un coniglio in pezzi
olive nere snocciolate
pinoli
una cipolla, preferibilmente bianca o dorata
un bicchiere di vino bianco
rosmarino, salvia
olio d'oliva
sale
Lavare i pezzi di coniglio nell'aceto e poi farli "sudare" in un tegame
(con i conigli del supermercato quest'ultima operazione č quasi
inutile).
Tritare la cipolla con la salvia e il rosmarino, farla soffriggere in un
tegame preferibilmente di coccio, aggiungere la carne, farla colorire,
salarla, versare il vino bianco, abbassare la fiamma, incoperchiare con
il coperchio a metą. Eventualmente aggiungere altro vino.
Verso la metą della cottura aggiungere le olive e i pinoli (va bene
anche solo olive o solo pinoli).
Ciao, do vstreci (per Loris),
Anna Maria
O=:-)
marco
Questa mi piacerebbe proprio provarla!
Potresti spiegarmi in cosa consiste il 'far sudare' il coniglio?
(zitti voi, spiritosoni!)
grazie e ciao
Rosebud
___________________________________________________
"Tienti i sogni: i saggi non ne hanno di cosě belli come i pazzi!"
C. Baudelaire
> <a.mor...@iol.it> wrote a recipe absolutely correct.
Thank you! Spasibo!
>
>
> Peccato che io di cucinare il coniglio me lo sogni, visto che
> l'ingegner
> consorte non ne vuol sapere. E cosi' pure e' per l'agnello, le
> quaglie, la
> lingua di vitello, la cervella e altro che vi risparmio.
> Ma mi dite voi come fate, o compagni di sventura con consorti e
> conviventi
> nemici di delizie che richiedono la preparazione per almeno due o tre
> persone?
> Io, tristemente, limito le occasioni di degustazione al solo
> ristorante:
> MA VORREI CUCINARE IL CONIIIIIIIIGLIOOOOO coi pinoli e le olive!
Caro Marco,
che dire, la vita con le persone care ci mettere l'amore nei loro
confronti al primo posto.
In questa casa non entra né sanguinaccio (mallegato per i toscani)
perché la sola idea ripugna al fisico consorte, né uccellini, perché
altrimenti sto male io (al che il marito ribatte: "Ma che male t'hanno
fatto i vitelli e le mucche?", ed io "Nulla, misteri dell'animo umano"
e la discussione finisce lì, con buona pace di tutti).
Inoltre, nota bene, pur abitando a La Spezia, noto centro di allevamento
delle cozze, non le cucino quasi mai, perché il signor consorte non le
gradisce (se vi piacciono mi faccio dire le ricette dalla suocera, che
le cucina in modo eccezionale).
Ricordate il film di Totò in cui elencava i "cibbi che non piacciono
allo sposo?" Ecco...
Anch'io non ho mangiato coniglio per molto tempo, ricordando come la
suddetta nonna lo prelevava dalla gabbia sotto i miei occhi e lo
macellava come se niente fosse sempre sotto ai miei occhi (io avevo 6 o
7 anni), e magari era proprio il coniglietto con cui amavo giocare...
Scusate la storia triste...
Ora ho capito che era la cultura contadina di una persona nata nel 1902,
per lei era normale così.
A prestissimo,
Anna Maria
> Questa mi piacerebbe proprio provarla!
> Potresti spiegarmi in cosa consiste il 'far sudare' il coniglio?
> (zitti voi, spiritosoni!)
>
Fargli emettere l'acqua che contiene.
> grazie e ciao
> Rosebud
E' un piacere,
Anna Maria
> Peccato che io di cucinare il coniglio me lo sogni, visto che l'ingegner
> consorte non ne vuol sapere. E cosi' pure e' per l'agnello, le quaglie, la
> lingua di vitello, la cervella e altro che vi risparmio.
> Ma mi dite voi come fate, o compagni di sventura con consorti e conviventi
> nemici di delizie che richiedono la preparazione per almeno due o tre
> persone?
Perche' non lo fai e lo congeli gia' in porzioni per te?
Oppure lo fai quando inviti qualcuno e alla consorte prepari un'altra cosa,
non dovete mica mangiare per forza la stessa roba, no?
Per me e' piu' facile: non mangio fegato e non lo cucino...e il consorte? Ogni
tanto lo nomina, gli ho detto che qualche volta glielo faccio fare da mia
mamma (non si amai che io tocchi quella roba molliccia e gelatinosa...)
Marco Gatti ha scritto
>Ma mi dite voi come fate, o compagni di sventura con consorti e conviventi
>nemici di delizie che richiedono la preparazione per almeno due o tre
>persone?
>Io, tristemente, limito le occasioni di degustazione al solo ristorante:
>MA VORREI CUCINARE IL CONIIIIIIIIGLIOOOOO coi pinoli e le olive!
Io faccio cosi': lo cucino, ne mangio una porzione, congelo il rimanente
...e ho pappa pronta per altrettante volte che ne ho voglia!!
Ma poi da' tempo al tempo.... puo' darsi che Luz, crescendo, apprezzi
piatti che per ora saresti solo a mangiare.... dopo sarete in due!!
(Nel frattempo puoi sempre rimediare qualche ospite..).
>O=:-)
>marco
matilde
Cara Anna Maria... perdonami... non so come dirlo...
io sono un'ignorantona e questa operazione a casa non l'ho mai vista
fare.
Quello che vorrei sapere e' proprio il 'come' fargli emettere l'acqua.
Cioe': lasciandolo in un tegame a riposare (perche' basta il lavaggio
in aceto a tirar fuori l'acqua), oppure dev'essere scaldato?
E poi, altra curiosita': questo a che serve? a togliere il gusto di
'selvatico'?
Abbi pazienza, ma la tua ricetta mi sembra ottima, cosě non demordero'
finche' non avro' capito!
grazie ancora & ciao
Figurati che in una del prime e-mail scambiate con l'ing. che oggi e' mia
sposa - e prima ancora di esserci mai visti di persona - avevamo avuto un
lungo dibattito sulla superiorita' morale delle lumachine di mare sulle
vongole. A lei dispiaceva per l'animo delicato delle lumachine e quindi
non ne mangiava. E le vongole? Ne era ghiottissima, perche' tanto i
bivalvi non hanno anima (chissa' che ne direbbe l'infido spacciatore di
trenne, secondo il quale le vongole hanno le orecchie...).
Morale, dopo pochi mesi (e molte e-mail) niente piu' lumachine di mare in
tavola. Vabbe', ti appiccico qui una mia vecchia ricetta per le lumachine,
a mo' di ringraziamento per il coniglio.
LUMACHINE DI MARE PICCANTI
*** E' un antipasto economicissimo e rapido, una merendona, un secondo; e'
quello che volete. In ogni caso e' un piatto che crea allegria nei
commensali, in quanto la difficolta' intrinseca di estrinsecare le
lumachine dal loro guscio costringe anche i piu' voraci a mangiare pian
pianino, a impiastricciarsi le dita e a tracannare ben piu' di un gotto di
buon vino bianco di medio corpo ben fresco.
INGREDIENTI
Un sacchetto di lumachine di mare (io d'estate vado a prendermele da me
negli anfratti scogliosi di mari puliti tipo il Giglio).
Un paio di spicchi d'aglio
Tre o quattro pomodorini da sugo
Un paio di peperoncini piccanti
Un ciuffo di prezzemolo
PREPARAZIONE
Mettere le lumachine in acqua fredda nel lavello, sfregandole ben bene tra
loro e cambiando l'acqua tre o quattro volte (alla fine deve restare
abbastanza trasparente).
Far soffriggere in olio, preferibilmente in una pentola di coccio, gli
spicchi d'aglio schiacciati col peperoncino a pezzetti.
Buttarci le lumachine lavate.
Aggiungere i pomodorini a pezzetti.
Girare, incoperchiare e lasciar andare per una ventina di minuti, girando
ogni tanto.
Spegnere e aggiungere il prezzemolo tritato.
In tavola il coccio, con spilli o stecchini a disposizione dei commensali.
N.B.: Dopo decine di volte, ho finalmente scoperto come si fa a estrarre
con rapidita' ed efficienza le lumachine dal guscio. Se si infila lo
spillo nella carne della lumachina e semplicemente si tira, spesso non si
cava la lumachina dal buco oppure la si rompe, perdendo irrimediabilmente
la morbidissima parte terminale. Bisogna invece infizare la lumachina e
con l'altra mano ruotare pian piano il guscio: si sfilano fino in fondo
che e' una bellezza! Gnam.
O=:-)
marco
Paolo
> Cara Anna Maria... perdonami... non so come dirlo...
> io sono un'ignorantona e questa operazione a casa non l'ho mai vista
> fare.
>
>
Cara Rosebud, evviva l'ignoranza (nel senso di
non sapere) se poi ci si conosce meglio.
Si fa così:
a) si lava il coniglio nell'aceto (dà un saporino particolare buono
buono).
b) lo si lascia sgocciolare nel colino o lo si asciuga con lo Scottex (è
lo stesso)
c) lo si mette in un tegame su fuoco basso basso in modo che emetta
l'acqua, fintanto che non vedi che il colore del "crudo" è passato al
colore dell'"appena cotto". Lo si asciuga di nuovo nel colino o nello
Scottex.
Mia madre sostiene che quest'operazione serve a facilitare la rosolatura
e la coloritura nella cottura vera e propria, altrimenti l'acqua che il
coniglio emette la ostacolerebbe.
Ripeto, questa è un'operazione che ha più senso con i conigli
"ruspanti", con quelli del supermercato basta lavarli nell'aceto,
asciugarli e cuocerli.
Ciao, fammi sapere com'è andata,
Anna Maria
> Si fa così:
>a) si lava il coniglio nell'aceto (dà un saporino particolare buono
>buono).
