La campagna nettunese, un tempo immersa nella palude, è ora fertilissima. Ma fino a circa mezzo secolo fa era ancora in fase di prosciugamento, in modo che rane e rospi erano una vera risorsa alimentare a buon mercato. Nettuno, infatti, a differenza di Anzio, non ha una vera tradizione marinara e peschereccia. (Ecco perchè, nell' eterna contesa tra i due paesi, i nettunesi vengono detti "ranocchiari" e gli abitanti di Anzio "scapocciasarde").
Fino a circa trent' anni fa, al mercato di Nettuno si potevano ancora vedere i "ranocchiari", che, con il sacco o con la brocca pieni di rane vive o già morte, le vendevano al grido di "Ranochieeeeeeeeeeeeeeeee!", insieme all' elenco delle loro virtù nutritive.
Da circa trent' anni la pesca delle rane è vietata, ma la tradizione culinaria è rimasta, come testimonia questa ricetta, "pescata" da una signora nettunese "doc".
Zuppa di rane.
A Nettuno le rane venivano vendute per lo più già pulite e spellate, infilate in uno spago. Ogni spago, detto "iuncarella", ne conteneva un numero proporzionato al prezzo. Quindi ognuno comprava secondo le proprie possibilità e si preparava la zuppa così.
Preparare un sugo di evo, pomodoro, cipolla, pezzettini di peperoncino, facendolo cuocere quanto appena sufficiente per far ammorbidire le verdure. Aggiungere le rane tagliate a metà nel senso della lunghezza, legando ogni metà con uno spago per non farla rompere durante la cottura. Lasciar cuocere poco tempo, e versare nelle scodelle contenenti fette di pane casalingo "bruscato" (seccato in forno). Cospargere di prezzemolo tritato al momento e portare in tavola.
Chi volesse approfondire l' argomento dei "ranocchiari" delle paludi pontine in genere, può leggere:
"Le rane e i ranocchiai" in:
http://www.borghidilatina.it/main/butteri-bovari-ranocchiari.htm
Altra ricetta tradizionale nettunese:
Zuppa di rane.
Fino a circa quarant' anni fa, a Nettuno le rane, già pulite e spellate, venivano vendute infilate in uno spago. Ogni spago, detto "iuncarella", ne conteneva un numero proporzionato al prezzo. Quindi ognuno comprava secondo le proprie possibilità.
Preparare un sugo di evo, pomodoro, cipolla, pezzettini di peperoncino, facendolo cuocere quanto appena sufficiente per far ammorbidire le verdure. Aggiungere le rane tagliate a metà nel senso della lunghezza. Lasciar cuocere poco tempo, e versare nelle scodelle contenenti fette di pane casalingo "bruscato" (seccato in forno). Cospargere di prezzemolo tritato al momento e portare in tavola.
Sui "ranocchiari" delle paludi pontine:
"Le rane e i ranocchiai" in:
http://www.borghidilatina.it/main/butteri-bovari-ranocchiari.htm
Altra ricetta tradizionale nettunese. Pasta coi ciciotti.
Impastare acqua, sale e farina, poi stenderla sulla spianatoia con lo "stennarello" (mattarello) fino a farle raggiungere uno spessore di mezzo dito circa, cospargerla di farina e lasciarla asciugare per un po' in un luogo asciutto e aereato.
Prendere la sfoglia, ripiegarla su sé stessa formando un rotolo appiattito. Tagliarla come si farebbe per la "sagna" (fettuccine sottili), ottenendo delle fettuccine piuttosto grosse e irregolari, dette "ciciotti". Metterli da parte.
Prendere i fagioli (borlotti) secchi messi ad ammollare la sera prima, scolarli, e metterli nella pentola insieme a: evo, pezzi di pomodoro tipo san Marzano, aglio a spicchi, pezzettini di peperoncino secondo il gusto. Quando i fagioli sono quasi cotti, aggiungere i "ciciotti", che in pochi minuti saranno pronti e affioreranno. Scodellare la zuppa bollente.
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Estate