"Renato_VBI"
>> delle proprie potenzialita'! Il Sud che sarebbe un autentico paradiso e'
>> stato
>> riempito di merda dalle mafie e dagli imprenditori del Nord...!
>
> Ringrazia che ho fatto un fioretto altrimenti *ti avrei mandato
> candidamente a cagare*.
>
Sai che pena!!
non oso pensarci...
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-10130presentato daPARENTELA Paolotesto
diMartedì 4 agosto 2015, seduta n. 475
PARENTELA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare, al Ministro della salute . - Per sapere - premesso che:
l'interrogante ha appreso da notizie a mezzo stampa che la camorra avrebbe
interrato rifiuti tossici quali scorie radioattive a Lattarico (CS) con
l'aiuto di un imprenditore cosentino;
a rendere noto quanto sopra esposto è un pentito, il 28enne Mattia Pulicanò.
Nell'articolo apparso su «Il Quotidiano della Calabria» del 3 agosto 2015 si
legge: «I rifiuti tossici, secondo il collaboratore di giustizia già
spacciatore per conto del clan Lanzino, sarebbero sepolti a Lattarico, più
precisamente nella frazione denominata Regina. A portarceli, 15 o 20 anni
fa, sarebbe stato l'ormai arcinoto Cipriano Chianese, avvocato napoletano di
62 anni ritenuto organico al clan dei Casalesi. Gli inquirenti campani lo
considerano come l'inventore delle «ecomafie» nonché protagonista della
«Terra dei fuochi» e, proprio per vicende analoghe, l'uomo - che vanta anche
trascorsi in politica - è tuttora sotto processo nella città partenopea. I
rifiuti di Lattarico, Chianese li avrebbe seppelliti con la complicità di un
imprenditore cosentino «intimo» di Pulicanò. Proprio lui, nel 2012, avrebbe
riferito al futuro pentito i contorni di quell'operazione di smaltimento
illecito. «Interrare quei rifiuti - spiegava l'ex pusher ai magistrati a
giugno del 2014 - rappresentava una contropartita agli appalti che Chianese
gli aveva fatto prendere nel corso degli anni». Non a caso, le più recenti
inchieste giudiziarie dipingono il legale come uomo dalle ottime entrature
nel mondo politico e imprenditoriale. E in virtù di queste amicizie, sarebbe
riuscito a far ottenere all'imprenditore cosentino rilevanti commesse
pubbliche nel Nord Italia. In cambio, però, l'imprenditore «doveva mettere a
disposizione la sua azienda per occultare rifiuti tossici». Pulicanò
sostiene di ignorare la tipologia di rifiuti in questione, ma da suo ormai
ex amico avrebbe appreso che, in passato, lui «ci aveva fatto soldi a
palate, poiché il settore è molto redditizio». In quel 2012, i due uomini
avrebbero discusso dell'argomento perché l'imprenditore aveva intenzione di
ripetere il giochetto. «Ero appena uscito dal carcere - rammenta il
pentito - e lui mi ha proposto il trattamento, da parte della mia cosca, di
rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia. A riguardo, mi precisava di
aver già assunto contatti con un veneto che trattava le spedizioni per conto
di un gruppo di Modena che spediva rifiuti tossici in Africa. L'oggetto
dell'affare era quello di far arrivare rifiuti nella zona di Lattarico dove
dovevano essere interrati». Secondo il pentito, il progetto era quello di
costruire innocui capannoni agricoli e impianti fotovoltaici sui terreni
prescelti, al fine di «non dare nell'occhio», dissimulando così la presenza
dei veleni radioattivi. In altri casi, invece, quelle scorie erano state
oculate «nelle colate di cemento». Quell'affare non andò poi in porto perché
il sedicente gruppo modenese, in quel caso, non aveva in animo di trasferire
rifiuti tossici, bensì «semplici» ingombranti. «Scocche di autovetture,
pneumatici, batterie auto e altro. Uno stock di 20-25 container al mese
difficilmente occultabili a differenza di scarti industriali, fanghi e
scorie radioattive, ovviamente più remunerativi e semplici da gestire». Il
cosentino collegato a Chianese, comunque, cercava l'appoggio della cosca per
due buone ragioni: «Gli serviva un finanziamento e la forza lavoro in
quanto, trattandosi di attività illecita, non si fidava a utilizzare i
propri dipendenti». In tutto ciò, lo stesso Pulicanò sostiene di aver
sollevato obiezioni e perplessità, in virtù dei rischi per la salute che
un'operazione del genere comportava. Fu allora che, «esternando
tranquillità», il suo interlocutore gli avrebbe detto di averlo già fatto un
ventennio prima. «In effetti ho verificato che, nella zona in questione, si
sono registrati, negli anni, diversi casi di tumore»;
l'interrogante, in data 5 febbraio 2015, ha depositato atto di sindacato
ispettivo n. 4-07737, ad oggi senza risposta, chiedendo che fossero
pubblicati quanto prima i risultati del monitoraggio dell'elicottero con
un'apparecchiatura appesa a cavi d'acciaio che ha sorvolato i cieli di
Calabria al fine di individuare aree inquinate per conto del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'Arpacal -:
di quali elementi informativi disponga il Governo con riferimento alla
richiamata vicenda e se non ritenga doveroso che venga fatta chiarezza per
quanto di competenza, sulla presenza di scorie radioattive interrate nella
città di Lattarico;
se non ritenga opportuno che vengano svolte delle verifiche da parte del
Comando carabinieri per la tutela dell'ambiente al fine di tutelare il
diritto alla salute dei cittadini delle aree coinvolte;
se non ritenga opportuno pubblicare quanto prima i risultati del
monitoraggio descritto nelle premesse così da favorire la successiva
bonifica dei siti inquinati;
se, vista l'alta incidenza di tumori in alcune zone della Calabria, non
ritenga urgente assumere iniziative per promuovere l'istituzione del
registro tumori e del registro epidemiologico. (4-10130)