Lezione N° 1.
Più o meno tutti hanno visto un tornio : per la lavorazione dei metalli,
per legno, oppure, perchè no, da ceramisti.
Insieme hanno la particolarità di creare solidi di rivoluzione,
sebbene con un tornio ben attrezzato non è difficile fare anche
solidi a superfici piane, come, ad esempio, prismi e cubi.
Il tornio per metalli, da chiamarsi più propriamente "tornio parallelo"
è la macchina utensile regina (come dice paoPaura), nel senso
che è talmente versatile che in campo meccanico copre
buona parte delle possibili lavorazioni per asportazione di truciolo.
Questo vale ancor di più per gli hobbysti, ed il possesso e l' uso
di un simile attrezzo può essere considerato il top per gran parte
di noi.
Ma chi per necessità, passione o specifico hobby vuole
spingersi oltre dopo il tornio, portafoglio e moglie permettendo
potrà fare un pensierino ulteriore per un bel trapano-fresa.
Vediamo quindi come è fatto un tornio, con la preghiera
di non sbuffare e passare oltre per quanti già sappiano
e conoscano questa macchina.
A causa delle differenti dimensioni e soluzioni costruttive che
hanno i torni "da officina" rispetto a quelli "hobbystici", possono
esserci disparità notevoli nei sistemi costruttivi impiegati, nelle
soluzioni e complessità dei varii cinematismi, nelle possibilità di
regolazione e manovra.
Cercherò, ove possibile, di tenerne conto.
Per coloro i quali possono trovare astruse certe descrizioni
e complesse certe informazioni, assicuro che quando avranno
il tornio a disposizione troveranno senz' altro più semplice
utilizzarlo anzichè sforzarsi ora di capire come è fatto e come
si possa impiegare.
Un tornio è fatto da una incastellatura, generalmente fusa in ghisa,
chiamata "bancale", che supporta tutti gli altri organi della macchina.
Il bancale superiormente è lavorato di fresatura per ricavare le
"guide", cioè delle rotaie a forma di V rovescio, molto precise,
sulle quali possono scorrere orizzontalmente il "gruppo carrelli"
e la "controtesta".
A sinistra del bancale, sopra le guide, è fissata (generalmente in
modo da poter essere regolata micrometricamente per l' allineamento
sui torni grandi, ed in modo rigido nei torni hobbystici), la "testa",
chiamata anche "fantina".
Vediamo questi componenti uno ad uno.
La fantina supporta l' "albero del mandrino", cioè l' asse rotante che
girando con grande precisione su appositi cuscinetti, e sporgendo
dalla fantina, permette di collegare all' asse gli organi di presa del
pezzo in lavoro.
Sull' albero del mandrino sono calettati gli ingranaggi, manovrati
da apposite leve poste all' esterno della fantina, che permettono
di variare la velocità di rotazione dell' albero.
Gli ingranaggi sono quasi sempre in bagno d' olio.
Il tutto funziona insomma come un cambio di velocità di automobile.
Le velocità selezionabili per la rotazione dell' albero del mandrino
sono abbastanza numerose, e molto spaziate tra loro.
Il motivo è che le variabili di lavoro (natura del materiale, dimensioni
del pezzo in lavoro, tipo dell' utensile), nonchè tipo di lavorazione
(tornitura cilindrica, in piano, o filettatura), necessitano di diverse
velocità di lavorazione.
Un sufficiente e tipico numero di velocità di rotazione del mandrino
è 12, realizzate con un cambio a 3 ingranaggi più un' ulteriore coppia
di ruote dentate che costituisce un' ulteriore riduzione, chiamata
"ingranaggio di volata e ritardo". (Quindi 3 x 2 = 6).
Per raddoppiare ulteriormente le 6 velocità, si fà di solito affidamento
ad un motore elettrico di trascinamento a doppia velocità, generalmente
1400-2800 giri/min.
Quindi per selezionare la velocità desiderata avremo a disposizione
la leva del cambio di velocità (3 posizioni), la leva del ritardo
( 2 posizioni), ed il commutatore elettrico del numero di poli del motore.
Un ulteriore selettore elettrico stabilisce il senso di rotazione del
mandrino, che normalmente è antiorario guardando il mandrino
dal davanti lo stesso, ma per certe lavorazioni può essere
fatto ruotare in senso contrario.
Sulla macchina è sempre presente la targhetta delle velocità, con
l' indicazione delle manovre per impostare quella desiderata.
Generalmente più piccolo è un tornio e più elevate sono le velocità
di rotazione del mandrino.
E' bene che la velocità inferiore sia molto bassa, in quanto facilita
a noi inesperti l' esecuzione di filettature, in special modo quelle
interne.
A titolo di esempio riporto le velocità di rotazione in giri/min
del mio tornio, che è di taglia media :
- 52, 79, 104, 129, 158, 258, 293, 443, 586, 721, 886, 1442.
E così abbiamo sistemato le velocità.
Il gruppo carrelli, o più semplicemente "carrello", è la parte mobile
scorrevole sulle guide del bancale, portante la "torretta portautensili",
sulla quale è fissato per l' appunto l' utensile da taglio.
In verità i carrelli mobili dei torni paralleli sono3 (a volte 2 solamente
nei piccoli torni hobbystici).
Mi spiego meglio :
sul primo carrello, scorrente longitudinalmente sulle guide del bancale,
è sovrapposto un secondo carrello, che si muove ortogonalmente al
primo. Sovrapposto ed imperniato al secondo carrello, ve ne è un terzo,
chiamato più propriamente "slitta portautensili", che può essere sbloccato,
ruotato e ribloccato rispetto al secondo.
Sulla slitta portautensili è fissata per l' appunto la torretta
portautensili.
Spero di non aver fatto troppa confusione !
Lo scopo di un ambaradam così complesso è quello di poter conseguire
le possibili 3 direzioni di movimento dell' utensile.
In altre parole, se ci sarà solo la traslazione del primo carrello potremo
realizzare una tornitura cilindrica ; se muoveremo il secondo carrello
(con il primo fermo), realizzeremo una tornitura con penetrazione radiale,
perchè l' utensile avanzerà dalla periferia verso il centro di rotazione del
pezzo, se invece bloccheremo i primi due carrelli, ruoteremo di un certo
angolo la slitta portautensili, e agiremo sull' avanzamento di quest'
ultima, potremo eseguire una tornitura di tipo obliquo, ad esempio
per creare un cono.
Ma come si realizza il movimento dei carrelli ?
Vediamo il caso di un tornio tipico, di buona fattura.
In tal caso, il primo ed il secondo carrello possono essere traslati con
volantini di manovra a mano oppure con movimenti motorizzati.
La slitta portautensili è invece sempre e soltanto manovrabile a mano.
Il movimento automatico si inserisce operando leve o bottoni di
manovra posizionati sulla parte anteriore del primo carrello che prende
il nome di "grembiale".
La presa di moto è derivata dai ruotismi della testa tramite una cascata
di ingranaggi (in genere 4), più un' altra scatola di riduzione interposta
(chiamata in gergo "scatola Norton"), il tutto contenuto in una "scatola
degli avanzamenti" posizionata all' estremità sinistra della macchina e
datata di uno sportello apribile per accedere agli organi interni.
Il rapporto di riduzione è molto importante, perchè determina in pratica
di quanto si spostano i carrelli per ogni giro dell' albero del mandrino.
Ciò equivale in pratica a fissare il "passo" di avanzamento nella creazione
di una filettatura, oppure il grado di finitura della superficie tornita.
A tale scopo, i torni sono corredati di una serie di ingranaggi di varie
grandezze, da scegliere seguendo le indicazioni di una tabella esposta
sulla macchina, a seconda del passo della filettatura o dell' avanzamento
desiderato.
