Il 19/12/22 22:43, Giacobino da Tradate ha scritto:
> No. L'addolcimento e' sempre lo stesso processo, puo' essere effettuato
> tramite resine oppure tramite polifosfati e con entrambi i processi si
> sottraggono dall' acqua in ingresso calcio e magnesio che ne causano la
> durezza.
>
> Le resine trattengono Ca e Mg tramite un legame ionico (elettrostatico)
> mentre i polifosfati legano Ca e Mg tramite dei legami covalenti. Le
> resine dopo si rigenerano, mentre i fosfati si consumano e basta.
Il processo mi era noto (come dici, però, Ca e Mg non vengono sottratti
col dosaggio di polifosfati, ma vengono legati ad essi e portati via con
l'acqua), ma il punto su cui mi sto interrogando è appunto se è
veramente necessario e fin quanto è utile trattare l'acqua sia con
addolcitore che con polifosfati, specialmente quando l'acqua è
mediamente dura e non dura.
Dal punto di vista chimico, viene raccomandata l'installazione di
dosatore di polifosfati onde rendere l'acqua meno corrosiva in seguito
al trattamento con addolcitore. Questo passaggio onestamente mi sfugge.
Al di là di questo, comunque, sarei personalmente e sostanzialmente
favorevole al trattamento della sola calda con polifosfati.
In tal proposito, vorrei capire due cose:
1) ha senso collegare il gruppo di carico delle caldaie alla calda
trattata con polifosfati, oppure, per esempio, risciacquare l'impianto
inserendo polifosfati (e l'inibitore di corrosione, così come menzionato
da Apteryx)? O chi se ne frega del calcare nell'acqua tecnica, essendo
il circuito chiuso?
Come scrivevo nel mio messaggio precedente, ho sentito di tecnici
(definiti rari e meticolosi) che ricaricherebbero gli impianti con acqua
addolcita con addolcitori portatili, proprio per partire con un impianto
contenente acqua trattata. Ha veramente senso?
C'è ovviamente da considerare che poi, negli anni, una parte dell'acqua
verrà sostituita a causa di lavori tipo smontaggio radiatori per
manutenzione, ma a quel punto, dopo una ventina d'anni, probabilmente si
farà un lavaggio completo con una sostituzione totale dell'acqua
dell'impianto.
2) Quale dosatore scegliere, tra sali, pastiglie, liquido...? Se ne
leggono di ogni, tra cui che il liquido rischierebbe di incrostarsi e di
bloccarsi... ma dall'altra parte mi son ritrovato qualche anno fa, in un
altro impianto, un dosatore domestico contenente un sacco di porcheria
tipo alghe. Sarei per questo favorevole ad un dosatore performante
ancorché costoso, per il quale non debba essere necessariamente rapinato
dai fornitori di materiale idraulico con pacchettini o flaconcini di
polifosfati venduti a peso d'oro.
Nel mio caso specifico c'è da considerare un consumo equivalente a
quello di due famiglie da 4 persone (circa 1 mc al giorno);
3) ha senso ricercare un apparecchio connesso ad internet per
monitoraggio continuo da remoto o sarà sufficiente un controllo / due
all'anno?
> Teoricamente il circuito dei caloriferi e' chiuso, ma poi aggiungi
> oggi, perdi domani, l'acqua del circuito viene gradualmente viene
> ricambiata e nella lunghissima distanza (lustri o decenni) il calcare
> in effetti si accumula.
Chiedevo, proprio in tal proposito, se ha senso ricaricare, almeno una
prima volta, l'impianto con acqua trattata da addolcitore e/o dosatore
di polifosfati.
>> (e i polifosfati?).
>
> i fosfati sono alternativa alle resine, non sono un post-processo.
Eeh, in realtà pare che i polifosfati vengano montati anche in presenza
di impianti di addolcimento con resine.
>> Naturalmente, se si addolcisce la fredda in arrivo dalla strada,
>> si vorrebbe probabilmente evitare di berla
>
> vexata quaestio
:-)