sabato scorso ho avuto l'occasione di fare una piccola prova a
confronto tra due CD player diversi. Uno era un vecchio Philips CD 104
recuperato dalla soffitta dopo un periodo di inattività di alcuni
mesi, l'altro è un recente Yamaha CDX 493 acquistato qualche mese fa
in sostituzione del Philips. Innanzitutto una premessa: il CD 104 ha
dei problemi di funzionamento, nel senso che occasionalmente,
specialmente quando appena acceso, si rifiuta di leggere qualunque CD.
Quando riparte sembra funzionare correttamente ma naturalmente non si
può avere la certezza assoluta che tutto operi al meglio. Visto e
considerato inoltre che l'aggeggio ha alle spalle quasi 14 anni in cui
è stato utilizzato senza risparmio si può supporre anche che non sia
al massimo della forma. Alla luce dei risultati ottenuti comunque
ritengo che queste considerazioni abbiano un importanza abbastanza
limitata.
I due apparecchi adottano tecniche di conversione radicalmente
diverse. Il Philips adotta un convertitore a 14 bit con
sovracampionamento quadruplo mentre lo Yamaha usa una moderna tecnica
monobit di cui non conosco i dettagli ma che credo sia parente stretta
del BitStream di Philips.
Chi ha avuto modo di leggere alcuni miei post passati sa bene
quanto sia prudente quando si parla di prove di ascolto, più che mai
quando come in questo caso coinvolgono una sola persona. Quindi mi
sono premurato di evitare almeno gli errori più classici che si
possono compiere in queste situazioni. In particolare ho provveduto ad
equiparare il livello di uscita dei due apparecchi, cosa abbastanza
semplice visto che lo Yamaha è dotato di volume di uscita regolabile.
Usando un tester adeguato ed un cd test con un tono a 1 Khz ho
regolato il livello di uscita dello Yamaha fino ad avere un differenza
di 0.15 Db rispetto al Philips, ossia poco più della soglia minima di
udibilità (0.1 Db). Purtroppo la regolazione digitale del volume,
essendo a gradini, non mi ha permesso di ottenere una differenza
inferiore. Per la cronaca il Philips aveva il livello di uscita
superiore. Per scrupolo ho controllato anche eventuali differenze tra
i due canali, misurando direttamente ai morsetti delle casse. I due
canali sono risultati perfettamente identici con entrambi gli
apparecchi.
Terminate queste doverose operazioni preliminari ho cominciato
ad ascoltare musica un po' di tutti i generi a turno con i due
apparecchi, collegati ovviamente a due diversi ingressi del
preamplificatore, e dopo quasi un'ora e mezza di prove e controprove
sono giunto a questa sconsolante conclusione: i due apparecchi sono al
limite dell'indistinguibile. Solo in particolarissime condizioni,
ossia transienti particolarmente energici in gamma acuta, è possibile
rilevare delle microscopiche differenze. Volendole riassumere direi
che lo Yamaha è un filino più dettagliato e analitico mentre il
Philips e un filino più morbido, ma si tratta veramente di sfumature
al limite dell'udibile.
Ora, ligio alla mia solita prudenza, potrei chiudere questo
mie breve resoconto lasciando a voi le conclusioni, ma per una volta
vorrei fare uno strappo alla regola e accollarmi il rischio di trarre
delle conclusioni malgrado le condizioni non ideali in cui è stata
effettuata la prova di ascolto. In particolare, considerando l'abisso
temporale che in termini tecnologici separa i due apparecchi, mi
azzarderei ad affermare quanto segue:
a) Da quando Philips ha introdotto la filtratura digitale con
sovracampionamento, ossia fin dall'inizio visto che, se non sbaglio,
l'adottava già il primo CD 100, si sono fatti ben pochi passi in
avanti nelle tecniche di conversione. Forse, per essere più corretti,
bisognerebbe dire che da allora visto che tale tecnica era già
praticamente perfetta i costruttori sono stati costretti a limitarsi a
grattare il fondo del barile per ottenerne tecniche che sono più
giustificabili dal punto di vista dei risparmi nei costi di
realizzazione, se non da quello del solo marketing, che non da quello
dei necessariamente limitati margini di miglioramento sul fronte della
qualità di conversione.
b) Due tecniche di conversione suonano diversamente solo se il
progettitsta si prodiga volontariamente per ottenere due suoni
diversi, ossia se il progettista decide di allontanarsi dalla semplice
riproduzione di quello che è inciso sul CD per entrare nel campo della
sua interpretazione. Una nota particolare in questo caso meriterebbero
le tecniche di conversione adottate da Wadia e assimilati che secondo
me si allontanano dalla riproduzione di quello che c'è sul CD per
cercare di ricostruire quello che c'era all'orgine, prima della
filtratura alla sorgente e del campionamento e relativa
quantizzazione. L'intento è nobile solo che ho l'impressione che
nemmeno Wadia si stia rendendo conto dell'operazione che sta
effettuando, o perlomeno non è in questi termini che la propaganda.
c) Considerando certe recensioni presentate sulle riviste, non ultima
quella dello stesso CDX 493 che mi ha passato Jorge Toribio (colgo
l'occasione per ringraziarlo pubblicamente della dritta), recensioni
che sembrano più rispondenti ad una descrizione di differenze tra
diffusori che non tra CD Player, posso giungere ad una sola
conclusione: o sono stato terribilmente fortunato nel beccare due CDP
dal suono così simile oppure tali recensioni sono per la maggior
parte, e nel migliore dei casi, terribilmente fantasiose.
Possibile che un modernissimo monobit messo a confronto con un
antidiluviano 14/4, per di più claudicante, sia risultato a me quasi
indistinguibile e che invece certi recensori riescano a trovare
differenze così evidenti perfino tra apparecchi simili?
d) Forse se invece di continuare a sprecare energie su tali minuscole
sottigliezze, mi riferisco alle case costruttrici ma anche agli
audiofili che gli vanno dietro dandogli implicitamente ragione, ci si
fosse prodigati per trovare soluzioni praticabili ai veri punti deboli
delle attuali catene di ascolto, ossia ambiente in primis e diffusori
subito dopo, forse adesso saremmo anni luce avanti rispetto a dove
siamo.
Attendo i vostri commenti. Prima però di darmi addosso con
affermazioni del tipo "sei tu che sei sordo e non senti le differenze"
o "è il tuo impianto che fa schifo e le maschera" vi consiglio di
farvi un piccolo esame di coscienza e chiedervi quante volte prima di
fare un confronto tra due CDP vi siete premurati di fare, come ho
fatto io, un minimo di verifiche sulle condizioni in cui il confronto
è stato effettuato in modo da dare un minimo di credibilità allo
stesso. Personalmente ho il forte sospetto che le minuscole differenze
che ho sentito possano essere imputabili a quei 0.15 Db che non ho
potuto eliminare.