Gli ingranaggi necessari a formare la giusta"quaterna" di ruote dentate
vengono montati su un' apposito sostegno dentro la scatola degli
avanzamenti, che è chiamato "testa di cavallo" o "lira" a causa della
vaga rassomiglianza con queste ultime.
Tali ingranaggi possono far ruotare (a scelta dell' operatore) la "vite
madre" oppure la "barra scanalata" che sono due alberi ruotanti
posizionati sotto il grembiale e correnti lungo tutto il basamento
della macchina.
Sul grembiale stesso ci sono i meccanismi di impegno della vite o
della barra, nel senso che, se manovrati opportunamente, realizzano
l' accoppiamento di queste con i carrelli, e quindi l' avanzamento
automatico scelto. Oltre ai comandi di impegno/disimpegno dell'
avanzamento automatico, sul grembiale vi è anche una leva per
l' inversione della direzione di moto dei carrelli, cioè per fare un
movimento di scorrimento di và-e-vieni dei carrelli lungo le guide,
necessario per fare le numerose "passate" di tornitura.
Ma perchè è presente sia la vite madre che la barra scanalata,
dal momento che entrambe fanno la stessa funzione, cioè quella di
trascinare in automatico i carrelli ?
Il motivo è quello della precisione dei spostamenti, cioè della
costanza del passo. Si usa la barra scanalata per la tornitura, che
non ha grandi esigenze di precisione per il valore di avanzamento.
Si utilizza la vite madre per realizzare le filettature, che richiedono
tolleranze sul passo più strette.
Usando prevalentemente la barra, quindi, si risparmia l' usura
della vite madre, riservandola alla precisione delle filettature.
Molti torni hobbystici, per ragioni di costo, possiedono solamente
la vite madre, che quindi si usurerà più velocemente. Alcuni
addirittura permettono l' avanzamento automatico solo sulla
tornitura longitudinale (primo carrello), mentre per muovere il
secondo carrello bisogna operare a mano sul volantino di manovra.
Pazienza.
Abbiamo detto che sulla slitta viene fissata la torretta portautensili,
cioè il sistema di fissaggio dei ferri da taglio.
La torretta è costituita da un blocchetto in acciaio lavorato, che
nella versione a cambio rapido consente il velocissimo cambio
del portautensile propriamente detto, mentre in quella hobbystica
il montaggio dell' utensile deve essere eseguito bloccando
con delle viti il gambo di quest' ultimo su apposite scanalature
fresate sulla torretta stessa.
La differenza è notevole, se si pensa che per realizzare un pezzo al
tornio, anche semplice, devono essere utilizzati più utensili diversi
in successione. La possibilità di cambiare utensile, oltre tutto già
regolato alla giusta altezza, in 3 o 4 secondi, è una bella comodità,
e rende più gradevole il lavoro.
Le torrette di tipo rapido però costano parecchio, e comunque con
un po' di sacrificio nei piccoli torni se ne può fare a meno.
Per il momento fermiamoci qui.
Per mia informazione ditemi comunque se le spiegazioni sono
comprensibili anche a chi, pur avendo interesse all' argomento,
non mastica molto in termini tecnici. Mi servirà, se possibile,
per adeguarmi nel prosieguo di queste brevi note.
Cordialità.
Paul
Bravissimo ! Continua così. ECCEZIONALE.
Grazie.
Rocco
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Tutto chiarissimo come al solito Paul.
Gradivo approfondire il discorso sulla barra scanalata per l'avanzamento del
carrello. Non ho capito com'è fatta e come agisce sul carrello stesso. So
che c'è una leva sulla base del carrello che opera in maniera da inserire e
disinserise la vite madre, utile quando si vuole spostare a mano e
volocemente il carrello girando il volantino che, se non sbaglio, agisce su
una cremagliera (o dentiera) fisssata al basamento. Tempo fa vidi un tornio
di grosse dimensioni (ca. 3000mm tra le punte) che aveva 2 viti madre (a me
sembravano uguali); ho cercato di capire a cosa servissa la seconda ma senza
successo......forse per l'avanzamento automatico della contropunta ?? O
forse ho visto male ed in realtà era la barra scanalata di cui parli ?
Grazie
--
Ciao
!max!
* Scarta gli operatori logici per rispondere *
En fonte aciéré à serrage concentrique, de bonne qualité Mandrin précis 3
mors Diamètre 400 mm A monter sur faux plateau (faux plateau non fourni)
Livré complet avec 2 jeux de mors (pour serrage extérieur et intérieur et
clé) Concentricité de 0,02 à 0,07 mm selon diamètre du mandrin
? 1192,00
non c'ho capito nulla :D però.. il prezzo è chiaro in EuRI .. e per un
mandrino.:DDDDD
> Per tutti un link francese sui torni che mi sembrano
> abbordabili perlomeno per me.
> www.sidermo.com
Non c'è che dire. Proprio un bel sito.
Chiaro e completo.
Cordialità.
Paul
> Gradivo approfondire il discorso sulla barra scanalata per l'avanzamento
>del carrello. Non ho capito com'è fatta e come agisce sul carrello stesso.
La traslazione del carrello è eseguibile in 3 modi :
- manualmente, con volantino di manovra
- in automatico, tramite vite madre
- " " , tramite barra scanalata
Nel primo caso, come hai detto tu, l' avanzamento si fà ruotando
un volantino di manovra che impegna un ingranaggio con una dentiera
fissata al bancale sotto le guide. E' utilizzato per gli spostamenti veloci.
Nel secondo, il carrello è costretto a muoversi se, con un' opportuna
leva, si serrano 2 semichiocciole in bronzo filettate sulla vite madre,
impegnando il filetto di quest' ultima. Naturalmente la vite madre deve
essere posta in rotazione con un ulteriore comando.
Il cinematismo che realizza il movimento nel terzo caso è un po' più
complesso. Vediamo se riesco a spiegarmi.
La barra scanalata è a sezione tonda, ma con un incavo fresato.
Cioè per tutta la lunghezza della barra corre una scanalatura.
All' interno del grembiale del carrello sono presenti 2 ingranaggi conici
che sono montati folli sulla barra scanalata. I due ingranaggi sono
affacciati tra loro con la conicità verso l' interno degli stessi, e
posizionati in modo che la lora dentatura conica si impegni in una
ruota dentata posta a 90° con i medesimi, cioè posizionata con il suo
asse di rotazione trasversalmente alle guide (come il volantino di
manovra manuale del carrello, insomma).
Questa ruota dentata, tramite una serie di rotismi, può trasmettere
il movimento allo stesso ingranaggino che si impegna sulla dentiera
del primo caso (cioè del movimento manuale).
In condizioni normali, anche se la barra scanalata ruota, il carrello
però non può muoversi, in quanto i due ingranaggi sono folli
sulla barra e quindi non possono girare.
Tra i due inganaggi conici, però, calettato anch' esso sulla barra,
è presente un innesto a denti frontali, che può assumere tre posizioni.
Se è in posizione centrale, l' innesto gira comandato dalla barra ma
non trasmette alcun movimento. Ma se viene spostato a destra o
rispettivamente a sinistra, l' innesto a denti rende solidale uno o
l' altro dei due ingranaggi conici, che così faranno ruotare in un senso
o nell' altro la ruota dentata, che a sua volta, tramite la serie di
ingranaggi di cui l' ultimo impegna la dentiera del tornio, sposterà il
carrello.
Insomma, è come se all' interno del grembiale ci fosse un altro
volantino come quello degli spostamenti manuali.
La catena cinematica che ho descritto sopra equivale ad una mano
dell' operatore che giri detto volantino in un senso o nell' altro,
però con molta costanza ed uniformità di movimento.
Tutto qui.
