Ciao e grazie roberto
In parole povere, l'innesco è formato da una piccolissima
quantità di azoturo di piombo che ha la proprietà tipica degli
esplosivi innescanti, è sensibile agli urti e sfregamento.
In passato veniva utilizzato fulminato di mercurio, oramai quasi
abbandonato.
Nei bossoli a percussione anulare (cal.22) la carica innescante
viene posta sul fondo del fondello uniformemente e ricoperta
con una leggera pellicola di cera, con questo sistema l'esplosione
viene innescata dal percussore in qualsiasi punto del fondello.
Nei bossoli a percussione centrale, lo dice la parola stessa,
il percussore deve colpire esclusivamente l'innesco posto al centro.
Saluti
Alessio
GLI INNESCHI
Gli apparecchi d'innesco o più semplicemente inneschi oppure in lingua
anglosassone "primers" sono piccoli detonatori con struttura metallica a
coppetta che hanno l'importantissimo compito di dare inizio con la loro
percussione all'accensione della colonna di polvere da sparo che costituisce
la carica di lancio della cartuccia.
Questa funzione è molto importante perchè tutto il ciclo combustivo della
carica di polvere, viene fortemente influenzato da questo impulso iniziale e
da esso dipendono fattori primari, quali la regolarità di combustione e l'
entità dei tempi di canna, lo svolgimento corretto della curva delimitante l
'integrale della pressione in canna e in parte la regolarità della velocità
iniziale; molto spesso indirettamente ne è condizionata addirittura anche la
precisione intrinseca della cartuccia.
Gli apparecchi d'innesco sono definiti in americano "Primers" perchè questo
termine significa letteralmente "primario, iniziale, che agisce per primo"
indicando che questo elemento dà inizio al processo combustivo.
La coppetta di metallo che costituisce l'innesco è ottenuta per imbutitura
da un coriandolo tranciato di lamiera d'ottone o di tombacco, agli stampaggi
del tranciato segue sempre una ricottura che rende più plastico ed omogeneo
il metallo e più sensibile alla percussione; dopo formata, la coppetta viene
molto spesso nichelata, per evitare reazioni con la miscela innescante.
All'interno di questa capsula in metallo è contenuta la miscela innescante;
un miscuglio di sostanze chimiche ossidanti altamente instabili che urtate
con forza dal percussore (indirettamente tramite la coppetta) e compresse
tra esso e la punta dell'incudinetta, si accendono e detonano violentemente
proiettando all'interno del bossolo attraverso il focone un dardo di gas
incandescente che accende istantaneamente la polvere.
Negli inneschi di vecchia produzione, le miscele innescanti erano spesso
costituite da detonanti molto forti e capaci di sviluppare temperature
altissime, come il clorato di potassio, il fulminato di mercurio oppure,
molto usato negli USA, il fosforo rosso, queste spinte caratteristiche che
conferivano ai vecchi inneschi una eccellente potenzialità d'accensione li
rendevano però erosivi e corrosivi e responsabili di un degrado rapido e
inarrestabile delle canne che si trovavano ben presto danneggiate, usurate e
corrose nel loro primo tratto.
Proprio la rovina di migliaia di canne, in particolare sui fucili da tiro ha
portato l'industria munizioneristica a svolgere ricerche su nuove miscele
innescanti che fossero meno aggressive sulle anime metalliche delle canne;
tali ricerche sono sfociate da oltre trent'anni nelle attuali miscele a base
di stifnato o azotidrato di piombo, sali detonanti meno potenti e anche meno
caldi dei vecchi potentissimi ossidanti, ma capaci di risparmiare in modo
quasi totale l'integrità delle canne e soprattutto, nelle armi lisce, dei
raccordi camera-anima.
Le miscele innescanti moderne, sono state perfezionate col passare degli
anni, la loro relativamente bassa temperatura di fiamma (parametro
importantissimo nel potenziale innescante) è stata migliorata sensibilmente
aggiungendo polveri vetrose e di carborundum molto fini proprio come
componente della miscela innescante.
Queste polveri dure e cristalline svolgono due compiti importanti:
facilitano l'accensione della miscela detonante e sensibilizzano l'innesco
alla percussione per il mutuo attrito che sviluppano durante la percussione
e in seguito all'accensione della miscela si trasformano in miriadi di
piccoli corpi incandescenti che vengono proiettati violentemente nella
colonna della carica di propellente e fungendo da trasportatori di calore,
migliorano sensibilmente il processo d'accensione; questa caratteristica
viene applicata e sfruttata in modo evidente negli inneschi di tipo magnum
nei quali aumentano efficacemente la capacità d'accensione senza accrescere
la potenza dell'impulso e la temperatura evitando in questo modo di
incrementare negativamente il potenziale erosivo, corresponsabile primario
come abbiamo già detto dell'usura del primo tratto della canna.
Gli apparecchi d'innesco per cartucce metalliche si possono suddividere per
tipologia in due famiglie:
il tipo Berdan privo di incudine ed il moderno tipo Boxer, comprendente una
incudinetta interna di contrasto con il mezzo percuotente.
Entrambi i tipi d'innesco sono validissimi ai fini funzionali, il tipo
Berdan deriva il suo nome da quello del suo inventore il colonnello Hiram
Berdan noto ricercatore nel campo delle armi da fuoco e delle munizioni;
esso è costruito in modo molto semplificato e prevede sempre necessariamente
nel bossolo una sede portainnesco con un' incudinetta integrale, alla base
dell'incudinetta conica, sono presenti a 180° due foconi che producono
quindi non uno ma due dardi incandescenti; questo particolare costruttivo,
con due fori disassati dal corpo del bossolo, rende veramente problematica e
soprattutto noiosa la decapsulazione dei bossoli già sparati, che richiedono
o il sistema idraulico tramite acqua e un perno della esatta misura del
colletto oppure un estrattore ad arpione tipo Lachmiller.
La ricalibratura dei bossoli con innesco Berdan esige sempre la rimozione
dello spillo dall'asse centrale del dies resizer, per evitare che esso si
possa piegare o spezzare o danneggiare il bossolo.
Il tipo Boxer è caratterizzato dalla presenza di una incudinetta (interna
alla coppetta) a se stante formata da una cupolina metallica con due tre
piedi a 180° o 120° che ad innesco inserito si appoggiano saldamente sul
fondo della sede portainnesco; questa struttura è più complessa, ma offre il
grandissimo vantaggio di poter disporre di un focone centrale che permette
una facilissima operazione di decapsulazione semplicemente tramite uno
spillo fissato in centro ed all'estremità dell'asse metallico del die
ricalibratore.
Gli inneschi Berdan sono stati prodotti nel corso degli anni in diverse
misure, tra cui le più diffuse comprese tra 4,50 e 6,45 mm., la capsuletta
solitamente color ottone presenta nella sua parte interna il detonante
isolato tramite un velo di cellulosa o tramite una paillette in carta
impermeabilizzata con funzione isolante.
Le capsule Berdan presentano una coppetta dal bordo più basso delle
corrispondenti Boxer, e richiederebbero per un preciso inserimento un
pistoncino specifico dell'esatto diametro, attrezzo fino ad alcuni anni fa
prodotto dalle principali case produttrici di attrezzature per ricarica che
poteva essere montato sul braccetto capsulatore della pressa o su quelli
singoli da banco.
Gli inneschi Boxer sono prodotti in due diametri, pari a 4,45 e 5,33 mm. nei
tipi per armi corte e per armi lunghe; il tipo di minor diametro da 4,45 è
per le dimensioni perfettamente intercambiabile, mentre il tipo
di maggior diametro da 5,33 ha una altezza della capsula differente tra il
tipo per pistole e quello per carabine e non è pertanto mai intercambiabile.
Il detonante contenuto negli inneschi è stato in passato sempre dosato a
secco, il sistema era molto preciso ma altrettanto pericoloso e dalla metà
degli anni '70 è stato sistematicamente modificato con il dosaggio ad umido
un sistema molto più sicuro che scongiura totalmente incidentali accensioni
delle miscele innescanti durante le fasi di fabbricazione.
Uno degli scopi di questo paragrafo è quello di mettere un poco di chiarezza
nelle differenze tra i vari tipi di inneschi e di valutare con precisione il
tipo più idoneo ad ogni caricamento; è basilare capire che la differenza
principale tra i vari tipi, risiede principalmente nella forma, nella
temperatura e nella durata temporale (si tratta di millisecondi) del dardo
di vampa che si accende alla percussione.
La differenza non sta quindi nella potenza o impulso che è assente o minima,
quanto nella modalità di ignizione della carica di propellente.
Un innesco standard per carabina produce una vampa lunga e larga, calda ed
istantanea, adatta ad accendere una dose media di polvere per carabina non
eccessivamente progressiva, il suo impiego elettivo è rappresentato dalle
cartucce di media potenza e calibro con bossoli non molto lunghi, dove la
dose di polvere non oltrepassa i 50/60 grani e dove non si utilizzano
propellenti molto lenti. (Es.308 Win, 7x57, 243 Win, 22-250, 6,5x55)
Un innesco magnum produrrà invece una vampa dalla forma molto più allungata
ed arricchita da molti corpuscoli incandescenti; la sua durata viene
prolungata nel tempo (millesimi di secondo) per permettere una ottimale
accensione di elevati dosaggi di polveri molto lente e difficoltose da
accendere.
