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Mi spiegate il significato di "AMICO FRAGILE"

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Lu Lu

unread,
Mar 2, 2001, 8:02:50 AM3/2/01
to
Ciao a tutti,se questo forum è frequentato principalmente da fans di
Fabrizio De Andrè,spero che qualcuno possa aiutarmi a capire il senso di una
canzone che mi piace tantissimo ma il cui testo mi risulta abbastanza
difficile da comprendere:"AMICO FRAGILE".Qualcuno me ne dà una piccola
interpretazione?Mi farebbe un favore immenso!!!
GRAZIE a chi vorrà dedicarmi qualche minuto,un saluto a tutti
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Riccardo Venturi

unread,
Mar 2, 2001, 8:42:06 AM3/2/01
to

Ti spedisco una mia interpretazione di "Amico Fragile" di alcuni mesi
fa. Ovviamente non è che una delle interpretazioni possibili. Spero
comunque che ti faccia piacere leggerla e, a qualcuno, rileggerla; se
così non fosse, mi scuso.
__________________________________________________

"Amico Fragile" e la disarticolazione poetica della realtà

Base di partenza per ogni seria analisi di un testo poetico è il
contesto ove una particolare espressione artistica si è venuta a
formare. Contesto contingente (qui il celebre "sgabuzzino" nel quale De
André si ritirò ubriaco per una notte intera) e contesto più generale.
Il contesto contingente, ovviamente, è qui di natura del tutto
particolare ed è necessario tenerne ben conto; "Amico fragile", a parte
qualche cosa di Piero Ciampi (penso a "Hitler in galera" o a "Il Natale
è il ventiquattro"), è uno dei rarissimi esempi di testo poetico in
musica scritto palesemente e dichiaratamente "in vino". Ciononostante,
sarebbe un errore considerare tale testo come un puro esempio di
"scrittura incosciente", o "automatica", o qualcosa del genere; ne fanno
fede, oltre alla struttura metrica e ritmica dei versi (che sembrano,
sebbene sciolti, letteralmente modellati sulla texture musicale, indizio
questo abbastanza chiaro di un adattamento successivo del testo ad una
musica, o, meglio, ad un arpeggiamento di base -un atto che testimonia
chiaramente una coscienza comunque non totalmente obnubilata
dall'alcool), anche i riferimenti, criptati in flash, agli avvenimenti
che avevano immediatamente preceduto la composizione della canzone.

Racconta De André (riprendo da "Come un'anomalia", p.180): "Stavo ancora
con Puny, la mia prima moglie, e una sera che eravamo a Portobello di
Gallura, dove avevamo una casa, fummo invitati in uno di questi ghetti
per ricchi della costa Nord. Come al solito, mi chiesero di prendere la
chitarra e di cantare, ma io risposi: «Perché invece non parliamo?» Era
il periodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi,
aveva detto che il diavolo esiste sul serio. Insomma, a me questa cosa
era rimasta sul gozzo e così ho detto: «Perché non parliamo di quello
che sta succedendo in Italia?» Macché, avevano deciso che io dovevo
suonare. Allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza
terrificante, ho insultato tutti e sono tornato a casa. Qui mi sono
chiuso nella rimessa e in una notte, da ubriaco, ho scritto «Amico
Fragile». La Puny mi ha stanato alle otto del mattino, non mi trovava né
da nessuna parte, ero ancora nel magazzino che finivo di scrivere."

I riferimenti nel testo sono abbastanza chiari: "Le serate estive", il
"semplicissimo mi ricordo", i "vostri «Come sta». Se Roland Barthes
scrisse i "Frammenti di un discorso amoroso", potremmo considerare
questi come dei "Frammenti di un discorso noioso", la compagnia non
voluta, la meraviglia che suscitano i "Luoghi meno comuni e più feroci".
E' il disagio che coglie chiunque senta dentro di sé di non appartenere
a un dato mondo o a un dato ambiente prova quando vi si trova
catapultato, per di più in qualità di "celebrità", di "attrazione". E
una parte del racconto di De André ("Macché. Avevano deciso che dovevo
suonare") sembra riprodurre fedelmente la storia del Suonatore Jones,
che assurge quindi al ruolo di canzone autobiografica o, quantomeno, di
identificazione profonda ("E poi se la gente sa, e la gente lo sa che
sai suonare / Suonare ti tocca per tutta la vita...").

Il Poeta voleva parlare del Diavolo. Voleva parlare di qualcosa che "gli
stava sul gozzo". Voleva parlare addirittura di pratiche esorcistiche
riconosciute dalla Chiesa; ma doveva suonare e cantare. Scatta quindi il
meccanismo della ribellione estrema: il Poeta canterà e suonerà, ma da
solo e stravolgendo irrisoriamente quella realtà che non sente sua. Si
prende la "sbronza terrificante", si chiude nel garage e suona,
finalmente ed autenticamente libero.

