L'autore della ricerca, il giornalista Paolo Ghezzi, avverte: «L'
interrogativo religioso percorre tutti i suoi testi Ma anche la famosa "Ave
Maria" è in realtà un inno alla donna, non una lode alla Madonna»
Di Roberto Beretta
Ha citato Dio 88 volte nelle sue canzoni: in media una volta ogni canzone e
mezza. La sua discografia comincia da Preghiera in gennaio e finisce con la
Smisurata preghiera. Il suo unico romanzo ha per protagonista un prete (che
alla fine si rivela falso, per la verità). Abitava a Villa Paradiso e ha
dedicato innumerevoli concerti a predicare La Buona Novella. Infine, di
secondo nome faceva Cristiano (e replicò l'appellativo per il
primogenito)...
Serve qualcosa di più per scrivere Il Vangelo secondo De André? Di certo non
aiuta il semplice fatto di chiamarsi Ghezzi (come la moglie del cantautore
genovese scomparso nel 1999: ma stavolta non c'è alcuna parentela con Dori);
perché assumersi il compito di bagnare d'acquasanta la ciocca che velava l'
occhio già mezzo ammainato del menestrello Fabrizio è un'impresa coraggiosa
assai. La compie per primo in modo sistematico (segnali di religiosità nell'
opera del cantante li hanno avvistati già in parecchi) appunto Paolo Ghezzi,
direttore del quotidiano «L'Adige» di Trento, il quale dà sfogo al suo
personale culto per il poeta di Via del campo con questo Vangelo, appena
stampato dalla cattolica Àncora (pagine 176, euro 12,00).
«Non si è voluto in alcun modo "battezzare" De André», chiarisce subito il
consapevole Ghezzi: sarebbe difficile farlo, del resto, per uno che «non
credeva nel Dio delle Chiese», anche se «nessun altro autore di canzoni del
Novecento italiano ha toccato così profondamente il problema di Dio»; anche
se Fabrizio - nella sua fondamentale e poetica anarchia - non si disse mai
ateo. Piuttosto l'antologia imbastita da Ghezzi è un onesto ragionamento
intorno al «Gran Genovese curioso di Dio», partendo direttamente dalle
parole delle sue 128 canzoni.
Prendiamone una celeberrima: Il Pescatore. Beh, Ghezzi accosta il gesto del
vecchio che, incontrato un assassino in fuga, «dischiuse gli occhi al giorno
/ non si guardò neppure intorno / ma versò il vino, spezzò il pane / a chi
diceva : ho sete, ho fame» paro p aro al Vangelo secondo Matteo: «Ho avuto
fame e mi avete dato da mangiare...». Ugualmente, nel lunghissimo Testamento
di Tito si rifletterebbero alcuni temi della teologia contemporanea, come la
debolezza di Dio. Mentre il nano de Un giudice farebbe pensare al detto
evangelico «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Ma sono soltanto
alcuni dei «santi peccatori» nella straordinaria galleria di figure
anticonvenzionali allestita nelle canzoni di Fabrizio: personaggi che
sembrano uscire da un vangelo, appunto, se non altro apocrifo.
Come quello che De André scelse, in pieno Sessantotto, per far uscire il
disco La Buona Novella in cui rilegge la vicenda del Salvatore dal punto di
vista del «cattivo ladrone» (e non del buono, come si dice erroneamente nel
libro), tradizionalmente chiamato Tito. Secondo Ghezzi e a differenza di
altri critici, quest'opera - ripresa poi dal cantautore sul finire della
vita, e anche postuma da altri - non è «stata una divagazione di percorso,
ma la focalizzazione e la condensazione di un filo rosso di interrogativi
religiosi». De André non vi risulta ateo, semmai anti-clericale, anzi:
anti-clericalista, cioè schierato contro il clericalismo come forma di
potere e di repressione. Il suo potrebbe essere un «anarco-cristianesimo»
con una «forte carica anti-idolatrica»; una fede che per certi versi è
rimasta all'Antico Testamento e che del Nuovo accetta soprattutto il
messaggio di perdono universale, praticamente sconfinato e irrazionale.
