Premetto che non ho letto l'articolo, comunque la maggior parte degli
enfield australiani "nuovi di arsenale" in realtà sono "nuovi di
importatore" in quanto messi assieme da John Yovino in America.
Tra l'atro sono quasi sempre privi edi piccoli rinforzi metallici nel calcio
ed il tiro può anche essere pericoloso, in quanto il legno è molto fragile e
rischia di spaccarsi sotto il rinculo.
Gualbo
....confermo.
Da una rapida lettura su forum dedicati all'Enfield, è emerso inoltre che
alcuni esemplari hanno anche headspace eccessivo.
Forse sarebbe più giusto chiamare questi cosi "repliche".........
Ciao
Francesco
> John Yovino
Almeno 'sto Iovino ha avuto la decenza di cambiare il suo nome in Yovino,
e non far ricadere le sue colpe sulla sua Terra di origine!
Apprezzabile, in verita'.
Ciao.
--
Francesco Mancuso
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Parlando di Enfield australiani "assemblati" dall'importatore
americano:
>Premetto che non ho letto l'articolo, comunque la maggior parte degli
>enfield australiani "nuovi di arsenale" in realtą sono "nuovi di
>importatore" in quanto messi assieme da John Yovino in America.
OK... e questo lo sappiamo tutti, tranne l'estensore dell'articolo,
che e' la stessa persona che non molto tempo fa ha fatto il diavolo a
quattro su questo NG sostenendo che il Mosin Nagant sniper finnico con
ottica PU era una ex ordinanza originale.
Il bello della faccenda e' che l'autore sa perfettamente che di queste
operazioni "discutibili" sugli enfield australiani se ne e' parlato a
lungo... ma preferisce credere che si tratti di una frottola... o
forse mentre i collezionisti ne parlavano, lui era troppo occupato a
chiacchierare in qualche armeria.
Nell'articolo ci spiega (cito a memoria... perche' le pagine
dell'articolo le ho strappate e buttate appena lette, per evitare che
possano finire in mano a qualcuno che ci crede!) che:
- esiste una leggenda metropolitana, ovviamente falsa e diffusa solo
su internet, che dice che gli Enfield australiani in ottime condizioni
sono frutto di un assemblaggio di pezzi di ricambio
- chi pensa che gli australiani potessero permettersi di tenere tanti
pezzi di ricambio senza usarli per fabbricare fucili, non ha capito un
tubo di logistica militare
- ci spiega poi che il cutoff e', in assoluto, totalmente inutile, e
non si capisce come facessero gli inglesi a considerarlo una soluzione
intelligente.
Io non capisco niente (probabilmente sono di origini "inglesi"...)...
e quindi mi posso anche permettere di commentare....
Riguardo alla "leggenda metropolitana" degli Enfield australiani
assemblati da John Yovino... casualmente ho una scansione della sua
vecchissima pubblicita' su riviste americane nelle quali affermava che
si trattava di fucili assemblati da parti di ricambio... e non si
tratta di una novita' in ambito armiero, visto che, solo per fare un
esempio, c'e' un'azienda che l'ha fatto anche con le parti sostituite
dei Garand.
Mi dispiace, ma non ho frequentato il corso universitario di
"logistica militare", ma a giudicare da quel che scrive, non l'ha
frequentato neppure l'estensore dell'articolo.
Che il cutoff fosse inutile, nei contesti bellici della fine del XIX
secolo e gli inizi del XX secolo non me la sentirei di sostenerlo...
ma visto che gli inglesi erano cosi' "fessi" da mettere il cutoff...
l'autore dovrebbe spiegarmi a cosa serve quella levetta nello
Springfield 1903, arma coeva all'Enfield, che al pari dell'Enfield
(parliamo di no. 1 mk III) ha partecipato alla Grande Guerra.
Oppure... anche gli americani (e tanti altri!) erano cosi' fessi da
usare il cutoff sui fucili? :-)
Tra l'altro... l'Enfield fotografato nell'articolo, apparentemente
nuovo, ha uno scasso nel calcio per l'inserimento del calciolo che mai
e poi mai sarebbe passato per un controllo di qualita' militare,
IMHO....
Solo per la cronaca, sullo stesso numero della stessa rivista c'e'
anche un articolo (di un altro autore, che preferisco non citare) sui
Mauser K-Kale turchi, a mio parere scritto con molta onesta' ma con
altrettanta ignoranza sulla materia trattata.
Ma gli errori sono tali e tanti che diventa persino difficile
commentare, e l'unico consiglio che me la sento di dare all'autore e'
quello di comprarsi qualche BUON libro sui Mauser come l'Olson, o il
Ball... e magari si accorgera' da solo di quante cavolate ha scritto
:-(
L'unica cosa della quale sono certo... e' che in un paio di punti si
butta a pesce sui "si dice"...
"si dice che i turchi abbiano modificato anche i Lebel"... "si dice
che i turchi abbiano modificato anche i mauser"...
Beh... con i suoi "si dice"... io ci ho sparato... e ci ho usato
munizioni vere :-)
Ciao
Sarà anche ... ma è grazie ad internet ed ai contatti tra gli appassionati
che si son svelate clamorose cantonate dei mostri sacri e scoperte
altrettanto clamorose bufale!
> Che il cutoff fosse inutile, nei contesti bellici della fine del XIX
> secolo e gli inizi del XX secolo non me la sentirei di sostenerlo...
> ma visto che gli inglesi erano cosi' "fessi" da mettere il cutoff...
> l'autore dovrebbe spiegarmi a cosa serve quella levetta nello
> Springfield 1903, arma coeva all'Enfield, che al pari dell'Enfield
> (parliamo di no. 1 mk III) ha partecipato alla Grande Guerra.
> Oppure... anche gli americani (e tanti altri!) erano cosi' fessi da
> usare il cutoff sui fucili? :-)
non erano per niente fessi ... anzi!
Prima della diffusione delle mitragliatrici il fuoco di sbarramento si
faceva con la fucileria (e spesso anche quello antiareo durante la grande
guerra)
Lo scopo degli alzi "chilometrici" era proprio quello dato che il normale
militar-soldato non era Carabina Quigley!
Il tiro si faceva per squadre ed erano ufficiali e graduati ad ordinare ai
loro uomini le regolazioni degli alzi in funzione della distanza delle
fanterie nemiche che avanzavano.
Il cutoff consentiva di esercitare il fuoco di fila, scarica dopo scarica,
conservando il serbatoio pieno sino a che, giunto il nemico in prossimità
delle linee, fosse ordinato il "fuoco a volontà"
lmb
> gualbo ha scritto:
> > John Yovino
> Almeno 'sto Iovino ha avuto la decenza di cambiare il suo nome in Yovino,
> e non far ricadere le sue colpe sulla sua Terra di origine!
> Apprezzabile, in verita'.
> Ciao.
Ehm...si chiamerebbe Jovino, John Jovino da New York...
Cordialità.
Moma
--
> Ehm...si chiamerebbe Jovino, John Jovino da New York...
Da dove sara' mai arrivato uno Iovino naturalizzato in Jovino a Nuova York?