Salutoni a tutti,
--
Denis Sbragion
InfoTecna
Tel, Fax: +39 039 2324054
URL: http://infotecna.home.dhs.org
>Ciao a tutti,
>
>sabato scorso ho avuto l'occasione di fare una piccola prova a
>confronto tra due CD player diversi. Uno era un vecchio Philips CD 104
>recuperato dalla soffitta dopo un periodo di inattività di alcuni
>mesi, l'altro è un recente Yamaha CDX 493 acquistato qualche mese fa
>in sostituzione del Philips.
Caro Denis,
la tua prova è indubbiamente interessante e palesa quanto la Philips
coi propri convertitori fosse già in ottimo stato di forma agli albori
del digitale. Peccato non fosse così per le registrazioni...
Una cosa mi ha lasciato perplesso in tutta l'operazione. Non hai mai
citato gli altri componenti che hanno fatto suonare i due lettori.
Sai, in una prova seria, si devono sempre citare le fonti se no
parliamo sulle tue impressioni e basta.
Il fatto che non ci possa essere differenza tra i due lettori è
alquanto grave per lo Yamaha, perché a mio parere ha fatto passare 14
anni di storia digitale invano.
Vuoi un mio parere? Per fare prove serie, anche equiparando
perfettamente le uscite dei lettori, bisogna avere impianti al di
sopra di ogni sospetto. Ovvero, precisi e prestazionali.Senza, ogni
piccolo particolare si sperderà nei meandri dell'imprecisione e
dell'approssimazione rendendo inutile ogni qualsivoglia paragone
comparativo.
Ciao,
Francesco
P.S. : non voglio dire che il tuo impianto fa schifo (faccine), ma che
forse non è tanto "radiografico" per certe cose....
[...]
Ma allora ci provi gusto a lanciar pulci nelle orecchie ????? ; )
Sinceramente a me non importa come era composta la tua catena d'
ascolto.....suppongo tu la conosca molto bene...questo si che mi interessa.
Al di la' dei 0.15 db nel segnale d' uscita....penso che cmq fare dei
paragoni tra sistemi di conversione sia davvero un' impresa ardua...
Non dubito sul fatto che le due macchine suonassero in modo molto
simile.......
Pero' si tratta di un paragone zeppo di incognite....non credi?
L' unico modo sarebbe quello di usare una meccanica, un' alimentazione, uno
stadio di uscita fissi, e di cambiare solo gli stadi di conversione..
Mi rendo conto che sarebbe un mezzo suicidio! Pero' forse qualche altra
differenza salterebbe fuori in modo evidente...
Eccoti i risultati di una mia prova a batteria (le adoro!):
i candidati: SONY CDP990, un Sony XP330 Teac 1820, Technics SLPG 590, un
altro Technics livello base e un Akai da ipermercato.
I prezzi quindi variavano dalle 230mila al milione del Sony.
Non sto a menzionare tutti i sistemi di conversione....ma erano ben
assortiti!!!
Il livello e' stato pareggiato dall' ampli con un cd test, utilizzando
quindi le uscite fisse dei lettori.
La prova d' ascolto e' stata fatta con 3 persone....e le differenze si son
fatte sentire tutte!
Il migliore, indubbiamente era il Sony CDP990 (aprendolo in seguito ho visto
che e' zeppo di Elna cerafine, ha l' uscita a discreti, il muting a rele',
ferriti a iosa)
Il peggiore e' stato l' Akai, ancora distinguibile dal Technics base.
L' SLPG590 e il Teac 1820 suonano in maniera molto simile, paragonabili al
CDP990.
Mentre il Sony XP330 (forse sto cannando la sigla, sta a 1000km da
me...scusate) non mi e' piaciuto affatto.
Conclusione? Le differenze maggiori per me stanno nel modo di realizzare il
clock, nello stadio di uscita e nelle alimentazioni.
Lo dico perche' su tutti i lettori citati ci ho messo le mani, ed ogni volta
che andavo a ritoccare queste parti riuscivo ad ottenere davvero dei grandi
salti in avanti, rendendoli alla fine molto simili tra loro.
Sui metodi di conversione le differenze ci sono sicuramente.....ma credo
molto nell' abilita' dei progettisti. Sono loro a far la differenza, in
tutto!
....una piccola esperienza che si aggiunge...
ciao!
Z1
On Mon, 20 Dec 1999 15:27:38 GMT, Francesco...@selin.com
(Francesco Donnarumma) wrote:
>Una cosa mi ha lasciato perplesso in tutta l'operazione. Non hai mai
>citato gli altri componenti che hanno fatto suonare i due lettori.
Giusto, provvederò al più presto (ora sono di fretta).
>Sai, in una prova seria, si devono sempre citare le fonti se no
>parliamo sulle tue impressioni e basta.
Sai bene come la penso. Per come ho fatto la prova sarebbero comunque
mie impressioni e basta, anche se avessi un impianto perfetto (nel
senso stretto del termine). Non per niente come cappello alle mie
conclusioni parlavo di azzardo. Posso solo garantire che le mie
impressioni non erano viziate da difetti imbecilli quali il non
equiparare i livelli dei due attrezzi.
>Il fatto che non ci possa essere differenza tra i due lettori è
>alquanto grave per lo Yamaha, perché a mio parere ha fatto passare 14
>anni di storia digitale invano.
Io resto dell'opinione che in realtà già nel 14/4 c'era ben poco da
migliorare e Yamaha ha fatto solo il suo dovere proponendo un
convertitore che è sostanzialmente dello stesso livello. Da li poi non
si sono fatte altro che interpetazioni per i convertitori che
suonavano diversamente, equivalenti per i convertitori che suonavano
allo stesso modo (salvo dettagli del livello che ho descritto) o
sistemi malprogettati, che sinceramente credo non interessino nessuno
di noi.
>Vuoi un mio parere? Per fare prove serie, anche equiparando
>perfettamente le uscite dei lettori, bisogna avere impianti al di
>sopra di ogni sospetto. Ovvero, precisi e prestazionali.Senza, ogni
>piccolo particolare si sperderà nei meandri dell'imprecisione e
>dell'approssimazione rendendo inutile ogni qualsivoglia paragone
>comparativo.
Sicuramente con un impianto migliore del mio forse si sarebbero
delineate meglio le differenze, ma resto molto dubbioso sul fatto che
queste sarebbero state molto più evidenti, meno che mai ai livelli
fantasiosi che vengono descritti da molti recensori (gli esempi si
sprecano).
>P.S. : non voglio dire che il tuo impianto fa schifo (faccine), ma che
>forse non è tanto "radiografico" per certe cose....
