Altra annuale toccata e fuga.
Questa volta, sempre ravanando nei ricordi, mi è venuto in mente di quando,
ancor giovincello, nelle serate invernali vigeva la tradizione di fare i
"frescarelli".
Quando il riso messo a bollire in non molta acqua era quasi cotto, si
gettava della farina a pioggia fino a che non si formava una "malpazza"
morbida e densa. Si gettava il contenuto sul tagliere e inclinando lo stesso
una volta per lato, si stendeva fino a formare uno spessore di un centimetro
circa.
Poi si condiva con un ragu' di salsiccie e formaggio grattugiato e si
iniziava a mangiare cercando di arrivare nel minor tempo possibile ad
agguantare la salsiccia intera che faceva bella mostra di se nel mezzo del
tagliere.
Qualche frequentatore di questo luogo virtuale, ha reminescenze atte a
fornirmi notizie se è ancora in vigore questo uso nelle Marche ed eventuali
varianti? Non è certamente un "piatto/tagliere" difficile da fare, ma
eventuali consigli/dosaggi/evoluzioni sono bene accetti.
grazie
ciao
Roberto
--
Per chi avesse necessità di contattarmi privatamente:
gsassachiocciolatiscalipuntoit
Scusate il disturbo.
Ho interrogato la mia mamma, + che ottantenne, nativa di un paese qui vicino
Pesaro, la quale ricorda che i frescarelli venivano fatti con farina e acqua
calda. Si metteva della poca farina sulla "spianatoia" della madia e vi si
gettavano schizzi di acqua calda, formando con le mani degli "gnocchetti"
molto irregolari e duri, che venivano setacciati per eliminare la farina in
eccesso e tenuti da parte, si ricominciava ancora con altra farina e acqua e
così via fino alla quantità necessaria. Lei mi dice che, una volta lessati,
venivano ripassati in padella con sugo di pomodoro.
Adesso, scrivendo ciò, mi ricordo che da bimba li mangiavo volentieri ....
mhmh presto li farò!
Del riso che tu nomini neanche l'ombra, ma forse ogni paese aveva le sue
ricette.
Spero ti esserti stata utile ciao
>"Red_Roby" >
>> mi è venuto in mente di quando, ancor giovincello, nelle serate invernali
>> vigeva la tradizione di fare i "frescarelli".
bleah
>farina e acqua calda. Si metteva della poca farina sulla "spianatoia" della madia e vi si
>gettavano schizzi di acqua calda, formando con le mani degli "gnocchetti"
>molto irregolari e duri, che venivano setacciati per eliminare la farina in
>eccesso e tenuti da parte, si ricominciava ancora con altra farina e acqua e
>così via fino alla quantità necessaria. Lei mi dice che, una volta lessati,
>venivano ripassati in padella con sugo di pomodoro.
BUONII !!
--
Saluti, Lotta
>>"Red_Roby" >
>>> mi č venuto in mente di quando, ancor giovincello, nelle serate
>>> invernali
>>> vigeva la tradizione di fare i "frescarelli".
> bleah
Nel senso che li hai mangiati e non ti sono piaciuti o proprio bleah a
prescindere?
> Ho interrogato la mia mamma, + che ottantenne, nativa di un paese qui
> vicino > Pesaro, la quale ricorda che i frescarelli venivano fatti con
> farina e acqua calda. Si metteva della poca farina sulla "spianatoia"
> della madia e vi si gettavano schizzi di acqua calda, formando con le mani
> degli "gnocchetti" molto irregolari e duri, che venivano setacciati per
> eliminare la farina in eccesso e tenuti da parte, si ricominciava ancora
> con altra farina e acqua e così via fino alla quantità necessaria. Lei mi
> dice che, una volta lessati, venivano ripassati in padella con sugo di
> pomodoro.
Forse questi sono gli avi degli "strozzapreti" :-), un caso di evoluzione
della specie applicata alla cucina :-))
> Adesso, scrivendo ciò, mi ricordo che da bimba li mangiavo volentieri ....
> mhmh presto li farò!
> Del riso che tu nomini neanche l'ombra, ma forse ogni paese aveva le sue
> ricette.
La ricetta che ho postato io è una tradizione della zona di Ancona di cui
sono originario ed il riso è indispensabile. Anzi mi ricordo che poi, molte
volte, mia nonna ne lasciava un po' nella pentola e poi aggiungeva pinoli,
noci a pezzetti, uno o due uova, uva secca e faceva delle frittelle di riso
da fine del mondo.
> Spero ti esserti stata utile ciao.
Ti ringrazio anzi, per avermi fatto conoscere un tipo di pasta che non
conoscevo! E pensare che poi abitiamo a neanche trenta chilometri di
distanza..
Ciao
> Quel tagliere che, ai miei tempi, misurava c.ca cm. 80x140 veniva
> utilizzato
> soprattutto per la polenta, fatta con la farina in uso in quelle contrade,
> cioè fine e quindi lasciata morbida; morbida in rapporto agli usi
> milanesi,
> bergamaschi, trentini, ecc.
> Veniva condita con condimenti di salsiccia o sporadicamente sughi di carne
> bianca casalinga, il "ciccio" veniva posto in mezzo e via.... chi riusciva
> a
> prenderselo aveva trovato il companatico per la sera.
Si, infatti avendo la suocera originaria della Valseriana, conoscevo questo
uso molto simile della "tavola". Un modo IMHO, molto bello di mangiare
assieme, dividendosi anche il piatto :-)
> A volte su quella tavola, non tagliere, veniva scodellato il riso molto
> cotto, ma non mi risulta che ci venisse aggiunta farina; poi subiva lo
> stretto trattamento della polenta. A memoria mi pare lo chiamessero
> semplicemente: riso su a tavola.
> Mannaggia quanti ricordi mi hai attivato.
Spero almeno belli :-)
> Cordialità
> Gi
ciao
Roberto
Caio,
la mia mamma, jesina, la prepara come hai descritto tu. riso e farina
bianca a 3/4 della cottura, le dosi sono ad occhio!
Ne conosco anche la versione fatta solo di farina bianca, che viene
lavorata con un po' di acqua fredda per ricavarne dei grumi, per cui
la polenta che si ottine non è vellutata,
Chiara & Emanuele & Jocker & Bizet
bleah riso+farina+sugo sul legno e tutti che pescano insieme
--
Saluti, Lotta
> Caio,
> la mia mamma, jesina, la prepara come hai descritto tu. riso e farina
> bianca a 3/4 della cottura, le dosi sono ad occhio!
> Ne conosco anche la versione fatta solo di farina bianca, che viene
> lavorata con un po' di acqua fredda per ricavarne dei grumi, per cui
> la polenta che si ottine non è vellutata,
> Chiara & Emanuele & Jocker & Bizet
Ti ringrazio della testimonianza/conferma.
ciao