Irresistibile, vero? ;-)
Complici l'afa e la mia ormai ostinata sciatalgia, non ho trovato di
meglio da fare che contemplare la mia collezione di strumenti di misura,
ordinatamente disseminati per cassetti, automobile e cassette degli
attrezzi. Ho trovato tante siglette e marchi strani.
Riporto i seguenti risultati:
Su tutti è riportata la lunghezza espressa in metri, inscritta in un
rettangolo (1m,2m,3m) oppure, nel caso di un metro a stecche in acciaio
inox, la dicutura "DOPPIO METRO". Nel mini metro a stecche (10 stecche
da 10cm) c'e solo questo marchio.
Ho poi trovato, nei metri a stecche, la sigla "MA" inscritta in un
ottagono. Nel metro inox c'erano anche due stelline, una sopra e una
sotto le lettere.
Trovo poi degli ordinali romani, inscritti in un ovale: II per i metri a
nastro e III per quelli a stecche. (categorie di precisione?)
Nei flessometri solamente ci sono dei codici che deduco si riferiscano
ad ente certificatore e protocolla della certificazione: sono scritti su
due righe, incorniciati da una specie di E arrotondata.
1a riga: sigla nazione (F,D,UK) e numero
2a riga: numero
I flessometri stanley riportano anche una sigla "C25", "made in France"
e "20°C".
C'è tra voi chi mi sappia dare ragguagli su tutto ciò?
Cosa significa "MA", con o senza stelline?
Per cosa stanno gli ordinali romani? Se sono categorie di precisione, a
quale tolleranze corrispondono, rispettivamente?
--
Ciao.
Pierluigi
> Nei flessometri solamente ci sono dei codici che deduco si riferiscano
> ad ente certificatore e protocolla della certificazione: sono scritti
su
> due righe, incorniciati da una specie di E arrotondata.
> 1a riga: sigla nazione (F,D,UK) e numero
> 2a riga: numero
>
> I flessometri stanley riportano anche una sigla "C25", "made in
France"
> e "20°C".
> Pierluigi
Interessante, 35 anni che li uso ma non li avevo mai letti così a
fondo:-))
Ho qui davanti un flessometro Stanley, confermo le scritte 2M FT6 -15
F. 20°C
Se lo sfilo tutto dopo prima di arrivare alla molla c'è la scritta STOP.
Sul corpo esterno è inciso Made in Italy.
Lo STOP penso voglia dire *smetti di tirare che lo rompi*
20° dovrebbe essere la temperatura a cui lo strumento è preciso, magari
ci saranno tabelle di compensazione in base alle temperature diverse, ma
come fabbro non mi interessano.
Rimango curioso pure io di sapere le altre sigle.
Fabbrogiovanni.
posso sol odirti che tempo fà era d'obbligo la timbratura degl istrumenti di
misura con il pagamento del relativo bollo
pertanto alcuni timbri si possono attribuire a convenzioni fiscali
sui metri in unico pezzo (ne possiedo due) ogni anno andavano timbrati a
secco con la verifica annuale della corretta misurazione
idem per i pesi delle bilance astatera etc etc
(mi ricordo che da piccolino era una mia incombenza andare c/o ufficio
annonario per la prassi del timbro dei metri)
>I flessometri stanley riportano anche una sigla "C25", "made in France"
>e "20°C".
>
tralasciando il Made in France, credo che il C25 si riferisca al tipo di
acciaio utilizzato per il nastro e la temperatura sia quella di
riferimento per eventuali correzioni, conoscendo il coefficente di
dilatazione, si possono apportare le dovute correzioni in funzione della
temperatura, anche se a me pare un po' esagerato, visto il grado di
precisione dello strumento.
ciao e auguri max
Mentre cercavo affannosamente sigle misteriose,stavo quasi
per smontarlo!....Fortunatamente, mi sono reso conto di avere
per le mani un *FLESSIMETRO!* :-)
ciaofelix
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
>Mentre colto dalla sciatalgia, brindava con un cocktail di
>antiinfiammatori, Pierluigi Zezza scriveva:
Cortisone intramuscolo, prego.