Il sistema che ho descritto è quello tipico di un tornio tradizionale.
Varianti semplificative possono essere presenti su altre macchine,
specialmente quelle per impiego hobbystico.
Come ho già detto, in alcuni la barra scanalata manca del tutto, e
per gli avanzamenti automatici del carrello si deve fare affidamento
alla vite madre.Questo comporterà una forte usura della stessa, tra
l' altro localizzata in corrispondenza della porzione vicina alla testa
del tornio, che è quella maggiormente usata.
Se uno è intenzionato ad acquistare un tornio simile, farà bene quindi
a verificare la disponibilità come ricambio di una vite madre (e
relativa chiocciola) di scorta.
Cordialità.
Paul
> non c'ho capito nulla :D però.. il prezzo è chiaro in EuRI .. e per un
> mandrino.:DDDDD
Guarda che per un mandrino da 400 mm di diametro è
un prezzo normale. Chiediti piuttosto quanto potrebbe
costare un tornio che monta tale mandrino.
Cordialità.
Paul
Ci ho messo un pň ma ho capito. Grazie.
Approfitto del momento per un altro dubbio che mi č venuto:
> Nel secondo, il carrello č costretto a muoversi se, con un' opportuna
> leva, si serrano 2 semichiocciole in bronzo filettate sulla vite madre,
> impegnando il filetto di quest' ultima.
C'č un motvo particolare per cui queste chiocciole sono di bronzo ? Voglio
dire, non sarebbe meglio di acciaio, magari rapido ?
Ti rifaccio la domanda io: in caso di usura è meglio sostituire 2
semichiocciole di bronzo o l'intera vite madre?
Naturalmente le 2 semichiocciole ,che sono di materiale piu tenero rispetto
alla vite madre .
Nel mio tornio nonstante le 2 semichiocciole di bronzo ,vi e un zona della
vite madre notevolmente consumata........ma qui gli anni credo si facciano
sentire.
ciao
pao
Ho trovato questo sito che mi sembra interessante
http://www.ceriani-mu.com/tornio.asp
--
Fabio®
fondatore di:
free.it.motocicli.motomorini
free.it.motocicli.motom
free.it.motocicli.benelli
free.it.mercatino.moto
(Togliere i trattini per rispondere!!!)
> Direi che la tua spiegazione e' OK!
> Posseggo gia' un tornio, ma il mio problema e' la qualita' della tornitura,
> sempre scadente sui metalli , discreta sulle materie plastiche.
Che tornio hai ?
Che utensili usi ?
Che metalli tornisci ?
> C'è un motvo particolare per cui queste chiocciole sono di bronzo ? Voglio
> dire, non sarebbe meglio di acciaio, magari rapido ?
Motivi di attrito e quindi di usura. Anche negli accoppiamenti
ruota dentata/vite senza fine la ruota è sempre in bronzo e la vite in
acciaio.
D' altra parte, il termine "bronzina", per indicare il supporto
di un accoppiamento strisciante, non ti dice nulla ?
Cordialità.
Paul
Lezione N° 2.
Proseguiamo nella descrizione delle parti costituenti un tornio parallelo,
già iniziata nel messaggio precedente.
Quando avremo così imparato la nomenclatura dei varii componenti,
ci sarà più facile, e con maggiore cognizione, discutere delle
lavorazioni propriamente dette.
Avevamo visto il bancale, la testa, la scatola degli avanzamenti,
i carrelli, la torretta portautensili.
Parliamo ora della "controtesta", delle "lunette", degli "organi di presa"
dei pezzi in lavoro, e dell' "impianto refrigerante".
La controtesta è il supporto mobile posizionato a destra della macchina,
scorrente manualmente sulle guide del bancale, che fà da sostegno
alla "contropunta". Quest' ultima è contenuta in una sede conica di
una bussola la quale è impegnata con una vite che può venir manovrata
con un volantino. La contropunta ha la caratteristica di essere alla
stessa altezza dell' asse del mandrino, e quindi di poter servire a
sostenere l' estermità destra del pezzo in lavoro (se lungo), mentre
l' estremità sinistra del pezzo è sostenuta dal lato del mandrino.
In tal modo il pezzo potrà ruotare con l' asse perfettamente orizzontale.
Per altre lavorazioni (ne parleremo più avanti), la contopunta può
essere sostituita nella controtesta da un codolo portante un mandrino
a cremagliera da trapano, attrezzabile con le usuali punte elicoidali
oppure con speciali "punte da centro". Girando il volantino della
controtesta si fà avanzare la punta che forerà centralmente il pezzo
che ruota trascinato dal mandrino.
La controtesta, che come già detto porta la contropunta perfettamente
allineata in altezza con l' asse della macchina, può in certi casi essere
spostata con una chiave di manovra di una piccola entità in direzione
trasversale alle guide del bancale. In tal modo l'asse di rotazione
del pezzo non sarà più parallelo alle guide del bancale, e così si
potranno realizzare torniture di debole conicità.
Vi risparmio la formula matematica che sapendo la lunghezza e
il diametro maggiore e quello minore del pezzo da tornire conico,
consente di conoscere l' esatto valore dello spostamento che si deve
dare alla controtesta.
Per torniture coniche con angolazioni molto forti, invece, si adotta
un metodo differente, del quale parleremo in seguito.
Se il pezzo in lavorazione è di diametro ridotto e molto lungo,
non è sufficiente sostenerlo alle sue due estremità, perchè sotto la
pressione dell' utensile di taglio fletterebbe, e la tornitura darebbe
luogo ad incostanza di diametro finito, oppure il pezzo stesso
scavalcherebbe la punta dell' utensile. E' perciò necessario
sostenerlo anche nei pressi dove si esercita la pressione di lavoro.
Questo compito è assicurato dalle "lunette" , che sono costituite
da una base fissabile alle guide del bancale (lunetta fissa), oppure
fissabile al carrello (lunetta mobile), e da un cappello apribile a
cerniera. Aprendo il cappello si inserisce dentro la lunetta il pezzo
da lavorare, che sarà sostenuto da tre blocchetti in acciaio
con superfici di appoggio rettificate e regolabili radialmente a mezzo
di viti.
Un' altra possibile applicazione della lunetta fissa è quando un pezzo
cilindrico e lungo, (che quindi per il piazzamento in macchina deve
essere sostenuto a destra dalla contropunta), non ha la possibilità
di essere forato in centro per l' alloggiamento della punta stessa.
In tal caso, la parte destra del pezzo si alloggia nella lunetta fissa,
posizionata in luogo della controtesta. Naturalmente in questo caso
il centraggio del pezzo deve essere fatto a mano, preferibilmente
con un comparatore.
Se non avete capito come funzionano le lunette, consolatevi sapendo
che il loro uso è molto sporadico e quindi raramente le usereste !
Parliamo ora degli organi di presa del pezzo, cioè di quei dispositivi
che servono a bloccare il pezzo in lavoro e contemporaneamente
a trasmettere allo stesso il moto di rotazione.
Possono essere :
- piattaforma autocentrante (per montaggio a sbalzo)
- piattaforma a morsetti liberi ( " " " " )
- spina di trascinamento (per montaggio tra le punte od a sbalzo)
- disco menabrida (per montaggio tra le punte)
- pinza concentrica ( " " a sbalzo)
- plateau (per montaggio a sbalzo)
La piattaforma autocentrante, (o semplicemente "autocentrante")
chiamata impropriamente anche "mandrino", è il dispositivo di presa
che è maggiormante usato. Funziona come un mandrino da trapano,
nel senso che è formata da un corpo cilindrico portante 3 o 4 griffe
a gradini (chiamate anche "cani" o "morsetti"), che possono
simultaneamente convergere od allontanarsi radialmente dal centro
della piattaforma, manovrati da una apposita chiave.