Conosco benissimo il mio impianto e *sicuramente* non è tanto
radiografico e raffinato quanto alcuni che ho avuto modo di ascoltare
nella mia carriera, abbastanza lunga, di audiofilo. Ti assicuro
comunque che non è nemmeno tanto velato da poter nascondere differenze
che vanno appena al di la della sfumatura. Non è l'unica prova a
confronto che ho avuto modo di effettuare, anche se le altre non
riguardavano i CDP.
Comunque una prova del genere può servire a trarre qualche
conclusione, sempre azzardata: su un impianto del mio livello un CDP
vale l'altro, perlomeno se parliamo di CDP commerciali progettati come
dio comanda (9 su 10?). Meglio concentrare gli sforzi su altri
elementi della catena. Credo che una simile informazione, in netto
contrasto con quanto professato da molti recensori, possa essere molto
utile, specialmente per chi comincia.
Bye!
On Mon, 20 Dec 1999 17:19:59 +0100, "Zebrauno" <zebr...@dada.it>
wrote:
>Ma allora ci provi gusto a lanciar pulci nelle orecchie ????? ; )
Certo, ricordati che c'è sempre molta gente che è alle prima armi e
cerca informazioni e magari non osa chiedere e legge soltanto. Sai
quante notizie può trarre da certi sassi gettati nello stagno? In ogni
caso rimane tutto archiviato sui vari DejaNews & C. for future
reference, come direbbero gli anglosassoni.
>Sinceramente a me non importa come era composta la tua catena d'
>ascolto.....suppongo tu la conosca molto bene...questo si che mi interessa.
>Al di la' dei 0.15 db nel segnale d' uscita....penso che cmq fare dei
>paragoni tra sistemi di conversione sia davvero un' impresa ardua...
>Non dubito sul fatto che le due macchine suonassero in modo molto
>simile.......
Ma Francesco ha ragione. Non è un elemento da trascurare, anzi ho
fatto malissimo a non elencarla direttamente nel mio post.
>Pero' si tratta di un paragone zeppo di incognite....non credi?
Sicuro, sottolineo di nuovo che non a caso come cappello alle mie
conclusioni parlavo di azzardo. Spero solo di sfatare qualche mito che
si può creare leggendo certe recensioni.
>L' unico modo sarebbe quello di usare una meccanica, un' alimentazione, uno
>stadio di uscita fissi, e di cambiare solo gli stadi di conversione..
>
>Mi rendo conto che sarebbe un mezzo suicidio! Pero' forse qualche altra
>differenza salterebbe fuori in modo evidente...
Beh, forse il titolo era sbagliato. Più che confronto tra tecniche di
conversione dovevo parlare di confronto tra due CDP in cui la
differenza più evidente era la tecnica di conversione: un po' troppo
lungo però, non credi? Non voleva essere un trattato scientifico.
>Eccoti i risultati di una mia prova a batteria (le adoro!):
..
>....una piccola esperienza che si aggiunge...
Perfetto! Ben venga!
Bye!
Mi sono letto l'interessantissimo esperimento di Denis e il seguito che
gli ha dato "Zebrauno" e ne sono indotto a intervenire presentando il caso
mio, personale, in cui ho rilevato differenze sensibili tra tre lettori
della stessa casa (la Philips) adottanti... tutti e tre la stessa
tecnologia di conversione! (multibit).
Il mio primo lettore CDP fu un CD471 comprato nel '91 e durato fino
all'agosto del '92, cioè fino a quando me l'hanno rubato. Era un lettore
facente uso in uscita di un DAC multibit TDA 1541, lo stesso che allora
veniva montato anche da molti "nomi d"oro" (Revox, Quad, Marantz "di
punta" e qualcun altro che ora mi sfugge) ma che era venduto ad un prezzo
che era si e no un quarto scarso del prezzo dei suoi "nobili colleghi" (se
non ricordo male, lo pagai circa 240 mila lire nel febbraio '91).
Questo lettore si distinse soprattutto per una caratteristica rara tra i
miei apparecchi: non ebbi mai bisogno di fargli la benché minima modifica,
mi andò sempre bene "com'era venduto".
Rimasto privato del CDP (e di qualche altra cosa per fortuna di minor
valore) andai subito a cercarne un altro che, per motivi di comodità
risultò essere un altro Philips. Inizialmente, ragionando nell'ottica che
tanto "dentro sono tutti uguali", presi un CD225, tanto economico quanto
brutto a vedersi. Il giorno dopo lo riportai schifato al negozio che me lo
aveva venduto, non senza prima avergli dato una sbirciatina dentro: tutta
la conversione era attuata da un TDA 7345 (allora nuovissimo e che
incorporava praticamente tutto ad eccezione del solo DAC) più un
convertitore basato su TDA 1543 e doppi operazionali assortiti (due LM 833
+ 1JRC4560). Almeno sulla carta non avrebbe dovuto suonare né più bene, né
più male degli altri; in pratica era da *strapparsi* la cuffia dalle
orecchie.
In negozio lo cambiai con uno di modello superiore (il CD600 attualmente
in servizio) pagando la differenza del caso (circa 100.000 lire in più,
che portò la spesa totale a 320 mila lire). Il suono originario era
decisamente migliore del suo orribile fratellino (la differenza di 100
carte aveva una percepibile ragion d'essere, oltre ad essere giustificata
da una costruzione più affidabile) ma purtroppo assai peggiore di quello
forzosamente "regalato" a ignoti. Di rintracciarne uno simile
all'originale neanche a parlarne in quanto, come avevo modo di scoprire,
il CD471 che mi era stato venduto a prezzo "di favore" in realtà stava già
andando fuori produzione.
Usando la stessa identica catena d'ascolto che usavo con il CDP originale
ma soprattutto utilizzando la stessa cuffia per gli ascolti, mi buttai
nell'impresa di modificare il nuovo CDP per ottenere da esso la stessa
"pulizia sonora" del vecchio lettore; l'impresa, tra modifiche,
contromodifiche, ripensamenti, cambiamenti timbrici abissali con poca
spesa e altri insignificanti con molta maggior spesa, durò più di un anno
e terminò di fatto nell'ottobre del '93 (il lettore era stato acquistato
nel settembre del '92).
Nonostante la differenza di suono fosse tranquillamente rilevabile da
chiunque, il circuito interno del CD 600 era praticamente identico a
quello del CD 471 con la sola eccezione del convertitore che nel 600 era
il TDA 1543. Il resto dei circuiti erano solo versioni a più basso consumo
(cmos anziché nmos) degli stessi integrati presenti nel CD 471. Il filtro
sovracampionatore un SAA 7220, era il medesimo in entrambi gli apparecchi.
E allora da dove veniva la differenza? Bho!