Shackerato, non mescolato.
>tralasciando il Made in France, credo che il C25 si riferisca al tipo di
>acciaio utilizzato per il nastro e la temperatura sia quella di
>riferimento per eventuali correzioni, conoscendo il coefficente di
>dilatazione, si possono apportare le dovute correzioni in funzione della
>temperatura, anche se a me pare un po' esagerato, visto il grado di
>precisione dello strumento.
Sembra un poco esagerato anche a me. Ma quale sarà questa precisione?
Nessuno sa nulla? Io mi affidavo segretamente a paulhass.
Tant'è: l'ottagonale "MA" rimarrà un mistero.
--
Ciao.
Pierluigi
>Ho qui davanti un flessometro Stanley, confermo le scritte 2M FT6 -15
>F. 20°C
2m è (molto circa) 6 piedi
-15°F immagino equivalga a 20°C
Deve essere un flessometro prodotto in Gran Bretagna.
>Se lo sfilo tutto dopo prima di arrivare alla molla c'è la scritta STOP.
>Sul corpo esterno è inciso Made in Italy.
E qui mi batti in curiosità: non lo ho mai fatto... apposta.
Però le prime volte che andavo per magazzini e misuravo le tavole con un
flessometro da 2m, mi capitava spesso di dare qualche bel tirone.
>Lo STOP penso voglia dire *smetti di tirare che lo rompi*
No, vuol dire "comprane uno più lungo".
--
Ciao.
Pierluigi
> Nessuno sa nulla? Io mi affidavo segretamente a paulhass.
Ti sei affidato male. Anch' io ho parecchi dubbi.
Però, mettendo insieme le forze, forse arriviamo ad una soluzione
abbastanza attendibile.
Per induzione, l' ottagonale "MA" non è altro che il marchio di fabbrica
del produttore.
Anch' io ho un metro a stecche marchiato in tal modo.
In altri metri trovo un ' ellisse nella quale è inscritto "SEB", o un
rettangolo nel quale è inscritto "King" ed in un altro "C.G."
Sono sicuramente i loghi dei fabbricanti.
Per quanto riguarda le indicazioni 1m, 2m, 3m, dentro un rettangolo,
sono senz' altro l' indicazione della "portata" dello strumento di misura,
cioè la massima misura ottenibile in via diretta (cioè senza somma di
misure parziali). In pratica è...la lunghezza del nastro o della catena
di stecche.
20°C è, per convenzione, l' indicazione della temperatura alla quale
deve essere effettuata la misura. In Italia ciò è stabilito nella Norma
UNI 314 (che non possiedo, però).
Questa puntualizzazione può sembrare eccessiva, ed in effetti su di un
comune metro lo è, in quanto l' influenza della temperatura di misura
è sicuramente trascurabile nelle misure effettuate con approssimazione
di 1/100 di mm o maggiori.
Ritengo che alcuni produttori lo indichino comunque per una corretta
(secondo me) aderenza alla definizione di metro, che fà riferimento
al famoso metro campione di Sevres, e nel quale la distanza tra le
due tacche incise è valutata a 0°C.
I numeri ordinali "II" oppure "III" inscritti in un ovale sono di sicuro
la classe di precisione dello strumento, cioe la "giustezza"
delle divisioni incise.
Deduco ciò dal fatto che sui metri in legno a stecche la classe è "III",
mentre sui flessometri metallici, sui quali non si avverte gioco meccanico
sulle articolazioni delle stecche, e nei quali le incisioni sono più sottili
e precise, è marcato "II".
Non conosco peraltro le tolleranze relative alla classe di appartenenza.
Per le sigle nella doppia E arrotondata, più che ai codici di un Ente di
Certificazione, credo si tratti, nella prima riga, della sigla del Paese
di fabbricazione, seguita dalle due ultime cifre dell' anno.
I numeri della seconda riga suppongo si riferiscano al lotto di produzione.