Albania? Bosnia Erzegovina? Boh?
Stammi bene.
--
Francesco Mancuso
>> Nell'articolo ci spiega (cito a memoria... perche' le pagine
>> dell'articolo le ho strappate e buttate appena lette, per evitare che
>> possano finire in mano a qualcuno che ci crede!) che:
>> - esiste una leggenda metropolitana, ovviamente falsa e diffusa solo
>> su internet,
>Sarŕ anche ... ma č grazie ad internet ed ai contatti tra gli appassionati
>che si son svelate clamorose cantonate dei mostri sacri e scoperte
>altrettanto clamorose bufale!
Nel caso specifico... c'e' a mio parere una notevole malafede.
Perche' se da un lato e' vero che Internet ha il "difetto"
dell'orizzonalita', che poi significa che tutti hanno IN PARTENZA la
stessa visibilita', e che il sito del Corriere della Sera su Internet
ha la stessa credibilita' INIZIALE di quello di Novella 2000, la
PRESUNTA "leggenda metropolitana" citata non viene da un sito
qualunque.... anzi!
Premessa: a mio parere i migliori libri scritti sull'Enfield sono
quelli di Charles Stratton, un Docente Universitario (in pensione dal
1998) dell'Universita' dell'Idaho che ha pubblicato diversi libri
sugli Enfield per la North Cape Publications, collana "for Collectors
only", nei quali ha parlato estesamente anche degli Enfield no. 1, ma
il volume e' ovviamente datato (per amore di precisione, la prima
edizione del volume 1, che tratta degli Enfield no. 1, e' del 1997 e
la seconda edizione e' del 2002) e comunque il libro tratta di Enfield
VERI, e non prende in considerazione le repliche o i riassemblaggi.
Charles Stratton, assieme ad altri collezionisti e studiosi di fucili
Enfield e' anche il principale animatore dell'ERR, "Enfield Rifle
Research", che ha un sito internet e pubblica anche un bollettino
semestrale per tenere informati gli appassionati sulle possibili
truffe, taroccamenti e repliche.
Guarda caso.... la "leggenda metropolitana" citata nell'articolo,
viene proprio da un articolo del Prof. Charles Stratton pubblicato sul
sito dell'Enfield Rifle Research :-)
Scrivere che si tratta di una "leggenda metropolitana" e' come dire
che Marconi non ha inventato la radio!
Per la cronaca... il sito e' questo:
http://www.webpages.uidaho.edu/~stratton/en-page/fakes.htm
pubblicato ovviamente sulla pagina personale del Prof. Charles
Stratton che, in qualita' di ex Docente ha le sue pagine personali sul
sito dell'Universita dell'Idaho.
Lo stesso articolo era riportato gia' da TANTISSIMO anche su:
http://www.exordinanza.net/schede/leefakes.htm
per la serie: "evitiamo di farci fregare".
Ed anche per la serie: "che si chiamasse John Jovino lo sapevamo
gia'... ma preferivamo lasciare il dubbio che non si trattasse di un
italo-americano" :-)
Nel caso dell'articolo in questione, mi congratulo con il possessore
del bellissimo Enfield australiano che, malgrado non citato, e' con
tutta probabilita' il Sig. H.G. Wells (quello della "macchina del
tempo").... :-)
Ultimamente di "macchine del tempo" ne hanno usata piu' d'una in
quella rivista :-)
>> Che il cutoff fosse inutile, nei contesti bellici della fine del XIX
>> secolo e gli inizi del XX secolo non me la sentirei di sostenerlo...
>> ma visto che gli inglesi erano cosi' "fessi" da mettere il cutoff...
>> l'autore dovrebbe spiegarmi a cosa serve quella levetta nello
>> Springfield 1903, arma coeva all'Enfield, che al pari dell'Enfield
>> (parliamo di no. 1 mk III) ha partecipato alla Grande Guerra.
>> Oppure... anche gli americani (e tanti altri!) erano cosi' fessi da
>> usare il cutoff sui fucili? :-)
>non erano per niente fessi ... anzi!
>Prima della diffusione delle mitragliatrici il fuoco di sbarramento si
>faceva con la fucileria (e spesso anche quello antiareo durante la grande
>guerra)
Dai, Lucio.... non mettiamoci a disquisire con "gli esperti".
Cavolo... questi sono piu' avanti di Charles Stratton, tanto da
definire "leggenda metropolitana" quello che scrive in materia di
fucili Enfield lo stesso Stratton!
Considerazione:
ma se chi conosce solo le armi corte scrivesse solo articoli sulle
armi corte, e lasciasse perdere gli argomenti nei quali non ha alcuna
preparazione, come le ex ordinanza lunghe... non sarebbe una bella
cosa?
Ciao
> .....il mio inglese maccheronico non me lo permette, ma se qualche anima
pia
> piů bravo di me volesse prendersi la briga di chiedere al "presunto"
> fabbricante se il fucile trattato nell'articolo sia passato o meno nelle
sue
> mani? :-)
Io ho stampato l'articolo, la home page di John, e domattina finisce tutto
in mano al "direttore" ;-))
Ciao
Marco
> > Che il cutoff fosse inutile, nei contesti bellici della fine del XIX
> > secolo e gli inizi del XX secolo non me la sentirei di sostenerlo...
> > ma visto che gli inglesi erano cosi' "fessi" da mettere il cutoff...
> > l'autore dovrebbe spiegarmi a cosa serve quella levetta nello
> > Springfield 1903, arma coeva all'Enfield, che al pari dell'Enfield
> > (parliamo di no. 1 mk III) ha partecipato alla Grande Guerra.
> > Oppure... anche gli americani (e tanti altri!) erano cosi' fessi da
> > usare il cutoff sui fucili? :-)
> non erano per niente fessi ... anzi!
> Prima della diffusione delle mitragliatrici il fuoco di sbarramento si
> faceva con la fucileria (e spesso anche quello antiareo durante la grande
> guerra)
> Lo scopo degli alzi "chilometrici" era proprio quello dato che il normale
> militar-soldato non era Carabina Quigley!
> Il tiro si faceva per squadre ed erano ufficiali e graduati ad ordinare ai
> loro uomini le regolazioni degli alzi in funzione della distanza delle
> fanterie nemiche che avanzavano.
> Il cutoff consentiva di esercitare il fuoco di fila, scarica dopo scarica,
> conservando il serbatoio pieno sino a che, giunto il nemico in prossimità
> delle linee, fosse ordinato il "fuoco a volontà"
> lmb
Chiedo scusa, comprendo che il tiro all'Allara corrente sia una specialità
nuova ed affascinante e che sia gratificante puntare il dito sugli
articoli sbagliati pubblicati da Diana Armi.
Era giusto farlo nel caso del Mosin finlandese sniper, anche se non ho
condiviso i toni, è molto meno giusto nel caso dell'Enfield australiano
perchè bisognerebbe almeno averlo visto personalmente prima di giudicare e
sono disposto a scommettere che nessuno di coloro che ne ha parlato su
IHAM l'ha visto di persona...o mi sbaglio?
A questo punto bisognerebbe additare al pubblico ludibrio anche le
stupidaggini che compaiono sulle altre testate e, per contro, riconoscere
a Diana i suoi meriti quando pubblica articoli che trattano di cose mai
pubblicate in passato.
Un esempio è l'articolo sul funzionamento della Luger che compare sullo
stesso numero in cui è pubblicato l'Enfield australiano e che
approfondisce aspetti del suo progetto e del suo funzionamento che nessuno
prima d'ora si era sognato di trattare...
Quanto al discorso sul cut-off, Roberto Allara esprime una sua opinione
personale che è condivisibile o meno ma che, storicamente, ha avuto un
buon numero di sostenitori.
E' sufficente fare la conta delle ordinanze dei primi 20 anni del secolo
scorso e verificare quante possedevano il dispositivo in questione...
Ehm...vorrei ricordarvi anche che gli inglesi ogni tanto hanno delle idee
che il resto del mondo non condivide appieno...tipo la guida a destra ed
un sistema di misura un pò particolare...
Cordialità.
Moma
--
....certamente no :-)
Confido sul fatto che se egli veramente ha ASSEMBLATO i pezzi che poi hanno
prodotto l'enfield "nuovo di pacca", non avrebbe nessuna difficoltà a dirlo,
considerato che in USA vengono venduti come repliche o simili.....
ciao
Francesco
>.....il mio inglese maccheronico non me lo permette, ma se qualche anima pia
>piů bravo di me volesse prendersi la briga di chiedere al "presunto"
>fabbricante se il fucile trattato nell'articolo sia passato o meno nelle sue
>mani? :-)
>ecco il suo sito:
>http://www.johnjovinogunshop.com/
Tu chiederesti all'oste se il suo vino e' buono? :-)
Preferisco aspettare la risposta del Prof. Stratton :-)
Ciao
Siamo a due bufale se non sbaglio i conti !
Ancora tre e fanno il Big Five (diamo per buono che ogni oplo-bufala è una
specie a sé stante)
lmb
> Siamo a due bufale se non sbaglio i conti !
> Ancora tre e fanno il Big Five (diamo per buono che ogni oplo-bufala è una
> specie a sé stante)
> lmb
Una sola domanda: ma tu l'hai visto il fucile in questione o no?
>Chiedo scusa, comprendo che il tiro all'Allara corrente sia una specialità
>nuova ed affascinante
Non sono un cacciatore... ma le rare volte che vado a caccia tiro a
specie commestibili... e non sono cannibale :-)
>e che sia gratificante puntare il dito sugli
>articoli sbagliati pubblicati da Diana Armi.
Non e' gratificante... al contrario, mi fa incavolare come una
bestia.... perche' stiamo parlando di uno "strumento" di aggiornamento
per gli appassionati di armi, di uno strumento che ha un costo elevato
(120.000 lire all'anno, che non sono poche) e che, in quanto rivista
piu' vecchia del settore, DOVREBBE essere come la bibbia... per gli
appassionati.
Se leggo una cosa su Diana Armi, DEVE essere una cosa assolutamente
VERA. Se io dico una cazzata, parlando tra amici... beh, poco male!
Possono dirmi: "e' una cazzata", possono ribattere liberamente, e
soprattutto... l'ho detta GRATIS, sia che si tratti di una cazzata,
sia che si tratti di una verita' incontestabile.
Ma una notizia di politica che leggo sul Corsera, o una notizia di
economia che leggo sul Sole, o l'articolo su un'arma che leggo su
Diana Armi DEVE essere vera!
E' una notizia per la quale ho pagato dei soldi, che sono serviti a
pagare dei collaboratori che sono (o che dovrebbero essere!) dei
PROFESSIONISTI, che verificano le fonti prima di scrivere.
In questo caso specifico (l'articolo sull'Enfield) c'e' ignoranza, e
c'e' malafede, IMHO.
Ignoranza perche' l'esame delle fotografie pubblicate (esame
effettuato da un pezzente e poveraccio come me, che quel fucile in
mano non l'ha mai avuto), e che ho effettuato in una clinica
universitaria (Dipartimento di Oculistica) dove hanno dei Mac con
delle fotocamere che trasformano l'immagine di una pupilla dell'occhio
in un trasparente di formato A3... mi hanno permesso di ricavare
dettagli molto interessanti, malgrado la qualita' della stampa fosse
abbastanza scadente.
E se quei dettagli li ho visti io... non puo' non averli notati uno
che il fucile l'ha potuto esaminare dal vivo... e se non li ha notati
ci sono solo due possibilita'. O non voleva notarli, o non era in
grado di interpretarli per ignoranza della materia. Nel primo caso ci
sarebbe del dolo, e preferirei escluderlo, mentre nel secondo caso ci
sarebbe incompetenza, ed in questo caso l'errore non e' suo, ma di chi
gli permette di scrivere quelle cose su una rivista specializzata.
Malafede perche' il fatto che la maggior parte degli Enfield
australiani in condizioni "mint" presenti sul mercato (non ho detto
"tutti", ho detto "la maggior parte") siano frutto di assemblaggi di
parti di ricambio non e' una novita' per i collezionisti.
E non e' una novita' neppure per l'autore dell'articolo, che si
premura di avvisare che esiste una "leggenda metropolitana diffusa su
internet" (leggenda metropolitana, quindi una fandonia diffusa ad
arte!), "dimenticandosi" di dire che quella che lui definisce una
leggenda metropolitana e' in effetti una comunicazione ai
collezionisti fatta da uno dei maggiori esperti mondiali di fucili
Enfield (il Prof. Charles Stratton, autore dei principali testi su
questi fucili) e della principale associazione mondiale di studiosi e
collezionisti di Enfield, la ERR, Enfield Rifle Research.
Insomma... il Prof. Stratton diventa una "leggenda metropolitana"...
un po' come se uno scrivesse "si... su una rivista hanno scritto che i
tachioni hanno delle strane proprieta', ma si tratta di una leggenda
metropolitana".
Cazzo! Ma se la rivista e' "The Journal of Phisics", e l'autore e' un
certo Professor Rubbia.... le cose cambiano un pochino, non credi?
Questa e' malafede.
>Era giusto farlo nel caso del Mosin finlandese sniper, anche se non ho
>condiviso i toni
In che senso era giusto farlo?
Io ho conservato i post nei quali Allara difendeva a spada tratta
l'originalita' di quel fucile, e so della foga con la quale
Calamandrei ha sostenuto le stesse tesi.
E so anche che Lapin sta cambiando le pagina del "Mosin Nagant Rifle"
dedicata agli sniper finnici (le variazioni saranno sulla terza
edizione) in maniera che nessuno possa speculare su poche righe prive
di immagini per inventare fucili inesistenti spacciandoli per ex
ordinanza.
Ma da parte di Allara non ho letto nemmeno mezzo commento sul NG che
dicesse che il fucile non era una vera ex ordinanza, malgrado su un
paio di forum americani si stiano ancora rotolando dalle risate.
E da parte di Calamandrei non ho visto nessuna comunicazione su Diana
Armi che dicesse: "scusate, abbiamo preso una cantonata... quel fucile
era carino, era divertente, ma era un collage di altri fucili".
E allora, perche' mi dici che "era giusto farlo"?
Nessuno di voi (e parlo di te, di Allara e di Diana Armi) ha mai
ammesso che quel fucile fosse un falso.
Mi sono perso qualche post?
Sui toni.... beh... se uno arriva ad un raduno Ferrari con una Fiat
Duna con il cavallino rampante sul cofano, e pretende di fare credere
che e' un "rarissimo esemplare di preserie di una Testarossa"... non
credo si possa aspettare toni pacati.
Un collezionista di Ferrari si sentirebbe preso in giro!
Ed io, che non colleziono Ferrari ma fucili ex ordinanza, mi sento
preso in giro quando si cerca di spacciarmi per originale quello che
e' un palese "tarocco".
I toni vengono di conseguenza... ed i post sui forum americani pure!
>è molto meno giusto nel caso dell'Enfield australiano
>perchè bisognerebbe almeno averlo visto personalmente prima di giudicare e
>sono disposto a scommettere che nessuno di coloro che ne ha parlato su
>IHAM l'ha visto di persona...o mi sbaglio?
Credo di avere visto i punzoni della calciatura, sia pure in
fotografia (grazie al Dipartimento Universitario di Oculistica!), in
maniera molto piu' definita di quanto possa averli visti con una lente
chi aveva il fucile in mano.
Un singolo punzone, quasi invisibile in fotografia... e' diventato
un'immagine di 30x40 cm., e sono stati usati dei filtri per esaltare
ed evidenziare alcune particolarita' che probabilmente sfuggirebbero
ad un occhio umano, anche con una lente :-)
Le immagini (numerose) erano troppo "pesanti" per una spedizione via
e-mail, e quindi ho dovuto metterle su un DVD che e' in viaggio per
gli USA, dove conto che qualcuno possa confermare o smentire i miei
dubbi.
E se li smentira', non avro' difficolta' a scriverlo... perche' non
sono Dio (anche se, come dice Woody Allen... bisogna pure avere dei
modelli!).
Se li confermera'... anche in questo caso non avro' difficolta' a
scriverlo, ne' su questo NG, ne' a Calamandrei.
>A questo punto bisognerebbe additare al pubblico ludibrio anche le
>stupidaggini che compaiono sulle altre testate e, per contro, riconoscere
>a Diana i suoi meriti quando pubblica articoli che trattano di cose mai
>pubblicate in passato.
E ti pare che non sia mai stato fatto?????? :-)
Quando ha abbandonato questo NG Vallini strillava come un'aquila, e
minacciava querele.
Eppure... non mi risulta che sulla sua rivista siano mai stati
pubblicati articoli su armi inesistenti!
>Un esempio è l'articolo sul funzionamento della Luger che compare sullo
>stesso numero in cui è pubblicato l'Enfield australiano e che
>approfondisce aspetti del suo progetto e del suo funzionamento che nessuno
>prima d'ora si era sognato di trattare...
Credevo di sapermi esprimere correttamente in italiano.
Io le armi corte le uso molto di rado, e non mi appassionano.
Non sono in grado di dare un giudizio sull'articolo sul funzionamento
della Luger. Quindi sto da una parte, zitto zitto, ed ascolto... come
dovrebbe fare chi NON SA.
Sulle armi lunghe ne so un pochino di piu'.... non molto, ma
sicuramente molto di piu' di chi ha scritto l'articolo sul
Mosin-Nagant-Sniper-Starwars-Finnico e sull'Enfield australiano.
Cerco di parlare di cose che so... non di cose che non conosco.
Mori NON scrive libri di informatica... ed io NON scrivo libri di
diritto.
Come dicono a Milano: "Ofelée, fa el tu mestée".
>Quanto al discorso sul cut-off, Roberto Allara esprime una sua opinione
>personale che è condivisibile o meno ma che, storicamente, ha avuto un
>buon numero di sostenitori.
>E' sufficente fare la conta delle ordinanze dei primi 20 anni del secolo
>scorso e verificare quante possedevano il dispositivo in questione...
Con la premessa che moltissime armi di quel periodo avevano una azione
che sconsigliava fortemente, per ragioni progettuali, l'ipotesi di
ricorrere al caricamento a colpo singolo, perche' l'unghia estrattrice
avrebbe subito dei danni, e quindi il cutoff era inapplicabile....
solo guardando nella rastrelliera alla mia sinistra vedo uno
Springfield 1903... vedo un Enfield no. 1 mk III inglese, vedo un
Kropatscheck portoghese....
Insomma, mi pare di notare che il problema fosse molto sentito da
quelle nazioni che avevano delle colonie da mantenere (Regno Unito,
Portogallo) o che avessero dei paesi confinanti "turbolenti ma male
armati".
Perche' alla fine il vantaggio del cutoff lo senti quando devi fare
fuoco di fila verso bersagli lenti, con armi con una gittata molto
inferiore a quella dei tuoi fucili.... e quindi.... direi che i Paesi
con colonie turbolente sono l'ambiente di applicazione ideale.
Nel caso dello Springfield 1903... prova a ripercorrerne la storia
militare dell'epoca progettuale, e vedrai da solo che l'adozione del
cutoff non e' stata una cattiva idea.
>Ehm...vorrei ricordarvi anche che gli inglesi ogni tanto hanno delle idee
>che il resto del mondo non condivide appieno...tipo la guida a destra ed
>un sistema di misura un pò particolare...
Beh... parlare male a me della "perfida albione" e' come sfondare una
porta aperta!
Ma per una volta nella loro storia che hanno fatto una cosa giusta
(l'utilizzo del cutoff!)... mi pare perfido colpevolizzarli
ingiustificatamente! :-)
Ciao :-)
> Beh... parlare male a me della "perfida albione" e' come sfondare una
> porta aperta!
> Ma per una volta nella loro storia che hanno fatto una cosa giusta
> (l'utilizzo del cutoff!)... mi pare perfido colpevolizzarli
> ingiustificatamente! :-)
> Ciao :-)
Se vogliamo proprio dire una cosa il cutt-off venne sperimentato per primo
nelle armi dell'europa centrale:-)))
Elenco nazioni che hanno usato il cutt-off
Austro-Ungheria
Carabina FRUWIRTH mod.1870
Fucile Kropatschek mod.1871
Carabina Kropatschek mod.1871
Francia
Fucile da marina mod.1878
Fucile da Fanteria mod.1884
Fucile da Fanteria mod.1885
Fucile Lebel mod.1886 e mod.1886/93
Germania
Fucile Mauser mod.1871/84
Giappone
Fucile Murata mod.1883
Fucile Murata mod.1889
Italia
Tutte le armi con sistema Vetterli modifiocate con caricatore Vitali.
Vetterli-Bertoldo mod.1882
Vetterli Ferracciù mod.1890
Norvegia e Svezia
Fucile Jarman mod.1881/87
Olanda
L'intera serie dei fucili sistema Beaumont e serbatoio Vitali.
Portogallo
Tutta la famiglia dei fucili Kropatschek.
