Questa mattina ho avuto l'ispirazione per comporre questo trattatello, che
forse potrà tornare utile ai giovani desiderosi (Kongart, ti penso sempre!)
di realizzarsi un piccolo "mostro" esclusivo per la pista, e soprattutto,
economico; e pure bicilindrico.
1. La base di partenza è un Benelli 2C, o 125 o 250. E' una moto
piuttosto facile da reperire a pochi soldi in diverse gradazioni di
conservazione, o sotto forma di rottame. Nel caso si voglia utilizzare un
250, è da tenere presente che la Moto Guzzi 250 TS è identica.
2. Motore. I motori 125 e 250 sono intercambiabili sui telai, che sono
uguali. Sono i carter ad avere le stesse dimensioni. Pure il cambio e la
frizione sono gli stessi: una garanzia di robustezza per il 125. Però le
camere di manovella sono più piccole sul 125. La cretinata di montare un
gruppo termico 250 su un basamento 125 è scongiurata dal fatto che gli
inviti delle canne sono diversi. A parte questo il motore 2C è molto
pratico, poiché tagliato orizzontalmente invece che verticalmente, a tutto
vantaggio della comodità di intervento su banco.
3. Occhio ai cilindri. Non sconsiglio le moto prima serie, ma i cilindri
in ghisa della prima serie, riconoscibili a prima vista perché tinti in
nero. La ragione è semplice: hanno alettatura minore rispetto alle altre e,
soprattutto, sono interamente in ghisa, al contrario di quelli di utte le
serie successive che sono invece di lega leggera con canne cromate e non
tinti. A questo punto si deve scegliere se fabbricare un 2C particolarmente
elaborato o no. Di serie, il motore è un semplice piston-ported (ovvero con
ammissione regolata dal pistone): niente lamelle. Se si vuole avere
l'ammissione lamellare, bisogna darsi da fare e trovare qualche kit che era
in produzione fino ad una ventina d'anni fa e forse anche dopo (mi sembra).
Credo che Bruno Faccioli avesse qualcosa di simile; c'era anche un
fantomatico kit cilindri 9 luci, ammissione lamellare e raffreddamento a
liquido di una ditta veneta che non saprei come rintracciare. Se non
interessa l'ammissione lamellare, qualsiasi paio di cilindri va bene. Di
quelli di serie, nel caso si voglia realizzare un 125, i migliori sarebbero
quelli dello Sport: hanno la maggiore alettatura. Inoltre era disponibile il
kit Polini da 22 cv (anche questo senza ammissione lamellare); per questo un
noto ricambista di Milano due anni fa mi chiedeva 400000 lire... Invece, se
si vuole un 250, i migliori cilindri sarebbero quelli del Guzzi 250 TS: al
contrario del gemello Benelli 2C, i cilindri avevano il trattamento al
NiGuSil di casa Guzzi. Per le teste, regolarsi di conseguenza.
4. Marmitte. Si possono ovviamente usare anche quelle di serie, ma se
uno si deve mettere a fare un 2C per la pista, tanto vale che lo equipaggi
di marmitte ad espansione. Comunque, nel caso si voglia usare quelle di
serie, vanno assolutamente evitati i tubi di scarico compensati della prima
e della seconda serie del 125 (cilindri in ghisa). Tutti sanno che il tubo
di compensazione è una boiata sul due tempi. Nel caso del 250 è sempre stato
messo: se proprio si vogliono usare i tubi originali, si dovrà segare il
tubo di compensazione e riparare i buchi conseguenti.
Leggenda vuole che la Figaroli producesse marmitte ad espansione con
terminale per il 125 2C. Il mio ricambista locale è da diverso tempo che
vuole vendermene un paio a 250 euro. Mi immagino che ci fossero anche altri
produttori, e che si possano trovare montate su qualche moto. A me è
capitato, ma non ho indagato sulla marca delle marmitte.
5. Carburatori. I carburatori SHB 19.19B montati su tutte le serie del
125 2C sono carburatoracci osceni da decespugliatore. Tuttavia, funzionano;
anche se una carburazione migliore è senza dubbio ottenibile con i VHB del
250, carburatori seri. Si tenga presente che le prime serie del 250
montavano un paio di 22, mentre quelle successive i 25. La potenza
dichiarata era nel primo caso di 25 cv, nel secondo di 32, quindi... Sto
parlando dei carburatori di serie: se per qualche motivo non dovessero
piacere, o perché gli SHB sono ridicoli, o perché i VHB sono "quadrati" etc.
non so cosa dire. Ognuno provi a montarci quelli che gli sembrano più adatti
e se la veda da sé con tutti i casini del dover rifare una carburazione da
zero. C'è da dire che il Malanca 2C 125 montava addirittura due VHBF (mi
sembra) 22. Le dimensioni del cilindro erano 43 x 43, al posto dei 42,5 x 44
del Benelli, ma da quello che ne so non dovrebbe influire più di tanto...
6. Filtri. Si montino i filtri che più aggradano; nel caso non si abbia
l'ammissione lamellare si tenga presente che il piston-ported sputa indietro
dai carburatori un bel po' di miscela, derivante in un sudiciumaio.