I vecchi inneschi corrosivi al fulminato di mercurio ed al clorato di
potassio sviluppavano un impulso modesto ed una mediocre quantità di gas,
tuttavia la temperatura molto più elevata compensava egregiamente ogni
problema d'accensione; gli inneschi di ultima generazione, come già visto,
contengono stifnato di piombo un detonante molto meno erosivo ma incapace di
produrre da solo elevate temperature, essendo questa temperatura vicina al
limite accettabile e risultando il rendimento dello stifnato a volte scarso
e insufficiente con polveri lente e con basse temperature esterne ad esso
sono quasi sempre aggiunti nella miscela innescante tetrazene, solfuro d'
antimonio e nitrato di bario alfine di avere un maggior apporto d'ossigeno
ed aumentare leggermente ma molto efficacemente la temperatura di vampa.
Il nitrato di bario, allunga in modo efficace la forma del dardo di vampa,
il solfuro d'antimonio aumenta il volume dei gas generati dalla detonazione
ed il potere d'urto dei granuli vetrosi incandescenti sulla massa del
propellente, conferendogli un potere disgregativo che appare importantissimo
nell'accensione dei propellenti più lenti, quasi sempre flemmatizzati
tramite verniciature dei grani molto spesse e refrattarie alla fiamma.
Gli inneschi per carabina siano essi di piccolo o grande diametro presentano
una coppetta metallica molto più spessa degli equivalenti per armi corte, il
motivo è intubile, in quanto essi sono destinati a sopportare pressioni
molto più elevate, gli inneschi di tipo Magnum e Match solitamente impiegano
coppette ancora più robuste.
Gli inneschi Magnum se utilizzati con calibri medi e cariche leggere di
polvere non producono innalzamenti pressori, come spesso si sente
erroneamente affermare, anzi non di rado migliorano il rendimento e la
costanza delle polveri bibasiche diminuendo sensibilmente gli scarti di
velocità e la deviazione standard.
Gli inneschi Match sono molto costosi perché prodotti con un ciclo di
fabbricazione più lento e sofisticato; essi impiegando materiali di
primissima scelta ed essendo sottoposti a moltissimi test di regolarità in
fase produttiva, assicurano un rendimento eccellente per costanza e
regolarità particolarmente necessario nelle speciali munizioni da tiro e da
Bench-Rest alle quali sono destinati.
In particolare in questi inneschi le coppette vengono prodotte con speciali
lamiere di tombacco selezionate per uniformità di spessore e di durezza in
modo da conferire una perfetta omogeneità di sensibilità alla percussione ed
una risposta sempre uguale cartuccia dopo cartuccia.
Gli inneschi sono caricati con un esplosivo detonante molto più potente
delle normali polveri da sparo pertanto devono essere sempre maneggiati con
estrema cura, un centinaio di inneschi uniti costituisce il potenziale di
una piccola bomba e per questo motivo la conservazione deve avvenire sempre
negli originali alveari in plastica in cui sono suddivisi uno dall'altro,
essi non devono mai essere versati sfusi in contenitori di vetro o metallo
credendo di migliorarne il maneggio e la conservazione.
I principali nemici degli inneschi sono rappresentati dall'umidità, dall'
olio, dagli sbalzi di temperatura molto forti e repentini e dal tempo.
Gli apparecchi d'innesco debbono essere toccati il minimo indispensabile con
le mani, in particolare se unte o sudate e conservati nelle loro scatole in
luoghi perfettamente asciutti e preferibilmente al riparo dalla luce, nelle
cartucce ricaricate più volte quando la sede portainnesco ha già perso parte
della sua tenuta, tra innesco e bossolo può passare dell'olio rimasto sulla
faccia dell'otturatore e disattivare totalmente o parzialmente, anche se
magari non subito, questo piccolo importantissimo detonatore.
Se le cartucce ricaricate sono destinate alla caccia, sarebbe sempre molto
consigliabile ricoprire con una leggerissima pennellata di vernice
trasparente alla nitro la parte esterna degli inneschi ed in particolare
sigillare il cercine di giunzione tra capsula e bossolo, allo scopo, si
adatta benissimo anche il volgare smalto da unghie.
Spiegazione veramente interessantissima. Grazie del contributo.
Ciao
PZ
A bocca aperta da si sě tanto sapere, ringrazio.
--
Yours Truly, Raoul