[Silmarillion] I Sindar

0 views
Skip to first unread message

Nymeria

unread,
Jul 6, 2006, 12:42:05 PM7/6/06
to
Anche se il Silmarillion nella sua forma presente rispecchia le scelte
esercitate da Christopher Tolkien, ho notato che - almeno in questo caso
- egli ha mantenuto la "consuetudine narrativa" tipica di Tolkien
senior: infatti il lettore viene lasciato in sospeso per quanto riguarda
i Noldor che hanno abbandonato Valinor e viene invece ricondotto verso
il Beleriand; nella descrizione della nascita di Luthien c'e' una sorta
di collegamento ideale, particolarmente nel tono poetico, con il
precedente intermezzo su Thingol e Melian, ed e' sottolineata la
relativa pace di cui gode il Beleriand, anche se si intuisce che questo
stato di cose non e' destinato a perdurare. A questo proposito mi
piace molto l'osservazione (simile a quella gia' incontrata ne Lo
Hobbit, ma piu' amara) a proposito della scarsita' di testimonianze su
tempi felici od opere meravigliose fintanto che essi perdurano, mentre
e' solo la loro scomparsa che li rende materiale degno di essere
raccontato. (*)
I veri protagonisti di questo capitolo sono pero' i Nani: in perfetta
sintonia con l'indole chiusa e circospetta che li caratterizza, li
incontriamo nel momento in cui la loro civilta' e' pienamente
sviluppata, senza che nulla ci venga detto sul momento del loro
risveglio o dei loro primi passi, per cui intorno alle origini di qusto
popolo permane sempre quell'alone di mistero che e' parte integrante
della loro natura; vale la pena di sottolineare come Tolkien scelga di
dimostrare questa naturale reticenza dei Nani usando l'esempio del
linguaggio, che non viene rivelato volentieri ad altri - forse perche'
nel linguaggio si trovano le radici profonde di una cultura.
E' interessante scoprire anche l'istintiva diffidenza degli Elfi nei
loro confronti (gia' profetizzata da Iluvatar) e notare che il racconto
ne ascrive l'origine principalmente all'aspetto dei Nani ed alla scarsa
musicalita' del loro linguaggio: questo giudizio di carattere puramente
"estetico", unito allo stupore dei Priminati nello scoprire di non
essere l'unica forma di vita intelligente, sembra indice di una scarsa
flessibilita' - sospetto che si rafforza con la menzione del limitato
interesse per le rune di Daeron, peraltro entusiasticamene adottate dai
Nani che anche in questo si dimostrano piu' affini ai Noldor di quanto
non lo siano i loro 'cugini'.
Un punto che mi ha incuriosita parecchio e' la menzione di Eol e Maeglin
quali unici Elfi interessati a conoscere da vicino la cultura dei Nani:
considerando che entrambi (sia pure con diverse modalita') si terranno
sempre in disparte dai propri simili, verrebbe spontaneo domandarsi
quanto questo studio 'antropologico' sul campo abbia influito sullo
sviluppo interiore dei due e sulla patina di diversita' che sembra
caratterizzarli.
La raffigurazione dei Nani appare qui piu' simile a quella che
incontreremo ne Lo Hobbit piuttosto che a quella di ISDA
(particolarmente per quanto riguarda Gimli), infatti scopriamo che ad
una personalita' chiusa e 'difficile' si accompagna una vera e propria
avidita' ("I Nani chiedevano sempre una ricompensa per le loro opere,
sia che esse fossero compiute con gioia oppure con fatica"), come se la
provenienza "terrena" li rendesse incapaci di godere della semplice
bellezza delle loro creazioni - per questo motivo la profezia che
accompagnera' il dono di Galadriel a Gimli assumera' un valore ancora
piu' rilevante.
La costruzione di Menegroth e la successiva creazione della Cintura di
Melian rispecchiano la scelta - a conti fatti inutile - gia' operata a
Valinor: anche qui la risposta ai pericoli, siano essi concreti o
semplicemente previsti, non e' quella di affrontarli a viso aperto nel
tentativo di eradicarli, bensi' di creare un baluardo di difesa dietro
al quale asserragliarsi nella speranza che la tempesta passi senza far
danni; come nel Reame Beato (e piu' tardi a Nargothrond e Gondolin) si
verra' a creare un malinteso senso di sicurezza che portera' gli
abitanti a sottovalutare i pericoli provenienti dall'esterno

(*) "But of bliss and glad life there is little to be said, before it
ends; as works fair and wonderful, while still they endure for eyes to
see, are their own record, and only when they are in peril or broken for
ever do they pass into song."