Se dunque il Dio del non credente De André - come egli disse una volta - è
(non troppo originalmente) «il Grande Spirito in cui si ricongiungono tutti
i minuscoli frammenti di spiritualità dell'universo» o anche «una libertà
assoluta, incomprensibile ed estranea alle nostre spiegazioni», è il mistero
di Gesù ad apparirgli più consono. Cristo è «un figlio che si sacrifica per
gli altri senza una ragione precisa» e «rimane un esempio da imitare»: così
l'autore genovese confessò in due interviste. Mentre, nelle sue canzoni, il
Nazareno viene dipinto come uno che insegna l'amore «nella pietà che non
cede al rancore», o anche «perdonando con l'ultima voce/ chi lo uccide fra
le braccia di una croce». Senza arrivare alla resurrezione, però, della
quale De André non parla mai, fermo alla sua religione di misericordia
soltanto terrena: «Non posso pensarti figlio di Dio/ ma figlio dell'uomo,
fratello anche mio».
Gli elementi accumulati forse non bastano per determinare del nostro l'
«influenza teologica sulla cultura italiana» (quando venne invitato a
incontri e convegni ecclesiastici - accadde anche questo dopo La Buona
Novella - Fabrizio rifiutò proprio perché: «Cosa ne sapevo di teologia?»).
Però De André - come nota Ghezzi - «sicuramente ha influenzato generazioni
di cattolici». Di quante riunioni, veglie, campi-scuola e persino messe,
infatti, hanno costituito la colonna sonora ballate quali La guerra di
Piero, Il testamento di Tito, Geordie, Spiritual e naturalmente l'Ave Maria?
«Che peraltro è un inno alla donna, più che una lode alla Madonna», ammette
onestamente Ghezzi: «Ave alle donne come te, Maria / femmine un giorno e poi
madri per sempre»...
Ancora una volta: un infinito e pietoso stupore per l'umano, che però non ha
bisogno di trascendenza. Dunque, per paradosso, la scrupolosa analisi di
Ghezzi sembra condurre alla conclusione che De André fu religioso,
certamente, ma non cristiano; e forse proprio per questo - cioè non per
moralismo bensì per rispetto alla sua infaticabile e mai approdata ricerca -
bisognerebbe smettere di cantare in chiesa il suo «Vangelo» ».
> (....)
> Il suo unico romanzo ha per protagonista un prete (che
>alla fine si rivela falso, per la verità).
> (...)
magari codesto ghezzi (parente del portiere del milan?) poteva anche
leggerlo, il libro.
salud
-- Franco Senia --
_____________________________________________
" Ci fu una generazione che volle rispondere a tutto.
Allora gli chiesero e dovette rispondere di tutto."
- Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno -
____________________________________________
>magari codesto ghezzi (parente del portiere del milan?)
O del critico cinematografico nonché ideatore di "Blob"...?
In effetti tutto ciò mi sembra proprio un bel "blob", non c'è che
dire. Di banalità già sentite qualche migliaio di volte.
Salut,
--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen so er an îr ufgestigen ist|
* Via F.Tozzi 3, 50135 Firenze | 055 61 39 68 - 34 02 32 89 34|
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* http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
* http://paroledipace.altervista.org
* http://canzonicontrolaguerra.cjb.net
Relata refero.. soltanto...
Però direi che ci sono alcune parti interessanti e anche -per un cristiano-
coraggiose, tipo la conclusione. Ad ogni modo, me lo compro e lo leggo. Poi
vi dico...
Samuele Zerbini
339.6316174
>Relata refero.. soltanto...
sì, certo, zerbini.
Ed avresti sicuramente riferito, e riportato anche un'eventuale
notizia (con relativo articolo) circa un'analisi dell'opera di de
andré alla luce della negazione di dio, fatta a partire da "il
blasfemo" (poi, chissà perché mai "il blasfemo" è tratto da spoon
river, mentre "un giudice" è di de andré: misteri....della fede!),
svolta a colpi di "ateismo".
