[SILMARILLION] Feanor e la liberazione di Melkor

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Nymeria

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Jun 6, 2006, 2:25:55 PM6/6/06
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Feanor e' senza dubbio uno dei personaggi più' interessanti del
Silmarillion, particolarmente in virtu' della combinazione di "genio e
sregolatezza" che lo caratterizza: a questo proposito vale la pena di
rimarcare come il suo vero nome, Curufinwe, contenga la radice "curu"
che sta ad indicare abilita' e destrezza – considerando a posteriori che
e' la stessa radice che si trova in Curunir, l'altro nome di Saruman, e
che per entrambi il talento e' alla base dell'orgoglio che li condurra'
alla rovina, trovo che sia un particolare illuminante.
Ci viene infatti mostrato come il genio creativo di Feanor sia davvero
poliedrico: suo e' il perfezionamento delle lettere – e quindi del
linguaggio - e sua la specializzazione nelle pietre preziose, che
condurra' alla creazione dei Silmarils e dei Palantiri (qui non
espressamente menzionati ma facilmente riconoscibili nei "cristalli che
permettono di vedere cose lontane"); tanta genialita' e' pero' dominata
dall'impeto irriflessivo con cui si dedica alla propria arte e
dall'isolamento in cui preferisce operare, senza che alcun consiglio o
guida riescano a farlo deviare dalla strada intrapresa: diversamente
dagli altri, Feanor non crea per contribuire fattivamente al
miglioramento del mondo in cui vive, ma solo perche' compiaciuto della
propria opera.
Cosi' come Feanor puo' produrre una sola volta oggetti di inestimabile
valore, senza ritrovare l'ispirazione o l'energia necessarie per
replicare l'impresa, cosi' la madre viene letteralmente consumata
dall'atto "creativo" di darlo alla luce - Feanor si ritrova in pratica a
crescere privo del sostegno plasmante dell'affetto materno, e questo
fatto potrebbe fare ipotizzare una relazione causa/effetto con la totale
mancanza di empatia che lo contraddistingue; inoltre, conoscendo la
storia familiare di Tolkien, non sarebbe difficile intravedere in questa
vicenda una specie di trasposizione dell'atto d'amore di sua madre che –
almeno dal punto di vista di JRRT – ha profuso tutte le energie della
sua breve vita nella cura dei propri figli.
Riprendendo il tema cui accennavo nel capitolo precedente a proposito
delle similitudini tra Feanor e Melkor, credo di aver individuato un
particolare molto interessante; per quanto riguarda Feanor, veniamo a
conoscenza della convinzione di alcuni che molti dei suoi mutamenti
caratteriali – e quindi la sua ribellione – siano da attribuire al nuovo
matrimonio di Finwe: e' illuminante il passo in cui si riporta
l'opinione che Finwe avrebbe dovuto "accontentarsi" di aver generato un
simile figlio: sembra rispecchiare perfettamente l'altissima opinione
che Feanor senz'altro nutre di se' stesso – tale ipotesi e' pero'
confutata dallo stesso Tolkien che rammenta come da questa unione siano
nati degli individui che hanno arricchito la stirpe degli Eldar sotto
molti punti di vista, mentre e' la scelta di Feanor di non accettare
completamente la matrigna ed i fratellastri che che in parte produce le
ben note conseguenze – il suo sentirsi unico e superiore non gli fa
tollerare che l'affetto del padre possa rivolgersi ad altri oltre che a
se' stesso, e lo pone in una posizione che preclude lo sviluppo di
normali legami familiari o di relazione.
Dall'altra parte vediamo invece come Manwe appaia cieco e sordo di
fronte ad importanti indizi sulla duplicita' di comportamento di Melkor,
percepiti chiaramente solo da Ulmo e Tulkas: Manwe e Melkor sono sempre
stati indicati come 'fratelli' e' questo probabilmente vieta al primo di
considerare la situazione in modo distaccato ed oggettivo; mi sembra una
visione quasi speculare rispetto a quella di Feanor, troppo emotivamente
lontano dai familiari (e non solo) per sentirli parte di se', mentre
Manwe e' ancora troppo vicino al 'fratello' Melkor per valutare
realisticamente il pericolo che rappresenta.

--
Nymeria

Fritz Tegularius

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Jun 7, 2006, 2:59:31 AM6/7/06
to
Nymeria ha scritto:

> (...) Manwe e Melkor sono sempre stati indicati

> come 'fratelli' e' questo probabilmente vieta
> al primo di considerare la situazione in modo

> distaccato ed oggettivo; (...) Manwe e' ancora

> troppo vicino al 'fratello' Melkor per valutare
> realisticamente il pericolo che rappresenta.

