>4. A barca coricata, coperta e alberi subiscono meno danni, l'acqua
>frena prima contro lo scafo e scorre sopra e sotto, il ponte sta in
>verticale ed e' protetto perche lo scafo fa da cuneo.
>
>5. coricata lateralmente la barca perde poco terreno.
>
>Di solito quando esprimo queste cose tutti mi menzionano questo libro o
>quell'altro, tutti insistono col 'bisogna fuggire, bisogna fuggire...' e
>nessuno, pare, riesce ad arrendersi, neanche mentalmente,
>all'ineluttabile...
be' se ti piace spfaciare tutto cio' che hai in coperta, la soluzione
che proponi mi sembra la migliore. Non c'e' un solo navigatore che
sostenga che bisogna fare traversare la barca, per il semplice fatto
che con la barca traversata al mare sei certo di fare il 360. con le
onde al mascone o al giardinetto puoi sperare di salvare l'albero. Ma
probabilmente sbagliano tutti e hai ragione tu.
Giov. Diemme
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Le discussioni su Usenet sono libere.
E' l'intelligenza di chi scrive ad
essere opzionale
(Anonimo lucchese)
===================================
Giovanni De Merulis
deme...@iss.it
qual'e il modo migliore di far passare un onda 'addosso' alla barca.
cioe':
se la barca *deve* 'attraversare' un'onda, qual'e' il modo migliore di
farlo
rispondere che il modo migliore e' cercare di evitarla facendola
passare sotto, dietro, a destra ecc non le considero risposte
accettabili, anche se siamo tutti d'accordo che e' meglio.
Non e' una domanda tanto strana, se consideri che vengono spesi
miliardi per sapere cosa succede quando un auto va a sbattere contro
un guard-rail, buca in curva a 180, inchioda in discesa sul ghiaccio o
si cappotta...
Serve a capire cosa succede in quei casi, il modo migliore di farlo
succedere quando e' inevitabile, e il mezzo migliore con cui farlo.
Se tu mi dici che preferisci attraversare un onda di prua o farti
travolgere al giardinetto, OK, mi va bene.
Se invece stai tentando di spiegarmi come, di prua o al giadinetto,
sia
possibile evitare la cosa, allora non ci siamo capiti e ritorniamo al
punto iniziale: la domanda non era questa
ho cercato di spiegare la mia idea, e ho ascoltato quelle di altri
e che dio ci scampi
giancarlo
Cosa succede quando la barca attraversa un'onda di prua?
Cosa succede quando la barca viene attraversata un'onda al
giardinetto?
Cosa succede quando la barca viene attraversata un'onda coricata su
un fianco al traverso?
E' piu' chiara la domanda?
Giancarlo wrote:
>
> La mia domanda era molto semplice.
>
> qual'e il modo migliore di far passare un onda 'addosso' alla barca.
>
> cioe':
>
> se la barca *deve* 'attraversare' un'onda, qual'e' il modo migliore di
> farlo
>
> rispondere che il modo migliore e' cercare di evitarla facendola
> passare sotto, dietro, a destra ecc non le considero risposte
> accettabili, anche se siamo tutti d'accordo che e' meglio.
>
giancarlo
1. cosa succede quando un onda 'passa sopra' alla barca di prua?
2. cosa succede quando un'onda 'passa sopra' alla barca di poppa?
3 .cosa succede quando un'onda 'passa sopra' alla barca traversata e
coricata?
g.
Secondo me ci si bagna in tutti i casi.....
La accendiamo?
[...]
> be' se ti piace spfaciare tutto cio' che hai in coperta, la soluzione
> che proponi mi sembra la migliore. Non c'e' un solo navigatore che
> sostenga che bisogna fare traversare la barca, per il semplice fatto
> che con la barca traversata al mare sei certo di fare il 360. con le
> onde al mascone o al giardinetto puoi sperare di salvare l'albero. Ma
> probabilmente sbagliano tutti e hai ragione tu.
>
>
> Giov. Diemme
Non so che 'bar o taverna' frequenta il Pinerolo,
ma sono certo che servono roba illegale.