Per quanto riguarda l' indicazione "C 25", che Massimo Marinelli
attribuiva al materiale del nastro, sono dubbioso, in quanto la trovo
stampata su flessometri prodotti in Francia, dove hanno altre indicazioni
degli acciai.
Inoltre l' acciaio al carbonio C 25 non è un acciaio normalizzato.
Però gli acciai "C 45", "C 60", "C 85" sono proprio acciai per molle,
e quindi può rimanere un dubbio in proposito.....
Altre timbrature (come quelle delle quali parlava Blindonet), non c' entrano
con le indicazioni che si trovano stampate.
Erano quelle degli Uffici Metrici Provinciali, che si applicavano solamente
se lo strumento di misura era utilizzato nei rapporti transazionali con
terzi, (come i negozi), oppure se richieste espressamente dal proprietario
dello strumento di misura, come certe Aziende che provvedevano
a far certificare, per loro tranquillità od interesse, la precisione degli
strumenti di misura utilizzati nel ciclo produttivo (tipicamente pese a
ponte o bilance industriali).
Per chiudere, visto che parliamo di metri, una curiosità.
L' occhio di un operatore, anche esperto, in una misura di lunghezza
non può superare un apprezzamento che vada oltre il quarto di millimetro.
E ciò anche se le tacche di divisione sono molto chiare, realizzate a regola
d' arte, ed anche se le stesse comprendono i mezzi millimetri (come
su alcune righe di misura per meccanica).
Per apprezzamenti superiori si deve giocoforza far uso di dispositivi
di misura a nonio, come i comuni calibri a corsoio, o per precisioni
ancora più spinte basarsi su altri sistemi di misura, come i micrometri
a tamburo girevole.
Cordialità.
Paul
>Per induzione, l' ottagonale "MA" non è altro che il marchio di fabbrica
>del produttore.
Non ci avevo pensato, in quanto tutti e tre i metri a stecche che ho
potuto osservare avevano lo stesso marchio.
Evidentemente tutti provengono dallo stesso produttore.
...
>Per le sigle nella doppia E arrotondata, più che ai codici di un Ente di
>Certificazione, credo si tratti, nella prima riga, della sigla del Paese
>di fabbricazione, seguita dalle due ultime cifre dell' anno.
Non credo sia possibile: ho un flessometro Fisco che riporta UK78.
>Per chiudere, visto che parliamo di metri, una curiosità.
>L' occhio di un operatore, anche esperto, in una misura di lunghezza
>non può superare un apprezzamento che vada oltre il quarto di millimetro.
>E ciò anche se le tacche di divisione sono molto chiare, realizzate a regola
>d' arte, ed anche se le stesse comprendono i mezzi millimetri (come
>su alcune righe di misura per meccanica).
Vedi che a parlare con te si impara sempre qualche cosa!
Posso aggiungere che quando al corso di Fisica Generale si affrontò il
discorso delle misure sperimentali e della teoria degli errori, mi
dissero esplicitamente che se uno strumento analogico aveva le tacche
distanti 1 certa unità di misura (millilitri, microgrammi o quant'altro)
quella era la sua risoluzione, da utilizzare appunto per il calcolo
dell'errore sperimentale. Le letture ad occhio, di mezza tacca (e questa
espressione suggerisce già molto) non erano da considerarsi affidabili,
non tanto per la difficoltà di lettura ma quanto per il fatto che se lo
strumento non prevedeva le marcature queste erano evidentemente non
significative per le tolleranze dello strumento stesso.
Il che direi si applica anche alla stampa offset su ratativa usata per i
flessometri.
Infatti il modo più preciso per prendere una misura è semplicemente...
non prenderla. In falegnameria si preferisce sempre usare riscontri
fissi e trasferire la misura piuttosto che la lettura di una misura.
Insomma: se vuoi che quattro gambe di un tavolo siano lunghe uguali le
tagli tutte insieme con lo stesso piazzamento di macchina, se devi
marcare dei fori per degli scaffali tagli un righetto a misura degli
interassi e usi quello come metro...
Meno si legge e meno si calcola, meno errori si fanno.
