Gianni wrote:
> Scusa ishka; io vorrei capire la ragione per la quale un impasto va
> messo in frigo e perché; se é necessario farlo o se é possibile farne
> a meno; quale potrebbe essere i risultato nel primo caso e quale nel
> secondo. Mi andrebbe bene anche una risposta scientifica o meglio una
> più terra-terra. E' possibile avere la risposta in questo thread o no?
Perche' l'impasto deve maturare: e' quella la differenza tra un buon pane e
un pane qualsiasi, o tra una buona pizza e una pizza qualsiasi, e infatti la
maturazione si fa per dare un miglior sapore e una maggiore digeribilita'.
Qui al spiegazione dei meccanismi, dove rientra anche la solita reazione di
maillard:
La maturazione dell'impasto
La maturazione dell'impasto
La maturazione dell'impasto e' un concetto molto poco conosciuto dai
pizzaioli, eppure di assoluta importanza da apprendere per diversificare l'offerta
di pizze più leggere, buone, croccanti e assolutamente digeribili rispetto
ad altre, sviluppate con sistemi tradizionali di lievitazione brevissima e
un po' retrò ,con risultati assolutamente deludenti in termini di qualità.
E' infatti il momento di sfatare un detto ormai "comune" che recita così:
"oggi ho mangiato la pizza e come al solito ho avuto sete e una sensazione
di gonfiore".
Non è assolutamente vero!!!Una buona pizza per essere tale non deve fare
sete e non deve essere indigesta (non deve dare quel senso di gonfiore allo
stomaco).
Il segreto?
La bravura del pizzaiolo nello sviluppo e produzione dell'impasto.
Perché la bontà della pizza si misura sicuramente con le seguenti
percentuali: 60% buona pasta, 20% prodotti di farcitura di 1° qualità, 10%
stesura della pizza, 10%cottura.
Da ciò si può capire come la cosa più importante e la corretta realizzazione
dell'impasto e da qui cerchiamo di capire perché un ottimo impasto per
essere tale deve essere un impasto "maturato"!
La tecnologia degli impasti ci spiega meglio tale processo con la "Reazione
di Maillard".
In sintesi viene affermato che negli impasti dei prodotti da forno (fra i
quali c'è la pizza), maggiore è il tempo che si aspetta per la cottura,
maggiore sarà al suo interno la presenza di aminoacidi (che sono la parte
più piccola delle proteine)e glucosio (parte più piccola di zucchero
complesso o amido).
La presenza massiccia di questi due elementi significa che, gli enzimi che
scompongono le proteine (il processi si chiama "Proteasi") e gli enzimi che
scompongono lo zucchero complesso (amilasi) per produrre questo risultato
hanno avuto molte ore di lavoro a loro disposizione.
Infatti per una buona "Maturazione " dell'impasto occorrono minimo 24/36 ore
a lenta lievitazione (ideale in frigo a 2/4 gradi).
Cosa dice la Reazione di Maillard?
Essa dice che un impasto ricco di aminoacidi e zuccheri semplici messo in
cottura ad alta temperatura (quale è quella della pizza) per merito di una
combinazione tra questi elementi, il prodotto ottenuto è più leggero, più
digeribile e di profumo intenso.In una parola :fantastico!!!
Quando noi mangiamo una pizza con un impasto maturato a lungo (da 36 a 120
ore)già prima di essere cotto come pizza e' come se il nostro stomaco ha
ricevuto una pasta per pizza parzialmente scomposta e semplificata nei suoi
elementi dai propri enzimi.
Lo stomaco ora ci metterà meno tempo a digerire quella pizza.
Lo stomaco infatti lavora fino a quando non finisce di scomporre tutti gli
elementi (trasformandoli cioè da complessi in semplici).
Quindi :
inizio digestione = inizio scomposizione elementi complessi
fine digestione = trasformazione elementi complessi in semplici.
Pensate che all'interno della pasta di pizza ci sono più di trecento
processi che si attivano dando origine all'inizio della "Maturazione".
Uno di questi è la lievitazione ed è il più veloce di tutti gli altri.
Appare evidente che solo la lievitazione è la più veloce delle altre
trasformazioni.
La domanda quindi è: come faccio a controllare la lievitazione e a farla
coincidere con i tempi degli altri processi?
Semplice!Attraverso la temperatura.
Mettendo l'impasto a maturare a bassa temperatura (da 2 a 4 gradi circa),
rallentiamo la lievitazione consentendo alla pasta di viaggiare alla stessa
velocità delle altre trasformazioni.
Vi facciamo l'esempio della frollatura della carne.
Quando viene macellata la bestia non si mangia subito la carne (fa male!).La
si fa frollare per qualche giorno in cella frigo, per poi cucinarla. Una
carne ben frollata e' più tenera e digeribile.
Stessa cosa per l'impasto della pizza.
Per avere una pizza più leggera, digeribile e gustosa, dobbiamo trattarla
come la carne;solo che il procedimento della carne si chiama "Frollatura"
mentre quello della pasta della pizza si chiama "Maturazione".
Cioè dobbiamo metterla in frigo per qualche giorno a temperatura fra i 2 e i
4 gradi.
Ora: sempre collegandomi a quanto detto all'inizio e cioè che bisogna
sfatare il detto che una pizza e' sempre pesante ed indigesta, basti pensare
che proprio da un detto popolare meridionale quando si vuole intendere di
una persona che è pesante gli si dice:"che pizza"!!!Quindi la pizza non è
mai stata digeribile e leggera, ma lo può essere grazie ai moderni metodi e
alle moderne attrezzature.
Infatti 20/25 anni fa non c'era la possibilità di disporre di frigoriferi
professionali o di celle frigorifere a costi d'acquisto bassi come al giorno
d'oggi, quindi poteva esserci la scusante.
Ora non più!Fare una pizza altamente digeribile si può !Basta
volerlo.Fondamentalmente comunque i pizzaioli napoletani dell'antichita' già
sapevano applicare la maturazione senza saperlo.
Non usavano il lievito (in quanto non lo conoscevano) ma sapevano già fare
la pasta la sera prima utilizzando la pasta madre (quella avanzata e già
maturata) in aggiunta alla nuova pasta.
Concludo in definitiva dicendo che una buona pizza non deve essere fatta
necessariamente con una pasta fatta maturare per 100 e più ore, che la
riuscita di una buona pizza sufficientemente maturata dipende anche dal tipo
di farina usata.
A tale proposito voglio ricordare che abbiamo messo a punto e realizzato un
semilavorato composto da un mix di più di 10 farine commercializzato dal
Molino Moras di Trivgnano Udinese che si chiama "La Deliziosa". Le farine
utilizzate per questo semilavorato sono di primissima qualità; sono
oltretutto farine molto forti (w da 280 a 420) e per cui devono
necessariamente disporre di tempi di maturazione relativamente lunghi (min
72h max 192h).
Risultato assicurato:pizza eccezzionale e aumento del numero dei clienti .
Oppure, se preferisci la versione di chi mangia pane qualsiasi, non serve a
una sega :)