On Tue, 30 Apr 2013 07:13:14 +0200, Liberty Kid wrote:
> "Marco" <
ma...@lan.it> ha scritto nel messaggio
> news:klmuog$663$1...@speranza.aioe.org...
>> in questi giorni sto facendo l'impianto in una campagna/villetta,ed il
>> venditore mi ha consigliato di montare due salvavita,distinguendo la
>> linea elettrica esterna alla casa da quella interna,questo a parer
>> suo,mi permetterebbe di avere sempre corrente elettrica in casa anche
>> quando a causa di un malfunzionamento di qualche palo
>> dell'illuminazione esterna mandasse in corto l'impianto facendo
>> staccare il salvavita e nello stesso tempo mi permetterebbe di avere
>> sempre attivo l'impianto di video sorveglianza e di allarme,mentre se
>> usassi solo un salvavita,se si staccasse ad esempio in piena notte,mi
>> ritroverei senza sistema di allarme. Ovviamente i due salvavita avranno
>> due line elettriche distinte provenienti dal contatore,io vorrei optare
>> per usare la stessa linea elettrica e dividerla direttamente dentro
>> casa sdoppiando il cavo da 4mm (contatore da 3kw),lui mi consigliava
>> addirittura di usare due line distinte che partano cmq dallo stesso
>> contatore. Che ve ne pare dalla sua idea?In generale ha senso?Secondo
>> posso sdoppiare i cavi elettrici in casa o dovrei fare come dice lui e
>> dunque passare due cavi separati?
>>
>> Grazie.
>
> Non solo i due interruttori hanno senso, ma e' anche una precisa
> indicazione della nuova edizione della norma CEI 64/8.
In effetti e' una questione di buonsenso, si tratta di ambienti
di tipologia peculariamente diversa (interno, esterno) ed e' buona
cosa per "costringere" l'impiantista a non fare frequenti "ponti" tra
interno ed esterno (se il giardino gira intorno alla casa, si troverano
poi parecchi punti dell'impianto elettrico interno che si ramificano
verso l'esterno.
> Due linee distinte che partono dal contatore invece non hanno senso
Qui invece occorre fare un distinguo, forse il venditore si e' spiegato
male, forse ha fatto confusione. Avere due linee (4 cavetti) in parellolo
che partono dal punto di presa per arrivare ad un unico centralino
in cui si trovano due interruttori non ha molto senso se gli interruttori
sono a valle della tratta. Conviene un cavo unico che cosi' e' in grado
di utilizzare al massimo la portata del rame (mentre con due cavi, la
sezione di rame sulla linea poco utilizzata in un dato momento, se ne
sta inattiva, potendo, pensato in un cavo unico, prendersi invece in
carico la maggiore corrente dell'interruttore sotto carico e quindi
riducendo caduta di tensione e perdite ohm [ho considerato che non si
usano sezioni "esagerate", ma che si dimensionano secondo logiche
economiche, entro i parametri di caduta di tensione richiesti).
Diversamente e' il caso se gli interruttori sono posti vicino al punto
di presa (quindi se c'e' uno spazio protetto ove e' possibile inserire
questi interrutori). In questo caso ogni differenziale protegge anche
la sua tratta a valle. Ed ovviamente occorrono due linee, perche' a
valle dei due differenziali e' pacifica la separazione dei due impianti.
> e
> vorrei ricordare che il dispositivo di interruzione interno al contatore
> non e' considerato, sia dall'Ente distributore sia dalle norme CEI, ai
> fini della sicurezza e della protezione dell'impianto.
Infatti:
a) c'e' una protezione magnetotermica normalmente consistente in una
portata di 63A (grosso modo, il valore piu' alto per i normali contratti
domestici: in questo modo e' possibile per il distributore erogare una
potenza contrattuale fino a 10 kW (ci sarebbe anche 15 kW, ma con 63A
ci sarebbero scatti spuri) senza la necessita' di alcun intervento tecnico
(ovvero si fa tutto da remoto, on-line per il cliente).
b) non c'e' alcuna protezione differenziale, se il cliente assorbe da
una fase sola, l'erogazione continua (salvo verifica del gestore su cosa
sta avvenendo)
c) c'e' una limitazione di portata contrattuale che pero' non si puo'
in alcun modo considerare una protezione, infatti interviene dopo
2+2 minuti, ed in ogni caso non e' certamente garantita dal gestore.