>b) lo si lascia sgocciolare nel colino o lo si asciuga con lo Scottex (è
>lo stesso)
ok
>c) lo si mette in un tegame su fuoco basso basso in modo che emetta
>l'acqua, fintanto che non vedi che il colore del "crudo" è passato al
>colore dell'"appena cotto". Lo si asciuga di nuovo nel colino o nello
>Scottex.
il coniglio, come maxime la lepre, l'oca, e ogni altra selvaggina di
buona taglia, va fatta sudare: gli si fa evaporare "la prima acqua"
per eliminarne l'eccesso di selvatico (in alternativa alla lunga
marinatura in vino e spezie).
A tale scopo, e' bene che:
- la carne sia perfettamente asciutta
- il tegame sia MOLTO caldo
- il fuoco sia vivace
A fuoco basso, "bollirebbe" la carne prematuramente.
Spero aiuti.
Ciao :-)
Antonio
*il di piu', viene dal maligno*
(Matteo 5, 37)
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'cause it's still under construction!
>Ma mi dite voi come fate, o compagni di sventura con consorti e conviventi
>nemici di delizie che richiedono la preparazione per almeno due o tre
>persone?
>Io, tristemente, limito le occasioni di degustazione al solo ristorante:
>MA VORREI CUCINARE IL CONIIIIIIIIGLIOOOOO coi pinoli e le olive!
Mi meraviglio di te, e della tua codardia!
Ma come *come si fa*? Si pone il partner dinanzi al fatto compiuto, al
piu' celando astutamente - e inizialmente - la verita'.
Come altrimenti avrei potuto convertire un'avida divoratrice di riso
bollito allo stracchino in sapiente delibatrice di lingue, coratelle
d'agnello, ragout di piccione, agnello financo... prossima missione:
la trippa. E vinceremo!
>suddetta nonna lo prelevava dalla gabbia sotto i miei occhi e lo
>macellava come se niente fosse sempre sotto ai miei occhi (io avevo 6 o
>7 anni), e magari era proprio il coniglietto con cui amavo giocare...
>Scusate la storia triste...
>Ora ho capito che era la cultura contadina di una persona nata nel 1902,
>per lei era normale cosě.
Fosse per me, lo sarebbe ancora.
>bivalvi non hanno anima (chissa' che ne direbbe l'infido spacciatore di
>trenne, secondo il quale le vongole hanno le orecchie...).
Questo e' troppo! Chiedo che si istituisca un apposito giuri' d'onore,
e che - in campo neutro - venga allestita una vasca d'acqua salata che
ospiti vongole vive dell'adriatico, e che Marco Gatti in persona, dopo
due ore di assoluto silenzio, provi a dire *ciao* alle vongole. Vedra'
esse rintanarsi in casa. E subira' la giusta punizione per il
reiterato e beffardo oltraggio [alle vongole, non meno che a me].
> il coniglio, come maxime la lepre, l'oca, e ogni altra selvaggina di
> buona taglia, va fatta sudare: gli si fa evaporare "la prima acqua"
> per eliminarne l'eccesso di selvatico (in alternativa alla lunga
> marinatura in vino e spezie).
>
> A tale scopo, e' bene che:
> - la carne sia perfettamente asciutta
> - il tegame sia MOLTO caldo
> - il fuoco sia vivace
>
> A fuoco basso, "bollirebbe" la carne prematuramente.
>
Ciao Antonio,
mi hai fatto venire in mente una cosa: forse mi
è stato insegnato così perché i fornelli di casa mia sono stati sempre
tenuti su temperature "infernali"? ;-)
Ciao e grazie,
Anna Maria
per fortuna non convivo...non ancora...gia' sudo cosi'...non gli
piaccono le verdure...le ingurgita e non sputa...ma.. neanche il
pesce...non posso mangiare amatriciana o fiorentina tutti i
giorni....spesso faccio un sigo...tipo speck o salsiccia a lui lo
lascio cosi'...o gli metto pure la panna..... to mo'.... che a lui
piace tanto.....e io le mie zucchine...asparagi...carciofi.....ma il
pesce....mi sa che anche io aspettero' gli amici...
lauracurti
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GUIDA AI LOCALI DI BOLOGNA
P.S. la "v" sulla mia tastiera...spesso non funziona !!!
>Peccato che io di cucinare il coniglio me lo sogni, visto che l'ingegner
>consorte non ne vuol sapere. E cosi' pure e' per l'agnello, le quaglie, la
>lingua di vitello, la cervella e altro che vi risparmio.
>Ma mi dite voi come fate, o compagni di sventura con consorti e conviventi
>nemici di delizie che richiedono la preparazione per almeno due o tre
>persone?
caro marco,
ad ognuno il suo.
io non cucino piu' peperoni e piselli, perche' al consorte non
piacciono.
e' la vita.
pero' in fondo ci danno altro cose, no?
>Marco Gatti ha scritto
>Io faccio cosi': lo cucino, ne mangio una porzione, congelo
il rimanente
>...e ho pappa pronta per altrettante volte che ne ho
voglia!!
oppure si puo' invitare qualcuno a cui piace il
coniglio...... :-)))
--
Ciao da L.Motta
icq 13556170
Ciao Rose.... ;-())))
--
RoDante da Fano
" da quando ti partorisce a quando ti piange al tuo funerale,
lungo tutte le età della vita,
troverai sempre una donna che si prodiga in tuo favore...."