Non sono entrato nel merito della discussione, perchè mi sembrava molto
idiota
e risibile (prendere il mare al traverso, se lo dicessi al mio istruttore
come minimo
mi declasserebbe ad ancora umana...),
però consiglio a tutti di leggere 'Guida Pratica di manovra' di E. Tabarly
(lo conoscete? ;-) )
della Mursia; se l' esperienza personale non è stata sufficiente a capire...
Oltre al linguaggio semplice e conciso, ci sono tanti trucchi resi
perfettamente dal disegno di Titouan Lamazou
(non conoscete neppure lui? Male, molto male...)
Le cazziate del Pinerolo sono smontate una per una...
Che aggiungere... beva ad men!
Lorenzo
> Non e' una domanda tanto strana, se consideri che vengono spesi
> miliardi per sapere cosa succede quando un auto va a sbattere contro
> un guard-rail, buca in curva a 180, inchioda in discesa sul ghiaccio o
> si cappotta...
>
Prova a metterti in contatto con qualche cantiere che cerca di assumere
un crash-test dummy.......
Sono richiestissimi, oltre a vedere cosa succede alla barca puoi
riferire le tue impressioni.....
Buon vento e mare come piace a te
Il Mangia
Bohm!
>perň consiglio a tutti di leggere 'Guida Pratica di manovra' di E. Tabarly
>(lo conoscete? ;-) )
splendido libro. MI associo nel consiglio.
quello che probabilmente fatichi a capire e' che l'obbiettivo di chi
va per mare dovrebbe essere quello di evitare che si verifichi ognuna
delle tre eventualita' da te prospettate lassu'.
E soprattutto il problema fondamentale e' quello di mantenere fin dove
possibile un margine di governabilita'.
Se si verificase una situazione di ingovernabilita' con un frangente
di dimensioni incontrollabili in arrivo, sinceramente mi preoccuperei
poco di sapere dove prendere l'onda. In ogni caso il danno sarebbe
pesantissimo.
Quanto al problema che poni prova solo a immaginare un frangente (che
necessariamente non sarebbe piccolo) che si abbatte sulla
sovrastruttura coricata sul mare e prova a immaginare quello che
ritroveresti dopo il passaggio.
grazie a questo NG ora finalmente ho capito che evitare certe onde e'
la cosa migliore.
> Quanto al problema che poni prova solo a immaginare un frangente (che
> necessariamente non sarebbe piccolo) che si abbatte sulla
> sovrastruttura coricata sul mare e prova a immaginare quello che
> ritroveresti dopo il passaggio.
qualcuno riesce a immaginare anche quel che resterebbe dopo il
passaggio dell'onda nei casi 1 e 2, e vedere in quale caso la barca ne
esce peggio?
g.
> qualcuno riesce a immaginare anche quel che resterebbe dopo il
> passaggio dell'onda nei casi 1 e 2, e vedere in quale caso la barca ne
> esce peggio?
>
> g.
Allarghiamo le possibilitą:
1. Immaginiamo di non aver dato o ricevuto precedenza da una Petroliera.
Come č meglio affrontare l'urto che ne consegue? E' meglio che sia la
Petroliera a colpirci o noi a colpire lei? Ed in che punto dello scafo? Non
ditemi che il compito principale č di evitare gli abbordi
2. Mettiamo che i terroristi dell' ETA o i Palestinesi o i Cattolici
Irlandesi vi prendan di mira e mettano una bomba sulla banchina a cui siete
ormeggiati: per limitare i danni sarą meglio essere ormeggiati di prua, di
poppa o traversati (inglese)? Non ditemi che siete atei o agnostici, loro vi
odiano lo stesso.
3. Una meteorite di qualche tonnellata cade inavvertitamente nella vostra
zona di navigazione. Voi stavate osservando il cielo col sestante e vi
accorgete negli ultimi istanti che vi colpirą. Cercherete di farvi colpire a
prua, a poppa o nelle vele per attenuare l'urto? Non ditemi di andare a
vedere Armageddon perchč tanto non sono Bruce Willis.
> Giancarlo wrote:
>
> > qualcuno riesce a immaginare anche quel che resterebbe dopo il
> > passaggio dell'onda nei casi 1 e 2, e vedere in quale caso la barca ne
> > esce peggio?
> >
> > g.
>
> Allarghiamo le possibilità:
>
> 1. Immaginiamo di non aver dato o ricevuto precedenza da una Petroliera.