Suppongo che, per la meccanica, i calibri passa-non passa, i blocchetti
di riscontro e sicuramente altri metodi che nemmeno immagino rispondano
allo stesso sacro principio.
--
Ciao.
Pierluigi
> Meno si legge e meno si calcola, meno errori si fanno.
Ora capisco come ho fatto a tagliare un'asse di legno "ad occhio" chiudendo
*esattamente* lo spazio che dovevo chiudere: non ho preso misure. :-))
--
Cinghiale (31, 54 RM)
'94 Punto 6 speed driver
> Non credo sia possibile: ho un flessometro Fisco che riporta UK78.
Per l' appunto.
Sui miei ho trovato E 89, F 87, F 76.
Per quanto possa ricordare, l' anzianità degli stessi è in accordo
alle due cifre.
> Infatti il modo più preciso per prendere una misura è semplicemente...
> non prenderla. In falegnameria si preferisce sempre usare riscontri
> fissi e trasferire la misura piuttosto che la lettura di una misura.
Tanto per chiaccherare in argomento.
Le misure possono essere di tipo diretto od indiretto.
Le misure dirette sono quelle che si effettuano appoggiando direttamente
sul pezzo lo strumento misuratore e leggendo sulla scala il valore
della misura effettuata (ad esempio la misura con il metro di una
lunghezza).
Le misure indirette sono quelle effettuate con uno strumento intermediario
(ad esempio riportando per mezzo di un compasso a punte una misura
sulla scala di una riga graduata), oppure, come nel caso che hai citato,
confrontando la misura del pezzo con una lunghezza nota (il riscontro
fisso).
Indubbiamente per misure ripetitive il secondo sistema risulta più
speditivo, anche se non sempre più preciso.
Ma questi sono sofismi.
Cordialità.
Paul
>Ora capisco come ho fatto a tagliare un'asse di legno "ad occhio" chiudendo
>*esattamente* lo spazio che dovevo chiudere: non ho preso misure. :-))
Guarda che quello non si chiama "occhio": è un'altra parte della tua
anatomia. ;-)
--
Ciao.
Pierluigi
>Per quanto possa ricordare, l' anzianità degli stessi è in accordo
>alle due cifre.
:-)
Hai ragione: mi sono dimenticato di dire che nel mio caso il flessometro
è decisamente posteriore (15 anni) alla data indicata.
>Tanto per chiaccherare in argomento.
>Le misure possono essere di tipo diretto od indiretto.
>Le misure dirette sono quelle che si effettuano appoggiando direttamente
>sul pezzo lo strumento misuratore e leggendo sulla scala il valore
>della misura effettuata (ad esempio la misura con il metro di una
>lunghezza).
>Le misure indirette sono quelle effettuate con uno strumento intermediario
>(ad esempio riportando per mezzo di un compasso a punte una misura
>sulla scala di una riga graduata), oppure, come nel caso che hai citato,
>confrontando la misura del pezzo con una lunghezza nota (il riscontro
>fisso).
>Indubbiamente per misure ripetitive il secondo sistema risulta più
>speditivo, anche se non sempre più preciso.
>Ma questi sono sofismi.
Tanto per continuare a fare chiaccherare.
Una misura è sempre un confronto: non c'è differenza concettuale a
confrontare due pezzi di legno tra loro oppure entrambi con il metro
campione (ovvero una delle sue più o meno precise emanazioni).
Nel primo caso si ottiene una valore, nel secondo caso si può avere solo
una informazione "ternaria" (maggiore, minore, uguale).
Se quello che interessa è la lettura, ovvero il valora (numero+unità di
misura) della grandezza, allora bisogna misurare necessariamente con uno
strumento di misura. Questo è il coso di controlli di produzione,
esperimenti scientifici, rilievi statistici...
Se altrimenti la misura è solo di uso pratico e immediato (le gambe del
tavolo o le assi di Cinghiale) ciò che interessa è solo l'uguaglianza
delle misure, non il loro valore e il confronto diretto è più preciso
perchè vengono eliminati errori di rilevamento e trasferimento.
