ISDA - Il Cavaliere Bianco

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Nymeria

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Jan 22, 2005, 12:14:24 PM1/22/05
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Apprezzo molto la venatura di fine umorismo che attraversa questo capitolo
e che si era gia' intravista nell'ultima parte de "I Cavalieri di Rohan",
con le considerazioni di Legolas sullo sconforto di Gimli nel trovarsi
privo di un mezzo di trasporto che era stato disdegnato fino ad un momento
prima.
(A proposito di Legolas: viene aggiunto un altro tassello al quadro della
*elficita'* cui accennavo in precedenza; quando afferma che il contrasto
con l'anzianita' della foresta lo fa sentire giovane e parla degli altri
definendoli "bambini" - molti dei suoi comportamenti fino ad ora, in
particolare la corsa sulla neve al passo di Caradhras, indurrebbero a
pensare che egli sia ancora relativamente giovane, sia pure nello schema
dell'immortalita' elfica: una affermazione di questo genere porta
naturalmente a riconsiderare i propri punti di vista).

Ora che i nuovi indizi (Aragorn potrebbe dare dei punti a quelli di CSI!
^__^) fanno comprendere che il loro inseguimento non e' stato vano e che
esiste la speranza di ritrovare vivo almeno uno dei prigionieri, lo spirito
degli inseguitori si fa piu' leggero, lasciando spazio all'umorismo; e'
ancora Legolas a farsene portavoce principale ed il momento che predilogo
e' quello in cui afferma che solo un Hobbit avrebbe potuto fermarsi per uno
spuntino in quella situazione, seguito dall'ipotesi della trasformazione di
Merry e Pipino in uccelli - visto che la loro fuga non ha lasciato tracce -
con conseguente necessita' per i tre di fare altrettanto .. ;-)
Piu' tardi, una volta ritrovato Gandalf, i vecchi legami vengono
riallacciati ricorrendo a toni scherzosi (i dialoghi fra lui ed Aragorn a
proposito del parlare per enigmi e della propensione degli anziani a
rivolgersi alla "persona piu' saggia presente" sono impareggiabili); lo
stesso stregone non sembra riluttante a prendersi bonariamente gioco degli
amici: se voluta, la sua momentanea dimenticanza del messaggio di Galadriel
a Gimli potrebbe essere benissimo un modo per 'prolungare l'agonia' del
Nano, che pare rendersene conto ed esprime la sua gioia con la
caratteristica belligeranza.

Ho notato che il racconto di Gandalf sulla lotta con il Balrog e' composto
da frasi corte e frammentarie, anziche' dai lunghi paragrafi tipici del
racconto epico: forse dipende dalla mancanza di tempo - i tre si devono
rimettere subito in marcia - pero' potrebbe anche darsi che si tratti di un
ricordo ancora doloroso, che Gandalf chiaramente non desidera rinnovare,
ne' esplorare profondamente; anche la testimonianza sulla sua esperienza
dopo la morte appare vaga, non tanto per la necessita' di non rivelare un
mistero quanto per il senso di meraviglia mista a paura che traspare
("L'oscurita' mi avvolse: vagai fuori dal pensiero [...] per sentieri di
cui non parlero' ").
C'e' un momento in cui Gandalf dimostra - al di la' dei notevoli poteri
manifestati al suo ritorno - un attaccamento alla vita che e' molto umano:
Gwaihir afferma che, se lo lasciasse andare, fluttuerebbe al suolo come una
piuma e Gandalf lo prega - con una punta di disperazione - di non farlo,
perche' sente la vita scorrergli di nuovo nelle vene; e' estremamente
toccante, ed aggiunge al personaggio una dimensione di fragilita' che ben
compensa le straordinarie capacita' di cui da' prova.

--
Nymeria - FeSTosa #313
Despair is only for those who see the end beyond all doubt.

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