Quindi secondo te la scarsa preveggenza di Manwe
e' da attribuirsi a pieta' e affetto? A un legame
troppo stretto (e quindi accecante) con Melkor?

Non so: il personaggio di Manwe non mi e' mai
sembrato connotarsi per una particolare sensibilita'.

O forse fai riferimento a una forte percezione della
propria "eccellenza"? Manwe sa che lui ee Melkor
sono i valar di piu' alto rango e quindi non riesce
a concepire che il fratello possa desiderare di
sottrarsi al destino glorioso in cio' implicito?

ciao ciao
Fritz aka Giacomo

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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andrea palazzi

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Jun 7, 2006, 4:38:42 AM6/7/06
to

"Fritz Tegularius"
> Nymeria ha scritto:


>
> O forse fai riferimento a una forte percezione della
> propria "eccellenza"? Manwe sa che lui ee Melkor
> sono i valar di piu' alto rango e quindi non riesce
> a concepire che il fratello possa desiderare di
> sottrarsi al destino glorioso in cio' implicito?

la cosa paradossale e' che in qualche modo melkor riesce in quello che
ossessiona achille/pitt in troy.

se si prende un lettore del silmarillion alla fine del libro, ho qualche
dubbio che ricordi tutti i nomi anche solo dei valar. ma melkor se lo
ricorda senz'altro.

"mi amino o mi odino, sol che mi ricordino".

ciao, a.


Soronel l'Araldo

unread,
Jun 7, 2006, 12:31:14 PM6/7/06
to
Fritz Tegularius ha scritto:

> Quindi secondo te la scarsa preveggenza di Manwe
> e' da attribuirsi a pieta' e affetto? A un legame
> troppo stretto (e quindi accecante) con Melkor?

Secondo Tolkien il motivo principale sta nell'assoluta incapacità di Manwe
di concepire il male, e quindi di ipotizzare che Melkor, avendo dato la sua
parola di comportarsi bene, possa non farlo.

È da notare che, nel Silmarillion, noi vediamo leggiamo solamente il
"riassunto" del legendarium di Tolkien. In particolare sulla natura dei
Valar sappiamo veramente pochissimo, e quel poco quasi solo da fonti
"alternative" come l'Osanwe-kenta (da cui, appunto, veniamo a sapere delle
possibili motivazioni di Manwe per la liberazione di melkor).

--
Soronel l'Araldo - http://www.soronel.it/
Quando sentirai il telefono che non suona, sarò io che non ti chiamo.

Nymeria

unread,
Jun 7, 2006, 1:01:41 PM6/7/06
to
Fritz Tegularius ha scritto:

>> troppo vicino al 'fratello' Melkor per valutare
>> realisticamente il pericolo che rappresenta.
>
> Quindi secondo te la scarsa preveggenza di Manwe
> e' da attribuirsi a pieta' e affetto? A un legame
> troppo stretto (e quindi accecante) con Melkor?

Secondo me non si tratta tanto di pieta' ed affetto quanto di
incapacita' nel vedere in Melkor le caratteristiche negative di cui
Manwe stesso e' privo ("for Manwe was free from evil and could not
comprehend it"), e lo stretto legame che li unisce gli impedisce
(accecandolo, appunto) di notare cio' che invece Tulkas percepisce senza
difficolta'.
La reazione di Manwe mi ricorda in parte quella dei familiari di uno
spietato omicida, che continuano a protestarne l'innocenza perche' non
sanno (o forse inconsciamente non *vogliono*) riconoscere segnali che un
osservatore esterno coglie piu' chiaramente.

> Non so: il personaggio di Manwe non mi e' mai
> sembrato connotarsi per una particolare sensibilita'.

Su questo sono d'accordo: come ci ricorda lo stesso Tolkien "he saw not
to the depths of Melkor's heart, and did not perceive that all love had
departed from him forever" - la mancanza di intuito e lungimiranza
sembra una caratteristica comune alla maggior parte dei valar, e non
solo in questa occasione...

> O forse fai riferimento a una forte percezione della
> propria "eccellenza"? Manwe sa che lui ee Melkor
> sono i valar di piu' alto rango e quindi non riesce
> a concepire che il fratello possa desiderare di
> sottrarsi al destino glorioso in cio' implicito?

Direi di no: l'atteggiamento di Manwe non mi fa pensare ad un'alta
percezione del proprio 'status' - se cosi' fosse interverrebbe di piu'
anziche' attendere che altri si rivolgano a lui per ottenere consigli o
giudizi.

--
Nymeria

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