On Thu, 02 Jan 2020 11:18:35 +0100, Franco Af wrote:
>> voi che fareste?
>
>
http://bit.ly/2MKQEXZ leggi :)
<
https://puntienergia.com/guida/domande-tecniche/meglio-contatore-trifase-
monofase#>
Ambiguo.
Ad esempio:
"Una differenza sostanziale tra i due sistemi è la tensione:"
induce l'idea che si debba cambiare tensione al monofase.
Non e' cosi'. Semplicemente, cio' che funziona in trifase
vede la presenza di tensioni maggiori, ma questo non incide
sugli apparecchi monofase.
Quindi: se il vostro contatore e' trifase, la tensione per
i vostri "monofase" non cambia.
Le ragioni sono facilmente dette: minori perdite, maggiore
potenza trasferita a pari sezione dei cavi, meno sbilanciamenti
sulla rete, cosa che diventa importante quando vi fanno pagare
l'energia reattiva (cosa che accade oltre certe potenze
contrattuali). Se volete vedere i vostri consumi di
energia reattiva, i misuratori elettronici che avete oggi
ve li mostrano, subito dopo la lettura dei tre valori
di energia reale. Per ora quei kVar*h reattivi non ve li
fanno pagare, ma oltre certe potenze entrano in bolletta.
Quindi meglio il trifase, che tagliate di brutto i consumi
reattivi (se ci sapete fare ...).
Tipicamente i motori funzionano molto meglio (con migliore
spunto e minore riscaldamento e quindi minore spreco di
energia) quando funzionano alimentate a trifase. A meno
che non sia un motore controllato da inverter (in quelcaso
l'inverter ci pensa lui a ottimizzare le fasi).
Quindi se avete un pompa di calore (che ha un motore),
ci farei un pensierino sul trifase.
Anche la lavatrice ha un motore, ma e' piu' piccolo di
quello di una pompa di calore e poi lavora per meno ore,
per cui il vantaggio e' minore (e poi dovreste prendere
una lavatrice apposta trifase, come le industriali).
Ma se avete una famiglia numerosa e fatte il bucato
tutti i giorni, anche la lavatrice entra nella equazione.
Non mi degnerei di guardare invece la lavastoviglie:
essa puo' anche funzionare con il trifase, ma la potenza
dei motori e' poca roba (il grosso sono le resistenze
termiche).
Non e' vero che il trifase sia difficile da abbinare
alle batterie. Basta un circuito corrispondente con
tre batterie. Come per le resistenze, si possono
agevolmente collegare al trifase, ma in tre sezioni
(cioe', una resistenza monofase, ad esempio, da
2000 watt, puo' essere fornita da tre resistenze
collegate a triangolo con il trifase per 666 watt
all'una). In Svizzera non hanno alcuna difficolta'
a produrre elettrodomestici trifase (direi che da
1000 watt conviene ragionarci sopra. Fabbricare,
ad esempio, un ferro da stiro trifase non richiede
particolare scienza, basta dividere la resistenza
monofase in tre sezioni. Ovviamente non potete
modificare una resistenza monofase (a meno che si possa
intercettare e tagliare i filamenti), quindi
l'elettrodomestico deve nascere trifase alla fabbrica
o essere modificato da un artigiano elettrotecnico
esperto.
Sono d'accordo invece che oltre i 6 kW vale la pena
di ragionare in trifase.
Ambigua anche la risposta sui costi. Cominciano bene
con:
"L'installazione di un contatore trifase e monofase
ha lo stesso costo."
E punto, dovevano finire cosi'. Invece il discorso
(ovvio, lo sanno tutti) sulla potenza pare quasi
fare intendere che c'entri con il trifase.
Invece i costi elencati sono tutti attinenti
all'aumento di potenza, non alla scelta del trifase!
Confusione aumentata dalla seguente frase:
"Diverso è il caso in cui sia già presente un contatore
e quindi si deve valutare bene l'opzione della sostituzione
del contatore, con l'aumento di potenza impegnata oppure
dell'installazione di un nuovo contatore."
Dove mettono l'aumento della potenza impegnata insieme
al trifase. Insomma, se uno ha 6 kW e vuole passare a
trifase non deve aumentare la potenza impegnata, ma il
distributore deve solo sostituire il misuratore.
Alcuni distributori, se uno vuole il trifase, non fanno
neanche pagare il cambio del misuratore (ricordo che il
misuratore elettronico lo pagate in bolletta nella
voce "trasporto", anno dopo anno). Se per esempio
pigliate al volo il momento del cambio contatore (per
molti e' gia' avvenuto, ma alcuni devono ancora vedere
il contatore 2.0), il distributore non vi puo' far
pagare nulla di piu'. C'e' da ricordare che il
contatore ritirato dal distributore non viene gettato
via, ma lo utilizzera' per un altro utente monofase.
Quindi l'unico costo e' quel dei 10 minuti del tecnico
(quindi rientrerebbe nei 27 euro di quota fissa).
Se vi fanno pagare i 70 euro citati dalla fonte sopra
(cioe' il costo del misuratore elettronico) come minimo
avreste il diritto di avere consegnato quello vecchio
(che avete gia' pagato voi).
Riguardo all'opzione di un secondo contatore da
mettere trifase, si finisce in tariffa BTA. Il che
significa una botta talmente punitiva in termini di
quote fisse che vi ripagate gratis in pochi anni
qualsiasi aumento di potenza del vostro contatore
domestico. Solo per darvi una idea: per un BTA
da 3 kW (cioe' da mettere in parallelo al vostro
3 kW domestico residente ...) vi beccate 192 euro
all'anno di quota fissa cliente, piu' 201 euro
all'anno di quota potenza per un totale di fissi
per 393 euro. Se invece vi limitate ad aggiungere
3 kW al vostro 3 kW vi costa ogni anno solo 69 euro
in piu'. Occorre essere scemi per scegliere l'opzione
del secondo contatore e pagare cosi' 324 euro all'anno
di fisso in piu' per tutta la vita ... E non
dimentichiamo che il secondo contatore in BTA paga
l'energia elettrica piu' cara di quella domestica
17,5 centesimi invece di 15,8 centesimi al kW*h.
Una ulteriore ambiguita' e' la seguente:
"Il contatore elettronico contabilizza l'energia reattiva
se la potenza è superiore a 16,5 kW."
SBAGLIATO! Il contatore elettronico contabilizza *SEMPRE*
l'energia reattiva. Anche se avete solo 1,5 kW.
E' il rivenditore che non vi "contabilizza" le misurazioni
fatte dal contatore elettronico dei consumi di energia
reattiva, se il vostro contratto e' minore di 16,5 kW.
Cosa ben diversa ...