Svizzera
Fucile Mod.1889 e Mod.1889/96
Turchia
Fucile Mauser mod.1887
U.S.A.
Armi con sistema Spencer.
Springfield mod.1903
Sicuramente me ne sono dimenticato qualcuna ma credo di aver dato un buon
contributo.Come si vuole dimostrare non sono solo stati i popoli di
origine anglo-sassone ad utilizzare il cutt-off, tralasciando il fatto che
moltissimi di questi modelli vennero esportati anche all'estero.
Ricordo che moltissime di queste armi sono state usate ancora nella I°GM e
anche nella II°GM. I Vetterli sono ancora usati in Africa.
saluti
redimacchia
>XXVIII Ottobre ha scritto:
>> Beh... parlare male a me della "perfida albione" e' come sfondare una
>> porta aperta!
>> Ma per una volta nella loro storia che hanno fatto una cosa giusta
>> (l'utilizzo del cutoff!)... mi pare perfido colpevolizzarli
>> ingiustificatamente! :-)
>Se vogliamo proprio dire una cosa il cutt-off venne sperimentato per primo
>nelle armi dell'europa centrale:-)))
Non volevo infierire... e infatti non ho parlato di "invenzione" del
cutoff, ma di "utilizzo"... senno' mi accusano di fare il "tiro
all'Allara corrente"....
>Elenco nazioni che hanno usato il cutt-off
Giuro... mi hai letteralmente lasciato a bocca aperta!
Con tanti di quei fucili che hai elencato ci ho anche sparato, ma io
mi sono limitato a guardare i primi due con il cutoff che vedevo nella
rastrelliera... tu hai fatto un trattato :-)
Grande!!!!!
E comunque... guarda caso... Portogallo, Olanda, Germania, Turchia,
Regno Unito, Francia... che sono Paesi che avevano colonie a
quell'epoca, dove era possibile che si sarebbero un giorno trovati a
fronteggiare rivolte di popolazioni civili, o di movimenti autonomisti
ed indipendentisti, che per le loro caratteristiche sarebbero stati
peggio armati e presumibilmente piu' lenti.
Sara' un caso?
>Sicuramente me ne sono dimenticato qualcuna ma credo di aver dato un buon
>contributo.Come si vuole dimostrare non sono solo stati i popoli di
>origine anglo-sassone ad utilizzare il cutt-off, tralasciando il fatto che
>moltissimi di questi modelli vennero esportati anche all'estero.
Un buon contributo???? Un capolavoro!!!
Ciao :-)
ma non solo.
Quand'anche fossero stati ad armi pari ti trovavi in questa situazione:
attaccati trincerati o in fortino: attaccanti fuori delle loro trincee ed in
movimento rapido.
Questi ultimi fanti non sparano verso gli attaccati ma corrono all'attacco.
La loro copertura è data dalle artiglierie fino a che è possibile ossia fino
a che sono troppo vicini all'obbiettivo. Gli attaccanti per rallentare
l'avanzamento delle fanterie fanno fuoco di fila e qui vien bene il cut
off perché si lavora a scariche successive e contemporanee con gli alzi
regolati per saturare lo "spessore" delle file nemiche in avvicinamento.
Dall'elenco di Redimacchia vediamo che siamo un periodo che va dal 1870 agli
inizi del 900. Quando ancora le mitragliatrici erano strumenti rari ed al
loro posto si usava il fuoco di fucileria.
Se vogliamo ricordare un episodio interessante sotto questo punto di vista,
questo è la battagia di Plevna durante la guerra russo-turca (30 luglio
1877)
I russi avanzavano verso le trinecee turche, armati dei loto Berdan in
10,75x58R e dei Krnka. I turchi disponevano di Peabody-Martini 45-55 turco
affiancato da un altro "attrezzo" rivoluzionario, almeno per noi europei.
La difesa turca avrebbe dovuto essere effettuata con la solita tecnica del
fuoco di fila dei fucili monocolpo (dalla cui logica di impiego deriva il
cut-off) ... invece silenziosa attesa; questo sino a che i fanti russi che
avanzavano a ranghi serrati in formazione ottocentesca si trovarono ad una
distanza - circa 200 metri- sufficientemente ridotta per passare
all'impiego del nuovo "attrezzo" ... il Winchester a leva modello 1866. Per
i russi fu una carneficina.
lmb
> Okkio perchè se è vero che possono esistere enfield australiani in stato di
> nuovo, è altresì vero che quelli nuovi marcati Jovino son dei riassemblaggi.
Ma perchè non la dici tutta? John Jovino importò anche fucili completi. E'
vero che erano una minoranza rispetto a quelli che lui assemblò (ma che
vuol dire riassemblaggi?) con parti sciolte ma comunque c'erano...
> Me ne è capitato uno per le mani tre o 4 mesi fa e non aveva neanche i
> rinforzi interni, il che secondo alcuni testi è anche pericoloso in
> quanto il calcio potrebbe spaccarsi.
Vero. Molti fucili assemblati da John Jovino mancano delle piastrine
anti-rinculo.
Quello esaminato da Diana Armi però le ha...
> Ma dire che è una leggenda metropolitana è una forzatura non condivisibile.
Concordo, Roberto Allara è stato, diciamo così, poco equilibrato...
Vero, importò anche completi, ma la maggior parte (se non tutti ) quelli
"nuovi di pacca sono riassemblaggi.
CUT
> Vero. Molti fucili assemblati da John Jovino mancano delle piastrine
> anti-rinculo.
> Quello esaminato da Diana Armi però le ha...
Stiamo parlando delle stesse piastine? Non quelle presenti su tutti gli
enfield, ma quelle aggiuntive peculiari dei fucili australiani.
Comunque la cosa mi interessa marginalmente: come potrai immaginare non
compro la rivista dopo il disgustoso comportamento di alcune persone, non me
ne frega niente di quello che scrivono e non voglio fare polemica con loro.
Per me sono 0.
Gualbo
> Vero, importò anche completi, ma la maggior parte (se non tutti ) quelli
> "nuovi di pacca sono riassemblaggi.
> CUT
Errore, c'erano anche fucili nuovi.
Riassemblaggio vuol dire mettere insieme parti smontate da altri fucili.
I fucili fatti da Jovino erano quasi tutti assemblaggi fatti con parti
nuove poichè egli acquistò l'intero stock di pezzi di ricambio giacenti in
arsenale.
> > Vero. Molti fucili assemblati da John Jovino mancano delle piastrine
> > anti-rinculo.
> > Quello esaminato da Diana Armi però le ha...
> Stiamo parlando delle stesse piastine? Non quelle presenti su tutti gli
> enfield, ma quelle aggiuntive peculiari dei fucili australiani.
Vedo che l'abitudine a dare come minimo dell'incompetente a persone che
manco si conoscono è abbastanza radicata.
Comunque, per chi, incuriosito da queste famose piastrine, volesse
togliersi lo sfizio di capire cosa sono, è disponibile una foto che posso
mandare via mail. Non per sfoggio di cultura ma perchè è difficile capire
di che si tratti semplicemente leggendone la descrizione fatta sui vari
siti, oltretutto quasi sempre in inglese. Sono in buona sostanza 2
rinforzi in ottone o rame, di forma quasi quadrata e con lato di circa 1
cm, fissati alla calciatura a mezzo di 1 vite a legno. Servono ad evitare
rotture del legno per effetto del rinculo, soprattutto se la calciatura
stessa non è adeguatamente avvitata alla batteria. Nel caso in cui non
siano presenti è imperativo controllare che le viti siano strette
correttamente per poter sparare con relativa tranquillità (ma non mi
assumo responsabilità!).
> Comunque la cosa mi interessa marginalmente: come potrai immaginare non
> compro la rivista dopo il disgustoso comportamento di alcune persone, non me
> ne frega niente di quello che scrivono e non voglio fare polemica con loro.
> Per me sono 0.
> Gualbo
Puoi comprare le riviste che più ti piacciono e parlare con chi vuoi, non
è questo il punto.
Se, alla domanda di un appassionato che non conosce l'argomento, rispondi
dando notizie parziali e mettendo subito in dubbio che il fucile in
oggetto sia un falso non gli fai un gran servizio. Prova ad insegnargli a
riconoscere gli assemblati da quelli nuovi d'arsenale perchè, se se ne
trova uno davanti in armeria, sai che gli frega delle tue beghe con Diana
Armi? A lui interessa capire che arma ha davanti per poter decidere se
comprarla o meno.
Il che è inconfutabile.
Quindi quando fai determinate accuse di dare notizie parziali ti prego di
pensarci su due volte!
Poi a me del vostro articolo non me ne può fregà de meno.
Ho solo comunicato (onestamente) le mie conoscenze.
Visto che sei l'unico a criticare il mio comportamento sarà bene che mi
metti nel killfile, come io farò per te.
Non ho voglia di fare ulteriori polemiche
Gualbo
> Purtroppo vedo che sei prevenuto nei miei confronti:
No, non sono prevenuto nei tuoi confronti nè volevo dare l'impressione di
esserlo; sei una persona che ho conosciuto, anche se solo per telefono, e
ci tengo a mantenere rapporti corretti e cordiali purchè ci sia reciproco
rispetto.
> 1)non ti ho mai dato dell'incompetente.
Qui devo ammettere di essere stato forse troppo impulsivo. Siccome in
passato, da parte dell'uomo tutto libri, forum americani e distintivo (non
me ne voglia, cerco di stemperare un clima un pò troppo rovente!) mi è
stato dato del bugiardo quando ho detto che ho in collezione una CZ52
entrata in Italia nel 1969 (che bontà sua continua ad essere
grigio-verdognola!) e dell'incompetente quando ho detto che esistono pochi
m/38 tipo II (HUSQVARNA) con manetta dritta e qualcuno di più con il
supporto dell'alzo prodotto da Carl Gustafs, mi sono sentito nella stessa
situazione: se parliamo di Enfield australiani e di piastrine di
ripartizione, visto che ne esistono 2 sole all'interno del fucile, si
dovrebbe supporre che si parli della stessa cosa.
> 2) Rileggi il mio post in cui dico testualmente :
> "comunque la maggior parte degli
> enfield australiani "nuovi di arsenale" in realtà sono "nuovi di
> importatore" in quanto messi assieme da John Yovino in America."
> Tra l'atro sono quasi sempre privi dei piccoli rinforzi metallici nel calcio
> ed il tiro può anche essere pericoloso, in quanto il legno è molto fragile e
> rischia di spaccarsi sotto il rinculo."
> Il che è inconfutabile.
> Quindi quando fai determinate accuse di dare notizie parziali ti prego di
> pensarci su due volte!
I tuoi post su questo argomento dicono cose vere anche se l'impressione
che lasciano in chi legge è quella che il buon Jovino abbia distribuito
solo degli assemblati e che gli Enfield australiani nuovi d'arsenali siano
tutti falsi.
Con il clima che si era instaurato con il disgraziato articolo sul Mosin
finlandese sniper l'effetto è stato quello di arrivare, nel giro di pochi
post, alla seguente situazione:
1. Gli Enfield australiani nuovi che si potrebbero trovare nelle armerie
sono quasi sicuramente falsi e pericolosi.
2. Quello presentato da Diana Armi è sicuramente falso.
3. Ci hanno rifilato un'altra bufala.
4. Domani ricopro di improperi Calamandrei e Cacciapuoti.
5. Roberto Allara è un gaglioffo in malafede che nasconde mille mila
Enfield australiani in cantina e vuole assicurarsi un futuro felice alle
Bahamas con il ricavato della vendita.
6. Domani telefono al prof. Stratton (detto anche il Paolo Gregorio Motta
d'America) e se non mi risponde lui chiedo l'intervento dei caschi blu
dell'Onu.
7. Apposizione del cartello "Pazi Bufalisti" sulla via che porta alla
redazione di Diana Armi (ad imitazione del cartello "Pazi Snaiperisti" che
c'era a Sarajevo sul viale dei cecchini).
> Poi a me del vostro articolo non me ne può fregà de meno.
Io non c'entro nulla con l'articolo...
> Ho solo comunicato (onestamente) le mie conoscenze.
Mai messo in dubbio la tua onestà.
> Visto che sei l'unico a criticare il mio comportamento sarà bene che mi
> metti nel killfile, come io farò per te.
Non ho nessuna intenzione di metterti nel killfile, non ne vedo il
motivo...se hai dei buoni motivi per farlo con me, fai pure...
> Non ho voglia di fare ulteriori polemiche
> Gualbo
Nemmeno io voglio fare polemiche, anche perchè non servono a nulla...e
questa mia risposta per niente stizzita credo che lo dimostri...
Con rinnovata stima.
Penso proprio che ti sbagli, non ho mai nenche accennato ad una discussione
su gustafs m38 o cz 52!!!
Stai facendo un errore di persona.
CUT
>> Con il clima che si era instaurato con il disgraziato articolo sul Mosin
> finlandese sniper l'effetto è stato quello di arrivare, nel giro di
pochi...
CUT
Le idiozie scritte nell'aticolo sul mosin finnico DOVEVANO essere evidenti a
chiunque ne capisca un po' di mosin. Ovvio che non tutti sono appassionati
di questo fucile, ma lo scrivere un'articolo o il postare su di un ng. non
sono degli obblighi medici.
ASPETTO ANCORA LE SCUSE di chi ha preso le difese di quell'articolo.
Enfield:
Jovino importò moltissimi fucili in tutte le condizioni. ovvio che in mezzo
a tanti ce ne sarà anche stato qualcuno in stato di nuovo.
Tantissimi li assemblò. E quelli sono TUTTI in stato di Nuovo.
> 2. Quello presentato da Diana Armi è sicuramente falso.
Non lo so, mi hanno detto che il fucile è del 41 in una calciatura del '44.
e questo mi sarebbe bastato a lasciarlo sul bancone dell'armiere, così come
ho fatto 3 mesi fa per uno nelle stesse condizioni.
Nel caso del fucile di Diana Armi non c'è la certezza del fatto che sia
nuovo di pacca, ma non c'è neanche la certezza che sia assemblato da
Jovino.