Ruotando la chiave, i morsetti stingeranno fortemente il pezzo
e lo porranno in rotazione all' avviamento della macchina.
Per aumentare la possibilità di presa, le griffe sono di 2 tipi : per
serraggi interni e per esterni. Il tipo di griffe quindi si sceglie in base
al diametro del pezzo da fissare, ed alla possibilità di presa sul pezzo.
Quando si sostituisce un tipo di griffe con l' altro, svincolandole
dalle loro guide, ricordarsi che ciascuna griffa è numerata, e perciò
deve essere accoppiata solo con la guida corrispondente.
L' autocentrante è un organo costruito con grande precisione,
con tolleranze centesimali, e dalla sua bontà deriva buona parte
dell' accuratezza di lavoro.
Quindi và trattato con riguardo, soprattutto se e quando deve essere
smontato e rimontato dall' asse del mandrino.
Niente martellate, perciò.
La piattaforma a morsetti liberi è simile all' autocentrante, ma
le singole griffe devono essere manovrate indipendentemente
l' una dall' altra. Serve perciò per fissare pezzi a sezione differente
da quella circolare o addirittura non simmetrici. E' molto utile se per
caso devono esse fatte delle torniture eccentriche, sebbene queste
possono essere fatte anche sull' autocentrante, interponendo un adeguato
spessore tra una sola griffa ed il pezzo.
Se si deve tornire dei pezzi simili a dischi forati, che non possono essere
trattenuti sulle piattaforme a causa del ridotto spessore, si fà ricorso
alle spine di montaggio. Queste sono degli alberi di adeguato diametro,
a volte conici, altre volte muniti di convenienti battute per l' appoggio
dei pezzi, che vengono costruiti sullo stesso tornio e/o adattati di volta
in volta secondo necessità. Le spine, dopo che su di esse è stato
provveduto il montaggio del pezzo, a loro volta sono fissate in macchina.
Un tipo semplicissimo di spina già pronta, adatta al montaggio a sbalzo,
è una vite di conveniente diametro sulla quale il pezzo viene fissato
stringendolo con due dadi.
Il disco menabrida è un sistema ormai che non si usa più, salvo casi
speciali come la tornitura a debole conicità di pezzi lunghi montati tra
le punte. Si tratta di un disco montato sull' albero del mandrino, che
porta un perno sporgente. Sul pezzo da lavorare viene fissata la "brida",
che è una specie di anello con un codolo. Quando si pone in rotazione
il disco menabrida, il perno fissato allo stesso impegna il codolo della
brida ponendo in rotazione il pezzo sul quale la stessa è fissata.
Piccoli torni, come quelli di precisione per minuterie, o per orologiai,
hanno come organo di presa del pezzo (che in questi casi è sempre a
sezione tonda), una pinza concentrica di adeguata misura, che assicura
maggior precisione di centraggio e rapidità di serraggio. Ma sono da
considerare già fuori dall' interesse del bricoleur, e li nomino solo per
completezza d' informazione.
Come ultimo sistema di fissaggio ricordo il "plateau", che altro non è
che una piattaforma a disco sulla faccia piana della quale sono ricavate
per fresatura delle cave che accolgono le teste delle viti stringenti dei
morsetti a forma libera che bloccano il pezzo in lavoro.
Qualche volta le funzioni di piattaforma a morsetti liberi e di plateau
sono integrate in un unico articolo.
Il plateau si usa quasi sempre per operazioni di sfacciatura di pezzi
con forma articolata, ed in tal caso il tornio diventa in pratica una
fresatrice in piano, dove il lavoro della fresa a spianare è sostituito
dall' azione dell' utensile del tornio.
Per quanto riguarda l' impianto refrigerante, cominciamo col dire che
nei piccoli torni hobbystici manca del tutto.
La necessità di usare gli appositi olii da taglio nella lavorazione,
infatti, è più sentita in ambito professionale, dove si lavora con
alte velocità di taglio e con forti passate di utensile, specie con metalli
ferrosi, e quindi si sviluppano per attrito temperature non indifferenti.
In tal caso un' elettropoma centrifuga che pesca in un serbatoio riempito
con una emulsione di acqua ed olio da taglio, invia ad un beccuccio
erogatore posto sopra l' utensile un getto che ha funzioni lubrificanti e
refrigeranti.
Il liquido si raccoglie poi nella vasca dei trucioli posta sotto le guide
del tornio, e per gravità torna nel serbatoio passando in un opportuno
condotto. Se nel vostro tornio non è previsto questo impianto,
per consolarvi vi dirò che, oltre che raccogliersi nella vasca, l' emulsione
oleosa schizza un po' anche sull' operatore e sul pavimento.
Oltre tutto, l' emulsione oleosa stazionante nel serbatoio si ossida con
il tempo e viene anche attaccata da batteri che la rendono di odore
sgradevole.
Forse vi ho già convinto a lavorare, se possibile, a secco !
Alla prossima i principali tipi di lavorazione eseguibili al tornio.
Cordialità.
Paul
Non e' farina del mio sacco ma....
Natale
Visto che qualcuno l'ha chiesto, eccovi come costruire un semplice
fornetto per fondere alluminio e altre leghe a bassa (si fa per dire!)
temperatura. Alla fine di questo lunghissimo post troverete un elenco
di siti e di libri interessanti. Anche se personalmente non l'ho mai
provato (ahime' per mancanza di tempo!), e' possibile anche creare parti
in pressofusione di plastica o addirittura per stampaggio sotto vuoto,
il tutto con macchinari (se cosi' li vogliamo chiamare) autocostruiti
con pochissima spesa. Quello che invece ho sperimentato personalmente
e' la fusione dell'alluminio, che vi potra' assicurare immense
soddisfazioni, specie se associato al modellismo, statico o dinamico
che sia.
Il forno piu' semplice in assoluto prevede l'utilizzo di normale
carbone per barbecue, mentre chi volesse spingersi oltre e fondere
altri metalli pu˜ utilizzare un bruciatore a gas. Siccome noi siamo
piccoli modellisti, probabilmente un fornetto a carbone sara' piu'
che sufficiente.
Materiale occorrente per il forno:
- un secchio metallico per vernici (di quelli da 20-30 Kg per pittura
muraria)
- cemento refrattario per caminetti
- sabbia
- acqua
- un tubo di PVC da scarico (circa 12-16 cm di diametro)
- un tubo di ferro da 3-5 cm di diametro
- scotch da pacchi
- pellicola trasparente per cibi
- uno o due mattoni refrattari
- un vecchio aspirapolvere (ottime le scope elettriche della Folletto
degli anni '70)
Materiale occorrente per le forme in terra:
- sabbia
- bentonite
- poca acqua
Come si puo' notare, e' tutto materiale che si puo' trovare con poche
lire in qualsiasi rivendita di materiale edile.
Costruzione del forno:
- Pulire il secchio da tracce di vernice o altre schifezze e fare un
buco in basso sul fianco (a circa 10 cm. dal fondo) in maniera tale
da poterci inserire il tubo di ferro
- Impastare il cemento refrattario e la sabbia con acqua. Attenzione a
che la miscela non sia troppo umida, senno' vi ci vuole almeno una
settimana prima che asciughi dentro il secchio! (E' stato il mio primo
grossolano errore, quindi se posso evitarvelo...) Nel caso, aggiungete
un po' di sabbia, ma senza esagerare.
- Mettete uno strato d'impasto sul fondo del secchio per circa 5 cm
(tutte le misure che sto dando si possono fare a occhio, la precisione
non e' essenziale)
- Avvolgete il tubo di PVC con la pellicola trasparente
- Poggiate il tubo di PVC in maniera concentrica rispetto all'asse
del secchio (quindi le aperture del tubo in PVC devono essere rivolte
verso il basso e verso l'alto)
- Inserite il tubo metallico nel foro fatto in basso nel secchio a
qualche cm. dal fondo di refrattario; fate in modo che il tubo di ferro
sia orientato sulla tangente del tubo di PVC, quindi che non ci entri
direttamente al centro, ma poggiatelo verso la periferia.
