Il 04/11/2017 10:15, Anacleto Colombo ha scritto:
> Il giorno venerdì 3 novembre 2017 22:19:08 UTC+1, Giacobino da Tradate ha scritto:
>
>>> il sale aggiunto alla lavastoviglie mi ha corroso la vasca in acciaio
>>> inox della stessa, marca bosch.
>
> BUM
>
>> se lo hai sparso a spaglio nella vasca te lo sei meritato.
>
> BUM BUM
>
> cosa vuoi che gli faccia una manciata di sale su una vasca inox, siamo seri,
predicar bene, razzolar male :)
> le pentole della pasta sono in inox e ci si mette il sale tutti i giorni, se il sale corrodesse durerebbero 6 mesi, invece durano mezzi secoli, come mai?
la corrosione dell'inox è complicata, richiede spesso varie
concause.
Il sale in sé stesso non è un corrosivo (non lo è nemmeno
per il ferro stesso o per l'alluminio).
E' soltanto un agente DEPASSIVANTE blando, ossia fa
scricchiolare la fonte di protezione dell'inox (che,
diversamente dall'oro e platino, e al pari di alluminio,
titanio e zinco, non è immune intrinsecamente ma è appunto
reso passivo da uno strato di ossido con determinate
caratteristiche : è questo ossido che viene compromesso
dagli ioni alogenuri)
La compromissione della passivazione (tra l'altro
reversibile se non subentra di peggio, basta sciacquare come
hanno già detto con acqua dolce, cosa che si fa sempre col
pentolame) è una condizione necessaria e non sufficiente.
Ci vogliono anche condizioni elettrochimiche o
meccanochimiche adatte (vincolo "termodinamico"), che può
avere le origini più svariate, tipo
* correnti vaganti (dissipazioni) nel suolo
* coppie galvaniche errate (ad es. con rame, leghe da
brasatura all'argento, ottone, in misura minore anche piombo
e stagno)
* contatto con RUGGINE esogena preformata (effetto del ferro
non inox)
* fenomeni di tensocorrosione o corrosione da stress
meccanico o da fatica
* pile da AERAZIONE DIFFERENZIALE (queste si creano non
quando la superficie è interamente immersa in una soluzione
omogenea), ma quando è solo bagnata dalla spruzzaglia
(tipico nelle barche o sul bagnasciuga), o appunto quando
lasci umida una superficie non immersa. O anche quando sono
presenti in zone diverse soluzioni a diversa salinità.
A volta basta semplicemente COPRIRE (posandoci sopra
qualcosa) una zona per un certo tempo.
questi fattori possono anche coesistere (nel qual caso la
failure è accelerata)
Nel caso dell'aerazione differenziale, il problema si
origina dalla disomogeneità nella concentrazione di ossigeno
a contatto delle parti del pezzo. Una lamiera spruzzacchiata
di gocce, ha al centro delle gocce parti meno aerate.
Le zone a più alta conc di ossigeno (disciolto) acquisiscono
un potenziale redox più elevato e diventano "catodiche".
Le zone a più bassa conc di ossigeno (disciolto)
acquisiscono un potenziale redox più basso e diventano
"anodiche".
Insieme creano una pila laddove il catodo resta immune (la
zona meglio aereata) si alcalinizza (per la riduzione
dell'ossigeno)
La zona anodica invece diventa "sacrificale", e si acidifica.
Visto che la diffusione degli ioni è a volte lenta, il
processo si auto-accelera : l'acidificazione decappa
l'ossido protettivo, aumenta la conduttività locale.
Purtroppo l'inox cede in modo subdolo proprio perché cede
malvolentieri. Invece che corrodersi in modo uniforme e poco
dannoso (la medesima corrente anodica totale spalmata su una
grande superficie) forma queste tasche piene di elettroliti,
acide, in cui la densità di corrente è alta, e quando
comincia prosegue fino a bucare l'intero spessore.
Ora aspetto di capire quali meccanismi sembrano pertinenti
nelle normali condizioni d'uso del pentolame. Secondo me,
comunemente, non si riscontra nessuna di queste condizioni
sfavorevoli, o cmq solo per brevissimo tempo.
Le condizioni propizie o meno sono determinanti.
Persino un pezzo di ferro normale, senza nemmeno la
calamina, lasciato perennemente sul termosifone di una
stanza a bassa umidità relativa, è praticamente eterno.
A proposito dei sali e del loro effetto nefasto anche tardivo.
Si narra che (anni 80) i tecnici BMW che ritiravano i rotoli
di lamiera all'allora Italsider, venissero con
apparecchietti a ultravioletti e esaminassero sommariamente
le lamiere in cerca anche di IMPRONTE di dita sudate.
Se trovavano le impronte, dicevano di riprendersi quel
rotolo, perché non dovevano mai essere toccati a mani nude
prima della verniciatura finale.
In effetti avere sotto dei sali poi sigillati sotto la
vernice, favorisce punti di innesco.