> zia b
Paolo
Mi dispiace assai risponderti con un link ma proprio non vedo come
risponderti altrimenti. :-(
Qui trovi la foto della noce come deve essere per il nocino, piu' o meno.
http://www.gennarino.org/nocino.htm
Guscio legnoso assente, tutto mallo ma gherigli accennati.
La notte di san giovanni e' un indicatore temporale di media, piu' o meno. A
cui va aggiunta una storia di folletti, streghi ed elfi. Ed energia "solare"
tramutata in rugiada, pronta ad essere bevuta e riassimilata durante
l'inverno (sotto forma di nocino, appunto).
Ma questa e' un'altra storia. Persa da qualche parte nei meandri di
guggol... ;-)))
--
http://www.gennarino.org
Meglio muri' sazio 'ca campa' a dijuno
icq 325215944
Appropo', ti segnalo una carenza: nella pagina che hai linkato manca... il numro di noci
da mettere nella ricetta!
Aggiungi va': 10-12 noci per litro di grappa
Paolo
Volevo scriverlo ma poi ho rinunciato. Ma le cose fondamentali, si sa, non
si dimenticano... :-)
>
> Appropo', ti segnalo una carenza: nella pagina che hai linkato manca... il
numro di noci
> da mettere nella ricetta!
> Aggiungi va': 10-12 noci per litro di grappa
Denghiu'! :-)))
Tie'. Questo scrivevo sei anni fa, piu' o meno.
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E' la notte delle fate, la notte del solstizio d'estate,
quella più corta dell'anno.
Secondo una leggenda della mitologia nordica (non chiedetemi qual è... da
quando l'ho letta è passato tanto di quel tempo, non mi ricordo!) questa è
una di quelle notti in cui la realtà si confonde con l'incantesimo.
L'invisibile popolo abitante dei boschi - fate, folletti ed elfi - si
materializza e si riunisce nella foresta. Vive una notte di felicità
sfrenata, danza tra gli alberi, si dondola sui rami del sacro noce e poi,
infine, scompare alle prime luci dell'alba.
Non riesco a ricostruire con precisione il significato di tutto questo ma -
non so com'è - mi vien da dire che in qualche modo sia la festa della
"vittoria" del sole, dell'energia, della vitalità e della luce.
Ad ogni modo, questo incantesimo attribuisce alla rugiada di questa notte
virtù magiche. Gli gnomi, le fate e gli elfi, prima di ritornare al loro
mondo parallelo, regalano al bosco - sotto forma di rugiada, appunto - la
gioia e la vitalità che hanno animato le loro danze (o è il loro sudore che
si trasforma in rugiada...? Boh, l'ho già detto: più di questo che vi sto
raccontando, non riesco a ricordare!).
E che chiunque può assimilare, a patto che beva di questa rugiada, o che
mangi il frutto dell'albero sacro ancora bagnato.
O conservare, per beneficiarne durante il corso dell'anno, sotto forma di
nocino.
Per questo, solo dopo "quella" magica sera si raccolgono le noci verdi,
perchè solo "quella" notte e "quella" rugiada possono attribuire a questo
liquore le stesse virtù del frutto del sacro albero, e trasformare così il
nocino da semplice liquore in bevanda rigeneratice. E la sua preparazione
in rito propiziatorio.
Il cristianesimo si è solo impossessato di questo antico rito e lo ha
rielaborato cancellandone l'antica, gioiosa, origine pagana.
Come tanti altri, purtroppo.
... E fu così che la notte delle fate divenne quella di S. Giovanni!
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E questo, invece, e' un copia incolla da non mi ricordo dove...
LA TRADIZIONE DEL NOCINO
E' consuetudine largamente diffusa quella che vede la notte di San Giovanni
come data canonica per la raccolta delle noci immature destinate alla
preparazione del Nocino. Gli stessi erboristi definiscono questo momento
preciso col termine di "tempo balsamico".
Nella più breve notte dell'anno una tradizione ampiamente consolidata
riconosce al frutto della noce, ancora verde, la sua fase ideale per la
raccolta, per il suo maggior profumo, per la maggior presenza di linfa nei
tessuti ed essendo più ricca di oli essenziali, di principi attivi e di
vitamine.
Secondo la tradizione, la notte di San Giovanni le donne con lunghe scale e
piccoli panieri di vimini rivestiti all'interno con tele di sacco
scomparivano nel buio della campagna, per poi riunirsi sotto il noce. La più
esperta, a piedi nudi per non scivolare, saliva sulla scala, sceglieva con
calma le noci più adatte e più integre, le toccava appena per non togliere
il velo di rugiada, le girava sul picciolo e le riponeva delicatamente nel
paniere. Nel frattempo nell'aia erano stati accesi dei falò attorno ai quali
si radunavano le donne, dopo aver depositato a terra, su sacchi vuoti, le
noci appena raccolte affinché potessero ricevere ancora, fino al mattino, la
guazza notturna. Una volta tagliate le noci venivano poi poste, assieme all'
alcool, in vasi di vetro ed esposte al sole per 40 giorni.
MITI E LEGGENDE legati AL NOCE
Il Noce, assieme a pochi altri alberi, ha avuto sempre il valore di pianta
sacra. Già nella classicità il noce aveva ricevuto dall'uomo elezione
divina, venendo definito la "Glans Jovis", la ghianda di Giove re dell'
Olimpo, da cui poi in seguito il termine della classificazione botanica
"Junglas Jovis". In seguito essa godrà sempre, nel bene o nel male, di
considerazione particolare, di collocazione religiosa o magica a seconda di
una precisa ambivalenza che ne farà, di volta in volta, una pianta fausta o
nefasta.
Risalgono a Virgilio ed Ovidio alcune testimonianze che vedevano nei cortei
nuziali gli sposi lanciare noci ai più giovani, forse ad indicare la fine
dell'età dei giochi, mentre il marito ne gettava alla sposa al momento di
entrare nella nuova casa come augurio per una futura fecondità.
Quando la prima conquista Romana raggiunse la Britannia trovò un popolo
misterioso che soprannominò il popolo dei Picti per l'abitudine dei
guerrieri di dipingersi il corpo. Questo popolo aveva una particolare
venerazione per il mondo arboreo che lo circondava, una notte in
particolare, la notte di mezza estate, li rendeva stranamente misteriosi ed
una bevanda straordinariamente euforici. In quell'occasione i Picti erano
soliti riunirsi in ampie radure boschive, al canto di una ballata e, alla
luce della luna, i fabbri forgiavano armi sulle incudini, i sacerdoti
incidevano sacri simboli sulle lame delle spade, le fanciulle, sciolti i
capelli, correvano incontro ai loro promessi. E tutti potevano parlare con
le misteriose creature dei boschi: gli Elfi e le fate si mescolavano agli
umani e bevevano nello stesso calice lo scuro liquore di noce.
Più tardi, con l'avvento del Cristianesimo, i monaci permisero ai convertiti
Britanni di conservare alcune delle loro cerimonie religiose mediandole però
nel nuovo calendario Cristiano. Così si narra che, messi di fronte ad una
scelta, gli Elfi , le fate e i folletti che popolavano la verde isola,
decidessero di non poter restare sotto le nuove leggi e proprio nella
magica notte di mezza estate, la notte di San Giovanni, partirono per altri
lidi. L'eco di queste storie rimase nei secoli e lo stesso William
Shakespeare ne accenna un ricordo nella sua commedia "Sogno di una notte di
mezza estate".
Quando i Longobardi, intorno al VII secolo, scesero nella nostra penisola,
si portarono dietro il bagaglio delle loro pagane credenze e dei loro
misteriosi rituali. Con il loro avvento ebbe inizio la storia leggendaria
del noce come ricettacolo notturno di spiriti demoniaci e di streghe.
Si diceva addirittura che la pianta del noce rappresentasse l'ultimo rifugio
delle streghe condannate al rogo, infatti esse potevano salvarsi dal
supplizio trasferendosi in spirito nel tronco del più vicino noce, per poi
riacquistare la libertà al momento dell'abbattimento dell'albero.
Iniziata coi misteriosi riti dei Picti, consacrata dai Longobardi, la fama
"magica" poi "demoniaca" del noce troverà sempre nuova linfa nelle credenze
popolari e nelle leggende. Ancora ai giorni nostri rimane traccia sull'
Appennino modenese di una "Via delle Streghe" che metteva in comunicazione
la Val Padana con le Valli Toscane. Per un lungo tratto della carreggiata l'
antico viandante era sempre accompagnato dalla sua solitudine e dall'ombra
di secolari noci dove, si narra, erano solite rifugiarsi le streghe per
attraversare i monti. Chi aveva la sventura di imbattersi in una strega,
poteva bloccarla solo piantando un coltello nel tronco della pianta. Nella
consuetudine dell'Appennino Tosco Emiliano questa pianta era sempre
presente, consigliata dalle gerarchie ecclesiastiche anche per la sua
possibilità di dare alimento al corpo e, contemporaneamente, alle piccole
lampade sempre accese davanti ai Tabernacoli. Una credenza poi la riteneva
capace di allontanare i fulmini, ed è anche questa la ragione per cui uno o
più noci verdeggiavano in tutte le aie delle nostre case di campagna.
LA NOCE
Già anticamente, per analogia, il frutto della noce venne adottato da quasi
tutte le culture arcaiche per trattare malattie mentali. Nel Rinascimento le
si riconosceva la precisa immagine della parte più delicata e nobile della
testa umana: nel guscio si ravvisava la calotta cranica, internamente nel
gheriglio si ritrovavano le anse cerebrali e nella sottilissima pellicola la
fragile meningi. L'odierna fitoterapia consiglia l'uso medicamentoso di
quasi tutte le parti del noce. Dalle radici si estrae un succo diuretico e
lassativo, la corteccia ha sicuramente proprietà emetiche, le foglie sono
riconosciute febbrifughe e vermifughe, mentre il mallo acerbo, ricco di
acido gallico, un ottimo tonico, è usato contro disturbi di fegato.
Da noi in Puglia le noci si raccolgono da San Vito (15 giugno) a San
Giovanni, San Giovanni è proprio l'ultimissimo termine ultimissimo,
perchè le noci siano ancora buone per il nocino.
--
Tamara
City Mobility Vehicles
www.straffic.it
In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa...
> Appropo', ti segnalo una carenza: nella pagina che hai linkato manca... il numro di noci
> da mettere nella ricetta!
> Aggiungi va': 10-12 noci per litro di grappa
>
noi se ne mette 18
certo, col martello, io prendo la noce, la avvolgo in un canovaccio
parecchio grosso e colpisco forte, a parte la soddisfazione, la noce
frantumata insaporisce di più l'alcool
> Tamara
Paolo
in effetti è alcool, 18 noci, 18 chiodi di garofano, 18 chicchi di
caffè, cannella, buccia di limone
>18 noci, 18 chiodi di garofano, 18 chicchi di
>caffè
Niente niente pure la vergine deve avere 18 anni?
Quella potrebbe essere impresa piu' complicata :-)
Ciao,
G.
>la vergine o le 18 mani? :-))))
La vergine.
Per le 18 mani ci pensa Gianmaria che ha scritturato in esclusiva la
trimurti al completo :-)
Ciao,
G.
meglio se te le fai raccogliere da 18 vergini, impresa ancora più complicata
Comunque, per onor di cronaca, bisogna dire che quella dei 18 è la
ricetta del "padre Peppe" non del nocino tradizionale.
Il padre Peppe è un liquore tipico di Altamura, fatto appunto con le
noci, è una variante al nocino inventata dal Caffè Striccoli, antico
caffè dei primi del '900, che, col passare del tempo,e in quella zona,
ha soppiantato la ricetta del nocino tradizionale.