> Come è meglio affrontare l'urto che ne consegue? E' meglio che sia la
> Petroliera a colpirci o noi a colpire lei? Ed in che punto dello scafo? Non
> ditemi che il compito principale è di evitare gli abbordi
>
> 2. Mettiamo che i terroristi dell' ETA o i Palestinesi o i Cattolici
> Irlandesi vi prendan di mira e mettano una bomba sulla banchina a cui siete
> ormeggiati: per limitare i danni sarà meglio essere ormeggiati di prua, di
> poppa o traversati (inglese)? Non ditemi che siete atei o agnostici, loro vi
> odiano lo stesso.
>
> 3. Una meteorite di qualche tonnellata cade inavvertitamente nella vostra
> zona di navigazione. Voi stavate osservando il cielo col sestante e vi
> accorgete negli ultimi istanti che vi colpirà. Cercherete di farvi colpire a
> prua, a poppa o nelle vele per attenuare l'urto? Non ditemi di andare a
> vedere Armageddon perchè tanto non sono Bruce Willis.
Beppe, sei un grande, a volte sei scostante, ma i primi post che leggo
sono i tuoi!
Ma un derivista nell'oceano indiano a secco di vele coricato
intraversato riesce a surfare sulle onde fino alla Nuova Zelanda?
E' davvero il modo migliore di manovrare?
Ai posteri l'ardua sentenza
Buon Vento,
Il Mangia
Come ti hanno gia' risposto in molti, esistono molte tecniche e molte scuole
di pensiero su come affrontare il mare in tempesta. Una cosa pero' e'
piuttosto evidente, e cioe' che non c'e' tecnica che tenga, se un'onda
anomala sbuca fuori dal nulla e ti viene addosso. Sfortuna, pura sfortuna,
e puo' fare la differenza tra riportare a casa la pelle o no, a dispetto
dell'esperienza, della solidita' e marinita' della barca, della tecnica
usata.
Tra l'altro, la forza immensa sviluppata da un'onda anomala, e la
subitaneita' con la quale questa si forma, probabilmente non ti dara' ne' il
tempo ne la' possibilita' di "scegliere" come prenderla: ti viene addosso, e
basta!
Detto questo, se proprio ti incuriosisce sapere come va' a finire nei tuoi
tre casi, un tragico campionario si e' visto durante la Sidey-Hobart di tre
anni fa, quando una tempesta di eccezionale violenza ha colpito la flotta in
regata in una zona dove le forti correnti, il basso fondale ed il vento
fortissimo hanno composto una miscela che ha proprio portato alla formazione
di un mare eccezionale, con la frequente formazione di onde anomale che sono
state la causa di quasi tutti gli incidenti, molti dei quali si sono
conclusi tragicamente.
Sia di prua che di poppa, un'onda anomala tipicamente si abbatte in coperta
con una massa enorme di acqua che puo' facilmente dare luogo a danni
strutturali e spazzare tutto e tutti (equipaggio incluso).
Se la barca prende l'onda di prua, il primo impatto viene assorbito da una
zona dello scafo piu' sgombra e dove non ci dovrebbe essere nessuno, e
quindi c'e' qualche probabilita' in piu' di limitare i danni. E' pero'
l'andatura che diventa piu' presto impossibile, perche' le vele si sventano
nel cavo delle onde, e la barca puo' non avere l'abbrivo sufficiente a
risalire fino in cima all'onda, nel qual caso la barca prende a retrocedere,
e sono guai: il Winston Churchill e' affondato cosi', mentre stava tentando
di rientrare, dopo essersi ritirato (3 morti...).
Se viceversa la barca sta' navigando (o fuggendo) col mare in poppa, i
rischi sono 2: che la barca parta in surf, infilandosi nell'onda davanti e
facendo una capriola per il lungo, oppure che un'onda anomala si franga
sopra il pozzetto, investendo con una forza incredibile l'equipaggio: sempre
nella Sydney-Hobart, si sono registrati molti casi di uomini feriti anche
gravemente, spazzati in mare, ed in alcuni casi dispersi, a causa di un
evento di questo tipo. L'olimpionico inglese Glyn Charles e' morto cosi'.
