Parla Piero Mannucci, 58 anni, ex ingegnere del suono della Rca
Era il febbraio 1980 quando lo incontrň per la prima volta. Lui, Piero
Mannucci, da una parte, l'altro, il Lucio nazionale, dall'altra. Un
incontro-scontro destinato a cambiare la vita del re della musica leggera
italiana: Piero, ingegnere del suono per conto della Rca, esaminando la
lacca dell'ultimo disco Una donna per amico (ma non era UGU ?, nda)
realizzata a Londra gli contestň che il lavoro non era stato eseguito alla
perfezione. Battisti gli diede subito retta. E diventarono amici e colleghi
di lavoro. Piero, 58 anni, ora č impiegato in un negozio di attrezzature
musicali di via Fabio Massimo, a Roma. Dove Battisti andava regolarmente a
servirsi.
Che ricordo ha di Lucio ?
"Ero meravigliato dall'estremo rispetto che aveva per il pubblico. Era un
perfezionista. In tutto. Anche nelle scritte sul long-playing. Serissimo".
Caratterialmente ?
"Era introverso, dava l'idea di essere un po' tirato. Ma era una persona
buona".
Ma guai a litigarci...
"Non č vero. Sapeva scherzare. Mai, perň, entrare nella sua vita privata.
Non lo permetteva. Si alzava e se ne andava".
E quando entrava nel negozio ?
"Lo faceva come un comunissimo uomo della strada. Se qualcuno lo
riconosceva, allora sě che erano problemi: si girava e usciva."Torno dopo",
diceva. Era l'antidivo per eccellenza, anche da come si vestiva".
Mai sollecitato un autografo ?
"In tanti me lo chiesero. Impossibile".
Un riampianto ?
"Mi sarebbe piaciuto molto poter comunicare di piů con lui".
E' morto un mito, dicono tutti. Lei č d'accordo ?
"E' morto il piů grande artista italiano di questa generazione".