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D: sono finito in una secca, che fare?

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Ruddy

unread,
Apr 4, 2000, 3:00:00 AM4/4/00
to
excuse NG,
prendiamo in considerazione la malugurata ipotesi di un
insabbiamento con la ns. barca a vela, alta marea al culmine
della fase ed esperienza zero totale. Ok, è una situazione a
dir poco "grottesca" però capita e con una certa frequenza.
Come comportarsi se si realizza, per tempo, il verificarsi tale
situazione?
Come comportarsi, viceversa, se si è presi col bulbo nella
morsa della sabbia?
Toccando ferro, proviamo a dare qualche dritta.
Saluti. Ruddy.


- g i o ' -

unread,
Apr 5, 2000, 3:00:00 AM4/5/00
to
>excuse NG,

Ciao Ruddy. Ho letto i tuoi interventi recenti: li trovo interessanti.
Peccato che attualmente in questo NG si preferisca dispute personali e
battutine sul "sesso degli angeli". Penso che alcuni individui andrebbero
ignorati sistematicamente, se no si rendono ancora più fastidiosi...
E invece alcune questioni più pertinenti (per esempio quella delle trombe
d'aria) non vengono approfondite... peccato...

>prendiamo in considerazione la malugurata ipotesi di un
>insabbiamento con la ns. barca a vela, alta marea al culmine
>della fase ed esperienza zero totale. Ok, è una situazione a
>dir poco "grottesca" però capita e con una certa frequenza.

Sì, è vero, capita soprattutto alla foce dei fiumi navigabili dove spesso
si formano banchi di sabbia. L'Arno e il Magra sono due esempi classici
della zona in cui navigo. Anche l'alto Adriatico offre delle belle
"sorprese", da questo punto di vista.

1)


>Come comportarsi se si realizza, per tempo, il verificarsi tale
>situazione?

2)


>Come comportarsi, viceversa, se si è presi col bulbo nella
>morsa della sabbia?

Non ho capito bene la differenza tra 1) e 2)... potresti spiegare meglio
cosa intendi, per cortesia?

In generale, è ovvio che è meglio evitare quelle situazioni. Quindi occhi
aperti, scandaglio, carte aggiornate e velocità ridotta...

... poi, purtroppo succede lo stesso...
Per me, si dovrebbe innanzitutto controllare lo scafo. La spinta verso
l'alto, concentrata all'attacco della deriva, potrebbe addirittura
danneggiarlo, aprendo un falla...

Se vi è una falla è nettamente meglio NON muovere la barca dalla secca,
finché non arrivano mezzi adeguati per il recupero...

Io verificherei subito le possibilità di abbandonare la barca e spostare
l'equipaggio a terra: per lo meno, le secche di solito si trovano vicine a
riva... anche se alla Meloria...
Insomma, mi preoccuperei più di un improvviso colpo di vento o delle onde
di una nave, piuttosto che di come liberare la barca.

Fatto ciò, se non vi sono corrente o vento sfavorevoli, si può provare a
disincagliare da soli. In quelle situazioni, avere la deriva mobile è una
fortuna...
Motore in marcia indietro e cercare di sbandare al massimo la barca, per
ridurre l'immersione della deriva. Per farlo si può attaccare una drizza
lateralmente all'esterno della barca: per
esempio si può dare àncora con il tender e fissarla lì. Poi si cazza, ma
molto piano.
Ripeto: se il vento o la corrente spingono verso la secca, è meglio evitare
lo sbandamento perché si peggiora la situazione.
Siccome le barche piccole pescano circa 1,5 m, si può a volte scendere
dalla barca e camminare sulla secca. I vantaggi sono due: si allegerisce il
carico e l'equipaggio può spingere...

Se questi tentativi "fai da te" falliscono, io chiamerei subito aiuto.
L'importante è stabilire prima, se possibile per iscritto, il compenso per
l'operazione di recupero. La legge, giustamente, riconosce una buona
percentuale del valore della barca a chi la salva dalle secche.

Se, invece della sabbia, si va a rocce, sono c***i ancora più amari...
Racconto solo un episodio, per fortuna conclusosi bene.
All'ultimo giorno di un corso di vela, speravo di dormire finalmente fino
alle 10, dopo una settimana di levatacce.
Invece, sveglia alle 6. Un vecchietto e sua moglie, su una vela
di circa 10 metri, rientravano di notte a Monfalcone e, non si sa come,
sono finiti sulle rocce della diga foranea... Loro nipote era una nostra
allieva e quindi sono scesi a terra e venuti a chiederci aiuto. Tirando con
i gommoni la barca e la testa dell'albero, ci siamo riusciti dopo svariati
tentativi, verso le 9.
Dieci minuti dopo, è salita la bora, che avrebbe spinto la barca proprio
verso la diga. In quel caso i danni sarebbero stati sicuramente gravi.

Visto che si era tra amici, ci siamo "accontentati" di una cassa di buon
vino friulano... :-)

Ciao.

Ruddy

unread,
Apr 5, 2000, 3:00:00 AM4/5/00
to

- g i o ' - <N...@SPAM.IT> wrote in message
8cf2h4$j7h$1...@fe1.cs.interbusiness.it...

> >excuse NG,
>
> Ciao Ruddy. Ho letto i tuoi interventi recenti: li trovo interessanti.
> Peccato che attualmente in questo NG si preferisca dispute personali e
> battutine sul "sesso degli angeli". Penso che alcuni individui andrebbero
> ignorati sistematicamente, se no si rendono ancora più fastidiosi...
> E invece alcune questioni più pertinenti (per esempio quella delle trombe
> d'aria) non vengono approfondite... peccato...

> >Ciao -gio'- Probabilmente gli art. che trattano di "sfighe" sono
> >visti con circospezione dalla gente...tanto capita sempre agli altri.