I miei fucili non devono avere neanche l'ombra di una macchia. Se c'è il
dubbio il pezzo non fa per me. Se lo godrà qualcun altro!
CUT
> 5. Roberto Allara è un gaglioffo in malafede che nasconde mille mila...
CUT
Non sono uso dire del male degli altri nè esternare i miei giudizi di
valore. So solo che non ha accettato il confronto. Si è invece comportato
malissimo pubblicamente con Minervini.
Io non auguro malattie alla gente!!
Non posso sicuramente stimare chi si comporta così!
> 7. Apposizione del cartello "Pazi Bufalisti" sulla via che porta alla
> redazione di Diana Armi
Aspetto ancora una risposta alla lettera mandata a Diana Armi. L'unica
ottenuta invitava sarcasticamente a leggere Lapin....
Non hanno fatto una gran bella figura, anzi.. Io sono un semplice
appassionato, faccio un mestiere che con le armi non c'entra niente. Mi
piacerebbe che chi scrive e magari è pagato per farlo, lo faccia con
cognizione di causa ed onestà intellettuale. Per me un punto di onore:
purtroppo per me e per pochi altri!
Gualbo
>Qui devo ammettere di essere stato forse troppo impulsivo. Siccome in
>passato, da parte dell'uomo tutto libri, forum americani e distintivo (non
>me ne voglia, cerco di stemperare un clima un pò troppo rovente!)
Immagino di essere io....
Forse si, perche' di libri ne ho tanti, ed ho l'abitudine di leggerli
(a quanto pare e' una abitudine non troppo diffusa...).
I forum americani (e non solo americani, ma anche inglesi, francesi,
spagnoli ed italiani) li frequento abitualmente, perche' anche se lo
faccio solo per passione, e non scrivo articoli per le riviste,
preferisco imparare tutto quel che posso.
Il distintivo... mi manca. L'unico distintivo che ho e' quello della
NRA americana, della quale sono socio, e che e' cucito sul gilet che
uso per andare a tirare.
> mi è
>stato dato del bugiardo quando ho detto che ho in collezione una CZ52
>entrata in Italia nel 1969 (che bontà sua continua ad essere
>grigio-verdognola!)
Non ti ho dato del bugiardo sul fatto che possiedi una CZ 52 grigio
verdognola.
Mi sono limitato a farti notare che, in Cecoslovacchia, in nessuna
fondina ho visto armi di quel colore.
Ho chiesto conferma ad amici cecoslovacchi che quella pistola al
fianco l'hanno avuta per anni per lavoro... e che mi hanno confermato
che la loro pistola non era grigio verdognola.
Ma ti ho dato atto che di pistole di quel colore in Italia ne ho viste
diverse, e che quelle CHE HO VISTO IO di quel colore erano state
importate in grandi quantita', ma che si trattava di armi rifosfatate.
Tu dici che la tua e' assolutamente vera ed originale... ed io posso
solo risponderti che io ho la Glock originale di Giovanni Paolo II,
con tanto di stemma pontificio impresso in oro....
Dici che e' un tarocco????
Non e' possibile... l'ha importata dal Vaticano un mio carissimo amico
subito dopo che Giovanni Paolo II, ascoltando i consigli di Tadini,
l'ha cambiata con una Steyr :-)
>e dell'incompetente quando ho detto che esistono pochi
>m/38 tipo II (HUSQVARNA) con manetta dritta e qualcuno di più con il
>supporto dell'alzo prodotto da Carl Gustafs, mi sono sentito nella stessa
>situazione
Io me la sentirei di consigliare la lettura di "Crown Jevels - The
Mauser in Sweden" pubblicato dalla Collector's Grade... percheì a
quanto pare il libro di Poyer non ti e' bastato.
Poi... se la tua passione sono le CZ 52 di colore verde ed i Mauser 38
Husqvarna con manetta dritta... comprali pure.
Io, se li vedo in armeria, continuo a lasciarli in rastrelliera.
D'altra parte i miei soldi li spendo come mi pare, e non vedo perche'
anche gli altri non possano fare altrettanto :-)
>I tuoi post su questo argomento dicono cose vere anche se l'impressione
>che lasciano in chi legge è quella che il buon Jovino abbia distribuito
>solo degli assemblati e che gli Enfield australiani nuovi d'arsenali siano
>tutti falsi.
Che cos'e' l'ex ordinanza? E' storia o e' documentazione?
Se e' storia, un fucile realizzato a partire da pezzi di ricambio non
e' una ex ordinanza, IMHO, perche prima di essere "ex" non e' mai
stato una "ordinanza".
Al massimo puo' essere un "ex fondo di magazzino militare".
Se invece ritieni che l'ex ordinanza non sia storia ma solo
documentazione... allora un simulacro in resina costruito per la serie
televisiva "Band of Brothers" (questi simulacri usati per la serie
televisiva sono in vendita da un noto rivenditore belga!) ha lo stesso
valore documentaristico di un Garand che ha partecipato al D-Day.
Ovviamente... non ne ha la stessa carica storica.
>Con il clima che si era instaurato con il disgraziato articolo sul Mosin
>finlandese sniper
intendi l'articolo sul FALSO Mosin Nagant finlandese sniper, che era
stato subito identificato come tale dai frequentatori di questo NG...
> l'effetto è stato quello di arrivare, nel giro di pochi
>post, alla seguente situazione:
>1. Gli Enfield australiani nuovi che si potrebbero trovare nelle armerie
>sono quasi sicuramente falsi e pericolosi.
No.... ma esiste un'altissima probabilita' che si tratti di fucili che
NON sono "ex ordinanza", ed in caso di mancanza dei rinforzi sui legni
potrebbero anche essere pericolosi, se li si usa per sparare davvero!
E' quindi oltremodo consigliabile documentarsi bene prima di
effettuare l'acquisto, per evitare di trovarsi in mano un fucile "nuoo
d'arsenale" fabbricato nel 1941 ma con la calciatura fabbricata nel
1944, che, nella mia concezione evidentemente molto limitata di ex
ordinanza... NON e' una ex ordinanza.
Almeno... non lo e' piu' di un Garand in resina prodotto per lo
sceneggiato televisivo gia' citato.
>2. Quello presentato da Diana Armi è sicuramente falso.
Quello presentato da Diana Armi presenta a mio parere delle
incongruenze.
Nessuno ha scritto che e' "sicuramente falso", ma personalmente dubito
fortemente che si tratti di una ex ordinanza, almeno per come la
intendo io.
Un fucile in condizioni "mint" con una meccanica del 1941 ed una
calciatura del 1944 mi lascia personalmente molto perplesso.
Ma non conosco abbastanza bene gli Enfield australiani per potere dare
un giudizio, e quindi sara' qualcuno molto piu' preparato di me a
darlo, in un senso o nell'altro.
>3. Ci hanno rifilato un'altra bufala.
Questo l'hai scritto tu....
Sicuramente l'articolo e' infarcito di un notevolissimo astio nei
confronti del media internet, astio a mio parere totalmente
ingiustificato.
L'articolo contiene una serie di commenti con i quali personalmente
non sono d'accordo, a partire dall'affermazione secondo la quale gli
otturatori degli Enfield no. 1 Mk III non sono intercambiabili
(eppure... l'ho visto fare personalmente nello stabilimento di uno dei
piu' grandi importatori di ex ordinanza europei!), fino ad affermare:
-I COSIDDETTI FALSI
- C'e' una leggenda metropolitana, diffusa ovviamente su internet,
- secondo la quale i fucili N. 1 MkIII dell'Arsenale di Lithgow
- pubblicizzati come nuovi d'arsenale sono tutti falsi, assemblati a
- partire da parti importate dall'Australia. Fermo restando che anche
- l'arsenale assemblava a partire da componenti ivi prodotti, non si
- capisce l'origine della diceria.
La scarsa capacita' di interagire con il media internet evidentemente
non ha permesso all'autore di capire che quella che lui considera una
"diceria", altro non e' se non un avviso diffuso dalla principale
associazione mondiale di studiosi e collezionisti di Enfield, la
Enfield Rifle Research, nella persona di un suo illustre animatore, il
Prof. Charles Stratton, autore di libri che sono veri riferimenti per
gli appassionati di questi fucili.
Insomma... vediamo questa faccenda da un punto di vista diverso, ma
sicuramente corretto.
Uno dei maggiori esperti mondiali di fucili Enfield si accorge che sul
mercato stanno arrivando dei fucili Enfield di produzione australiana
che sono venduti come "Enfield australiani nuovi d'arsenale", ma che
sono in effetti dei fucili che sono stati assemblati con parti di
ricambio comprate da John Jovino in Australia. Stratton ritiene che
questi fucili non siano considerabili ex ordinanza, visto che non sono
mai stati prima fucili d'ordinanza, ma solo pezzi di ricambio.
Stratton, tramite la ERR, mette in guardia i collezionisti e li avvisa
di questa operazione commerciale in corso, e cosi' facendo ha reso un
servizio a tutta la comunita' di collezionisti ed appassionati.
Arriva un italiano che non ha sicuramente la stessa fama di Stratton,
e che nella comunita' di appassionati di Enfield non ha sicuramente la
stessa notorieta'... prende il contenuto dell'"allarme" di Stratton e
pubblica su una rivista specializzata che si tratta di una leggenda
metropolitana... anzi, e' una "diceria della quale non si capisce
l'origine".
In questo modo... ha preso una comunicazione resa per puro "spirito di
servizio" da Stratton, l'ha totalmente delegittimata evitando di
citare le fonti (fonti che anche mio nipote di 8 anni sarebbe capace
di trovare usando Google!), e l'ha trasformata, sicuramente in buona
fede, ma altrettanto sicuramente rendendo un pessimo servizio ai suoi
lettori, in una "leggenda metropolitana".
Tu hai scritto: "ci hanno rifilato un'altra bufala"....
No... forse non ci hanno rifilato un'altra bufala, ma sicuramente ci
hanno reso un pessimo servizio, facendo passare per "leggenda
metropolitana" un dato di fatto, cioe' che in giro c'e' una notevole
quantita' di armi che NON sono ex ordinanza, ma armi prodotte nel XXI
secolo usando pezzi di ricambio trovati in arsenale.
Queste armi, vuoi chiamarle ex ordinanza? Accomodati pure!
Ma allora devi chiamare ex ordinanza anche i Mauser del Centenario
(prodotti con fondi di magazzino della Mauser), e devi chiamare ex
ordinanza le pistole Beretta prodotte per il mercato civile usando i
pezzi di ricambio delle Modello 34... e ci sono parecchi altri casi.
>4. Domani ricopro di improperi Calamandrei e Cacciapuoti.
Sarebbe assurdo.... al massimo domani scrivo una lettera a
Calamandrei, e gli spiego per quale ragione non comprero' piu' Diana
Armi.
Poi vado al TSN e disdico gli abbonamenti a Diana Armi, e con una
lettera spiego a Calamandrei perche' li disdico.
Ed ovviamente... invito tutti quelli che conosco a fare altrettanto.
>5. Roberto Allara è un gaglioffo in malafede che nasconde mille mila
>Enfield australiani in cantina e vuole assicurarsi un futuro felice alle
>Bahamas con il ricavato della vendita.
Non conosco Allara e, in tutta sincerita', non mi interessa
conoscerlo. A me interessano le armi lunghe di ex ordinanza, e di
Allara non mi piace quel che scrive sulle armi lunghe ex ordinanza, e
non mi piace come lo scrive.
Si tratta di un mio personalissimo parere, che non ha alcuna pretesa
di essere "una verita'", ma spiega per quale ragione preferisco non
leggere gli articoli di Allare sulle armi lunghe di ex ordinanza.
Non so cos'abbia in cantina e non mi interessa.
>6. Domani telefono al prof. Stratton (detto anche il Paolo Gregorio Motta
>d'America) e se non mi risponde lui chiedo l'intervento dei caschi blu
>dell'Onu.
Per parlare con il Prof. Stratton basta una email. Mi e' capitato in
passato.
Ed e' una persona di ottimo carattere, sempre disponibile ad aiutare
qualche appassionato, sia direttamente per email, che diffondendo dei
bollettini che a volte qualcuno scambia per "leggende metropolitane",
vanificandoli totalmente e delegittimandoli.
>7. Apposizione del cartello "Pazi Bufalisti" sulla via che porta alla
>redazione di Diana Armi (ad imitazione del cartello "Pazi Snaiperisti" che
>c'era a Sarajevo sul viale dei cecchini).
In Italia di riviste di armi ce ne sono molte.
A me interessa una branca specifica, che e' quella delle "ex ordinanza
lunghe". E mi interessa leggere degli articoli ben fatti, scritti da
qualcuno che conosca molto bene la materia, sia capace di distinguere
un bollettino di una associazione da una leggenda metropolitana, e che
sia in grado di inquadrare un fucile ex ordinanza in un contesto
storico.
Esistono riviste italiane di armi dove scrivono persone che a mio
parere hanno tutte le caratteristiche che io cerco.
Se e quando anche Diana Armi ricomincera' ad avere questo tipo di
autori, ricomincero' a comprarla.
XXVIII Ottobre
Non entro nel merito tecnico; ma mi sembra scontato che si possano cogliere
chiari segni di incompetenza, competenza, intelligenza vivace o povertà
cerebrale anche negli scritti di persone ignote.
> Se, alla domanda di un appassionato che non conosce l'argomento, rispondi
> dando notizie parziali e mettendo subito in dubbio che il fucile in
> oggetto sia un falso non gli fai un gran servizio. Prova ad insegnargli a
> riconoscere gli assemblati da quelli nuovi d'arsenale perchè, se se ne
> trova uno davanti in armeria, sai che gli frega delle tue beghe con Diana
> Armi? A lui interessa capire che arma ha davanti per poter decidere se
> comprarla o meno.
E questo dovrebbe essere prima compito di chi si fà pagare per dare notizie.
Sempre in astratto, vorrei evitare altri auguri di mal di fegato.:-(((
> Cordialità.
Ricambiate
Mauro