Una volta "curato" e "sgrezzato" (soprattutto ripulito nelle sue varie
alimentazioni) il CD 600 si è comunque rivelato alla fine un buon cavallo
e oggi come buoni candidati alla sua sostituzione vedo solo i Sony di un
certo peso pecuniario. Le macchine da meno di 400-500 carte sono
semplicemente inconfrontabili a meno di non preventivare più o meno lo
stesso lavoro di raffinamento fatto a suo tempo nei confronti del lettore
attuale. E con il possibile avvento del SACD non so quanto ormai ne possa
valere la pena...
L'ultimo CDP che mi capitò di avere per le mani tre anni fa (comprato
d'occasione - 50 chilolire - e per puro interesse storico) è stato un CD
104 Philips. L'apparecchio al momento dell'acquisto denunciava il
saltuario non riconoscimento di alcune tracce, oltre a un intervento
abbastanza frequente del circuito di muting, tutti indizi di seri problemi
in fase di lettura meccanica. I problemi si risolsero smontando e pulendo
a fondo (con l'uso di un oceano di cotton fioc...) ogni traccia di polvere
che non solo potesse opacizzare la lente ma che, in qualche modo, potesse
infastidire il movimento della testina (che, al pari di molte meccaniche
Philips e affiliate, si muove lungo un settore di cerchio). Oltre a questo
ho rivisto anche l'alimentazione del laser e dei fotodiodi, filtrandola
meglio. Problemi non se ne sono più avuti, almeno da questo punto di
vista.
Come suona? Bene, almeno per gli anni che ha. Ma appunto: per gli anni che
ha. Nonostante si possa tranquillamente pappare un bel po' di "lettorini"
odierni, le sue chances di vincere un confronto diretto con lettori
odierni ben fatti sono a mio avviso un po' scarsine, soprattutto per
quanto attiene alla fatica d'ascolto e all'asprezza di dettagli sulle alte
frequenze (che a mio avviso può anche essere vista come asprezza da
*mancanza* di dettagli) che, checché ne possano dire altri, è a mio avviso
sensibile. Curiosamente un CD 304, in possesso di un mio amico e che
circuitalmente si differenzia dal 104 solo per dettagli secondari, suona
comunque un pelo meglio (ma il problema della fatica rimane in ogni caso).
Anche qui c'è da riflettere sul fatto che macchine praticamente IDENTICHE
dal punto di vista circuitale ma assolutamente DIFFERENTI da quello
costruttivo, alla fine SUONINO ANCHE in maniera differente.
Riassumo prima di chiudere una classifica delle "impressioni":
CD471: Riproduceva tutto senza né togliere né aggiungere. Per quanto
attiene la fatica d'ascolto semplicemente me lo dimenticavo acceso,
addormentandomi con le cuffie in testa.
CD225: Come già detto, da strapparsi le orecchie. I dettagli sonori non me
li ricordo e non li voglio ricordare! Tra tempo di disimballarlo,
collegarlo all'impianto, ascoltarlo, spegnerlo, vedere com'era fatto e
richiuderlo nello scatolone per riportarlo indietro, ha "vissuto" in casa
mia mezz'ora a dargli tanto.
CD600: Nella versione originale, nonostante una riproduzione
"tecnicamente" equilibrata - in effetti non toglieva ne aggiungeva nulla -
esibiva una fatica d'ascolto piuttosto sensibile e fastidiosa, con una
riproduzione delle alte frequenze molto "leggera" e metallica che
costringeva a togliersi le cuffie dopo al massimo un quarto d'ora di
ascolto. Nella versione attuale, pur non avendo mai raggiunto la
fruibilità del 471 è ora assai più godibile. Mi ci addormento spesso con
le cuffie in testa.
CD104: Ho tentato per quasi due mesi di fargli accettare il "trono" senza
capricci ma ho dovuto rinunciare: la fatica d'ascolto è netta e non
migliorabile. A mio avviso, più che da problemi di conversione, tale
fatica deriva da problemi di elettronica di controllo della meccanica,
circuito che sicuramente più di altri ha subito integrazioni e migliorie
nel corso degli anni. E' possibile inoltre che, se esistono, gli effetti
del cosiddetto "jitter" siano assai più sensibili su queste macchine i cui
chip avevano senz'altro problemi di velocità maggiori di quelli impiegati
nei lettori d'oggi. Ma è solo una mia idea.
Ciao!
Piercarlo Boletti
PS - Sarebbe interessante che qualcuno con tutti i "titoli" giusti si
prendesse prima o poi la briga di fare una ricerca perché tanti circuiti
formalmente identici o quasi si comportino poi in maniera sensibilmente
differente e dipendente dalla loro realizzazione fisica. E sì che con i
circuiti audio si è ben lontani dalle frequenze di lavoro a cui dovrebbero
sorgere questo genere di problemi. C'è qualcuno (magari un fisico...) che
è in grado di spiegare la cosa? O anche semplicemente se la sente di fare
qualche ipotesi al riguardo?
>Io resto dell'opinione che in realtà già nel 14/4 c'era ben poco da
>migliorare e Yamaha ha fatto solo il suo dovere proponendo un
>convertitore che è sostanzialmente dello stesso livello.
Beh, scusami che te lo dico, ma ciò è impossibile.
E' tale la marea di miglioramenti intervenuti nel corso degli anni che
si fa fatica a riconoscere che la sorgente possa essere la stessa.
Non metto in dubbio nemmeno che le tecniche di registrazione siano
migliorate tantissimo e abbiano tenuto conto finalmente delle
possibilità del nuovo supporto.
La mia esperienza personale nasce nel 1984 con un CD202 della Philips.
Praticamente senza telecomando e con lo sportellino che si apriva a
molla dall'alto. Asprino e asciuttino, ma con l'impianto di allora non
è che il giradischi giapponese suonasse tanto meglio...
Me lo sono goduto fino all'avvento del CD960 sempre Philips che era
un mostro per l'epoca. I vari Sony e giapponesume vario se li pappava
che era una bellezza per le capacità non solo musicali (immensamente
più dolce del 202 e di qualsiasi altra cosa sentita) ma anche
ergonomiche e di facilities. Immagina che allora (1986) si poteva
memorizzare nell'FTS (favourite track selection) addirittura uno
spezzone di un brano. Ovvero dal tale secondo al tale secondo. E di
uno stesso brano si potevano memorizzare vari spezzoni.
Aveva già gli index, e soprattutto aveva un suono pazzesco. Mi
cominciò a dare problemi di alimentazione e, fissato come sono, non
pensai manco di farlo riparare, ma comprai un Philips CD880. Suono
gelido a confronto e durata nel mio impianto 5 gg. Lo svendetti pur di
toglierlo. E tornai al mio bel 960...