- Unite i due tubi (PVC e ferro) con lo scotch da pacchi.
- A questo punto potete riempire completamente il secchio con l'impasto
fino al bordo.
- Aspettate qualche giorno che asciughi; se avete messo troppa acqua
andate in ferie e poi tornate dopo qualche mese! ;D
- Una volta asciugato, togliete il tubo di PVC (dovrebbe essere facile
se avete usato la pellicola come separatore) ed eliminate la pellicola
A questo punto il forno e' quasi pronto! Prima di usarlo con i metalli
occorre 'scottarlo'.Prendete dei rametti di legno e metteteli dentro
il buco lasciato dal tubo di PVC, aiutatevi con della carta e date
fuoco al tutto. Pian piano aggiungete altra legna, cercando di
mantenere un fuoco molto leggero e non troppo forte. Piu' tempo
riuscite a far scottare il forno a temperatura non troppo elevata
e meglio e'. Al termine della scottatura, si sara' formata qualche
crepa; riparatela con del cemento refrattario, fare asciugare e
riscottate di nuovo. Una volta che il forno e' scottato, la consistenza
sara' molto simile a quella di un mattone refrattario.
A questo punto procuratevi un crogiolo. Dove si compra? In una discarica
, che diamine! ;D Prendete un comune tubo di ferro/ghisa (non di quelli
zincati per l'acqua!) e saldateci sul fondo un disco di ferro a mo' di
tappo. Otterrete una sorta di bicchiere molto pesante. Il diametro
dovrete sceglierlo in base al diametro del vostro forno. Se avete p.es.
usato un tubo di PVC da 12 cm di diametro, un tubo da 4-5 cm di diametro
sara' perfetto come crogiolo. Pulitelo da ogni traccia di ruggine o
vernice. Inserite nel forno uno strato di carbone di alcuni cm,
poggiateci sopra il crogiolo al cui interno avrete inserito dei
pezzi di alluminio da fondere (ne parlero' meglio dopo). Continuate a
riempire di carbone fino a pochi cm dalla cima del crogiolo, che deve
comunque rimanere ad almeno 10 cm dal bordo superiore del secchio. Nel
tubo di ferro inserite l'estremita interna della scopa elettrica. In
pratica, abbiamo bisogno di qualcosa che soffi tanta aria dentro il
forno. Anche un asciugacapelli potente potrebbe andare bene, ma una
scopa elettrica della Folletto montata al contrario e' veramente
perfetta! Dovreste trovarne sicuramente qualcuna in qualche mercatino
dell'usato.
Ora siete pronti!
Accendete il carbone con un po' di carta, magari aiutatevi con un po'
(POCO!!!) di liquido per barbecue o con quei mattoncini per accendere
i fuochi in campeggio. Appena il carbone inizia ad essere caldo
(di solito scoppietta un po'), accendete l'aspirapolvere. Immediatamente
il carbone diventera' caldissimo per il maggiore apporto di ossigeno e
scaldera' in una maniera tremenda!! Mettete i due mattoni refrattari
sul tetto del forno per chiuderlo ma lasciate uno spiraglio di qualche
cm per i fumi di scarico che, essendo a parecchie centinaia di gradi ed
essendo pure veloci per via dell'aspirapolvere (che e' diventato uno
spingipolvere! ;D ), non vanno sottovalutati, quindi evitate di
metterci le mani sopra per vedere se sono caldi (vi posso assicurare
che lo sono) ed evitate di fare questo al chiuso!!!
Dopo alcuni minuti (dipende dal carbone e dall'aspirapolvere), il
vostro alluminio sara' fuso e di un bel colore giallastro. Togliete il
crogiolo dal forno e fate colare il metallo fuso nello stampo. Per
togliere il crogiolo ci si puo' ingegnare in vario modo: dalle
classiche pinze a pappagallo (quelle grandi con la vite sul manico),
a tondini di ferro opportunamente sagomati, etc. fate prima delle
prove a crogiolo e forno freddi ed usate sempre guanti pesanti da
saldatore, occhiali protettivi e indumenti pesanti: niente ciabatte,
niente magliette e niente parti del corpo scoperte! MAI E POI MAI
dovete mettervi su una superficie di cemento o di pietra. A contatto
col metallo fuso (dovesse magari sfuggirvi di mano il crogiolo), il
cemento esplode schizzando proiettili di cemento
misti a metallo fuso in tutte le direzioni; inutile dire che
l'avvenimento potrebbe non essere dei piu' felici. Non usate MAI stampi
di gesso, perche' il gesso contiene acqua e, anche se secco, ne assorbe
sempre e quindi tende anch'esso ad esplodere. Gli unici stampi da
usare sono quelli fatti in terra. Suggerimento: tutto attorno al forno
ed allo stampo fate un bel letto di parecchi cm di sabbia bene asciutta.
Preparazione dello stampo:
Fate una miscela con il 90% di sabbia (meglio se di cava granitica e
meglio se fine) e con il 10% di bentonite. Questo materiale e' simile
al cemento, ma ha la curiosa caratteristica di non indurirsi; in
pratica fa da collante con la sabbia non appena si aggiunge un po'
d'acqua. Anche qui, evitate di esagerare con l'acqua! L'importante e'
che la miscela tenga la forma, non ci dovete fare un vaso al tornio!
Preparate una o piu' cassette quadrate o rettangolari in legno e
riempitele di terra (cioe' del composto sabbia-bentonite); divertitevi
a fare i calchi di quello che vi pare, eventualmente in piu' pezzi.
I piu' bravi potranno divertirsi a fare delle anime con sabbia e olio
di lino cotte nel forno di cucina a 250 gradi (mogli e sorelle
permettendo!) Ci sono libri interi scritti sull'argomento stampi e
anime, quindi l'ideale e' leggere quello che trovate su internet o in
biblioteca. Sappiate almeno che la terra dev'essere premuta ma non
troppo, che con un filo di ferro e' il caso di fare dei fori di sfiato
sulla terra qua e la', che e' bene mettere qualche peso sopra la
terra, senno' il metallo fuso la sollevera' in malo modo.
Reperimento del metallo da fondere: La cosa migliore e' visitare un
ferrivecchi o qualche discarica e cercare pistoni o coperchi di
punterie. I pistoni di camion sono in assoluto fra le leghe di
alluminio migliori che si possano reperire. A seconda dell'onesta'
del ferrivecchi (e qui ti volevo!) potete riuscire a pagare il metallo
come rottame (a meno di mille lire al Kg.) oppure come preziosa lega
di alluminio (intorno alle 3mila lire al Kg.) a voi riuscire a fregare
il ferrivecchi facendo passare il pistone rotto come rottame piuttosto
che come alluminio. Non si possono usare i profilati di alluminio delle
finestre e nemmeno le lattine di coca-cola. Assicuratevi che il metallo
sia pulito da grasso, olio, unto e vernici.
Riducete il metallo in dadini di 2-3 cm di lato. Per evitare di uscirne
scemi, e' sufficiente mettere il pistone sul barbecue e soffiarci un po
con un mantice da caminetto. Appena il metallo e' caldo, basta un
martello per spaccarlo come se fosse un vaso. Quando invece e' freddo
e' praticamente impossibile da tagliare perche' riempie i denti dei
seghetti, oltre ad essere una faticaccia non indifferente!
