Il 21/12/2011 20.58, Fatina_degli_Elfi ha scritto:
> Ad asserire che il panettone nasce basso, ribadendolo diverse volte, è
> stato in realtà Vergani, al che Morandin ha replicato che la sua azienda
> artigiana li ha sempre realizzati alti e continuerà a farli così in
> quanto un panettone alto sprigiona un aroma molto più intenso,
> ergo è decisamente più buono in quanto, appunto, più aromatico, con
> pasta lievitata ben tre giorni ( e non le 8 di quello industriale),
> soffice, digeribile in quanto realizzato con pasta madre rinfrescata
> ogni giorno etc...
Scusa se rompo le bolas anche qua con la mia mania da precisino
scassacazzi, ma ci tengo a fare chiarezza su varie cose.
In base alle informazioni che sono state reperite finora sembra quasi
sicuro che i primi a fare il panettone come lo intendiamo oggi
(pirottino di carta e bello alto) siano stati i Motta dell'omonima
industria, verso il 1920-1930 (non ricordo di preciso ora). Dico quasi
sicuro perche' e' sempre possibile che esca fuori qualche documentazione
nuova.
Sul discorso lievito madre e tempi di lievitazione, la produzione
artigianale e quella industriale sono totalmente simili, proprio perche'
la ricetta del panettone consente spazi di manovra molto limitati, e se
non li rispetti ottieni un prodotto magari buono quanto si vuole, ma che
non puoi spacciare a nessuno come panettone.
Le industrie devono per forza di cose partire dal lievito madre come
tutti i piccoli laboratori di pasticceria, non hanno altra scelta. E
questa per loro e' la fase piu' delicata, perche' la cura del lievito
madre, allo stato delle conoscenze scientifiche attuali, dipende
principalmente dalla sensibilita' dei lievitisti. Mantenere un lievito
madre e' questione di esperienza e sensibilita', e questo si amplifica
ulteriormente quando si lavora su quantita' industriali, sia perche' e'
piu' difficile mantenere gli equilibri voluti, sia perche' i danni
economici dovuti ad un eventuale errore del lievitista sono piuttosto
onerosi. Per questo motivo i lievitisti sono pagati molto
profumatamente, e' un lavoro molto specializzato e di grande
responsabilita'. E per questo le industrie sponsorizzano vari studi
universitari sull'argomento. Se non ricordo male anni fa partecipava al
ng una ragazza che aveva fatto una tesi di microbiologia sul lievito
madre, e la ricerca era stata sponsorizzata da una industria di
lievitati. Le industrie hanno tutto l'interesse a cercare di
automatizzare la cura del lievito madre, ma finora non ci sono ancora
riusciti (perlomeno a quanto mi risulta).
I tempi di lievitazione dei prodotti industriali poi sono gli stessi dei
prodotti artigianali. Proprio non ci si scappa. Se vuoi ottenere un
panettone quella e' la lavorazione, e quelli sono i tempi di
lievitazione. Non rispettarli significa non ottenere un panettone. Con 8
ore totali di lievitazione e' praticamente impossibile ottenere qualcosa
di vagamente simile ad un panettone, e se anche fosse possibile
diventerebbe duro dopo pochi giorni (aspetto totalmente contrario alle
logistiche industriali).
Ripeto, le differenze di lavorazione tra panettoni artigianali ed
industriali sono minime, non c'e' spazio di manovra per poter cambiare
la ricetta in maniera sensibile ed ottenere qualcosa di simile.
La differenza a livello di gusto resta dovuta agli ingredienti usati ed
ai tempi di stoccaggio. La differenza tra gli ingredienti usati e' una
cosa facilmente intuibile e direi ovvia. La differenza della logistica
di stoccaggio porta ad altre cose: le industrie hanno bisogno di poter
mettere sugli scaffali dei supermercati dei prodotti sfornati anche 5
mesi prima, per farlo a norma di legge devono usare degli additivi,
altrimenti nessun ente certificherebbe quel prodotto con la dicitura "da
consumare preferibilmente entro il _____" con data superiore al mese
dopo la cottura. Quindi usano additivi per migliorare le emulsioni negli
impasti, ed additivi per aumentare la conservabilita'. Gli "effetti
collaterali" sono principalmente due: la pasta resta "soffice" per un
sacco di mesi, ma comparativamente e' piu "dura" e secca di un qualsiasi
prodotto artigianale (e questo ne va alle spese della sensazione
gustativa, piu' morbido e' un lievitato e piu' piacere da'); quando
mangi la pasta senti un minimo di pizzicore sulla lingua, la maggior
parte della gente non ci fa il minimo caso e non lo nota, ma c'e'.
> Inoltre Morandin ha ribadito di utilizzare solo canditi realizzati in
> azienda, di ottima qualità derivanti da agrumi siciliani.
Qui c'e' da fare un altro discorso molto delicato. Molti artigiani,
quasi tutti, cercano di dire sempre che ogni cosa che usano se la fanno
in casa. Non conosco il caso particolare di Morandin, quindi voglio
precisare che sto facendo un discorso generale e non particolare.
I canditi sono uno dei classici casi in cui si dice che sono fatti in
casa, quando poi si comprano da aziende specializzate. Le scorze di
arancia e di limone sono piuttosto facili da fare, ogni laboratorio che
vuole sbattersi un minimo se le puo' fare senza problemi. Per i cedri
invece le cose cambiano in maniera drastica, per candire i cedri (verdi)
servono prodecimenti ed attrezzature adeguate, che sono totalmente
antieconomiche per qualsiasi laboratorio artigianale. Per candire i
cedri senza perderci soldi bisogna fare certi numeri, non ci si scappa,
e sono nettamente superiori alle esigenze (canditi usati nei dolci o
venduti sfusi al banco) di praticamente tutte le pasticcerie
artigianali. Siccome praticamente tutti usano il cedro candito nel
panettone artigianale...
Discorso simile per i marron glaces. Spesso e volentieri capita di
trovare, anche in pasticcerie quotate, una pentola in rame piena di
marron glaces con a fianco un cartello con scritto "marron glaces
artigianali" o "marron glaces della casa". Poi guardi bene e noti che
sulla pentola di rame c'e' una targhetta con scritto "Agrimontana":
http://www.agrimontana.it/
Credo che in tutta Italia siano rimaste meno di 50 pasticcerie che si
fanno i marron glaces nel proprio laboratorio, le altre li comprano. Dal
lato qualitativo niente di male, aziende come Agrimontana lavorano molto
bene ed hanno prodotti di tutto rispetto. Ma la storia del "tutto fatto
in casa" spesso e' solo uno specchietto per chi vuole crederci.
Discorso simile ancora per il cioccolato. E' pieno di
cioccolatieri/pasticcerie che fanno passare per "proprio" il cioccolato
delle tavolette che vendono. In realta' comprano il cioccolato gia'
fatto, lo fondono e si fanno le tavolette in casa, ma il cioccolato non
e' "loro", e' comprato da altri. In Italia i cioccolatieri artigianali
(ossia che per legge hanno un numero limitato di dipendenti per poter
rimanere iscritti all'albo degli artigiani) che si fanno il cioccolato
in casa partendo dalle fave di cacao sono meno di 10. Gli altri o
comprano uno dei prodotti delle linee delle industrie (e dalle industrie
si trovano prodotti di altissima qualita', vedi Valrhona o Barry
Callebaut), o se lo fanno fare da una industria secondo le proprie
specifiche (tipo di fave, modalita' di lavorazione). Ma appunto nella
maggior parte dei casi si tratta di cioccolato preparato da una
industria, poi manipolato in laboratorio, ma il cioccolato (lavorazione
delle fave di cacao per ottenere il cioccolato propriamente detto) e'
comprato da terzi e non "fatto in casa".
ciao, teo