Passai poi alla massima espressione Philips nel campo dei CD,
comprando il mitico CD12 della Marantz. Un mostro a due telai
commercializzato negli USA come Philips e che era poco considerato in
campo high-end (almeno all'inizio) perché non aveva le valvole in
bella mostra.... I California impazzavano e.... dormivano....
Suono mozzafiato (per l'epoca) anche se un po' duretto. Trovo che i
1541golden crown siano un po' duretti. I normali avevano un pizzichino
di dolcezza in più anche se, forse, erano meno trasparenti.
La meccanica del CD12 ha fatto da accompagnatore al Wadia 2000
Digimaster (subentrato in pompa magna e con grande qualità al
convertitore Marantz e stravolgendo in positivo l'impianto) per
svariati anni, facendo sempre il proprio dovere. Solo una volta ho
dovuto cambiare (l'ho fatto io) le cinghie di apertura e chiusura del
cassettino. La velocità di movimento era tale che, a forza di aprire e
chiudere, aveva consumato in maniera anomala le stesse cinghie
utilizzate sugli apparecchi con sistemi più lenti di apertura.
Sono passato nel tempo ad altri sistemi che non sto qui a raccontarvi,
ma resto dell'idea che la cosa che più di tutte ha stravolto il suono
del mio impianto siano stati prima la meccanica (al di sopra di ogni
sospetto), e poi il nuovo convertitore che ha preso il posto del
vecchio, facendomi riscoprire letteralmente tutta la mia discoteca in
CD. Tale e tanta la differenza da scoprire nuovi strumenti o nuove
sonorità su alcuni tra i dischi più conosciuti. Non è autosuggestione,
è realtà. Realtà sonora.
Non posso dire che la mia piccola storia nel mondo del digitale non mi
abbia dato anche cocenti delusioni. Una certezza però rimane ferma a
condurre tutte le mie esperienze in questo bel mondo. Ragazzi, la
sorgente è tutto. Se avete schifo in partenza non aspettatevi miracoli
all'arrivo. Nulla potrà raddrizzare una situazione compromessa in
partenza. Neanche il miglior ampli del mondo (se esistente). Meno che
meno il migliore diffusore del mondo (se esistente).
>Sicuramente con un impianto migliore del mio forse si sarebbero
>delineate meglio le differenze, ma resto molto dubbioso sul fatto che
>queste sarebbero state molto più evidenti
Mi spiace, non posso essere d'accordo per la premessa testé scritta.
>su un impianto del mio livello un CDP
>vale l'altro, perlomeno se parliamo di CDP commerciali progettati come
>dio comanda (9 su 10?). Meglio concentrare gli sforzi su altri
>elementi della catena. Credo che una simile informazione, in netto
>contrasto con quanto professato da molti recensori, possa essere molto
>utile, specialmente per chi comincia.
Forse qui hai ragione. Ma è come un puzzle. Tutto ad incastro. Senza
un tassello la visione è forse intuibile ma non perfetta. Certo se non
si guarda troppo per il sottile...
Ciao,
Francesco
Ferma i buoi: hai usato l'attenuazione digitale? Quanto hai attenuato?
Lo sai che con un controllo di volume non perfettamente progettato
(sono perfettamente progettati solo quelli Wadia, Meridian e z-systems
perche' interpolano col dither usando dei DSP - aumentando la
risoluzione apparente - e poi attenuano su quello - piuttosto costosa
come soluzione) SI RIDUCE LA RISOLUZIONE DEL SEGNALE DIGITALE DI INTERI
BIT? (scusa il maiuscolo, ma mi sembra un punto importante).
Usando l'atenuazione digitale, lo Yamaha partiva svantaggiato...
E confermo, il digitale, secondo me, un po' di strada l'ha fatta: 7 o 8
anni fa per avere un CDP ascoltabile occorreva spendere una bella
cifra. Adesso con 1 milione/1 milione e mezzo, secondo me, si arriva
vicino a CDP che anni fa ne costavano 5.
Non sono convinto che questo sia dovuto ai DAC (o solo ai DAC); secondo
me ci sono anche differenze altrove (comprensione dell'importanza di
alimentazione e jitter, in particolare)
Ciao
Igor
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
come giustamente richiesto da Francesco integro la mia piccola prova
con la descrizione della catena d'ascolto usata:
CDP Yamaha CDX 493 (Ovviamente)
Preamplificatore autocostruito (Sostanzialmente un potenziometro
bufferizzato da due NE5534, alimentazione separata)
Crossover elettronico autocostruito (Banali bessel 12 Db/Oct, NE 5532
sul passa alto e TL072 sul passa basso entrambi in configurazione
Sallen Key, alimentazione separata)
Finale satelliti: Cabre AS42
Finale sub: Akai PAW-04
Satelliti: Chario Hiper 2 prima serie
Sub autocostruito su progetto Peerless (Push-pull con altoparlanti da
25 Cm, reflex con volume di carico di 60 litri, -3 Db a 28 Hz, circa
110 Db spl a 30 Hz con il 3% di distorsione)
L'ambiente č un salone di circa 9/10 m x 4,5 m, dalla forma vagamente
esagonale ma molto irregolare. E' uno degli elementi che piů
contribuisce alle prestazioni dell'impianto in quanto elimina sul
nascere buona parte dei problemi di stazionarie con cui di solito ci
si ritrova a litigare nei normali ambienti domestici. I satelliti sono
tagliati a 110 Hz mentre il sub e tagliato a 55 Hz. Quest'ultimo
lavora circa 8 Db sotto il livello dei satelliti, il tutto per
compensare il classico rigonfiamento in gamma bassa che ci si ritrova
quasi sempre nei normali ambienti d'ascolto non appositamente
trattati. Non ho ancora potuto fare misure per verfiicare se sub e
satelliti sono effettivamente correttamente allineati. La taratura per
ora č stata fatta ad orecchio.
Volendo fare un'impianto equivalente con componenti attuali
credo si possa rimanere entro i 2.500.000/3.000.000 senza dover
ricorrere all'autocostruzione, e ancora meno ovviamente se si č
disposti a tirar fuori cacciavite e saldatore.
Spero di essere stato esauriente.
Bye!
On Mon, 20 Dec 1999 23:43:52 GMT, Francesco...@PROselin.com
(Francesco Donnarumma) wrote:
...
>La meccanica del CD12 ha fatto da accompagnatore al Wadia 2000
>Digimaster (subentrato in pompa magna e con grande qualità al
>convertitore Marantz e stravolgendo in positivo l'impianto) per
...
Wadia secondo me non è inseribile nel contesto insieme agli altri.
