[HOBBIT] Cap. 17 - Scoppia il temporale

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Nymeria

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Jan 10, 2006, 4:02:49 PM1/10/06
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Credo che in questo capitolo Thorin tocchi davvero il fondo a livello
emotivo e comportamentale: se prima ha dimostrato solo ostinazione nel
difendere cio' che ritiene interamente suo, ora che e' convinto
dell'arrivo dei rinforzi si concede anche il lusso dell'arroganza: per
questo motivo e' facile provare un moto di soddisfazione di fronte al
suo stupore quando Bard gli rivela di essere in possesso della Arkenstone.
La sua regressione e' ancora piu' chiara quando reagisce alla coraggiosa
confessione di Bilbo con la prevista violenza e con congetture
decisamente paranoiche: e' probabile che le conseguenze peggiori per il
povero Hobbit vengano evitate grazie alla presenza di Gandalf, ma questo
non impedisce che Thorin operi una meschina ripicca nei confronti
dell'ex compagno di avventure – come gli ricorda sarcasticamente Gandalf
"Non stai dando una brillante prova come Re sotto la Montagna".
D'altro canto mi sembra che Tolkien tenga a sottolineare come queste
reazioni non siano dovute unicamente alla natura del Nano, bensi' siano
la conseguenza della vicinanza del tesoro ("il fascino esercitato dal
tesoro su di lui era forte"), ad ulteriore dimostrazione dell'influsso
nefasto esercitato sullo spirito dal desiderio smodato di possedimenti
materiali: il contrasto con l'atteggiamento di Bilbo, che nonostante
tutto esprime speranza di una futura riconciliazione, e' decisamente
marcato.
Lo stesso Bard sembra essersi fissato sull'ottenimento delle ricchezze
ed e' altrettanto pronto a non concedere spazio agli avversari ne' ad
ascoltare i saggi ammonimenti alla cautela del Re degli Elfi, che sembra
aver compreso che non si tratta piu' di un conflitto di principio ma di
una "guerra per l'oro", il cui punto piu' basso viene raggiunto
dall'improvviso attacco dei Nani: eppure e' proprio in questo momento,
quando tutte le speranze sembrano svanire, che si verifica il 'miracolo'
per cui a fronte di un pericolo comune tutti sono in grado di
abbandonare le divergenze per fronteggiarlo insieme.
Ho gia' rimarcato piu' volte come il tono narrativo si sia costantemente
elevato, nel corso del racconto, verso una modalita' espressiva sempre
piu' adulta e penso che il culmine di questa evoluzione venga toccato
proprio nella descrizione della battaglia dei Cinque Eserciti, non solo
perche' credo sia un evento raro se non completamente assente nella
comune letteratura infantile, ma anche perche' mi sono resa conto di
quanto questa esposizione ricordi molto da vicino le immagini della
battaglia del Pelennor: nulla viene risparmiato in omaggio alla
sensibilita' di menti piu' giovani, non certo il sangue e la violenza,
ne' l'eroismo dei difensori e neppure la crudelta' dei lupi che non si
fanno scrupoli nel divorare indiscriminatamente alleati e nemici.
Tocca ancora allo Hobbit fornire un necessario contrasto grazie alla sua
.. non belligeranza ;-) che lo pone nella posizione privilegiata di
osservatore e nello stesso tempo di commentatore - non e' difficile
intuire che stiamo udendo le riflessioni dello stesso Tolkien che,
tramite Bilbo, ci spiega la diversa percezione di una battaglia a
seconda che si tratti di un racconto di seconda mano o di una esperienza
diretta, e ci insegna che questa differenza e' solo e soltanto dolorosa,
perche' non c'e' nulla di epico nel contemplare la fine degli amici o
delle persone che hai imparato ad apprezzare, dato che una sconfitta e'
sempre e solo "molto sgradevole" – e non solo da un punto di vista Hobbit.

--
I will not say the Day is done, nor bid the Stars farewell

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