[Silmarillion] Gli Uomini

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Nymeria

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Aug 3, 2006, 2:54:46 PM8/3/06
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Ancora una volta i Valar scelgono un atteggiamento passivo, pressoche'
abbandonando la Terra di Mezzo al proprio destino: il tono usato da
Tolkien, quando afferma che il resto del mondo viene lasciato a se'
stesso per lungo tempo, implicherebbe disapprovazione se non venisse
contemporaneamente prospettato anche un lato positivo in questa
situazione, perche' ora apprendiamo che l'aria e' carica dell' "alito
di crescita e mortalita'", caratteristiche peculiari degli Uomini e che
sovvertono l'impostazione finora conferita dai Valar alla vita di Arda,
che finora e' apparsa statica e tendente alla conservazione piu' che
all'evoluzione.
C'e' un'altra considerazione che mi sorge spontanea a questo punto: i
Valar sono consci dell'imminente comparsa degli Uomini e, considerati i
risultati provocati dalla interferenza con i Priminati, il loro distacco
potrebbe essere una scelta consapevole per evitare di disturbare i piani
di Iluvatar nei confronti degli Uomini - non dimentichiamo che la parte
della Musica che li riguarda e' stata opera del solo Eru e quindi
neppure Manwe puo' intuire quali siano i piani dell'Uno nei loro
confronti; in altre parole, dopo aver peccato per eccessivo
'interventismo' i Valar sembrano scegliere una strada piu' prudente,
preferendo osservare a distanza pur non rinunciando, come Ulmo, a
tentare di fornire i propri suggerimenti – lo si potrebbe considerare
una sorta di prova generale di quanto avverra' in seguito tramite gli
Istari.
Una delle grandi differenze tra Elfi ed Uomini e' data proprio dalle
condizioni del loro risveglio: i primi hanno aperto gli occhi in
un'oscurita' rischiarata solo dalla luce delle stelle, mentre i secondi
godono della luce del sole; e' interessante la menzione degli Anni del
Sole, "piu' rapidi e piu' brevi", che rispecchiano la natura umana ed il
diverso atteggiamento delle due razze - gli Elfi malinconici e
crepuscolari e gli Uomini solidi e concreti; un altro fattore di
disparita' risiede nella percezione del mondo che li circonda: infatti
Tolkien ci dice che gli uomini sono "in conflitto" con esso, quindi ben
lontani dalla notevole sintonia manifestata invece dagli Elfi, a tal
punto che i Mortali non sono in grado di cogliere – se non in modo
remoto ed incomprensibile – i messaggi di Ulmo trasmessi dalle acque;
non ultimo, l'enigma che riguarda il loro destino dopo la morte – a sua
volta un fenomeno oscuro per delle creature virtualmente immortali –
contribuisce a porre gli Uomini su di un diverso piano esistenziale, e
quindi ad infittire il mistero che li circonda ed a precludere dei
legami piu' stretti tra le due specie.
Purtroppo queste differenze sono anche alla base della conflittualita'
tra le due specie - peraltro prevista sin dagli albori nelle parole di
Iluvatar – che e' evidenziata chiaramente dalla serie di appellativi,
per la maggior parte tutt'altro che amichevoli, utilizzati dagli Elfi
nei confronti degli Uomini e che confermerebbe la scarsa disposizione da
parte di molti dei Priminati ad accettare altre creature senzienti
diverse da se', come peraltro gia' dimostrato nei confronti dei Nani: se
termini come 'mortali' o 'malaticci' possono riflettere unicamente una
constatazione sulla diversa natura fisica degli Uomini, altri come
'usurpatori' o 'maledetti da se' stessi' sembrano piu' che altro il
prodotto delle menzogne di Melkor che hanno trovato un fertile terreno –
oppure di un atteggiamento di implicita superiorita' o addirittura di
arroganza che certamente non farebbe loro onore ..
Nonostante questa accoglienza poco calorosa e malgrado l'incapacita' di
creare un rapporto con i distanti Valar, percepiti unicamente come
entita' mitiche e poco amichevoli, gli Uomini mostrano la stessa gioia
che gia' fu degli Elfi nel contemplare il mondo che li circonda: una
delle mie frasi preferite e' quella in cui Tolkien ci dice che essa e'
"la gioia del mattino prima che la rugiada si asciughi, quando ogni
foglia e' verde" – la gioia semplice ed innocente che e' propria di un
bambino.

--
Nymeria

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