Nel caso dei metri ho imparato da te che non si possono apprezzare, con
la vista, scarti inferiori a 0,25mm, mentre col tatto sono
tranquillamente apprezzabili differenze dell'ordine dei centesimi, se si
accostano i pezzi.
--
Ciao.
Pierluigi
> Nel caso dei metri ho imparato da te che non si possono apprezzare,
con
> la vista, scarti inferiori a 0,25mm, mentre col tatto sono
> tranquillamente apprezzabili differenze dell'ordine dei centesimi, se
si
> accostano i pezzi.
Visto che stiamo parlando di misure di precisione.... oggi ero a zonzo e
mi sono infilato nell' OBI a passare un'oretta.
Curiosando lo scaffale metri & C. ho notato un calibro in plastica, a
soli 2 euro.
Ci sono situazioni in cui effettuare la misura con uno tradizionale
metallico non sarebbe possibile o lo vendono solo a hobbysti con budget
limitato?
Fabbrogiovanni.
>Visto che stiamo parlando di misure di precisione.... oggi ero a zonzo e
>mi sono infilato nell' OBI a passare un'oretta.
>Curiosando lo scaffale metri & C. ho notato un calibro in plastica, a
>soli 2 euro.
>
>Ci sono situazioni in cui effettuare la misura con uno tradizionale
>metallico non sarebbe possibile o lo vendono solo a hobbysti con budget
>limitato?
Per esempio quando si tagliano campioni di roccia con una sega
diamantata raffredata ad acqua.
Branco
> >Ci sono situazioni in cui effettuare la misura con uno tradizionale
> >metallico non sarebbe possibile o lo vendono solo a hobbysti con
budget
> >limitato?
>
> Per esempio quando si tagliano campioni di roccia con una sega
> diamantata raffredata ad acqua.
Non ho capito, puoi spiegare in modo particolareggiato?
Fabbrogiovanni.
>> Per esempio quando si tagliano campioni di roccia con una sega
>> diamantata raffredata ad acqua.
>
>Non ho capito, puoi spiegare in modo particolareggiato?
>Fabbrogiovanni.
>
Per studiare le rocce si usa una tecnica detta delle sezioni sottili.
In breve si incolla con collante bicomponente (normalmente araldite)
un mattoncino di circa 5x3 cm di spessore 1-1,5 cm su un vetrino da
microscopio. Il "cioccolatino" è stato ricavato da un campione di
forma irregolare usando una taglierina tipo quella da marmista a disco
diamantato senza settori.
A questo punto si taglia con una troncatrice di precisione per
mettallugia si taglia l'assemblato in modo che lo spessre della roccia
sul vetrino sia di circa mezzo millimetro.
Tutte le operazioni vengono fatte in presenza di molta acqua.
Le sezioni vanno portate per poter essere studiate al microscopio ad
uno spessore di 30 micron ed una fase intermedia della lavorazione è
la lappatura con macchina specifica che usa carburo di silicio in
emulsione in acqua come abrasivo e che tiene conto anche dello
spessore della colla. Siccome le mani sono sempre a mollo e che la
precisione che occorre non è altissima si è scoperto che l'uso di
questi calibri in credo naylon caricato con fibre di vetro sono
sufficientemente precisi si preferisce usarli al posto di quelli
comuni, anche perchè in caso di cadute sono moooolto meno sensibili
all'arrotondamento delle punte.
L'ultima fase della lavorazione viene fatta a mano su vetro e usando
il colore quarzo inserito nella roccia come riferimento.
Spero di essere stato chiaro, altrimenti chiedi
Branco
> Siccome le mani sono sempre a mollo e che la
> precisione che occorre non è altissima si è scoperto che l'uso di
> questi calibri in credo naylon caricato con fibre di vetro sono
> sufficientemente precisi si preferisce usarli al posto di quelli
> comuni, anche perchè in caso di cadute sono moooolto meno sensibili
> all'arrotondamento delle punte.
> Spero di essere stato chiaro, altrimenti chiedi
Messaggio ricevuto, forte e chiaro, grazie.
Fabbrogiovanni.