Il 05/09/2016 20.39, Giovanni ha scritto:
> Soviet_Mario <Sovie...@CCCP.MIR> ha scritto:
>> Il 05/09/2016 09.32, noquarter ha scritto:
>>> Il giorno venerdì 2 settembre 2016 16:39:49 UTC+2, carletto ha scritto:
>>>
>>>> Ovvero conta la dose, il tempo di esposizione.
>>>
>>> assolutamente no.
>>> una fibra o un kg nei polmoni ti da lo stesso rischio di contrarre un mesotelioma
>>
>> non è così.
>> Il fatto che non esista una soglia minima, non significa
>> affatto che non ci sia correlazione dose/frequenza.
>
> Cut
>
> Quello che dici è convivisibile.
> Il punto direi che è questo, è possibile fare delle statistiche
> per quello che è successo finora, è impossibile farne per il
> futuro. Ad esempio, sarà vero che ci sarà un picco nel 2020 o nel
> 2025 per poi andare a diminuire?
beh certamente più si allunga l'orizzonte temporale della
stima, più diventa aleatoria.
Quasi tutti gli usi attuali dell'amianto sono chiusi da tot
anni (non ricordo esattamente da quanto), e c'è più
controllo sulle merci importate.
Però il fatto che la malattia abbia un tempo di incubazione
estremamente lungo, mi pare in media attorno ai 30 anni di
latenza, crea uno spostamento temporale tra la curva di
esposizione e quella degli effetti.
Il fatto che si raggiunga un massimo sfasato è dovuto a
quella maledetta persistenza interna, che fa si che la bomba
a orologeria scoppi con gran ritardo.
Ora è vero che la stima del picco non è particolarmente
affidabile.
Ma la cosa si può guardare anche sotto altro punto di vista.
Ammettiamo di avere un soggetto che purtroppo è stato
esposto a dosi importanti, nell'anno X.
La probabilità che si ammali di tumore negli anni
successivi, anche avendo fermato l'esposizione, cresce col
tempo. Se uno (altre cause permettendo !) non muore prima,
diciamo che 40 anni dopo avrà quasi la certezza di
ammalarsi. E' questa la ratio che ha portato a modellizzare
i picchi desincronizzati
> Ho qualche dubbio, In passato si
> era detto anche per il 2010, poi per il 2015.
> Tutto quello che dici è vero, e per quanto riguarda le quantità e
> i tempi di esposizione, in particolare quando dici che contano le
> fibre complessive che sono assorbite, quindi fissate e non
> espulse.
e anche per quanto tempo restano in loco, perché è una
cancerogenesi indiretta, mediata dallo stato infiammatorio,
non "diretta"
> Il fatto è che proprio questo è determinante, si possono assorbire
> molte più fibre ad esempio in 5 anni in un impiego ad esempio di
> smaltimento di vecchie carrozze dei treni, che in 30 di un
> contatto più leggero.
si però l'effetto tempo di contatto è peggiore nel caso dei
30 anni.
> Un ex collega di mio padre aveva lavorato
> solo 10 anni in quel settore, dai 25 ai 35 anni, purtroppo non è
> arrivato a compiere i 50 anni.
30 anni è l'orizzonte medio della latenza, ma la variabilità
individuale, e dose-dipendente, è elevata. Una latenza di 20
anni non è affatto rara. Anche di 15. Per contro anche
assumendo dosi equine, praticamente nessuno si ammala in un
orizzonte di 5 anni.
> C'è un altro interrogativo, quelle fibre diffuse nell'aria che
> vengono dichiarate "ambientali" (che secondo me tanto ambientali
> poi non sono e che potrebbero essere posteriori ad un certo
> periodo storico) e che ogni giorno TUTTI respirano normalmente,
> visto i tempi di latenza di quella malattia (anche fino a 40
> anni) siamo proprio sicuri che in futuro si riveleranno davvero
> così innocue come sembra essere stato finora?
Un problema abbastanza generale della pericolosità delle
particelle solide è quello della "distribuzione
granulometrica". Per le particelle carboniose il problema è
stato più sentito perché i motori a combustione tendono a
emettere anche particolato finissimo e non trattenibile dai
normali filtri.
I silicati fibrosi in natura hanno fibre lunghe, centimetri
o più, senza nessuna penetrazione profonda. Quanto si
degradino a frammenti piccoli dipende dalle condizioni
ambientali. Una volta integrate nel suolo, se si sviluppa
manto erboso, poi rimangono stabilizzate lì e col passare
del tempo subiscono dilavamento irreversibile tipo la
caolinizzazione.
L'eternit (impasto di cemento e fibre) di per sé non usava
fibre eccessivamente corte, anche se un po' macinate.
L'usura successiva e l'azione della polvere portata dal
vento purtroppo tende a spellare la copertura poco a poco,
erodendo solo frammenti di fibre.
Pensa a chi col flessibile taglia una lastra ...
Ora non so come sia la distribuzione granulometrica di
queste 18000 fibre che dici. Presumo che non abbiano tutte
la stessa pericolosità e tutte ugualmente capaci di
penetrazione profonda.
L'albero bronchiale cmq è lungo, ramificato, tortuoso e
COLLOSO, ha una discreta protezione passiva e meccanismi di
pulitura automatici abbastanza efficaci.
Respirare polvere è un problema di qualsiasi animale,
respirare fumi di incendi pure. Non siamo proprio inermi
diciamo. Oserei pensare che siamo dimensionati in modo da
resistere decorosamente a contaminazioni paragonabili al
"fondo naturale" di esposizione.
Viviamo più a lungo del previsto dalla biologia, un po' è
inevitabile che si finisca per una causa o l'altra a fare
quella fine cmq.