[HOBBIT] Cap. 8 - Mosche e Ragni

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Nymeria

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Oct 26, 2005, 3:07:51 PM10/26/05
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Impossibile non paragonare l'attraversamento di Mirkwood con quello della
Vecchia Foresta: anche qui i nostri eroi si addentrano in un ambiente
inquietante e scarsamente illuminato, ma se in ISDA l'ostilita'
dell'ambiente era piu' che altro una questione di percezioni, qui e'
l'oscurita' - specialmente quella totale della notte - la causa principale
del terrore, ancora di piu' quando e' interrotta soltanto dall'apparizione
di occhi luminosi dalle tenebre; anche l'abbandono del sentiero, malgrado
le raccomandazioni di Beorn, rimanda alla disavventura della Compagnia -
dimentica degli avvertimenti di Tom e Baccador - fra i Tumuli.
La trasformazione di Bilbo si fa sempre piu' evidente: non e' piu' un
inutile bagaglio, anzi e' diventato una importante risorsa, sia grazie
alla vista acuta che al grande spirito di iniziativa che lo anima - le
parole di Gandalf nel capitolo precedente assumono ora la giusta
prospettiva: per quanto i Nani possano apparire forti e temprati da tante
avventure o avversita', e' Bilbo che riesce a produrre dei suggerimenti
pratici per risolvere le difficolta', anche se la gratitudine da parte dei
compagni di viaggio e' decisamente latitante ..
Il comportamento dello Hobbit in simili circostanze e', oltre che
ammirevole, di notevole valore educativo: l'unica occasione in cui lo
sentiamo esprimere le sue perplessita' e' prima di partire in avanscoperta
verso la radura degli Elfi - la scelta e' caduta nuovamente su lui perche'
non li si vuole spaventare, ma nessuno si preoccupa dell'eventuale paura
del povero Bilbo; malgrado cio', e nonostante le espressioni tutt'altro
che amichevoli usate quando i Nani non riescono a trovarlo, le sue azioni
sono sempre improntate alla generosita' ed al coraggio, come si vedra'
piu' avanti.
La misura di un Hobbit - o di questo in particolare - ci viene data dalla
forza d'animo con cui Bilbo affronta la completa solitudine prima e
l'assalto del ragno poi: anche qui e' innegabile il valore formativo
mostrato dalla capacita' di affrontare un momento terribile con le sole
forze a propria disposizione, soprattutto ricordando che abbiamo a che
fare con un amante della vita comoda che pero', spinto dalla necessita',
e' in grado di superare ogni ostacolo - il cambiamento che Bilbo sente
verificarsi in lui e' solo merito suo ("senza l'aiuto dello stregone, dei
Nani o di chiunque altro"), e probabilmente e' dovuto all'esperienza
vissuta nella caverna di Gollum, che lo ha temprato e lo ha preparato ad
affrontare questo momento.
Non solo Bilbo e' capace di attingere alla sua insospettabile riserva di
coraggio, ma dimostra anche di aver appreso e messo a frutto l'altrui
esempio: tutta la sua strategia nei confronti dei ragni ricorda da vicino
quella impiegata da Gandalf con i Troll e con gli Orchi - confondere il
nemico e poi coglierlo di sorpresa; trovo molto divertente il completo
cambiamento dell'atteggiamento dei Nani nei suoi confronti: dato che da
solo e' riuscito a salvarli, ora si aspettano che completi il miracolo
trovando una via d'uscita dalla difficile situazione in cui si trovano -
ancora piu' divertente e' il pensiero di Bilbo che si sente si' forte e
coraggioso, ma rimane irrimediabilmente Hobbit nel suo desiderio per un
po' di cibo che tonifichi il suo nuovo stato d'animo.
Una considerazione infine sugli Elfi di Mirkwood, che appaiono molto piu'
simili a quelli "veri" di ISDA e del Silmarillion di quanto non lo siano i
loro confratelli di Rivendell: nel presentarli Tolkien non rinuncia a
creare un collegamento, per quanto sfumato, con il suo principale corpus
narrativo, conferendo loro una maggiore patina di credibilita'; anche il
loro comportamento ha qualcosa di familiare perche' mi ricorda molto
l'atteggiamento di Gildor e del suo gruppo, la cui estemporanea
festicciola nei boschi della Contea puo' idealmente essere collegata al
picnic itinerante di questi Elfi silvani.

--
Nymeria - FeSTosa #313
I will not say the Day is done, nor bid the Stars farewell

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