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RS Interview: Roger Taylor e il ritmo della terra
Grandi del rock, collaborazioni, progetti e, ovviamente, Freddie... lunga chiacchierata con il batterista dei Queen che ha debuttato, dopo 15 anni, con un nuovo lavoro solista, "Fun On Earth"
18 dicembre 2013
TaylorDi Luca Garrò
A poche settimane dall’uscita del suo primo album di inediti da quindici anni a questa parte, abbiamo fatto una chiacchierata con il batterista dei Queen. Se Brian May è sempre stato il quiet one della band britannica, il buon Roger dimostra di non aver abbandonato del tutto le cattive abitudini, pur avendo rallentato i ritmi…
Roger, Fun On Earth arriva a quindi anni esatti da Electric Fire. Ti sei preso un po’ di tempo…
“Non sono mai stato un campione di velocità, mettiamola così. Se ci pensi sono anni che parlo di Fun On Earth, l’ho annunciato più volte e uno dei brani presenti sul disco uscì come singolo un paio d’anni fa…È un difetto che mi fanno notare da sempre, ma cosa ci posso fare, ho ancora una vita ricca di impegni…”.
Alcune leggende vogliono che tra i tuoi impegni ci siano ancora serate negli strip club di Soho e bevute colossali insieme a vecchi amici. Insomma, chi nasce rockstar muore rockstar?
“(Ride, N.d.R.) Sono tutte leggende metropolitane, te lo garantisco, anche se con una compagna che legge le interviste che rilascio puoi capire che qualcosa dovrò lasciarla alla tua immaginazione. Anche perché questo è il modo migliore per continuare ad alimentare le leggende… A ogni modo, io forse rockstar lo sono diventato presto, ma ho aspettato almeno di poter avere un adeguato sostegno economico. Freddie ci era nato e il suo stile di vita non aveva nulla a che vedere con la sua professione”.
Credo che Fun On Earth rispecchi sostanzialmente quello che sei sempre stato. Meno sperimentale di altre tue cose, ma sempre moderno e con testi che passano senza apparente logica da temi impegnati a storie di rock’n'roll. E poi quel titolo…
“So per certo che un disco come questo non mi farà apprezzare da chi non mi ha mai amato e non era certo quello il mio obiettivo. Per alcuni sono un batterista mediocre, che ha suonato in una band popolare e senza grandi contenuti, ma me ne sono sempre fregato, continuando a tirare dritto per la mia strada. Il rimando al mio disco d’esordio è divertente, così come alcune sonorità che mi hanno fatto ripensare al passato, ma senza nostalgia. Guardando avanti”.
Earth però può essere inteso anche come il titolo di uno dei brani degli Smile, il gruppo con Brian e Tim Staffell che diede in qualche modo origine a tutto. Un caso?
“Sì e no, nel senso che credo che Fun On Earth sia allo stesso tempo l’album più personale che abbia mai composto, un ritorno alle mie origini di musicista e di fruitore di musica, ma anche la direzione che credo di seguire se in futuro mi mettessi a comporre nuova musica. Volevo che, se fosse il mio ultimo album, questo potesse contenere quasi tutte le sfumature del mio animo, ma, come dicevo prima, senza autoindulgenza o pietismo”.
Say It’s Not True deve essere un brano che ami veramente: suonato per Mandela, poi registrato nel disco con Paul Rodgers e ora riproposto con un’intro incredibile di Jeff Beck…
“Sì, credo sia una delle cose più belle che io abbia mai scritto e con gli anni è diventata quasi un’ossessione per me. L’introduzione di Jeff mi fa sempre piangere, quel suono… Per me e Brian è una sorta di dio pagano. Non sopportavo l’idea che rimanesse legata a un disco che per una serie di circostanze la gente non è riuscita a capire e, inoltre, volevo ci fosse una versione interamente cantata da me… Sai, l’ego è ancora una brutta bestia (ride, N.d.R.)”.
Cosa non funzionò di The Cosmos Rocks?
“Cosa non funzionò? La EMI, amico mio”.
Anche i Sex Pistols avevano qualcosa contro la EMI!
“Oh sì, ma i Sex Pistols avevano qualcosa contro tutti, anche contro di noi! Credo ancora che fosse un buonissimo album e devo ammettere che fino a quel momento il nostro rapporto con loro fu quasi perfetto. Tuttavia, non credevano nel progetto e non ebbero il coraggio di dire: ‘andate da un’altra parte’. Cosa che poi è successa comunque. Un’occasione persa per entrambi”.
Mentre pare ci siano grosse novità in vista sul fronte Queen. Quanto è vero e quanto è spazzatura di quello che si legge ultimamente?
“Fortunatamente ci siamo tolti di mezzo i giornali di Murdoch, quindi di spazzatura ne gira molta meno, tuttavia sai bene che quando si parla di Queen le cose non sono mai come appaiono. Abbiamo appena rinegoziato il nostro contratto proprio sulla base delle nuove cose che usciranno il prossimo anno. Ti confermo che uscirà un disco, anche se ancora non abbiamo deciso come muoverci con le tracce che abbiamo a disposizione. Non vogliamo fare qualcosa che non sia in linea con la nostra storia, anche se siamo pronti a quello che ci verrà riversato addosso”.
La sensazione è che se facessero uscire qualcosa di “nuovo” i Doors, i Beatles o altre band storiche le reazioni sarebbero entusiastiche. Quando lo fate voi si parla di raschiamento del barile…
“Molto probabilmente moriremo con questa condanna. Se uscisse un album all’anno con la voce di Jim Morrison se ne parlerebbe come di prodotti epocali, ma appena noi accenniamo a qualcosa che potrebbe vedere la luce ricominciano le polemiche di sempre. Credo che i Queen siano la band che abbia mantenuto più dignità dopo la scomparsa di un proprio membro: quando Freddie morì, intorno a noi si creò un vortice talmente grande che avremmo potuto vendere milioni di copie mettendo in commercio ogni tipo di demo dei nostri archivi. Pensa che in quel periodo persino la stampa parlava bene di noi!”.
Invece aspettaste anni per curare un album come Made In Heaven, che venne tacciato come un prodotto di cattivo gusto…
“Per Brian quello resta uno dei dischi più belli della nostra carriera, anche se è chiaro che il fattore emotivo incide non poco sull’amore per quel disco. Di certo credo solo un idiota potrebbe definire un brano come A Winter’s Tale uno scarto d’archivio. Mi ricordo che Made In Heaven uscì quasi in contemporanea con la Beatles Anthology, quella con Free As A Bird. Lì, giustamente, si parlò di capolavoro…”.
Parlando di Lennon… Fun On Earth dimostra ancora una volta il tuo amore per lui e per il Bowie di Hunky Dory. Anche se quel I’ll make you a Queen che pronunci su Up rimanda un po’ a Heroes.
“Sì, resto assolutamente un orfano di Lennon. Credo che insieme a Bob Dylan e Jimi Hendrix sia la figura che più mi ha ispirato all’inizio di quest’avventura. Detto questo, tutto ciò che ha fatto David negli ultimi cinquant’anni dimostra la stupidità di chi parla di musica come di semplice intrattenimento”.
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