> >prendiamo in considerazione la malugurata ipotesi di un
> >insabbiamento con la ns. barca a vela,

> Sì, è vero, capita soprattutto alla foce dei fiumi navigabili dove spesso


> si formano banchi di sabbia. L'Arno e il Magra sono due esempi classici
> della zona in cui navigo. Anche l'alto Adriatico offre delle belle
> "sorprese", da questo punto di vista.

> > In effetti l' Adriatico sett. è per me fonte di ispirazione...


>
> 1)
> >Come comportarsi se si realizza, per tempo, il verificarsi tale
> >situazione?
>
> 2)
> >Come comportarsi, viceversa, se si è presi col bulbo nella
> >morsa della sabbia?
>
> Non ho capito bene la differenza tra 1) e 2)... potresti spiegare meglio
> cosa intendi, per cortesia?

> >Rileggendo 1) e 2) avverto l'impressione di essermi per così dire
> >"impapinato" perchè, la maggior parte delle volte l'imprevisto si
> >verifica in tempi "relativamente " brevi, quando sospetti di essere
> >finito in secca, praticamente, ci sei già dentro fino al collo...però
> >se non navighi a tutta birra, qualche avvisaglia dell'imminente peri
> >colo si avverte, è necessario un buon feeling con il nostro scafo
> >( 1 ) e la prontezza di riflessi ci fà evitare il peggio ( 2 )... a
parole.


>
> In generale, è ovvio che è meglio evitare quelle situazioni. Quindi occhi
> aperti, scandaglio, carte aggiornate e velocità ridotta...
>
> ... poi, purtroppo succede lo stesso...

> >Quanto affermi di seguito, credo, sia molto esplicativo nel far com
> >prendere quanti aspetti negativi si prospettano nell'affrontare il mare
> >senza avere la conoscenza delle situazioni che si possono verificare
> >e le eventuali soluzioni. Saranno di sicuro parole buttate al vento ma
> >a rifletterci sù per un attimo, costa nulla, i vantaggi che se ne posso
> >no trarre, viceversa....
> >Io in prima persona ti sono grato per avere seguito il thread, nella
> >speranza di vedere sempre più persone disposte a trattare argomen
> >di pubblica utilità. Saluti. Ruddy.

vaiavela

unread,
Apr 6, 2000, 3:00:00 AM4/6/00
to
In article <8cf2h4$j7h$1...@fe1.cs.interbusiness.it>, "- g i o ' -"

<N...@SPAM.IT> wrote:
>Peccato che attualmente in questo NG si preferisca dispute
personali e
>battutine sul "sesso degli angeli". Penso che alcuni individui
andrebbero
>ignorati sistematicamente, se no si rendono ancora più
fastidiosi...

Sono d'accordo con te!!!
Fra l'altro ma la miglior offesa è la noncuranza!

>>prendiamo in considerazione la malugurata ipotesi di un

>>insabbiamento con la ns. barca a vela, alta marea al culmine
>>della fase ed esperienza zero totale. Ok, è una situazione a
>>dir poco "grottesca" però capita e con una certa frequenza.
>

>Sì, è vero, capita soprattutto alla foce dei fiumi navigabili
dove spesso
>si formano banchi di sabbia.

Infatti, maggio dell'anno scorso, Castiglion della Pescaia,
esperienza molto vicino a zero.
Era la prima volta che entravamo in quel porto, ci avevano
avvertiti di fare molta attenzione perchè l'entrata si insabbia,
ma un amico di quelle parti ci aveva detto anche che avevano
dragato da poco.
Quindi stavamo relativamente tranquilli ma sul chi va là!
Io ero al timone, ho aspettato per vedere se c'erano altre
barche che entravano o uscivano, niente.
Decido di provare ad entrare, metto un uomo a prua, il motore al
minimo, imbocco l'entrata, occhi fissi sull'eco, mi mantengo
centrale e ... tac!
Fortunamente, ripeto, eravamo sul chi va là, capisco
immediatamente cosa sta succendendo, inverto la marcia senza
pensarci neanche un attimo, pfiuu! non ci siamo incastrati!!!
Ovviamente dopo che abbiamo toccato l'eco si è deciso a
segnalare il fondale insufficiente.
Era solo sabbia, andavamo piano, e quindi non abbiamo riportato
danni, ma anche così andando poi a controllare gli attacchi del
bulbo in sentina abbiamo potuto notare che comunque un piccolo
trauma c'era stato.
Conclusione: gli strumenti di bordo servono, ma non ci si può
basare completamente, possono avere dei ritardi di lettura;
anche l'uomo a prua non se ne era accorto, ma non aveva
esperienza e l'acqua era torbida; terzo bisogna sempre essere
pronti a qualsiasi evenienza ma ci vuole anche un po' di fortuna.
ciao Angela

* Sent from RemarQ http://www.remarq.com The Internet's Discussion Network *
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giuliano

unread,
Apr 7, 2000, 3:00:00 AM4/7/00
to
>Io ero al timone, ho aspettato per vedere se c'erano altre
barche che entravano o uscivano,...

T'è mai capitato di segiure una barca più lunga della tua, con
l'albero alto alto? Lei passa e tu... puff! dopo un bell'inchino, hai
la chiglia piantata! Lei ha la deriva mobile...!

> Ovviamente dopo che abbiamo toccato l'eco si è deciso a
> segnalare il fondale insufficiente.

Si trattava di un eco che rileva la profondità perpendicolarmente
alla barca? La maggior parte di noi ha questo tipo di strumento, a
bordo, anche se sarebbero più funzionali quelli che "guardano" il
fondale con un'angolazione di 90°, partendo dalla perpendicolare
della barca, in avanti. Più funzionali e... più cari (se non si
considerano i costi di eventuali riparazioni).
Ho un aggeggio del genere e, quando m'è capitato d'insabbiarmi,
all'uscita del porto di Macinaggio, è successo perché ero convinto
che l'immagine del fondale in salita, ed i numerini della profondità
in discesa, fossero un'anomalia dello strumento. In quel punto c'ero
passato, entrando, la sera precedente: fondale di 3,5 mt. Da allora,
quando entro in una baia o in un porto, conosciuti o no, lo
strumentino è sempre in funzione (ma anche i miei occhi!).

