[HOBBIT] Cap. 13 - Nessuno in casa

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Nymeria

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Dec 9, 2005, 4:58:13 PM12/9/05
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E' di nuovo grazie a Bilbo che i Nani sfuggono ad una situazione
apparentemente disperata: la loro risposta costante di fronte alle
difficolta', grandi o piccole che siano, sembra limitata alle
lamentazioni o alla capitolazione, senza neppure tentare di reagire; a
questo punto è evidente come Bilbo sia divenuto la guida del gruppo – e
non soltanto a livello morale; forse e' qui che possiamo vedere il primo
embrione della incredibile flessibilita' degli Hobbit, che trovano forza
e coraggio proprio grazie agli ostacoli che devono affrontare: tanto
piu' gravi le difficoltà della situazione, tanto piu' straordinario il
risultato – la fermezza dimostrata da Bilbo mi fa pensare al coraggio
dimostrato da Frodo e Sam che, pure di fronte alla certezza della morte
(o forse proprio in virtu' di essa) riescono a trovare le energie per
proseguire sulla strada intrapresa.
Come ho gia' avuto modo di dire, al contrario di Bilbo i Nani hanno
tutto da perdere – ad iniziare dal famoso tesoro – ed e' forse grazie
alla mancanza di interessi specifici che lo Hobbit riesce a mantenere la
giusta prospettiva; il timore che assale i Nani – e che appare
decisamente inspiegabile per delle creature abituate alle viscere della
terra ancora piu' degli Hobbit – e' tale che non hanno scrupoli a
mandare Bilbo in avanscoperta ed a considerarlo la perfetta esca per
qualunque pericolo possa celarsi nell'oscurita' – decisamente un pessimo
modo di concepire lo spirito di corpo; l'avanzata di Bilbo nell'antro di
Smaug e' descritta in modo estremamente grafico, utilizzando la luce
della fiaccola ed il tintinnio dei preziosi per indicare i suoi
movimenti, e crea un marcato contrasto tra la figura solitaria dello
Hobbit che si aggira nell'oscurita' ed il gruppo di timorosi Nani che
sembrano incapaci di agire singolarmente e che piu' tardi – alla
richiesta di aiuto di Bilbo – si decideranno ad accorrere soltanto
perche' sorretti dalla corretta supposizione che le ininterrotte grida
dello Hobbit confermano l'assenza del drago dalla sua tana.
Anche se l'avidita' non e' il suo motore principale, Bilbo si impossessa
della Arkenstone (come gia' accaduto con l'Anello) apparentemente spinto
da una volonta' estranea alla sua, quasi che trovare oggetti di
straordinaria importanza sia una sua peculiarita' (e la sua reazione ad
essi sembra sempre la stessa, metterseli in tasca senza pensarci
troppo): si potrebbe anche ipotizzare che sia proprio l'Anello a
stimolare e porre in opera la bramosia che conduce lo Hobbit ad
afferrare inconsciamente il prezioso oggetto; non occorre invece uno
stimolo esterno per rinfocolare l'avidita' dei Nani che – alla vista del
tanto agognato tesoro – ritrovano grazie ad esso tutto il coraggio di
cui hanno bisogno, arrivando anche ai limiti dell'incoscienza: se non
fosse per il famoso buonsenso Hobbit, che non si fa traviare a lungo
neppure da una splendida cotta di mithril ^__^, nessuno di loro si
ricorderebbe del pericolo incombente.
Il cammino attraverso le sale fino all'uscita mi ricorda un po' il
viaggio attraverso Moria – di cui questo luogo e' senz'altro una
versione ridotta – ed il paragone mi ha fatto riflettere su Balin, che
fra tutti sembra essere il piu' coraggioso, o quantomeno il piu'
intraprendente (infatti e' lui che si ricorda della strada verso il
posto di guardia): poiche' in ISDA ci viene raccontato che ha deciso di
tentare la riconquista di Moria, puo' essere che Tolkien abbia scelto
lui proprio in virtu' delle qualita' dimostrate in questo frangente.

--
I will not say the Day is done, nor bid the Stars farewell

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