Ad esempio, oltre a guasti nel software di gestione, uno dei tanti
scenari possibili, per cui la limitazione contrattuale non ha alcuna
utilita' e che si consideri ad esempio un errore di comunicazione
tra cliente o negli uffici e per cui appare o e' stata ordinato un
incremento di potenza, che dire, da 3kW a 6kW. Di colpo la ipotesi
di un installatore ignorante che "tanto piu' di 4 kW non passano"
e' andata a rotoli.
Per tutti questi motivi, il punto di presa va considerato solo un
"punto di presa" ed a tutti gli effetti, per il progettista, di
almeno 63A di portata, anzi visto che non c'e' alcuna manutenzione
prevista per l'interruttore del contatore (oggi sono quasi nuovi,
ma il punto di presa e' probabile che resti cosi' come e' per decenni)
e' meglio pensare che, causa guasto per vetusta o difetto, potrebbero
fluire anche centinaia di ampere per ore, prima che a monte accada
qualcosa.
> Inoltre, sempre le norme CEI, impongono
"impongono" e' un termine scorretto, perche' potrebbe fare presumere che
le norme CEI siano "legge". In realta' le norme CEI "prescrivono" che
si faccia un in certo modo, se si vuole che l'impianto sia definito
"a norma CEI" e soddisfi uno dei possibili criteri richiesti dalla legge
di "costruzione a regola d'arte".
> di usare un nuovo dospositivo di
> protezione entro tre metri dal contatore, oltre che per la ragione di
> cui sopra, anche perche' presumibilmente cambia la sezione della linea e
> il suo modo di posa.
>
> Insomma, sono obbligatori i due differenziali-magnetotermici montati
> nelle immediate vicinanze del contatore a protezione di due linee
> distinte
Che e' il caso prospettato dal venditore se ha capito correttamente il
perche' occorrono due linee.
> che andranno ad alimentare due diversi circuiti
> dell'abitazione. Oppure montare un magnetotermico-differenziale
> ritardato nelle immediate vicinanze del contatore e poi sdoppiare nel
> quadretto casalingo.
Se la linea e' "lunga" (una villa ?), e' la soluzione che penso sia
migliore. Per il motivo di migliore sfruttamente del rame (a meno di
sovvradimensionare talmente la sezione da rendere irrilevante un
raddoppio del rame).
> Una volta si suddivideva in circuito luci e circuito prese, potrebbe
> essere ancora una buona soluzione.
Tale "prassi" era la conseguenza dell'utilizzo di due tensioni diverse:
120V per le luci e prese da 10A e 220V per la "forza motrice" con prese
da 16A.
Oggi una tale suddivisione potrebbe essere continuata in una logica di
portate diverse dei carichi (e quindi diverse sezioni dei conduttori
e quindi dei magnetotermici a monte).
Insisto sulla utilita' della presenza di prese domestiche da 10A
(con magnetotermico da 10A a monte) in una ottica di maggiore sicurezza
per l'utilizzatore (anche se all'installatore non tange che fornire
solo prese da 16A significa un pericolo per l'utilizzatore incauto).
> Per quanto riguarda i sistemi di allarme non vedo il problema, in caso
> di mancanza della rete entrano sempre in funzione le batterie che,
> solitamente, hanno un'autonomia sufficientemente lunga.
Forse il ragionamento fatto e' che se uno e' via un mese in vacanza,
e' piu' facile un corto circuito (una plafoniera rotta a causa di
un ramo caduto che provoca un cortocircuito per l'entrata di umidita')
avvenga sull'impianto esterno che interno. Quindi, se l'allarme
fosse collegato all'impianto esterno, finisce che le batterie si
esauriscono e poi arriva la denuncia per disturbo della quiete pubblica.
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Roberto Deboni