Onda al traverso: se stiamo parlando veramente di un'onda di proporzioni
eccezionali, e' un giro a 360 gradi garantito, ed allora addio albero,
possibili danni strutturali, allagamento sottocoperta, e grande pericolo per
chi era in pozzetto, che si trova sott'acqua, legato alla barca che magari
impiega molti minuti a raddrizzarsi (SE si raddrizza...): nella Sid-Hob,
un'altro morto....
Ed allora... la tecnica migliore per prendere un'onda anomala?
1) non trovarsi in quelle condizioni: una tempesta estrema non nasce dal
nulla, un CROCERISTA sano di mente non si metterebbe mai in condizioni
nemmeno remotamente suscettibili di diventare di quel genere. Certo, un
REGATANTE potrebbe essere disposto a correre il rischio, e se sbaglia
valutazione sono cavoli amari...
2) io personalmente tenterei di andare di prua finche' il mare lo consente,
a costo di andare a motore. Come alternativa, fuggire di poppa. Chiaro
che dipende anche da dove si trova la costa, e se questa puo' rappresentare
un ridosso oppure no.
3) quando veramente si facesse molto brutta, c'e' da pensare alla
incolumita' dell'equipaggio, che in pozzetto e' esposto a gravi rischi:
mettersi alla cappa, o su un'ancora galleggiante, e rintanarsi tutti
sottocoperta?
4) appena avvistata l'onda anomala, nei due secondi a disposizione prima che
colpisca infilare una rapida serie di preghiere al santo preferito....
E per finire....
Io vado in barca (crociera) da un numero imbarazzante di anni, e le mie
scoppole le ho prese, ma in Mediterraneo non mi sono MAI trovato in
condizioni di questo genere (non perche' non esistano, ma perche' si
evitano); il che' non vuol dire che non abbia mai corso rischi, ma in genere
questo era in conseguenza di miei errori: sono molto piu' pericoloso io che
un'onda anomala! :)
B.V.
Gianfranco
>1. Immaginiamo di non aver dato o ricevuto precedenza da una Petroliera.
>Come č meglio affrontare l'urto che ne consegue? E' meglio che sia la
>Petroliera a colpirci o noi a colpire lei? Ed in che punto dello scafo? Non
>ditemi che il compito principale č di evitare gli abbordi
>
>2. Mettiamo che i terroristi dell' ETA o i Palestinesi o i Cattolici
>Irlandesi vi prendan di mira e mettano una bomba sulla banchina a cui siete
>ormeggiati: per limitare i danni sarą meglio essere ormeggiati di prua, di
>poppa o traversati (inglese)? Non ditemi che siete atei o agnostici, loro vi
>odiano lo stesso.
>
>3. Una meteorite di qualche tonnellata cade inavvertitamente nella vostra
>zona di navigazione. Voi stavate osservando il cielo col sestante e vi
>accorgete negli ultimi istanti che vi colpirą. Cercherete di farvi colpire a
>prua, a poppa o nelle vele per attenuare l'urto? Non ditemi di andare a
>vedere Armageddon perchč tanto non sono Bruce Willis.
ROTFL!!!!!
giancarlo
================================
per evitare incidenti frontali
basta girare leggermente il
volante a destra o a sinistra
================================
http://www.lnitorino.it/resources/foto_25.html
http://www.lnitorino.it/resources/foto_26.html
http://www.lnitorino.it/resources/foto_27.html
Fatemi sapere le vostre impressioni,
ciao,
eugenio
Giancarlo
... oops... sorry
eugenio
......snip
> Fatemi sapere le vostre impressioni,
se invece vuoi leggere tu le impressioni di qualcuno che quell'onda anomala
l'ha "cavalcata" dai un occhiata al mio sito:
http://web.infinito.it/utenti/a/assopiede/castelsardo/castelsardo.htm
>
> ciao,
> eugenio
Saluti, Guido
> Fatemi sapere le vostre impressioni,
La mia è che dovresti leggere Almeno i messaggi del thread a cui rispondi....
>
> La mia č che dovresti leggere Almeno i messaggi del thread a cui
rispondi....
>
.. lo avevo messo in premessa:
>Non ho seguito la discussione dall'inizio, ma se non le avete ancora viste
>guardate queste foto.....
posso essere perdonato per questa gravissima inadempienza ? ;-)
chiedo umilmente perdono e prometto di non farlo mai piu' !!
eugenio