A questo punto dovreste sapere gia' abbastanza per potervi cimentare
in qualche fusione; potete crearci dei supporti per i motori,
basta fare un modellino in legno o polistirolo e farci il calco con
la terra; potete farci un'elica marina; potete creare degli omini da
mettere in qualche plastico ferroviario; potete farci dei tondini da
lavorare al tornio per ottenere delle pulegge o delle ruote dentate,
o magari delle ogive per ammazzare qualcuno nel caso gli piombi il
modello in testa! Insomma, la fantasia e' il vostro unico limite! ;D
Dal mio punto di vista, l'hobby del modellismo, sia esso ferroviario,
navale, aereo o automobilistico, si sposa a meraviglia con l'arte
della fusione dei metalli, in quanto consente di progettare parti
resistentissime da utilizzare in qualsiasi progetto, per arrivare
alla costruzione vera e propria dei motori da montare sui modelli,
siano essi a vapore (navi e treni) o a combustione interna (diesel,
due o quattro tempi). Su questo argomento specifico, vedi link piu'
in basso. Per chi volesse cimentarsi (io devo ancora provare), dovrebbe
essere possibile effettuare delle fusioni con 'polistirolo a perdere';
in pratica voi fate il modello in polistirolo, lo coprite di terra,
pigiate bene e lasciate solamente la bocca d'immissione del metallo.
Fate la fusione, il polistirolo vaporizza et... voila', il pezzo di
polistirolo e' stato sostituito da una perfetta replica in alluminio.
In Italia la costruzione di modellini di motori non e' tanto diffusa,
ma in America ed Inghilterra lo e' parecchio.
Per chi volesse maggiori informazioni e vedere qualche foto, eccovi
dei link e alcuni libri:
http://archive.dstc.edu.au/BDU/staff/ron/mbi/ (ottimo sito di
aeromodellisti che autocostruiscono i motori per i loro aerei, con
molte foto sulle varie fasi di costruzione)
http://www.backyardmetalcasting.com/ (qui ci trovate anche un forno
scavato per terra come facevano all'eta' del ferro!)
http://incolor.inebraska.com/bill_r/fun_with_molten_metal.htm
http://dragonpitdesigns.com/minifoundry.html
http://www.frii.com/~katana/castindex.html
Una ricerca su Google vi aprira' un nuovo mondo!
Alcuni interessantissimi libri a prezzo popolarissimo si trovano su:
http://www.lindsaybks.com/prod/index.html
casa editrice (si fa per dire, secondo me hanno una tipografia
in cantina!) specializzata in ristampe di libri di fine '800 e primi
del '900 di vario genere, fra cui la lavorazione dei metalli. Io ne
ho comprati diversi e ne sono estremamente soddisfatto. Fateveli
spedire come air printed matter (cioe' stampe per via aerea), perche'
costa poco e arriva in pochi giorni. Quelli piu' interessanti sono
quelli di David J. Gingery che mostrano come costruire il forno e come,
partendo da questo, si possa costruire un tornio vero e proprio in
grado di costruire le ruote dentate per se stesso! Non vi nascondo
che sia una faticaccia, ma su Internet parecchi l'hanno costruito
con estrema soddisfazione ed ottengono buone precisioni (non ci
fanno orologi, ovviamente!). Fra gli altri di questa serie c'e'
anche un libro per fare un semplice strumento per fondere la plastica
e fare dei pezzi a pressofusione ed un altro per fare lo stampaggio
plastico sotto vuoto! Anche qui, inutile dire che le applicazioni
modellistiche sono infinite, dalle ruote dei carrelli alle squadrette
di rinvio, alle figure umane, alle carrozzerie, alle capottine, etc.
Un ottimo libro che vi dice proprio tutto sulle fusioni e': The
Complete Handbook of Sand Casting di C.W.Ammen edito da
McGraw-Hill: ISBN 0-8306-1043-X
Giusto l'altro giorno stavo guardando un dei siti che di cui hai postato il
link.
E' veramente affascinante questa cosa della fusione dell'alluminio; non ti
nascondo che, mentre leggevo le gesta del tizio che s'è fatto il tornio di
Gingery, mi è venuta una mezza idea di provare a costruirmi la fornace. Una
domanda mi nasce spontanea: a che temperatura fonde sto benedetto alluminio
?? Mi pareva di ricordare intorno ai 900°C, giusto ?
Io ho in box una fecchia fucina autocostruita da mio nonno, con un motorino
asincrono da 200W ed un ventolone......magari se mi viene l'ispirazione una
sera scendo e la faccio resuscitare.
> Uso uno Shaublin 70, utensili fai date ricavati da barrette in acciaio
> (rapido) vendute apposta per questo uso, tornisco in prevalenza ottone e
> saltuariamente acciaio, quest'ultimo rinvenuto prima della tornitura.
http://www.geocities.com/CapeCanaveral/Hall/3551/torni.htm
Ho trovato il tuo tornio....
Probabilmente o e' un pb di utensile o e' un pb di velocita' del tornio
Aspetto il parere di Paulhass
Ho avuto problemi al computer e sono arrivato tardi a leggere le tue lezioni
sul tornio ma devo ancora una volta complimentarmi per le tue esposizioni
chiare e ricche e che ritengo molto utili anche se uso il tornio (per
hobby) da circa 25 anni.
Grazie e cordialità
Franz.
"Natale Novello" <nnov...@wanadoo.fr> ha scritto nel messaggio
news:64177b3355319b6fad...@mygate.mailgate.org...
> Il problema principale e' che non lo so usare a dovere, per questo sono
> interessato alle lezioni di Paul. Velocita', angolo di taglio, tipo di
> utensile, cose imparate solo con la mia misera esperienza
> Il mio e' lòeggermente diverso da quello della foto, e' piu' vecchio ed ha
> le cinghie esterne.
Ieri ho comprato una guida pratica sul tornio e....ho scoperto
molte cose tra cui che l'angolo e l'affilatura dell'utensile sono
basilari ! Inoltre l'utensile spesso ha le spalle + strette del punto
di taglio in quanto il truciolo deve uscire senza toccare la parte
tornita inoltre la velocita' di spostamento dell'utensile
e' circa 2/3 o 1/3 della velocità di rotazione.....
A parte cio' ieri sera mia moglie mi ha detto " se vuoi il tornio
pensaci
bene e fai un po di posto nel tuo casino di garage !!!!" secondo voi
queste parole che suonano musica per le mie orecchie vuol dire che
mi permette di acquistarlo ?
Lezione N° 3.
Ora che sappiamo come si chiamano le varie parti del tornio,
ed a cosa servono, parliamo delle possibili lavorazioni che
su questa macchina utensile sono possibili.
Provo a farne un elenco :
- tornitura cilindrica
- tornitura in piano (spianatura o sfacciatura)
- tornitura conica
- foratura
- alesatura (tornitura cilindrica interna)
- troncatura
- filettatura
- godronatura
- rettifica in tondo
- fresatura
- tornitura sferica
- lavorazioni a mano libera
Vediamole una ad una.
-- Tornitura cilindrica--
La tornitura cilindrica è quella maggiormente praticata, e consiste
semplicemente nella riduzione del diametro del pezzo alla misura
desiderata eseguendo le necessarie "passate" di utensile manovrando
con il volantino del primo carrello.
Generalmente si inizia con le passate di sgrossatura eseguite a media
velocità, medi avanzamenti e forti penetrazioni con l' utensile sgrossatore,
che ha tagliente rettilineo e punta a spigolo.
Ci si avvicina al diametro finito maggiorato di alcuni decimi di millimetro,
e poi si ultima con una o più passate di finitura con velocità maggiore
ed avanzamento inferiore che nella sgrossatura, utilizzando un utensile
finitore con la punta avente un piccolo raggio di curvatura.
