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Due articolucci interessanti...

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Max

unread,
Nov 23, 2001, 5:57:59 PM11/23/01
to
Due articolucci...

Cheers!
Max


Il mito
di Silvia Mobili

Esibizionista sul palco, timido e riservato nella vita. Le due facce
di Freddie Mercury, che ha vissuto il suo mestiere di cantante con
serietà, consapevole dei diritti e i doveri di una rockstar.

"Sai cosa la gente si aspetta da te e anche quando sei triste devi
comunque andare avanti e far divertire il pubblico - disse in una
delle rare interviste il cantante dei Queen. E difficilmente si è mai
visto un uomo con tanto senso dello spettacolo.

La sua voce poteva bastare: limpida, potente, con estensioni da
tenore. Eppure le scene dei suoi concerti erano studiate nei minimi
dettagli, erano essenziali per i suoi spettacoli. Un po' kitsch, con
le sue improbabili giacche luccicanti sul petto nudo e villoso. I
pantaloni di pelle aderenti, gli scatti felini, il pugno chiuso verso
il cielo ad accompagnare l'ultimo acuto. E gli ammiccamenti: gay - mai
dichiarato - ha sempre scherzato con la sua sessualità, nei video e
sul palcoscenico.

Tutto questo, forse, era troppo, secondo molti critici musicali che
non hanno mai amato i Queen e che si ricordano solo adesso della loro
grandezza. Il valore di questo gruppo è sempre stato il coraggio: il
coraggio di proporre canzoni di 10 minuti, di abbinare il pop alla
musica lirica, di travestirsi di piume, di scrivere rapsodie in anni
dove si sentiva solo rock.

E anche il coraggio di vivere, nonostante una malattia che ti spegne
inesorabilmente giorno dopo giorno.

Freddie Mercury se ne andò in silenzio, chiuso nella sua villa mentre
stava lavorando a nuove canzoni, perché così come ormai aveva fatto
abitudine alle cattiverie della critica era anche convinto di dover
dare ancora qualcosa al pubblico di fedelissimi che lo ha sempre
sostenuto.

Forse, timido come era, non avrebbe neanche amato gli speciali che
radio e televisioni gli stanno dedicando, tutta questa attenzione lo
avrebbe imbarazzato.

Ma, in fondo, una lacrima gli sarebbe scesa sul viso nascosto da una
delle sue tante maschere di scena

Freddie Mercury:
un uomo, la sua dignità

Dieci anni fa moriva il cantante dei Queen. Amato e odiato per la sua
plateale ambiguità, nel momento della fine diede una lezione a tutti


di Paolo Gallori
L'Aids, il nuovo "flagello di Dio", come il morbo fu salutato con
cinismo dagli ambienti omofobi, irrompe nel macrocosmo del rock con la
morte di Freddie Mercury, avvenuta il 24 novembre del 1991. In quella
mattina di dieci anni fa, l'annuncio dei Tg scuote la disinvolta
serenità, il naturale ottimismo di chi ha ancora il tempo dalla sua
parte. Freddie Mercury era una rockstar, un vero idolo delle folle,
destinato sin dalla nascita a suscitare applausi a scena aperta o
commenti sprezzanti. Di certo, non aveva mai conosciuto
l'indifferenza. Era tanto amato dai fan ma altrettanto disprezzato da
una buona fetta di pubblico refrattaria alla sua provocatoria, lasciva
teatralità. La morte di un uomo così, sanguigno, trascinante,
ipercinetico e anche fastidiosamente sincero non poteva non gettare un
oscuro velo di tristezza e di inquietudine su quell'alba degli anni
Novanta. La consapevolezza dell'Aids, del suo maligno incombere sulla
vita di ognuno, si impadronì di molti soltanto dopo la comparsa del
volto di Freddie sui monitor dei telegiornali.

Freddie Mercury era un animale da palcoscenico nel senso più letterale
del termine. Era il segreto del successo di una band, i Queen, che ha
marchiato vent'anni della storia del rock inglese, i Settanta e gli
Ottanta, pur essendo composta di onesti musicisti, il chitarrista
Brian May, il bassista John Deacon e il batterista Roger "Meadow"
Taylor. Senza la sfrontatezza, la platealità del gesto, la calzamaglia
di Freddie, l'accostamento tra rock e opera, tra l'elettrica
contemporaneità del rock e le reminiscenze vittoriane azzardato dai
Queen sarebbe caduto nel ridicolo.

