Non mi interessa molto se questa parola viene usata dal nano in persona,
se pur in una versione più moderna: comunista. Sbandierare a dritta e a
manca pericoli inesistenti per convenienze politiche è un conto. Parlare
di fatti e di senso civico è altra cosa. Senza contare poi che il
personale senso civico del nano si è rivelato più disastroso di quello di
qualsiasi marxista degenerato.
Io la uso per un motivo più che plausibile. I bolscevichi (e i loro eredi,
tutt’ora tra di noi vivi e vegeti!) avevano (hanno) proprio questo vizio,
e su questo fronte sono stati (sono) pressoché imbattibili: dirti ciò che
devi fare. Sempre! I fascisti in questo sono riusciti solamente a
scimmiottarli, a volte con risultati comici, a volte tragici.
E questo attraverso quello che i filosofi chiamano lo stato etico; lo
stato mamma, che ti porta dalla culla alla tomba. Con la scusa di
occuparsi della tua salute, del tuo bene.
Controllare le vite degli altri, perché questo vorrebbe fare Pasquale
D’Ascola, anche se per nobilissimi motivi, per carità, è appunto affare da
bolscevichi. Che devo pensare se un giudice dice: “…. In nessun computer
potevano essere registrate le ansie confidate informalmente dalla vittima
all’autorità.” Volendo in cuor suo che lo fossero state. Infatti subito
dopo dice: “…. Vi è qualcosa da rivedere su questo punto.” Bravo Pasquale!
Non è un problema di porto d’armi ma di libertà individuali. Scusate se è
poco. A forza di controlli, per scopi giusti, ci mancherebbe, ci
ritroveremo con una telecamera in casa.
Se fosse solo un fatto di colore della camicia mica sarebbe grave. E’ la
cultura liberale che manca. Sempre più gente si fa cremare per la paura di
essere spiata anche sotto terra, da morta, dice Ceronetti.
Ciao
Giorgio
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