Stanotte gli asini volano.
Sei ingiusto.
Non mi sono mai nascosto, e ho cercato sempre di rispondere a verità.
Il Blasfemo, per altro, fa parte sempre di quelle canzoni che "citano Dio".
Avevo notato anch'io l'attribuzione a De Andrè non del tutto corretta.
Ma credo che nell'economia del discorso cambi poco. E inoltre avrei fatto
risalire le radici cristiane del "Il Pescatore" a un'altra parte, e un'altra
citazione.
Ma non m'importava. Volevo aggiungere un tassello alla discussione su Faber.
GLi asini non volano. Ma se ne vedo uno volare, non mi intestardisco a
negarlo.
Samuele Zerbini
>Relata refero.. soltanto...
Gią riferire (anzi "referre") delle "relata" ha un significato e uno
scopo. O no?
>Perņ direi che ci sono alcune parti interessanti e anche -per un cristiano-
>coraggiose, tipo la conclusione. Ad ogni modo, me lo compro e lo leggo. Poi
>vi dico...
Poi ci dirai. Ma intanto alcune cosine le dico io.
Lasciamo perdere l'inizio, coi divini conteggi e altre chicche (tipo
"Villa Paradiso" -sicuramente un segno del destino- e, soprattutto, i
"concerti-predica" a base di "buona novella", mai letta una cazzata
del genere). Naturalmente c'č anche la storiellina del nome Cristiano
e del figlio, va da sé. Quasi automatico.
Si va avanti a furia di "menestrello" (ordunque, sappiate che,
propriamente, un "menestrello" era un cantastorie di corte che si
esibiva per allietare baroni, duchi e conti; uno, insomma, che
"amministrava" o "distribuiva" musica a dei committenti -"menestrello"
deriva proprio da "ministrellus", ovvero "piccolo ministro") e di
"segnali di religiositą che avrebbero avvistato gią in parecchi". Come
se fosse chissą quale eclatante novitą; di questa cosa se ne sta
parlando da quarant'anni circa.
Ora siamo addirittura neanche a un giornalista qualsiasi, ma al
direttore di un giornale (di area cattolica) che scrive una sorta di
"Vangelo secondo San De Andrą" per una casa editrice cattolica; e,
almeno secondo da quanto riportato nell'articolo, lo fa con cose che
oramai hanno fatto veramente venire il latte ai ginocchi a chiunque si
occupi un po' seriamente di De André. Si veda ad esempio la solita
tiritera sul "Pescatore". E forse, al signor direttore, non farebbe
male rileggere anche l' "Antologia di Spoon River", oltre che "Un
destino ridicolo".
Si va a finire, naturalmente, all' "anarco-cristianesimo". Che
operazione di bassa lega, oltre che banale e scontata. Banale,
scontata e anche subdola, travestita com'č con certe posizioni
"coraggiose". Non si vuole "battezzare" De André, ma intanto lo si
incanala per andare ad affibbiare l'ennesimo complemento all'
"anarchia". Come sempre.
Sono disgustato.
Salut,
--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen so er an īr ufgestigen ist|
> sì, certo, zerbini.
> Ed avresti sicuramente riferito, e riportato anche un'eventuale
> notizia (con relativo articolo) circa un'analisi dell'opera di de
> andré alla luce della negazione di dio, fatta a partire da "il
> blasfemo" (poi, chissà perché mai "il blasfemo" è tratto da spoon
> river, mentre "un giudice" è di de andré: misteri....della fede!),
> svolta a colpi di "ateismo".
> Stanotte gli asini volano.
Il discorso sul blasfemo non lo vedo tanto focalizzato sull'ateismo
del personaggio quanto sul "bigottismo" (argh) delle guardie che
m'immagino abbiano riempito di botte il blasfemo osservando una
mal interpretata (o ben più probabilmente inventata) *legge* del
loro dio - un ennesima frecciata alla chiesa che spesso ha promosso
questi metodi per convertire i blasfemi.