Qui inizia quella che abbiamo chiamato la "disarticolazione della
realtà"; una forma particolare che può assumere un momento violento di
ribellione derivante da un disagio profondo. Non è affatto improbabile
che De André, in un certo qual modo, gliela abbia voluta "far pagare" a
modo suo, ai "ricchi del ghetto". Da questo punto di vista, "Amico
Fragile" è un testo che ha anche una sua precisa connotazione umoristica
(sottolineo: umoristica; e, non per niente, ad uno dei "luoghi
comuni/feroci" del "frammento del discorso noioso", «Lo sa che io ho
perduto due figli», il Poeta risponde con una battuta sarcastica:
«Signora, lei è una donna piuttosto distratta»). Il Suonatore Jones
decide quindi di disarticolare la realtà, ma lo fa nell'unico modo che
conosce: scrivendo, cantando e suonando.

La ribellione, il sarcasmo, il disagio; ma su questo, stante anche la
complicità dell'alcool (che abbassa totalmente le barriere della
coscienza), s'innesta, com'è a questo punto logico vista la situazione,
il subliminale. Ma un subliminale che sembra andare "a strappi" e che fa
di "Amico Fragile" quel meraviglioso intreccio derivante dalla
registrazione esatta dello spettrogramma di una coscienza in un suo
momento di lampi, di chiaroscuri violenti, di barbagli. Si potrebbe
quasi dire che, se James Joyce, nell' "Ulisse", ha applicato per la
prima volta lo "Stream of Consciousness", la riproduzione fedele del
libero fluire del pensiero-parola, De André, in "Amico Fragile",
fornisce un esempio di "Stream of Semi-Consciousness"; non casualmente,
uno dei pochi esempi del genere che si ricordino è proprio una
composizione poetica di Joyce, "The Ballad of Perse O'Reilly".

Il Poeta, dunque, suona. E registra come un sismografo le sue
variazioni; dall'immagine totalmente onirica della "ballerina di seconda
fila" (che sembra riprendere un'immagine da vecchio avanspettacolo degli
anni '30, con la danzatrice che ha appena partorito) si passa a un flash
di coscienza lucida, totale, che rappresenta forse il momento più alto
della canzone perché esprime la gioia totale, la compenetrazione
profonda dell'artista con il suo strumento: "Pensavo è bello che dove
finiscono le mie dita / debba in qualche modo incominciare una
chitarra". L'artista diventa un tutt'uno con il suo strumento, non c'è
soluzione di continuità; ed è solo apparentemente singolare che proprio
in una canzone del genere, De André esprima questa cosa con una
semplicità, uno "scoppio" da ragazzo felice. Si è *liberato*. Dal ghetto
dei ricchi, dai discorsi noiosi, dal teatrino dove lo volevano
costringere.

Un mondo "trincea", di "nascondigli", di immagini sfatte; e lui, che in
un nascondiglio si trova davvero, è molto più libero di loro, oltre che
più curioso.
E la coscienza si abbassa di nuovo. Lo "Stream of Semi-consciousness"
non dà tregua; di nuovo seduto fra gli "arrivederci" (come finiscono
tutte le serate tranquille? Con un "arrivederci"), di nuovo a pensare
come l'avrebbe presa la "sconosciuta" se il grande Artista-Idolo le
avesse palpato i pantaloni (altro punto in cui la semi-incoscienza
assume connotati umoristici, qui addirittura comici; un altro tratto
decisamente joyciano! Sarebbe interessante poter effettivamente
verificare il rapporto tra il lettore De André e l'autore Joyce: ad
esempio, se, quando e come ne aveva affrontato la lettura, se conosceva
quella specie di enorme "Amico Fragile" che si chiama "Finnegans Wake"
ecc.). C'è il tempo anche per liberare un povero cane che, lo confesso,
è da tempo una delle mie "fissazioni" principali. Vorrei scrivere la
storia del cane Libero.

La realtà è finalmente stata disarticolata. Insultata dai figli che
parlano ancora male e ad alta voce di lui, divorata dal cannibale che
gli insegna la sua distanza dalle stelle, asfissiata tra litri e litri
di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse "Arrivederci";
posto finalmente raggiunto da Fabrizio de André l'11 gennaio 1999 e dal
quale continua ad emettere segnali all'infrarosso. Il cane Libero li
capta sicuramente meglio di tutti noi.

