[Silmarillion] Gli Anelli del Potere e la Terza Era

15 views
Skip to first unread message

Nymeria

unread,
Dec 12, 2006, 4:39:56 PM12/12/06
to
Se *queste* storie sono giunte alla loro conclusione, come indicato nel
sottotitolo, non credo che si possa dire altrettanto della storia della
Terra di Mezzo, perche' questo capitolo costituisce certamente un ponte
ideale tra il Silmarillion ed ISDA, preparando il terreno per le vicende
della Guerra dell'Anello, ma e' anche altrettanto evidente come molte
delle vicende di ISDA rimandino al Silmarillion, costituendo una sorta
di circolo virtuoso (un Anello di cui tutti diventiamo schiavi, insomma
.. ^__^) che cattura il lettore spingendolo costantemente
all'approfondimento della conoscenza di questo mondo, ed ancora una
volta riproponendo il tema delle storie importanti che "non finiscono mai".
La scomparsa di Morgoth dalla scena permette l'ascesa in primo piano del
suo discepolo Sauron, che cerca di imitare il maestro in ogni sua
manifestazione, mancando pero' della qualita' luciferina che pervadeva
Morgoth nella sua veste di 'angelo caduto'; il dominio di Sauron e'
certamente tragico e terribile ma e' ad ogni modo una *copia* che manca
della completa originalita' (se cosi' la posso definire) del suo
predecessore - Morgoth conservava in se' la possibilita' della
grandezza, per il bene o per il male, mentre non vedo in Sauron la
stessa potenzialita': di lui ci viene detto solo che e' stato uno dei
primi discepoli di Melkor, quasi che non ci fosse per lui altra ragione
di esistere che seguire il maestro e diventare a sua volta l'Oscuro
Signore; Morgoth e' stato sconfitto piu' volte, ed ha sperimentato la
paura, ma in fondo non ha mai perso l'arroganza che costituiva la base
del suo spirito, mentre Sauron oscilla nel dubbio, persino considerando
la possibilita' del pentimento e del perdono, rinunciando ad essi solo
per un sentimento di "vergogna", quasi che si rendesse conto di non
essere in questo modo degno del maestro che sta tentando di emulare.
Curioso come su entrambi i fronti si commetta lo stesso genere di
errore, cioe' di legare le sorti del proprio regno ad un oggetto - non
solo Sauron ma anche i detentori degli altri Anelli pongono le
fondamenta del proprio potere alle dipendenze di una 'macchina' e quindi
non sorprende che alla fine tutti indistintamente siano destinati al
fallimento, sia pure con diverse modalita': gli Uomini irretiti dai Nove
cedono piu' in fretta ed in modo piu' permanente, a testimonianza
dell'intrinseca debolezza dell'animo umano nella sua spasmodica ricerca
del potere e del prolungamento della vita, che vengono tramutati - anzi
pervertiti - nell'assoggettamento alla volonta' di Sauron ed in una
esistenza spettrale.
I Nani mostrano una maggiore resistenza alla seduzione del male –
resistenza che del resto e' parte della loro natura, secondo i disegni
di Aule - ma non alla corruzione, perche' appare evidente come quelli
che un tempo erano abili artigiani, che amavano le pietre ed i metalli
preziosi per le potenzialita' di bellezza insite nella loro lavorazione,
si trasformino in accumulatori di tesori che non guardano piu' all'arte
delle proprie mani ma alla quantita' delle proprie ricchezze, ed il cui
rapporto con il mondo esterno si fa sempre piu' difficile ("l'ira ed un
incontrollabile desiderio per l'oro si accesero nei loro cuori").
Gli Eldar sono invece ossessionati dall'aspirazione di arginare
l'inevitabile decadimento del mondo che li circonda, come posseduti dal
desiderio di ricreare nella Terra di Mezzo la perfezione di Valinor cui
hanno rinunciato - ed infatti e' proprio con questa argomentazione che
Sauron riesce ad irretirli ("gli Elfi potrebbero renderla splendida come
Eressea, no anzi, persino come Valinor"), comprendendo le motivazioni
che li hanno portati a rifiutare il ritorno a Valinor quando e' stata
loro offerta questa opportunita' dopo la caduta di Morgoth (forse
perche' laggiu' non avrebbero potuto 'regnare' e si sarebbero trovati,
come Lucifero, a "servire in Paradiso" ?): e' chiaro, conoscendo il
pensiero di Tolkien in materia, come simili scelte siano destinate al
fallimento e come la disfatta dei "saggi" possa essere sanata
unicamente, come profetizzato da Gandalf, dall'intervento di creature
semplici e solo apparentemente deboli come gli Hobbit ("quando i Saggi
vacillano, l'aiuto spesso giunge dalle mani dei deboli").

--
Nymeria

Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages