[HOBBIT] Cap. 11 - Sulla soglia

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Nymeria

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Nov 25, 2005, 11:52:05 AM11/25/05
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La lungimiranza di Thorin nello sfruttare subito l'onda emotiva creata
dalla sua presenza e' evidente nel momento in cui gli Uomini, che hanno
accompagnato il gruppo per un breve tratto, si eclissano velocemente
facendo intendere che preferiscono attendere lo svolgersi degli eventi
prima di esporsi ulteriormente: come dice Tolkien "era piu' facile
credere nel Drago che in Thorin da quelle parti" – anche questa
considerazione mostra l'aumentata serieta' dello stile narrativo, che si
orienta verso considerazioni piu' impegnative come la valutazione
psicologica dei comportamenti (con buona pace dei tanti detrattori che,
come ricordava Nienna tempo addietro, tacciavano Tolkien di scarsa
profondita' nei confronti dei suoi personaggi).
A questa atmosfera piu' seria contribuisce anche la descrizione del
paesaggio, con le tracce evidenti dello scempio operato da Smaug sulla
natura; quando i viaggiatori arrivano a contemplare le rovine di Dale si
comprende come l'opera del drago sia stata completa e brutale.
E' ancora Bilbo il motore che spinge i Nani a non abbandonarsi alla
disperazione o all'inerzia ed e' il suo amore per le mappe lo porta ad
investigare e a trovare la porta segreta: l'impressione che si ricava e'
che sia divenuto (suo malgrado) la guida ed il traino del gruppo e,
conoscendo ormai lo spirito di Thorin e la sua attitudine al comando, e'
abbastanza sorprendente osservare come egli accetti di diventare quasi
il gregario dello Hobbit – o forse e' una scelta dettata dalla
necessita' di trovare un comodo 'capro espiatorio' quando le cose non
funzionano, come dimostrato dalla ripresa dei borbottii ("Che cosa sta
facendo per noi il nostro scassinatore ?").
Ad ogni modo e' proprio Bilbo che ricorda le istruzioni delle "moon
letters" e – sorpresa, sorpresa ! – risolve l'enigma della porta: mi
sono domandata il motivo per cui Tolkien abbia scelto di porre i Nani in
questa posizione di sudditanza mentale nei confronti dello Hobbit (oltre
al fatto che lui e' l'eroe, naturalmente ^__^) ed ho pensato che
potrebbe trattarsi di una sottile forma di insegnamento: i Nani sono
partiti per riconquistare il loro regno, certo, ma soprattutto per
riprendersi i tesori che il drago ha loro sottratto, quindi la loro
motivazione di base e' dettata dall'avidita', mentre Bilbo e'
semplicemente partito per una 'avventura', senza particolari mire o
desideri (anzi, piu' avanti sara' pronto a scambiare tutti i tesori di
Smaug con l'ingresso di casa sua) e quindi la sua visuale e'
completamente sgombra da impedimenti ed egli e' in grado di restare
fermamente ancorato alla realta' – non si puo' poi dimenticare che,
come si vedra' nel capitolo successivo, sara' proprio la sua mancanza di
avidita' che gli lascera' la prontezza di riflessi necessaria a salvare
se' stesso e gli altri dall'assalto del furioso Smaug.
Al di la' di queste considerazioni, appare evidente che i Nani non hanno
sviluppato dei piani precisi oltre a quello di giungere fino alla
Montagna Solitaria e questo particolare dimostrerebbe che le loro
motivazioni sono davvero superficiali e non dettate da un vero desiderio
di riscatto – o al limite di vendetta: forse la visione delle rovine di
Dale e' anche un simbolo della decadenza che ha colpito questo popolo;
la scelta di Gandalf di inserire Bilbo nel gruppo appare ancora piu'
oculata, alla luce di queste considerazioni, perche' la fiducia che
chiaramente nutre nei confronti dello Hobbit si sta dimostrando sempre
piu' giustificata con il passare dei giorni.

--
I will not say the Day is done, nor bid the Stars farewell

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