> >Peccato che attualmente in questo NG si preferisca dispute
> personali e
> >battutine sul "sesso degli angeli". Penso che alcuni individui
> andrebbero
> >ignorati

Chiedo scusa a chi ha scritto queste righe, ma mi hanno messo un po'
sul "chi va là".
Ho usato la stessa espressione, "sesso degli angeli", per mettere in
guardia qualcuno che mi stimolava a continuare l'invio, su questo NG,
del racconto che sto mandando da una quindicina di giorni.
L'aver ritrovato la medesima espressione, e riportata tra
virgolette, m'ha fatto sorgere il sospetto che, forse, non a tutti fa
piacere il vedere occupato dello spazio per cose che, in fin dei
conti, sono semplici esternazioni personali, non sempre attinenti la
nautica.
In questo caso, sarei sinceramente grato a chiunque volesse invitarmi
a piantarla. Accetterei il consiglio senza recriminazioni né
animosità, dato che i NG sono spazi riservati alla globalità dei
partecipanti, non vetrine private d'un singolo (non mi piacerebbe
neppure accorgermi d'aver esposto un piatto di trippa, nella vetrina
d'una buotique...).
Ad ogni modo, grazie e ciao ciao a tutti.
Giuliano

- g i o ' -

unread,
Apr 7, 2000, 3:00:00 AM4/7/00
to
>Infatti, maggio dell'anno scorso, Castiglion della Pescaia,

Non ci sono mai stato. E' un porto canale, vero?

>Fortunamente, ripeto, eravamo sul chi va là, capisco
>immediatamente cosa sta succendendo, inverto la marcia senza
>pensarci neanche un attimo, pfiuu! non ci siamo incastrati!!!

Probabilmente, entrando la corrente del fiume spingeva indietro: anche
questo dovrebbe avervi aiutato.

>Era solo sabbia, andavamo piano, e quindi non abbiamo riportato
>danni, ma anche così andando poi a controllare gli attacchi del
>bulbo in sentina abbiamo potuto notare che comunque un piccolo
>trauma c'era stato.

E' vero che la sabbia attutisce un po' l'urto, però l'impatto è sempre
pericoloso.
Su una barca di 10 metri, l'area di contatto tra deriva e scafo è circa
1m*0,2m. Quando si tocca una secca, è come appoggiare sopra quella
superficie ridotta tutta la massa della barca senza bulbo, circa 2-3000 kg.
In più, durante l'urto, una forza dello stesso ordine di grandezza spinge
il bulbo verso poppa, quindi fa leva tramite la deriva proprio nello stesso
punto di attacco.

>Conclusione: gli strumenti di bordo servono, ma non ci si può
>basare completamente, possono avere dei ritardi di lettura;
>anche l'uomo a prua non se ne era accorto, ma non aveva
>esperienza e l'acqua era torbida;

Però dopo se n'è accorto... ;-)
E' un bel rischio sporgersi a prua in quelle
situazioni: se la barca si impianta, si rischia di fare un bel tuffo...;-)
Una delle cose più divertenti che mi sono successe in barca è stato
arrivare con il Laser 2 in planata su una secca. Il mio prodiere al
trapezio è partito in volo, ha girato a prua dello strallo... mi ricordo
benissimo la sua faccia in quel momento... poi è riatterato a cavalcioni
della prua...
Per fortuna non si è fatto niente e adesso possiamo riderci sopra... però
ha rischiato grosso...
Ciao.

- g i o ' -

unread,
Apr 7, 2000, 3:00:00 AM4/7/00
to
> > > In effetti l' Adriatico sett. č per me fonte di ispirazione...

In che parti dell'Adriatico giri?
I paraggi di Monfalcone, soprattutto verso punta Sdobba e la foce
dell'Isonzo, sono un campo minato di secche e secchette...
Ciao.

PS: mi permetto di darti un consiglio tecnico. Il tuo programma effettua il
quoting in maniera strana. Le cose che hai scritto nella tua risposta
compaiono con due frecce >>. La convenzione sarebbe invece che la risposta
non ha quoting, quindi qualcuno potrebbe non capire l'ordine dei messaggi.


- g i o ' -

unread,
Apr 7, 2000, 3:00:00 AM4/7/00
to
> > Ovviamente dopo che abbiamo toccato l'eco si è deciso a
> > segnalare il fondale insufficiente.
>
> Si trattava di un eco che rileva la profondità perpendicolarmente
> alla barca? La maggior parte di noi ha questo tipo di strumento,

Sì, e purtroppo serve ben poco quando si sta avanzando. E' più utile per
sapere la profondità nel momento di dare àncora.
Quando si procede tra secche, è quasi meglio il classico scandaglio a mano
tenuto a prua... sai che Mark Twain ha preso il suo pseudonimo proprio dai
segnali sul fondale dei chiattoni del Missisipi?