Ma il parziale recupero della coscienza sembra farsi strada; e, con
esso, c'è l'ultimo sussulto umoristico. No, in tutta quella notte a
Fabrizio tutto è sicuramente venuto in mente, tutto gli ha invaso la
mente fuorché il pensiero di essere più ubriaco di noi, di essere molto
più ubriaco di noi. Da un gesto di ribellione e di noia è iniziato un
viaggio nella propria mente, un "viaggio allucinante" come quello del
romanzo di Asimov con il sottomarino all'interno del corpo umano. Il
"sottomarino" di De André è stata la sua chitarra, e quel che ne è
risultato è stata, come detto, la registrazione precisa di questa
traversata notturna in solitaria, ogni singolo momento dalla quale
promana nell'ascoltatore.

Perché è questo il "senso" profondo di questa canzone: ogni volta che la
ascoltiamo, volenti o nolenti, entriamo con lui in quello "sgabuzzino".
Sappiamo esattamente ogni singolo attimo di quella notte, ma non lo
sappiamo esprimere. Ci sarebbero due soluzioni: riuscire a registrare
fedelmente un nostro momento di dissolvimento, oppure ragionare con
esegetica freddezza sul testo. Prendere una boccia di whisky e
scolarsela oppure fare appello a tutte le proprie conoscenze per
un'analisi approfondita e a tutto campo. Il senso estetico, il
"significato" ed il valore poetico di un testo del genere non possono
scaturire che da queste due cose; lascio a te, Lupo Grigio, e a tutti
coloro che saranno arrivati in fondo a questa cosa, decidere se chi l'ha
scritta, il dott. prof. Riccardo Venturi da Livorno, di anni 38, la
notte fra l'11 e il 12 dicembre 2000 si è scolato mezza bottiglia di
Laphroaig oppure ha solo allungato un po' le mani per acchiappare un
paio dei due o tremila libri che lo circondano.

__________________________________________________

*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
*_______________________________
*Via Garibaldi 41, 57122 Livorno
*0586-885875 / 0340-2461874
*ven...@couriermail.de
*http://utenti.tripod.it/Guctrad/index.html
*http://utenti.tripod.it/Balladven/index.html

ALEKOS

unread,
Mar 2, 2001, 12:15:54 PM3/2/01
to

Concordo con la tua interpretazione che trovo
brillante e chiara.

In realtŕ anche io avevo dei problemi nella
comprensione di questo brano, che mi appariva di difficile
"traduzione", ma proprio per quel concetto che la canzone,
e lo ribadisco,deve essere ascoltata,per prima cosa, con la mente e con il
cuore giŕ riuscivo
a sentirne la forza del messaggio...
Oggi allora ho acceso lo stereo e l' ho riascoltata
con cognizione di causa, subito dopo ho messo "il Suonatore Jones"
e ho avvertito in quelle parole emozioni ancora piů sbalorditive.

> Da un gesto di ribellione e di noia č iniziato un


> viaggio nella propria mente, un "viaggio allucinante" come quello del
> romanzo di Asimov con il sottomarino all'interno del corpo umano. Il

> "sottomarino" di De André č stata la sua chitarra, e quel che ne č
> risultato č stata, come detto, la registrazione precisa di questa


> traversata notturna in solitaria, ogni singolo momento dalla quale
> promana nell'ascoltatore.

So, anche, che "Amico fragile" fu l'unica canzone che De Andrč,
sentendola cosě sua, si convinse a cantare in piedi per
conferirle maggiore forza.


Grazie Riccardo

*****************************************************
Alekos


Andrea Lisi

unread,
Mar 3, 2001, 11:06:18 AM3/3/01
to

Riccardo Venturi ha scritto nel messaggio

>"Amico Fragile" e la disarticolazione poetica della realtà
>
>Base di partenza per ogni seria analisi di un testo poetico è il
>contesto ove una particolare espressione artistica si è venuta a
>formare. Contesto contingente (qui il celebre "sgabuzzino" nel quale De
>André si ritirò ubriaco per una notte intera) e contesto più generale.
>Il contesto contingente, ovviamente, è qui di natura del tutto
>particolare ed è necessario tenerne ben conto; "Amico fragile", a parte
>qualche cosa di Piero Ciampi (penso a "Hitler in galera" o a "Il Natale
>è il ventiquattro"), è uno dei rarissimi esempi di testo poetico in
>musica scritto palesemente e dichiaratamente "in vino". Ciononostante,
>sarebbe un errore considerare tale testo come un puro esempio di
>"scrittura incosciente", o "automatica", o qualcosa del genere; ne fanno
>fede, oltre alla struttura metrica e ritmica dei versi (che sembrano,
>sebbene sciolti, letteralmente modellati sulla texture musicale, indizio
>questo abbastanza chiaro di un adattamento successivo del testo ad una
>musica, o, meglio, ad un arpeggiamento di base -un atto che testimonia
>chiaramente una coscienza comunque non totalmente obnubilata
>dall'alcool), anche i riferimenti, criptati in flash, agli avvenimenti
>che avevano immediatamente preceduto la composizione della canzone.

