[HOBBIT] Cap. 19 - L'ultima tappa

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Nymeria

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Feb 13, 2006, 4:16:39 PM2/13/06
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Uno degli aspetti piu' interessanti di quest'ultimo capitolo e' la chiara
connessione - ancorche' non prevista ne' premeditata da Tolkien a
quell'epoca - con avvenimenti il cui rilievo sara' chiaro in ISDA: il
Bianco Consiglio, la cacciata del Negromante da Mirkwood (malgrado il
disappunto di Gandalf di non aver potuto compiere un lavoro piu' radicale)
e le previsioni di Elrond sulla difficolta' di estirpare il male dalla
Terra di Mezzo.
Se Bilbo e' convinto che l'avventura sia terminata ("ci siamo lasciati le
leggende alle spalle"), Gandalf sa che una ulteriore prova attende il
nostro Hobbit e lo avverte in tal senso, ma essendo Gandalf non si esprime
chiaramente - anche qui e' impossibile non pensare alla parte conclusiva
di ISDA ed ai velati indizi comunicati ai quattro viaggiatori sulla
situazione che troveranno a casa: credo che lo stregone sia il personaggio
piu' chiaramente inquadrato dall'autore, perche' le sue caratteristiche
peculiari sono rimaste pressoche' immutate dalla sua prima concezione,
particolarmente per quanto riguarda gli aspetti salienti del carattere.
Il ritorno di Bilbo offre uno spunto interessante a proposito della
societa' Hobbit: avendo perso la confortevole patina di conformismo, Bilbo
si ritrova privato della reputazione e solamente le sue condizioni
finanziarie lo salvano dal ritrovarsi emarginato: la frase a proposito
dell'affetto di alcuni parenti che viene alimentato dai regali elargiti
dimostra come l'eccentricita' ed uno stile di vita fuori dai parametri
comunemente accettati siano tollerati solo se accompagnati ad una florida
situazione patrimoniale - una considerazione tutt'altro che lusinghiera,
per quanto tristemente vera ..
Possiamo comprendere i mutamenti avvenuti in Bilbo dal giorno della sua
partenza grazie alla prima versione di "The Road goes on", con cui mostra
di aver compreso che il mondo non si ferma ai limiti della Contea e che
questa conoscenza, con tutte le sue luci e le sue ombre, e' servita a
fargli apprezzare ancora di piu' le gioie di casa, che egli puo' ora
contemplare nella giusta prospettiva, senza ombra della compiacente
sufficienza del vecchio Bilbo; sappiamo quanto differente sara' invece
l'esperienza di Frodo, che e' partito per *amore* della sua terra e che
deve rinunciare ad essa perche' il mutamento intervenuto in lui e' stato
troppo sconvolgente - entrambi pero' condividono la sorte di restare per
sempre distaccati dai propri simili.
E' diverso invece l'atteggiamento nei confronti del destino: Gandalf
redarguisce Bilbo per l'implicita affermazione di aver contribuito
fattivamente allo svolgersi degli eventi, ricordandogli di essere in fondo
solo un piccolo ingranaggio nei meccanismi del fato (chiamiamolo cosi'
^__^ ), e Bilbo dal canto suo reagisce con soddisfazione tutta hobbitesca
a queste parole; Frodo invece ha bisogno di essere rassicurato dallo
stregone sull'esistenza di un disegno piu' grande di lui, per trovare il
coraggio di affrontare le prove che lo attendono.

Sono piacevolmente sorpresa dalla grande quantita' di spunti di
riflessione che la rilettura de Lo Hobbit mi ha offerto: con ISDA ne ero
convinta gia' in partenza, data la dimensione dell'opera - e non intendo
il numero delle pagine ;-) - ma non mi aspettavo di scoprire tanta
profondita' e tanti stimoli al ragionamento in quest'opera che e' solo
apparentemente 'leggera' e semplice; credo che sia l'ennesima
dimostrazione della complessa stratificazione delle opere di Tolkien e
della loro capacita' di farsi apprezzare in modo diverso nei diversi
momenti dello sviluppo interiore dei suoi lettori.

--
Nymeria

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