Il massimo sono i sonar che forniscono il profilo del fondo. Però costano
cari...
Ecco qualche sito a riguardo:
http://www.uni.net/eagle/frame-vetrina.htm
http://www.metratek.net/Systems/SONAR/sonar.html
http://hp.vector.co.jp/authors/VA012709/e_index.html
http://www.telemarspa.it/index.html

> Ho usato la stessa espressione, "sesso degli angeli", per mettere in
> guardia qualcuno che mi stimolava a continuare l'invio, su questo NG,
> del racconto che sto mandando da una quindicina di giorni.
> L'aver ritrovato la medesima espressione, e riportata tra

L'ho scritta io. Non avevo letto quella puntata del tuo racconto. Quindi il
riferimento è una pura coincidenza.
Volevo alludere a discussioni, di pessimo gusto e di utilità nulla,
sull'identità di qualche protagonista del newsgroup. Niente che abbia a che
fare con te e i tuoi interventi, che invece mi auguro di leggere più
spesso, al posto della sempre più martellante spazzatura di altri...
Ciao.

vaiavela

unread,
Apr 7, 2000, 3:00:00 AM4/7/00
to
In article <8ckgcn$d6q$2...@fe1.cs.interbusiness.it>, "- g i o ' -"

<N...@SPAM.IT> wrote:
>>Infatti, maggio dell'anno scorso, Castiglion della Pescaia,
>
>Non ci sono mai stato. E' un porto canale, vero?

Si.

>
>Probabilmente, entrando la corrente del fiume spingeva
indietro: anche
>questo dovrebbe avervi aiutato.

A dire il vero non ci ho fatto caso, ho pensato piuttosto che la
secca non fosse molto alta in quel punto, almeno questa č stata
la sensazione che ho avuto.

>Su una barca di 10 metri, l'area di contatto tra deriva e scafo

č circa
>1m*0,2m. Quando si tocca una secca, č come appoggiare sopra


quella
>superficie ridotta tutta la massa della barca senza bulbo,
circa 2-3000 kg.

>In piů, durante l'urto, una forza dello stesso ordine di


grandezza spinge
>il bulbo verso poppa, quindi fa leva tramite la deriva proprio
nello stesso
>punto di attacco.
>

La barca č un 28 piedi, quindi 8,50m, di 2600Kg.
Perciň immagino, da quello che dici, che quello che a noi č
sembrato uno *struscio* per tutta la struttura č stato un po'
traumatico.

Ruddy

unread,
Apr 8, 2000, 3:00:00 AM4/8/00
to

- g i o ' - <N...@SPAM.IT> wrote in message
8ckgck$d6q$1...@fe1.cs.interbusiness.it...
> > > > In effetti l' Adriatico sett. è per me fonte di ispirazione...

>
> In che parti dell'Adriatico giri?

> I paraggi di Monfalcone, soprattutto verso punta Sdobba e la foce
> dell'Isonzo, sono un campo minato di secche e secchette...
> Ciao.

Ciao, la zona che frequento maggiormente è compresa tra Lignano
(laguna di Marano inclusa) le foci del Tagliamento, Porto Buso e
saltuariamente Chioggia, VE e il delta del Po

> PS: mi permetto di darti un consiglio tecnico. Il tuo programma effettua
il
> quoting in maniera strana. Le cose che hai scritto nella tua risposta
> compaiono con due frecce >>. La convenzione sarebbe invece che la risposta
> non ha quoting, quindi qualcuno potrebbe non capire l'ordine dei messaggi.

Grazie per il consiglio, non si tratta di problemi legati al programma,
la mia è pura ignoranza delle convenzioni quoting e non solo quelle.
Hai fatto bene ad avvertirmi, da solo ci sarei arrivato chissà quando.
Saluti. Ruddy.


giuliano

unread,
Apr 9, 2000, 3:00:00 AM4/9/00
to
Da: - g i o ' - <N...@SPAM.IT>
> Newsgroup: it.hobby.nautica
> Oggetto: Re: Re: sono finito in una secca, che fare?
> Data: venerdě 7 aprile 2000 13.25
----------------------------------------------------------------------
---------------------
> Quando si procede tra secche, č quasi meglio il classico scandaglio

a mano
> tenuto a prua... sai che Mark Twain ha preso il suo pseudonimo
proprio dai
> segnali sul fondale dei chiattoni del Missisipi?

No, non lo sapevo.
----------
> Il massimo sono i sonar che forniscono il profilo del fondo. Perň
costano
> cari...
E' vero, sono piů costosi. Se perň si considera quanto ci vuole per
alare, riparare e varare una barca (dando per scontato di non aver
avuto bisogno d'aiuto per trarsi d'impaccio), forse il loro costo
apparirebbe meno gravoso.
Prima d'acquistare il mio, nel '96, avevo sentito l'importatore di
uno di questi aggeggi, a Milano. Se non ricordo male (la cifra ce
l'ho ancora segnata sul suo pieghevole, da qualche parte), il prezzo
di listino era di Ł 2.500.00 circa + IVA a cui veniva applicato lo
sconto "Bolina-card.
Me lo son fatto poi spedire da uno di quei grossi centri, inglesi,
che vendono anche per posta. Sonar + VAT + spese di spedizione: Ł
1.500.000 e rotti. Vero che, allora, la sterlina valeva 2.300 - 2.400
lire, comunque non sarebbe male fare un raffronto tra i vari punti di
vendita italiani ed esteri, per valutare quanto convenga, rispetto al
beneficio, ed alle proprie tasche, un determinato acquisto...
Un'altra soluzione potrebbe essere quella di montare il sensore
dell'ecoscandaglio, piů a prua possibile, poco piů sotto della linea
di galleggiamento. Non so quali inconvenienti deriverebbero, da una
tal posizione, ma almeno nessuno correrebbe il rischio di fare un
bagno.
----------
Ti ringrazio d'avermi fornito indirizzi di pagine Web dedicate
all'argomento, purtroppo posso solo accedere ai NG, con il 486 che ho
a disposizione.
----------


> > Ho usato la stessa espressione, "sesso degli angeli", per mettere

in...


> L'ho scritta io. Non avevo letto quella puntata del tuo racconto.
Quindi il

> riferimento č una pura coincidenza.
Non vorrei aver dato l'impressione di quello che si considera
"padre" di determinate espressioni di uso comune, ma quella
locuzione, messa tra virgolette, m'aveva fatto considerare l'ipotesi
di far parte della categoria cui, il senso della frase, era diretto.
Visto che non č cosě, continuerň con piů tranquillitŕ fino alla
29/29.
Ciao
Giuliano

- g i o ' -

unread,
Apr 10, 2000, 3:00:00 AM4/10/00
to
>> sai che Mark Twain ha preso il suo pseudonimo
>> proprio dai
>> segnali sul fondale dei chiattoni del Missisipi?

