Tanto per dimenticare la faccenda Pantani (su cui avevo gia' preso posizione
a suo tempo) domenica sono andato ad esplorare la salita a Ponna Superiore,
per la strada vecchia, citata dal manuale Ediciclo come la piu' difficile
del triangolo lariano. Ed in effetti ...
Avevo gia' avuto intenzione di perlustrarla l'anno passato, ma, dopo aver
cominciato la salita che da Osteno porta a San Fedele d'Intelvi, mi sono
perso le indicazioni per la svolta e mi sono ritrovato a Laino a seguire
la strada nuova (facile), per giungere prima a Ponna Superiore e poi di li'
(anzi, un po' prima, per la precisione) all'Alpe di Ponna (ed inizio, non
ancora sterrato, del sentiero per il Rifugio Boffalora: gli ultimi 4-5 km
dal bivio del paese sono al 9-10%, dunque impegnativi, sebbene regolari).
Cosi', questa volta sono salito a San Fedele da Argegno, indi sono sceso
(facendomi quel bel chilometro in pave' sconnesso che su una bici da corsa
e' una goduria unica: chissa' perche' lo mantengono! Non e' monumento
nazionale come quello della Roubaix, e' li' dai tempi di Merckx e Gimondi
e De Vlaeminck - i miei primi Lombardia visti - a creare solo disturbo!)
e, quasi subito dopo la fine del tratto incriminato, ecco comparire un
minuscolo cartellino stradale, del tipo freccia, che indica Ponna Superiore
e contemporaneamente "Strada interrotta per lavori".
Ahi, ahi, che faccio? Mi interrogo ... Beh, oramai sono qui, tanto vale
tentare.
La strada e' cementata ed inizia subito una ripidissima discesa:
dopo poco compare una poco gradita zigrinatura a spina di pesce con
fessure larghe 7-8 centimetri! La prudenza mi suggerisce di smontare
di sella e di provare a proseguire a piedi (la strada scende nel bosco
e non se ne scorge il profilo, e soprattutto la fine), mentre il
mio gia' scarso spirito esplorativo vacilla. Per fortuna, dopo un
200-300 metri in queste condizioni precarie, con tanto di cartelli
ed attrezzature di lavori in corso, riappare l'asfalto e posso
risalire in bicicletta. Si scende, si arriva ad un ponticello
(certo l'idea di risalire per dove sono disceso mi fa rabbrividire,
per la parte finale ovviamente) ed attacca finalmente la salita.
Mi aspetto subito tratti al 16%, come da inidicazione bibliografica,
invece il primo pezzo sara' al 10% massimo: beh, meglio cosi', mi
rincuoro da solo. Non faccio in tempo a finire il pensiero che,
dopo un tornante, ecco una prima rampa al 20%, seguita da un tratto
piu' abbordabile. Indi, altra rampa (meno male che prudenzialmente
mi ero gia' portato sul 42x25), altro pseudo-spianamento: pare fatta
a scala questa salita, e se cosi' fosse non sarebbe poi cosi'
negativa la caratteristica. Si', ma la terza rampa mi impegna allo
spasimo (altro che 20%, qui siamo almeno al 25%, e non e' nemmeno
corta)! Per fortuna, segue un intervallo piuttosto lungo di pendenza
umana (siamo sempre al 10% ed oltre), vedo qualche piazzola e qualche
auto parcheggiata (non avendo visti sin qui anima viva, temevo di
essermi perso), anzi scorgo sopra gli alberi i tetti di alcune case.
Si', in qualche luogo abitato conduce questa stradina nel bosco:
e' Ponna Media, e l'ultimo strappo e' di nuovo oltre il 20%, pero'!
Si giunge ad un incrocio: visto il gradiente, non ho molto tempo per
decidere, ed imbocco allora la stradina (ah, dimenticavo di dire che
la larghezza massima oramai si e' attestata a 1,5-2 metri) piu' ripida
(una prerogativa del posto e' la labirintomania).
A questo punto, ritengo sia giunta l'ora di passare al 42x28, onde
evitare brutte sorprese: ma ... Ma la strada si impenna sempre piu',
l'asfalto peggiora a vista d'occhio, compaiono buche, crepe, grate
di scolo dell'acqua piovana con le feritoie longitudinali (sic!).
Io cerco di resistere il piu' possibile, ma avanzare seduti e' impossibile
(la ruota anteriore si impenna come nel moto-cross o al circo), mentre
sui pedali quella posteriore slitta paurosamente. Alla seconda volta
che essa mi gira a vuoto, prendo paura ed opto piu' saggiamente (ma con
estremo mio disappunto personale) per il porre il piede a terra.
Proseguo cosi', sperando di trovare poi un punto dove poter ripartire:
ma non scorgo altre case, ne' la pendenza diminuisce, anzi; anzi ancora
e' gia' difficile camminare per lo stato pietoso dell'asfaltatura.
Incrocio un tizio (anzianotto con tanto di pancetta) che scende con la
mountain bike, slittando paurosamente: mi avvisa che ormai manca poco
alla fine. Mi faccio coraggio e, dopo un chilometro magari scarso di
"passeggiata", arrivo a Ponna Superiore (l'ultimo pezzo e' ancora
micidiale, e prima l'avrei potuta fare in sella, ma non sono un
acrobata e non riesco a ripartire da fermo con pendenze superiori al 10%,
nemmeno appoggiandomi alle reti di recinzione). Il paese e' un dedalo
unico, non si capisce nulla della logica topografica che l'ha ispirato.
Risalito, perseguo la regola di scegliere sempre la stradina piu'
erta, al fine di evitare di ficcarmi in pericolose strade senza uscita
da cui sia difficile tornare su. Alla fine, anche per la regola della
destra (Laino e' situato cosi'), riesco a dipanare la matassa e mi ritrovo
sulla strada che avevo fatto l'anno scorso, ovvero termine del puzzle
e ritorno sulla cara via a casa.
L'avventura, dal bivio della strada principale, alla chiesetta, punto piu'
alto raggiunto, e' durata 5,800 km soltanto, ma mi e' sembrata un'eternita!
Dubito molto che l'autore della guida l'abbia fatta per intero in bicicletta,
anche perche' se avessi incrociato un'autovettura non so proprio come me
la sarei potuta cavare! E' un'esperienza raccomandabile solo ai cultori
della MTB, che hanno piu' margine di manovra di noi stradaioli (e gomme
artigliate a garantire l'aderenza in salita): per loro, buon divertimento.
Diego
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