[Silmarillion] La rovina del Beleriand e la caduta di Fingolfin

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Nymeria

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Oct 2, 2006, 2:53:37 PM10/2/06
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Malgrado uno dei motivi per la partenza dei Noldor da Valinor fosse la
percepita inattivita' dei Valar, particolarmente nei confronti di
Morgoth, ora essi si comportano in modo molto simile, sottovalutando la
potenza e la pericolosita' del Nemico e contando sull'illusoria
sicurezza data dalla distanza e dalla certezza di aver creato qualcosa
di duraturo ("le terre erano amene, ed i loro regni ampi"); solo
Fingolfin e coloro che vivono vicino ad Angband sono consci del
pericolo, come gli abitanti di Minas Tirith lo saranno piu' tardi in
contrasto con la beata ignoranza del resto dei popoli della Terra di
Mezzo.
Non so in quale periodo storico Tolkien abbia apportato le ultime
modifiche a questa parte dell'opera, ma la frase "la terra ebbe pace
ancora per qualche tempo" mi ricorda la pia illusione espressa da
Chamberlain nei confronti delle mire espansionistiche di Hitler e,
considerato l'atteggiamento dei Noldor in questa circostanza, non credo
che sia stata scelta casualmente.
Ho spesso commentato sulle qualita' "cinematografiche" della narrativa
di Tolkien, ed il passo relativo alla Dagor Bragollach ne e' un esempio
notevole: nella falsa calma della notte invernale in cui la guardia e'
rilassata, il buio ed il silenzio sono infranti da quell'improvviso
fiume di fuoco che si riversa sulla pianura, bruciando e distruggendo
tutto quello che incontra sul suo cammino e l'immagine dello sfacelo e
della confusione che ne seguono sono estremamente vivide e rendono
perfettamente la totale disfatta dei difensori.
Come Feanor si era lanciato in un folle assalto contro i nemici, cosi'
fa Fingolfin ma con una sostanziale differenza: la carica di Feanor era
espressione del suo orgoglio e dell'intima convinzione di poter fare
cio' che ad altri era negato, dato che le sue abilita' lo avevano
sempre posto al di sopra dei suoi simili; Fingolfin invece e'
pienamente conscio della sconfitta imminente e si lascia guidare
unicamente da "ira e disperazione", un ultimo tentativo di dare un
senso alla propria fine.
La sua sfida lanciata di fronte alle porte di Angband richiama alla
memoria la simile sfida degli eserciti dell'Ovesto al Cancello Nero ed
allo stesso modo chiama il bluff di Morgoth, il cui arrivo e' si' il
segnale dell'imminente tragedia (quel "and Morgoth came" suona gia'
come una condanna per Fingolfin), ma dimostra anche tutta la fragilita'
e l'insicurezza di questo Vala caduto: infatti apprendiamo che Morgoth
ha *paura* e che si presenta alla sfida di Fingolfin soltanto per una
questione di "immagine" ma dentro di se' e' tutt'altro che sicuro, come
dimostrato dalla lentezza dei passi mentre esce allo scoperto, quasi
una prova tangibile della sua riluttanza.
Puo' sembrare strano che un essere immortale ed incorporeo possa temere
per se' stesso, eppure la paura e' sempre stata la compagna di
Melkor/Morgoth, sin da quando era atterrito dal Vuoto e desiderava
riempirlo: anche gli altri Valar hanno espresso sentimenti simili ma
solo per Arda e per le creature che la abitano, mai per se' stessi –
questa forma di egoismo, questo desiderio di possesso per le cose
terrene (che gia' Tolkien ci ha indicato come causa per la perdita di
buona parte delle caratteristiche che rendono un Vala cio' che e') e'
la breccia attraverso la quale egli puo' essere raggiunto e ferito - e
non solo: il dolore di queste ferite (come quello della bruciatura
provocata dai Silmaril) sara' sempre con lui come un marchio indelebile
della sua debolezza.
A dimostrazione della frase "misery loves company" vediamo come la
paura di Morgoth si traduca in meschinita', con la ricerca spasmodica
dei pochi superstiti da annientare ed ancora peggio con la crudele
riduzione in schiavitu' dei prigionieri che vengono poi ingannevolmente
rilasciati, per scoprire di non poter piu' rientrare in nessuna
comunita' a causa del sospetto che li accompagna: l'immagine di questi
infelici, che vagano "banditi e disperati", si ripresentera' ancora in
circostanze molto piu' drammatiche.

--
Nymeria


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