E' lo pseudonimo letterario di Samuel Langhorne Clemens. Ha fatto il
battelliere sul Missisipi, prima che lo scrittore. "Mark twain" è una
storpiatura di "mark two", cioè "segno due, seconda tacca": indicava il
secondo segnale sullo scandaglio a mano, quello dei due piedi. Lo
scandaglio era di solito un filo con peso o un bastone, con le tacche di
profondità. Con quello, un uomo a prua tentava di trovare le frequenti
secche di sabbia dei fiumi.
Quando si arrivava a due piedi (circa 60 cm), la situazione diventava
critica, anche per le chiatte. Quindi l'urlo "mark twain" era decisamente
un allarme, un avvertimento per moderare la velocità o modificare la rotta.

> Un'altra soluzione potrebbe essere quella di montare il sensore

> dell'ecoscandaglio, più a prua possibile, poco più sotto della linea


> di galleggiamento. Non so quali inconvenienti deriverebbero, da una
> tal posizione, ma almeno nessuno correrebbe il rischio di fare un
> bagno.

L'unica controindicazione mi sembra l'arrivo in banchina di poppa. L'acqua
dei porti è spesso torbida e in alcuni vecchi porti il fondo sale prima
della banchina. E il timone è molto più fragile della deriva...
Forse la soluzione è mettere due ecoscandagli, uno di prua e uno di poppa.
Oppure entrare sempre in banchina di prua, cosa che in Italia sembra una
bestemmia... ma che a me piace molto: mi ricordo una lunghissima
discussione su questo NG su l'ormeggio in banchina di prua piuttosto che di
poppa...

Il sonar comunque è un accessorio utilissimo. Se si pensa a guai che
consente evitare: secche, rocce, ostacoli galleggianti, navi... e poi
serve anche agli appassionati di pesca...
Insomma, investire 1,5 milioni (pensavo di più...) per la sicurezza è
meglio che per i confort, come aria condizionata, televisore, frizer,
forno a micronde, lavatrice, lavastoviglie...
Ciao.

Mario Lepore

unread,
Apr 10, 2000, 3:00:00 AM4/10/00
to
Oltre a vari disalberamenti ho nel mio carnet anche diversi
insabbiamenti e due o tre toccate su roccia. Ho perso le prime
battute sull'argomento ma vorrei intervenire dall'alto della mia
esperienza di cui non ci sarebbe molto da vantarsi (ed infatti non
me ne vanto).

Primo insabbiamento nel porto del Circeo botta semi forte, non ci
aspettavamo niente di simile, sul nostro portolano non era
segnalato questo pericolo, ma andavamo piano come sempre nei porti,
mare evidentemente piatto, niente vento, barca un po' sbandata e
marciaindietro, subito liberi. Danni nulli.

Secondo insabbiamento (o immelmamento) durante il carosello davanti
al distributore del Marina di Dubrovnik lungo il fiume. Scopriamo
finalmente il significato delle boe distribuite in maniera
apparentemente strana. Servivano per indicare le aree di fondali
bassi. La corrente del fiume ed un po' di marciaindietro ci
liberano subito.
Danni nulli.

Terzo e più drammatico insabbiamento, in piena notte davanti a Port
El KAntoui in Tunisia decido di cercare le mede che segnano il
canale dragato invece di mettermi con l'angolo consigliato dal
portolano sul fanale di ingresso. Il perché di questa scelta
bizzarra ora non lo capisco, sarà stato quel misto di presunzione,
stanchezza e pigrizia che sta sempre alla base degli incidenti
anche gravi. Per farla breve entrai con la deriva in una zona di
fondo maggiore circondato interamente da secche, metterci tutti da
una parte per sbandare non dava grandi risultati e la deriva in
effetti era libera ma non riuscivo ad uscire da quella sorta di
pozza di sabbia. Il giorno dopo stimai che probabilmente ero
circondato da zone profonde non più di 1 metro con la mia deriva di
1,70. Mi misi con santa pazienza a cercare il passaggio attraverso
cui ero entrato in questa zona più profonda e dopo quasi un'ora
riuscii a trovarlo. Nessun danno, ero sul chi vive e andavo piano.

Quarto, più offensivo e vergognoso insabbiamento. Corfù lato sud
est, la penisola di sabbia che si protende abbastanza verso il mare
mi fa venire qualche dubbio, stimo la posizione, guardo la carta
non apprezzo i primi segni di presbiopia e scambio un 1 (un po'
inclinato) per un 7 metri. Arrivo a 5 nodi nella sabbia e la deriva
si infilza come un coltello nel burro (ero a circa 200 metri da
riva un 7 metri era anche credibile). Pieno di rabbia e di
vergogna innesto la retromarcia al massimo e la barca dopo un po'
si libera conficcandosi ancora più profondamente in un altro banco
posto a poppa (evidentemente eravamo ruotati nella botta) in
conclusione, con piccoli sbandamenti e molte marciavanti/indietro
usciamo dal casino, superiamo la punta sabbiosa e mi ancoro per
vedere eventuali danni con la maschera perché il colpo era stato
fortissimo. mentre getto l'ancora vedo un motorsailer arrivare a
non meno di 8 nodi nella sabbia e l'albero nella frenata andare
avanti di almeno 5/6 metri con la barca ferma e la poppa tutta
fuori dal mare. Mi consolo e mi immergo, nessun danno.

Conclusione: non mi andrei a cercare la sabbia ma la sabbia non fa
male: anche i precedenti proprietari della mia ultima barca seria
si erano insabbiati in adriatico entrando con il mare di poppa in
un porto-canale e uno di loro dal timone era finito disteso nel
quadrato, i nuovi proprietari si sono insabbiati a Messina e uno
di loro si é buttato a mare in pieno inverno per tenere la barca
ferma mentre gli altri facevano partire il motore perché il vento
li spingeva a riva ma la barchetta non ha subito danni neanche
questa volta.
La considerazione che fa Gio' sul peso concentrato su un'area
piccola é sbagliata a mio parere per tre ragioni:
1) dal peso va detratto il peso del bulbo che rappresenta spesso un
terzo del complessivo e se l'accrocco bulbo scafo é studiato per
reggere il bulbo (1/3 del peso) sempre, riesce a resistere a
reggere lo scafo (2/3) per un quarto d'ora, ammesso che lo scafo
sia tutto fuori dall'acqua,
2) la barca sulla sabbia difficilmente rimane perfettamente ferma e
verticale ma si adagia su un lato e continua a galleggiare;
3) prima che si deformi lo scafo tanto da danneggiarsi, si deforma
la sabbia e cede e la barca scende giù e almeno parzialmente
riprende a sfruttare quel benedetto principio di Archimede che ci
permette di navigare.
LA prossima volta vi racconto gli impatti con le rocce e
sono cose più amare.
mario

- g i o ' - <N...@SPAM.IT> wrote in message
8cf2h4$j7h$1...@fe1.cs.interbusiness.it...
> >excuse NG,
>
> Ciao Ruddy. Ho letto i tuoi interventi recenti: li trovo
interessanti.

> Peccato che attualmente in questo NG si preferisca dispute
personali e
> battutine sul "sesso degli angeli". Penso che alcuni individui
andrebbero

> ignorati sistematicamente, se no si rendono ancora più
fastidiosi...

> E invece alcune questioni più pertinenti (per esempio quella
delle trombe
> d'aria) non vengono approfondite... peccato...
>

> >prendiamo in considerazione la malugurata ipotesi di un
> >insabbiamento con la ns. barca a vela, alta marea al culmine
> >della fase ed esperienza zero totale. Ok, è una situazione a
> >dir poco "grottesca" però capita e con una certa frequenza.
>
> Sì, è vero, capita soprattutto alla foce dei fiumi navigabili
dove spesso

> si formano banchi di sabbia. L'Arno e il Magra sono due esempi
classici
> della zona in cui navigo. Anche l'alto Adriatico offre delle
belle
> "sorprese", da questo punto di vista.
>

> 1)
......................................

Ruddy

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to

Mario Lepore <mario_...@tin.it> wrote in message
8ctbkd$aem$1...@nslave2.tin.it...

> Oltre a vari disalberamenti ho nel mio carnet anche diversi
> insabbiamenti e due o tre toccate su roccia. Ho perso le prime
> battute sull'argomento ma vorrei intervenire dall'alto della mia
> esperienza di cui non ci sarebbe molto da vantarsi (ed infatti non
> me ne vanto).
>
> Primo insabbiamento nel porto del Circeo botta semi forte...<cut>

>
> Secondo insabbiamento (o immelmamento) durante il carosello davanti
> al distributore del Marina di Dubrovnik lungo il fiume. Scopriamo
> finalmente il significato delle boe...<cut>

> Terzo e più drammatico insabbiamento, in piena notte davanti a Port
> El KAntoui in Tunisia decido di cercare le mede che segnano il
> canale dragato invece di mettermi con l'angolo consigliato dal

> portolano sul fanale di ingresso. Il perché di questa scelta...<cut>
>
> Quarto, più offensivo e vergognoso insabbiamento. Corfù...<cut>


> Mi consolo e mi immergo, nessun danno.

IMHO non c'è nulla di cui vergognarsi, tanto più se si ha il "coraggio"
di ammettere le proprie "responsabilità" nel raccontare episodi di vita
vissuta. A parte la rabbia e il disagio provato in quei momenti, grazie
a te e a chi ha seguito il thread, ora siamo a conoscenza di alcuni siti
dove bisogna procedere con la massima cautela. Magari (spero) servirà
a creare una memoria storica, un precedente, un'avvertimento, un bagaglio
di cui molti faranno tesoro. Si potrebbe fare di più, volendo rispolverare
i cosidetti "fantasmi negli armadi" che ognuno conserva inconsciamente.

> Conclusione: <cut>

Saluti.
Ruddy.

giuliano

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to
- g i o ' - <N...@SPAM.IT> scritto nell'articolo
<8cs8sc$njl$2...@fe1.cs.interbusiness.it>...

>Insomma, investire 1,5 milioni (pensavo di più...) per la sicurezza

è meglio che per i confort, …
C'è di buono che, finora, nel proprio piccolo, ognuno è libero di
fare ciò che più gli aggrada…
Decisamente interessante, la storia dell'urlo "mark twain"! Non la
sapevo proprio… Se ne avessi delle altre in sentina, tirale fuori! A
volte, sono più “saporite” di una buona bottiglia di vin buono…
senz'altro durano di più!
Ciao
Giuliano


giuliano

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to

Mario Lepore <mario_...@tin.it> scritto nell'articolo
<8ctbkd$aem$1...@nslave2.tin.it>...
>...sarà stato quel misto di presunzione,

> stanchezza e pigrizia che sta sempre alla base degli incidenti
> anche gravi.
E' vero, credo sia raro subire un incidente, senza aver avuto la
possibilità di prevenirlo.

>...sul nostro portolano non era segnalato questo pericolo, ma...
Ho già raccontato la storia di un insabbiamento, all'uscita dal porto
di Macinaggio, in una delle puntate del Navigatore di porto. Da
quando è avvenuto, nonostante abbia chiesto delucidazioni in
proposito a varie fonti, non so ancora quale fattore non ho tenuto in
considerazione. Qualcuno conosce quel porto e può darmi qualche
spiegazione?

> La considerazione che fa Gio' sul peso concentrato su un'area
> piccola é sbagliata a mio parere per tre ragioni:

Non ho molte conoscenze di fisica, meccanica, dinamica, leve, forze,
ecc., ma ho la sensazione che le tue motivazioni possano essere
valide per barche fino ad un certo peso. Non potrebbe essere che,
oltre le 10 t, ad esempio, la faccenda cambi un poco? M'è già
capitato di vedere un paio di barche, sull'invaso, con una discreta
fessura tra bulbo e scafo.
Ho poi il sospetto che, oggigiorno, un architetto, od un ingegnere
che progettino una barca, debbano soggiacere a dei vincoli di costi,
molto più restrittivi di quelli di una volta, soprattutto per barche
di serie. Per questo motivo, se dai loro calcoli risulta che un
prigioniero deve tenere, diciamo, 2.000 chili, non credo che lo
mettano tale che possa lavorare tranquillamente a 8.000 chili. Il
medesimo sospetto mi rode quando passo a pensare alla vetroresina che
annega la piastra d'attacco, o al legno, fatto stagionare in pochi
giorni negli appositi forni...
Questi dubbi, logicamente, sono miei personali e, io, non sono una
persona oggettiva, essendomi fatto costruire una barca di "ferro"!

> LA prossima volta vi racconto gli impatti con le rocce e
> sono cose più amare.

Non è carino aspettare con impazienza di conoscere le disavventure
altrui, ma spero proprio, dalle tue, di ricavarne qualche
insegnamento... quindi le aspetto...
Ciao
Giuliano

ansa

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to

Ruddy <nwf...@tin.it> wrote in message 8ctl48$k1$1...@nslave2.tin.it...

> a creare una memoria storica, un precedente, un'avvertimento, un bagaglio
> di cui molti faranno tesoro. Si potrebbe fare di più, volendo
rispolverare
> i cosidetti "fantasmi negli armadi" che ognuno conserva inconsciamente.
>
> > Conclusione: <cut>
>
> Saluti.
> Ruddy.

Vabbe' confessiamoci......
Lago di Garda, S.Felice, Secche dell'Altare......
Ragazze un po' spogliate sull'isolotto dei gabbiani.....8-) era
primavera..... il qui presente (guardone) dopo un tremendo impatto col
fondo (roccia) andava a finire come un sacco di patate dentro il tambuccio
!!!!
Conseguenze abbastanza lievi per il "Gioco Blu" (ex barca)
conseguenze un po' piu' dolorose per il guardone...ma
per fortuna niente rotture, solo cerotti.
=========

Sardegna, Cala Volpe.
Quattro d'equipaggio, tutti guardoni ! Questa volta non di bellezze
femminili ma paesagistiche.
Guarda come e' bello quell'albergo, quasi non si vede !
Guardate quell'altra villa ...ha una piscina che sembra
congiungersi col mare.....PATESGNACCHETE !!!
DIN DON ..... DIN DAN... sembrava che l'albero, le sartie
ci venissero in testa, e pensare che eravamo neanche col motore al minimo
!
A quel punto tutti gli occhi degli occupanti delle barche
alla fonda erano su di noi...chi poteva si andava a rifugiare dentro...ma
chi era al timone doveva sopportare l'onta !
Comunque danni nulli ma figura del ca@@o ...TANTA !

Altre toccate,toccandoci, niente.
Vorrei pero' mettere in guardia chi non conosce il porto di Anzio.
Quest'estate ho visto un sacco di barche insabbiarsi.
Una adirittura sono dovuti andarla a recuerare quelli della C.P.
Per entrare in porto non bisogna puntare direttamente all'entrata ma
bisogna fare un lungo giro e portarsi molto sottocosta poi a circa 200 mt.
dalla spiaggia accostare
per l'entrata.
ansa
>
>

ansa

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to

giuliano <giulia...@tiscalinet.it> wrote in message
01bfa383$7bc4c6c0$LocalHost@ciro-e-diana...

>
ma...
> Ho già raccontato la storia di un insabbiamento, all'uscita dal porto
> di Macinaggio, in una delle puntate del Navigatore di porto. Da
> quando è avvenuto, nonostante abbia chiesto delucidazioni in
> proposito a varie fonti, non so ancora quale fattore non ho tenuto in
> considerazione. Qualcuno conosce quel porto e può darmi qualche
> spiegazione?
>

Quando si esce da Macinaggio bisogna stare molto a destra
in quanto sulla sinistra, dietro la diga di sottoflutto si accumulano un
sacco di posidonie morte e miste a sabbia che raggiungono anche spessori
considerevoli.
Ogni tanto pero' questi strati si muovono specialmente dopo
burrasche.
Ogni tanto, molto raramente credo, vengono specie di idrovore che ne
dovrebbero pulire il fondale da questi accumuli.
Non sono molto pericolosi per l'incolumita' della barca ma se ci vai dentro
un po' sostenuto non ne vieni piu' fuori.
ansa

- g i o ' -

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to
E te pareva che Mario non aveva tagliato tutte le secche del Mediterraneo a
colpi di deriva... fatti almeno pagare per l'utile lavoro di dragaggio
svolto... ;-)

> ... Mi consolo e mi immergo, nessun danno.

Bhe', però almeno andava detto che in queste situazione è meglio
controllare la deriva, sia da dentro sia dall'acqua.

Anche a me è successo di beccare una secca all'uscita dell'Arno, su un Elan
43 in affitto: niente danni, però andavo piano e non c'erano né vento né
onda...
Un'altra volta, la piena del fiume aveva completamente riempito il
porticiolo. Quindi abbiamo tirato fuori le barche dando cima al moletto di
ingresso e tirando a forza di winch... Il proprietario era presente e anzi
aveva suggerito lui quella soluzione di forza: nessun danno apparente.
Scommetto che anche a te sarebbe piaciuto quel metodo di uscire dalla
sabbia a forza di braccia... ;-)

Il peggio, nel campo di insabbiamenti, mi è successo comunque sul Laser
alla scuola vela di Monfalcone. Prova di scuffia, giù a 180° e... albero
ben impiantato nella sabbia! Mezz'ora per liberarlo, con l'aiuto del
gommone... Nessun danno: solo la vela lurida di melma oleosa...

> La considerazione che fa Gio' sul peso concentrato su un'area
> piccola é sbagliata a mio parere per tre ragioni:
> 1) dal peso va detratto il peso del bulbo che rappresenta spesso un
> terzo del complessivo e se l'accrocco bulbo scafo é studiato per
> reggere il bulbo (1/3 del peso) sempre, riesce a resistere a
> reggere lo scafo (2/3) per un quarto d'ora, ammesso che lo scafo
> sia tutto fuori dall'acqua,

Giusto: per la verità avevo detto anch'io che il peso del bulbo non conta.
E' vero che le barche dovrebbero resistere anche se appoggiate sulla
deriva. Nei fiordi della Manica, per esempio, questo succede due volte al
giorno, ogni bassa marea.
Però, è anche vero che:
1) se ci si muove, al peso dello scafo, bisogna aggiungere l'inerzia nel
momento dell'urto
2) l'attacco della deriva è studiato per sostenere il peso del bulbo che
tira verso il basso, non una spinta verso l'alto
3) se vi sono onde o vento forte, la probabiltà di danni aumenta

> 3) prima che si deformi lo scafo tanto da danneggiarsi, si deforma
> la sabbia e cede e la barca scende giù e almeno parzialmente
> riprende a sfruttare quel benedetto principio di Archimede che ci
> permette di navigare.

Questo non mi sembra un punto "a favore" della resistenza dello scafo...
Innanzitutto, vale solo per le derive a lama. Invece molte barche moderne
hanno alette o bulbi in fondo alla deriva, che le impediscono di scendere
nella sabbia.
Poi, per me, impiantare mezzo metro di deriva nella sabbia non è questa
bella cosa! Intanto diventa molto più difficile uscire. Poi immagina che tu
sei lì, bello inchiodato sul fondo, e arrivano delle onde al traverso...
Bho?

> LA prossima volta vi racconto gli impatti con le rocce e
> sono cose più amare.

Dai: sono proprio curioso... :-)
Ciao, Gio'

Mario Lepore

unread,
Apr 11, 2000, 3:00:00 AM4/11/00
to

- g i o ' - <N...@SPAM.IT> wrote in message
10rg5dk$dok$1...@fe2.cs.interbusiness.it...

> E te pareva che Mario non aveva tagliato tutte le secche del
Mediterraneo a
> colpi di deriva... fatti almeno pagare per l'utile lavoro di
dragaggio
> svolto... ;-)
>
........................

>
> Questo non mi sembra un punto "a favore" della resistenza dello
scafo...
> Innanzitutto, vale solo per le derive a lama. Invece molte barche
moderne
> hanno alette o bulbi in fondo alla deriva, che le impediscono di
scendere
> nella sabbia.

Colpito ed affondato, giuro che c'avevo pensato appena postato il
msg!

> Poi, per me, impiantare mezzo metro di deriva nella sabbia non è
questa
> bella cosa! Intanto diventa molto più difficile uscire. Poi
immagina che tu
> sei lì, bello inchiodato sul fondo, e arrivano delle onde al
traverso...
> Bho?

IO prendevo in considerazione solo lo sforzo verticale a cui mi
sembra che avessi accennato.
Per quanto riguarda le considerazione di Giuliano sui prigionieri
credo che, per quel che ricordo di scienza delle costruzioni
(dovrei ricordarne di più di quanto ne ricordo), é difficilissimo
che sia il prigioniero il punto debole o la piastra metallica (se
c'é), il problema é sempre la vetroresina al margine della
struttura rinforzata, specialmente se si passa dal troppo rigido al
troppo elastico senza mediazioni.

> > LA prossima volta vi racconto gli impatti con le rocce e
> > sono cose più amare.
>

> Dai: sono proprio curioso... :-)
> Ciao, Gio'

Sono un po' incasinato ma sono storie meno interessanti, solo più
dolorose (economicamente).
provvederò appena possibile.
mario

giuliano

unread,
Apr 14, 2000, 3:00:00 AM4/14/00
to
Grazie per le informazioni, ma le prime due (stare a destra e
movimenti dopo burrasche) le conoscevo. Per quanto riguarda la
prima, la barca del Soccorso in Mare di Macinaggio, mi ha rimorchiato
fuori dal porto, facendomi passare a pochi metri dagli scogli del
faro rosso, nel punto che loro hanno detto essere il più profondo;
eppure, anche durante questa manovra, mi sono ri-impiantato.
Riguardo agli spostamenti dopo burrasche, ero entrato tranquillamente
il pomeriggio precedente e la notte è stata idilliaca. A meno che, a
volte, s'instaurino delle correnti, indipendentemente dalle
condizioni atmosferiche visibili, che spostano i banchi di sabbia e
alghe.
Comunque, se ero passato il giorno prima con un fondale di 3,5 metri,
il pescaggio della barca era di 2,2 mt , ed ho scavato un cratere di
quasi mezzo metro, altro che “considerevoli” sono questi spostamenti!
Credo che sia proprio questa l'informazione che cercavo: “spessori
considerevoli” che viaggiano! Se avessi tenuto in considerazione che
non sempre i banchi che si spostano hanno lo spessore di pochi
centimetri, non avrei pensato, per prima cosa, ad un errore del
sonar, nel vedere i suoi numerini scendere!
Grazie! Ciao.
Giuliano


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