In questa operazione è molto utile azzerare il tamburo graduato
del volantino del secondo carrello per apprezzare la misura del diametro
raggiunto, senza stare a controllare frequentemente con il calibro a
corsoio.
Punta e contropunta, naturalmente, devono essere perfettamente allineate,
pena una conicità non voluta !
--Sfacciatura--
La tornitura in piano, o sfacciatura, si fà con un apposito utensile a
coltello, manovrando il volantino del carrello trasversale e bloccando
invece il primo carrello. L' utensile deve essere regolato necessariamente
alla stessa altezza delle punte, perchè in caso contrario non si riuscirà
a completare al centro la sfacciatura e rimarrà un "codolino" sporgente
al centro del pezzo. L' avanzamento si fà in automatico od a mano.
Dal momento che la velocità di taglio diminuisce dall' esterno verso
il centro a causa del diminuire del raggio sino ad annullarsi al centro,
sarebbe bene diminuire man mano proporzionalmente anche l' entità
del valore dell' avanzamento, soprattutto se si vuole il miglior grado
di finitura superficiale possibile
.--Tornitura conica--
Per la tornitura conica bisogna distinguere due casi :
- torniture di debole conicità, che vanno eseguite montando il pezzo
tra punta e contropunta, spostando però trasversalmente quest' ultima
di una certa entità necessaria a rendere parallela alle guide una
generatrice del cono che si vuole creare.
Il lavoro poi prosegue come nel caso della tornitura cilindrica.
- torniture a forte conicità, nelle quali non è possibile utilizzare il
metodo di cui sopra. Si deve perciò necessariamente utilizzare il
movimento del terzo carrello (o slitta portautensili, se vi fà piacere
chiamarla così), procedendo a mano dopo averlo sboccato e ruotato
angolarmente di un valore pari alla metà della conicità indicata
sul disegno del pezzo.
Si utilizza a questo scopo la scala graduata in gradi posta alla base
del terzo carrello, che normalmente si tiene fissata sullo zero.
Se sul disegno non è riportato l' angolo di conicità, ma invece
sono indicati i diametri maggiore e minore assieme all' altezza
del cono, si deve utilizzare una formula trigonometrica per ricavare
l' angolo di conicità.
Se qualcuno pensa possa esserle utile, la posterò.
--Foratura--
La foratura si fà con il pezzo montato a sbalzo sull' autocentrante,
sostituendo sulla controtesta un mandrino da trapano alla contropunta.
La controtesta và bloccata alle guide con l' apposita leva, e
l' avanzamento di lavoro si fà girando a mano il volantino che muove
il cannotto che porta il mandrino.
Il primo foro deve essere eseguito necessariamente con una specifica
punta da centro per fare l' invito conico, e non con una normale
punta elicoidale.
Creato un foro iniziale, però, si può proseguire con quest' ultime per
allargare il diametro di foratura e/o per renderla più profonda.
Un sistema più sofisticato per eseguire forature al tornio, non praticato
nei torni hobbystici, è quello di montare le punte elicoidali non sul
mandrino alloggiato sulla controtesta, ma su un apposito portautensili
con alloggiamento conico montato sulla torretta della slitta.
La punta và regolata esattamente in asse con il centro di rotazione del
pezzo, e successivamente si procede alla foratura, con il vantaggio che
l' avanzamento della punta è fatto inserendo il movimento automatico
del primo carrello. E' molto utile quindi quando si devono eseguire
molte forature in successione, senza dover girare a mano il volantino
della controtesta.
--Alesatura--
Dopo aver fatto un foro nel pezzo, a volte è necessario procedere
all' allargatura del foro, magari con un alto grado di finitura.
Si utilizzano a questo scopo appositi utensili alesatori, che, introdotti
nel foro e spostati trasversalmente verso l' esterno passata dopo
passata, producono il foro della misura desiderata.
Bisogna procedere con molta cautela (per non rompere l' utensile),
soprattutto se il foro è cieco. Se il foro è profondo, il gambo dell'
utensile necessariamente sarà lungo, e quindi avrà una certa elasticità.
Controllare molto bene quindi i diametri ottenuti, e lavorare con
piccoli valori di passata.
Fare anche attenzione, nel caso di fori passanti, che quando la punta
dell' utensile uscirà dal foro a passata completata, non si verifichi
la collisione della punta con l' autocentrante.
--Troncatura--
Per la troncatura, cioè per tagliare in due parti il pezzo in lavoro, si
devono usare appositi utensili troncatori aventi la lama di taglio
molto stretta, lavorando con piccoli avanzamenti e con molta cautela.
Questa lavorazione, che sembrerebbe una delle più facili, in effetti
non lo è, e spesso si verifica la rottura dell' utensile.
Se proprio non ce la fate, praticate un' incisione di una certa entità,
e poi completate a mano il taglio con un seghetto. (Speriamo che
i tornitori di professione non inorridiscano a sentire ciò).
--Filettatura--
E siamo arrivati alla filettatura, gioia e dolori dei tornitori per hobby.
Dò per scontato ovviamente che chi si accinge a tornire una filettatura
sappia i dati geometrici di quella che si accinge a tagliare :
diametro, passo ed angolo al vertice del filetto.
Se i valori devono essere rilevati da una vite esistente, è molto utile
dotarsi di un contafiletti (poche lire nelle utensilerie), che consiste
in una serie di sagomine campione riportanti i profili delle più
comuni filettature, sia metriche che Withworth.
La prima cosa da fare è predisporre la macchina per un avanzamento
del carrello pari al passo di filettatura.
Ciò si ottiene montando sulla scatola degli avanzamenti gli opportuni
ingranaggi, seguendo le indicazioni della tabella di macchina per il
numero di denti e la posizione degli stessi.
Gli ingranaggi non vanno montati troppo stretti, nè con eccessivo
gioco tra i denti. Un piccolo trucco è quello di interporre tra le
dentature che ingranano una strisciolina di carta, che funzionerà
da giusto distanziale. Alla messa in moto la carta verrà espulsa
e l' ingranamento avrà un gioco corretto.
La velocità di rotazione del tornio è bene che sia la più bassa
possibile, almeno sino a quando non si è fatta un po' di pratica.
L' utensile và montato con l' asse del tagliente perfettamente a 90°
con l' asse di rotazione della macchina, ben affilato e con il
corretto angolo di punta ( 60° per le filettature metriche ISO e le
americane Sellers NC e NF, 55° per le inglesi Withworth BSW
- BSF e le Gas BSP).
Sul pezzo da filettare, dove è previsto il termine della filettatura,
deve esserci una gola di scarico, di diametro pari a quello interno
della filettatura, cioè del nocciolo. Servirà, quando si ferma
la rotazione del pezzo al termine di ciasuna passata, a non far
ingranare la punta dell' utensile dentro il pezzo in lavoro.
Successivamente si può impegnare il carrello con la vite madre,
chiudendo le semichiocciole sulla vite.
Da questo momento, e sino al termine della filettatura, le
semichiocciole non devono più essere disimpegnate dalla vite madre,
in quanto si perderebbe la corrispondenza tra la punta dell' utensile
e la gola del filetto.
Fanno eccezione alla regola di cui sopra i casi nei quali il passo della
vite che si vuole tagliare sia un sottomultiplo intero del passo della
madre vite.
Per maggiore chiarezza riporto un esempio :
se il passo della vite madre è di 3 mm, ed il passo della filettatura che
si vuol fare è 3 mm, oppure 1,5 - 0,6 - 0,5 - 0,3 - 0,2 mm (che sono
tutti valori sottomultipli di 3), è possibile aprire le semichiocciole al
termine di ciascuna passata per riportare indietro il carrello a mano,
e quindi più velocemente che con il movimento automatico.
In tutti gli altri casi (cioè quando il passo della vite madre non è
divisibile per quello della filettatura che si vuol fare), le semichiocciole
devono rimanere chiuse.
Predisposta in tal modo la macchina, è bene provare il giusto passo,
accostando l' utensile in maniera che la punta incida appena appena
il metallo, graffiandolo leggermente. Le mani devono essere pronte
sui comandi, e cioè la destra sulla leva di comando della rotazione
della vite madre, e la sinistra sull' interruttore del motore.
Posto in rotazione il motore, si avvia la rotazione della vite madre.
La punta dell' utensile disegnerà una traccia elicoidale sul pezzo, e
quando l' utensile raggiungerà la gola di scarico, si fermerà la
rotazione della vite madre. Per fare ciò, bisogna distinguere se sul
tornio, e precisamente sul grembiale, esiste la leva di innesto e di
inversione di moto della vite madre (come nei buoni torni) oppure
se per fermare la vite madre si deve fermare il motore, come in
alcuni torni hobbystici. In questo ultimo caso, per riportare indietro
il carrello all' inizio di un' altra passata, si deve far girare il mandrino
all' indietro, a mezzo dell' invertitore elettrico che comanda il motore.
Controllato se il passo è corretto, si possono fare le ulteriori passate
per approfondire il solco, avanzando di alcuni decimi ogni volta il
carrello trasversale. Quando si raggiunge circa la metà della profondità
voluta, è bene dare un piccolissimo accostamento con il terzo carrello,
in maniera che il ferro da taglio operi solamente su un fianco del
filetto. Fatta l' ultima passata di taglio, si eseguono altre due passate di
finitura per lisciare i fianchi del filetto (quindi senza ulteriore
penetrazione), si aprono le semichiocciole, si aumenta la velocità
di rotazione e si dà una passatina alla cresta dei filetti con
un pò di tela smeriglio.
Se si deve tagliare insieme una vite e la madrevite corrispondente, è
bene lavorare sempre per prima la vite, che potrà diventare così un
opportuno calibro di controllo quando si eseguirà la madrevite.
--Godronatura--
La godronatura è la lavorazione con la quale non si asporta metallo,
ma si incidono sulla periferia del pezzo delle sottili linee per renderla
ruvida ed atta ad una buona presa manuale. Si usa per pomelli,
impugnature, volantini di manovra ecc.
Il lavoro si fà montando un apposito utensile godronatore sulla
torretta portautensili, il quale porta una o due rotelle con dei rilievi
periferici. Premendo le ruote sul pezzo a mezzo del volantino del
carrello trasversale, queste incideranno la superfice che si vuol
lavorare, lasciando il disegno in rilievo.
--Rettifica in tondo--
Con il tornio si possono eseguire anche delle rettifiche di pezzi
a sezione circolare, sia esterne che interne.
Sulla slitta portautensili si monta una "testa a rettificare", che
altro non è che un motore elettrico ad alta velocità portante
sul suo asse una pinza sulla quale si possono montare
delle piccole mole da rettifica.
Il pezzo, durante l' azione di rettifica, deve girare a bassa velocità.
Sui piccoli torni hobbystici non si possono montare le ingombranti
e costose teste a rettificare in commercio, però con un pò di
inventiva si può adattare un minitrapano tipo Dremel (per mole a
gambo diametro 3 mm), oppure una ancor meno costosa moletta
azionata ad aria compressa ( per mole a gambo diametro 6 mm).
--Fresatura--
Alcuni produttori di torni hobbystici offrono come accessorio un
dispositivo costituito da una morsa parallela montata su una slitta
regolabile, da fissare al posto della torretta portautensili.
Serrando sul mandrino una fresa a gambo, e regolando
opportunamente in altezza la slitta che porta il pezzo da fresare
(stretto in morsa), si possono fare piccole cave di fresature manovrando
a mano i carrelli del tornio. Per fresature in piano, invece, vale
quanto ho detto per la sfacciatura.
--Tornitura sferica--
La tornitura sferica è eseguibile con un opportuno attrezzo che si
monta al posto della torretta standard. E' costituito da una base
nella quale può ruotare una ruota dentata comandata a mano da
una vite senza fine. Sulla ruota si monta l' utensile da taglio,
con la punta dello stesso distante dal centro di rotazione della
ruota dentata pari al raggio della sfera che si vuole realizzare.
L' altezza della punta da taglio deve essere regolata esattamente
sull' asse delle punte del tornio, così come il centro di rotazione
della ruota portante l' utensile deve cadere sulla mezzeria del pezzo.
Ruotando lentamente la vite senza fine che fà girare la ruota,
la punta dell' utensile descriverà una circonferenza, tagliando il
metallo a forma di sfera.
Senza arrivare a tanto, una sfera si può anche tagliare
approssimativamente a mano, manovrando opportunamente
i carrelli. E' un sistema che può essere usato anche per verificare
la padronanza dell' operatore nell' uso del tornio.
Provateci !
Piccoli raccordi circolari, concavi o convessi che siano, invece,
possono essere fatti dando la forma corrispondente alla punta
di una barretta in acciaio superrapido per utensili ed usandola
convenientemente.
--Lavorazioni a mano libera--
Come ultime lavorazioni possibili al tornio, ricordo quelle
eseguibili a mano libera, come le lisciature con l' uso di lime
apposite o carta abrasiva, e lucidature con tamponi.
Al tornio si può anche imbutire su sagoma una lastra di
metallo, cioè deformarla plasticamente per farle assumere
forme di rivoluzione, come ogive o più prosaicamente
contenitori circolari (padelle o pentole).
Non credo sia di interesse generale, e la spiegazione di come
si procede è complicata come peraltro la sua esecuzione.
Se si lavora con le mani e le braccia vicino al mandrino,
comunque, fare molta attenzione, anche per gli indumenti
che si indossano.
Una manica che che si aggancia ad un morsetto sporgente
dalla piattaforma può avere conseguenze anche gravi per
l' incolumità dell' operatore distratto.
Alla prossima (e ultima), parleremo delle velocità di lavoro
in funzione dei materiali, del diagramma a ventaglio
e degli angoli caratteristici degli utensili da taglio.
Cordialità.
Paul
>
> Torni per metalli & Co. Corso breve per vili genti meccaniche,
> bricoleurs e simpatizzanti.
>
> Lezione N° 3.
[CUT]
Grazie Paul e a che ci sei parlaci delle formule magiche per fare i coni
Vista la grande calura che investe l'Italia tutti penserete GELATO !!
Eh no ! Io parlo dei coni fatti al tornio !
mmmm....secondo me vuol semplicemente dire che devi mettere in ordine il
garage.....però magari mi sbaglio.
Tempo fa mi capitò di leggere una massima che diceva:
" la logica comincia dove finiscono le donne ".
Da allora, quando mia moglie mi dice qualcosa, prima di "interpretarla"
ripeto mentalmente la frase di cui sopra e poi applico......difficilmente mi
sbaglio !!! ;-)))
p.s. meno male che mia moglie non legge questo NG !
aaaaaa, ma allora sei un romanticone !!
"cara, questo WE ti porto in villeggiatura "
" WOW, che bello !! Dove mi porti: al mare, in montagna, al lago ? "
"NO. Ti porto a fare un bel giro di 800Km per comprarmi il tornio" !!!
Mia moglie sarebbe capace di "montarmi" tra le punte e di "mettermi in
rotazione" infilandomi la brida in bocca........e sorvoliamo pure
sull'alloggiamento della contropunta o dell'eventuale spina conica !!
;-)))))
>kaputt anni fa ma mia moglie e' abituata a bazzicare la meccanica e
>in piu' viene sempre con me al campo di aeromodelli.....
>Diciamo che ho un vantaggio ;-)
diciamo che hai una moglie temprata
ciao
pao