Ritengo che il fatto di aver rivestito successivamente il testo di un'ombra
di musica quale l'arpeggio ossessivo che accompagna amico fragile nulla
provi circa lo stato di semicoscenza dell'autore. Le prove della lucidità
sono nel testo che, pur servendosi anche di immagini oniriche ed
incomprensibili, descrive il disagio dell'autore con impressionante
puntualità.

>E' il disagio che coglie chiunque senta dentro di sé di non appartenere
>a un dato mondo o a un dato ambiente prova quando vi si trova
>catapultato, per di più in qualità di "celebrità", di "attrazione".

Credo che De Andrè appatenesse a quel mondo, pur riufitandolo totalmente.

>E
una parte del racconto di De André ("Macché. Avevano deciso che dovevo
>suonare") sembra riprodurre fedelmente la storia del Suonatore Jones,
>che assurge quindi al ruolo di canzone autobiografica o, quantomeno, di
>identificazione profonda ("E poi se la gente sa, e la gente lo sa che
>sai suonare / Suonare ti tocca per tutta la vita...").

Non proprio fedelmente se non si omette "e ti piace lasciarti ascoltare".

>Qui inizia quella che abbiamo chiamato la "disarticolazione della
>realtà"; una forma particolare che può assumere un momento violento di
>ribellione derivante da un disagio profondo. Non è affatto improbabile
>che De André, in un certo qual modo, gliela abbia voluta "far pagare" a
>modo suo, ai "ricchi del ghetto". Da questo punto di vista, "Amico
>Fragile" è un testo che ha anche una sua precisa connotazione umoristica
>(sottolineo: umoristica; e, non per niente, ad uno dei "luoghi
>comuni/feroci" del "frammento del discorso noioso", «Lo sa che io ho
>perduto due figli», il Poeta risponde con una battuta sarcastica:
>«Signora, lei è una donna piuttosto distratta»). Il Suonatore Jones
>decide quindi di disarticolare la realtà, ma lo fa nell'unico modo che
>conosce: scrivendo, cantando e suonando.

Secondo me non è il poeta a rispondere con sarcasmo, il poeta è fragile in
quel momento, tuttalpiù avrebbe potuto stuzzicare i pantaloni della
sconosciuta o divertire la platea con una falsa diatriba con un figlio. Il
luogo meno comune e più feroce, "signora lei è una donna piuttosto
distratta", è una risposta cinica e borghese data da un altro della
compagnia.

>La realtà è finalmente stata disarticolata. Insultata dai figli che
>parlano ancora male e ad alta voce di lui, divorata dal cannibale che
>gli insegna la sua distanza dalle stelle, asfissiata tra litri e litri
>di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse "Arrivederci";

Io non ci vedo niente di disarticolato.


>esegetica freddezza sul testo. Prendere una boccia di whisky e
>scolarsela oppure fare appello a tutte le proprie conoscenze per
>un'analisi approfondita e a tutto campo. Il senso estetico, il
>"significato" ed il valore poetico di un testo del genere non possono
>scaturire che da queste due cose; lascio a te, Lupo Grigio, e a tutti
>coloro che saranno arrivati in fondo a questa cosa, decidere se chi l'ha
>scritta, il dott. prof. Riccardo Venturi da Livorno, di anni 38, la
>notte fra l'11 e il 12 dicembre 2000 si è scolato mezza bottiglia di
>Laphroaig oppure ha solo allungato un po' le mani per acchiappare un
>paio dei due o tremila libri che lo circondano.

Io ho seguito la terza via: nè libri nè Laphroaig. Puro e semplice ascolto.

Andrea


Riccardo Venturi

unread,
Mar 3, 2001, 11:23:16 AM3/3/01
to
>Io ho seguito la terza via: nč libri nč Laphroaig. Puro e semplice
>ascolto.
Il puro e semplice *tuo* ascolto.
Grazie comunque per le interessanti osservazioni.

Saluti,

*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen
*So er an īr ūfgestigen ist (Vogelweide)

Andrea Lisi

unread,
Mar 4, 2001, 9:40:27 AM3/4/01
to

Riccardo Venturi ha scritto nel messaggio

>Grazie comunque per le interessanti osservazioni.


Non c'è di che. Siamo qui apposta. :-)

Andrea


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