Come ho spiegato più volte anche in questo NG, le tecniche di
conversione di Wadia *non* si limitano ad estrarre quello che c'è
inciso nel CD ma aggiungono anche altre componenti in gamma
ultrasonica. Viste le tecniche usate esistono buone probabilità che
quello che viene aggiunto abbia una buona corrispondenza con quello
che c'era all'origine prima del troncamento a 20 Khz in fase di
registrazione, ma ciò non toglie che tali informazioni sul CD non ci
sono e non ci possono essere, e che nessuno finora, nemmeno Wadia, si
sia preso la briga di verificare quanto effettivamente ci sia
corrispondenza e in quali condizioni.
>Forse qui hai ragione. Ma è come un puzzle. Tutto ad incastro. Senza
>un tassello la visione è forse intuibile ma non perfetta. Certo se non
>si guarda troppo per il sottile...
Più che una questione di "guardare per il sottile" è una questione di
ottimizzazione delle risorse disponibili. Se hai 300.000.000 a
disposizione per l'impianto potrai permetterti di scegliere il meglio
per ogni singolo componente e magari poi farti anche un viaggio alle
Maldive. Se il budget è di 3.000.0000, o meno, spostare 100.000 dal CD
alle casse può dare vantaggi ben più grandi che non l'operazione
inversa (salvo il caso in cui con questa operazione si passa a lettori
indecenti, che sono realmente pochi però se si rimane nell'ambito del
commerciale). Frasi come "la sorgente è tutto" in questo contesto
perdono praticamente tutto il loro significato e sono molto rischiose
in quanto puoi trovarti gente alle prime armi che le prende alla
lettera e spende 2.500.000 per il CD e 500.000 per tutto il resto,
magari mettendo 400.000 nei cavi. Se guardi ad alcune recensioni
disponibili qua si ha l'impressione che il modo giusto per farsi un
impianto sia questo! Spero che si possa essere d'accordo che quello
che ne verrebbe fuori, salvo improbabili colpi di puro culo, sarebbe
una ciofeca immonda.
Bye!
P.S. Ho la vaga impressione che stiamo dicendo le stesse cose da due
punti di vista diversi.
On Tue, 21 Dec 1999 07:22:57 GMT, sbra...@email.com (Sbragion Denis)
wrote:
...
>magari mettendo 400.000 nei cavi. Se guardi ad alcune recensioni
>disponibili qua si ha l'impressione che il modo giusto per farsi un
Ops! Piccola correzione. Il "qua" va letto "qua e la". Se no sembra
che si facciano recensioni su questo NG.
Bye!
>Wadia secondo me non è inseribile nel contesto insieme agli altri.
>Come ho spiegato più volte anche in questo NG, le tecniche di
>conversione di Wadia *non* si limitano ad estrarre quello che c'è
>inciso nel CD ma aggiungono anche altre componenti in gamma
>ultrasonica. Viste le tecniche usate esistono buone probabilità che
>quello che viene aggiunto abbia una buona corrispondenza con quello
>che c'era all'origine prima del troncamento a 20 Khz in fase di
>registrazione, ma ciò non toglie che tali informazioni sul CD non ci
>sono e non ci possono essere, e che nessuno finora, nemmeno Wadia, si
>sia preso la briga di verificare quanto effettivamente ci sia
>corrispondenza e in quali condizioni.
Questa mi sembra un po' pesante per i progettisti Wadia.
Io penso invece che essi sappiano perfettamente cosa "lasciare o
aggiungere" (secondo le tue parole) per rendere il suono più completo
e reale. Non è un caso che con l'arrivo del Wadia 27 nel mio contesto,
in sostituzione del 2000, ho avuto uno shock. Tale e tanta la quantità
di roba in più che usciva dai miei dischi che ho stentato, a volte, a
credere che stessi ascoltando lo stesso CD. Eppure, in quelle cose
(che probabilmente sono sempre state lì sul disco e che nessun altro
sistema aveva mai estrapolato) c'è il sostrato della musica. Rumori
ambientali, particolari, armoniche, respiro degli orchestrali, girate
di pagine sui leggii, e sopra tutto aria, aria, aria che ti fa intuire
in ogni buona registrazione l'ambiente esatto in cui è avvenuta la
performance.
Porco diavolo, sarà pure "aggiunto" nei confronti di altri sistemi, ma
se c'era in origine perché non sentirlo e continuare a sentirlo....?
Il controaltare è che se metti su una registrazione schifosa ti fa
sentire pure quante volte hanno aperto i microfoni ed eventuali ronzii
del banco di missaggio.
>Più che una questione di "guardare per il sottile" è una questione di
>ottimizzazione delle risorse disponibili. Se hai 300.000.000 a
>disposizione per l'impianto potrai permetterti di scegliere il meglio
>per ogni singolo componente e magari poi farti anche un viaggio alle
>Maldive. Se il budget è di 3.000.0000, o meno, spostare 100.000 dal CD
>alle casse può dare vantaggi ben più grandi che non l'operazione
>inversa (salvo il caso in cui con questa operazione si passa a lettori
>indecenti, che sono realmente pochi però se si rimane nell'ambito del
>commerciale). Frasi come "la sorgente è tutto" in questo contesto
>perdono praticamente tutto il loro significato e sono molto rischiose
>in quanto puoi trovarti gente alle prime armi che le prende alla
>lettera e spende 2.500.000 per il CD e 500.000 per tutto il resto,
>magari mettendo 400.000 nei cavi. Se guardi ad alcune recensioni
>disponibili qua si ha l'impressione che il modo giusto per farsi un
>impianto sia questo! Spero che si possa essere d'accordo che quello
>che ne verrebbe fuori, salvo improbabili colpi di puro culo, sarebbe
>una ciofeca immonda.
Caro Denis, chiedo venia, hai perfettamente ragione. Mi sono fatto
prendere la mano, ma il mio consiglio non era altro che per l'inizio.
Ovvio che una buona sorgente deve essere sempre rapportata al resto
dell'impianto, se no si sbilancia tutto. E' come acquistare una
Ferrari che ha gomme 235 (esistono?) e poi camminare sullo sterrato...
Cominciare bene presuppone poi continuare sulla strada del
miglioramento graduale di tutto il resto. Certo non si compra, come
dici, buttando il 90% sulla sorgente e il restante 10% sul resto,
rimanendo con quell'impianto per anni e anni. Sarebbe un errore
madornale!
Di qui la mia "dritta" sulla sorgente, digitale od analogica che sia.
>P.S. Ho la vaga impressione che stiamo dicendo le stesse cose da due
>punti di vista diversi.
Infatti, ma abbiamo o no due teste diverse....??? (faccine)
Ciao!
Francesco
Pensa che casino! ahahah
ciao
Z1
On Tue, 21 Dec 1999 12:46:28 GMT, Francesco...@PROselin.com
(Francesco Donnarumma) wrote:
>Questa mi sembra un po' pesante per i progettisti Wadia.
>Io penso invece che essi sappiano perfettamente cosa "lasciare o
>aggiungere" (secondo le tue parole) per rendere il suono più completo
>e reale. Non è un caso che con l'arrivo del Wadia 27 nel mio contesto,
ma diavolo allora perché non pubblicano i risultati? Uno studio
statistico decente che dimostri la sostanziale validità della loro
tecnica di ricostruzione. Con tutta la tecnologia che hanno non
farebbero certo fatica e sarebbe una pubblicità immensa! Altro che 32
dac in differenziale per eliminare lo 0.0000001% di distorsione sul
cambio di bit più significativo. Invece nisba, il loro sito riporta
solo affermazioni che hanno la stessa credibilità dei libri di
Dianetics o Scientology.
>in sostituzione del 2000, ho avuto uno shock. Tale e tanta la quantità
>di roba in più che usciva dai miei dischi che ho stentato, a volte, a
..
>Porco diavolo, sarà pure "aggiunto" nei confronti di altri sistemi, ma
>se c'era in origine perché non sentirlo e continuare a sentirlo....?
>Il controaltare è che se metti su una registrazione schifosa ti fa
>sentire pure quante volte hanno aperto i microfoni ed eventuali ronzii
>del banco di missaggio.
Non stento a credere che la tecnica di ricostruzione di Wadia sia
corretta, ha anche solidi fondamenti scientifici. Conosco molto bene
tutta la teoria che ci sta dietro visto che il calcolo numerico è una
delle colonne portanti dell'informatica, settore in cui lavoro. Ma
ancora una volta perché non rendono pubblico niente? Non può essere
un problema di protezione delle scoperte in quanto paradossalmente
descrivono in dettaglio proprio solo le tecniche che si dovrebbero
proteggere e sono invece molto fumosi sui risultati finali, quelli che
darebbero più lustro. Sinceramente dall'esterno si ha l'impressione
che ci abbiano preso per pura fortuna e quasi senza volerlo, il che
non è molto promettente per eventuali sviluppi futuri. Una volta ci
becchi, se sei fortunato anche due, ma andando a naso prima o poi
sbatti.
>Infatti, ma abbiamo o no due teste diverse....??? (faccine)
Entrambe ben dure mi sa... ;)
Bye!
On Tue, 21 Dec 1999 14:17:47 GMT, iza...@my-deja.com wrote:
>Ferma i buoi: hai usato l'attenuazione digitale? Quanto hai attenuato?
>Lo sai che con un controllo di volume non perfettamente progettato
>(sono perfettamente progettati solo quelli Wadia, Meridian e z-systems
>perche' interpolano col dither usando dei DSP - aumentando la
>risoluzione apparente - e poi attenuano su quello - piuttosto costosa
>come soluzione) SI RIDUCE LA RISOLUZIONE DEL SEGNALE DIGITALE DI INTERI
>BIT? (scusa il maiuscolo, ma mi sembra un punto importante).
>Usando l'atenuazione digitale, lo Yamaha partiva svantaggiato...
piccola imprecisione mia. Tecnicamente l'attenuazione "digitale" usata
nei CD economici, compreso il mio Yamaha, non è un attenuazione
digitale nel senso stretto del termine ma una attenuazione analogica
controllata digitalmente e realizzata tramite analog switch. Una
specie di potenziometro realizzato tramite commutatori, ma tutto a
componenti discreti e messo in un unico integrato. Trovi datasheet sui
siti dei produttori di integrati, dai loro grafici sembrano ottimi.
Quale qualità forniscano poi effettivamente tali attenuatori non te lo
so dire e sinceramente è una delle cose che volevo verificare con il
mio confronto, che ha finito poi per essere tutt'altro.
L'attenuazione apportata era comunque molto ridotta (due clic
sull'apposito tastino dal livello massimo, non ho verificato a quanto
corrispondesse ma credo sia meno di 1 Db) visto che i due livelli
erano già quasi coincidenti.
Spero che nessun produttore degno di questo nome si sia messo
a fare attenuazioni digitali semplicemente troncando i dati prima del
convertitore e mandandoli così al convertitore. Una toppata del genere
sarebbe veramente fuori misura.
>E confermo, il digitale, secondo me, un po' di strada l'ha fatta: 7 o 8
>anni fa per avere un CDP ascoltabile occorreva spendere una bella
>cifra. Adesso con 1 milione/1 milione e mezzo, secondo me, si arriva
>vicino a CDP che anni fa ne costavano 5.
>Non sono convinto che questo sia dovuto ai DAC (o solo ai DAC); secondo
>me ci sono anche differenze altrove (comprensione dell'importanza di
>alimentazione e jitter, in particolare)
Come hai fatto i confronti?
Bye!
Ciao
Jorge
Sbragion Denis <sbra...@email.com> wrote in message
385df604...@news.tin.it...
> Ciao a tutti,
>
> sabato scorso ho avuto l'occasione di fare una piccola prova a
> confronto tra due CD player diversi. Uno era un vecchio Philips CD 104
> recuperato dalla soffitta dopo un periodo di inattività di alcuni
> mesi, l'altro è un recente Yamaha CDX 493 acquistato qualche mese fa
>In quanto alla questione di fondo, sono incline a credere, come altri del
>NG, che le differenze tra diversi CDP sono attribuibili alla cura delle
>alimentazioni,e alla qualità delle meccaniche, più che ai diversi sistemi di
>conversione. E, però, una opinione "ideologica" , perché non ho mai avuto a
>casa un ML, un Krell o un Wadia, solo per dire alcuni dei top, in modo di
>confrontarli alla ceca con un CDP economico. Confronti a memoria con quello
>che si è ascoltato ai diversi Top Audio etc. no sono granchè affidabili...
Hai centrato perfettamente il problema. Senza ascolti preventivi di
apparecchiature importanti, e con il solo ausilio dei "confronti a
memoria", non si arriva da nessuna parte.
Ciao,
Francesco
Si', cose tipo i vari Crystal. Quelli che costano 2500 lire, e poi
riviste tipo Audioreview li chiamano rivoluzionari quando li trovano in
un integrato tipo il Rowland Concentra da 15 milioni. Bah (per la
rivista, non per gli attenuatori) Comunque alcuni filtri DAC contengono
attenuatori (mi pare almeno uno dei vari NPC), e non sono convinto che
il Philips 723, che costa 259000 di listino, abia anche una cosa tipo
3310 nella scatola: non so se costerebbe cosi' poco. O si'? Hai qualche
info in merito?
> L'attenuazione apportata era comunque molto ridotta (due clic
> sull'apposito tastino dal livello massimo, non ho verificato a quanto
> corrispondesse ma credo sia meno di 1 Db) visto che i due livelli
> erano già quasi coincidenti.
Ok, non dovrebbe essere un problema neanche se fatto nel dominio
digitale.
> Come hai fatto i confronti?
Beh, in effetti avrei dovuto chiarirlo meglio: nel mio impianto
(piuttosto trasparente) un insieme meccanica + convertitore da 7/8
milioni, quando ce l'avevo messo qualche anno fa, finiva incenerito da
un CDP integrato da 15 milioni. Ora, un integrato da 600 mila lire
finisce si' incencerito, ma non nella stessa proporzione (e' molto
inferiore, non c'e' quasi basso, il suono e' meno fluido ma definirei
il risultato ascoltabile; certamente esce meglio dal confronto
dell'accoppiata di qualche anno fa). Se all'integrato da 600 mila
aggiungi un convertitore da due milioni, il sistemino si avvicina
all'integrato da 15 milioni in maniera abbastanza sensibile. Non e' la
stessa cosa, ma ci si puo' vivere, per i miei standard (abbastanza
altini).
Quindi la mia era un'estrapolazione da risultati che ho ottenuto con
confronti diversi, mantenendo fermo il riferimento. Non e' molto
scientifico, lo so. Ma lo faccio per divertimento, non per scienza :)
On Thu, 23 Dec 1999 09:18:36 GMT, iza...@my-deja.com wrote:
>Si', cose tipo i vari Crystal. Quelli che costano 2500 lire, e poi
>riviste tipo Audioreview li chiamano rivoluzionari quando li trovano in
>un integrato tipo il Rowland Concentra da 15 milioni. Bah (per la
>rivista, non per gli attenuatori) Comunque alcuni filtri DAC contengono
Vecchia storia. Ne ho viste anche di peggio.
>attenuatori (mi pare almeno uno dei vari NPC), e non sono convinto che
>il Philips 723, che costa 259000 di listino, abia anche una cosa tipo
>3310 nella scatola: non so se costerebbe cosi' poco. O si'? Hai qualche
>info in merito?
purtroppo no. Essendo però integrati molto economici pensati proprio
per eliminare i costi di un normale potenziometro motorizzato suppongo
che vengano usati più o meno dappertutto. Non so cosa sia il 3310 che
tu citi. Una versione di qualità degli stessi attenuatori via analog
switch? Tieni inoltre presente che quelli economici hanno pochissimi
passi di attenuazione, tipicamente 64, ma per il resto cambiano poco
rispetto ai più bellini.
>Ok, non dovrebbe essere un problema neanche se fatto nel dominio
>digitale.
Tra l'altro mi hai fatto venire la curiosità. Ieri ho fatto la prova
mettendo il volume del CD quasi al minimo e alzando molto quello del
pre. Non era avvertibile nessun degrado evidente, a parte un pelo di
fruscio analogico. Rimaneva anche in assenza di segnale e non
"seguiva" con il segnale, come succede col rumore di quantizzazione.
Suppongo che se si fosse trattato di un vero e proprio troncamento
digitale il rumore di quantizzazione sarebbe subito saltato fuori in
pompa magna. Non so se hai mai provato ad ascoltare qualche CD test
con dei brani registrati a -40 o -60 Db: in queste situazioni il
rumore di quantizzazione è chiaramente udibile.
...
>Quindi la mia era un'estrapolazione da risultati che ho ottenuto con
>confronti diversi, mantenendo fermo il riferimento. Non e' molto
>scientifico, lo so. Ma lo faccio per divertimento, non per scienza :)
Si, sicuramente ancora più azzardato del mio test, ma almeno hai
mantenuto fermo il riferimento. Meglio che niente.
Bye!
Si', dovrebbe essere un attenuatore ladder (vedi sul sito Crystal, il
nome preciso e' CS3310). Lo usa Jeff Rowland nel Concentra e credo
negli ultimi pre, la Sonic Frontiers nella serie Line e un numero
cospicuo di altri. Mi pare, a memoria, che i passi siano 256. Dai
un'occhiata anche a http://www.jeffrowland.com/dacs.htm. Il tipo non mi
convince, ma il device pare funzioni, e non costa certo moltissimo.
> Tra l'altro mi hai fatto venire la curiosità. Ieri ho fatto la prova
> mettendo il volume del CD quasi al minimo e alzando molto quello del
> pre. Non era avvertibile nessun degrado evidente, a parte un pelo di
> fruscio analogico. Rimaneva anche in assenza di segnale e non
> "seguiva" con il segnale, come succede col rumore di quantizzazione.
Direi a naso che era il fruscio del pre.
> Suppongo che se si fosse trattato di un vero e proprio troncamento
> digitale il rumore di quantizzazione sarebbe subito saltato fuori in
> pompa magna. Non so se hai mai provato ad ascoltare qualche CD test
> con dei brani registrati a -40 o -60 Db: in queste situazioni il
> rumore di quantizzazione è chiaramente udibile.
Mah, sul Marantz 57-II il degrado e' chiaramente avvertibile, nei
termini in cui tu lo descrivi; lo e' anche su un vecchio Sony della
serie ES. Ormai, pero', questi apparecchi non sono piu' "ultima
generazione" (il Sony ha quasi 10 anni, il progetto del Marantz risale
a 5 anni fa circa)
Guarda, ne ero convinto anch'io. Ma, per esempio, i piccoli Marantz
hanno una performance misurata sul jitter eccezionalmente alta (3 o 4
volte quella di un Sony), eppure a detta di tutti (non solo mia) vanno
meglio all'ascolto. Il Purcell della dCS (un upsampler) aggiunge
jitter, non lo toglie; eppure, a detta di chi lo ha ascoltato, il
risultato con il Purcell e' migliore del risultato senza il Purcell
nella catena. Il convertitore 970 della Burmester ha il piu' alto
jitter che Stereophile abbia mai misurato, ma alle prove d'ascolto
risulta migliore tamto del Levinson 360 quanto dell'mbl 1620, che hanno
un jitter molto piu' basso.
Magari le cose fossero cosi' semplici.
> Vi sono circuiti eliminatori di jitter e se vi interessa, uno e' stato
> pubblicato sull'autorevole rivista britannica Elettronics World
qualche
> numero fa.
Se ne trovano anche su Internet, comunque io userei la
parola "riduttore" piuttosto che quella "eliminatore".
Infatti. Scusa, credo di aver male interpretato io il tuo post, ma
sembrava dire che l'unica differenza tra diversi CDP e' il jitter.
Magari fosse cosi' semplice...
Ah, e non volevo dire che piu' jitter=miglior suono. In linea di
massima (ripeto, in linea di massima) e' vero il contrario, ma devono
esserci anch altri prerequisiti.
Ciao e auguri