Rileggendo a ritroso gli ultimi giorni della storia di Mercury, e
conoscendone purtroppo l'epilogo, si scopre quanta dignità abbia
albergato nell'animo di un uomo discusso per la sua ambiguità
sessuale, per la leggendaria promiscuità attribuitagli dai media ma
mai confermata da chi gli è stato vicino. "Il Freddie che abbiamo
conosciuto - raccontò più tardi Brian May - non era promiscuo in modo
sfrenato né consumato dalle droghe. Aveva un atteggiamento
responsabile nei confronti di tutte le persone alle quali era legato".
Perché non credere alle parole del chitarrista dei Queen? Le persone
più espansive, sicure, anche arroganti, quasi sempre si rivelano
dietro le quinte sensibili, fragili, bisognose di rassicurazioni e di
conferme.

Quell'uomo, che aveva affrontato a petto in fuori folle oceaniche a
Wembley come a Rio De Janeiro, esaltandole e in esse esaltandosi, si
ritrova alla fine degli anni Ottanta solo col proprio dramma. Non è
una finzione scenica, la morte è una concreta possibilità. Freddie
rivela il suo stato ai compagni nella primavera dell'89, nel periodo
in cui i Queen realizzano The Miracle. I piani del gruppo sono
rivoluzionati e, per la prima volta nella loro storia, i Queen
decidono che all'album non avrebbe fatto seguito un tour. Il 15
febbraio del 1990 i Queen vengono insigniti del Brit Award per il
contributo offerto alla crescita della musica inglese. Il gruppo
interviene alla cerimonia, Freddie esibisce una magrezza inquietante.
Inevitabili, cominciano le speculazioni sul suo stato di salute e si
sa quanto i tabloid britannici sappiano essere invadenti e "sulla
notizia" in questi casi. Infatti, si gettano sul caso "Mercury" come
piranha.

Freddie si chiude nella sua villa di Logan Place e lascia che siano
gli altri a frenare il trapelare della verità con smentite avvolte di
finta convinzione. Il suo capolavoro è la decisione di non rinunciare
all'ultimo impegno coi Queen: la registrazione dell'album Innuendo.
Sapeva quale sarebbe stato il suo destino, eppure mette da parte i
"problemi personali" e produce assieme a Brian, John e Roger il suo
testamento musicale. Come non restare di stucco ascoltando un brano
come The Show Must Go On, in chiusura del disco. Con quale rassegnata
disperazione Mercury intona l'antico adagio, "lo spettacolo deve
continuare" col sottinteso "...anche senza di me". E come non
rabbrividire di fronte alle immagini di I'm Going Slightly Mad, con
Freddie "sepolto" da una tonnellata di make-up, in una cornice da
operetta, per mascherare il male che lo sta divorando. "Sto lentamente
impazzendo" canta l'uomo, comunicando al mondo la sua situazione in
forma di metafora. Una forza d'animo incredibile.

Con quella forza d'animo, il 23 novembre del '91, sentendo vicina la
fine, Mercury diffonde il seguente comunicato: "In seguito alle
fantasiose illazioni formulate dalla stampa, voglio confermare di
essere risultato positivo al test per l'Hiv e che ho contratto l'Aids.
Ho creduto corretto tenere riservata la cosa per un certo periodo,
allo scopo di proteggere la privacy di coloro che mi circondano...Ho
sempre considerato importante la mia vita privata ed è nota la mia
ritrosia per le interviste. Vi prego di comprendere la mia scelta...".

"Sapeva di essere malato da almeno cinque anni - ricorda Brian May
dopo la morte dell'amico - Ha vissuto a lungo sotto quella costante
ombra e infine ha preso la decisione di rivelare di essere malato di
Aids. Sarebbe stato facile scrivere sul certificato di morte che la
causa era una polmonite. Ma lui ha detto 'E' questo che ho e non me ne
vergogno...non è un marchio d'infamia'".

Nell'ultima di quelle interviste che tanto lo infastidivano,
rilasciata a David Wigg del Daily Express, Freddie Mercury parla
apertamente del "dopo": "Non penso affatto a quello che succederà
quando sarò morto, o se mi ricorderanno...Proprio non ci
penso...Riguarda loro. Quando sarò morto, a chi importerà? A me, no di
certo...".

Freddy Mercury: a dieci anni da allora, il mondo celebra un mito.

SANTINO CALABRESI the "ponce"

unread,
Nov 24, 2001, 10:50:48 AM11/24/01
to
be...
snon artuicoli fatti bene...
sono sinceri...testimoniano e non criticano.....

infatti non sono dei grandi articoli...ma snon indispensabili...per
riprendersi un pò dalle oscenità che mtv in questi giorni sta facendo....

ps: cristo santo....il decennale viene ogni dieci anni....è possibile che
non si son preparati a dovere......

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