7. Freni. Si deve scegliere se adoprare freni a tamburo o freni a disco.
Credo che la maggior parte dei lettori interessati alla realizzazione opti
per la seconda soluzione; quindi parlerò prima dei freni a tamburo per
trattarli subito e non parlarne più. Volendo i freni a tamburo, il
posteriore non presenta problemi: si monta pari pari il tamburo di serie con
le sue ganasce. Per l'anteriore, invece, occorre trovare il freno e la
forcella di un 250 prima serie: si avrà così un quattro ganasce che è senza
dubbio migliore del due ganasce del 125. Nel caso dei freni a disco, il
facile è invece all'anteriore. Occorre avere il "coso" dal quale partono i
raggi della ruota (non mi ricordo come si chiama) delle serie con freno a
disco: esso è predisposto ad accogliere un secondo disco sulla destra, così
come il fodero destro della forcella, sempre di queste serie (ovvero la
forcella Moto Guzzi che sostituì la Marzocchi delle prime serie), ha gli
attacchi per una seconda pinza. Si capisce che occorre quindi anche la
suddetta forcella. Per il posteriore c'è invece da lavorare parecchio. Viene
in aiuto il robusto dente saldato sul versante interno del braccio del
forcellone e che serve per tenere fermo il piatto delle ganasce senza
ricorrere all'antiestetica bacchetta. A questo dente si può applicare, con
un po' di lavoro, la pinza del freno; il problema è trovare un "coso" (vedi
sopra) predisposto per il montaggio di un disco e che ci vada bene. Dato che
si deve trovare questo, si può metterci direttamente anche una ruota in
lega. Nel caso dell'anteriore, essendoci già il "coso" nei pezzi di serie,
non mi sembra valga la pena stare a cercare una ruota in lega... Per quanto
riguarda la pompa, si tratta di individuare il modo migliore per collocarla
nella zona della triangolatura laterale del telaio, e riconvertire il
meccanismo del pedale in uno appropriato.
8. Cerchi. Nel caso si voglia fare una cosa classica e di buon gusto
estetico, si cerchino i cerchi Borrani della prima serie, che la Benelli non
montò più per ragioni economiche (e che io ho). Se invece si vuole montare
pneumatici di dimensioni diverse rispetto ai 2.75 x 18" - 3.00 x 18" (125),
3.00 x 18" - 3.25 x 18" di serie, ognuno cerchi i cerchi che gli aggradano,
ma attenzione...:
9. Forcellone. Il forcellone dei 125 è un poco più stretto di quello dei
250. Potrebbe essere il caso di pensarci per tempo.
10. Sella. Sono in possesso di una sella monoposto con gobba per 2C. Non
so da dove sia venuta fuori, non ho mai visto la foto di un 2C che la
montasse. Nel caso se ne trovi una, potrebbe andare bene... altrimenti la si
faccia come meglio si crede.
11. Manubrio. Si montino due semimanubri. Attenzione: nel caso della
forcella Moto Guzzi, essi risulteranno piuttosto bassi, poiché la piastra
superiore è ribassata dove stringe gli steli, rispetto alla cima del
cannotto. In alternativa, si può anche montare agli attacchi originali un
manubrio intero basso che faccia le veci dei semimanubri.
12. Cose superflue. Via il tachimetro; si può lasciare il contagiri se
si desidera. Via anche i parafanghi, perlomeno quello posteriore. Via la
vaschetta sotto la sella. Si può scegliere se lasciare montate le fiancatine
o no.
13. Impianto elettrico. Si buttino via fari, comandi elettrici, luce
stop, frecce e supporti se ci sono, e tutti i fili. Si lasci soltanto il
circuito di accensione. Nel caso si sia trovato un motore con l'accensione a
puntine invece di quelli con l'elettronica, si sappia che la seconda bobina
dell'alternatore è quella che fornisce energia al faro e ricarica la
batteria (mi sembra). Invece che stare a scegliere se avere la batteria a
tutta perdita o no, la miglior cosa è togliere pure quella, sempre usando
l'accensione a puntine, che sarà più antiquata ma permette al motore di
partire (ed è quello che basta nel caso che ci interessa) senza bisogno
d'altro, mentre invece per l'accensione elettronica occorre la batteria, che
è peso in più sulla moto. Il volano per l'accensione a puntine (che presenta
una camme al suo interno) è montabile tranquillamente su qualsiasi albero
motore di tutte le serie, così come il piattello delle puntine. A questo
punto conviene sostituire le bobine d'accensione originali della versione a
puntine con un paio di quelle sigillate (a bussolotto di latta) della SGR.
14. Carenatura. Ci si inventi qualcosa. Io opterei per lasciare tutto
com'è, ovvero per una naked. Una qualche ditta di Milano produceva nel
secolo scorso (appunto) una carenatura.
15. Ammortizzatori. Ognuno ci butti il paio di ammortizzatori che
preferisce.
Ecco realizzato un meraviglioso veicolo per la pista, potente, semplice,
affidabile ed economico. Come si sarà capito si tratta di una moto nuda e
cruda senza orpelli, anche in senso ipertecnologico, e sono convinto che
proprio qui stia il bello della cosa.
Con tutti gli interventi che si possono fare forse almeno 25 cv sul 125 sono
sperabili, forse anche 30... Del resto è un bicilindrico, mica un mono come
ora vanno tutti...
Una ulteriore raffinatezza sarebbe la frizione a secco (meno olio meno
peso), ma si tratta di una modifica laboriosa poiché si deve ricavare un
nuovo carter adatto da quello esistente.
Nel caso siate interessati alla realizzazione, ricordo che ho in garage
molti pezzi utili: telaio, ruote, freni, forcelle, marmitte, motori,
cilindri...
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Siegfried - dir. onn. RBR®
da quel paese... sapessi quanta gente che ci sta
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