--
Nymeria

Fritz Tegularius

unread,
Jul 7, 2006, 3:29:53 AM7/7/06
to
Nymeria ha scritto:

> (...)A questo proposito mi piace molto l'osservazione
> (...) a proposito della scarsita' di testimonianze su

> tempi felici od opere meravigliose fintanto che essi perdurano,
> mentre e' solo la loro scomparsa che li rende materiale degno
> di essere raccontato

"There cannot be any "story" without a fall - all stories are
ultimately about the fall - at least not for human minds as we know
them and have them" (lettera n. 131, del 1951).
Si tratta di un'osservazione interessante, sia dal punto
di vista narrativo (se la perfezione e la felicita' perdurano
ininterrotte, non c'e' nulla da narrare perche' non si innesca
nessuna catena di eventi*) sia da quello... esistenziale? psicologico?
nel senso che se non si rompe la perfezione iniziale, se la
felicita' non si incrina, mancano le ragioni di interesse nella
storia: le nostre vite sono fatte di dolori, aspirazioni, aspettative
talvolta soddisfatte e piu' spesso frustrate, e storie che non
riflettessero questo stato di cose non ci direbbero nulla di
rilevante. Tolkien (come ogni altro scrittore) questo lo sa bene.

(* Viene da pensare (osservazione banale) allo schema della
fiaba con la rottura della situazione iniziale di pace.)

Questo spiega perche' i motori della storia sono i Noldor,
che "cadono" a ogni pie' sospinto.

> (...)Un punto che mi ha incuriosita parecchio e' la menzione

> di Eol e Maeglin quali unici Elfi interessati a conoscere
> da vicino la cultura dei Nani: considerando che entrambi

> (...) si terranno sempre in disparte dai propri simili,

> verrebbe spontaneo domandarsi quanto questo studio
> 'antropologico' sul campo abbia influito sullo sviluppo
> interiore dei due e sulla patina di diversita'

> che sembra caratterizzarli. (...)

Diversita' - notiamolo - rispetto agli altri elfi, che sono
poi quelli che, nella finzione tolkieniana, si tramandano
le storie in cui si narra di quella diversita' e della
malignita' che ne deriva. Non sappiamo quanto quei resoconti
siano attendibili.
NB Non sto giocando a far finta che la fantastoria tolkieniana
sia vera: sto ragionando sul modo in cui Tolkien – che,
in quanto esperto di testi, sapeva bene come tutte le narrazioni
siano "culture centered" e tradiscano quindi il punto di vista
(visione del mondo + relativi pregiudizi) dei loro autori –
ha architettato le sue finte storie dei tempi antichi,
registrandovi presumibilmente anche questo gioco e questa
sovrapposizione di punti di vista fra loro incompatibili.

ciao ciao
Frtiz aka Giacomo
storie dei tempi antichi.

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


Laurelin

unread,
Jul 7, 2006, 4:23:43 AM7/7/06
to

"Fritz Tegularius" <ziegelm...@DIREtin.it> ha scritto

>> (...)A questo proposito mi piace molto l'osservazione
>> (...) a proposito della scarsita' di testimonianze su
>> tempi felici od opere meravigliose fintanto che essi perdurano,
>> mentre e' solo la loro scomparsa che li rende materiale degno
>> di essere raccontato
>
> "There cannot be any "story" without a fall - all stories are
> ultimately about the fall - at least not for human minds as we know
> them and have them" (lettera n. 131, del 1951).
> Si tratta di un'osservazione interessante, sia dal punto
> di vista narrativo (se la perfezione e la felicita' perdurano
> ininterrotte, non c'e' nulla da narrare perche' non si innesca
> nessuna catena di eventi*) sia da quello... esistenziale? psicologico?
> nel senso che se non si rompe la perfezione iniziale, se la
> felicita' non si incrina, mancano le ragioni di interesse nella
> storia: le nostre vite sono fatte di dolori, aspirazioni, aspettative
> talvolta soddisfatte e piu' spesso frustrate, e storie che non
> riflettessero questo stato di cose non ci direbbero nulla di
> rilevante. Tolkien (come ogni altro scrittore) questo lo sa bene.

Anche perché è così che funziona il mondo. Una specie non sviluppa nuove
forme di adattamento (o non si producono nuove specie) se non si produce una
rottura nell'equilibrio consolidato tra la specie e il suo ambiente. Solo
quando le condizioni ambientali cambiano si innesca quel processo per cui
gli elementi che, nelle precedenti condizioni, sarebbero stati selezionati
negativamente, possono invce avere una chance di sopravvivenza e
riproduzione. Il cambiamento/rottura/catastrofe è alla base dell'evoluzione,
tanto naturale, quanto storica e culturale, e quindi anche narrativa.

Oddio, esiste anche la deriva genetica, ma è molto meno divertente da
raccontare... ;-)))


Laurelin@work


Nymeria

unread,
Jul 7, 2006, 3:43:06 PM7/7/06
to
Fritz Tegularius ha scritto:

[...]


> (* Viene da pensare (osservazione banale) allo schema della
> fiaba con la rottura della situazione iniziale di pace.)
>
> Questo spiega perche' i motori della storia sono i Noldor,
> che "cadono" a ogni pie' sospinto.

Osservazione tutt'altro che banale - se fossero rimasti tutti a Valinor
a lucidare gemme ;-) non ci sarebbe stata storia ..

>> di Eol e Maeglin

>
> Diversita' - notiamolo - rispetto agli altri elfi, che sono
> poi quelli che, nella finzione tolkieniana, si tramandano

> le storie [...]


> NB Non sto giocando a far finta che la fantastoria tolkieniana
> sia vera: sto ragionando sul modo in cui Tolkien – che,
> in quanto esperto di testi, sapeva bene come tutte le narrazioni
> siano "culture centered" e tradiscano quindi il punto di vista
> (visione del mondo + relativi pregiudizi) dei loro autori –

Infatti e' una riflessione che ho espresso (anzi, esprimero' ^__^) nel
capitolo a proposito degli Uomini: ho osservato che il loro
comportamento nei confronti degli Elfi e' quasi di sudditanza, ma ho
ipotizzato proprio che le cronache siano 'colorite' dal punto di vista
di chi le ha stilate, cioe' degli Elfi stessi, e che quindi anche il
resoconto non riesca ad essere totalmente obiettivo.
Resta comunque il fatto che Eol e' abbastanza atipico nella sua
ossessiva ricerca di solitudine e di oscurita', che nel figlio si
tramuta in predilezione per le attivita' .. minerarie - ma avro' modo di
maltrattarli a tempo debito .. :-)


--
Nymeria

Gwindor

unread,
Jul 8, 2006, 8:37:15 AM7/8/06
to
Laurelin wrote:

> Solo
> quando le condizioni ambientali cambiano si innesca quel processo per cui
> gli elementi che, nelle precedenti condizioni, sarebbero stati selezionati
> negativamente, possono invce avere una chance di sopravvivenza e

> riproduzione. Il cambiamento/rottura/catastrofe č alla base dell'evoluzione,

> tanto naturale, quanto storica e culturale, e quindi anche narrativa.

E le mutazioni genetiche positive dove le mettiamo?

/mode "serio" off

Chris Claremont ci ha costruito un mondo, e tu glielo smonti cosě?

/mode "serio" on

Bye

Gwindor

--

"'So we're surrounded by absolutely nothing. There's a word for it. It's
what you get when there's nothing left and everything's been used up.'
'Yes. I think it's called the bill'"
Terry Pratchett

Togli REMOVEME dall'indirizzo per rispondere

Gwindor

unread,
Jul 8, 2006, 8:39:15 AM7/8/06
to
Nymeria wrote:

> Resta comunque il fatto che Eol e' abbastanza atipico nella sua
> ossessiva ricerca di solitudine e di oscurita', che nel figlio si
> tramuta in predilezione per le attivita' .. minerarie - ma avro' modo di
> maltrattarli a tempo debito .. :-)

Eol è una figura tragica. Qualcosa tra Quasimodo e Shylock.

Bye

Gwindor

--

"Early to rise, early to bed, makes a man healthy, wealthy and dead."

Nymeria

unread,
Jul 8, 2006, 11:26:27 AM7/8/06
to
Gwindor ha scritto:

> Eol è una figura tragica. Qualcosa tra Quasimodo e Shylock.

Che sia una figura tragica non c'e' alcun dubbio, ma non e' certamente
una figura "simpatica" - ma non fatemi anticipare troppo, altrimenti vi
rovino la sorpresa ! ;-)

--
Nymeria

Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages