ISDA - Minas Tirith

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Nymeria

unread,
Apr 21, 2005, 3:56:18 PM4/21/05
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E' un capitolo denso di spunti interessanti (e di citazioni che
implorano di essere riportate), percio' chiedo scusa in anticipo per la
lunghezza di questo post :-)
La narrazione riprende esattamente dal punto in cui era stata lasciata
ne "Il Palantir" – creando ovviamente della suspense per quanto riguarda
le vicende di Frodo e Sam e causando di nuovo quel senso di dislocazione
temporale di cui avevo gia' parlato per "Smeagol domato". Non ricordo
piu' quale sia stata la mia reazione a questi bruschi avvicendamenti
quando ho letto ISDA la prima volta, ma senza dubbio deve essere stata
un'esperienza frustrante ..
Mi piace molto l'ottica di Pipino sul viaggio verso Minas Tirith: dal
suo punto di vista sembra tutto un sogno – con punte da incubo – ed ogni
avvenimento assume un contorno irreale, come la stranezza della luce
lunare o l'accensione dei fuochi, che gli fa immaginare la presenza di
draghi. Il risveglio avviene quando i due giungono alle mura del
Pelennor e Pipino smette di essere un bagaglio e ritrova il suo spirito
salace – e sincero: la risposta ad Ingold, a parziale smentita delle
affermazioni di Gandalf, e' nello stesso tempo divertente e commovente,
perche' anticipa in parte quanto avverra' con Denethor, facendo
riaffiorare con forza i suoi sentimenti nei confronti del sacrificio di
Boromir e del debito morale che ne e' conseguito.
La descrizione della citta' toglie letteralmente il respiro (per quanto
ci si possa abituare alla bellezza delle immagini di Tolkien, il loro
fascino rimane sempre inalterato): la visione di quel raggio di sole che
la illumina e le fa prendere vita, per lo stupore e l'ammirazione di
Pipino, e' estremamente evocativa – tanta bellezza e' pero' fredda e
dura come la roccia da cui e' ricavata: la sala in cui Denethor riceve i
due non contiene altro che pietra, priva di ogni ornamento di stoffa o
legno – elementi "vivi" in opposizione alla mancanza di calore della
pietra – e lo stesso Sovrintendente sembra una statua di marmo, con il
viso 'scolpito' e la pelle 'come avorio'.
Altrettanto duro ed irremovibile si rivelera' il suo carattere, smosso
solo impercettibilmente ("un pallido sorriso, come un freddo raggio di
sole in un pomeriggio invernale") – e forse per tutt'altro motivo – dal
generoso gesto di Pipino che come suo solito agisce impulsivamente
sull'onda emotiva del ricordo di Boromir, e punto sul vivo dal chiaro
disdegno che traspare dalle parole di Denethor; da subito e' evidente la
battaglia di volonta' tra il Sovrintendente e Gandalf – battaglia che
chiaramente e' stata ingaggiata da tempo e che ora include il povero
Hobbit, scomodamente preso tra due fuochi.
Le posizioni sono chiare: Denethor, orgoglioso e non privo di arroganza,
non si fida di Gandalf, convinto che egli nasconda secondi fini ("tu
distribuisci i tuoi doni secondo i tuoi fini personali"), mentre questi
gli ricorda come il pericolo coinvolga tutta la Terra di Mezzo e
richieda un impegno totale che al momento Denethor non dimostra, perche'
teso al mantenimento di quel potere che considera un diritto acquisito,
contrariamente ai dettami del suo incarico; anche Gandalf si considera
un sovrintendente, ma in senso piu' vasto e meno miope; in tutta la
conversazione, le affermazioni piu' importanti sono quelle che rimangono
inespresse, soprattutto se riferite all'uso del Palantir ed alle
conoscenze ottenute suo tramite da Denethor.
L'incontro di Pipino con Beregond, e piu' tardi con Bergil, fornisce una
necessaria pausa di respiro: sono estremamente divertenti sia l'ipotesi
di Beregond sull'esperienza militare di Pipino, considerata la sua
preoccupazione per le vettovaglie, sia tutta la conversazione con
Bergil, soprattutto per l'umorismo e l'assoluta mancanza di
condiscendenza dell'adulto nei confronti di un bambino da parte dello
Hobbit – forse perche' la statura e' una grande equilibratrice . :-)
Grazie a Beregond vengono esposte preziose informazioni sulla situazione
attuale della citta': nei suoi discorsi si fanno strada sia il rispetto
per Denethor (diverso dagli altri uomini perche' "vede lontano") sia
qualche dubbio sulla gestione della crisi (la tardiva accensione dei
fuochi "ora che siamo gia' assediati") e per contrasto la stima per
Faramir; molto interessante il lucido ritratto che ne fa Beregond, che
ha compreso come l'amore di Faramir per il sapere non sia in conflitto
con l'abilita' di guerriero ed anzi aggiunga ad esso un valore che forse
mancava a Boromir (descritto come "impetuoso", il che forse implica
minor ragionamento e pianificazione) – e' confortante vedere che
malgrado qualche tentennamento la speranza resiste ancora ("Per Gondor
l'ora non e' ancora giunta [...] La speranza ed i ricordi potranno
sopravvivere in qualche valle nascosta dove l'erba e' verde").

--
Nymeria - FeSTosa #313
Despair is only for those who see the end beyond all doubt

Tarabas Hunnaur

unread,
Apr 24, 2005, 10:15:50 AM4/24/05
to
Nymeria wrote:
[CUT]

> tanta
> bellezza e' pero' fredda e dura come la roccia da cui e' ricavata: la
> sala in cui Denethor riceve i due non contiene altro che pietra,
> priva di ogni ornamento di stoffa o legno – elementi "vivi" in
> opposizione alla mancanza di calore della pietra – e lo stesso
> Sovrintendente sembra una statua di marmo, con il viso 'scolpito' e
> la pelle 'come avorio'.

Di' la verità: hai riletto la Rotome... ;-)))
Mae aur!

Tar all'Ovest

Nymeria

unread,
Apr 24, 2005, 11:45:51 AM4/24/05
to
Tarabas Hunnaur ha scritto :

> Di' la verità: hai riletto la Rotome... ;-)))

LOL ! Non ancora ...
Ci sarebbe da riflettere sul famoso detto "Great minds think alike" ma
la modestia me lo impedisce .. ;-)

Resto in fiduciosa attesa della buona novella ...

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