Quando si parla della spiritualità di De André si ha paura dei
fantasmi del crocifisso e del vaticano tutto, e sovente si glissa il
discorso per evitare fastidiose "rivendicazioni"...ma negare che il
tema religioso sia presente nell'opera deandreiana mi sembra
eccessivo!
Secondo me, e dico e sottolineo secondo me, da quel che ascolto
dalle sue canzoni sento una gran voglia di "fede" (questa parola
potrebbe indurre qualcuno al vomito lo so, ma provate a resistere).
Preghiere buttate lì tra una sfuriata e l'altra nella speranza che quel
qualche dio senza nome nè religione smetta per un attimo di farsi
i cazzi suoi e ascolti la sua smisurata.... e magari metta i piedi sulla
terra un qualche giorno a sistemare un pò le cose.
buà... poi ognuno interpreta a modo suo!
> (....)
>Preghiere buttate lì tra una sfuriata e l'altra nella speranza che quel
>qualche dio senza nome nè religione smetta per un attimo di farsi
>i cazzi suoi e ascolti la sua smisurata.... e magari metta i piedi sulla
>terra un qualche giorno a sistemare un pò le cose.
>(...)
starai mica parlando di berlusconi?
che errore da poco, soprattutto per un cattolico.
Enrica
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
shhh!!! che già ce lo vedo scendere dai cieli di bruxelles cavalcando
una nuvoletta per dare a San Fini le 10 nuove tavolozze e abbracciare
con fare paterno un Bossi in lacrime... "signore... cos'ho fatto...."
Giustissimo. Da notare che si trova in un libro di analisi.. vabbè...
QUantomeno glielo corregge un altro cattolico...
Samuele Zerbini
Forse volevi dire "per uno studioso del cattolicesimo".
In quel caso, è un errore senz'altro grave.
Non c'è menzione sui nomi né sulla moralità dei due ladroni nei sinottici.
Solo un breve cenno all'indulgenza di uno dei due, che rimprovera l'altro
perché sfotte Gesù, e a cui Gesù risponde "oggi sarai con me in paradiso".
I nomi e la "bontà" eventuale di Dimaco e/o Tito sono negli apocrifi.
Testi non ritenuti fondamentali, per i *praticanti*e per il *culto*.
Per cui, per un cattolico comune, è in effetti un errore da poco.
--
Il Salta
Mmmh...
non conosco i vangeli apocrifi, ma se questo č un'errore lo ha commesso pure
Doriano Fasoli in "Passaggi di tempo" (pagg. 134-135).
Quasi quasi guglo :)
ciao
--
Il Salta
Ri-ciao :)
ho trovato questo:
Per quel che riguarda ancora i Vangeli apocrifi, nel Vangelo dell'infanzia
arabo siriaco si racconta di come Giuseppe, Maria e Gesù, che stavano
attraversando il deserto, si imbattono nei due ladroni Dumaco e Tito. Questi
consentono alla sacra famiglia di passare liberamente senza che gli altri
ladroni addormentati li notino. Ciò succede grazie all'intercessione del
ladrone buono Tito, il quale deve donare all'amico, per il suo silenzio,
quaranta dracme. Ma quando Maria ringrazierà Tito, assicurandogli che il
signore lo terrà nelle sue grazie, Gesù, ancora bambino, interverrà per dire
alla madre che quando i Giudei lo crocefiggeranno a Gerusalemme quei due
ladroni saranno crocefissi con lui. Questo servirà a De André per
rappresentare nella canzone Tre madri l'umano dolore delle madri di Dumaco,
che lui chiamerà Dimaco e di Tito, che pensano di dover sopportare un dolore
più grande di quello di Maria, poiché i loro figli non resusciteranno al
terzo giorno[...]
--
Ciao,
Il Salta
ignoro se lo sia, invece, da quello che dice, pare proprio che sia cattolico
e per lui dovrebbe essere ben diverso sentire "padre, ho imparato l'amore"
in bocca alla pecorella smarrita oppure no. Per me non fa differenza alcuna.
Enrica